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Foglie e stelle

  • marzo 4, 2014 at 14:15

<<Credo che il lavoro di una foglia che cade sul prato non sia inferiore al lavoro che compiono le stelle.>>
Walt Whitman

Per entrare in relazione con le persone è fondamentale riconoscere che ognuno di noi ha la propria struttura mentale che non è meglio o peggio della nostra, di quella altrui.

E’ diversa e basta.

Con questa consapevolezza si riesce ad avere uno sguardo amorevole su chi si ha di fronte, senza pregiudizi nè giudizi.

Quando incontro qualcuno che mi fa un torto, uno sgarro, ciò che penso è:
“Mi vai bene per quello che sei. So che se potessi fare di più lo faresti. Questo è il tuo meglio e io te ne sono grata.”

Da quando ho raggiunto questo “visione” degli altri, la mia vita è migliorata, è diventata molto più serena.
Troppa gente si complica la vita per un nonnulla.
Quante energie sprecate… Energie che dovrebbero essere indirizzate altrove.

L’altra sera ho chiacchierato per mezz’ora con Babet, cercando di spiegarle che il motivo per cui ci arrabbiamo con gli altri, in realtà sono le aspettative che noi mettiamo nei loro gesti, nelle loro risposte.
E come sempre ne siamo noi gli unici responsabili.
E quando non mettiamo le aspettative, mettiamo le “nostre intenzioni”. Abbiamo già chiaro in testa il PERCHE’ l’altro si è comportato in quel modo e vogliamo anche avere ragione quando l’altro ci dice che non è così.

Avevo un fidanzato che, quando si arrabbiava per qualcosa che dicevo, era solito pensare di sapere la motivazione (ovviamente a suo discapito) per cui io avevo pronunciato quelle parole così ‘orribili’ (ovviamente ai suoi occhi) e mi diceva pure:
“No! E’ così! Perchè IO ho sentito bene le parole che hai usato! IO conosco il loro significato!” e più provavo a spiegargli che IO conoscevo molto meglio il senso di quello che avevo detto, avendolo pronunciato io, e non era certo quello che intendeva lui… beh, ovviamente più si arrabbiava, convinto forse che volessi fregarlo o prenderlo in giro, non facendo coincidere la mia versione con la sua.
Quanta presunzione c’è nel volere a tutti i costi avere ragione, anche sui pensieri degli altri!

Eliminare le “proprie” intenzioni e le aspettative, ecco cosa si deve fare per vivere sereni nelle relazioni.

E sono convinta che quando tutti quanti riusciremo a farlo, il mondo sarà decisamente migliore.

Beh… ovviamente ognuno con i suoi tempi.
Che sono quelli giusti per lui.

Il caldo fa brutti scherzi

  • agosto 9, 2012 at 13:04

“Signorina, sono incazzata nera! Come faccio a scendere dal ***** per andare a casa??”

E’ mezzogiorno.
Sono al mercato, ho appena incastrato le borse piene di verdura e frutta tra cestino e seggiolino posteriore sulla wonderbike e sto tentando di aprire il lucchetto della catena, senza far planare il tutto sull’asfalto.
Inoltre fa un caldo porco.

Alzo lo sguardo e vedo una signora ultrasessantenne che trascina il carrello della spesa, avanzando zoppa verso di me.

La nonna ha fatto un corso di lessico avanzato, diplomata con lode e applauso della curva!
Sorrido, imbarazzata alla nonnina.

“Eh?! Me lo dice signorina come si fa??”

Da dietro gli occhiali da sole la scruto attentamente.
Sembra una vecchietta innocua, non è trasandata, non odora di Barbera e non ha le pupille dilatate.

“Guardi, non lo so proprio, anch’io ci tento da anni e non ho ancora trovato la soluzione.”
Meglio simpatizzare, prima che tiri fuori il bastone dalla manica corta e inizi a randellarmi, manco fossi una black block ciclista.

Parte una tiritera comtro gli extracomunitari che vendono ai banchetti del mercato.
Cosa fare? Sorridere e assecondare, magari offrendole un bianchino al bar più vicino? Tentare la fuga, ma è davvero dura con i 10 kg. di verdure in bilico sulla bici? Aprire un dibattito? Mandarla al suo paese, informandosi prima, nella speranza che disti almeno 50 km. da Milano?

Prima di trovare una risposta a questi quesiti esistenziali, forse per i 35 gradi all’ombra, non ho tempo di riflettere che Ciò Che Sono apre la bocca e comincia a parlare.

“Signora, non dica così… Hanno una storia alle spalle a volte… Anzi, senza <<a volte>>. Ogni essere umano ha una storia difficile alle spalle… Sono qua per guadagnarsi da vivere.”

“Sì, ma almeno prima gli facessero un esame per vedere se parlano l’italiano!”

Forse dovrebbe consigliar loro la scuola che ha frequentato lei.

Mi tiene mezz’ora, parlando di partigiani, di come appenderebbe i politici per i piedi nelle foibe (su questo non ha tutti i torti…), di come sono giovane io e non posso capire, di quando lei è immigrata dal sud per venire a Milano…

“Signora, non può fare di tutta l’erba un fascio.”
Anche perchè l’erba se l’è già fumata tutta lei…
“Bisogna anche saper rispettare le diversità…”

“Non mi dica così perchè se no… meglio che non le dico cosa stavo per dire!”

Meglio di no… tremo solo all’idea!

Va avanti un pezzo. Mi parla di come hanno fatto fatica i nostri avi a ‘conquistare’ il nostro paese, dando per esso anche la vita, e ora non è più il nostro paese.
“Perchè io voglio vivere in casa mia…”

“Signora mia, ormai viviamo in un paese globale.”

“Globale ‘sta pinna!”

Non ce n’è, devo farmi dare l’indirizzo di dove ha frequentato il corso… Magari è comunale e presentando il modello Isee, riesco ad ottenere uno sconto!

Tento di essere diplomatica, ma in realtà mi aspetto da un momento all’altro l’arrivo di un’infermiera che le dica “Nonna, hai preso le medicine oggi??” con una camicia di forza nascosta dietro la schiena.

“Se avessi un lanciafiamme, li farei fuori tutti! A partire dai cinesi!”

Forse è meglio che non le dico che ho un cognato d’oltreoceano…
“Signora mia, con ‘sto caldo?? Per usare il lanciafiamme aspetti almeno i giorni invernali!”
No, con ‘sto caldo è meglio che sta in casa con i piedi a bagno…
“Guardi, dovrei andare…”

“Viva l’Italia!”

“… E viva la tolleranza.” mi dispiace lasciarla così, immersa nel suo rancore.

“Tolleranza un paio di palle!”

Mi dispiace un po’ di meno.
“Signora, con tutto questo astio nei confronti degli extracomunitari non può vivere bene! Io conosco stranieri, magari anche laureati, che lavorano e faticano a mantenere la propria famiglia italiana, e sono delle splendide persone. E conosco italiani, nati in Italia, vissuti in Italia, che sono delle emerite teste di cazzo! Quindi, sarò anche giovane, meno di quanto crede lei, ma dia retta a me, bisogna essere giusti… l’intolleranza va equamente distribuita!”

Amiche

  • maggio 23, 2012 at 21:29

Ho due carissime amiche che hanno litigato.
Una mi ha chiamato subito dopo la lite, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.
L’altra mi ha chiamato prima di cena, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.

Ovviamente io non parteggio, voglio bene a tutte e due e mi sento solo di dare qualche consiglio o semplicemente la mia opinione forse troppo tollerante per entrambe.
Ebbene, parlandone con una terza amica, ho scoperto di essere arrivata a livelli di tolleranza mai toccati prima, che mi mettono in pace con il mondo e mi fan vedere le cose con molta più semplicità di una volta.
Mi son sentita anche definire una persona equilibrata… e pensare che ho sempre pensato di avere lo squilibrio nel sangue!
Ma forse è vero. Nonostante la mia verve e il mio entusiasmo quotidiano, il sense of humor e la fretta adrenalinica di una tri-mamma single che vive a Milano, mi ritengo pacifica.
Probabilmente perchè sono in pace con me stessa.

E poi ci sono…

Ci sono persone portate ad aiutare gli altri, persone positive, persone che vorrebbero la pace nel mondo da quando nascono, persone che son sempre pronte a dare una mano e a tagliarsi la loro per offrirla agli altri.

Ci son persone che hanno bisogno di aiuto, inequivocabilmente, ma che in un modo o nell’altro chiedono di non essere aiutate. Forse perchè non è il momento giusto, forse perchè non è la persona giusta, forse perchè non è il modo giusto o forse solo perchè, in fondo, stanno bene dove stanno… chi lo sa.

Penso sinceramente che la cosa più difficile al mondo sia lasciare agli altri la propria libertà e stare lì a guardare.
Che non vuol dire lavarsene le mani, ma semplicemente lasciar scegliere.
E’  giusto voler il bene del prossimo, è onorevole proiettarsi verso l’incoraggiamento allo stare bene, al vedere positivo, al puntare in alto, al tendere al meglio del meglio, è lodevole avere l’entusiasmo di spronare alla consapevolezza.
Ma lo è anche saper capire che non siamo tutti capaci di aiutare tutti, che non possiamo salvare il mondo, specialmente chi non vuole essere salvato da noi.

E’ dura vedere qualcuno a cui vuoi bene farsi del male, sbagliare, cozzare di testa contro muri di marmo.
E’ ancora più dura sapere che tu hai gli strumenti per dare una mano e vedere chi hai di fronte  scegliere di non utilizzarli.
E’ veramente dura lasciare all’altro la libertà di sbagliare, la libertà di scegliere ciò che tu sai con certezza essere una strada che porterà a sofferenza e dolore.
Ma ognuno ha il suo cammino e i suoi tempi per percorrerlo.

Puoi tendere la mano, regalare un sorriso e far sapere che ci sei.

Vedo, giorno dopo giorno, una persona che ho amato indirizzarsi versi una strada senza uscita, verso una via in cui posso sottoscrivere come andrà a finire, firma e carta da bollo.
E solo questione di tempo.
Ma penso anche che se quella è la sua scelta più che convinta, non capirà se non ci sbatterà il muso.
Io posso solo cercare di arginare  i disastri che nel contempo colpiscono coloro che gli sono vicino.
Più volte mi son detta:
“Ma come fa a non capire?? Non vede i segnali? Non si guarda attorno??”

E mi è stato risposto:
“Se una persona non è in cammino, non ha intrapreso un percorso di crescita, non potrà nemmeno porsi certe domande, perchè non è in cerca di risposte.”

E’ vero che c’è anche chi va preso per i piedi e tirato fuori da situazioni disarmanti e dolorose, ma spesso in queste situazioni non c’è la possibilità di scegliere.
Ma quando scatta il libero arbitrio c’è poco da fare.
Non possiamo costringere l’altro a porsi delle domande, ad andare in ricerca, a percorrere la nostra strada.
Possiamo solo essere lì, pronti ad aiutarlo, se mai scegliesse di intraprenderla.

Quanto bene voglio a queste due teste dure!
E nonostante tutto mi fan sorridere, perchè penso che ne passerà di acqua sotto i ponti prima che una di loro due cambi idea a riguardo…

Ad un’amica direi:
“Non puoi cambiare l’altra, anche se il vederla soffrire ti fa star male. Sii paziente, strapazzala di meno e continua a dare il tuo esempio. La tua voglia di vivere è invidiabile, ma va scelta. Il tuo ottimismo è contagioso, ma c’è anche chi preferisce vedere tutto nero, è la sua visione, ma anche il suo guscio in cui rannicchiarsi e sentirsi sicura. Prega per l’altra e attendi con pazienza il momento, se verrà mai, in cui ti chiederà come puoi essere sempre così sorridente, qualunque tempo ci sia nel cielo. Perchè deve essere lei a venirtelo a chiedere. Ma accetta anche la possibilità che non venga mai. E non viverla come una sconfitta, ma semplicemente come una diversità. Puoi esserci per lei in qualunque momento e volerle bene, anche così.”

All’altra amica direi:
“Non te la prendere. Di eccessivo amore non è mai morto nessuno! Ognuno di noi è fatto a modo suo è dobbiamo rispettarci a vicenda, con i nostri difetti e i nostri pregi e sono sicura che per ogni suo difetto riusciresti a trovarne cinque meravigliosi pregi che ti fanno apprezzare la sua amicizia. Io so che tu sei libera di dire no. Rispetto i tuoi tempi e le tue scelte. I tuoi sbalzi ormonali e le tue incazzature. Ma ricordati solo una cosa: sei circondata da mani che si offrono per tirarti su. Ogni tanto pensa a come sarebbe bello afferrarne una e lasciarti trascinare per un pezzo di strada. Per fare questo però serve che tu lasci cadere un pezzettino del muro che ti circonda, per sentirti più leggera. Devi aprirti all’idea di volare e per far questo ti devi fidare della mano che afferrerai. Può far paura all’inizio, ma quella mano non ti lascerà cadere…”