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Chi Fu il Panda?

  • luglio 4, 2015 at 19:06

Tornata dalle “vacanze” con le bimbe avrei voluto ripigliarmi un po’ e il Cielo ha ben visto di far partire le tre divoratrici di gambe di tavolo il giorno dopo del nostro arrivo: lago dai nonni paterni!

Per me poteva essere anche un campus didattico tra i raccoglitori di marjuana in Colombia che andava bene ugualmente.

Così avrei avuto qualche giorno per:
riprendermi;
lavare e stirare la vasca di panni sporchi senza ulteriori accumuli;
contattare tutti gli amici e amiche a cui ho detto “ci vediamo quando sarò senza bimbe”… anche se non mi basterebbe un’estate;
incastrare richieste di trattamenti vari a qualunque ora del giorno o della notte, a disposizione senza orologio!

Ma il Cielo, forse annebbiato da questo anticiclone africano senza permesso di soggiorno, ha ben visto di farmi chiamare da Zia Ebe:
“Wonder, lo sai che Nonna M. e Nonno M. partono con Cuginetto It, vero?!”

“Certo! E io sono SOLAAAAA! Così vado a trovare ogni tanto NonnsBis, le porto la spesa se ha bisogno e…”

“E mi tieni Cuginetta It, vero?!?!?!”

Ho tentato in tutti i modi di teletrasportarmi in un buco spazio-temporale dove fosse impossibile rispondere a questa domanda.
Stranamente non ci sono riuscita.

“……….. Certo ……….. un giorno?……….. due??”

“No praticamente sempre…. io lavoro anche sabato…. ti mando l’agenda sul cell!”

Quando poco dopo mi è arrivato il calendario di babysitteraggio della nipote-posseduta che dava ‘parecchi’ giorni dalle 8 del mattino al dopo cena ho avuto un mancamento e nella ricerca dei sali ho visto la Madonna che mi segnalava le uscite di sicurezza: davano tutte per Cuba.

Il mio primo pensiero è stato: Noooooo!! Devo anche cucinareeeeeee!!!
Io che, quando son da sola, vivo di frutta, insalate miste, avanzi e biofotoni del sole!!!

Occhei! Siccome non posso dire di no, sono praticamente certa che è un sogno, ora mi sveglio ed è tutto finito…. oppure giro l’angolo e trovo lo stricione di Scherzi a Parte!

Ha….. Ha…. Ha… Che scherzone…

Così mi tengo in forma nel barcamenarmi tra casa, lavoro, amiche disperate, frigorifero vuoto, Nonnabis, e Cuginetta It.

La bambina di tre anni più sveglia che io conosca.
Altro che bambini indaco o bambini cristallo!
Lei è unica. Con una capacità cognitiva di una ventenne, il lessico di una quarantenne, l’adrenalina di un adolescente in piena fase ormonale e la parlantina di un incrocio tra Lella Costa e il robottino delle pile Duracell: NON STA MAI ZITTA!!!!!
Ma forse MAI non rende l’idea.

L’altra mattina entriamo nel bar di una mia amica e lei, alta uno sputo, tutta ricci, con la sua borsettina sulla spalla si gira verso di me e mi dice:
“Io prendo un caffè!”

Mi diverto certo… ma ho le occhiaie così larghe che se inconstrassi Kung Fu Panda potrebbe cominciare i rituali di accoppiamento.

Prima o poi farò le ferie… quelle vere!

Anche che basta…

  • dicembre 4, 2014 at 23:10

Anche che basta…..

E’ un continuo, una dopo l’altra, dal mal di gola, alla dissenteria ripetitiva, al pus, alla dermatite, allo streptococco, alla verruca…
Avrei un elenco infinito per le vicissitudini anche solamente di quest’ultimo mese.
Ma non è ancora finita!
No! I miei silos di pazienza sono ancora pieni!
Calchiamo la mano!
Affondiamo il coltello!
Spariamoci nei maroni!
Frantumiamoci il setto nasale sbattendo la faccia contro il muro!

Stasera medicavo il brufolo purulento di Nanà.
Un’altra figlia era piegata in due sul gabinetto e l’altra da due ore sull’altro gabinetto… ma lei per scelta.
Spiegavo alla piccola indemoniata che l’indomani avremmo dovuto alzarci molto presto per andare a fare un day hospital, per un challenge per allergia alimentare…. giusto per non farci mancare nulla… e la osservo meglio.

“Papà mi ha detto ieri sera al telefono che aveva visto altri due brufoletti innocui sulla schiena… ma… togli un po’ la maglietta… ”

Il seguente commento è VM18.
Se sei minorenne non procedere con la lettura o il tuo pc si autodistruggerà…

“… STI CAZZI NANA’!!! MA PORC… LURIDACCIA MERDACCIA LADRA!!! Fammi vedere il resto del corpo! … MA PUTTANA EVA! MA CHALLENGE ALL’UOVO UN PAR DE PALLE! NANA’ CAZZO! MI SA CHE C’HAI LA VARICELLA!!!”

Poi non capisco come mai, quando chiedo alla naturopata il senso di alcuni miei sintomi/segnali corporei, lei mi scrive che “Stai consumando energia alla radice, non hai più niente da dare, sei cotta”…

No, qualcosa ce l’ho ancora. Il sangue nelle vene!

Quest’anno son certa che i primi di gennaio sentirò bussare alla porta e, aprendo, mi troverò davanti i tre Re Magi:
“La Stella Cometa ci ha condotto fino a te…”

“Sì, lo so, ho raggiunto livelli di santità molto elevati ultimamente… Ma potevate avvisare! Avrei preparato del the, qualche biscottino…”

Vabbè, improvviseremo una lauta merenda, intoneremo musiche natalizie e ci sbronzeremo con la birra.
Spero solo che i pastori non si portino dietro le pecore.
Quelle puzzecchiano un po’…

Riflessioni e riflessologi

  • maggio 26, 2014 at 22:36

E’ ora di andare a letto.
Sto per pronunciare le parole fatidiche quando, in preda alla stanchezza, decido di sedermi un nanosecondo in mezzo alle mie tre befanette, sul divano.

E’ stato un week end molto faticoso, ma bello.

Domenica la festa della scuola ci ha occupato l’intera giornata. Siamo entrate nel giardino della scuola alle 8.15 e ne siamo uscite alle 19.15, sporche, sudate, stravolte, ma felici.
Un’organizzazione pazzesca di genitori intraprendenti e laboriosi che, in collaborazione ad un corpo docenti fantastico e a bambini meravigliosi, riesce sempre a realizzare feste magnifiche.

Spettacoli, canti, balli, dimostrazioni, banda, menù di carne e vegetariani, cibarie prelibate, torte, caffè e gelati. E dulcis in fundo, mohito per i grandi, quando ormai la festa inizia a scemare e bisogna ritrovare le foze per riordinare… ma non prima di aver ballato fino all’ultimo respiro.

Sono quelle giornate che ti fan sentire orgogliosa di far parte di un gruppo, di un ambiente, di una tipologia… Quelle giornate che prosciugano i muscoli e riempiono il cuore.

Ma i postumi si fan sentire per un po’.

Così mi spaparanzo in mezzo alle bimbe, leggo un libro a Nanà e poi esclamo:
“Prima di andare a letto qualcuno mi fa un po’ di massaggini??”

Babet continua a viaggiare nel suo mondo di lettura, mentre Canterina e Nanà, forse perchè si ritrovano le mie braccia addosso, cominciano a massaggiarmi le mani.

“Va che meraviglia! Come siete brave!”

“Mamma, hai un po’ la pelle secca e rugosa.”

“Rugosa tua sorella! Un po’ secca sì, Canterina, non mi incremo mai, non ho tempo. Ma rugosa tua sorella…”

Butto la testa indietro e chiudo gli occhi.

“Nanà… Ma sbaglio o sento umido?”

“E’ lo sputo! Così non hai più la pelle secca!”

“Bleeeeeh! Ma ce l’ho sbavata! Dai, che schifosa! Smettila di sputarmi!”

“Aspetta, mi manca ancora un pezzo di braccio…”

“Nanà! Perchè non mi massaggi i piedi che sei bravissima??”

“Occhei…”

Ringraziando il cielo abbandona il mio braccio e raggiunge i miei piedi.
“Dimmi un po’ se ti faccio male?”

“Beh, se mi perfori il quarto metatarso un po’…”

“E così?”

Nanà sta tentando di ficcarmi le punte delle dita in ogni angolo sconosciuto tra le ossa del piede.
“Amore, ma cosa fai?”

“Faccio come te quando mi schiacci e mi dici se mi fa male, o come fa la naturopata!”

“Ah, ho capito, fai riflessologia! Brava amore. Da grande vuoi fare la riflessologa?”

“No, non voglio fare la RIFLOLOGA, voglio fare i massaggi!”

“Occhei… allora ti puoi riprendere l’unghia che mi hai conficcato nell’alluce… non mi serve!”

Quindi niente riflessologia.
Peccato.
Già riflettiamo tanto in famiglia, una riflessione in più o in meno non guastava.

Sempre in tema plantare, oggi ho portato Canterina a comprare i sandali estivi.
Ha un piede difficile e i gusti ancor di più.
Gira e rigira siamo passati al reparto donna di un negozio al centro commerciale.

Cribbio, ho pensato, già nel reparto donna a undici anni…. la mia bambinaaaaaaaaaaa!!!!!

La guardavo abbracciarsi il piede con un sandalo argentato che le piaceva tanto e che, fortunatamente, le andava bene, e mi commuovevo.
Un po’ perchè non c’era nessun altro che si abbracciasse un piede, un po’ perchè ogni minimo passo ultimamente mi fa realizzare come stia crescendo alla velocità della luce.

“Canterina… ormai sei da reparto donna… mi viene da piangere!!”

“Anche a me!” esclama felice “Comunque mamma, se te la senti, piangi pure. Non ti giudico.”

 

Le malattie infantili e il non accontentarsi più

  • marzo 18, 2014 at 00:04

Sbuffo…

Du’ palle…

Ma basta…

Ghe la fò pù!

La “probabile” scarlattina di Babet mi ha devastato l’umore.
Mi sento semidepressa e stravolta.
Direi che ogni tanto si potrebbe anche fare una pausa.

Tante cose insieme, come al solito, poche ridottissime pause di respiro ma tante pause di riflessione.
E chi smette mai di pensare??

Accadono cose previste e impreviste, tutte contemporaneamente.

E se non ci si ferma a riflettere un momento, si adotta automaticamente il solito comportamento con cui si affrontano le situazioni.
Che può essere un bene, quando si è soddisfatti dei risultati.
Ma quando si desidera cambiare il risultato, l’unico modo per farlo è modificare la forma pensiero che ti ha portato fin lì.
Come dire… se non vuoi rivivere la stessa situazione, devi cambiare. Te stesso, come sempre.

E anche in mezzo alla stanchezza quotidiana son riuscita, con sufficiente lucidità, a capire che c’era qualcosa che io avrei dovuto modificare di me stessa: imparare a darmi il giusto valore.

Le persone si dividono in due grandi categorie: coloro che sono incentrati su loro stessi e coloro che non sanno dire di no.
I primi vivono distribuendo agli altri le colpe, i secondi vivono con i sensi di colpa.
I primi scandiscono le situazioni con i loro personali tempi di reazione, gli unici che conoscono, i secondi subiscono i tempi del mondo che li circonda, non riuscendo spesso a seguire i propri.
I primi si chiedono raramente come stanno gli altri, i secondi è la cosa più frequente che si chiedono, quasi fosse un tarlo.

Da cosa dipende la tendenza ad appartenere ad una o all’altra categoria?
Educazione, abitudini, credenze…
Scardinare queste inclinazioni è più difficile, tanto più vi abbiamo vissuto assieme.

Beh, riconoscerle, come sempre, è il primo grande passo.
Riconoscere, poi, quando si stanno attuando è il secondo.
Fare qualcosa per cambiare e non frequentarle è ovviamente il passo più faticoso.

Mi capita di rendermi conto di fare spesso le cose per senso del dovere, per non far soffrire o dispiacere, mettendomi sempre nei panni degli altri…ma a volte poco nei miei (ho preso tutto da mia madre).

Ci sto lavorando da parecchio, a quel sano egoismo che le persone con carente autostima dovrebbero avere sempre in tasca in ogni occasione.
Con buoni risultati.
Ma ci ricado.
Con la fatica a dire di no, unita al senso di colpa o la paura di sbagliare nel riuscire a dirlo.

Allora che fare?

Oggi ho scelto di volermi bene.
Ho deciso di amare prima di tutto me stessa.
Perchè se non lo faccio io, non potranno farlo nemmeno gli altri.

E sinceramente so di valere di più di un semplice “Beh, io ci ho provato…”.
Penso di meritarmi tanto, tanto e ancora di più.

Fulmicotone e meditazione

  • novembre 26, 2013 at 00:09

Giornatina partita con una visita fisiatrica di Babet e finita con una lezione sugli sbalzi ormonali per Canterina.

Alle 8 sono già in ospedale che aspetto Babet e Homo per la visita alla mia piccola fiammiferaia.
Nel frattempo ho già risposto a quattro messaggi e letto un paio di mail.
Ogni tanto mi sento troppo milanese…

Circa otto mesi fa, facendo un blando massaggino coccoloso a Babet, scoprii che la mia dolce giustiziera della notte non riusciva più a stendere completamente il braccio destro.
Dopo qualche domanda venni a conoscenza che era un po’ che non riusciva più a farlo, ma non aveva mai detto nulla.

Babet è così, si lamenta per tutto e per niente affatto.
Cioè, è la figlia del lamento per le piccole cose, con faccia insofferente incorporata ad ogni “Mammaaaaaa! Ho questo. Mammaaaaaa! E’ successo quello…”
Invece per le cose di una certa rilevanza… assoluta omertà. Tiene dentro ed ingoia senza acqua.

Associai la situazione dell’arto a un incidente avvenuto in monopattino mesi e mesi prima, dopo il quale però nulla ci aveva fatto presagire che il gomito potesse essere compromesso.

Da giugno in poi, per i successivi mesi (le tempistiche della sanità nazionale…), si susseguirono visita ortopedica, risonanza, altra visita ortopedica, perplessità materna sulla professionalità della tale dottoressa, cambio sede ospedaliera, nuova visita ortopedica, trovato dottorino bravo e sveglio, radiografie in due tranches, telefonata con dottorino il cui verdetto è stato: doppia frattura al gomito per Babet!!!

In fondo ci ha fatto sopra solamente un anno di capoeira…
In fondo ha solo una situazione ormai “sedimentata” da mesi e mesi…
In fondo ha giusto un infiammazione che la prende a livello tendineo e osseo…

E in tutto questo lei non dice beh!
Giusto se le tocchi la punta del gomito, pronuncia un flebile “ahia”, ma niente di più.
La mia principessa!!!

Quando Babet e Homo giungono in ospedale, giunge anche la bella notizia che Nanà è a casa che vomita.

Così, dopo la visita, ho passato un pezzo di mattinata di corsa alla ricerca del regalo compleanno che Babet vuole fare ad una sua compagna domani, un pezzo a finire il cambio degli armadi invernali e un pezzo a raccattare per casa il poco che Nanà ingurgitava… ma non teneva nello stomaco.

Nel pomeriggio ho traslocato lo straccetto pallido e cadaverico da Nonna M. per poter portare Babet a nuoto, unica attività sportiva che può fare (qui la mamma ci aveva visto lungo!).
L’ho fatta addormentare sul divano bianco della nonna con la preghiera nell’animo che non vomitasse proprio lì; sono andata a provare alcune chiavi della scuola per dei cambi serrature; Zia Ebe mi ha chiamato per chiedermi di recuperare anche Cuginetto It poichè tardava di dieci minuti circa, molto circa; mi sono accertata che Canterina fosse arrivata a casa e avesse trovato la merenda che le avevo preparato, che facesse i compiti e che si lavasse; ho recuperato i due giovani latitanti; siamo corsi a nuoto in ritardo come sempre; ho cambiato Babet peggio che la mamma di Flash; ho aspettato che Zia Ebe ritirasse suo figlio; ho risposto ad un paio di mail (sempre questioni scolastiche); nell’unica mezz’ora a disposizione ho dato appuntamento all’amica di un’amica che aveva bisogno di una consulenza per i Fiori di Bach; fatta consulenza nella sala di attesa della piscina; rivestita e asciugata Babet; corse a casa; giunte al box ci siamo rese conto che avevo dimenticato la borsa negli spogliatoi, ma non la borsa di nuoto… la mia borsa!!! Guidando come Schumacher siamo ritornate in piscina dove ho lanciato Babet a recuperare la borsa alla velocità del suono mentre mi autoinsultavo in tutte le lingue; per fortuna al mondo c’è tanta gente onesta e la borsa era ancora là dove l’avevo lasciata; ritornata a casa tour de force per preparare la cena, impacchettare regalo, accogliere vomitina vomitella più bianca della cartaigienica in candeggio, svuotare borse, leggere avvisi, ascoltare confessioni, racconti, lamenti, cigolii provenienti dalla boccuccia di rosa di Nanà, che probabilmente era più di là che di qua, con l’aggiunta di 38 di febbre. Ho finito di cenare praticamente in piedi mentre monitoravo Nanà e i suoi conati e le altre due si beccavano e si alitavano che era un piacere; mentre sistemavo tutto Nanà si è addormentata di colpo arrotolandosi su se stessa come il coperchio delle scatole di acciughe e ho dovuto portarla a braccia nel lettone, lasciando libera scelta all’ernia se uscire a fare un giretto o aspettare momenti migliori; mentre tentavo di convincere con le minacce le sorelle ad andare a letto ho finito di piegare i panni asciutti, ho dato loro la buonanotte e ho iniziato a leggere le altre duemila mail che hanno fatto capolino nella mia casella di posta elettronica in un solo week end di latitanza da gmail.

Erano già le nove passate quando, tra una lettura e un occhio chiuso, ho sentito un rumorino di porta che si apriva…

“Canterina! Mannaggia a te e chi ti ha inventato!!!!! Mi fai perdere decenni di vita!”

“Mamma… ti devo parlare!” e si infila sotto le coperte, accanto a me sul divano.

“Amore, ti ascolto… ma sappi che sono così stanca che potrei anche non capire la frase più elementare di questa terra!”

“Sai, mamma, ho un problemino. Cioè… in realtà non so cos’è. Mi sento però qualcosa qua, c’è qualcosa che non va. Non lo so cos’è, sai…”

“Ma sai dirmi almeno in che campo? Scuola, famiglia, amore… tempo libero…”

“No, non lo so proprio!”

“E dove lo senti?”

“Qua!”

“Tra il cuore e la gola?”

“Qua!”

“Sui polmoni??”

“Non lo so… E’ che sono non proprio preoccupata, ma non so come spiegartelo, non mi viene la parola giusta…”

Già che sono davanti al computer apro il dizionario dei sinonimi on line.

“Dimmi se sei più angosciata, inquieta, impensierita, nervosa, ansiosa, angustiata, tormentata, assillata, turbata, afflitta, allarmata, intimorita, crucciata??”

“???”

Dopo averle spiegato un paio di termini, deduciamo che la parola che le si addice di più è inquieta.

“Ora andiamo a cercare ‘sbalzi ormonali’… Dunque… La pubertà e l’adolescenza…”

“Ma io non sono ancora adolescente. Cosa vuol dire ‘pubertà’ ??”

La guardo, accantono il computer e cominciamo a parlare di pubertà, crescita, sbalzi ormonali e sbalzi d’umore.

“E come si fa a curarli??”

“Non li curi, amore, sono tutte cose normali. Semplicemente parlandone, con la mamma per esempio, vedrai che ti si chiariranno un po’ di più le idee e riuscirai ad affrontare questo cambiamento al meglio, come stai già facendo, tesoro mio!”

E’ bello sapere che mia figlia sa che per qualsiasi cosa può venire da me a parlarne.
E’ bello vedere che lo fa.
Sa che sarà ascoltata, capita e non giudicata, aiutata e confortata.

In cuor mio, mentre le parlo e la sbaciucchio, mi auguro che sia così per sempre, anche quando sarà grande, adulta, magari mamma a sua volta.
Ma per me rimarrà sempre mia figlia.

“Amore mio, sono sullo stravolto andante e devo ancora finire un po’ di cose… che ne dici di andare a letto?”

“Che ne dici di fare meditazione insieme??”

Non so dir di no a quegli occhioni azzurri e così la nostra serata si conclude con una rilassante meditazione madre-figlia: sedute una accanto all’altra suldivano, respiro dopo respiro, lasciamo andare entrambe le tensioni della giornata.

“Mamma, ti adoro.”

“Anch’io bambina mia. Ma ora a nanna che tra un po’ svengo… e poi mi devi portare a braccia! Ma io peso un po’ più di Nanà…”

<<Possiamo dire di essere veramente vivi
solo quando il nostro cuore sa riconoscere i nostri tesori.>>
Thornton Wilder

Il sonno mi insegue… e io non sono così veloce

  • novembre 1, 2013 at 23:13

Martedì vado a prendere Babet a catechismo in largo anticipo.
Tempo di passare in edicola e… mancano ancora 20 minuti. Farò una puntatina in chiesa.

Entro, segno della croce, passo davanti alla statua di Santa Rita.
Lle vecchiette stanno dicendo il rosario, quindi per non disturbare con il cigolio delle mie scarpe retrocedo e mi siedo su una sedia dietro l’acquasantiera.

Un bel respiro profondo, posso rilassarmi, un altro respiro profondo, chiudo un momento gli occhi e…

Mi ricordo solo che al “SALVE REGINA, MADRE DI MISERICORDIA…” mi sono svegliata di soprassalto con la chiara domanda in testa “Dove sono? Che succede? Ma soprattutto perchè devo pagare le spese del conto corrente???”

Ragazzi! Non è possibile!
Mi sono addormentata seduta!

Mercoledì, dopo aver presenziato per la prima volta (ed ultima) alla riunione del Consiglio di Istituto, alla quale non mi sono addormentata solo perchè riuscivo a chiaccheirare con Madre NaturaSì e la maestra di Babet, saltando la cena, vado alla mia lezione di yoga-salva-schiena.

Durante gli esercizi ho la conferma che i miei addominali sono andati in vacanza e, con tutta probabilità, hanno chiesto asilo politico ovunque essi siano.
Come sempre, a confronto delle mie compange di corso, mi sento peggio di una vecchietta in riabilitazione, ma tenace e caparbia tento di raggiungere risultati di piegamenti e torsioni che non conseguo dagli allenamenti di pallavolo della mia adolescenza.
Ricordo che riuscivo a toccare i piedi con il polso.
Ora il polso, ai piedi, manda cartoline e saluti da lontano.
Ma l’importante è sentirsi snodate dentro.

Esercizi.
Rilassamento finale (da sdraiate con copertina di Linus).
Posizione a gambe incrociate per un’ultima respirazione prima del saluto.

“Ora che avete raggiunto la posizione ideale, chiudete gli occhi e continuate con la respirazione circolare che avete appena fatto durante il rilassamento…
“Entra l’aria dal naso…
“Percorre quielì
“Arriva
“Prosegue perdiqua
“Potete sentire la differenza nella respirazione fatta in questa posizione e durante il rilassamento…”

Questa è facile!
La differenza la so!
Da seduta non mi sono addormentata!!

Inizio a pensare di soffrire di narcolessia…

La felicità è una scelta di tutti i giorni

  • ottobre 29, 2013 at 00:16

Non la trovi in assenza di problemi.
La trovi nonostante i problemi.

Sabato la nostra amica naturopata mi ha detto che non ci ha mai visto così stanche, tutte e quattro.
E’ veramente un periodo intenso, di grandi cambiamenti, di impegni, di autunno…

Io mi accorgo di essere rasente al limite quando con le bimbe passo più tempo ad urlare che a parlare.
Sono paziente con tutto e con tutti… ma non con le bimbe!
Così mi son detta che devo far di tutto per portare più serenità possibile in casa e lasciar fuori la frenesia: fa meglio a me e fa meglio a loro.
Decido di prendere le cose più leggermente. Non con la leggerezza che dà poca importanza, ma quella che evita di “uccidersi” per riuscire a fare tutto, senza sentirsi in colpa.

Oggi, tra una visita ortopedica di Babet, il corso di nuoto delle due minori, varie ed eventuali, ho tentato di affrontare la giornata con più serenità e meno stress “mentale”.
Penso che il trucco sia pretendere di meno (più che dalle bimbe, da me stessa) e ascoltare di più i suggerimenti che, inconsciamente, con il loro comportamento da bambine, mi sanno dare le mie tre pupattole.

In effetti, anche se mi fanno sclerare, riescono a darmi quel non so che per farmi sentire gioisa, felice di esistere.

Al momento della buonanotte ho letto un libro a Babet e Nanà.
Era una vita che non lo facevo, sempre mille cose da fare, la paura che perdano minuti preziosi del loro prezioso sonno, il pensiero già alle “faccende” che mi aspettano…
Stasera lì nel letto, in mezzo a loro, sentivo una pace interiore profonda.

C’è sempre da imparare.

E amando non si può fare a meno di farlo.

Ed è sempre durante la buonanotte che escono con le domande del secolo.
“Mamma, ma come fai a sapere chi è la persona giusta?”

Sono rimasta un momento in silenzio, pensando a ciò che sarebbe il mio desiderio: la felicità e la pace. E son tornata con la mente ai loro sbaciucchiamenti di cinque minuti prima.
Non smettono mai di insegnarmi la vita…
Così sempre da loro mi è arrivata la risposta:

“La persona giusta è quella che, quando l’abbracci, ti fa sentire a casa.”

Stop the world, I want to get off…

  • ottobre 20, 2013 at 23:08

Ho passato due giorni adrenalinici, tra colloqui con insegnanti e preside.
Ho smosso mari e monti per cercare di avere chiarimenti sul modello educativo fallimentare che i professori della classe di Canterina stanno attuando per tenere a bada i comportamenti irriverenti e sfrontati di alcuni ragazzi.

La Dirigente Scolastica è solidale con me, ma mi ha confessato la difficoltà di “educare” certi docenti all’ascolto degli alunni, invece che le solite metodologie punitive che, ho potuto constatare anch’io, non servono all’obiettivo prefissato ma solo a creare terrore e a penalizzare chi non se lo merita.

Giovedì avrò il consiglio di classe e, in qualità di rappresentante, parteciperò alla prima parte in solitaria a confronto con gli insegnanti.
Penso che un “cicchettino” preventivo me lo berrò, o rischio di sbranare il primo docente che si pronuncia in modo poco adeguato alla situazione.

Venerdì mattina, tra un colloquio e l’altro, ci ho infilato pure una visita ortopedica a Babet, per un problema al braccio che si trascina da tempo e mi son ritrovata di fronte la tipica dottoressa che parla medichese, a cui fare 500 domande per capire e così passare per deficiente. Sono uscita dalla visita non soddisfatta di ciò che mi era stato detto, irritata con la dottoressa, con me stessa, con mia figlia che si mimetizzava con la poltrona e non rispondeva alle domande per vergogna… Con la testa a Canterina e al suo stato emotivo.

Quando l’adrenalina si esaurisce, però, c’è il crollo.
Nel pomeriggio non sono riuscita a trattenere un pianto liberatore di fronte alla ex maestra di Canterina che mi chiedeva notizie.
Mi sentivo stanca, inadeguata per non riuscire a dare l’attenzione dovuta a tutte e tre le figlie in questi giorni di delirio, mi sentivo sola. Sola nell’affrontare le problematiche che ruotano intorno alle bambine.
La mattina ho scritto ad Homo tutto quello che stavo facendo per risolvere la questione di Canterina e mi risponde:
“Bene. Qualcosa si sta muovendo.”
… Se avessi avuto a disposizione un missile intelligente lo avrei usato.
Ma probabilmente anche un missile un po’ stupido.
Qualcosa si sta muovendo?
Sono io che sto muovendo il mondo! E non solo con la forza del pensiero!

So di avere attorno persone amiche fantastiche che mi aiutano, mi appoggiano.

Ma nonostante ciò mi sento comunque sola nel gestire i duemiliardi di qualunquecosa che ruota intorno a loro.
Ma non tanto a livello pratico, quanto a quello mentale.

Se a volte, per il livello pratico, servono i super poteri, per quello mentale cosa serve??

Serve un momento dedicato alle bimbe e alla mamma. Tutte insieme!
Quello sì che mi ricarica.
Così stamane, per anticipare i festeggiamenti per la Cresima di Canterina, ho legato i grembiuli alle bimbe, tirato su le maniche e ci siamo messe ad impastare gnocchi per un’ora, al suono di A-a-bbronzatissima, Gangnam Style e Tu’voi fa’ l’americano!

Avevamo farina ovunque!

E un sacco di sorrisi stampati in faccia!

E non avete idea di quanto fossero buoni i nostri gnocchi!!
C’erano quelli piccoli e quelli delle dimensioni di un panettone, quelli rigati e quelli spiaccicati, quelli lunghi e quelli con l’impronta chiara delle unghie di Nanà…

Mai mangiato gnocchi così buoni…

Stanca, stanca, stanca… e ancora non ho fatto niente!

  • ottobre 14, 2013 at 23:08

Giornatina faticosa.

Oggi, nella mia solita pace zen, avrei potuto contemplare anche un omicidio.

Mentalmente faticosa, emozionalmente faticosa, fisicamente… beh, solito.

Ieri sera mi sarei presa a schiaffi da sola.
Ero di un deluso! Di un deluso marcio. Ma con me stessa.
Non si può essere delusi di qualcuno che, in fondo, è coerente con se stesso.

A volte mi incaponisco perchè sento di qualcuno solo la parte migliore, la bellezza.
In realtà scelgo di vedere solo quella.
Quindi quando mi prende la delusione, non posso che rammaricarmi con me stessa.
Per non aver visto, per non aver voluto vedere.

Poi, in mattinata, ho dovuto recuperare anche Canterina da scuola, con il suo mal di pancia.
E’ una settimana buona che lo sto curando, sabato stava meglio.
E oggi no. Le chiedo cos’ha fatto, cos’ha mangiato nel week end…

E devo far leva a tutta la pace interiore che ho dentro per cercare di non inviare maledizioni a chi rema contro il mio faticoso lavoro di mamma-curante.

Poi Babet che esce dalla lezione di nuoto dicendo che non le piace l’istruttore e che non lo vuole fare più.
E Nanà, che sente la sorella, copia e incolla.

Poi solito, chi non ascolta, a chi non piace la cena, chi non ascolta, chi sta un’ora sul gabinetto, chi non ascolta, chi trova nella busta per “rappresentante di classe” i fogli sbagliati (mannaggia a i professori sbadati), chi non ascolta, chi ha male qua, chi ha gli occhi rossi, chi ha il naso che cola, chi ha freddo, chi vuole la borsa dell’acqua calda, chi vuole due coperte, chi scopre che il calorifero in cameretta non va nemmeno quest’anno…

Mi è uscita una stanchezza!

Ma la stanchezza materna non dev’essere motivo di attrito.

Nanà mi ha tenuto il muso a momenti alterni dall’uscita della piscina al lavaggio denti.
Mi fa morire poichè, essendo bambina, non riesce a stare arrabbiata a lungo. I piccoli non sono come i grandi (quelli musoni e orgogliosi), dopo cinque minuti si dimenticano tutto e sorridono come prima.
Ma Nanà è una testona. Quando la riprendevo nel tentativo di farmi ascoltare nel fare qualunque cosa, lei si offendeva e mi guardava storto.
Dopo due minuti mi diceva:
“Sono ancora arrabbiata con te!”

“Con me? Va bene… e per cosa?”

“… Perchè sì! … Non mi ricordo! Ma sono arrabbiata lo stesso!”

Mettendole a letto, ricompongo il piagiama sbragato a Nanà.
E’ il solito peperino, non sta ferma un minuto, mi chiama, mi chiede, mi abbraccia, mi salta al collo. Allora le dico:
“Vieni qua a darmi un bel bacio, và! Abbracciamoci un po’… che stasera siamo state un po’ troppo arrabbiate io e te!”

La tiro a me, la sbaciucchio e ci stringiamo in un lungo e forte abbraccio.

“Ti voglio bene, amore mio!”

“Anch’io mamma… SCUSE ACCETTATE!!”

“Hahahaha!!”

“Mamma… spiegami un po’… cosa vuol dire SCUSE ACCETTATE?? Non lo so mica!!”

“Doppio hahahaha!!!”

Una giornata può essere faticosa e impegnativa quanto vuoi, ma Nanà sa come far passare ogni cosa e stampare sul volto un bel sorriso.

Giornate a scuola: prima o poi ci metto le tende

  • ottobre 10, 2013 at 00:54

Son distrutta.

Ho bisogno di un nuovo pusher.

Oggi pomeriggio ho corso… pedalato tra le due scuole come una pazza, per tre riunioni di classe in concomitanza con aggiunta delle elezioni rappresentanti di classe in tutte quante.

Ho ascoltato mezza riunione in classe di Nanà.
Interrotto riunione per intervento su iniziative e progetti, in quanto rappresentante in loco dell’assoziazione genitori della scuola.
Uscita salutando e correndo, presa bici e teletrasportata alla riunione di prima media di Canterina. In ritardo.
Ascoltato presentazione professoressa di matematica che dipingeva la classe come combricola di teppisti avariati. Ma solo il 50%. Un sollievo.
Proposta, contro tutte le sane intuizioni che tentavano di impedirmelo, come rappresentante di classe.
Eletta rappresentante di classe.
Già pentita di ciò, ma avrò sicuramente modo di pentirmene ancora di più.
Ri-teletrasportata alla scuola elementare per votazione in prima, votazione in quarta, discussioni prossimi impegni del direttivo con gli “utlimi rimasti”, informazioni su amica che è da sostenere umanamente in un periodo difficile della sua vita.

Arrivata a casa sono riuscita giusto a lavarmi i piedi, mentre mangiavo e chiamavo Homo per aggiornarlo sugli impegni scolastici prossimi venturi.
I piedi perchè dovevo scegliere, visto il poco tempo a disposizione, una parte del corpo. Ho pensato all’attività che mi aspettava… e ho avuto pietà per le mie compagne.

Prima di andare alla lezione di prova di Yoga, trascinata da una compare dell’ex teatro, sono riuscita anche a imbastire la mailing list della prima media.

Che bello l’entusiasmo che prende noi, fatine tuttofare, specielmente all’inizio di ogni avventura.

Però a questo punto penso seriamente di dover iniziare a fare uso di qualcosa di più impegnativo o alla fine dell’avventura non ci arrivo tutta intera.
Oppure posso puntare sullo yoga.

Non lo avevo mai provato.
Molto rilassante.
Vediamo se domani riesco a muovere tutti i muscoli.

Mi avevano detto di portare una coperta e un cuscino.
Io, per sicurezza, ho portato anche il pigiama.

Mi son detta, si sa mai che mi debba portare avanti per la serata!