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Il nuovo? Noi siamo pronte ad accoglierlo

  • settembre 14, 2015 at 23:51

Dopo esserci godute qualche giorno sulle Dolomiti a camminare in mezzo ai boschi e respirare aria pulita, – dove ho fatto camminare le bimbe come camosci per sfiancarle e l’unica sfiancata ero io… forse anche per le dimensioni dello zaino da gita a 4…  – tornate a Milano abbiamo continuato il programma “L’ordine regna sovrano in casa prima dell’inizio della scuola o è tutto perduto.com”

A circa una settimana dall’inaugurazione dell’anno scolastico ero decisamente commossa: dopo aver messo le figlie in schiavitù per un paio di giorni interi, ogni libro di casa aveva il suo posto, ogni gioco la sua scatola o il suo bidone, e ciò che non serviva più è uscito di casa e di cantina!!

Sì, anche la cantina… e la mia scrivania… e il soppalco!!!

Occhei, vi capisco, è un duro colpo…. recuperate pure il fazzoletto… prendete il tempo che vi serve…

Per chi durante l’anno corre sempre e non ha tempo di riordinare “bene” e accumula i documenti (e non solo) in una/due/tre pile infinite denominate “ordine a modo mio”, perchè comunque ritrovo sempre tutto, beh… avere la casa a posto è una reale soddisfazione.

Ma sono sicura che sapete di cosa parlo.

Fare ordine (fuori) dà soddisfazioni poiché significa FARE ORDINE DENTRO.
E nel fare ordine è importante liberarsi di ciò che non serve più.
Perchè fare spazio (in casa) lasciando andare il vecchio, vuol dire FARE SPAZIO NELLA PROPRIA VITA, pronti per accogliere il NUOVO.

E’ terapeutico per una Babet che inizia la prima media in una scuola nuova e lontana da casa, lasciar andare la “vecchia parte di sè” perchè c’è bisogno che emerga in lei la nuova parte con tutte le sue potenzialità e le sue doti, pronta per affrontare tutti i suoi timori e le sue incertezze con un “nuovo coraggio”.

E’ terapeutico per una mamma che ogni anno riscrive la sua vita lavorativa e genitoriale (cresco insieme ai cambiamenti delle mie figlie) e forse anche sociale.

E’ terapeutico per l’energia di ognuno di noi.
In questo periodo di cambiamento importante è fondamentale aprirsi al nuovo.
All’energia nuova che sta investendo tutto il nostro pianeta e che molti di voi avranno già colto, se non nella sfera mondiale, anche solo nelle proprie vite, nei propri modi di fare, di sentire e percepire.

E chi non coglierà quest’opportunità di cambiamento che ci viene data ora, avrà molta difficoltà a farlo in futuro, perchè sarà rimasto troppo incollato ai suoi vecchi schemi, alle sue modalità stantie, da non avere la spinta giusta per saltare.

Fate spazio.
Dentro di voi.
Seguite l’onda del mare del cambiamento.
Smettetela di parlare, di criticare e di voler sapere tutto.
Ascoltate.
Siate curiosi.
Scoprite.
Imparate ad essere diversi.

Ed imparatelo grazie agli Altri.

<<Quando parli stai solo ripetendo quello che sai. Ma quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo.>>
Dalai Lama

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi

  • agosto 10, 2015 at 18:33

Sto trascurando il blog, lo so. E’ un periodo così. E va bene.

Le bimbe sono partite da una settimana e staranno via fino a ferragosto.
Le mie vere vacanze!
Sono quei momenti in cui riesco a rilassarmi realmente, senza avere l’orologio sempre all’occhio, il “dovere” di cucinare (più volte al giorno!!), di controllare i compiti etc. etc. etc.
E sono anche quei momenti di serena introspezione in cui mi dedico alla mia crescita personale e ai libri che ho accumulato durante l’anno.

Quei momenti in cui sono padrona del mio tempo.

Così…
Ho deciso di ribaltare e pulire casa in ogni angolo conosciuto e non, lucidare i mobili, sfoderare i materassi, pulire piastrelle che non vedevano una spugnetta dall’era glaciale…

Sembra masochismo?
Invece no, in quanto non è qualcosa che “devo” fare, ma che “voglio” fare. Questo fa la differenza.
E voglio farlo perchè per me è Meditazione.

Le persone credono le cose più svariate sulla meditazione.
Solitamente ci si immagina il monaco buddhista che, gambe incrociate, mudra alle mani e schiena eretta, rimane immobile per un tempo indeterminato spegnendo la mente ed entrando in uno stato “illuminato”.

Quando iniziai a fare meditazione (da autodidatta, si intende, io sono fatta così) mi son chiesta per mesi e mesi come cavolo si facesse a spegnere la mente, dove fosse l’interruttore, la spina da scollegare: aiuto!! E’ la cosa più difficile al mondo!

Siamo abituati ad avere la mente sempre in funzione, un pensiero che succede l’altro, senza mai una pausa, qualunque cosa facciamo.
L’Ego, la mente, vuole proprio questo, un rumore brulicante di fondo che non si spenga mai. Cosicchè ci sembra di avere il totale controllo della nostra vita, ma in realtà è l’esatto contrario: è la mente che diviene padrona di ogni nostro singolo istante, del nostro essere. Ci identifichiamo con essa, ma non siamo assolutamente la nostra identità, noi siamo Altro. Ma come facciamo a scoprire Chi Siamo se la mente non si spegne mai?? Come facciamo a ritrovarci se non riusciamo a stare IN SILENZIO anche DENTRO di noi?

Così ho capito che era necessario qualche “esercizio pratico” per imparare a fare qualcosa di così improbabile, per cui sembra proprio di non essere stati programmati. Esercizio che esulasse dal sedersi nella posizione del loto e lottare con la propria forza di volontà. Qualcosa di più agevole che mi potesse poi facilitare la meditazione tradizionale in un successivo momento.
E la cosa più semplice per esercitarsi a spegnere il cervello è fare qualcosa di automatico, abitudinario, meccanico direbbe Gurdjeff, in cui non è necessario o di vitale importanza “pensare” a ciò che si sta facendo.

I mestieri di casa sono un ottimo strumento.

Provate a farlo.
Cominciate a lavare i piatti o a sfregare una piastrella del bagno con l’intenzione di concentrarvi solo sul movimento della mano, della straccio, del tocco.
Lo fate.
Respirate con calma e…
Alla terza piastrella vi accorgete che, già dalla seconda, stavate pensando a qualcosa. Qualunque cosa, dal vicino di casa che butta giù i mozziconi di sigaretta nel vostro giardino, alle bimbe che ora staranno facendo il bagno, a cosa mi preparo di non impegnativo per cena, all’amica a cui dovevate telefonare tre giorni fa e mannaggia la memoria a breve termine!
Allora riprendete a dare attenzione alle vostre mani, al freddo delle piastrelle, al vostro respiro che diventa un po’ più affannoso e…
Track! Riparte un altro pensiero!
Ma porc… Un’altra volta!
Altra piastrelle, vi concentrate e…  vi ritrovate immersi nei vostri ensieri sena nemmeno ricordarvi da dove siete partiti!
Occhei, respirate.
Rimettetevi in stato di Presenza.
E così via.

Stare nel Qui ed Ora (cioè meditare) è una delle cose più difficili ed è per questo che serve esercizio e disciplina per raggiungere quello stato: uno stato in cui le intuizioni sono di casa, in cui l’autoguarigione del nostro corpo aumenta radicalmente, in cui si è in pace, poichè non è luogo per le preoccupazioni, in cui si è a contatto con la parte Divina di Se stessi, dove si può chiaramente distinguere, magari chiedendo, la veridicità del nostro cammino.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi.

E per coronare il tutto, tra una lettura, qualche trattamento (c’è ancora qualcuno a Milano), una cena con i Nonni e le quattro docce giornaliere, per sudare ancora un po’ (ho espulso più tossine in questa settimana che in tutto l’anno…) una bella pedalata al parco a ricaricarmi in mezzo alla Natura.

Il parco deserto, su e giù dai ponticelli con il fiatone, un libro scelto, la borraccia e l’antizanzare.
Fermarsi all’ombra di un grande ippocastano, accarezzare col vento la fila di Sambuco piena di bacche, abbracciare una quercia…
Sì, perchè??!
Io abbraccio gli alberi.
Lo faccio fare anche alle bimbe se è per questo. Gli alberi hanno un’energia spettacolare e per ricaricarsi sono un fonte magica.

In ogni caso al parco ad agosto, con 37 gradi di media, c’è tanta gente strana, che parla col sole, che si rotola nel prato e che urla a squarciagola…

Una donna avvinghiata ad un olmo passa ancora inosservata!

Notte bianca o notte in bianco? Milanesi da bere

  • luglio 12, 2015 at 17:08

Dopo giorni di babysitteraggio a Cuginetta It, venerdì la riconsegno alle 4 pomeridiane e dopo un’ora precisa rincasano Babet e Nanà.
Canterina è rimasta al lago perchè “Ho bisogno di tranquillità… senza sorelle, mamma!”

“Anch’io se è per questo! Beh, chiedi a loro se sono così gentili da lasciarti sola e tornare all’ovile.”

Così dopo una buona ora d’aria e libertà accolgo le mie due principesse: Babet con il vittimismo in endovena e Nanà con una bella otite.

Otite acuta.

Perchè farci mancare qualcosa dall’elenco?

La prima nottata l’abbiamo passata con 39 di febbre, mentre la piccola fornetta scalciava, sbatteva le mani sul materasso matrimoniale (giusti per non farmi dormire), beveva litri di acqua ogni mezz’ora e delirava, nel vero senso della parola. Straparlava. E io le rispondevo. Non so chi stava messa peggio…

E’ due giorni che gira per casa con fette di cipolla fasciate dietro l’orecchio.
Mentre la sorella va a fare i bagordi con compagne di scuola.
So quando esce e non so quando rientra…
Anticipataria nei confronti della sorella maggiore.

“Posso tenere Babet anche a cena?” mi chiede Madre NaturaSì al telefono.

“Guarda… potete fare quello che volete, tanto io sono alle prese con la piccola febbricitante lamentosa. Fatemi giusto sapere per che ora la devo aspettare…”

Stamattina le chiedo se si è divertita.
“Mamma, mi sono graffiata qua, qua e ancora qua!”

“Che ferite di guerra! Secondo me sopravviverai. Come hai fatto?”

“Perchè scendavamo nel ruscello… cioè ci lanciavamo, ma l’acqua era bassa… e poi faceva le curve…”

“Vi lanciavate? Con l’acqua bassa??”

“Sì, per scivolare! Scivolavamo per un pezzo e poi Padre NaturaSì ci prendeva! Però il primo pezzo era dritto, poi c’erano un po’ di LAPIDI…”

“Cosa c’erano?”

“Un po’ di LAPIDI… le onde più grosse… poi c’era la curva, e nella LAPIDE dopo la curva ho sfregato contro un masso e mi son fatta male! … Ma mamma… perchè ridi?!”

“Colpa delle rapide da estrema unzione!”

Chi Fu il Panda?

  • luglio 4, 2015 at 19:06

Tornata dalle “vacanze” con le bimbe avrei voluto ripigliarmi un po’ e il Cielo ha ben visto di far partire le tre divoratrici di gambe di tavolo il giorno dopo del nostro arrivo: lago dai nonni paterni!

Per me poteva essere anche un campus didattico tra i raccoglitori di marjuana in Colombia che andava bene ugualmente.

Così avrei avuto qualche giorno per:
riprendermi;
lavare e stirare la vasca di panni sporchi senza ulteriori accumuli;
contattare tutti gli amici e amiche a cui ho detto “ci vediamo quando sarò senza bimbe”… anche se non mi basterebbe un’estate;
incastrare richieste di trattamenti vari a qualunque ora del giorno o della notte, a disposizione senza orologio!

Ma il Cielo, forse annebbiato da questo anticiclone africano senza permesso di soggiorno, ha ben visto di farmi chiamare da Zia Ebe:
“Wonder, lo sai che Nonna M. e Nonno M. partono con Cuginetto It, vero?!”

“Certo! E io sono SOLAAAAA! Così vado a trovare ogni tanto NonnsBis, le porto la spesa se ha bisogno e…”

“E mi tieni Cuginetta It, vero?!?!?!”

Ho tentato in tutti i modi di teletrasportarmi in un buco spazio-temporale dove fosse impossibile rispondere a questa domanda.
Stranamente non ci sono riuscita.

“……….. Certo ……….. un giorno?……….. due??”

“No praticamente sempre…. io lavoro anche sabato…. ti mando l’agenda sul cell!”

Quando poco dopo mi è arrivato il calendario di babysitteraggio della nipote-posseduta che dava ‘parecchi’ giorni dalle 8 del mattino al dopo cena ho avuto un mancamento e nella ricerca dei sali ho visto la Madonna che mi segnalava le uscite di sicurezza: davano tutte per Cuba.

Il mio primo pensiero è stato: Noooooo!! Devo anche cucinareeeeeee!!!
Io che, quando son da sola, vivo di frutta, insalate miste, avanzi e biofotoni del sole!!!

Occhei! Siccome non posso dire di no, sono praticamente certa che è un sogno, ora mi sveglio ed è tutto finito…. oppure giro l’angolo e trovo lo stricione di Scherzi a Parte!

Ha….. Ha…. Ha… Che scherzone…

Così mi tengo in forma nel barcamenarmi tra casa, lavoro, amiche disperate, frigorifero vuoto, Nonnabis, e Cuginetta It.

La bambina di tre anni più sveglia che io conosca.
Altro che bambini indaco o bambini cristallo!
Lei è unica. Con una capacità cognitiva di una ventenne, il lessico di una quarantenne, l’adrenalina di un adolescente in piena fase ormonale e la parlantina di un incrocio tra Lella Costa e il robottino delle pile Duracell: NON STA MAI ZITTA!!!!!
Ma forse MAI non rende l’idea.

L’altra mattina entriamo nel bar di una mia amica e lei, alta uno sputo, tutta ricci, con la sua borsettina sulla spalla si gira verso di me e mi dice:
“Io prendo un caffè!”

Mi diverto certo… ma ho le occhiaie così larghe che se inconstrassi Kung Fu Panda potrebbe cominciare i rituali di accoppiamento.

Prima o poi farò le ferie… quelle vere!

Taglia rientrante

  • giugno 11, 2015 at 14:16

“Ragazzeeeee! Prova costume!!!”

Qualche giorno fa ho concluso il cambio degli armadi definitivo.
Rischiavo di andare al mare con i pile in valigia.
La menata solita è che le bimbe devono provare tutto perchè il loro giro vita mi inganna e ad occhio non riesco mai a capire se riusciranno a chiudere quel bottone e se le loro coscette respireranno in quei leggins.

Così le principesse cominciano la sfilata dei costumi e passano alla sorella minore quelli ormai troppo stretti.

Canterina, che da brava adolescente, si chiude in bagno anche solo per pettinarsi, stile camerino di boutique allungava la mano fuori dalla porta per dire:
“Questo è stretto…. Questo non mi va più… Stretto….”

“Cribbio ti rimangono solo due costumi, dobbiamo comprerne qualcuno o rischi di andare in spiaggia con le chiappe al vento. Beh, nel frattempo prova questo qui. E’ mio, ma potrebbe andarti.”

Potete immaginare che tuffo carpionato ha fatto la mia  autostima di donna quando mi sono resa conto che a Canterina i miei costumi stavano perfettamente e… li riempiva molto meglio di me?!?!?!

Qualche giorno fa, mentre ero in giro per spese, mi sono infilata in un negozio che vendeva costumi. Ne ho provati circa 4000. Sono uscita con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
La commessa mi incitava a provare anche quelli straimbottiti.
Non è nella mia natura ostentare ciò che non mi appartiene e quelli meno cotonati mi avanzavano tutti quanti.

Con la dignità che mi rimaneva ieri sono andata alla decathlon.
Dopo una lunghissima ricerca e miliardi di prove ho recuperato qualche XS che mi andava. Non a genio, ma addosso.
Mal che vada, l’anno prossimo passerò anche quelli alle figlie.

In un momento di depressione ho anche pensato di cercare nel reparto bimbi…..

Al telefono un’amica con la quale condividevo la mia depressione momentanea mi dice:
“Ma tanto cucchi lo stesso!”

“Scema! No… Non è per cuccare! E’ per riuscire ad andare in spiaggia con indosso qualcosa! Non mi chiamano ‘bambina’ solo per le smagliature, ma secondo me senza il top, ai giochini, mi potrei confondere benissimo!”

Quasi quasi quest’anno ci provo…

In goni caso, l’ho sempre detto, preferisco la montagna!

Buon cambiamento

  • agosto 4, 2014 at 21:25

Senza figlie a casa ho tutto il tempo di fare quelle cose che mi tiro dietro da una vita, quei lavori da uomini per i quali ho bisogno di spazio e soprattutto tempo per riuscire a terminarli e pulire dopo, nonchè quelle cose a cui piace dedicarmi, come la lettura, che non riesco a portare avanti come vorrei durante l’anno.

Questo è quello che mi dico ogni volta.
Poi, dell’elenco stilato a inizio “mie ferie personali” (leggi: quando le bimbe vanno in vacanza col papà), non concludo nemmeno la metà.

Che inguaribile ottimista!

Il dovere chiama sempree, quindi ho già comprato tutti i libri di scuola per Canterina, ribaltato la cameretta per pulirla, montato con l’aiuto di nonno M. un paio di mensole (scelta alternativa a uscire noi di casa per farci stare tutti i libri che abbiamo…), sfoderato i divani, montato il porta tenda, aggiustato l’asse del wc…

In certi momenti mi sento decisamente la figlia di Mc Gyver.

Stamattina, mentre facevo un massaggio, pensavo che mi toccherà anche tosare le siepi e, come per magia, i giardinieri condominiali, oltre che tagliare quelle esterne hanno livellato anche tre quarti delle mie.
Certo, la massaggiata si sarebbe certo rilassata di più senza quel BRBRBRBRBRRRRRRRRRRRRRRRRR di sottofondo, ma guardiamo il risultato.
Infinitamente grazie e queste anime pie!
Lassù Qualcuno mi ama…

Ma di riuscire a leggere quei tre libri che mi aspettano sul comodino non se ne parla!

Così oggi pomeriggio decido di dedicarmi un paio d’ore ed andare al parco con un libro nel cestino della wonderbike.
Se rimango in casa continuo a far andare le mani e a rimandare il momento della lettura.
Perfetto!
Niente potrà mettersi tra me e le 147 pagine che mi mancano per finirlo!
Così è deciso, la seduta è tolta!

… A meno che non incontri un amica che non vedi da un pezzo e ti fermi a chiacchierare per due ore…

Prima in sella alla bici…
Poi scendendo dalla bici…
Poi parcheggiando la bici e andando a prendere un caffè…

Sono incorreggibile.

Vabbè…
Sono stata molto felice di parlare con lei.
Ci siamo raccontate un po’ di cose. Un bel po’.
Mi ha chiesto delle bimbe, dell’ultimo corso che ho fatto, del compagno con cui ho chiuso, e questa volta definitivamente, del mio ex marito con cui ora, posso dirlo fiera, vado d’amore e d’accordo…
Abbiam parlato di figli, di relazioni e comunicazione, di salute, di genitori, di epigenetica e di medicina cinese…

Io parlavo serena (certo che sono serena, son senza figlie e senza l’obbligo di guardare l’orologio!), ma forse c’era una serenità di fondo, diversa dal solito, che traspariva anche nel mio entusiasmarmi del racconto.

Così, quando ci siamo congedate, la mia amica mi ha detto:
“Star vicino a te è rilassante!”

“Soporifera?”

“Quanto sei scema! No, ci si rilassa, metti pace.”

Mi son fermata ad accogliere questo bellissimo (a mio parere) complimento.
Perchè prova che quel cambiamento che desideravo e per cui lavoro ogni giorno, sta avvenendo, è avvenuto.

Alcune amiche mi han detto che a volte sono “troppo zen” (nel senso che “non fanculizzo abbastanza”, a detta loro…), a me va bene così.
Si può essere vivaci e “zen” contemporaneamente.
La mia parte goliardica ed entusiasta non potrà mai essere eliminata, nemmeno quella che parla da sola.
Non anelo ad essere una santona, una saggia della montagna o l’erede del Vecchio dell’alpe.
Però son cambiata, sì.
Ho perso per strada anche un po’ di memoria se proprio vogliamo essere precisi…

Ciò che siamo dentro si riflette all’esterno, nella nostra vita esteriore, in chi incontriamo, in ciò che attiriamo e che viviamo.
Già sto sperimentando esternamente il mio cambiamento interiore, ma mi aspetto ottime cose nel mio futuro.

Ad un amico con cui cenavo qualche sera fa, che mi parlava di insoddisfazioni, di sentirsi stretti in ciò che si fa, ma di non avere il coraggio di fare il salto, ho chiesto se la paura del cambiamento fosse più forte del desiderio di inseguirlo.
Sì, cambiare è una delle cose più difficili e paurose, ma inevitabili, che ognuno di noi si trova ad affrontare continuamente.
Ma il cambiamento solido, quello di cui non ci si pente, quello che si sente nel cuore, è il cambiamento motivato dalla ricerca di Chi vogliamo Essere, e non di Cosa vogliamo Avere.
Alla domanda Chi volesse Essere veramente lui non ha saputo rispondere.
Perchè non significa essere musicista, piuttosto che manager, o artigiano, o padre di famiglia, questo rientra comunque nell’avere, avere una passione, avere un lavoro, avere una famiglia…
La domanda è molto più sottile e la risposta la si trova nel proprio cuore, dopo un assidua rierca, ma mai nella testa.

E allora ciò che ho augurato a lui, auguro anche a tutti voi.

Comprendete, col cuore, Chi volete Essere e poi…
Buon cambiamento!!!

Vento ventoso

  • luglio 1, 2014 at 23:22

Il vento è bello.

Quando c’è tanto sole il vento allevia l’agonia estiva del dover scegliere tra l’abbronzarsi e il sudare.

Col vento riesci a ustionarti senza nemmeno accorgertene.

Il vento e il mare sono un ottimo sodalizio.

Quel vento che ti gira  da solo le pagine del libro, anche quando non hai finito il paragrafo.

Quel vento che ti scombina i tris di scala quaranta e chissà dove è finita la regina di fiori.

Quel vento che fa del mare un’onda, su onda, su onda, su onda… Che se non sei surfista provi almeno a fare il gabbiano.

Quel vento che, dopo dieci giorni che non si è ancora stancato di soffiare… ha rotto i gioielli di famiglia a tutti quanti gli Alisei e parenti!!!

Non faccio in tempo a dire “Bimbe occhio con quella palet…” che arriva una secchiata di sabbia col corriere espresso. E visto che uso l’olio solare, mi ritrovo una cotoletta impanata.

Ieri passeggiata sulla spiaggia.

Nonostante le bimbe abbiano sempre le bandane in testa, Nanà continua a levarsi i capelli dal viso.

Ad un certo punto di ferma, coprendosi la faccia con le mani.

“Mammaaaaaa! L’occhiooooo!”

“Cos’è successo??!”

“Mi dà fastidio!!!”

“Tatona! Fammi vedere. C’è finito qualcosa dentro??”

“Sì. Il mio dito!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pausa casa e tanti abbracci

  • giugno 21, 2014 at 01:16

Sì, mi devo far perdonare.

Sono andata via per alcuni giorni (a studiare, non a far baldoria.. anche se in realtà la baldoria non mancava mai!) e domani porto le bimbe al mare.

Mi son detta “Ecchè? Non si può partire senza salutarvi!”

Quindi, ciao!

Roba da poco??

In effetti.

Giusto una pausa tra una valigia e le altre duecentosessanta.
Perchè si sa che andare in vacanza con i figli in realtà è solo un trasloco.
Specialmente se si va in un paesino con poche case, tre negozietti, una farmacia e senza “centro”, poichè il centro è anche la periferia… è tutto lì.

Il soggiorno non ha più una piastrella visibile.
Domani mattina la mia wondermobile sarà messa a dura prova, ma, avendo già vinto l’oscar di miglior donna-tetris, sono certa che riuscirò a caricare tutto e ad avere la visuale dallo specchietto retrovisore!

Si accettano scommesse.

Accanto a me, ora, Nanà sta stantuffando. Che è una via di mezzo tra il respirare e il russare. Bella, abbronzata e allegrissima come sempre.
Sei giorni senza vedere le mie principesse… mi son mancate.
Deliziose, simpatiche e irriverenti, dolci e coccolone, sorridenti e geniali.
Ho delle figlie meravigliose!

Le guardo dormire, avvolte nelle lenzuola, beate e serene e sento tutto il desiderio materno di prenderle per mano e camminare insieme a loro.

Ma solo fin quando avrò passato loro tutti gli strumenti per poter farcela da sole.
Allora le guarderò volar via, leggere e luminose, e mi dirò:
“Wonder, hai proprio fatto un bel lavoro, puoi essere orgogliosa di te. Ora lasciale spiccare il volo con la libertà di viaggiare, e di tornare al nido quando vorranno. Perchè sanno che qua possono trovare piena comprensione dei loro bisogni…”

Già… ho questo difetto… la comprensione dei bisogni degli altri.
Beh, ora ci vorrebbe qualcuno che abbia la comprensione dei miei.
Con calma…
Senza fretta…
Se arrivi chiama, neh! Intanto io procedo per la mia strada, dando il buon esempio…

Da me le bimbe imparano a scegliere sempre l’amore, anche quando non viene chiesto. E’ l’unica risposta che conosco. Io voglio vivere. Chi si fa vivere non potrà mai scegliere l’Amore.

Ieri pomeriggio siamo andate a ritirare le pagelle insieme ad homo e poi a guastarci un bel gelato fresco. Abbiamo salutato papà e siamo venute verso la volta di casa.
Oggi a pranzo chiacchieravamo di abbracci e…

“Ieri quando ero in macchina ho visto che tu e papà vi siete abbracciati!!” mi confessa Babet.

“IO ho abbracciato papà. Papà era un po’ uno stocafisso! Non so nemmeno se se lo aspettasse…”

“E allora non dovevi abbracciarlo nemmeno tu! Perchè abbracciare l’uomo che ti ha lasciato!?!?”

“E perchè no?”

Babet mi guarda con i suoi occhioni dolci. Capisco che era una presa di posizione di difesa morale nei miei confronti, ma nemmeno tanto convinta.

“Il mio abbraccio a papà è stato sincero. Di ringraziamento. Per il bene che vi vuole. Per essere presente. E per essere incappato nel mio cammino. Perchè senza tutto sto macello io non sarei qui ora, nella persona che sono diventata, con le conquiste raggiunte. Devo ringraziare anche lui e i paletti… mega paletti, che ha messo nella mia vita.”

“Mamma, ma tu quando abbracci stringi forte?”

“Sì, amore. E parecchio. Per questo tanta gente mi guarda male!!”

“Perchè ti guarda male?”

“O perchè non è abituata, al contatto profondo, oppure perchè scopre che non ho le tette! Hahaha!!!”

Bisogna abbracciare anche gli ostacoli (e le persone che li rappresentano), perchè senza di essi non avremmo messo in campo le nostre qualità utili ad aggirarli e non avremmo avuto la possibilità di ri-conoscerle.

Abbracciamo col cuore ogni prezioso ostacolo che si è presentato nella nostra vita!

Abbracciamolo e ringraziamolo.
Ma sentiamoci liberi di non frequentarlo più.

Controsensi

  • settembre 1, 2013 at 22:28

L’altroieri siamo tornare dal mare.
Sono più stanca di quando son partita.
Lunedì prossimo la sveglia ricomincia a suonare alle 6.
Ho una settimana di tempo per riprendermi dalle vacanze.

Che non suona del tutto normale…

Strane usanze

  • agosto 29, 2013 at 15:51

Un bimbo fruga nella rete dei nostri giochi da spiaggia.
Le mie figlie non sono qua. Io seduta ad un metro lo guardo.

“Non chiede, cerca.” dico alla mia amica dell’ombrellone accanto.

“È straniero, non saprà chiedertelo.”

“Niente male… Arriva sua mamma.”
L’accolgo con un sorriso, pronta a dirle che non è un problema se suo figlio di quattro anni non chiede ma si appropia e…
Lei sorride, spiccica un CIAO francesizzato, si china sulla rete e inizia a frugare pure lei.
Io rimango seduta, basita, senza parole.

“Non chiede?”

“No… Sta cercando anche lei… Le palette migliori…”

Ne scelgono due, le prendono e, non del tutto soddisfatti, si indirizzano verso il mare a fare buche.
Ci sono cose che, nonostante tutto, mi sconvolgono.

Si vede che in Francia si usa così…
Forse dovrei offrirle anche il mio libro di lettura e la merenda nella mia borsa frigo…

Beh… Speriamo che non si usi anche portarsele a casa!