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Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Noi siamo le radici

  • maggio 29, 2015 at 00:55

Noi siamo le radici, le fondamenta di questo pianeta…

Basta lamentarsi di tutto e di tutti.
I politici, i datori di lavoro, il sistema, le corporation.
Lamentarsi non porta a niente.
Guardiamoci intorno con onestà.
Cosa stiamo lasciando ai nostri figli?

E non è vero che non ci possiamo fare niente.
Noi siamo le radici.
Ogni nostra scelta può essere decisiva.

Fermiamoci a pensare.
Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli??
E poi scegliamo i nostri gesti.

OGNI – SINGOLO – GESTO…

Giudico, ringrazio?

  • gennaio 10, 2015 at 20:55

Quando si entra nel mondo del non giudizio, ossia quello della comprensione e del “va bene così”, succedono due cose: si comincia a stare meglio con se stessi e gli altri, e ci si rende conto di quanti, innumerevoli, infiniti, continui giudizi si riempiono la bocca le persone che ci circondano, amici e conoscenti, nessuno escluso.
Anche noi stessi finchè non ne siamo completamente immuni, però almeno ora ce ne accorgiamo e possiamo rimediare all’istante.

Ieri davanti a scuola ho incrociato un amico.
In duecento metri di strada gli avrò serenamente contestato ciò che diceva con un semplice:
“Ma questa è la tua idea… Questo è sempre un tuo giudizio, se gli altri sono diversi lasciali essere diversi… E’ la tua sensibilità, ognuno ha la sua e non per questo è sbagliata… Se te la senti fallo tu senza obbligare gli altri a seguirti, hai anche un po’ scassato… se ti va fallo, se agli altri non va non lo faranno, ma pace del cuore…”

E poi ho deciso una cosa.
Non sono obbligata ad assorbire tutto questo.
Scelgo di allontanarmi da queste vibrazioni, voglio fare scudo attorno a me e alle mie figlie.

Lascio agli altri questo pensare, questo parlare, questo attirare.

Io preferisco ringraziare.
Anche chi è diverso da me, anzi, specialmente chi lo è.
lo ringrazio perchè mi fa capire cosa sono e cosa non sono, cosa posso e cosa non posso, cosa voglio e cosa non voglio.

La gratitudine è la vibrazione più nobile che si possa emanare.
E visto che ciò che emaniamo è ciò che ci torna indietro, ringrazio e mi allontano.

L’astinenza, che brutta roba!

  • settembre 5, 2014 at 16:59

Il primo passo per riconoscere una dipendenza è… riconoscerla, appunto.

Che io fossi dipendente dal caffè lo avevo pacificamente riconosciuto da un pezzo.
Sono certa anche di aver trovato alcune delle motivazioni che mi portavano ad esserlo, ma con cui ora non mi dilungo.
Bene, il primo passo lo avevo fatto.
Per il secondo non avevo fretta…

Sapete quante scuse, noi adulti, sappiamo trovare per…. per qualunque cosa?!
Ho sentito persone che reputo decisamente intelligenti trovare le più infime scuse per darsi ragione, sia su sciocchezze che su cose più rilevanti.
Io certamente ero tra queste, quando si parlava di dire no ad un caffè, lo dico pacificamente e con consapevolezza.

“Ho un solo vizio, anzi due: bere un paio di caffè al giorno (senza i quali non riuscivo a <<ingranare>>) e dire qualche parolaccia. Solo questi vizi… Lasciatemeli!! E che c***o!!!”

In qst giorni ci stavo pensando seriamente, come si evince da qualche post fa, e “magicamente” una mia amica mi invia un articolo su tuuuuuuuuuutte le controindicazioni dell’assumere caffè.
Forse mi mancava giusto il La per prendere questa decisione a due mani e portarla avanti… seriamente.

Lo so, a parlarne così sembra ‘na cazzata, ma non è poi così semplice eliminare una dipendenza, piccola o grande che sia.
Stiamo sostituendo un nostro bisogno con qualcos’altro che, pensiamo, ci fa stare bene. Quindi non è così facile eliminare il surrogato senza aver eliminato anche quel bisogno (ovviamente inconscio nella maggior parte dei casi).

Letto l’articolo mi son detta:
“Cribbio Wonder! Sei adulta! Possibile che tu non riesca a lasciar andare anche questo benedetto caffè?? Soprattutto sapendo che ti fa male! Vuooiiitti bene! O come cavolo si dice in italiano correggiuto… Cazzarola! Sei riuscita finalmente a lasciar andare l’uomo, cosa ci vuole a farlo anche col caffè?? Da domani BASTA!”

E così è stato.

Ora…

Devo essere sincera…

Forse, forse è stato più facile con l’uomo.

Non pensavo esistessero i sintomi da astinenza da caffeina.
Posso dire che sono stata da schifo per tre giorni buoni e ho ancora gli straschi.
Il corpo deve eliminare tutte tossine accumulate…. e te lo fa sentire.
Che roba brutta…
Penso che istituirò un fondo per la ricerca del caffè-metadone.
Voglio anche un gruppo di supporto.
E un quarto d’ora al giorno per fanculizzare chi mi pare e piace per vedere se si allevia il mal di testa.
Che anche se non si allevia mi sarò tolta qualche soddisfazione!

Scelgo

  • marzo 17, 2014 at 00:30

<<Scelgo di vivere per scelta, e non per caso.

Scelgo di fare dei cambiamenti, anzichè avere delle scuse.

Scelgo di essere motivato, non manipolato.

Scelgo di essere utile, non usato.

Scelgo l’autostima, non l’autocommiserazione.

Scelgo di eccellere, non di competere.

Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l’opinione casuale della gente.>>

(Eileen Caddy)

Che fatica lasciar andare

  • marzo 10, 2014 at 01:51

Un’amica mi ha scritto:

<<Lasciar andare non significa non interessarsi,
ma smettere di credere di aver potere al posto degli altri.
Lasciar andare non significa fregarsene,
ma lasciare che l’esperienza sia consigliera, non le parole.
Lasciar andare non è vittimismo,
ma la profonda certezza che spesso gli effetti non dipendono da noi.
Lasciar andare non è cedere ai fardelli della vita,
ma credere che siamo nati per uno scopo elevato.
Lasciar andare non è di domani,
ma è di un oggi che aspetta di essere vissuto…>>

Hai ragione, su tutto.
A volte però viene richiesto un impegno ancora maggiore, direi da… Terzo livello, e cioè lasciar andare quelle proprie parti oscure, quelle che ti bloccano e ti impediscono di vivere le stesse esperienze in maniera diversa.

E’ un impegno che si prende chi ‘sceglie’ di lavorare su se stesso in maniera profonda, più profonda di un lavoro a livello emozionale o mentale.
Chi sceglie di “cambiare” seriamente deve saper riconoscere di avere delle parti oscure, dei meccanismi che riportano sempre a compiere gli stessi errori, le stesse dimaniche.
E l’impegno è verificare questi meccanismi, riconoscerli… e fare di tutto per non frequentarli: lasciarli andare.
Ma non basta farlo durante una condivisione, un meeting, un seminario e poi tornare nel mondo come eravamo esattamente poco prima.
Il lavoro più duro è portare tutto ciò nella vita di tutti i giorni.

E’ difficile farlo.
Ma solo così si potranno salire i gradini della consapevolezza.

Quindi amica, lascia andare chi hai scelto di lasciar andare.
Con dolore, con tormento, con fatica, con la piccola vacillante certezza che è il meglio per te.
Sono con te.
Ma aiutati poi a liberarti di tutti i legami che ti hanno riportato più e più volte a rivivere la stessa situazione, perchè tu possa vivere veramente il cambiamento.

Che non significa cambiare persona.
Significa cambiare vita.
Poichè quando tu non sarai più la stessa, inevitabilmente, non lo saranno nemmeno le persone che ti circondano.

Ti ricordi?
Vuoi cambiare qualcuno che ti ferisce? Prima di tutto cambia te stessa.
Quando lo sarai, chi hai di fronte… o cambierà a sua volta oppure uscirà serenamente dalla tua vita, perchè tu non avrai più necessità di “vivere” quell’esperienza.

Però poi, promettimi una cosa… che inseguirai ciò che il tuo cuore vuole ad ali spiegate, senza fermarti di fronte a nulla.
E se mai ti fermerai, non sarà la solita “colpa” degli altri (niente giustificazioni, prenditi le tue responsabilità!), ma sarà esclusivamente una Tua scelta.

Quanto sei sveglio?

  • febbraio 20, 2014 at 23:45

Ecco 12 sintomi di Risveglio Spirituale:

-Una maggiore tendenza a lasciare che le cose accadano, piuttosto che farle accadere.

-Frequenti attacchi di sorriso.

-Un senso di connessione con gli altri e con la natura.

-Frequenti travolgenti episodi di apprezzamento.

-Una tendenza a pensare ed agire spontaneamente, piuttosto che per paure basate sull’esperienza passata.

-Una capacità inconfondibile di godere di ogni momento.

-Un perdita della capacità di preoccuparsi.

-Un perdita di interesse nel conflitto.

-Un perdita di interesse nell’interpretare le azioni degli altri.

-Un perdita di interesse nel giudicare gli altri.

-Un perdita di interesse nel giudicare se stessi.

-Sviluppare la capacità di amare senza aspettarsi nulla in cambio.

Il risveglio spirituale è la presa di coscienza di far parte di un’esistenza divina, di una coscienza collettiva, di uno scopo universale, di un Tutto.

Ma soprattutto è lo scegliere di voler Vivere questa vita, su questa Terra, con questi compagni di percorso, in quest’esperienza.
E di farlo felicemente.

Obiettivi e punti di vista

  • novembre 23, 2013 at 22:08

Ci sono degli obiettivi che hai la certezza di raggiungere.

Non sai quando, non sai come, ma sai che sarà così.
Ti affidi e lasci che l’Universo giri a tuo favore, portandoti a portata di mano le opportunità per muovere i tuoi passi verso quegli obiettivi.

Oggi ho compiuto uno di quei passi e mi sento fiera. Fiera di averci sempre creduto.

Mi rendo conto che non è così per tutto.
E’ come se dentro di noi facessimo delle differenze e queste differenze vengono riportate all’esterno.

Più vediamo difficoltà nel raggiungere qualcosa, più difficile sarà.

Più fiducia poniamo nel vedere già realizzato ciò a cui aneliamo, più “facile” sarà.

Nel senso che tutto intorno a noi sembrerà muoversi per aiutarci ad… avere ragione.

Lo dicevo l’altra sera a Canterina, quando mi ha chiamato dal letto, poichè non riusciva a dormire.
“Mamma, io non ce la faccio più! Sono stanca della scuola, non mi piace, i professori sono cattivi, non finisce mai, ho tanti compiti… non ce la faccio più!”

L’impatto con le medie è stato veramente duro per lei.
Certo mi  veniva da risponderle “Amore mio, sei solo in prima media… hai idea di quanti anni di studio ancora ti aspettano!” ma ero sicura che non sarebbe stato molto motivante.

Così ci siamo messe a riflettere insieme, sul fatto che certe cose, volenti o nolenti, non si possono cambiare, “bisogna” viverle, quindi  l’unica soluzione degna di nota era il cambiare punto di vista sulla questione.

Ciò che pensiamo creiamo.

Se pensiamo di essere iellati, lo saremo, faremo di tutto per catalizzare verso di noi situazioni iellate, per poter dire così “Ecco, lo sapevo, visto!”

Se pensiamo che seremo in grado di superare un problema alla grande, lo faremo. La fiducia che avremo verso noi stessi creerà i presupposti per far sì che ogni ostacolo che si presenterà sarà sorpassato.

“Canterina, più ti focalizzi su quanto è difficile, più ci porti la tua attenzione, più ti sembrerà tale… e lo sarà. Allora non è meglio cominciare a pensare che è tutto bello, facile e divertente?? Ciò che pensiamo creiamo, quindi se ti concentri sul positivo, è il positivo che verrà fuori. Dove poniamo la nostra attenzione, lì concentriamo la nostra energia, allora non sprechiamola per qualcosa che ci fa star male, ma utilizziamola per stare meglio.”

“Va bene mamma, ci provo.”

“Amore, ricordati una cosa: dipende tutto da te, da come decidi di vedere le cose, Perchè non importa quello che pensi, ma che tu la veda facile o la veda difficile, che tu la veda brutta o la veda bella, alla fine… avrai sempre ragione.”

Ora, detta così sembra tanto semplice.
In realtà faccio fatica anch’io a volte a metterlo in pratica.
Ma è un’ottimo strumento per poter cambiare il nostro punto di vista nella vita.

Come dico sempre… il primo passo è la consapevolezza!

Obiettivi e punti di vista

  • novembre 23, 2013 at 22:07

Ci sono degli obiettivi che hai la certezza di raggiungere.

Non sai quando, non sai come, ma sai che sarà così.
Ti affidi e lasci che l’Universo giri a tuo favore, portandoti a portata di mano le opportunità per muovere i tuoi passi verso quegli obiettivi.

Oggi ho compiuto uno di quei passi e mi sento fiera. Fiera di averci sempre creduto.

Mi rendo conto che non è così per tutto.
E’ come se dentro di noi facessimo delle differenze e queste differenze vengono riportate all’esterno.

Più vediamo difficoltà nel raggiungere qualcosa, più difficile sarà.

Più fiducia poniamo nel vedere già realizzato ciò a cui aneliamo, più “facile” sarà.

Nel senso che tutto intorno a noi sembrerà muoversi per aiutarci ad… avere ragione.

Lo dicevo l’altra sera a Canterina, quando mi ha chiamato dal letto, poichè non riusciva a dormire.
“Mamma, io non ce la faccio più! Sono stanca della scuola, non mi piace, i professori sono cattivi, non finisce mai, ho tanti compiti… non ce la faccio più!”

L’impatto con le medie è stato veramente duro per lei.
Certo mi  veniva da risponderle “Amore mio, sei solo in prima media… hai idea di quanti anni di studio ancora ti aspettano!” ma ero sicura che non sarebbe stato molto motivante.

Così ci siamo messe a riflettere insieme, sul fatto che certe cose, volenti o nolenti, non si possono cambiare, “bisogna” viverle, quindi  l’unica soluzione degna di nota era il cambiare punto di vista sulla questione.

Ciò che pensiamo creiamo.

Se pensiamo di essere iellati, lo saremo, faremo di tutto per catalizzare verso di noi situazioni iellate, per poter dire così “Ecco, lo sapevo, visto!”

Se pensiamo che seremo in grado di superare un problema alla grande, lo faremo. La fiducia che avremo verso noi stessi creerà i presupposti per far sì che ogni ostacolo che si presenterà sarà sorpassato.

“Canterina, più ti focalizzi su quanto è difficile, più ci porti la tua attenzione, più ti sembrerà tale… e lo sarà. Allora non è meglio cominciare a pensare che è tutto bello, facile e divertente?? Ciò che pensiamo creiamo, quindi se ti concentri sul positivo, è il positivo che verrà fuori. Dove poniamo la nostra attenzione, lì concentriamo la nostra energia, allora non sprechiamola per qualcosa che ci fa star male, ma utilizziamola per stare meglio.”

“Va bene mamma, ci provo.”

“Amore, ricordati una cosa: dipende tutto da te, da come decidi di vedere le cose, Perchè non importa quello che pensi, ma che tu la veda facile o la veda difficile, che tu la veda brutta o la veda bella, alla fine… avrai sempre ragione.”

Ora, detta così sembra tanto semplice.
In realtà faccio fatica anch’io a volte a metterlo in pratica.
Ma è un’ottimo strumento per poter cambiare il nostro punto di vista nella vita.

Come dico sempre… il primo passo è la consapevolezza!

Free Hugs, strani indivudui e la pace interiore

  • novembre 7, 2013 at 01:39

Questa mattina altre brutte notizie.
Sembra che nel quartiere ci sia una fuga di disperazione non controllata.
Mamma mia…

Mi si annulla l’impegno della mattinata, così mi propongo per accompagnare MadreNatura Sì a sbrigare altre faccende per lo sfratto: ha bisogno di sostegno.

Saliamo dalla scalinata del metrò in Piazza Duomo.
“MadreNatura Sì! Guarda! Free Hugs! Io vado a prendermi un abbraccio!” e mi incammino verso la sorridente ragazzina che, con il cartello in mano, distribuisce pezzi di buonumore.

“Ma no! Wonder, dai!”

“Suvvia! Son gratis! Vieni!”

“Ma no… ma io mi metto a piangere…”

“E non ci sarebbe niente di male! Se ne hai bisogno, ne hai bosogno.”

Ci avanza del tempo.
“MadreNatura Sì, andiamo in libreria. C’è un libro che non riesco a trovare in giro. E quando mi ricapita di venire in Duomo??”

“Perfetto! Anch’io ne devo cercare uno!”

Entriamo nella Grande Libreria. C’è da perdersi.
Mi ricordo a spanne i reparti.
Mi dice il titolo e cominciamo a spulciare.

Si avvicina un tizio, dall’aria strana, con le mani incrociate e fissate dietro la schiena con l’attack e gli occhiali un po’ calati sul naso.
“Cosa cercate?” mi sussurra da vicino. Troppo vicino.

Già ci aveva addocchiate quando MadreNatura Sì tentava di sganciarmi l’orecchino dalla sciarpa, mentre facevamo una cagnara non proprio degna di una libreria.

Sorrido forzatamente e rispondo:
“Un libro.”
A volte sono geniale senza rendermene conto…
Affianco MadreNatura Sì.
Lui pure.
Fa qualche commento che ho addirittura rimosso dalla memoria.
Cerchiamo di non dargli molta corda, ma lui è insistente.
Credo che non sia ferrato nel comprendere il linguaggio non verbale.

Ci trasferiamo nel reparto dizionari linguistici, nell’utopia di trovarne uno di Bengalese-italiano, Italiano-bengalese.
“Ah, ora siete passate a cose più impegnative??”

Tento di rendermi invisibile, ma non ottengo un buon risultato.
Punto sull’indifferenza.
Ma nemmeno quella sortisce l’effetto sperato: continua a pedinarci.

Lo seminiamo.

Mi ritrova nel reparto Religione, mentre prego che svanisca miracolosamente.

Riusciamo ad uscire indenni dalla libreria, senza psicopatico e senza libri.

“Ma è possibile che catalizziamo gli svitati?”

“Secondo me è avanti perchè cuccare in libreria vuol dire aver chiaro il tipo di donna che vorresti…” mi risponde MadreNatura Sì.

“Il fatto che ci abbia abbordato davanti al reparto di Psicologia dice tutto… secondo me non aveva chiaro nemmeno chi era lui!”

Quando giunge il momento di dividerci decido di fare una bella camminata sotto il sole che splende alto nel cielo autunnale.
Arrivo fino al Castello Sforzesco.
Il cielo è azzurro e limpido, l’aria fresca e serena.
Ripenso a tutto quello che è successo in questi giorni.
Eppure la Luce splende sopra ogni testa…
Signore, che questa Luce porti speranza a chi ne ha bisogno!

In tram mi sembra di essere in trance: ho gli occhi aperti che non guardano, perchè la mente è altrove.
Penso a tutte le amicizie che ho accanto, persone magnifiche e ne sono felice, consapevole che, se simile attira simile, qualcosa di loro dovrei averlo anch’io.

Penso alle persone a cui voglio bene, quelle che mi sono ancora vicino e anche a coloro che, nonostante l’affetto, non condividono più la loro vita con me.
Alcuni di loro mi mancano, parecchio.
So però che ognuno fa le proprie scelte e prende la propria strada.
Mi chiedo se, in caso di bisogno, mi chiamerebbero per chiedermi aiuto.
Mi chiedo se io avessi bisogno… se avrei su chi poter contare… ma mi rendo subito conto di essermi fatta una domanda sciocca.
Forse dovrei chiedermi se io avrei il coraggio di chiederlo l’aiuto.

Mi chiedo perchè non si possa vivere tutti insieme in armonia con gli altri e con il mondo, come un’unica parte di un tutto più grande di noi, di un tutto che anche da noi è formato e di cui siamo responsabili.
Se ci rendessimo conto che ogni volta che facciamo del male a qualcun’altro la stiamo facendo a noi stessi… le cose non sarebbero diverse? Non vivremmo nel più completo rispetto? E nella totale libertà di rispettarci a vicenda…

Sono a casa e ho i pensieri che sembrano un vortice infinito, che si innalza sempre più e gira, gira, allontanandosi velocemente.
Ho bisogno di prendere di nuovo il contatto con la Terra.

Non ho le bimbe, l’incombenza del pomeriggio la posso spostare.
Mi infilo i guanti, prendo spugnette, stracci, detersivi…

Tolgo la muffa dagli angoli del bagno, smonto i miscelatori e li pulisco, cambio il tubo alla doccia, svito e pulisco la ventola del bagno delle bimbe che non vede la luce da quasi otto anni, mi arrampico sopra un mobile per spolverarlo svuotandone una sola antina a scelta, lavo la mensola dimenticata della cameretta da tutte le incrostazioni di adesivi e scotch… il tutto con un’immensa pace dentro.

Non mi dedico alle pulizie (la casa rimane un lerciume) ma a quei lavori che non si fanno mai, i lavoretti di fino, quelli per i quali serve tempo e pazienza: il mio modo di meditare.

Non è facile per me acquietare la mente, mi aiuto canticchiando sottovoce.
Inginocchiata in bagno, sfrego il calcare nella doccia con lo spazzolino da denti e mi sento serena, sono felice.

E’ proprio vero che non dipende da COSA fai, ma da COME lo fai.

Scelgo di fare tutto ciò che faccio durante le mie giornate con amore e felicità.
E sceglierlo vuol dire pensarci… mentre compio qualunque piccola attività, mentre scambio qualunque semplici parole, mentre cucino quella frugale cena, mentre penso a quella persona lontana…

La pace che si ha dentro può rasserenare ciò che ci circonda.
La pace di ciò che ci circonda può rasserenarci dentro.

E’ un circolo vizioso!
Ma che bel circolo…