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C’ho sempre ragione

  • dicembre 9, 2014 at 00:28

Habemus varicella.

Alla visita pediatrica ho proposto la mia diagnosi alla dottoressa che l’ha accolta felicemente confermandola.

Una domanda sola ho posto alla pediatra, rassegnata e affranta:
“Dottoressa… ma per quanto deve stare a casa???”

Per fortuna è una forma sufficientemente lieve e già in via di guarigione.

Nel frattempo, per non farci mancare niente, io mi sono riempita di macchie, esattamente come due anni fa.
Stesso decorso: mal di gola da streptococco, febbre, e dopo una decina di giorni corpo ghepardato.

Non mi sento molto felina dentro… però fuori lo sono decisamente.
Beh, so già cos’è, so già che devo armarmi di pazienza, so già che quando si tocca il fondo dopo si può solo risalire!

Attendiamo la risalita, con calma, senza fretta, come se fossimo dei sub.
Lenta e graduale.
Le bombole sono ancora piene.
Le pinne attaccate ai piedi.
Presto avvisteremo dal fondo il nostro motoschifo ancorato, che ci attende, cullato dalle onde della serenità.

Inutile agitarsi.
Nel frattempo esploro il relitto.
Accettando tutto ciò che è gradito e tutto ciò che è sgradito, consapevole che questo contrasto favorisce in ogni caso la mia espansione e quella di Tutto Ciò che E’.

Tutto ciò che vivo è la manifestazione della mia miscela di Vibrazioni, ed è in continuo divenire.

Quindi accolgo e vado avanti.

Non è possibile….

  • novembre 13, 2014 at 20:30

Lunedì primo giorno dopo lustri che tutte le bimbe erano a scuola.

“It’s a miracle!!!” avrebbe cantato Freddy Mercury.

Come sempre di corsa, dopo la scuola porto Babet ad atletica, con Nanà vado a sbrigare un paio di impegni inderogabili e poi torniamo a prendere la sorella.

… Quando ho visto che usciva dal centro sportivo zoppicando faticosamente come un’invalida di guerra, giuro che per un secondo mi è balenata in testa l’idea di mettere in moto l’auto e scappare… lontano lontano… fin dove mi portasse la benzina.
E poi spingendo l’auto. Oppure facendola trainare da due muli altoatesini.
Un secondo mooooolto lungo.

Uno stiramento che l’ha immobilizzata per circa 36 ore.
36 ore moooooolto lunghe.

Come mooooooolto lunga è la mia pazienza.

Qualcosa da espiare ce l’avrò…

Santa, mi faranno!

  • ottobre 17, 2014 at 15:22

Devo fare un duplicato della chiave del box.
Non c’è ferramenta che riesca a farmene una buona.

La mia è molto usurata, ma funziona.
Quando provo con quelle nuove, niente, nisba, nada, non girano, non parlano, non danno segni di vita.

Ho cambiato tre ferramenta.
Ad uno, dopo avergli riportato la chiave indietro per la terza volta, ho detto:
“Facciamo che rinunciamo alla chiave e mi fai lo sconto sulla risuolatura degli stivali.”

Ha accettato, non so se ero più disperata io o lui.

Oggi riprovo per  l’ennesima volta, e mi vien da dire Meno male che non è un’urgenza!

Arrivo in garage e la chiave nuova gira… per tre quarti.

“Ma che palle!!!”

Provo e riprovo e riprovo e riprovo nuovamente.

Ooooooommmmmmmm!

Devo fare autotraining per non sclerare.

E mica ti becco Tonio Cartonio, il mio vicino tuttofare-semplicitàrepellente, che per puro caso è giù nel suo garage, ovvero la sua seconda casa?!?

Si avvicina e mi dà la sua personale spiegazione del perchè la chiave nuova non va.
“Ho capito… vado su e la limo!”

“No, servono gli attrezzi. Lasciamela, te lo faccio io, lasciami anche l’originale da vedere, poi quando ho fatto te la riporto!”

“Grazie mille Tonio Cartonio!” esclamo il mio apprezzamento per la generosa presa in carico della situazione, ma in realtà, dentro me, sudo e tremo per ciò che potrebbe significare.

Il mio santissimo vicino (conosciuto ormai da chi mi legge da un po’) e sempre disponibilissimo… ad aiutarmi e a complicarmi la vita.
E’ un trafficone.
Cioè una persona creativa, ossia che trova creativamente soluzioni complicate a problemi semplici.
Magari per me i problemi non sono così semplici, o non avrei bisogno di una mano per risolverli, ma solitamente chi viene dopo di lui, a risolvere il problema causato dalla sua soluzione, attua stretegie completamente diverse e meno contorte.

Ma perchè, io, ottimista di natura, non dovrei dare totale fiducia a Tonio Cartonio??

Perchè l’esperienza rende saggi…

Dopo mezz’ora circa mi suona alla porta.
La sua espressione non mi piace, anzi, mi inquieta, ma sorrido.
“Mi si è bloccata la serratura…”

Sorrido, tentando di trattenere la lacrima stile cartoon giapponese che vuole a tutti i costi scendere dal condotto lacrimale.
“… … … In che senso?”

“Eh, girava! Ha girato tutta, poi si è bloccata di colpo. E ora non va nemmeno quella vecchia… Eh, a furia di sforzarla quella serratura lì, si rompeva, sai?! Per quanto tempo l’hai sforzata?”

“Mai. La mia chiave andava benissimo…”

Scendiamo a vedere e provare, mentre il mio condotto lacrimale sta straripando.
“Ti devo aprire dall’alto ora… rompere lì per sbloccarla…” e prende la scala.

“Hai bisogno di aiuto Tonio? Se no devo andare su a spegnere i fornelli.”
In realtà devo andar su a vomitare, ma va bene lo stesso.

“No, no. Faccio da solo, vai pure.”

Ringraziando per la generosa concessione risalgo in casa e volontariamente spengo l’interruttore del cervello, in attesa di nuove notizie.

Dopo un’ora buona arriva affranto, sudato, umiliato a suonare al mio campanello.

“Ho paura a chiedertelo…. quindi?”

“E niente. Ho dovuto smontare tutto. Ho chiuso con la serratura di sotto.”

“Ah, be, quella va! Quindi oggi quando torno come chiudo?”

“No, puoi solo chiudere di sotto… sopra c’è il buco! Oggi vado a recuperare un’altra serratura da montare, va cambiata. E poi va raddrizzato tutto il pezzo sopra del garare, dove ho dovuto forzare per smontare! Bè insomma… speravo di sbrigarmela in meno tempo mannaggia… devo ancora mangiare!”

Mi si lamenta anche?
… … …
No lacrime, state su.
Respira.
Profondamente.
Non vado giù a vedere, voglio tenermi la sorpresa per oggi pomeriggio!

“Beh, almeno posso mettere via le bici quando torniamo da scuola!”

E’ guardare il lato positivo?
No, per le bici non avevo problemi.
Se non aprivo il box gliele avrei parcheggiate in salotto.
Serenamente.

Vento ventoso

  • luglio 1, 2014 at 23:22

Il vento è bello.

Quando c’è tanto sole il vento allevia l’agonia estiva del dover scegliere tra l’abbronzarsi e il sudare.

Col vento riesci a ustionarti senza nemmeno accorgertene.

Il vento e il mare sono un ottimo sodalizio.

Quel vento che ti gira  da solo le pagine del libro, anche quando non hai finito il paragrafo.

Quel vento che ti scombina i tris di scala quaranta e chissà dove è finita la regina di fiori.

Quel vento che fa del mare un’onda, su onda, su onda, su onda… Che se non sei surfista provi almeno a fare il gabbiano.

Quel vento che, dopo dieci giorni che non si è ancora stancato di soffiare… ha rotto i gioielli di famiglia a tutti quanti gli Alisei e parenti!!!

Non faccio in tempo a dire “Bimbe occhio con quella palet…” che arriva una secchiata di sabbia col corriere espresso. E visto che uso l’olio solare, mi ritrovo una cotoletta impanata.

Ieri passeggiata sulla spiaggia.

Nonostante le bimbe abbiano sempre le bandane in testa, Nanà continua a levarsi i capelli dal viso.

Ad un certo punto di ferma, coprendosi la faccia con le mani.

“Mammaaaaaa! L’occhiooooo!”

“Cos’è successo??!”

“Mi dà fastidio!!!”

“Tatona! Fammi vedere. C’è finito qualcosa dentro??”

“Sì. Il mio dito!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi non muore si rilegge

  • giugno 3, 2014 at 15:37

<<Se urli tutti ti sentono, se bisbigli ti sente solo chi ti sta vicino, ma se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta.>>
(Gandhi)

Quante corse…
Quanti pensieri si accavallano nella mia testa quotidianamente.
E non faccio mai in tempo a fermarli su carta… cioè su blog.

Il periodo “tirato” non è ancora finito.
Inoltre…

Babet è stampellata. Volata dal monopattino.
Non descrivo le peripizie per portare a scuola in bici il suo zaino, le stampelle e i suoi 37 chili di morbidezza. La wonderbike mi ha denunciato al movimmento “Bici Libere da Pesi Esagerati”.

Canterina convive con i suoi sfoghi di dermatite che ogni tanto vorrei piangere per lei…
Nel week end debutta nel suo primo, vero spettacolo teatrale, ma le lunghe prove nel teatro decisamente-polveroso non aiutano la sua allergia e la sua pelle.

Nanà è sempre allegra e in movimento, con momenti di crisi e di pianto.
E’ in elaborazione separazione di mamma e papà, con i suo pro e i suoi contro.

Ma tutto questo rientra nel mio tran tran quotidiano e non mi spaventa.
Mi stanca, ma vivo serenamente il nostro delirio.

Nel frattempo cresco, rifletto, giungo a nuove consapevolezze.
Scelgo di osservare e non giudicare il più possibile.
Scelgo di non aiutare se non è richiesto.
Cerco di non esagerare e riesco a dire di no senza sensi di colpa. Che è una grande conquista.

Studio, leggo, imparo.
Osservo i miei progressi, osservo chi cammina accanto a me e anche le distanze di chi ha scelto altri percorsi.
Imparo a lasciar andare, che non significa disinteresse, ma essere cosciente di non avere potere sulle scelte altrui.
Imparo ad accogliere con gioia chi chiede, chi sorride, chi torna, chi chiede scusa e chi non lo chiede ma ama ugualmente.

Osservo le “coincidenze” che accadono ogni giorno, che non sono mai conicidenze.
Io lo so… ma perchè togliere la voglia di non crederci a qualcun altro?
Osservo come l’energia che ognuno di noi sprigiona attira queste “coincidenze” nella sua vita, a volte chiamate coscientemente, a volte desiderate ma solo in fondo al cuore.

Amo ma senza attaccamento.
Amo con desiderio ma senza aspettative, che è il modo migliore per non soffrire.
Cerco di essere sempre Me Stessa, amando Me Stessa in primo luogo.
Beh, le bimbe sono un’eccezione…

Quando si è “in ordine con l’Universo”, come direbbe Madre NaturaSì, tutto scorre nella direzione giusta, tutto si aggiusta, tutto si sistema.

E’ vero, per una cosa che si sistema ne arriva un’altra da sistemare, ma la fiducia mi insegna che se vuoi percorrere una strada è necessario accogliere ciò che viene proposto, con pazienza, per non rodersi il fegato, e con la fiducia che la forza che serve la si ha dentro di sè… o arriverà al momento giusto.

Certo, ogni tanto i momenti di sconforto non mancano, ma sono sincera nel dire che la serenità regna quasi sovrana nella nostra frenetica e per-niente-noiosa vita.

Serenità, pace interiore, silenzio.
E la certezza che la felicità si ottiene più facilmente trovando la gentilezza, la voglia di giocare e il tempo di essere contenti per ciò che si ha, senza dare nulla per scontato.

Ecco la ricetta.

Il dolce è in forno… ma il profumo è squisito!

Ipotesi di reato 2 – l’opzione mancante

  • aprile 14, 2014 at 12:34

Mi era sfuggita un’opzione, riguardo la latitanza dal blog, nel mio infinito ottimismo…

Poi ieri sera è accaduto di nuovo.

Ho imprecato fino a notte fonda dietro la stampante che non si riconosce più, una crisi di identità, e il pc che schifa la connessione wifi.

Non ho ancora risolto.

So che è una congiura per mettere alla prova la mia pazienza, ma non ce la faranno.
C’ho il silos ancora pieno!

Ma la domanda mi nasce spontanea… magari dovuta al sonno…

Perchè non torniamo alle missive, agli ambasciatori che non portan pena e ai piccioni viaggiatori??
Così quando il piccione non va, invece che sistemargli il driver, basta tirar fuori il sacchettino di miglio ed è più contento lui… e pure tu.

Come stanno le figlie?

  • marzo 19, 2014 at 19:32

Come stanno le figlie?

Una si gratta, ha fame, non ama essere contradetta e vuole a tutti i costi uscire con i roller.

Una ha più di 38 di febbre, non mangia, ha mal di pancia e la coccolite acuta, vuole stare “sempre con me”, quindi mi chiama e mi fa correre ogni singolo secondo semplicemente per dirmi… “Mamma, voglio stare sempre con te.”

La terza, nonostante abbia preparato solerte la borsa dei quaderni per andare da papà, dimentica i libri scolastici a casa, in posti impensabili dove un libro scolastico non si era mai visto, e mi tocca stanarli, vestirmi e portarglieli anche se non dovevo uscire giusto perchè le voglio un mondo di bene… e perchè anche voi al mio posto avreste fatto così.

Stasera sono da Homo.
Ho tempo di respirare, di ricaricarmi prima che arrivino domattina presto e soprattutto di organizzare… la festa per la mia santificazione.

Cosa voglio di più dalla vita??
Un Tucano.

No… non un Lucano, proprio un Tucano.
Perchè per darsi alla fuga in moto fa ancora un po’ freschino…

Ah, beh… E poi un centauro azzurro, che col suo enduro mi venga a prendere e mi porti via!
Ma questi son dettagli.

I panni sporchi si lavano in casa… o almeno ci si prova

  • marzo 4, 2014 at 23:36

“Canterina… qual è il soggetto??”

Sto facendo i compiti di inglese con Canterina, dopo cena, mentre contemporaneamente gioco ad un gioco in scatola con Nanà.

Babet è nel suo mondo di lettura, mondo parallelo a quello di bambagia e cotton fioc dove vive perennemente.

“Mmmmm… quando? Il? Spesso?”

In inglese capisco, alle elementari hanno cambiato 6 maestri in 5 anni, e quindi è giustificata per non sapere una beata mazza, ma l’italiano… Confido che la causa sia l’orario tardo in cui le connessioni cerebrali sono già in letargo.

“Canterina, cribbio, il soggetto! Colui che compie l’azione! Per esempio ‘Se non mi rispondi io ti uccido’… Sono io il soggetto. Il soggetto che ti ucciderà a breve!”

“Ah… Allora… Non ce n’è??”

“Il soggetto non c’è?? … E’ quindi il Nulla?? Anzi, no, leggi bene. Sarà il Fortunadrago??! Cribbio Canterina! E’ LORO! Sai che gli inglesi c’hanno ‘sto vizio di precisare sempre e non dimenticarsi mai di pronunciare il soggetto, quindi, da una parte o dall’altra della frase lo trovi per forza! They, loro! Ce la possiamo fare… forse per Pasqua… ma finiremo questo esercizio imparando cosa LORO mangiano, a che ora mangiano e perchè chiamano la cena in tre modi diversi! Ci faremo tutti i cavoli LORO… Dai, leggi… Evitando di sembrare un criceto col songhiozzo, però.”

Sono sfinita.
Dalla frenesia della giornata, non da mia figlia.

Metto a letto le tre befane, tra una scelta infinita di pupazzi della notte, un sanguinamento da naso, mille abbracci stritolabudella di Nanà, mezze confessioni di Babet (mezze perchè a metà si è spenta ed è entrata nel suo mondo parallelo, lasciandomi lì a fissarla come una beota), varie ed eventuali.

Svuoto la lavatrice stracolma, stendo i panni, torno in bagno e non mi capacito nell’osservare la cesta dei panni sporchi che trasborda.
Ma com’è possibile?
E’ un pozzo infinito senza fondo??

Beh, in effetti solo Nanà mi dà da lavare per tre: stamattina ha splamato il dentrificio sul pigiama nuovo come fosse crema idratante, a scuola ha costellato il maglioncino bianco di patacche di sugo a forma di Orsa Maggiore, nel pomeriggio ha spadellato il giubbotto di marmellata… probabilmente tutta quella che era fra le due metà di pane integrale, lasciandolo asciutto… stasera ha pucciato le manica del pigiama pulito nella crema di cavoli… ECCHECAVOLI!!!

Mi impegno anche, ma non riesco a starle dietro.
Stavo riflettendo seriamente se fidanzarmi col proprietario di una lavanderia… mi va bene anche cinese.

Asciugamano e asciugamamma

  • ottobre 27, 2013 at 00:39

Dopo cena siamo ancora dietro ai compiti.
Lavoriamo sulle doppie.
“I dolci di carnevale.”

“Babet, dai, son piatte, friabili, con sopra lo zucchero a velo…”

“Ce l’ho sulla punta della lingua… Lo SQUACQUERONE!!!”

“Mammaaaa! Giochi con me a Indovina Chiiii?!?!”

“Nanà! Ti ho già detto di sì ma quando ho finito di fare tutte le cose!!”

“Dai, amore, andiamo avanti con la scheda. Rendere più dolci.”

“Mmmmm… Dolcificare?”

“Beh, certo, quello si dice per un dolce, una torta,è giusto…ma non ha nemmeno una doppia. Vediamo, come si dice rendere più dolce una frase, uno sguardo…A… ADD…”

“ADDOLCIFICARE!!”

“… Siamo a posto…”

“Mammaaaaa!! Giochi con me a Indovina Chiiii???”

“Ancora?!! Nanà, cribbio! Sto già facendo due cose, sto sparecchiando e sto aiutando tua sorella a fare i compiti…”

“E non ne puoi fare tre??”

Poi non chiedetemi perché mi viene il tic all’occhio come al Commissario della Pantera Rosa…

Occhio, malocchio, prezzemolo e pidocchio!

  • settembre 5, 2013 at 00:18

Ieri mattina, dopo un’ora di coda in comune, mentre le bimbe giocavano a nascondino dietro le foglie cadute e i pali della luce, abbiamo scoperto che era necessaria la presenza di Homo per completare dei documenti…. vaaaaaaaaaaabbè, non ci facciamo affossare da questi piccoli inconvenienti.

Stamattina dopo più di mezz’ora di attesa era scattato solo un numerino. Nel frattempo Homo aveva notato un cosino scuro e in movimento in testa a Babet. Non mi sembrava un pidocchio, però controlandola un po’ ho scovato una lendine.
Siamo tornate dal mare pulite e senza parassiti, controllate fino all’ultimo giorno, capello per capello, quindi ero tranquilla.
“Beh, dopo a casa controllale, Homo!”

“Le faccio controllare dalla nonna.”

Homo doveva andare a lavorare, così abbiamo rimandato, di nuovo, a domattina l’evento “In comune la fila ti invecchia, sai quando entri ma non sai se ne esci vivo“.
Ma non mi sono fatta scalfire minimamente.

Passo dalla pediatra per far firmare una lunga lista di diete sanitarie per la scuola delle bimbe. Non c’è ancora nessuno. Mi viene in mente che il mercoledì mattina inizia alle 11.00.
La cosa non mi tocca.

Prendo l’auto e mi dirigo verso il caf.
‘Azz… c’è il mercato. Parcheggio a Foggia, stramilano, entro nel caf che era chiuso l’altro giorno ma riapriva ‘oggi’.
Dopo un quarto d’ora che fisso il cartello sulla porta che dice “Non bussare, un addetto vi chiamerà da sè”, un vecchietto mi dice:
“Il caf è chiuso! Il sindacato è aperto ma quella porta è chiusa.”

“Ma come… apriva oggi!”

“Domani è aperto, il giovedì. C’è scritto sulla porta!” esclama la vecchietta accanto.

“Sì, ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto.”

“C’è scritto sulla porta!” riesclama la vecchietta accanto.

“Ho capito! Ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto.”

“C’è scritto sulla porta!” ri-riesclama la vecchietta accanto.

“Sì, ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto… E mi sta venendo il dubbio che non siano solo di luglio…. fancù!”
Ma non mi faccio abbattere.

Torno dalla pediatra.
Suono, ma non risponde nessuno.
Intravedo la portinaia, chiedo e lei, con lo sguardo da chiromante perso nel futuro o nei fumi dell’alcool, presume che la pediatra dovrebbe presenziare nel pomeriggio.
Ma non mi faccio prendere dallo sconforto.

Torno a casa, recupero un paio di cose e, per sicurezza, l’olio antipediculosi che porto dalle bimbe.
“Nonna H. hai controllato Babet?”

“Sì, non ha niente!”

“Col pettinino?”

“Sì, non ha niente!”

Le bimbe mi chiamano per farmi vedere un paio di giochi e, mentre sono in camera con Canterina che mi mostra il suo… (non so nemmeno come si chiami, è un tipo di videogioco moderno, di cui ignoravo pure l’esistenza), accalappio Babet e la spulcio vicino alla finestra.
Piena di lendini.
“Nonna H.!!!! Babet ha le uova!!!”

“Ma se non le ho viste?!”

“E’ piena, ti faccio vedere. Guarda… Falle il trattamento subito. Intanto controllo anche le altre.”

E mentre giro le ciocche a Nanà, dove di uova non c’è traccia, becco un grosso, merdoso, pidocchio marrone, il quale, appena mi vede, tenta di fingersi morto stile opossum in vista del pericolo. Lo acchiappo e lo annego nel lavandino augurandogli una morte lenta e atroce.

Esco da casa dei Nonni H. chiedendomi dove cavolo possono averli presi e pensando che devo andare a casa a sfoderare le lenzuola, passare i divani, lavare i pigiami, etc., etc., etc.
“Sono depressa…”

Ebbene sì, nonostante sia diventata la regina della pazienza, sappia affrontare code chilometriche a testa alta, appuntamenti farlocchi con il sorriso in volto, vecchiette insistenti con siringate di valium… i pidocchi hanno il potere di deprimermi fino al midollo.

Non vedo l’ora che inizi la scuola.

Per condividere con le mie amiche gioie e dolori, depressioni e parassiti.

 

PS.: Lo so che vi state grattando mentre leggete… E’ tutto nella norma!