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Dr. Jekill e dr. Jekill

  • settembre 14, 2011 at 21:45

Recupero figlie a scuola e, lista alla mano, di corsa a comprare quaderni, copertine, colla, scotch, cartellette, raccoglitori, etc., etc., etc.

E come iniziare l'avventura se non chiudendo la mano di Nanà nella portiera dell'auto??
Non avete sentito le urla??
Strano…

Insulto Canterina e la loro voglia sempreverde di litigare per chi guadagna il posto davanti, conto le dita di Nanà, do in mano a ciascuna una vaschetta di frutta mista tagliata sottile sottile che non puoi dire di no, e mi avvio verso il futuro con le solite raccomandazioni da "comportamento in un luogo pubblico".
Raccomandazioni che sono utili come dare il fertilizzante alle piante finte.

Essendo il secondo giorno di scuola, al centro commerciale c'è una ressa di bambini-ragazzi e mamme che vagano per gli scaffali della cartoleria, fanno a pugni per impossessarsi dell'ultima cartelletta di Hello Kitty, entrano in crisi per la dicitura del quaderno affiancata alla misura del quadretto o della riga che non coincide con le direttive delle insegnanti scolastiche.

Io sono una di loro.

Canterina mi segue docile e disponibile, visto che il materiale è per lei.
Babet e Nanà corrono, si inseguono, toccano, si disperdono, urlano, cantano, ridono, non ascoltano i richiami materni, richiedono l'acquisto di oggetti inuili nonchè dall'utilizzo sconosciuto, disturbano le persone con i carrelli, investono quelle con i cestini.

Io ovviamente faccio finta di non conoscerle.

Arrivate alla cassa si appendono a pacchettini di caramelle appese, urlando:
"Mamma! Mamma! Mamma!"

Io non mi volto nemmeno, continuando a far finta di non conoscerle.
Canterina inizia a contare i pacchetti di Big Babol dopo avermi chiesto invano venti volte se gliele compro.
Le altre due si fanno i dispetti e ridono schiamazzando.
Siccome le urla isteriche le tengo sempre per quando sono in privato, anche questa volta tento un contegno da premio oscar, minacciando con il sorriso.
Unico inconveniente è che quando pronuncio la frase "Babet, se continui a toccare quei cioccolatini ti garantisco che non arrivi a sette anni…" il tipo davanti a me mi guarda malissimo.
Ora nemmeno le minacce di morte addolcite col miele vanno bene…

Babet inizia a prendere in mano gli ovetti Kinder e, facendo finta di mangiarseli, li alita tutti.
Nanà, che in un primo momento non avevo visto, si infila dietro il portadolciumi (cioè dentro allo spazio della cassa) e fissa la sorella dai buchi della grata, tenendo in mano un Kinder Maxi ormai maxi-sciolto.

Mi rassegno trattenendo la bile che mi sta salendo per quando saremo tutte chiuse in auto e dove finalmente potrò dare sfogo alla mia gastrite ulcerosa.

Dopo aver pagato, Canterina mi dice:
"Mamma! Domani ho ginnastica!"

"O cavolo, le scarpe… Non ti vanno bene quelle dell'anno scorso?"

"No, sono strette."

"Sei sicura??"

"Sì."

"Neanche se tiri un po' indietro l'alluce??"

"Mamma!!!"

"Occhei, saliamo a comprarle…"

In ascensore training alle due belve. Sotto minaccia di ripercussioni fisiche e psicologiche e l'immediata iscrizione ad un collegio svizzero in Uganda, mi faccio promettere che staranno buone e non correranno tra gli scaffali mentre la sorella prova le scarpe.
Me lo promettono.

Promesse da marianio.

Non facciamo in tempo ad entrare nel negozio che le ho già perse.
Cioè, magari le avessi perse… iniziano subito a correre a destra e sinistra.
Io le ignoro perchè voglio fare il più in fretta possibile.
Babet vaga con le mani infilate in stivali da pioggia rosa shocking.
Nanà mi arriva con una scarpa con tacco dodici a dirmi, tanto per cambiare:
"Mi scappa la cacca!!"

"O cazz… Dai che abbiamo finito. Canterina, rimetti a posto quelle grandi, prendi quelle giuste e andiamo alla cassa di corsa."

Mentre sono alla cassa, Nanà, invece di stare ferma come il senno, il giudizio, il sensodifarselaaddosso consiglierebbe, continua a correre come Forrest Gump, ma con una mano che si tiene il sedere.
La cassiera apre la scatola per controllare i numeri e… manca una scarpa.
"Canterina! Ma dov'è l'altra??"

"Boh…"

Corro al reparto sperando che nel frattempo Nanà non si scagazzi nelle mutande e la ritrovo sullo scaffale in bella vista.
"L'ha rimessa a posto!! Non ci credo! Nemmeno a casa è così oridinata!!"

Torno sempre di corsa alla cassa e la ciliegina sulla torta mi stava aspettando in bella vista.
Nanà era aggrappata a uno di quegli affari antitaccheggio che sono all'uscita dei negozi.
L'ho vista già per terra con il pezzo di metallo in mano spaccato in due e ho anche visto la mia vita scorrere in un film in cui alla fine mi arrestavano per possesso di figlie stupefacenti.

"NANAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA'!!!"

Alla fine l'urlo di Tarzan è uscito.

Io mi interrogo e non mi do spiegazioni: ho tre figlie deliziose, simpatiche, sensibili ed educate… tranne quando andiamo a fare spese (e quando sono a casa con me, ma quello non conta…).
I tre Dr. Jekill in quei momenti sono ingestibili. Non mi ascoltano nemmeno se uso un megafono, divento inesistente… sembrano possedute.

Ma perchè io non vedo mai altri bambini così disperati e mamme sull'orlo di una crisi di nervi per non riuscire a contenerli??
Perchè vedo solo gentili donzelle che stanno apaticamente attaccate alla gonna della mamma quando lei controla le misure dei pantaloni e delle magliette?
O, mal che vada, bimbi che toccano, ma che al primo richiamo materno ritornano all'ovile con le orecchie basse e la lingua a penzoloni?

Una mia amica dice che è perchè i bambini così li tengono chiusi in casa quando escono a far la spesa.
Ditemi che ha ragione lei…
Vi do il permesso anche di mentire.

Cosa devo fare??

  • luglio 27, 2011 at 00:47

Io non so se in vacanza va in ferie anche il cervello, se il rilassamento fisico comprende anche quello cerebrale, se i vizi dei nonni e la libertà del mare-spiaggia-piedinudi24oresu24 riduca in amnesia totale anche per quelle quattro regole esistenziali che ero riuscita a imporre alle mie figlie…
Ma da quando siamo tornate è la disperazione più completa.
Mia.

Non mi ascoltano nemmeno se ingoio un altoparlante, se minaccio, se terrorizzo, se parte qualche sberla per la disperazione o la stanchezza, se butto i giochi, se do fuoco alle Barbie, se mi faccio monaca di clausura, se ballo nuda per casa, se prometto onori e ricchezze, se pago, se premio, se punisco, se rido, se piango, se urlo, se faccio lo sciopero del silenzio, se sforno dolcetti, se propino minestre.

Insomma, ultimamente non mi caga di striscio nessuna figlia.

Il giorno del rientro, appena a casa, Nonna M. (che ha sempre da dire che sono troppo esigente, ma dopo due settimane passate insieme alle tre terminator ha capito qualcosa della mia fatica perenne) ha fatto promettere alle bimbe che mi avrebbero ascoltato e aiutato.
Io stavo già ridendo a crepapelle.
Non perchè le bimbe hanno promesso di farlo, ma perchè la nonna ha creduto loro.
Appena ho chiuso la porta è iniziato l'ammutinamento completo.

Ultimamente il litigio tra le sorelle grandi impazza. Si menano ogni tre per due. Urlano. Si lanciano oggetti. Si contendono giochi, vestiti. penne, posti a sedere a tavola, respiro materno.
Nanà è invece posseduta da una gelosia senza precedenti.
Usare la parola "cozza" è un eufemismo.
E in tutta questa cagnara riuscire a far fare loro le cose più semplici e basilari della routine quitidiana, come lavarsi i denti o le mani, vestirsi, transitare da una stanza all'altra, fare i compiti, guardarmi mentre parlo a gesti, è diventata una mission impossible.

Ogni ora circa mi riprometto di stare calma, non arrabbiarmi, non urlare, respirare profondamente, sorridere, tentare la via diplomatica… e dopo trenta secondi sono già con la giugulare che sta uscendo, gli occhi iniettati di sangue, i capelli dritti, la gastrite e i vicini di casa che tentano di insonorizzare le pareti.

Sono tre giorni che lotto contro i mulini a vento, tanto da arrivare a decidere di minacciarle di prelevare soldi dal loro salvadanaio ogni volta che avrebbero disubbidito, non ascoltato o una delle tante geniali e subdole manovre che sfoderano in questi giorni e che puntano al mio ricovero in neuropsichiatria.
Logicamente non ho potuto attuare la strategia o sarei diventata la figlia di Onassis in brevissimo tempo e loro sarebbero sul lastrico.
E poi non ne sarei capace.

Quando Canterina, durante la S. Messa domenicale si propone di mettere le sue monetine nel cestino delle offerte, io tento sempre di dissuaderla, offrendole le mie, ma lei, generosa all'infinito, vuole a tutti i costi usare i suoi soldi. Perchè si sente grande. E forse perchè non li guadagna ancora con il sudore della sua piccola fronte.
In ogni caso lei dà col cuore.
Io la lascio fare, chiedo quanto ha messo e poi, di nascosto, le rimetto l'equivalente nel salvadanaio.

In ogni caso sono devastata.
Sono appena tornata dalle vacanze e mi ritrovo a pensare che me ne servirebbero altre…
Sabato mattina, le bimbe partiranno per due settimane da passare al mare con il papà.
Avrò tutto il tempo che voglio, ho già una lista di cose da fare lunga un chilometro (che non finirò mai…), il silenzio regnerà sovrano, scandirò le giornate con i miei ritmi, mangerò sul divano guardando il telegiornale, potrò godermi qualche bella lettura anche notturna come piace a me e…

… E l'unica cosa che riesco a pensare è che mi mancheranno un casino!

Ogni tanto ci vuole del tempo da dedicare a se stessi (o alla propria casa) senza nessuno che scandisca i battiti.
Spesso sono alla ricerca di un po' di silenzio dove ritrovarmi e cercare qualche pezzo perso per strada, dove osservarmi per conoscermi più a fondo.
Preziosi sono quei momenti in cui puoi fare qualcosa che non potresti fare con le bimbe appresso o di incontrare qualcuno a cui non riusciresti a dedicare del tempo se non fossi sola.

Ma alla fine mi ritrovo sempre ad attendere con ansia il momento in cui potrò riabbracciare queste esuberanti, irriverenti, disubbidienti, chiassose, vivaci, adorabili, meravigliose creature che sono le mie tre principesse.

Perchè io sono io, ma senza di loro non sarei così.

Crollo emotivo

  • marzo 24, 2011 at 15:22

E' un periodo…
Troppe cose, troppo stress, troppe corse, troppa fatica, troppe emozioni.
Io vado, diretta, come un treno. Sembra che non mi possa fermare niente e nessuno.
Sono forte, sicura, decisa.
Ci credo. E' così.
Ma come sempre arriva un momento in cui si giunge al "punto del non ritorno", allo stop, al crollo.
E' quando non ce la si fa più.
E si rischia l'esaurimento.
E io non me lo posso permettere.

Tengo dentro le mie preoccupazioni più grandi perchè non voglio che i miei genitori si preoccupino.
Sorrido e mi trucco (anche se la faccia sfatta salta all'occhio pure della barista cinese di fronte all'ufficio che mi dice "Tu più magla! Faccia no bella come solito! Tanto che vedo te stanca… no riposo?". E sono solo le 9 di mattina… )
Cerco sempre di dare il meglio di me, ma a volte il meglio inizia a fare schifo.
Prendo per buone le cose che mi piombano addosso, ma pian piano mi sento sotterrare.

Domani è il mio ultimo giorno di lavoro. Da lunedì sarò ufficilamente, di nuovo, disoccupata.
Ho tenuto dentro tutto lo smottamento emotivo per non fare preoccupare i miei, a cui non ho detto nulla.
Giorni fa mi sono ritrovata chiusa in una stanza con l'Homo erectus e due assistenti sociali ed è venuto fuori il mio peggio, perchè sono stanca di ritornare a ferite che speravo archiviate, a dolori che non si rimargineranno mai se continuo a ravvivarli.
Lo guardavo e mi chiedevo come si possa avere due versioni così discordanti, così incompatibili della stessa storia. E' come se avessimo vissuto vite, in passato ma anche nel presente, totalmente diverse, su due pianeti distanti.
Mi chiedevo come si fa a convincersi così profondamente di certe verità inesistenti e a non vedere la realtà come si propone oggettivamente davanti agli occhi di tutti.
Mi chiedevo come ci si possa trovare davanti ad una persona con cui hai condiviso tanto e non riconoscerla più, fino ad arrivare a chiedersi se mai l'hai conosciuta veramente. La cantonata l'ho presa così forte?? Non mi capacito…
Ma alla fine, con o senza domande, è sempre un tornare a soffrire, a rinvangare, a non poterne più di sentir dire certe falsità (e da lì la mia spiegazione dell'allergia psicosomatica all'orecchio sinistro) e io sono stufa. Tanto la solfa è sempre quella: lui che vince l'oscar per la miglior interpretazione della vittima sacrificale e a me sale la carogna appena lui apre bocca, mi inalbero, e faccio la figura della stronza.
Il copione si ripete sempre allo stesso modo. Dovrei saperlo. Ma ci casco ugualmente.
Forse anche perchè avevo i miei pensieri per il lavoro…
Forse perchè ci sono sempre troppe cose a cui pensare…
Forse perchè sono stanca di avere sempre qualche bimba che non sta bene e sono stufa di dover fare affidamenteo sui nonni che vedo sfiniti e non hanno mai modo di godersi la loro vita…
Forse perchè capita sempre – indiscutibilmente – costantemente – tutto – insieme!!!

Così arriva un bel crollo nervoso!
Ieri mentre parlavo tranquillamente con un'amica ho iniziato a piangere, non so nemmeno il perchè.
"Non riesco… mi vien da piangere… mi viene anche da vomitare… mi fa male qua… "

"Sono tutti i rospi che hai nello stomaco da digerire.. E allora piangi Wonder, butta fuori tutto!"

E con lei potevo sicuramente farlo.
Lei che mi capisce, mi ascolta, mi abbraccia, mi sostiene.
A lei posso dire tutto quello che non riesco a dire, o meglio non voglio, a mia mamma, per non farla stare in ansia. Che già basta la mia.
Con sguardo amoroso mi dice che non mi ha mai vista così "debole", che sono sempre stata forte, per le bambine, che non ho mai permesso a me stessa di cedere, perchè sapevo di dover andare avanti per loro. E forse ora sono arrivata ad un punto in cui mi devo un attimo fermare, a prendere fiato.
Perchè l'esaurimento non me lo posso permettere.
In questi anni ho pianto tanto per dolore, per rabbia, per abbandono, per impotenza, per sofferenza…
Ma mai per "stress", per nervosismo, per non so nemmeno io perchè!

E anche questa volta certe scelte cadono a pennello.
Avevo deciso da tempo di prendere questo week end solo per me stessa, da dedicarmi, lontano da Milano, dalle mie preoccupazioni, dai pensieri.
Un fine settimana per ritrovarsi.
Per riposarsi.
Per guardarsi nel profondo.
Per riscoprire da dove ricominciare.

Ci si sente lunedì.
Per allora spero di essere tornata in me.
.

Mi raccomando, non toccate!

  • dicembre 12, 2009 at 01:14

"Bambine. Mi raccomando. NON-SI-TOCCA-NIENTE.
Entriamo, state buone finchè la mamma non ha finito e usciamo.
Liscio, lineare, tranquillo… OCCHEI??"

"OCCHEI MAMMA!"

E continuo a chiedermi perchè spreco fiato!
Tanto so come va sempre a finire.

Entriamo nella farmacia.
Dopo due metri le ho già perse: Babet e Canterina si sono fiondate davanti allo scaffale "giochi per neonati di ricca famiglia"  e, non curanti delle parole appena spese dalla loro adorata mamma, stanno toccando.
Ovviamente.

Io faccio finta di non conoscerle e mi accodo alla fila di cinque o sei persone che ho davanti. Per fortuna Nanà è tranquillamente seduta sul passeggino… manco a dirlo!

"MAMMAAAAA!! GIUUUU’!! IO GIU’ MAMMAAAAA! SIII”!! IO GIUUU’ SIIII’!"

"Ssscccc, amore! No, tu stai sul passeggino per piacere! Sarebbe come liberare Godzilla!"
Dire a Nanà di non fare una cosa è come incitarla a farla forzatamente.
Sembra stata programmata per non comprendere nel modo più assoluto la frase NON TOCCARE.

"NOOOOO! MAMMA IO GIU’! SSIIIIII’!!"

Nel frattempo risuona chiara e forte la voce di Canterina che ammonisce la sorella:
"Babet! La mamma ha detto di non toccare!" SPEM!

"EHIIIIII! Ma anche tu hai toccatoooo!" SPAM!

"AHIA! Non mi devi mettere le mani addosso!" SPEM!

"Ma hai iniziato tuuuu!" SPAM!

"Canterina… Babet… potreste gentilmente alzarvi da terra che state pulendo il pavimento della farmacia gratis? E per cortesia, (lacrimuccia che già mi scendeva dagli occhi… per lo sforzo di non urlare… ) potreste NON-TOCCARE-NIENTE?!"

"Sì, mamma!"

Canterina avvista una sedia in un angolo della farmacia e si fionda per paura di perdere la priorità acquisita. Come quando telefoni ai call center.

Babet al seguito.

Nanà inizia a urlare perchè vuole scendere.
Gli sguardi dei presenti sono tutti puntati su di me e la scimmia urlante, così decido di farle sgranchire le gambe, giusto un minutino, per evitare che qualcuno, fraintendendo le mie capacità educative, chiami il telefono azzurro.
"Nanà, per piacere, stai vicino alle tue sorelle e NON-TOCCARE-NIENTE!"

Nel frattempo si è scatenata una rissa perchè "Lei c’è stata già tanto sulla sedia, adesso tocca a me!!" "Ma se mi sono appena seduta e poi l’ho vista prima io!" "Bimbe, non urlate e fate un po’ per uno…" "IOOOOOOO! SUUU IOOOOO!"

Due persone davanti a me e sei dietro. Tutte intente a scommettere chi l’avrebbe fatta franca delle tre zitelle. Ma Nanà, la più furba, spiazza tutti e lasciando la discussione aperta alle due sorelle grandi decide di prendersi una rivincita personale, sedendosi direttamente su uno scaffale, tra le creme antitrauma e i fermenti lattici!!

"NANA’! Ma porc… ! Ma non si può! Vieni qua con la mamma!"

Vado, la trascino via e mi rimetto in fila.
L’affronto è stato compiuto.

"AAAAAAHHHHEEEEEEEHHHHAAAAAAAHHHHEEEEEEEHHHHHHAAAAAAAAHHHHH!!!!!"

La sirena è partita! Copre tutti i suoni a distanza di 50 metri e fa vergognare immensamente la madre che tenta di corrompere la figlia-pompiere con  paroline dolci e persuasive:
"Nanà, tesoro, piantala! Ti prelevo le corde vocali e mi ci faccio una fionda! Ci sta guardando il mondo intero! Sono preoccupati per i loro padiglioni auricolari. E’ mai possibile che quando entro da qualche parte con voi tre io finisca col fare puntualmente una figura di merda?!?!?!"

Il povero farmacista, nella speranza di riprendere l’uso dell’udito, le allunga un Calendario dell’Avvento tutto colorato in omaggio.
Non l’avesse mai fatto!!!
Le due grandi arrivano in picchiata come due falchi pellegrini a chiedere educatamente:
"Lo voglio anch’io! Lo voglio anch’io!!!"

Il santo farmacista privo ormai di concentrazione, dopo aver dato ad un cliente il resto, sicuramente sbagliato, cerca e trova l’ultimo calendario a disposizione e lo consegna a Babet, più vicina in linea d’aria.
Ma non aveva fatto i conti con Canterina, la figlia dell’insistenza: riesce a prosciugare chiunque tartassando come un martello pneumatico fino a che, per la disperazione, il soggetto che ha di fronte soddisfa le sue richieste per non soccombere.

Intanto è giunto il mio turno. Mi faccio avanti e ordino al povero cristo ciò di cui necessito per tentare allo stesso tempo di levarlo da questa incresciosa situazione.
Mi attardo un minuto a parlare per avere informazioni su cerotti e principi attivi e quando, dopo aver preso il resto, mi giro, vedo tutte le persone in coda rivolte con lo sguardo alla seconda farmacista arrampicata su una colonna, tra rossetti e creme per le mani, che, dopo aver abbandonato il sevizio dei clienti per cui in realtà sarebbe pagata, tenta di staccare dall’alto l’ultima, preziosissima copia del Calendario dell’Avvento.
Sotto Canterina che aspetta con la lingua fuori, come un cane in attesa dell’osso.

Una signora sbuca dalla fila:
"Ciao Wondermamma! "

Mi ha riconosciuto…

"Tutto Bene?"

Secondo lei? Ho demolito una farmacia, l’udito di una decina di persone e l’autostima di due rispettabili professionisti in soli dieci minuti…

"Oggi tutte a casa?"

Viva gli scioperi…

"Allora AUGURI!!!"

Altro che auguri!
Qui serve una damigiana di self-control e tre iscrizioni quinquennali ad un collegio svizzero.

All inclusive.

Lustrini e paillettes

  • settembre 15, 2009 at 22:59

Io e Nanà entriamo in uno di quei negozi di cinesi, quelli che hanno tutto, ma proprio tutto, praticamente tutto… tranne quello che ti serve.

Stiamo cercando delle mollettine che riescano a domare i boccoli biondi della piccola pestifera, la quale ha una chioma che vive di vita propria: decisamente anti-mollette!

Premetto, o ricordo (dipende da quanto leggete il mio blog), che con la figlia nana dell’esorcista è impossibile intrattenersi in un luogo pubblico per più di due minuti senza che lei abbia già attuato un piano terroristico su larga scala.

Passo attraverso il corridoio del vestiario tenendo il passeggino bene nel mezzo, in modo da impedirle di aggrapparsi a maglie e giacche, tirandole giù dalle grucce.
Alla prima curva si è già fiondata giù dal passeggino con la mossa del pitone strisciante, davanti alla quale nemmeno io posso qualcosa.

Inizia a toccare tutto.
La riprendo circa trentadue volte, le schiaffeggio le manine cinque o sei, cerco di impacchettarla nel passeggino con scarsi risultati.

Giunta davanti ad una vasta scelta di fermagli di ogni colore, forma e dimensione, comincio a sradicare pacchettini dai ganci in cerca delle famigerate mollettine quando all’improvviso sento urlare la signorina orientale sita dietro la cassa (più che dietro, direi sotto, la ragazza con gli occhi a mandorla non si vedeva!):

"NO, BAMBINA! NO TOCCALE! NO TOCCALE!!"

Mi giro sudando freddo, sperando che non si fosse rivolta alla ‘mia’ bambina e scorgo Nanà intenta a tirare e staccare le paillettes ad un vestito fatto… di paillettes!
"Cavoli Nanà!!" esclamo con le mani piene di pacchettini di fermagli e mollettoni.
Poi guardo la signorina cinese che mi sta fissando con sguardo brutale. A mandorla ma brutale.
Sfodero un sorriso a 64 denti: "Compro tutto ovviamente!!"

Terrorismo Nanà

  • giugno 9, 2009 at 22:26

Nanà è un tornado vivente, ma nel suo sfoderare disastri lo fa con una certa razionalità.

Non è come quei bimbi incontrollabili, iperattivi, tendenzialmente pazzi.
Lei è consapevole, irriverente, goliardica.
Ti mette alla prova ogni secondo della giornata.
Sa quando sta uscendo dalle righe, ma se tu cedi o sei distratta, ne approfitta come il più subdolo dei ladri malandrini, per fare ‘prove di vita’.

E’ la terza.
Mamma non ha poi così tanto tempo per starle dietro.
La porta dietro, quasi ovunque, ma lei vive più nel mondo dei grandi, dei doveri casalinghi, dell’arrangiarsi per trovare qualcosa di divertente da sperimentare. Sempre e costantemente attaccata alla gonna di mammà.

Caotica nel divertirsi, silenziosa nel distruggere, conscia nel disubbidire… (Lo so benissimo che mamma non vuole e che se mi becca urlerà come una pazza, ma ci provo ugualmente, chissà che mi vada bene!) , gran ruffiana ad elemosinare il perdono, simpaticissima nel farti divertire.

In poche parole una giornata con Nanà è sempre e comunque da SURVIVOR.

Sono giorni frenetici quelli della fine delle scuole.
Feste, pic nic, recite, saggi, varie ed eventuali. Si è sempre di corsa con la paura di dimenticarsi qualcosa.
Stamattina alle 9.00 eravamo già al supermercato del centro commerciale in attesa che aprisse, con il carrello sulla riga dello Start e la lista in mano.
Come al solito alla cassa del salvatempo c’era qualche problema, oggi erano i buoni dei succhi da 200mlx3, che non si riferivano però a "tutti" i succhi 200mlx3, ma solo ad "alcuni" succhi da 200mlx3, ma siccome non mi era dato di sapere quali, ovviamente ho sbagliato a sceglierli.
Sono dovuta correre a cambiarli (8 corsie dopo), ma lasciando il carrello alla cassa perchè il salvatempo era già stato passato, quindi caricando Nanà in braccio e facendo i 400metri in 6 secondi netti, perchè dietro di me c’era la fila alla cassa.
Son tornata correndo con i succhi giusti, altri 4 prodotti ingombranti che mi ero scordata e Nanà tenuta su per i pantaloni che rideva come una pazza mentre mi scivolava dall’anca, afferrata al volo dal pietoso signore che pazientava il mio arrivo.

Bene, alle 10.00 ero già sudata come un mulo!

A casa mi aspettavano i soliti doveri domestici, lavatrici, letti, piatti della mattina, etc. etc. etc.
Siccome aspettavo una persona dopo pranzo ho voluto dare una parvenza umana alla casa… Dopo due ore che riordinavo, mettevo via, inscatolavo, impilavo, buttavo, nascondevo, mi sono guardata intorno ed era tutto esattamente uguale… tranne Nanà!

Lei si era dipinta da capo a piedi con il pennarello blu scuro, lingua compresa, vestiti puliti anche. Le piastrelle però le preferiva multicolor e, utilizzando i pennarelli nascosti (ma forse non così nascosti bene!) delle sorelle dava vita ad un Picasso orizzontale.

Dopo cinque minuti dall’essere stata lavata, ripulita e cambiata, l’ho ritrovata in giro a seminare pezzettini microscopici di pongo fucsia per la casa. Quando non riusciva a staccarlo dalle dita, risolveva mangiandolo.

Dopo essere stata ripulita anche dal pongo con il filo interdentale ed essere stata sfamata, ha ben visto di spatellarsi tre secondi prima di avere una scarica di diarrea… e via il terzo cambio della mattinata.

Mi ha conficcato una penna nel cestello della lavatrice.
Ha sputato per tutto il bagno a piastrelle scure, cosicchè io riuscissi a passarci sopra senza accorgermene.
Si è tuffata dal bidet, in cui giaceva nella posizione del Fior di Loto, facendo finta di lavarsi con il sapone intimo della mamma, battendo la testa sulla porta della doccia.
Ha pucciato due appendiabiti nel water e per questo le ha prese.
Ha scardinato una confezione di succhi, quelli da 200mlx3, seminando cartone per tutta casa in pezzettini microscopici, nascondendo le relative cannucce chissàdove e riuscendo a bucarne uno con il dito per sbrodolarlo in cucina e sul tappeto.

Per concludere in bellezza, stasera prima di cena l’ho lasciata libera senza pannolino, causa piaghe e bolle rosse irritate da continue scariche di diarrea. Volevo metterla seduta sul seggiolone con sotto solo un asciugamano per permettere alla sua pelle di "riprendersi" un po’.
Il tempo di andare a recuperare l’asciugamano era andata in cameretta e, chiappe al vento, aveva scaricato la sua diarrea nel bel mezzo della stanza, andandoci dentro con le sue tenere calzine antiscivolo-faccina-di-mucca e trasportandola per il resto della casa nel tentativo di venirmi a chiamare…

"Oh merda!!" è stato il mio commento spontaneo. "Scusa Nanà, niente di personale! Beh, almeno spero ti porti fortuna!…. Nooooo, bimbeee via da quella stanzaaa!!! Per stasera preferisco che voi rimaniate sfigate!!"

Quella strana fase REM

  • gennaio 21, 2009 at 21:18

Stamane, poco prima di svegliarmi, nella fase rem più catatonica dell’universo, ho fatto un sogno assai strano.

Ho sognato di sentir tremare tutta la casa e io, dopo 5 minuti, acuta come un grillo, mi chiedevo se per caso ci fosse stato il terremoto.
Andando alla finestra con in braccio la piccola Nanà, mi accorgevo che il terreno in giardino si era rialzato fino ad un metro, senza intaccare però il nostro appartamento.
La casa accanto era venuta giù, dritta come un palo (ma io ero certa che non ci fosse dentro alcuna persona).
Vedevo inoltro davanti a noi un’altra casetta, più piccola e vuota, rimasta in emersione solo per metà.
Correvo subito a controllare la camera delle bambine e mi rendevo conto che la parete esterna si era come gonfiata e ora era formata solo da grandi mattoni vuoti rotti a metà.
o mettevo la mano per sentire se entrasse aria e pensavo tra me e me :"E ora come faranno le bimbe a dormire in questa stanza che si gela?!?! Stanotte dovrò mettere una stufetta…"
………

Oggi ho dato largo alla fantasia per cercare un’interpretazione.
I risultati sono stati:

1- Nella mia vita c’è stato un gran terremoto. Ma io, e le mie figlie, siamo sopravvissute. E il mio primo pensiero corre sempre e costantemente prima di tutto al bene delle mie pargole.

2- Ho paura delle catastrofi naturali.

3- Odio gli spifferi.

4- Non devo più leggere a mia figlia A. la storia del ‘Lombrico che non aveva mai visto il sole’, anche se finisce con una scorpacciata di frutta.

5- Dovevo fare la speleologa.

…Mi chiedo se ci siano ulteriori interpretazioni da poter dare…