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Caro amico

  • dicembre 22, 2010 at 19:24

Sono contenta che tu ti sia sentito "libero" di aprirti con me e ne sono lusingata.
Mi hai detto tanto di te e allo stesso tempo è ancora poco per conoscerti.
Non ho capito molto della tua situazione, dei perchè o percome, e non vorrei invadere uno spazio ancora molto delicato e fragile.
Certo è che per rimettersi in gioco, per tentare di aggiustare le cose bisogna essere in due e, per esperienza, anche se tu vorresti a tutti i costi farlo, se dall'altra parte c'è un muro non puoi certo buttarlo giù a spallate.

Ciò che ho ben chiaro è che quello che non puoi togliere ad un altro, purtroppo o per fortuna, è la libertà di scegliere.
Perchè il Signore ce l'ho ha dato questo benedetto libero arbitrio. Ma poi sta a noi saperlo usare.
Purtroppo non tutti ne sanno fare buon uso, certo.
Il fatto è che a volte si confonde il senso della parola Libertà.
C'è chi pensa che essere liberi significhi fare ciò che si vuole, ma non è così.
La vera libertà sta nel non essere schiavo di qualcosa che ti costringe, come può essere l'egoismo, sta nel saper scegliere il bene anche per gli altri, sta nel poter scegliere ogni giorno la Sua Via…
Perchè è la Verità che ci farà liberi. E Lui ci dice precisamente "Io sono la Via, la Verità e la Vita".
… Un bell'indizio direi!
Però c'è chi confonde spesso questo senso di libertà, che diventa solo fare i propri comodi e i propri interessi.
Ma se si arriva ad un punto che questa sedicente libertà va a ledere quella degli altri allora non è più libertà, ma diventa semplicemente egoismo.

Purtroppo non possiamo obbligare nessuno a scegliere.
Possiamo certo continuare a dirgli che sta sbagliando. Questo siamo "liberi" di farlo. Ma alla fine ognuno sceglie per sè.
Certo che se io sono madre per me scegliere significa mettere al primo posto le mie figlie… ma mi rendo conto che non è così scontato come ragionamente al giorno d'oggi.
Perchè anche l'istinto materno in realtà non esiste. Non tutte le madri lo hanno… Io ne ho presente bene bene un paio che non ce l'hanno manco dipinto sul cuscino!

In ogni caso posso confermarti che dover "subire" le scelte di qualcuno, qualunque siano le cause, è davvero dura. Perchè ci si sente impotenti. Perchè a volte si avrebbe voglia di urlarGli in faccia con tutto il fiato che hai nei polmoni "MA NON VEDI CHE CI SONO ANCHE BAMBINI INNOCENTI CHE NON SI MERITANO TUTTO QUESTO???"
Poi però è importante fermarsi un minuto a pensare.
E se siamo convinti che Lui non voglia il nostro male nè quello dei nostri figli, sappiamo allora con certezza che ci darà gli strumenti giusti per poter superare questo scoglio nella nostra vita.
Ci darà il tempo che ci serve per capire. Ci darà la forza che ci serve per andare avanti. Ci darà il coraggio per continuare ad affrontare la vita. Ci darà brave persone che ci sosterranno nei momenti bui, se noi non abbiamo paura di chiedere il loro sostegno. Ci darà la preghiera, arma invincibile della speranza.
E ai nostri figli che strumenti darà??
Beh, il primo strumento che hanno davanti per superare la loro bufera SIAMO NOI.
Dobbiamo solo capire che la loro bufera è differente dalla nostra. Che ciò che serve a loro probabilemente non coinciderà con ciò che serve a noi.
Che le loro esigenze sono le loro. Non le nostre.
Allora armati del nostro amore, cercheremo di metterci nei loro panni, di capire i loro bisogni e fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutarli.
E per prima cosa, per poterli aiutare realmente a stare meglio, dobbiamo iniziare a cercare di stare meglio noi.
La nostra sempre maggior serenità sarà fonte principale della loro.
Il nostro sorriso darà loro il messaggio del nostro indissolubile amore nei loro confronti.
E questo messaggio deve costantemente essere chiaro ai loro occhi.
Noi li amiamo, qualunque cosa sia successa e qualunque cosa succederà.
E' questo è lo Strumento indispensabile per aiutarli.
E aiutando loro aiutiamo anche noi stessi.

Non è facile. Ma ce la puoi fare.
E se credi che ce la farai andrà ancora meglio.
Bisogna puntare in alto.
A volte si ricade giù, ma mai darsi per vinti. La salita è lunga, ma ricordati che alla fine sarà discesa.

Fin dagli inizi sono sempre stata convinta che solo un miracolo potesse tirarmi fuori da tutto questo.
Infatti Gli dicevo senza mezzi termini:
"Cazzo Gesù, hai resuscitato Lazzaro dalla morte… Impegnati! Và che qui c'è molto meno lavoro da fare!!"

Il miracolo che chiedevo inizialmente era che lui tornasse dalla sua famiglia.
Il miracolo che si è rivelato è stato che io sia riuscita a venirne fuori in maniera brillante e in tempi decisamente brevi (due anni e mezzo per la pesante situazione in cui mi sono trovata invischiata sono pochi!)
Il miracolo è stato che non ho mai abbandonato la fede e la speranza di una felicità futura e ancora non le abbandono.
Il miracolo è stato diventare quella che sono ora… e cavolo se mi piaccio!
Il miracolo è aver capito che anche noi possiamo essere il nostro miracolo!
Anche tu lo puoi essere.
Fidati.

Intervista ad una donna, unica… come tante altre

  • agosto 3, 2010 at 00:56

Quella che segue è un intervista mentale a me stessa. Un escursus dei miei ultimi due anni e mezzo di riflessioni… un po' più breve. Sono pensieri a valanga, usciti uno dopo l'altro dalla mia mente e digitati sulla tastiera senza nemmeno rileggerli. Quindi perdonate gli strafalcioni.

<<

Sì. se ne può venire fuori.

No, non ci credevo, non ci credevo minimanente.

Sì, sono stata grande.

No, non basta dire che il tempo è la miglior cura. Il tempo ci vuole, certo. C'è un tempo fisiologico per ogni tipo di sofferenza e di lutto, un tempo minimo per attutire il colpo, assimilare, decidere di volerlo superare e impegnarsi per farlo. Ma bisogna metterci del proprio perchè c'è la possibilità di non riuscire a venirne fuori. Se non lo vuoi veramente, ti trascinerai per tanto, troppo tempo.

Una volta la psicologa mi ha detto che mi porterà come esempio da relazionare per l'ottima riuscita della terapia e per la velocità con cui io riesco ad elaborare e con cui sono riuscita a venirne fuori.
Questo per dire che anche una persona veramente forte e motivata ha comunque bisogno di aiuto.
A volte c'è solo bisogno di qualcuno che ci direzioni dalla parte giusta, o che ci aiuti a scavalcare un ostacolo che con le nostre sole capacità, i nostri punti di vista, non riusciamo proprio a superare. Qualcuno che ci dia gli stimoli con cui poter lavorare su noi stessi.

Io da sola non sarei riuscita a venirne fuori.
C'è stato un momento in cui ero totalmente persa nel buio più profondo ed ero mangiata dalla sofferenza.
Il dolore mi divorava giorno e notte, il fisico e l'animo. Non riuscivo a darmi pace, non mi capacitavo di ciò che mi era successo, della stupidità umana, della falsità, della slealtà, dell'indifferenza con cui c'è chi sceglie di calpestare i sentimenti e le vite altrui per i propri interessi, dell'ignoranza, dell'egoismo, dell'irresponsabilità di persone che pensavi di conoscere, di credere idealmente intelligenti e sincere, fedeli, amiche, mature.
Non riuscivo a capire come fosse stato possibile che tutto ciò travolgesse la mia vita e quella delle mie figlie così, all'improvviso. E mi sentivo impotente nel non riuscire a fare nulla per star meglio e far star meglio le mie bimbe.
Allora ho chiesto aiuto.

Bisogna comunque saper capire chi ci può aiutare, perchè non tutti sono capaci di aiutare gli altri.

Ho cominciato ad eliminare ciò che potevo scartare dalla mia vita che mi facesse sentir male o addirittura peggio. Non avevo bisogno di altro dolore da aggiungere.

Ho iniziato a lavorare su me stessa.

Ho iniziato ad avere più autostima e amore per me stessa.

Ho iniziato a credere che ce la potevo fare.

Mi sono rimboccata le maniche e mi son data da fare.
Quante volte mi son sentita dire chissà da sola con tre figlie com'è dura (come se non lo stessi vivendo già abbastanza sulla mia pelle), chissà che impegno, che stanchezza, che forza di volontà…
Ma non c'era tempo di star lì a pensare a quanto era e sarebbe stato difficile: c'ero dentro in pieno, tanto ne valeva viverla al meglio.
Sono rimasta all'improvviso da sola quando avevano 5 anni, 3 anni e 5 mesi. Dopo due settimane (in cui non mangiavo, piangevo tutta la notte e spesso anche durante il giorno di nascosto dalle bimbe) che mia madre dormiva qua con noi le ho detto: "Mamma, domani tu torni a casa tua. Da sola ci devo restare, tanto ne vale che mi ci abitui fin da subito."
E così è stato.
Si può avere paura di fronte ad una situazione sconosciuta e più grossa di te. Ma se questa situazione non si può cambiare, allora è meglio prenderla di petto ed imparare a viverla cercandone i lati positivi, che, non sembra, ma ci sono in ogni cosa.

Certo ci sono stati gli alti e bassi e probabilemente ci saranno. Periodi di regressione, di tristezza e dolore. Il S.Natale è per il mio cuore la peggior sofferenza che si possa augurare.
Ci sono stati momenti in cui mi sentivo forte in volo e poi ricadevo giù, per una sciocchezza magari, che però riusciva a tirar fuori dolore ancora nascosto.

Nel frattempo dovevo ancora capire come affrontare chi mi aveva fatto del male.
Io che sono la paladina della giustizia, dell'onestà… era per me un affronto non riuscire a far capire a qualcuno dove sbagliava e perchè sbagliava.
Ma mi sono subito scontrata con una grande verità: ognuno di noi è libero di scegliere e noi non possiamo obbligarlo a scegliere diversamente. Anche se sceglie cazzate.

Purtroppo al mondo d'oggi troppa gente crede nella libertà fittizia.
Pensano che la vera libertà sia fare ciò che si vuole, non essere stretti da vincoli con qualcuno, non sentirsi costretti.
Ho provato a spiegare più di una volta che la libertà non è più tale quando le tue scelte vanno a LEDERE LA LIBERTA' DEGLI ALTRI (vedi, moglie, marito, figli, amici, chiunque…).
Non si può essere liberi di fare del male agli altri!
Quando le scelte vanno ad intaccare la vita altrui allora la LIBERTA' si trasforma in EGOISMO.
E questa è una schiavitù!

Ma ho capito che non si può pretendere troppo. Il troppo lo possiamo pretendere solo da noi stessi.
Da qualcuno che cita frasi famose per la propria vita e che, se si fermasse non solo a leggerle ma anche a comprenderle, capirebbe che sono parole che tornano a boomerang su ciò che hanno fatto… cosa vuoi pretendere? Un lucano!
Da chi si sente vittima del giudizio degli altri. Giudicato solo perchè ha fatto qualcosa di talmente e penosamente giudicabile dal mondo intero ma che ai propri occhi preferisce sentirsi incompreso nelle sue scelte…
Prima di discutere delle scelte forse varrebbe la pena di discutere dei valori.
Ma di discutere ormai la voglia è passata.
E tanto non se ne cava un ragno dal buco, quindi sono solamente energie perse. Come mi ha sempre detto saggiamente mia sorella!

Il momento in cui ti rendi conto di questo è magico. Perchè allora certe parole, certe frasi, che prima ti ferivano fino al midollo, ora ti iniziano a passare sopra, schiacciandoti solo un pochettino.
L'incazzatura inizia a durare cinque minuti, poi tre, poi uno. Due respiri e se ne va. E pensare che prima ci stavi male delle ore.
Allora si iniziano a cambiare le priorità.
Non tutte in una volta. Piano piano. Perchè ogni cosa ha i suoi tempi.
Poi arriva un giorno, magari dopo due anni, che ti rendi conto che nelle tue priorità ora ci sei anche tu.
In quanto TU.
Per te è una novità. Tu che mettevi sempre e costantemente prima gli altri.
Per il suo bene, per il bene delle figlie, per loro, per lui…
Appare nell'elenco anche un nuovo PER ME.
Questa cosa ti spaventa, non ne eri abituata. Ma in fondo ti piace e sai che è ciò di cui hai bisogno.
Hai potuto constatarlo in questi anni che nei momenti in cui stai meglio tu, stan meglio anche le figlie.

Io non lo credevo possibile, quando mi era stato detto che sarebbe arrivato un momento in cui IO avrei deciso di non dar più potere a chi mi faceva soffrire, di non permetterglielo più.
Non ci credevo eppur così è stato.

Nel frattempo hai lavorato tanto su te stessa, per capirti, per capire cosa hai sbagliato (e che soddisfazione rendersi conto che non ti puoi rimproverare di nulla, che l'unico errore che hai fatto è il non esserti accorta di chi ti stava vicino… il non aver visto, l'esserti fidata troppo! Ma tu sai che ingenua lo sei sempre un po' stata…).

Inizi a conoscerti meglio e ancora meglio.
Inizi a vederti per quello che sei diventata, anche a causa di questa brutta esperienza, grazie alla tua forza d'animo e alla tua volontà di migliorare.

Sei una donna.
Non più una giovane donna un po' ingenua e su alcune cose forse ancora immatura che è partita in quarta a costruire una vita di cui non conosceva bene ancora tutte le regole.
Ora sei donna, fatta e finita.
Non più in rinascita. Sicuramente sempre in crescita.

E ne hai i riscontri nella vita. Da chi ti incontra e conosce la tua nuova IO, che in realtà non è una nuova identità, ma la stessa di prima molto cresciuta e migliorata.

E' come se avessi attraversato un fiume in piena. Con tanta fatica, corrente forte, paura di non farcela.
Ma ora sei sull'altra riva. Ce l'hai fatta.
Ti volti indietro e WOW! cosa sono stata capace di superare?!
Guardi l'altra sponda e ti senti sempre più lontata da chi hai lasciato di là, e forse è un bene.
Ti guardi e osservi chi sei diventata.
Una donna autonoma, intelligente, matura, sensibile, ironica, indipendente e anche carina.

"Fortunato tuo marito a trovarti, e coglione che t'ha perso. Io ti avrei aperto tutte le porte…"

Ognuno di noi è libero di scegliere la propria strada, scegliendo che tipo di persona voler essere.

Ora sarà difficile starmi dietro. 

Per me, per voi

  • luglio 1, 2010 at 20:20

Una dedica.
Apprezzata, pertinente, piacevolmente vera.
Ancora più appagante perchè mi è arrivata da un uomo.
Dice quel che le mie parole a volte tralasciano, ma si trascinano dietro.
Dice di come mi sono sentita e un po' ancora sono. E forse non smetterò mai di essere.
Dice di come è possibile rialzarsi, guardarsi e amare se stesse.
Dice che ognuna di noi ce la può fare.
E anche tu, uomo che mi dedichi queste parole.
Perchè penso che anche tu, un po' come me, sia dentro la tua rinascita.

Donne in rinascita [Diego Cugia]

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita. Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita!
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai
se sei all'altezza o se ti devi condannare.

Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo;
che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre:
"Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".

E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natale e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi. E hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato.
Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre lo stesso schema?
Sono forse pazza?"

Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova TE.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:
"Attenti: il cantiere è aperto. Stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
E' la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.

Un problema serio

  • aprile 15, 2009 at 22:50

Wondermamma ha un problema che ad altri potrebbe sembrare sciocco, ma per lei è molto serio.
Lavarsi.

Nel senso che con tre figlie così piccole e nessun’altro in casa che le monitorizzi non è così scontato per me trovare lo spazio da ritagliare per fare una doccia. E sento la necessità di farla più volte alla settimana anche se qualcuno potrebbe pensare che sia un reale spreco d’acqua…

Le ho provate tutte.
Durante il pisolino diurno sveglio Nanà che ha il lettino accanto al bagno con doccia.
Se uso la vasca puntualmente si sveglia e mi chiama dopo due minuti che mi sono immersa nelle acque profonde all’odor di olio essenziale di melissa. Rilassante, se riesci a respirarlo per più di due minuti.
Dopo i giochi post-scuola arrivata a casa ho giusto il tempo di lavare loro, far da mangiare, sfamarle e metterle a letto.
Di notte, quando ormai le bimbe sono sprofondate in un sonno a prova di cannonate, non oso usare il phon correndo il rischio di essere lapidata dai vicini il giorno seguente.
Capita che ne approfitto con la presenza di qualche nonna… ma non posso dipendere dal parentado per la pulizia quotidiana.
Mi capita di fiondarmi in doccia-record con Nanà che, chiusa in bagno con me e ottomila giochini, disinteressata da questi ultimi, tiene il cronometro e tira mazzate sulla porta della doccia piangendo finchè non esco.
Una volta sola ho provato a responsabilizzare le sorelle, pregando il Signore che non accadesse nulla di grave nel frattempo, raccomandando loro di ‘giocare con la sorella, stare con la sorella, controllare la sorella, non perdere mai di vista la sorella’.
Appena finita la doccia e chiusa l’acqua, dal bagno sentivo un nitido SPEM! SPEM! SPEM! …
"BIMBEEEEEE!!!! E’ NANA’ CHE PICCHIA SULLA PORTAAA??"
Sento il rumore della loro camera aprirsi e Canterina che mi dice:
"OK, D’ACCORDO, LA FACCIAMO ENTRARE!"
…L’avevano esiliata in anticamera, ma umane, prima di chiuderle la porta in faccia, le avevano lanciato un giochino di ripiego. Lei ovviamente preferiva giocare all’ariete.
Quest’esperienza è stata chiarificante su quanto possa fidarmi ad occhi chiusi…

La Zia Larua e la figlia umanitaria

  • gennaio 26, 2009 at 22:25

Il virus ci perseguita e così, anche oggi, Babet è a casa con la febbre.
A pranzo ci ha onorato della sua presenza la Zia Larua.

La Zia Larua è la migliore amica che Wondermamma potesse trovare sulla faccia della terra.
Ultimamente ha preso le sembianze di Angelo Custode, con diploma al seguito.
L’alter Ego della mia coscienza. La delicatezza fatta persona, non offenderebbe neanche sotto tortura. Sincera come una vera amica sa essere, ma con tatto. Pronta, generosa e disponibile come un corriere espresso. Sostegno fondamentale della mia vita come le colonne di San Lorenzo, nonostante non riesca a tenere in braccio la piccola Nanà per più di 2 minuti e 4 secondi netti.

Stamattina la masochista Zia Larua si è offerta di guardarmi Nanà mentre andavo in banca e mentre mi perdevo tra la folla in posta. Mi ha aiutato a ‘sconfezionare’ 800 medicinali scaduti da inserire nell’apposito bidone. Mi ha offerto cappuccio e brioches. Ed è rimasta chiusa tra le due porte girevoli della sua banca, sotto lo sguardo divertito mio, di mia figlia e della guardia che non dava segni di pronto soccorso.
…Ovviamente la sua Banca è differente.

Dopo averle fatto fare la colf al seguito non potevo non invitarla per un gustoso pranzo a base di …prosciutto e formaggio.

Babet voleva detenere il record di mangiata di coscia di pollo in 8 ore e mezza, avanzandone metà.
La mamma equo e solidale che è in me in queste occasioni sfodera molti colpi bassi.
L’odierno spunto di riflessione è stato:
"E non pensi ai bambini africani?? I bimbi che non hanno da mangiare tutti i giorni e per questi pezzi di pollo farebbero a botte?! Noi, che siamo fortunati ad averlo, non possiamo buttare il cibo. Dai, mangiane ancora un po’…"

Due minuti più tardi la Zia Larua si accingeva a sparecchiare il suo piatto e Babet, occhio di lince, vedendo che gettava nella spazzatura le croste del formaggio le dice:
"Zia Larua… E i bambini africani???"