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Io adoro uscire con le mie bimbe

  • maggio 14, 2011 at 00:03

Dopo due ore in cui tento di fare i mestieri, seguire Babet e Canterina mentre fanno i compiti, sedare Nanà che urla giocando da sola, lanciando oggetti da tutte le parti e andando a sbattere con la macchinina contro le pareti dando preferenza all’unica vetrina che abbiamo in sala… decido che è giunta l’ora di uscire di casa!

“Bimbe, dai! Andiamo a comprare i sandali da guerra!”

Dicesi sandali da guerra quelle cosiddette calzature estive, non troppo eleganti, che costano al di sotto dei 15 euro e che le bimbe possono indossare a scuola, andando in giardino a sfracellarle durante l’intervallo, senza che alla mamma venga una sincope per la poca durata che hanno avuto.

Dicesi sandali eleganti l’altro paio di sandali, che teniamo per le occasioni non-da-guerra, ma che a fine stagione sono conciati uguali o per lo meno hanno cambiato colore.

“Yeaaaahhh!” è la risposta corale.

Alle sette di sera l’unico posto dove ci si possa rifugiare con una mandria scatenata è il centro commerciale e, nei momenti in cui non c’è la fiumana di gente che popola gli immensi corridoi e fa la fila alle casse dei negozi, io adoro andarci con le mie bimbe che possono scorrazzare avanti e indietro senza che le perda in mezzo alla folla.
Tanto se urlano troppo faccio finta di non conoscerle…

Che bello scegliere per loro le scarpe e notare che già si stanno caratterizzando e affinando i loro gusti, diversi tra loro per età sicuramente, ma anche per personalità.

Che bello provare, solo per il gusto di farlo, scarpe di tutti i tipi, con tacchi vertiginosi, con fibbie o paillettes, chiuse o aperte, e fare la sfilata davanti a loro mentre esprimono il loro parere:
“Io preferisco quelle di destra!”
“Io invece quelle di sinistra!”
“Che eleganza mamma!”
“Ma guarda che così alte cadi…”
… Mentre Nanà corre a destra e sinistra, si specchia alzandosi la gonna e alita lasciando le ditate.

Che bello lasciar entrare qualcuna in un negozio e aspettare fuori ridendo come matte finché non si accorge che ha sbagliato porta.

Che bello entrare tutte in un bagno e uscirne venti minuti dopo avendo creato una coda infinita e vedere gli sguardi attoniti delle signore che si chiedono “Ma dove ci stavano tutte quante??”

Che bello pensare – per ben cinque secondi – di dover tornare a casa a preparare la cena e poi optare per ingurgitare qualche schifezza, sedute al tavolino a ridere e scherzare, mentre la mamma si infila due patatine tra i denti per fare il tricheco e far ridere le bimbe, non curandosi delle grandi figure di merda che sta facendo.

Che bello vedere tutti quelli seduti a mangiare che, ridendo, osservano Nanà mentre parla al cellulare con la nonna, seduta da sola ad un tavolino a dieci metri da noi, in posa da primadonna, come se il telefono senza fili l’avesse inventato lei, che le mancano solo l’agenda e la ventiquattrore.

Che bello alzarsi dal tavolo, recuperare le borse, girarsi e chiedere “Bimbe, ma dov’è Nanà??” e sentire quello del tavolino accanto che dice “E’ là! E’ ancora impegnata al telefono!” come se la conoscesse da sempre, mentre con la moglie ride sotto i baffi quando mi sente dire “Nanà! Dammi il mio telefono! Dai, quando compi quattro anni ti regalerò il tuo, ma adesso basta!”.

Che bello istigare le bimbe a ballare mentre prendo il caffè, osservando tutti gli stili diversi di danza, dalla bomba sexy, all’ hip hop, all’orso yoghi tendente Carla Fracci, e vedere una bambina in compagnia dei genitori che ci osserva con un’espressione tra il “Che banda di pazze scatenate!” e il “Ma perché mia mamma non me lo lascia mai fare??”

Che bello stare un’ora nel parcheggio in attesa che le bimbe si decidano a chi tocca stare davanti e non urlare come una matta come al solito, perché non ho assolutamente fretta, anzi… e far ridere le bimbe con i miei commenti stralunati, mentre Nanà continua imperterrita a parlare da sola.

Che bello tornare a casa cantando a squarciagola, facendo a gara con Canterina a chi canta più forte, mentre Babet si tappa le orecchie e Nanà parla. Questa volta con me… ma tanto non la sento.

Che bello rientrare in casa, tentare di metterle a letto a un orario decente e vedere che è tutto tornato nella norma e che, come al solito, nessuna mi caga di striscio…

Che bello tornare con la mente al passato e ricordarmi che non avrei mai pensato di sapermela cavare così bene da sola con tre bambine, di aver avuto paura del futuro ma di ritrovarmi ad essere più tranquilla e serena di quello che avevo immaginato e soprattutto felice. E felice di essere da sola con loro.
Pensare che veramente non esista la parola impossibile, ma che è tutta una questione di volontà e forse, a volte, una scommessa con se stessi.

Che bello pregustarsi il momento in cui saranno tutte grandi ed andremo a fare shopping insieme…

Io adoro uscire con le mie bambine.

Esperienze no limits: il ciclista milanese

  • aprile 13, 2010 at 15:11

Con l'arrivo della primavera, con queste temperature altalenanti ancora al di sotto della media stagionale, che non sai mai quale giubbotto indossare per non arrivare a casa sudato come un caprone o congelato con stalagtiti penzolanti da sotto il tuo naso… dicevo, con l'avvento della primavera fioriscono genialità nella mia mente.

Per il popolo: ogni tanto mi vengo idee brillanti, ma così brillanti che manco avessi fertilizzato il cervello!

Dopo aver osservato per giorni il sole splendere nel cielo, a parte nei giorni di pioggia ovviamente, ho deciso che per risparmiare sui biglietti del tram, era giunta l'ora di andare a scuola in bicicletta.
Oggi mi sono cronometrata: mezz'ora ad andare e mezz'ora a tornare, velocità bugno, assetto aerodinamico, respiro trattenuto in discesa.

Perchè Milano, oltre che essere la regina del pavè, è anche piena di saliscendi impercettibili da un automobilista, ma ben percettibili da un ciclista asmatico di sobborgo.

Il ciclista però, a Milano, è in via di estinzione per diversi motivi.
A causa dello smog.
A cuasa degli automobilisti.
A causa dell'orientamento.

Causa numero 1.
Un'ora di bicicletta al giorno può certamente migliorare le proprie fnzionalità aerobiche, rassodare la muscolatura, ma anche far morire giovane per danni irreversibili all'apparato respiratorio, con tutto quello che si respira.
Milano, che riesce a superare la soglia limite di polveri sottili anche a Ferragosto, quando la città è deserta.
Ha delle scorte racchiuse in silos a tenuta stagna che vengono liberate da agenti segreti in missione estiva, così, giusto perchè chi non può permettersi di andare in vacanza non si senta spaesato a respirare un aria un po' più pulita…

Causa numero 2.
I milanesi fanno un esame per la patente apposito, quando dichiarano sul questionario di voler o dover guidare nelle vie della metropoli anche in orari di traffico congestionato. Ossia 20 ore su 24 circa.
Il milanese alla guida deve saper stirare o alla meno peggio far infartuare i pedoni che, poveretti, pensano ancora di avere la precedenza sulle strisce pedonali e azzardano un accenno di attraversamento. Incoscienti!
Deve saper avere un tempo di reazione pari a 5 decimi di secondo da quando scatta il verde per strombazzare il malcapitato davanti che, per distrazione, già dal rosso non aveva la prima ingranata e il piede pronto sull'acceleratore.
Devono inoltre saper il inguaggio dei gestacci mimici e saper leggere il labiale degli insulti.
Devono riuscire a ostentare ovvia normalità tutte le volte che faranno la fila a destra per poi girare a sinistra al semaforo e viceversa, bloccando il traffico retrostante di poveri pecoroni che ancora credono alle corsie di preselezione stampate sull'asfalto.
Devono riuscire a infilarsi in ogni buco, via e parcheggio sia alla guida di un suv che di una smart.
Devono saper ignorare tutti i segnali stradali, di parcheggio e vigili con fischietto, Premio a chi riesce a mimetizzarsi nel traffico senza farsi dare la multa.
Ma soprattutto devono giurare guerra eterna ai ciclisti che, non potendo cavalcare il mezzo sulle aiuole, sopra i tettucci delle auto parcheggiate e sui marciapiedi larghi trentacinque centimetri in zona mercato rionale, sono a loro malgrado costretti a percorre… la circonvallazione!!!
Una delle tante che ruotano per Milano, trappole a cielo aperto per qualunque "straniero" provi ad entrarci senza aver prima consultato i tarocchi e aver stipulato un'assicurazione sulla vita. Sai quando ci entri, non sai quando ci esci.
Ho visto gente che si immetteva nella circonvallazione interna nell'ora di punta con la faccia terrorizzata tipica del non-milanese-neo-patentato. Li hanno trovati due giorni dopo in piazza San Babila fermi, con le quattro frecce, che chiedevano di essere prelevati da un'astronave aliena. Non sono più ripresi.
Per non contare poi i camion e i miliardi di motociclisti che, al semaforo, ti si parano davanti sgasandoti tutto il serbatoio in faccia all'arrivo del verde.
Quando sono arrivata a scuola e mi sono tolta gli occhiali da sole parevo appena tornata dalla settimana bianca… a parte l'abbronzatura color nero petrolio.

Causa numero 3.
Ci sono piazze, che definiscono piazze ma in realtà sono centri di sterminio a cielo aperto, in cui convogliano tante, troppe vie, dove si possono contare una decina di incroci con semaforo nell'arco di 300 metri quadrati.
Tu, povero ciclista, tenendoci alla tua vita, decidi di utilizzare il passaggio pedonale ai semafori per riuscire a raggiungere un punto all'estremo opposto della piazza che, in linea d'aria, non sembra nemmeno lontano.
All'attesa del verde al quarto semaforo, oltre ad aver perso i migliori anni della tua vita, hai perso anche la bussola. Non ti sovviene più dove stavi andando, chi sei e cosa cerchi dal futuro che ti si pone davanti.
E così disorientato ti capita di pensare che sia meglio ricevere gli insulti di tutti i vecchietti della zona, piuttosto che rischiare di essere stirato da qualche automobilista perennemente in ritardo, e quindi di decidere di percorrere i prossimi sei chilometri rigorosamente sul marciapiede.

Ora, da milanese doc non mi faccio intimorire da queste inezie…
Ma avendo già mal di gambe (e non è ancora sera) dopo la prima giornata ciclo-fitness-ecologica, si accettano scommesse… QUANTO DURERO'??

Il biglietto del tram nuovo ce l'ho comunque già pronto nel portafoglio.

La maledizione di Montezuma continua…

  • novembre 20, 2009 at 23:50

Stasera a cena Canterina ha stranamente rovesciato il bicchiere pienodacquafinoallorlo sul tavolo.

Indovinate cos’ha preso in pieno?

Si accettano scommesse!

Le risposte saranno pubblicate nel prossimo numero.

Scommesse

  • maggio 4, 2009 at 00:06

I botteghini riaprono e le puntate si fanno più avvincenti.

La prossima scommessa, che viene data 6 a 1, è la seguente:

"E se invece che scarlattina Nanà avesse contratto il MORBILLO?!?!"

Puntate gente, puntate!

Al vincitore una dose di vaccinazione inutile con richiami gratuiti ore pasti…

Gradita la scelta dell’opzione facoltativa "Dona due euro a favore della ricerca contro l’Orchite di Wondermamma-Infermiera-con-turno-di-24-ore"!