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Il caldo fa brutti scherzi

  • agosto 9, 2012 at 13:04

“Signorina, sono incazzata nera! Come faccio a scendere dal ***** per andare a casa??”

E’ mezzogiorno.
Sono al mercato, ho appena incastrato le borse piene di verdura e frutta tra cestino e seggiolino posteriore sulla wonderbike e sto tentando di aprire il lucchetto della catena, senza far planare il tutto sull’asfalto.
Inoltre fa un caldo porco.

Alzo lo sguardo e vedo una signora ultrasessantenne che trascina il carrello della spesa, avanzando zoppa verso di me.

La nonna ha fatto un corso di lessico avanzato, diplomata con lode e applauso della curva!
Sorrido, imbarazzata alla nonnina.

“Eh?! Me lo dice signorina come si fa??”

Da dietro gli occhiali da sole la scruto attentamente.
Sembra una vecchietta innocua, non è trasandata, non odora di Barbera e non ha le pupille dilatate.

“Guardi, non lo so proprio, anch’io ci tento da anni e non ho ancora trovato la soluzione.”
Meglio simpatizzare, prima che tiri fuori il bastone dalla manica corta e inizi a randellarmi, manco fossi una black block ciclista.

Parte una tiritera comtro gli extracomunitari che vendono ai banchetti del mercato.
Cosa fare? Sorridere e assecondare, magari offrendole un bianchino al bar più vicino? Tentare la fuga, ma è davvero dura con i 10 kg. di verdure in bilico sulla bici? Aprire un dibattito? Mandarla al suo paese, informandosi prima, nella speranza che disti almeno 50 km. da Milano?

Prima di trovare una risposta a questi quesiti esistenziali, forse per i 35 gradi all’ombra, non ho tempo di riflettere che Ciò Che Sono apre la bocca e comincia a parlare.

“Signora, non dica così… Hanno una storia alle spalle a volte… Anzi, senza <<a volte>>. Ogni essere umano ha una storia difficile alle spalle… Sono qua per guadagnarsi da vivere.”

“Sì, ma almeno prima gli facessero un esame per vedere se parlano l’italiano!”

Forse dovrebbe consigliar loro la scuola che ha frequentato lei.

Mi tiene mezz’ora, parlando di partigiani, di come appenderebbe i politici per i piedi nelle foibe (su questo non ha tutti i torti…), di come sono giovane io e non posso capire, di quando lei è immigrata dal sud per venire a Milano…

“Signora, non può fare di tutta l’erba un fascio.”
Anche perchè l’erba se l’è già fumata tutta lei…
“Bisogna anche saper rispettare le diversità…”

“Non mi dica così perchè se no… meglio che non le dico cosa stavo per dire!”

Meglio di no… tremo solo all’idea!

Va avanti un pezzo. Mi parla di come hanno fatto fatica i nostri avi a ‘conquistare’ il nostro paese, dando per esso anche la vita, e ora non è più il nostro paese.
“Perchè io voglio vivere in casa mia…”

“Signora mia, ormai viviamo in un paese globale.”

“Globale ‘sta pinna!”

Non ce n’è, devo farmi dare l’indirizzo di dove ha frequentato il corso… Magari è comunale e presentando il modello Isee, riesco ad ottenere uno sconto!

Tento di essere diplomatica, ma in realtà mi aspetto da un momento all’altro l’arrivo di un’infermiera che le dica “Nonna, hai preso le medicine oggi??” con una camicia di forza nascosta dietro la schiena.

“Se avessi un lanciafiamme, li farei fuori tutti! A partire dai cinesi!”

Forse è meglio che non le dico che ho un cognato d’oltreoceano…
“Signora mia, con ‘sto caldo?? Per usare il lanciafiamme aspetti almeno i giorni invernali!”
No, con ‘sto caldo è meglio che sta in casa con i piedi a bagno…
“Guardi, dovrei andare…”

“Viva l’Italia!”

“… E viva la tolleranza.” mi dispiace lasciarla così, immersa nel suo rancore.

“Tolleranza un paio di palle!”

Mi dispiace un po’ di meno.
“Signora, con tutto questo astio nei confronti degli extracomunitari non può vivere bene! Io conosco stranieri, magari anche laureati, che lavorano e faticano a mantenere la propria famiglia italiana, e sono delle splendide persone. E conosco italiani, nati in Italia, vissuti in Italia, che sono delle emerite teste di cazzo! Quindi, sarò anche giovane, meno di quanto crede lei, ma dia retta a me, bisogna essere giusti… l’intolleranza va equamente distribuita!”

Meno uno!

  • luglio 7, 2012 at 22:45

Ebbene sì.
Domani si parte!!!

Sud Tirolo aspettaci!!!!!!!!

Ce lo fatta.
Sono arrivata viva al giorno della partenza (perchè ultimamente avevo avuto qualche dubbio in merito).

La settimana è stata piuttosto incasinata, così avevo seminato la preparazione dei bagagli qua e là, ogni giorno un pezzettino, oggi i vestiti delle figlie, domani i miei, il giorno dopo le scarpe, tre giorni per i medicinali, gocce, creme, intrugli naturali e via dicendo…
Nella mattinata ho spedito le bimbe da Homo, ci ho infilato pure un massaggio al marito di un’amica, i saluti a zia Ebe e prole e ho caricato la wondermobile.

Mi ero segnata alcuni obiettivi da raggiungere.

Lavare tutto il lavabile (visto che tornerò con montagne di vestiti lerci e puzzolenti).
Fatto.

Stirare tutto lo stirabile.
Fatto.
La mia schiena conferma.

Pulire casa affinchè gli acari possano sguazzare per bene queste due settimane senza diventare allergici alla polvere.
Fatto.
Ho pure trovato un ragno gigante morto a pancia in su, probabilemnte suicida, con accanto le sue memorie intitolate <<Non ce la faccio più a vivere in questo letamaio… non sono mica una mucca!>>

Pulire il filtro alla lavatrice che ha deciso di dare problemi a due giorni dalla partenza… nella speranza che la soluzione sia la pulizia del filtro!
Fatto

Svuotare il frigorifero lasciando sola la particella di sodio ad intonare lo Yodel.
Fatto.

Caricare l’auto in modo da riuscire a vedere dallo specchietto retrovisore.
Fatto.
Per questo avevo montato il sarcofago sopra la wondermobile.

Ieri sera, uscendo con le bimbe per andare a fare benzina, ho voluto fare una prova, poichè nella mia mente ultraorganizzata avevo già progettato la disposizione dei bagagli, innumerevoli bagagli, che sono aumentati quando ho controllato le previsioni metereologiche delle simpatiche Dolomiti in queste due settimane… te poss!

Porto giù una borsona, apro il sarcofago, la isso sopra e… fancù! Non si chiude!
Quindi il borsone dei giubbotti-accappatoi, che è ancora più alto… non ci starà nemmeno quello! Doppio fancù!
Urge soluzione alternativa.

L’idea era di infilarci la valigia piccola, ma pesava così tanto che ho deciso di disfare una valigiona e farne tanti piccoli zainetti da infilare in ogni angolo.
Ma in preda ad una crisi da Hulk, dopo aver mangiato tutto ciò che era biodegradabile nel cassettone del frigorifero per liberarlo, oggi pomeriggio, sopra l’auto ci ho infilato il passeggino da guerra di Nanà e il mega-zaino-zeppo da montagna.
Quello che quando lo indosso è più alto di me di circa un metro, e quando lo metto a terra è comunque più alto di me.

Ho chiuso il sarcofago e ho urlato:
“Hahaaaaaaaa!!! Ti sei chiuso fetente! Ho vinto io!!!”

Poi ho provato a riaprirlo.
Ma si era incastrato un lembo dello zaino nella chiusura e non dava segni di voler cedere ai miei tentativi di scassinarlo, accompagnati da deboli, aggraziate, delicatissime imprecazioni in lingua sconosciuta.

Si apre la porta e entrano in garage TonioCartonio, la moglie e il nipote arrivato da lontano.

“Ciao Wonder, si parte!”

“Ci proviamo.”

“Questo è mio nipote. Arriva da lontano. Te lo presento!” mi dice SciuraCartonia.

“Ci siamo già presentati ieri, sempre qui in box. Anzi, visto che ti conosco, potresti appenderti tu di là, dall’altra parte dell’auto e tirare su ‘sto maledetto sarcofago che manco la Dea Calì riuscirebbe a riaprirlo, ‘sto fetente che mi si è incastrato lo zaino, mannaggia a me e chi mi ha inventato…”

L’aitante nipote solleva il suo lato-sarcofago e, come per incanto, si apre.
“Giuro che era incastrato… Occhei, sistemato. Ora provo a richiuderlo e riaprirlo io… da sola. Visto che in montagna al massimo posso chiedere aiuto allo Yeti…”

Biascico le mie frasi sconnesse ad un decibel di voce, stanca e sudata come sono, ma il NipoteDiLontano penso mi abbia già inquadrato nella mia stramberia.

Il giorno prima erano scesi in box zio e nipote, mentre io montavo i fanalini sulla bicicletta di Babet, in posizioni sconvenienti.
Fai-da-te forever.
TonioCartonio mi saluta e mi presenta il nipote, dicendomi che è venuto da lontano.
Il ragazzo si avvicina per salutare con il piglio caloroso del sud Italia e, mentre lo guardo avvicinarsi, penso che non è male…

“Ciao, sono NipoteDiLontano!” si presenta baciandomi sulle guance.

“Ciao, io sono la vicina gnocca di TonioCartonio! Quella che 35 anni le fanno un baffo, spirito indipendente, humor napoletano, madre coraggio e fisico niente male!”
…….. Avrei voluto dire.
Invece esce solo un “Ciao, io sono la vicina disperata!” mentre gli porgo la mano lercia di grasso di bicicletta.

“Beh, se questo fa la disperazione!”

HAHAA! Buongustaio! Ho sempre pensato che disperata, casalinga o no, avessi un mio sex appeal!
Ritorno ai miei fanalini.

Quando stanno per risalire in casa salutano e TonioCartonio, da bravo vicino-angelo-custode, mi chiede se ho bisogno oppure ho tutto sotto controllo.

“Ce la faccio grazie. Tutto ok… a parte che mi avanzano dei pezzi… beh, meglio che avanzino… se mancavano era peggio… mah, li terrò per il mio prossimo decoupage…”
In realtà questo era un dialogo tra me e il sellino della bicicletta, mentre continuavo ad avvitare viti e bulloni, come il meccanico di Herby il maggiolino tutto matto.

Solo che in questo caso non è la bici ad essere tutta matta.

Poi non mi chiederò il perchè se, alla prossima visita dagli zii, mi terrà le distanze.

Le mestruazioni abbondanti. Cronaca di una figura di merda annunciata

  • febbraio 14, 2012 at 19:05

Mi piace parlare con Madre NaturaSì. Mi dà sempre consigli brillanti in risposta a dilemmi esistenziali di cui fatico a trovare la soluzione.

Per esempio:
“Non ce la faccio più con questo mal di schiena… ho pensato che potrei andare a farmela vedere. Non so quando, non so come, non so con che soldi… Però se continuo così mi sa che soccombo. Che dici tu? Vado o soccombo??”

“Mmmhhh… Vai.”

“Non è meglio soccombere ancora per un po’??”

“No, no. Vai.”

Così stamattina sono andata.
Posto strano, con persone strane. Professionisti, ma strani.
D’altronde me lo ha consigliato Madre NaturaSì, che è strana forse anche più di me.

Il dottore aveva un conflitto personale con il pettine.
Pochi capelli, ma che andavano sparati in ogni direzione opposta al cuoio capelluto.
Mentre la terapista mi interrogava sulle vicende, il Dr. Diavolopercapello è rimasto colpito dal mio luogo di nascita.

“Ma abita lì?”

“No, abito a Milano. Lì ci sono nata solo perchè mia madre seguiva il suo ginecologo di fiducia, che ogni anno si spostava in un paese diverso nell’hinterland milanese. Infatti mia sorella è non nata nello stesso paesino.”

“Ma conosce qualcuno con il suo cognome in Quelpaese?”

“… No. Ci sono solo nata. Abito a Milano da 35 anni… una vita… la mia.”

“Perchè conoscevo un farmacista con il suo cognome in Quelpaese, non è quindi suo parente?”

Conosco gente dura di comprendonio… mica son parenti suoi???
“No. Sono di Milano, abito a Milano, i miei genitori abitavano a Milano fin da piccoli, però potrei chiedere un albero genealogico per la prossima volta…”

“Quindi è nata nell’ospedale di Quelpaese… Come si chiamava il ginecologo?”

“Guardi… quando sono nata penso di aver detto giusto giusto… UEH! Non ho chiesto nient’altro.”

“No, perchè negli anni ’40 l’unico che c’era era…”

Fanculo! Anni ’40 tua sorella… Io sono degli anni ’70!
“Chiederò a mia madre.”

“Beh. però quel dottore è morto.”

“Allora chiederò toccandomi le palle.”

Nel frattempo la terapista continuava con il terzo grado delle domande più disparate.
“Soffre di gastrite.”

“Da 4 anni buoni.”

“Digrigna i denti?”

“Da 4 anni sicuramente… forse anche prima ma non ne sono sicura.”

“Com’è il suo ciclo?”

“Simpatico. Ci convivo da un buon ventennio, ci ho fatto l’abitudine.”

“In che senso, è doloroso? Dura molto?”

“E’ un ciclo ad libitum (dura circa 9 giorni ma ogni mese è una sorpresa) ed è abbondante. Molto abbondante. Decisamente abbondante…”

Domanda.
Quando arriva il ciclo?
Quando meno te lo aspetti.
E se lo aspetti da giorni?
Ovviamente nel momento meno opportuno.
Il disagio nel dover fare una visita/trattamento in cui si rimane sdraiata per più di venti minuti consecutivi, lo capisce solo chi ha il ciclo stra-urca-extra-abbondante come me e nel primo giorno deve andare a cambiarsi anche ogni ora.
Perchè non c’è assorbente interno, esterno, delle terre di mezzo, con ali, con parapendio, con prolunga satellitare che tenga!

“Per l’appunto volevo dirle che… oggi… EHM EHM! … Primo giorno… EHM EHM! Arrivate… EHM EHM… penso ancora dieci minuti di autonomia… EHM EHM EHM!!!”

La terapista, in quanto donna, mi capisce al volo e mi rassicura sottovoce:
Non si preoccupi, se succede qualcosa di sconveniente glielo dico” e, alla presenza degli altri due dottori (uomini) nella stanza, “ora si spogli e cammini dritta che osserviamo…”

Allora.
Già ti avvantaggio avvisandoti delle potenziali pecche del mio sistema idrico mensile.
Ma se tu mi fai stare sdraiata a pancia in su venti minuti e, come se non bastasse, mi tartassi e schiacci la pancia fino allo spremimento più totale che se le ovaie avevano il dono della parola te lo spiegavano loro…

“Ora si può alzare, le gira la testa?”

“No, ma penso che il problema sia un altro.”

“Si metta di spalle e si pieghi fino a dove arriva.”

“Piegarsi in avanti… ecco … … … Mi posso girare dall’altra parte?”

“No, verso la porta, dobbiamo osservare la colonna e il bacino.”

“Dovete… tutti quanti… mi sa che…”

“Solo fin dove arriva, se non tocca i piedi fa niente.”

“Toccare i piedi?? Forse forse riesco a inviargli un telegramma dall’alto… ma non è per quello… vabbè… tanto ci siamo abituate alle figure………”

Visita conclusa.
Mi sto rivestendo dietro al separè.
I dottori escono e rimane la terapista.

“Ah, signora volevo avvisarla che…”

“Mostrando il mio lato B ho ampiamente fatto una figura di merda?????”

“No… vabbè, non si preoccupi… sono cose che capitano!”

“Beh… A me sicuramente. Ci metterei la firma.”

La morte del clown

  • settembre 22, 2011 at 22:48

Oggi pomeriggio stavo chiacchierando beatamente con un'altra mamma al parchetto, mentre davo la merenda a Nanà, che si sente in lontananza la sirena della scuola, lievemente in anticipo.

La scuola elementare all'entrata e all'uscita ha una sirena molto carina e delicata.
Assomiglia… non tanto a quella dei pompieri, no… direi più all'uscita degli operai della Fiat degli anni '70.

"Ma come? Di già?"

Carichiamo su bimbi e passeggini per andare a recuperare le altre figlie e via di corsa!

La bolgia umana davanti al cancello è indescrivibile.
Ci sono i simpatici nonni poi, che si piazzano sempre in mezzo, davanti, come le vedette lombarde, forse reduci dai ricordi di guerra, e non si spostano nemmeno quando i bimbi li calpestano con gli zaini e i carrellini.

Noi ci fermiamo un po' prima e tentiamo di scorgere la testa delle nostre maestre oltre le siepi.

Oggi, per non farci mancare niente c'erano pure i clown a pubblicizzare uno spettacolo circense che si sarebbe tenuto di lì a poco in una piazza del quartiere.

Scorgo la maestra di Canterina e mi fiondo in mezzo alla folla, ma con il passeggino con su pachiderma-Nanà è impensabile gambizzare tutta quella gente per recuperare mia figlia.
Mi piazzo davanti al megapupazzone gonfio, accanto al simpatico spaccatimpani che con il megafono urla da cinque minuti "VENITE TUTTI QUANTI A VEDERE LO SPETTACOLO DI CLOWN!!"

Mi ergo in vetta alla mia altezza, ma non basta, la classe si è fermata troppo indietro. Non mi vedrà mai.

"VENITE TUTTI QUANTI A VEDERE LO SPETTACOLO DI CLOWN!!"

"Scusa, non è che mi puoi annunciare Canterina di 4° B, la tua mamma è qui! ??"

Sorride.
"VENITE TUTTI QUANTI A VEDERE LO SPETTACOLO DI CLOWN!!"

"Non sto scherzando… per davvero."

"VENITE……. CANTERINA DI 4°B… LA TUA MAMMA E' QUI!!"

"Grazie mille!"

Canterina ci raggiunge, mi molla lo zaino e inizia a simpatizzare con la ragazza sui trampoli.
"Mamma… il pupazzo clown ti sta toccando!"

Mi giro e guardo il megapupazzone, poi scorgo una retina all'altezza del mio viso.

"Dietro questa rete c'è per caso una faccia??"

Un flebile "Sì" giunge da dentro lo sgonfiolone.

"Mi vuoi dire che ti sono proprio davanti e non vedi niente??"

Ancora un "Sì" lontano giunge alle mie orecchie.

"A'bbello!! Devi aspettare perchè c'ho un'altra figlia da recuperare."

"Un'altra??" chiede stupito il megafonista "Signora, ma ci sono anche altri hobby nella vita!!"

Cosaaaa??
Schiaccio il tasto self-control.

"Hai mai visto lo spettacolo La morte del clown?? E' simile a quella del cigno, ma al clown sparano al primo atto…. E tutto questo per avermi chiamato signora."

Chi riesce a uscire dall'Ikea senza niente in mano, la alzi!

  • agosto 5, 2011 at 20:00

Ikea, Brico e Decathlon in due ore e mezza.
Record assoluto.
Medaglia al valore per atto eroico: non mi sono sfiduciata dopo il percorso obbligato di 845 chilometri nella tundra svedese.
Dalla quale sono uscita ingombra di sacchetti.

Ma ad agosto la Regina del Fai-da-te che è dentro di me prende il sopravvento.
Dovevo assolutamente riuscire a trovare i pezzi per aggiustare lo zoccolino della cucina che è rotto da un anno buono, riorganizzare la libreria e tutti i quaderni di scuola delle bimbe che tra un po' esco io di casa e gli faccio pagare l'affitto. Ai quaderni. Comprare il pacco regalo di candele che mi basteranno per dieci anni, ma che a quel prezzo le trovi solo all'Ikea, forse perchè la cera svedese costa meno. Trovare varie soluzioni per varie problematiche pratiche che non sto qui a dirvi perchè sono fatti miei, delfini curiosi.

Però, ditemi se non capita anche a voi di girarvi a destra e a sinistra e dire:
"Oh, quello mi serviva… Ah, questo mi si è rotto… Uh, questo è un'idea geniale che potevano arrivarci solo loro… Ih, questo è ancora meglio di quello che volevo… Eh, questo non ho la più pallida idea di cosa serva… "

Non so cosa prenda dentro lì, sarà il morbo della betulla, il Billyvirus, la malattia dell'alce di peluche, ma dopo un po' tutti tornano indietro a prendere il carrello, perchè la praticissima borsa gialla è già piena.
Sì, la borsa gialla, quella alta venti centimetri e larga sei metri, perchè così se compri la libreria ce la puoi mettere dentro direttamente sdraiata e non la sfreghi per terra. Quella che non riesci a equilibrare nemmeno se sei nato sotto il segno della bilancia, perchè ci sarà sempre quell'oggetto di piombo indispensabile che ti sei accalappiato dal cesto "Piombverk, oggetto inutile in puro solfato di bario a 0,69 euro – 8 pezzi", che ti si infila di lato e così ti tocca camminare sbilenco ma arrivi comunque a casa con l'anca lussata.

L'unica cosa che non concepisco all'Ikea sono le casse.
Non ve le descrivo, andate a vederle di persona…
Le cassiere sono rivolte dalla parte opposta a chi deve pagare e per chiedere a tutti i clienti se hanno la carta Ikea-family devono fare giravolte impressionanti. Infatti hanno tutte il torcicollo.
Il rullo è lungo venti centimetri e non c'è posto per appoggiarsi.
Non si capisce mai dove i tuoi prodotti finiscono e iniziano quelli del poveretto dopo di te, che ha già posizionato tutta la sua spesa sul rullo e per essere sicuro di non perdere il turno (come non si sa) è già avanzato e ce l'hai col fiato sul collo.
La macchinetta del bancomat è incollata alla cassa.
Così al momento del pagamento son dovuta retrocedere e aspettavo che gentilmente il signore dietro di me si levasse dai coglioni. Con grazia.
Ma lui niente. Statico, proprio davanti al POS.
Io lo guardo, lui mi guarda.
Io sorrido, lui no.
Io sospiro e mi appoggio con la mano sul fianco.
Lui mi guarda stizzito :
"Che c'è?? Non va??"

"Io vado anche… me lo digita lei il PIN??"

"Ah, se me lo vuole dire me lo dica pure!!" replica garulo l'umorista de'noialtri.

"Simpatico… " dice ironicamente la cassiera.

"Sì, come un dito nell'occhio!"

Yes, we can!

  • maggio 30, 2011 at 14:12

Pellegrinaggio all'ospedale questa mattina.
Sembravo in gita turistica.
Vai di qua a ritirare, vai di là a prenotare, vai di su a chiedere e di giù ad accettare.
Ogni tanto dovevo guardare la cartina stile villaggio turistico, con la freccia rossa di "Voi siete qui!" lampeggiante nella mia mente già accaldata alle 9.15.

Solita scena quando presento un documento di identità.
Il tizio dall'occhio languido apre la mia carta d'identità, vede la foto, mi guarda perplesso.
Io imito il sorriso stampato.
Lui carinamente esclama:
"E che cos'è successo!!"

"Sono migliorata!"

Mi riguarda per bene.
"Decisamente!"

No, decisamente tua sorella!
Decisamente significa "Prima eri un grande cesso!"…
Decisamente vorrebbe dire "Allora esistono i miracoli!"??
Decisamente è decisamente poco carino da dire ad una signora!
E tu sei decisamente un gran coglione!

"Beh, ero incinta…"

Allora lo sguardo passa automaticamente per la scollatura sfornitissima e si sofferma sul mio punto vita.

"La terza gravidanza!" a questo punto mi sento in dovere di fare la sbruffona, visto che almeno in questo me lo posso permettere.

"Aèh!!! Guarda lì! A volte… "

A volte cosa?! A volte ritornano???
E chi ritorna? I tuoi due neuroni che erano espatriati da vent'anni?
Forse gli unici due che non hanno mai litigato, ma che concordavano con l'encefalogramma piatto che ti ritrovi, e che per questo hanno deciso di prendersi un ventennio sabbatico e cercare il Nirvana altrove??
Probabilmente li troveranno congelati in Tibet. Avranno tentato di scalare alte vette, pensando di potercela fare perchè convinti di provenire da una cima d'uomo!!!

Rimando tutti i pensieri nel pensatoio silenzioso, trattenendomi non poco.
Sorrido.
"Yes… We can!"

"Che??"

"Traduzione: ce la possiamo fare!!"

"A diventare così?"

"No!  A ritirare i miei documenti! Sa, avrei anche altro da fare nella vita… "

Quando si ha il sole dentro

  • febbraio 17, 2011 at 15:24

Ieri e oggi mi hanno affiancato in ufficio un neo collega ventenne dagli occhi color cristallo.
Il ragazzino deve perfezionare la sua comprensione di ciò che sta facendo, o meglio, di ciò che gli viene chiesto di fare nella fase che succede a quella delle nostre chiamate, quindi per capire tutto l'iter aziendale hanno deciso di fargli fare un paio di giorni in ascolto e io sono stata estratta dal cilindro.
Mi fa piacere pensare che lavoro bene e questo sia il reale motivo, ma non vogliamo essere troppo ottimisti.

Come sempre mentre lavoro io faccio cagnara (gergo milanese, nda), tengo banco e mi diverto un sacco. Così inizio a scambiare quattro parole di conoscenza anche con lui e lui inizia a chiedere di me.

A vent'anni forse l'idea del lavoro, della vita, specialmente quella maschile (ricordiamo che i maschi maturano leggermente più tardi delle femmine… quando lo fanno) è ancora una specie di gioco.
Un lontano ricordo per me, però leggo nei suoi commenti e nei suoi atteggiamenti molta insofferenza alle regole e alle costrizioni sociali. E' ancora un pischello in fondo.

Ad un certo punto mi sorprende con un "Sto cercando di pensare come si fa a tirar su tre figlie… dev'essere faticoso."

"Certo molto faticoso, ma dà sicuramente tante soddisfazioni."

Nel frattempo interagisco con i clienti al telefono, rido e scherzo. E lui segue il filo.

"Perchè tu sembri così… "

"Poco normale? Sì lo so me lo dicono in tanti!" ride.

"Miiii che voglia a fare il lavoro che fate di qui voi!"

"Certo ragazzo mio che se parti così non vai da nessuna parte! Bisogna farsi piacere le cose che si fanno, anche lavorare in un call center o pulire i gabinetti! Se no vivi male! Un po' di entusiasmo, dai!!"

Dopo altre due telefonate: "… Che palle!"

"Hai proprio l'ottimismo nel sangue!" ride.

Io continuo come al solito a chiamare, parlare con gente simpatica, scontrosa, interessata o svogliata, a commentare le reazioni e a dir cazzate, come sempre.

Mi guarda perplesso e sorridente.
"Ma come si fa ad avere tanta voglia di lavorare così??"

"E' la voglia di vivere."

Gesù diceva ai suoi discepoli che la gente avrebbe capito che erano suoi seguaci dai loro comportamenti, dal loro atteggiamento verso il mondo.
Evangelizzare non vuol dire parlare di Dio ai quattro venti, ma far sì che gli altri possano vedere Gesù Cristo nei tuoi occhi e nei tuoi sorrisi, nella tua voglia di vivere.

La miglior testimonianza che possiamo dare è quella della nostra vita.

Ed è bello vedere due occhi di cristallo felici di averti conosciuto.

Poi ci pensa Pippi a rompere l'idilio dicendomi:
"Wonder, ho visto con piacere che ti hanno promossa a badante!!"

Beh, anche l'umorismo è contagioso.

Uno stralcio di vita privata per consigli pratici

  • gennaio 19, 2011 at 22:08

Oggi pomeriggio ho detto una frase che con il senno di poi mi ha colpito molto:
"Io so cosa voglio."
Specialmente da me stessa, so cosa voglio e cosa invece non voglio.
E anche dagli altri. So cosa voglio e cosa non voglio.

Ciò che sono sicura di volere è potermi alzare tutti i giorni, guardarmi allo specchio ed essere fiera di me stessa.
Questo è poco ma assodato!

Ultimamente ho fatto delle scelte personali grazie alle quali ho potuto confermare a me stessa il mio valore, la mia capacità di non scendere a compromessi e, soprattutto, la chiarezza nel sapere cosa voglio, appunto.
Il fatto è che si ha a che fare spesso con persone senza spessore, immature nonostante superino gli anta, egocentriche e nello specifico dei veri imbecilli!
Si parla di uomini, certo.

La cosa che potrebbe essere spiacevole è che si tratta di colleghi… un collega di ufficio.
Mi ero ripromessa di frequentare solo uomini al di fuori dello spazio aziendale, proprio per un quieto vivere mio nelle ore lavorative.
Tempo fa un collega inizia ad apprezzarmi in maniera più esplicita. Non essendo assolutamente un cesso d'uomo la cosa fa certo piacere.
Poi capita che ti inviti fuori, per conoscersi. La cosa può sembrare carina, visto che in ufficio non è uno molto loquace. E pensi che un'amicizia in più è sempre una cosa bella, infatti tra le nuove amicizie ho diversi maschi, con cui mi trovo benissimo. E comunque non fa mai male alla mia autostima di donna.
Poi inizia un po' a corteggiarti. La cosa fa un po' piacere e penso che lo farebbe a chiunque.
Poi capita che ci esci, lo conosci un po' meglio e sei sicura al 99,999% che non fa per te, ma è stato gentile e piacevole, ti propone comunque altre uscite in amicizia e tu accetti volentieri.
Poi ti rendi conto che è uno con cui le argomentazioni finiscono già al secondo appuntamento, ma, in primis capisci che dell'amicizia a lui, in realtà, non gliene frega una beata minchia!
Scusate il francesismo…

Lui vuole solo ed esclusivamente una cosa che è sempre la stessa, e quasi la pretende, sentendosi un miscuglio tra il figlio illegittimo di Marlon Brando e l'ultimo dei Mohicani in versione pugliese.

Ora, io ho un difetto che mi porterò nella tomba: sono troppo buona.
Sia per il fatto che a volte dico le cose con troppa gentilezza, sia perchè insisto a voler trovare il buono in chiunque, anche dove è nascosto bene o, come in questo caso, è totalemente inesistente.

Dopo una sorta di messaggi non molto subliminali tra i quali "Dove stai correndo, Forrest??", "Non intendo essere un'altra tacca della tua collezione, con tutte quelle che puoi avere (così dici) perchè ti devi accanire proprio con me???", "Per me non basta l'essere attraenti e quindi anche se meriti parecchio non è automatico il ribaltamento dei sedili!"… mi rendo disponibile all'amicizia manientecchiù.

Anche perchè preferisco portare le mie attenzioni a chi mi corteggia delicatamente, facendomi sentire sensibilmente donna e apprezzata, a chi mi manda i fiori ogni tanto e non mi chiede niente in cambio se non mi sento di ricambiare. Che ha rispetto della mia persona e dei miei tempi.
E soprattutto abita lontano e non lavora con me!

Il ragazzo brizzolato, cresciuto fuori ma bambino dentro, è forse abituato a quelle donne che dicendo no in realtà vogliono dire sì, così non coglie a pieno il mio chiaro e limpido messaggio di solidale amicizia e tenta di veleggiare nella mia vita con la leggiadria di un cinghiale con la coda in fiamme.

Io continuo ad essere troppo buona e invece di mandarlo a fanculo in due parole chiare e dirette, sorrido sempre e tento di eliminarlo con calma dalla mia già soddisfatta esistenza.

Il fato vuole che ci pensi lui ad autoeliminarsi, risparmiandomi così anche la fatica e l'imbarazzo: decide di offendersi per una motivazione irrisoria, futile, accampata per aria e decisamente infantile e demenziale.
In realtà sappiamo tutti quanti che se l'è presa perchè non gliel'ho data!
Ma come tanti uomini, non è capace di affrontare la realtà delle cose e riversa colpe inesistenti su chi ha di fronte.

Io ho decisamente troppa stima di me stessa anche solo per dargli retta.
E volendo vedere mi ha pure fatto un favore. Nel senso che, oltre che a autocancellarsi dalla mia vita mi ha aiutato ad apprezzare ancor di più me stessa.
Ma la cosa divertente è che, dall'alto della sua maturità sopra gli anta, in ufficio mi ha tolto totalmente il saluto!
Divertente perchè a me questa cosa fa divertire un sacco, giuro.
Io lavoro bene, tranquilla, rido e scherzo con tutti e la cosa non mi tange minimamente. Capirai… i problemi seri della vita sono ben altri.

Ora però arrivo al dunque del perchè vi scrivo tutti questi fatti miei…
Vengo successivamente a sapere che oltre l'infinita immaturità ed egocentrismo c'è ben altro: un'aggiunta di ipocrisia e una spruzzata di opportunismo.
La sua finta privacy in ufficio, in realtà nasconde la sua intenzione di potersi fare bellamente tutti i fatti suoi, con tutte quelle che vuole, ma senza che nessuno sappia niente.
La frase di rito "Non dire niente però in azienda perchè sono chiacchieroni e non si può nemmeno uscire in amicizia che chissà cosa pensano… Nessuno sa che ho il tuo numero, sai , sono riservato io!" l'ha appena detta ad un'altra collega (che io non conosco bene… l'ho saputo per vie traverse).
Pippi poi, mentre lavoriamo, oggi mi dice di essere preoccupata perchè l'ha iniziata a "salutare"! E il marpione è parecchio più grande di lei.
Allora mi scappa ad alta voce di risponderle:
"Stai attenta Pippi, perchè se non gliela dai poi toglie il saluto anche a te!"
Ed è stato dopo aver pronunciato queste parole, con il minimo rischio di essere sentita da qualcuno che lo conosce, che mi è nata dentro un'insana, instintiva, subdola voglia di essere un po' bastarda! Di rovinargli la piazza che non si merita di avere a disposizione…
Ma siccome non è il mio campo, è qui che chiedo consiglio!

Episodi, esperienze, consigli che mi possano illuminare su una fine bastardaggine alla Robin Hood, per una giusta causa!
Perchè in fondo gli str**** non devono sempre passarla liscia.
La mia non è cattiveria, la vedo più come senso civico.

Per farvi capire meglio.

"Poichè un suo servo aveva commesso una volta un'azione molto grave, Plutarco ordinò di togliergli la tunica e di sferzarlo. Mentre il servo venive fustigato, emetteva lamenti e versava lacrime; infine ricorse a parole di rimprovero e, rivolto al padrone, disse: <<Sappi che è una cosa vergognosa che un filosofo si arrabbi: tu infatti, mentre io ero presente e ascoltavo, spessissimo discutesti sui mali dell'ira. Non ti vergogni dunque tu, che vuoi essere chiamato filosofo, di punirmi con moltissime percosse, cedendo all'ira?>>. Allora Plutarco con calma e tranquillità rispose: <<Ti sembro forse arrabbiato io? Pensi forse che io sia stato travolto dall'ira? Non ho, come vedi, gli occhio torvi, nè faccio gesti inconsulti, nè dico qualcosa di cui debba pentirmi o vergognarmi. Tutte queste cose, se non lo sai, sono solitamente segni di ira>>. E, rivolto il discorso a colui che frustava il servo, disse: <<Mentre io e costui discutiamo sull'ira, porta a termine quello che ti ho ordinato".
Aulo Gellio

Avrei anche un uomo disponibile a fustigarlo… ma non volevo arrivare a tanto!
 

Senza offesa

  • novembre 10, 2010 at 22:16

"Ciao Wonder, come stai? Ti presento la mia amica Elli. Ti ricordi di lei? Te ne ho parlato tempo fa… anche lei è stata piantata dal marito, ricordi?"

Che grazia…
"Sì, me la ricordo. Piacere"

"E lei è Wonder. Ti ho parlato di lei. E' quella con tre figlie, quella a cui il marito ha fatto le corna! Ti ricordi?"

Ora, carissima amica mia, ti voglio un enorme bene.
Mi sei stata indispensabile per tante cose.
Se sono riuscita a diventare ciò che sono è anche merito tuo.
Sei un incomparabile sostegno.
Ma mi sorge un dubbio…

Che per caso la lezione "La delicatezza è  il mio forte" l'hai saltata?

Sempre Babet

  • maggio 31, 2010 at 22:30

"Mamma domani posso mettere anch'io la gonna??"

"No, amore. Tu l'hai messa oggi."

"Ma la voglio mettere anche domani!"

"No, tu domani hai psicomotricità in salone, quindi devi mettere i pantaloni della tuta."

"Ma posso farla con la gonna!"

"No amore, devi mettere i pantaloni! Canterina oggi ha messo la gonna come te?? No, perchè aveva ginnastica. Quindi domani la mette lei e tu metti la tuta!"

"Mamma… ma il giorno dopo questa notte… quando ci svegliamo dopo la nanna… quel giorno lì vado all'asilo?!"

"Quel giorno, che si chiama domani, sì, vai all'asilo."

"E ci andiamo in macchina?"

"Sì, amore. Lo sai che la mamma deve andare a lavorare in auto, poi."

"Ma il giorno dopo stanotte vai a lavorare?"

"Sì, tesoro, come tutte le mattine, ormai!"

"Allora devo mettere i pantaloni…"

"… Scusa amore, ma cosa c'entra??"

"Babè… C'ENTRA NELLA MIA TESTA!"