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Consanguinee

  • maggio 5, 2014 at 21:49

La mia analisi grammaticale avrebbe bisogno di un bel ripasso, ma a tentoni riesco ancora ad aiutare Canterina nei compiti.
Compiti di improvvisazione. Di una lingua tutta sua.

“Mamma, ma che cos’è cari?”

“E’ vicino ad un nome??”

“Ah, allora è un aggettivo… ma di che tipo?”

“Che cosa ti dice di quei nonni?”

“Che a noi, o agli altri, insomma  qualcuno ci tiene a loro, che sono benvoluti… cari…”

“E quindi è un aggettivo…?”

Caritativo?!?”

“Ma va via il sett bell! Babet… dimmi un po’ tu invece come è andata oggi l’uscita in bici con la classe!”

“Benissimo! Oggi è stata una giornata fantastica!  A parte qualche piccolo imprevisto che continuava a succedere…”

“Che imprevisto??”

“Cadevano le catene A VANVERA!!”

Si vede che sono parenti strette…

“TI LICOLDI L’ANNO SCOLSO?” … Quando non parlavi??

  • giugno 10, 2013 at 22:12

Non sta zitta un minuto!!!

E’ entrata in casa parlando e non ha più smesso.

Colei che, di fronte a qualunque presenza, fisica o spirituale, si ammutolisce e tenta la mimesi con il pavimento, da sola e senza sorelle è di una loquacità che fa paura.
Quasi terrore.

“MAMMA I NONNI MI HANNO PLESO QUELLA BABBI CHE PLIMA IL NONNO NON VOLEVA PELO’ POI ME L’HANNO PLESA LO STESSO, MAMMA TI LICOLDI L’ANNO SCOLSO – per Nanà tutto il passato, prossimo, remoto e di ieri, è per lei avvenuto l’anno scorso… – CHE BABET E’ LIMASTA CHIUSA NELL’ASCENSOLE E HA DOVUTO SUONALE LA CAMPANELLA??”

“No, tesoro, sinceramente non me lo ricordo…”

“MA SI’ ELA L’ANNO SCOLSO! L’ANNO SCOLSO SIAMO ANCHE ANDATE IN MONTAGNA, TI LICOLDI? CHE ELA LO STESSO GIOLNO CHE BABET E’ LIMASTA CHIUSA NELL’ASCENSOLE!”

“???”

“MAMMA, L.ANNO SCOLSO IO ALL’ASILO GIOCAVO CON I LEGO GLANDI, LO SAI? MA ADESSO GIOCO ALLE COSTLUZIONI CHE SONO NELLA SCATOLA DI BABBO NATALE! CE L’HA LEGALATE L’ANNO SCOLSO!!”

“Amore, sali in auto.”

“SALGO DAVANTI PELCHE’ NON CI SONO LE SOLELLE, MAMMA PELCHE’ CI SONO I FINESTLINI APELTI? ANCHE IL MIO E ANCHE IL TUO E’ APELTO. MAMMA SE ACCENDI LE LUCI CI VEDO MEGLIO. MAMMA POSSO ACCENDELE LA MUSICA? MA COME SI ACCENDE LA MUSICA??”

“Col dito…”

“MAMMA! SEI UNA SCHELZONA! TE LO DEVO PLOPLIO DILE CHE SEI UNA SCHELZONA, LO SAI? MAMMA, MA LE SOLELLE STANNO VIA 12 GIOLNI? NON DUE SETTIMANE PELCHE’ DUE SETTIMANE SONO 14 GIOLNI E LOLO STANNO VIA SOLO 12 GIOLNI…”

“Sei contenta che andiamo a trovarle domenica?”

“SI’! TI HO GIA’ DETTO CHE SONO CONTENTA, QUANTE VOLTE TE LO DEVO DILE! AAAH! QUESTA CANZONE LA ODIO! GILO! NO, NON LA ODIO. MI PIACE. PELO’ E’ UN PO’ DI PIU’ CHE NON MI PIACE…”

E così fino all’ora di andare a letto quando, la tarantolata, non aveva nessuna intenzione di prendere sonno.

“Nanà. Stai ferma. Immobile. Zitta. Chiudi gli occhi e russa!!”

“MA IO NON LUSSO MAI!!!”

“Guarda che se non ti addormenti in cinque secondi me ne vado di là e stai qua da sola.”

“FAMMI LE COCCOLE PLIMA!”

“Ma se sono due ore che ti sto coccolando! Hai voluto la canzone, hai voluto la foto delle sorelle da abbracciare come la coperta di Linus… adesso dormi!”

“LE SOLELLE… SNIFF SNIFF… MI MANCANO TANTO!!”

“Nanà, le vediamo tra 6 giorni!”

“ALLOLA LE VEDIAMO SABATO!”

“No, Domenica. Ma da quando sai contare i giorni?”

“DUNQUE… SONO… DOMANI, DOPODOMANI, DOPODOMANI, DOPODOMANI… MAMMA, DOPO IL CINQUEDOMANI C’E’ IL SEI??”

“Sì… Vuoi dire la preghierina per le sorelle? Dai, mandiamo loro tutti gli angioletti a proteggerle e a farle divertire.”

“MA MAMMA! MA SE MANDIAMO TUTTI GLI ANGIOLETTI A LOLO, A NOI CHI CI PLOTEGGE?”

“Hai ragione. Ma gli angioletti sono un po’ ovunque e sono così tanti che bastano per tutti quanti!”

“OCCHEI, ALLOLA MANDIAMO META’ ANGIOLETTI ALLE SOLELLE E META’ CE LI TENIAMO NOI!!”

“Sì, ma adesso dormi.”

“Ma mi mancano tanto…”

“Amore… dormi!”

Spengo il pc, perchè fa troppo luminaria natalizia e mi accoccolo accanto a lei per accarezzarle il viso e tentare di farla addormentare, nonostante la nostalgia.

Riesco a incassare solo 5 ditate nell’occhio, due angoli di foto nell’altro e un paio di gomitate sulle tempie.

“Nanà! Cribbio! Ma c’hai il pepe nel culo?!?!?!? Ma sta’ un po’ ferma!!! Chiudi gli occhi e addormentati!!!”

“Occhei…”

Si gira, si rigira, muove una gamba, tira fuori un braccio dalle coperte, si scopre tutta, si ricopre, si rigira, mi da una manata in faccia, si mangiucchia una pellicina, si spelucca un unghia, si gratta un ginocchio, si rigira, si scopre l’altro braccio, si ricopre fino al mento, si sfrega un occhio, si gratta l’orecchio, si infila un dito nel naso, si gratta con un piede…

Probabilmente anche San Francesco darebbe di matto accanto a lei!

Ma io no.
Io con la mia calma e la mia pazienza esperta non dico niente, sorrido, mi alzo, mi infilo le ciabatte e tento una fuga silenziosa verso il soggiorno.

“MAMMA! MA DOVE VAI?”

“Di là… amore… di là…”

“MA POI TOLNI??”

“Non ti conviene, tesoro, perchè vado a cercare il lanciafiamme… e se torno ti do fuoco!!!”

Per un pugno di cereali

  • giugno 6, 2012 at 13:32

“SOLELLE! SOLELLE! BATTA PLENDELE CELEALI! LA MAMMA HA DETTO CHE POTETE SOLO UNA MANGIATA!!”

Oggi sposi!

  • luglio 3, 2011 at 00:52

Che giornata!
E' stato proprio un bel matrimonio.
Diverso dagli altri.
Perfetto nelle sue imperfezioni.
Estemporaneo, no stress, lasciato libero di essere…
Il matrimonio della Zia Ebe!
Non poteva essere che così.

Partendo dalla celebrazione.
Mia sorella di solito è perennemente in ritardo, ma non oggi.
Oggi è arrivata puntualissima.
L'auto lustra e infiocchettata, guidata da Nonno M., è entrata in piazza della chiesa allo spaccare dell'orario prestabilito.
Peccato che non era ancora arrivato il prete.
Abbiam dovuto farle fare un paio di giri dell'isolato in più nell'attesa.
Arriva il don, serafico e flemmatico.
Si prepara.
Concordo qualche particolare che era da mettere a punto, corro a preparare i damigelli (le mie bimbe e Cuginetto It) che dovevano precedere la sposa a due a due con il loro incedere elegante, mentre il violoncello suonava per accompagnare l'entrata.
I damigelli sono spariti.
Con la grazia che mi contraddistingue vado in piazza a gridare il loro quattro nomi, osservata da invitati straniti mentre impreco in cirillico.
Recupero le mie figlie, ma all'urlo di Tarzan il nipote non si vede.
Nessuno si accorge della mancanza, tranne me.
Inizio a chiedere a destra e a manca dove sia il nano esorcista.
Nel frattempo arriva la sposa.
Con lo sguardo laser scandaglio la chiesa, la piazza, le auto parcheggiate, ma del piccolo delinquente nemmeno l'ombra. Mi viene il sospetto che si sia allontanato fuori dalla piazza.
Zia Ebe esce dall'auto come un'apparizione.
Bella.
Semplicemente bella.
Bella e luminosa.
Avvolta in un vestito color acqua marina, sobrio ed elegante.
Con i suoi occhioni chiari, il suo sorriso rilassato ed emozionato allo stesso tempo.
I capelli scuri raccolti, il trucco in tinta con l'abito e il suo sguardo magnetico e profondo.
In mano il bouqet di ortensie che sembrava tirato fuori da un quadro di Renoir.
Nonno M. la prende sottobraccio, mentre tutti applaudono la sua bellezza, fanno un accenno di passo e…

"ALT!"

Mi faccio avanti e li blocco con un gesto della mano.

"Un secondo solo che manca tuo figlio!"

Corro sui tacchi fino a metà piazza, lo vedo mentre sta giocando con un cestino della spazzatura a trenta metri.
"CUGINETTO IIIIIT! MUOVITIIIIII! TUA MAMMA E' QUAAAAA!"
Mi giro. Sorriso a 84 denti al pubblico e corro dentro a sistemare i damigelli.

E' stato il matrimonio con più bambini che io abbia mai visto.
Durante la celebrazione c'erano pianti, spostamenti, richieste di qualsiasi genere, Cuginetto It era seduto in mezzo ai gentitori e non stava un momento fermo o zitto contemporaneamente.
Io ero seduta accanto alla sposa e ho tenuto per mezz'ora in braccio Nanà che mi chiedeva incessantemente "QUANDO FINISSE???"

Ogni tanto mi giravo per sgridare le bimbe per il macello che stavano facendo, pensando che fossero Canterina e Babet, e tutte le volte beccavo la Nonna Bis che le tampinava vociferando a duecento decibel visto che non ci sente.

Durante la Benedizione della Famiglia abbiamo tenuto un velo sopra gli sposi (tradizione orientaleggiante o non ho capito molto bene ma chissenefrega…) mentre il prete leggeva.
Io faccio segno a sorella e congato di inginocchiarsi.
Il don dice "Potete anche stare in piedi, non serve che vi inginocchiate."
Io che rispondo "Si che serve, Don. Non ci arrivo se stanno in piedi… mi tira la stola!"
"Sì, però dovevate sceglierli più alti, allora!" sghignazza.
"O forse dovevo mettere un tacco dodici.. " ribadisco io che già non sentivo più le braccia.
Il don è un amico, precisiamo.

Beh… la giornata è continuata così… come dire… estemporanea.
Proprio come è Zia Ebe.
Infatti è stata perfetta.

I bambini si sono divertiti un mondo, hanno giocato nel parco tutto il giorno, mangiando poco e niente, ma godendosi amichetti che non vedono sovente.
Hanno corso a piedi nudi nell'erba, costruito capanne stile Robinson Crusoe (che se qualche forestale viene a fare domande io non so niente e non ho visto niente!).
Abbiamo gonfiato palloncini azzurri con la bombola d'elio (mia sorella le pensa tutte). Io e Zia Luna abbiamo anche tentato di aspirarne un po' per tentare di cantare come i Chipman's ma non ci siamo riuscite.
La sposa ad un certo punto ha tirato fuori cinque palloni per far divertire, correre e stancare ulteriormente i bimbi (le pensa davvero tutte!)

Io mi sono fatta riconoscere in varie occasioni.
Per esempio?
Quando io, con il mio vestitino di seta schienato fino al sedere, e Mamma L. ci siamo tolte i sandali e abbiamo iniziato a correre nel parco giocando a palla con chiunque ci venisse sotto tiro. Le uniche due dementi. Manco qualche ometto ha osato arrivare a tanto. Ho dovuto smettere quando la mia milza ha scambiato di posto con il pancreas.

Quando dovevo avvisare gli invitati che gli sposi erano pronti per fare le foto… mi sono messa in un punto centrale del patio, ho battuto energicamente le mani per attirare l'attenzione e con voce soave e delicata ho urlato:
"ATTENZIONE PREGO! GLI SPOSI STANNO ASPETTANDO PER FARE LE FOTO A GRUPPI. ORA, IN TOTALE AUTONOMIA, OGNI TAVOLO SI ALZA E VA A FARE LE FOTO, CI SI METTE IN FILA LA', COME PER ANDARE DAL SALUMIERE, MA SENZA BIGLIETTINO, E PIAN PIANO ANDATE A FARE LE FOTO! NON VERRETE CHIAMATI! MI RACCOMANDO, IO NON VI CHIAMO, NON VI FATE SGRIDARE! FATE TUTTO DA SOLI! CE LA POTETE FARE?? IO SO CHE CE LA POTETE FARE!!"
Che faccia di merda ci vuole per fare certe cose…

Quando Zia Ebe ha fatto il lancio del bouquet.
Io mi infilo nel gruppo per fare numero. E perchè dove c'è da fare baruffa io sono in prima fila.
C'era veramente chiunque, anche le cameriere del catering.
Zia Ebe si gira, io parto con un bel "OOOOOOOOHHHHHHH"
La sposa lancia in aria.
Io, intenzionata a fare solo numero, non mi muovo di un centimetro.
La signora davanti a me sta però arretrando pericolosamente, allora alzo le braccia per parare la sua testa e chiudo gli occhi per evitare lo scontro e… mi ritrovo con il mazzo di fiori in mano!
Grida entusiaste da ogni lato.
Io fulminea piazzo il bouqet in mano a quella davanti e urlando a mia sorella "COL CAVOLO!!!"… PAC! mi aggrazio in un bel gesto dell'ombrello dove lo portava mio nonno!
E' uscito così, istintivo, naturale, davanti a 80 persone.
Peccato che non ho pensato al fotografo.
Ora quella foto è la più richiesta, anche sotto compenso.
Sono ricattabile.
Mi toccherà corromperlo.

Al taglio della torta Nanà si appropinqua verso il dolce e ci infila un dito.Tento di far finta di non conoscerla.
Alla seconda volta mi vedo costretta ad intervenire:
"Nanà! Ci tieni ad avere le falangi ancora tutte intere?? Allora non toccare più quella torta!"
Il fotografo accanto a me ride e mi dice:
"Avevi già tutta la mia stima da stamattina quando (nel tentativo di far provare i damigelli, nda) hai detto a tua figlia Se vuoi arrivare a quattro anni dai la mano a tua sorella!!!"
"Sì, lo so , ho una delicatezza fuori dal comune con le mie bimbe… NANA'! Ora ti sego quelle dita! Tanto nel naso ci puoi infilare anche l'altra mano!"

Il mio totale piattume da sottoilvestitoniente…reggiseno l'ho portato con disinvoltura e nessun disagio, anzi andando orgolgiosa di tale pialleria da guinnes dei primati.
Mi siedo al tavolo di Zia Luna e Zia Lexia mi dice:
"Wonder, hai dimenticato le tette a casa?"

"No, ho dimenticato di farle crecere…"

Mentre gioco a calcio e correndo non mi balla nulla, mi si avvicina frettolosamente Zia Luna per dirmi:
"Sai cosa mi ha detto mio marito? Wonder è bella… " e poi mi spara una frase in malgascio.

"Posso indovinare cosa significa??"

"…Però non ce le ha proprio le tette!!!"

"Appunto …Grazie per avermi avvisato in tempo reale!"

Che amiche che ho…

Babet era tre giorni che mi chiedeva se gli zii si sarebbero baciati in bocca.
"Potrebbe capitare, amore. Ad un matrimonio sicuramente."

Durante il taglio della torta parte il coro BACIO! BACIO! BACIO!
Gli zii si baciano.
Io mi giro verso Babet. Tre… due… uno… Corre verso di me e mi viene a dire nell'orecchio:
"Mamma! Si sono baciati in bocca!"

"Oddio! Ora non è più un segreto che si vogliono bene!! Come faremo?!"

Stasera nel lettone chiedo alle bimbe la cosa più bella che hanno vissuto oggi.
Babet me ne dice due, tra cui "Quando gli zii si sono baciati in bocca!"

Poi diciamo le preghierine e chiedo loro di dirne una dedicata solo agli Zii e alla loro famiglia.
E Babet risponde:
"Gli auguro che si bacino ancora in bocca!"

Ecchè! C'ha proprio la fissa 'sta bambina?!?!

Beh, se ci penso bene ogni tanto Canterina, durante la buonanotte, mi butta le braccia al collo e mi dice BACIAMOCI!!!

E Nanà ama leccarmi…

Devo indire al più presto una riunione di famiglia…

LA MIA SORELLA

  • giugno 30, 2011 at 00:28

Ce l'ho fatta.
Non ho pianto.
Ho trovato l'espediente: tre bei bicchieri di vino bianco!
Solo perchè il rosso non mi piace.
E ho letto la poesia vedendo qualche riga doppia.

La Mia Sorella è stata felice, non ha pianto, ma mi è sembrato che un po' di commozione ci fosse dentro ai suoi occhioni grigi.
O magari era l'effetto del Verduzzo.

Con qualche omissis mi è stato permesso di riportarla… giusto per i più curiosi.

LA MIA SORELLA

Permettetemi un momento
di dirvi ora, in qualche rima,
chi penso sia la “Mia Sorella”
di me nata 11 mesi prima.
Fin da piccole la gente
ci scambiava per gemelle,
a guardar le foto, a dire il vero,
erano uguali forse le ascelle!
 
Fin dalla prima elementare
aveva l’aria da dottoressa
con quegli occhioni grigi e verdi
sotto la lente direi un poco spessa.
I compagni di scuola, a tutte le età,
elementari, medie e superiori,
sembrava sceglierli con lanternino,
in parte coglioni o gran professori.
Ma per lei fu una scuola di vita,
già la tempra si fece corazza,
lunghi anni a studiare affiancata
da chi, di lei, non capiva una mazza.
Beh… anch’io da piccina le facevo dispetti
ci univano sia la ragione che il torto,
ero tremenda, ma l’amavo a tal punto
che chi la toccava di sicuro era morto!

Mi ha aperto le porte di tante conquiste
e tante ne ha fatte ch’io non oso nemmeno,
caparbia e orgogliosa, nonché indipendente,
di testa sua ha sondato il terreno.
Ha studiato, viaggiato, avuto strani compagni.
Persi dieci anni quando prese la malaria,
da tenere il segreto con i genitori,
attendendo notizie dalla tribù originaria
dove si era andata a ficcare,
in mezzo al Kenia, ma nel deserto,
perché avere un telefono e un filo
avrebbe causato un po’ di sconcerto.
[…]

Che dir di lei nel suo lavoro?
Direi che è tosta e professionale,
molto sensibile ma con due palle
per tornare a casa senza star male.
Penso sia proprio una vocazione,
avrà studiato, ma le nasce dal cuore,
una missione poco pagata
il suo alleviar l’altrui dolore.
Capisce gli altri e i loro affanni,
forse un po’ meno lo fa con se stessa
d’altronde è un lavoro, diciamolo pure,
non è mica santa… è dottoressa!
Ma una parola l’ha sempre se chiesta,
studia di notte i tuoi problemi
e la soluzione ha il giorno dopo
che in quattroequattrotto te li sistemi!
 
Per me c’è sempre, non manca mai,
si preoccupa, lo so, anche se non lo dice,
confabula con mamma, si confronta con papà,
vuol che io stia bene, che sia sempre felice.
Quando nel baratro sono caduta
non si è risparmiata nemmeno un minuto.
Mi ha tirato su, mi ha rimesso in piedi
e tutto il dolore nel cuore ha taciuto.
[…]

E infine che dire di come è Zia:
le mani bucate le ha sempre avute,
ma per le nipoti, come per suo figlio,
non solo bucate, le ha anche spremute!
Le vizia, le coccola, le sue nipotine,
Se aprono bocca lei subito è pronta.
Che zia straordinaria! E io, che la sgrido…
o almeno ci provo, ma niente la smonta!
 
Per me è un’amica, una confidente,
anzi di più: è una sorella.
E’ proprio speciale e averne così
la vita, sicuro, sarebbe più bella.
E allora sarete concordi con me,
e qui lo dico con tutto il cuore,
che al mondo come la ZIA EBE non ce n’è…
Che non esiste di certo sorella migliore!
 
 
Ti voglio un mondo di bene
 

La Tua Sorella Wonder

In auto quattro voci che mi chiedono:
"Sei sicura di riuscire a guidare?"

"Ragazze! Certo che sì! Non sono mica ubriaca!"

Zia Ebe si propone.
"Vuoi che guidi io!"

Quattro voci che urlano in coro "NOOOOOOOOOO!!!"

"Beh, Zia Ebe, se preferiscono far guidare me mezza sobria piuttosto che te, vuol dire che guidi veramente di merda!!"

In vino veritas…

La donna dalla figura di merda facile

  • giugno 28, 2011 at 22:57

Domani sera addio al nubilato a Zia Ebe.

Mi ero dimenticata.
L'ho organizzato in quattro giorni, quindi niente spogliarelli… mannaggia!
Anche perchè se no Zio Ratatouille mi gambizzava: se non lo conoscessi direi che ha origini sicule!

Volevo fare qualcosa di speciale per LA MIA SORELLA.
Nel tripudio del macello del bendidio del dafarsi di questi giorni non mi veniva in mente nulla di fattibile.
Cioè, non mi veniva in mente nulla.

Oggi mi sono concentrata per ben due minuti.
E le ho scritto una poesia (in rima) da laggerle domani sera durante la cena.

C'è un problema…
L'ho letta quattro volte da sola e non riesco ad arrivare alla fine senza piangere!
E io odio piangere in pubblico.

Ho provato morsicandomi la lingua, ma non riesco più a leggere.

A darmi pizzicotti sulla gamba, unghiate sulla mano, calci sul malleolo.

Ma il risultato è che ne esco tumefatta e ho due motivi per piangere!

Nonostante tutto.

  • giugno 20, 2011 at 12:10

Entri nel cammino della vita e inizi a cercare la perfezione, convinto che possa portare alla felicità.

Ad un certo punto ti accorgi che la perfezione non esiste.
Negli altri, in te stesso, nei tuoi genitori, in chi ti sta intorno.
E questo inizialmente ti porta ad essere infelice.

Quindi provi a ricercarla e ti accorgi che più la desideri, più sei infelice.
Forse la vita ti ha insegnato qualcosa e allora ti accontenti di essere imperfetto.
Che non vuol dire non voler migliorare, crescere, camminare, no. Ma semplicemente imparare ad essere ciò che sei nel farlo.

Accettando la tua imperfezione cominci ad osservare quella degli altri.

Oh, come vario il mondo! E non è per questo che è così bello?
Non è bello? Non è brutto? Sicuramente è originale.

Sorridi nel vedere come sono diverse le donne nell'essere mamma, e le ami tutte, così, con i loro difetti e il loro infinito amore nel cercar di essere perfette nel loro ruolo, ma consapevoli di non esserlo mai abbastanza.

Ami l'amica che reagisce duramente alla vita, che vorrebbe cambiare ma è più forte di lei, preferisce difendere il suo cuore già tanto ferito.

Ami la sorella che prende le difficoltà con tanta filosofia e un po' di mal di pancia.

Ami chi si sente punto sul vivo e preferisce andare alla carica offendendoti. Lasci correre, sapendo che il problema è suo, e lo prendi per quello che è.

Ami chi ha paura di mettersi in gioco e per non soffrire ancora preferisce rinchiudersi nelle sue paure piuttosto che amare affrontando le difficoltà e i propri sogni. E scegliendo per sè, in realtà scegli un po' anche per gli altri.

Per essere felici bisogna amare gli altri non per ciò che sono, ma nonostante quello che sono.
E si deve essere amati non per ciò che si è, ma nonostante quello che si è.

EVVIVA!!

  • febbraio 2, 2011 at 22:34

MIA SORELLA SI SPOSAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!



MA CHI GLIELO FA FAREEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!

Cacau meravigliau e il burrocacau

  • febbraio 6, 2010 at 00:50

Diatriba tra sorelle.

Babet:
"Guarda che oggi il cioccolato l’hai già mangiato!"

Canterina:
"Daiiiii! Babeeeeet! -con il suo accento bergamasco- Ti devi fare i fatti tuoiiiiiii!
La mamma dice che campi cent’anni!!
E comunque non l’ho mangiato il cioccolato!!"

Babet:
"Sì, dalla nonna! Hai mangiato latte e CACAU!" Ebbene sì, ho le figlie sarde…

Canterina:
"Però il CACAU non è come il cioccolato della Nutella!"

Wondermamma:
"???"

Babet:
"Ma cosa c’entra la Nutella?"

Canterina:
"Sì! Perchè il CACAU nel latte non è come la Nutellaaaa!
Quello è cioccolato CAFFEINATO!"

Wondermamma:
"Eh??! … Cos’è che è????"

Canterina:
"Sì, quello non è vero cioccolato. E’ cioccolato DECAFFEINATO!"

Ho la seria convinzione che mie figlia sia stata iniziata alle canne.

Ma la patata è un tubero!

  • novembre 19, 2009 at 22:34

Quando chiedo cos’hanno mangiato alle mie figlie e loro mi spacciano le patatine fritte per la razione giornaliera di verdura, io rispondo sempre "La patata non vale, è un tubero!", giusto per non star lì a quantificare l’amido, le vitamine, la mancanza di fibre…

Penso che ormai l’abbiano assimilato.

Stasera, mentre preparavo il risotto, Babet-la-risottomane (che vivrebbe solo di quello) era appiccicata alle mie gambe con la chiara intenzione di rovesciarsi addosso la pentola ustionante e il suo prezioso contenuto.

"Mamma! Ma perchè ci hai messo dentro i piselli??"

"Per farti mangiare anche qualcosina di verde!"

"Ma ieri ho mangiato le verdure! Da papà ho mangiato la minestra di lenticchie!"

"??? … !!! … #ç$&*@# … non ci credo!"

"Ma siiii!"

"Ma se alla scuola materna a mezzogiorno vi hanno dato il passato?! E poi chi l’ha fatta?"

"Mmmmhh … il papà!"

"Mavalà! Canterina, ieri sera da papà avete mangiato la minestra di lenticchie?"

"Ma no!" risponde Canterina con sguardo alla Stai-chiaramente-scherzando-vero?!

"Babet! Sei una contapalle!!"

"E poi abbiamo mangiato dalla nonna P.!" precisa Canterina "Abbiamo mangiato spaghetti e polpette!"

Anche se fisso intensamente il risotto, tacita, le mie figlie riescono a leggermi nel pensiero e tentano di rassicurarmi.

"Però un giorno la nonna P… non ieri, eh! Ma un giorno, un po’ di tempo fa, la nonna P. ci ha fatto da mangiare patate, carote e piselli!!! Un TRIO di verdure!!"

"No, Canterina!" interviene Babet "Le patate non valgono, sono un COBERO!"

"Un che?!" rido divertita.

"Sì, un COBERO… non sono mica verdure, eh!"

"Si dice tubero, Babet!" precisa la saputella "Perchè crescono sotto terra!"
E, forse presa dall’entusiasmo del sapere, sferra una manata alla sorella, direttamente in mezzo alle gambe.

Babet si lamenta, ma non senza mollarle un pugno in pancia.

Nel bel mezzo dei lamenti corali, senza smettere di mescolare il mio risotto, riprendo Babet ricordandole che non voglio assolutamente che si mettano le mani addosso.

"Ma lei mi ha tirato una mano forte forte qui, sulla patata!!"

"Eh, no Canterina! Lascia stare il tubero di tua sorella!!"