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Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi

  • agosto 10, 2015 at 18:33

Sto trascurando il blog, lo so. E’ un periodo così. E va bene.

Le bimbe sono partite da una settimana e staranno via fino a ferragosto.
Le mie vere vacanze!
Sono quei momenti in cui riesco a rilassarmi realmente, senza avere l’orologio sempre all’occhio, il “dovere” di cucinare (più volte al giorno!!), di controllare i compiti etc. etc. etc.
E sono anche quei momenti di serena introspezione in cui mi dedico alla mia crescita personale e ai libri che ho accumulato durante l’anno.

Quei momenti in cui sono padrona del mio tempo.

Così…
Ho deciso di ribaltare e pulire casa in ogni angolo conosciuto e non, lucidare i mobili, sfoderare i materassi, pulire piastrelle che non vedevano una spugnetta dall’era glaciale…

Sembra masochismo?
Invece no, in quanto non è qualcosa che “devo” fare, ma che “voglio” fare. Questo fa la differenza.
E voglio farlo perchè per me è Meditazione.

Le persone credono le cose più svariate sulla meditazione.
Solitamente ci si immagina il monaco buddhista che, gambe incrociate, mudra alle mani e schiena eretta, rimane immobile per un tempo indeterminato spegnendo la mente ed entrando in uno stato “illuminato”.

Quando iniziai a fare meditazione (da autodidatta, si intende, io sono fatta così) mi son chiesta per mesi e mesi come cavolo si facesse a spegnere la mente, dove fosse l’interruttore, la spina da scollegare: aiuto!! E’ la cosa più difficile al mondo!

Siamo abituati ad avere la mente sempre in funzione, un pensiero che succede l’altro, senza mai una pausa, qualunque cosa facciamo.
L’Ego, la mente, vuole proprio questo, un rumore brulicante di fondo che non si spenga mai. Cosicchè ci sembra di avere il totale controllo della nostra vita, ma in realtà è l’esatto contrario: è la mente che diviene padrona di ogni nostro singolo istante, del nostro essere. Ci identifichiamo con essa, ma non siamo assolutamente la nostra identità, noi siamo Altro. Ma come facciamo a scoprire Chi Siamo se la mente non si spegne mai?? Come facciamo a ritrovarci se non riusciamo a stare IN SILENZIO anche DENTRO di noi?

Così ho capito che era necessario qualche “esercizio pratico” per imparare a fare qualcosa di così improbabile, per cui sembra proprio di non essere stati programmati. Esercizio che esulasse dal sedersi nella posizione del loto e lottare con la propria forza di volontà. Qualcosa di più agevole che mi potesse poi facilitare la meditazione tradizionale in un successivo momento.
E la cosa più semplice per esercitarsi a spegnere il cervello è fare qualcosa di automatico, abitudinario, meccanico direbbe Gurdjeff, in cui non è necessario o di vitale importanza “pensare” a ciò che si sta facendo.

I mestieri di casa sono un ottimo strumento.

Provate a farlo.
Cominciate a lavare i piatti o a sfregare una piastrella del bagno con l’intenzione di concentrarvi solo sul movimento della mano, della straccio, del tocco.
Lo fate.
Respirate con calma e…
Alla terza piastrella vi accorgete che, già dalla seconda, stavate pensando a qualcosa. Qualunque cosa, dal vicino di casa che butta giù i mozziconi di sigaretta nel vostro giardino, alle bimbe che ora staranno facendo il bagno, a cosa mi preparo di non impegnativo per cena, all’amica a cui dovevate telefonare tre giorni fa e mannaggia la memoria a breve termine!
Allora riprendete a dare attenzione alle vostre mani, al freddo delle piastrelle, al vostro respiro che diventa un po’ più affannoso e…
Track! Riparte un altro pensiero!
Ma porc… Un’altra volta!
Altra piastrelle, vi concentrate e…  vi ritrovate immersi nei vostri ensieri sena nemmeno ricordarvi da dove siete partiti!
Occhei, respirate.
Rimettetevi in stato di Presenza.
E così via.

Stare nel Qui ed Ora (cioè meditare) è una delle cose più difficili ed è per questo che serve esercizio e disciplina per raggiungere quello stato: uno stato in cui le intuizioni sono di casa, in cui l’autoguarigione del nostro corpo aumenta radicalmente, in cui si è in pace, poichè non è luogo per le preoccupazioni, in cui si è a contatto con la parte Divina di Se stessi, dove si può chiaramente distinguere, magari chiedendo, la veridicità del nostro cammino.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi.

E per coronare il tutto, tra una lettura, qualche trattamento (c’è ancora qualcuno a Milano), una cena con i Nonni e le quattro docce giornaliere, per sudare ancora un po’ (ho espulso più tossine in questa settimana che in tutto l’anno…) una bella pedalata al parco a ricaricarmi in mezzo alla Natura.

Il parco deserto, su e giù dai ponticelli con il fiatone, un libro scelto, la borraccia e l’antizanzare.
Fermarsi all’ombra di un grande ippocastano, accarezzare col vento la fila di Sambuco piena di bacche, abbracciare una quercia…
Sì, perchè??!
Io abbraccio gli alberi.
Lo faccio fare anche alle bimbe se è per questo. Gli alberi hanno un’energia spettacolare e per ricaricarsi sono un fonte magica.

In ogni caso al parco ad agosto, con 37 gradi di media, c’è tanta gente strana, che parla col sole, che si rotola nel prato e che urla a squarciagola…

Una donna avvinghiata ad un olmo passa ancora inosservata!

Riequilibrio Quantico Integrato. Complicato?? Lo sanno fare anche le mie figlie!

  • giugno 30, 2015 at 17:44

Ognuno ha il proprio cammino, le proprie lezioni di vita da imparare, i propri maestri e i propri strumenti.

Un giorno sono incappata “casualmente” in un video sul web che mi è parso molto interessante.
Era uno di quei giorni in cui ero “alla ricerca”.
Sappiamo tutti che le risposte ci arrivano quando ci poniamo le domande…

Devo essere sincera… Marco (il Dr. Marco Fincati) ha quel non so che di affascinante.
Non tanto come uomo, non è proprio il mio tipo, ma come genio/comunicatore.
Riesce a spiegare la fisica quantistica in un modo così semplice, che diventa comprensibile anche per un bambino.
Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e ascoltarlo è sempre affascinante, anche seduti davanti ad una pizza, poichè è fonte inesauribile di conoscenza e di “chicche”, come le chiama lui, capaci di cambiarti la visione delle cose in un paio di minuti.

Ho cominciato il percorso del Metodo RQI e sono andata avanti fino al Master e oltre.
Ho trovato persone belle e interessanti e ho risolto parecchie problematiche che mi portavo avanti da tempo (dal mal di schiena a situazioni relazionali non serene).
Ho compreso molto meglio le regole dell’universo e ho aiutato a mia volta diverse persone e ancora lo faccio.

Inoltre seguendo quei corsi ho conosciuti altre persone, con cui ho instaurato rapporti di amicizia, che stanno arricchendo quotidianamente la mia vita.
Certo, ognuna con il proprio percorso, le proprie esperienze e le proprie convinzioni, ma ci accomuna sicuramente la voglia di migliorare e di camminare, ed è un elemento fondamentale per entrare in sintonia.

Il Metodo RQI – Riequilibrio Quantico Integrato – rimane tutt’oggi uno dei miei strumenti di autoguarigione quotidiani.
Lo utilizzo con ottimi risultati con le bimbe, anzi, spesso le bimbe lo utilizzano in autonomia!

Non faccio mai pubblicità a nulla nel mio blog, per scelta.
Questa volta ho deciso di parlarne perchè più che una pubblicità la ritengo un’OPPORTUNITA’.
Le persone a cui l’ho fatto conoscere si sono trovate bene, quindi perchè no… allarghiamo il cerchio!

Cliccando su questo link approdate al sito del Metodo RQI.

Provate a farvi inviare i video gratuiti in cui viene spiegato a grandi linee cos’è.
Non sarà per tutti, magari per pochi, ma anche fosse solo per uno, sono felice di aver aiutato a cogliere un’opportunità che potrebbe fare la differenza.

Qualcosa di nuovo

  • giugno 11, 2015 at 21:08

Fare qualcosa che non faresti mai aiuta.

Non sto parlando di cose illegali o che danneggiano gli altri e l’ambiente.

Ma se ci ascoltiamo a fondo, ognuno di noi si troverà pieno di rigidità.
Sono i giudizi che diamo riguardo alle cose che non ci permetteremmo mai di fare, perchè (così ci giustifichiamo noi) sono “contro la nostra natura”.

Una volta un mio maestro ci fece camminare in mezzo ad un centro commerciale affollato con due scarpe diverse.

Io ovviamente non ho avuto nessun problema a farlo.
Dopo la condivisione di cosa ognuno di noi aveva provato e pensato, ci disse chiaramente che in realtà la nostra paura di essere giudicati è solo un problema “nostro”… agli altri, in fin dei conti, non gliene frega niente delle nostre scarpe.

Qualche mese fa Nanà mi chiese se poteva mettere una calza blu e una rosa, perchè non sapeva scegliere.
“Certo che sì amore” le ho risposto con naturalezza e lei con naturalezza è andata a scuola così, senza nessun problema.

La sera il papà al telefono mi ha chiesto spiegazioni.
“Perchè non avrebbe dovuto scusa? Le ho lasciato la sua libertà di espressione.”

“E no, non mi va bene. Poi se i compagni iniziano a prenderla in giro… e poi si va vestiti decenti.”

“…… Stai scherzando vero? Ha SETTE anni! E’ una bambina, è creativa, molto creativa. Perchè dovrei inculcarle la paura del giudizio se lei, splendidamente, ha la forza di imporre la sua personalità in questo modo così colorato! Lasciamole trovare la sua identità a modo suo!”

Ovviamente suo padre non era d’accordo.
E’ proprio questo il problema.
Da una parte noi adulti vogliamo che i bimbi trovino l’identità che “noi” vorremmo per loro. E dall’altra parte siamo proprio noi a renderli soggetti alla paura del giudizio.

Io col tempo ho imparato a non essere più avvezza al giudicare gli altri e questo mi aiuta tantissimo a comprendere le persone e ad accoglierle con totale tolleranza e rispetto per ciò che sono: un’anima in cammino.

Certo non sono perfetta, a volte mi capita ancora di dare del pirla a qualcuno, ma senza farmi travolgere dal senso del giudizio, sapendo che in realtà è solo un mio momentaneo punto di vista.

Smettendo di giudicare gli altri si comincia a giudicare meno anche se stessi.

E quando la vita ti mette di fronte la possibilità di scegliere di fare qualcosa che, solitamente, non avresti mai fatto, c’è la libertà di provare ad andare oltre i propri limiti senza per questo esprimere un giudizio su se stessi.

Che ventata di aria fresca!

Capire ancora più a fondo che non esiste il più giusto o il più sbagliato e riuscire a vivere un’esperienza così serenamente quasi da non riconoscersi nemmeno.

Si può cominciare con due scarpe diverse in un supermercato.
E poi andare oltre, mettendosi alla prova su ciò che ci blocca, che ci limita, che ci fa giudicare.

Siamo anime angeliche, pure e preziose, ma su questa terra troppo spesso non vogliamo usare le nostre ali.

Survivor

  • giugno 9, 2015 at 21:10

E’ finita la scuola!

Babet ha concluso la quinta tra lacrime e disperazione (sia dei ragazzi che dei genitori).
Lasciare qualcosa e qualcuno di bello e speciale è sempre triste.
E le sue maestre sono state veramente maestre d’eccellenza!

Domenica c’è stata la megafesta di fine anno che noi genitori prepariamo sempre con grande cura, con tanto anticipo e tantissima fatica (fisica).
Bar, grigliate, menù vegetariani, canzoni e spettacoli delle classi, accoglienza remigini della materna, banchetti, pesca, lotteria, dimostrazioni di qualunque cosa abbiamo la facoltà di proporre, dalla zumba al badminton, dalla capoeira al rugby, spettacolo teatrale e quest’anno non ci siamo fatti mancare nemmeno i gavettoni…

In realtà io sono stata una delle promotrici del “ti rovescio la brocca d’acqua in testa che tanto ci sono 32 gradi all’ombra” e si è scatenato il delirio. Ma io son peggio dei bambini.

Ho passato praticamente tutto il week end a scuola e alle 21 di domenica sera, tornando a casa pedalando solo con l’aiuto dell’inerzia, ho cominciato a perdere colpi…
Non ho più il fisico di una volta.

Oggi, andando ad una visita medica con Nanà, camminavo tra i padiglioni dell’ospedale come un’ottantenne affetta da artrite reumatoide. Ho dolori ovunque e le borse sotto gli occhi si sono trasformate in trolley…

Meno male perchè entro sabato devo fare le valigie e potrebbero tornarmi utili.

Mi aspettano ancora un paio di giorni di delirio e poi… via al mare con le bimbe!

Ho proprio bisogno di entrare con i piedi nella sabbia e godermi i raggi del sole sulla pelle, di ricaricarmi, anche se in realtà le ferie con le tre principesse più che vacanze sono un trasloco…

Tra qualche giorno si tira il fiato e posso fermarmi a guardare un po’ la mia vita e i miei progressi.
Tutte le ricchezze guadagnate in questo anno. E intendo tutti quei meravigliosi rapporti umani che ho coltivato in questi 9 mesi: di condivisione di progetti scolastici e di amicizia pura con cui condivido gli stessi interessi “olistici” e spirituali.

E sento che qualcosa è nell’aria… anche se non so cosa.
Come  faccio a saperlo?
Beh, è matematico.
Per accogliere qualcosa di nuovo bisogna fare spazio, è una regola fondamentale, e di spazio ne ho fatto.
Ho fatto spazio e pulito, mi sono rinnovata e ho aperto le porte alla vita.
Anzi i portoni.
Perchè quando si chiude una porta si apre un portone.

Così mi han sempre detto e così è sempre stato, se osserviamo ciò che ci accade nell’ottica del nostro massimo bene: tutto ciò che  arriva è per noi il meglio. Il meglio per imparare qualcosa che ci aiuterà ad avanzare, ad evolverci.

E con quest’ottica possiamo affermare che… tutto è perfetto così com’è. E quindi  tutto quello che  accade.
Sempre.

Noi siamo le radici

  • maggio 29, 2015 at 00:55

Noi siamo le radici, le fondamenta di questo pianeta…

Basta lamentarsi di tutto e di tutti.
I politici, i datori di lavoro, il sistema, le corporation.
Lamentarsi non porta a niente.
Guardiamoci intorno con onestà.
Cosa stiamo lasciando ai nostri figli?

E non è vero che non ci possiamo fare niente.
Noi siamo le radici.
Ogni nostra scelta può essere decisiva.

Fermiamoci a pensare.
Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli??
E poi scegliamo i nostri gesti.

OGNI – SINGOLO – GESTO…

Maggio, il d-month

  • maggio 19, 2015 at 23:41

Con cui si intende il Delirio-Month.
Anche quest’anno mi son detta “Se sopravvivo a maggio, ho buone probabilità di raggiungere incolume i novant’anni in salute!”

“Per farla breve o per farla lunga…..”
Anche questa era una mia battuta di scena. Ma ormai non riusciamo più a parlarci in altro modo!!

A proposito… Lo spettacolo è andato alla grande sia il sabato che la domenica.
Adrenalina a mille, scenografie fantastiche, effetti luce e ombre da professionisti, entrate inaspettate che coinvolgevano il pubblico, canzone strappalacrime finale (Scritta dalla sottoscritta)…
Un successone!
E ci siamo divertiti così tanto e voluti bene così tanto da voler portare avanti questo gruppo anche l’anno prossimo, regista permettendo.

Le bimbe erano orgogliose della mamma che faceva ridere un sacco i loro amici.
“Mamma, sei famosa! Sai che ti conoscono tutti nella mia classe?”
Fuori da scuola ultimamente i complimenti di genitori e maestre, nonostante io arrivi con gli occhiali da sole nel tentativo che le gente passi nel dimenticatoio com’ero vestita nell’utlima scena…
“Wonder? Ciao, volevo dirti che il tuo personaggio ha colpito molto mia figlia” mi ferma una mamma mai vista prima davanti al cancello della scuola “Infatti stamattina mi sputava!”

“Sono contenta di aver lasciato un segno nelle generazioni future!”

La cosa buffa è che io, nell’interpretare il personaggio, sono rimasta molto me stessa, così come nelle improvvisazioni, cucendomi addosso Bottone-Piramo “a modo mio”.
Un Piramo che sputa in effetti penso che non si fosse mai visto…

Ma d’altronde, mi ci vedavate a fare la parte di una dama contesa e innamorata oppure una fatina??
… Neeeeeeeeh!

Canterina ha portato una sua compagna di teatro a vedere lo spettacolo, e lei le ha chiesto se io facevo teatro, avevo fatto teatro, da piccola facessi teatro.
Carinamente mia figlia ha risposto:
“No. Mia mamma è sempre così, al naturale.”

Conclusa l’esperienza dello spettacolo inizia il tuor di saggi musicali e teatrali, pic nic, riunioni di fine anno, pizzate, regali alle maestre, feste della scuola varie ed eventuali.
Unite al resto della vita quotidiana fanno un bel pienone mensile dove non riesco nemmeno ad inserire l’aggiornamento del blog.
Più che altro non arrivo a sera molto lucida.

Questo mese ho anche trovato il tempo di vedere Nanà spiaccicarsi di naso in fondo alla rampa del box e galleggiare urlante in una pozza di sangue mentre io, con la mia solita calma serafica, tamponavo con fazzoletti e pensavo che da lì a venti minuti sarei dovuta andare a recuperare Babet al pullman con lo striscione per accogliere le sante maestre.

Ho trovato il tempo di insultare Canterina e il suo conflitto esistenziale con l’inglese che-mi-hanno-sentito-fino-in-America, facendo fuoriuscire la Franzoni che è in me, e contemporaneamente ricucire quegli strappi dell’animo che ogni tanto le ritrovo addosso dopo che è stata da suo papà.

Ho trovato il tempo di musicare un’altra canzone per una cara amica che a breve compirà gli anni mentre andavo in metropolitana a firmare i documenti per il divorzio.

Ah già, ho trovato anche il tempo per divorziare.

E ho trovato il tempo per guardare la mia frenetica e tranquilla, impegnata e semplice, libera e profonda vita ed essere felice.

Come ho detto spesso, non ho tutto quello che volevo, ho tutto quello di cui ho bisogno.

Quando ci rendiamo veramente conto che le cose non cambiano ma possiamo solo noi cambiare il nostro punto di vista nel guardarle… e finalmente lo facciamo, allora riusciamo ad essere veramente felici con quello che abbiamo.

Incubo di una notte di mezza estate

  • maggio 9, 2015 at 01:34

Meno uno!

Domani, noi genitori delle classi quinte, metteremo in scena lo spettacolo su cui lavoriamo da tutto l’anno scolastico.
Che strizza!

Shakespeare non ti rivoltare nella tomba… Abbi pietà di noi, miseri e meschini.
Abbiamo rivisitato il tuo testo: la nostra memoria vacillava sull’originale.
Abbiamo personalizzato i personaggi: ognuno su sua fattezza e misura.
Abbiamo cucito e costruito costumi e scene: a saperlo cambiavo personaggio… che nell’ultima scena sono veramente inguardabile!!!

Ma ormai la parola “dignità” non fa più parte del mio vocabolario, e dopo domani sera la censurerò definitivamente…

Cosa non si fa per amore dei figli!

Ad essere sincera mi sto cacando sotto.
Siamo agitatissimi.
Io lo sono molto più di due anni fa.

Forse perchè so che dopo i due spettacoli del week end andrò in giro in mimetica e occhili da sole per mesi e mesi?
Può darsi.
O forse perchè è una commedia così impegnativa che ancora oggi, dopo un anno scolastico di prove, mi sembra ancora quasi irraggiungibile per noi, genitori dabbene in pasto al teatro?
O probabilmente perchè abbiamo avuto la fortuna di avere uno splendido regista, un papà delle quinte che lo fa proprio di mestiere e… alla fine ci sembra quasi di essere attori seri, di uno spettacolo serio, con l’angoscia seria, che seriamente  stasera alla prova generale morivano di mal di pancia e batticuore e avevano problemi di vuoti di memoria seri.

Figuriamoci domani…

Ma una cosa è certa: è un’esperienza unica, terapeutica, che consiglierei a tutti.
Un gruppo meraviglioso che ha condiviso momenti deliranti e ironici. Che ha sacrificato tempo (a volte tolto alla famiglia) mettendo tutto il cuore per riuscire in quest’avventura nata per i figli e cresciuta con tutti noi.
Ognuno ha dato una parte preziosa di sè e io mi sento oggi, molto più ricca di qualche mese fa.

Ma il meglio deve ancora venire (o il peggio!!!!!), perciò per dirla con una delle mie battute di scena:
“Basta così! O la va, o la spacca!”

Evoluzione più o meno spontanea

  • aprile 13, 2015 at 14:52

Siamo arrivati su questo mondo per fare esperienza, per imparare, per evolvere la nostra anima tramite il percorso che abbiamo scelto (anche se non ce ne ricordiamo più) in questa vita terrena.

Per mia esperienza diretta, ho imparato che il chiedersi ‘cosa devo imparare’ dalla situazione che ci si presenta davanti, aiuta a far proprie quelle conoscenze (di noi stessi) che ci servono per superare il momento e velocizza la nostra evoluzione.

Gran parte delle persone purtroppo non coglie questa sfumatura e continua ad imbattersi nelle stesse identiche esperienze, le quali si ripresentano proprio perchè strumento di insegnamento che però non vuole essere colto.

E’ come se qualcuno dicesse:
“Non hai imparato? Aspetta un po’ che ti do la possibilità di rifarlo, magari stavolta ti serve… Ancora scegli di accantonare, fuggire, girarti dall’altra parte, dare agli altri la responsabilità della tua vita?? Va bene, cambio la scena, gli attori,  ma sappi che ti manderò ancora altri maestri per insegnarti questa lezione che tu ti ostini a non imparare!”

La vita funziona così, fateci caso.

Osservando gli altri e il mondo, è chiaro all’occhio che ognuno ha i propri tempi, le proprie lezioni, il proprio percorso. Siamo tutti diversi e siamo tutti qua per fare esperienza…
Per fare esperienza…

Ultimamente però sono arrivata ad una conclusione.

Non tutti sono giunti su questa terra per progredire.
E tra queste ‘creature’ rientrano anche persone che sono a noi vicine.

Per alcuni ne sono serenamente consapevole.
Ma per altri -per non deludere le mie ingiustificate aspettative- devo proprio farmene una ragione!

Il buongiorno si vede dal buongiorno

  • aprile 7, 2015 at 22:29

A volte penso che Fantozzi in confronto sia un dilettante.

Ci sono quelle giornate che partono storte e non si raddrizzano più.
L’importante è divertirsi, anche in quelle giornate.

Verso l’una prendo la lista, le borse e scendo in garage con l’intenzione di andare a fare la spesa, causa frigo vuoto, piangente, in cui l’eco della solitudine <<C’è nessunooooooooooooo??>> rimbomba come la particella di sodio nell’acqua Lete di cui, ad essere sinceri, non si hanno più notizie da un bel po’.
Non che io non riesca a prendere sonno per questo, me ne sono fatta una ragione… era giusto per dire.

Infilo la chiave, giro e … BRUBUBUBUBUBUBU…… BRUBUBUBUBUBUBU…..
“Che fai? Non parti?”
BRUBUBUBUBUBUBU…… BRUBUBUBUBUBUBU…..
“No…non parti.”

Da brava figlia di Mc Gyver, il mio dirimpettaio di box, e mogile, mi ritrovano con le mani in pasta dentro al cofano, mentre parlo empaticamente alla batteria, nel tentativo di convincerla che non è ancora giunto il momento della sua precoce dipartita.

Tizio, di cui mi fido ciecamente, mi dice che è il caso di chiamare il meccanico, invece di attivarmi al fai-da-te-della-ricarica-batteria come avevo preventivato.

Rompo i maroni al meccanico che ovviamente era a pranzo.
Alle due il sopracitato si presenta con un tizio sulla settantina (probabile tirocinante attempato dell’officina) e il booster.

Appizza le pinze, mi fa mettere in moto e:
“Wonder, va che non è la batteria!”

“Scusa??? Le candelette le ho appena cambiate, revisione pre viaggio da 400 chilometri fatta da poco, alternatore me lo hai sostituito tu l’altr’anno….”

“Quando hai fatto benzina?”

“Ieri sera, nel tornare a casa.”

“Non è che hai messo la benzina al posto del gasolio? Va che capita più spesso di quel che credi…”

“Ma nooooo! Ci sto attenta!” e nell’esatto momento in cui proferisco al mondo questa frase, la mia certezza comincia a vacillare, i dubbi ad insinuarsi nella mia mente laboriosa e la mia autostima a cercare una casa vacanza in cui chiedere esilio.
Ripercorro con la mente il ricordo: era tardi ed ero stanca e piena in fase digestiva post prandiale di Pasquetta (che non aiuta), mi son fermata ad una pompa diversa dalla mia solita, tirava un vento della miseriaccia e infatti avevo in testa il cappuccio del giubbotto…. ed ero al telefono con mia madre!
Vedo il mio sguardo che si ferma sulla pompa nera del gasolio, ma non ricordo la mia mano cosa cribbio ha afferrato…..

“Ora… potrei anche modificare la mia versione in <<Non ne sono poi così certa d’altronde nella vita ho fatto di peggio>>???”

“Ma va che capita anche a uomini adulti che tra l’altro mi dicono di essere sicuri di non averlo fatto! Però devi chiamare il carro attrezzi e farmi portare l’auto in officina.”

Occhei.
Tanto io la spesa non la volevo fare.
Sarà un messaggio subliminale di dieta forzata, per fortuna non ho le bimbe a casa fino a giovedì, se no si davano al cannibalismo.

Chiamo l’assicurazione e successivamente il car service.
Perfetto, tra poco arriveranno. Tutto fila liscio come l’olio.

Alle quattro il carrattrezzista mi chiama al telefono: si è perso.
Dal tono di voce capisco che è una persona con una grandissima voglia di fare il suo mestiere e di comunicare col mondo
Il google maps cerebrale che è in me si mette in moto e recupero il carrattrezzista dalla brianza e dintorni.
Quando arriva, lo guardo in volto e capisco che probabilmente anche la voglia di vivere gli manca.
“Mi segua giù nel garage!”

Apro il cancello e controllo che il mega jeep mi talloni.
Giro nel corridoio di destra e sento che lui, con attenzione, conclude la rampa.
Svolto di nuovo e alle mie spalle sento un sonoro SGGRRRRAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAATTTTTT!!!!!!!

Mi paralizzo.
Faccio un respiro profondo e, nonostante abbia paura di ciò che potrei vedere, mi giro.

Il carrattrezzista ha semplicemente divelto un pezzo di cartongesso e lamina di un metro e mezzo almeno, facente parte della porta tagliafuoco del garage, con lo spuntone del suo carroattrezzi.

Scende e con tanta, tanta, tanta, verve esclama:
“…… Per me il muro non è alto 2.10 metri….. io passo anche a 2 metri…..”

Non mi escono parole e ci troviamo entrambi a fissare come due ebeti il pezzo di cartongesso sradicato e tutti i calcinacci per terra.
Nel silenzio delll’istantanea di questo momento, secondo me, si sentivano anche i grilli e le cicale tipici delle pinete sarde.
…CRI CRI CRI…. CRI CRI CRI….

Bene.Sposto i cadaveri, recuperiamo l’auto ‘a mano’ e la spingiamo in folle fino all’uscita.
“E’ la batteria…” esordisce il tipo vivace con quel carisma che lo contraddistingue.

“No, non è la batteria perc…”

“No, no. E’ la batteria…”

Chi sono io per demolire le certezze altrui?
“Certo… è la batteria… probabilmente non aveva voglia di vivere… anche lei.”

“… Comunque… quel muro lì è più basso… se avessimo un metro…”

Vado a casa a prendere il metro.
Mi fa misurare 4 volte l’altezza: non ci piove, anche se il mio metro arriva a misurare due metri è chiaro che i dieci centimetri in più sono presenti e tangibili, ma lui non si fida.
“Signora, metta il dita sulla tacca dei due metri, che così misuro bene il restante…”

Una volta avrei pronunciato la mia tipica frase “Ho ucciso per molto meno…” invece, serafica, lo assecondo.
Quell’uomo ha bisogno di assecondare i suoi tempi. Assecondiamo.

Carichiamo l’auto, usciamo dal garage per fare i trecento metri che mi separano dall’officina meccanica e in curva gli si spegne il mezzo…
Cominciamo bene!!
Davanti all’officina un gruppetto di tirocinanti over 65 assiste alla “messa a terra” della mia wondermobile.
Mi ricordavano tanto quei vecchietti che passano la giornata ad osservare i cantieri stradali…
Il carrattrezzista spegne il braccio meccanico e fa per spingere l’auto, ma non si accorge che il parafango è rimasto incastrato, poichè non ha fatto scendere completamente il braccio, così gli urlano all’unisono:
“IL PARAFANGO!!!”
Io mi metto le mani sugli occhi.
Continuiamo bene!!

Rimango in officina per il responso, dopodichè torno nel garage condominiale a scopare via i calcinacci e a mettere in sicurezza il sito, ormai archeologico.

Nel tornare in box, scopa alla mano, rifletto sul fatto che, oltre a dedurre che probabilmente la spesa non la dovevo fare, sono rimasta in pace per tutto il tempo in cui le avversità giocavano contro di me, in assenza di impeti o reazioni avverse di qualunque genere.
Centrata, in presenza, serena.
Questo stato ormai mi accompagna nelle mie giornate sempre più.
Ed è una grande conquista che mi fa star bene e mi fa essere in pace col mondo.

Dunque.. facciamo il punto… ho il frigo vuoto, la macchina dal meccanico fino almeno domani, una bella spesa extra non contemplata nel mese, non ho concluso niente questo pomeriggio, ho messo la benzina al posto del gasolio -cosa che potrebbe ledere seriamente la mia dignità, ma la mia dignità ha già preso il largo da un pezzo e non essendo perfetta mi vado bene così- ho contribuito passivamente ad un danno condominiale di notevole entità, devo scrivere all’amministratore contando che in questo momento non abbiamo un amministratore in carica, non ho niente da mangiare per stasera…

Recupero la wonderbike, esco per le vie della città pedalando e…
“Pronto… mamma… che ne dici se andiamo a farci una bella cioccolata con la panna?!”

La vita è meravigliosa.
Bisogna solo ricordarsi in ogni momento che tutto è perfetto così com’è.
Sempre.