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Anche che basta…

  • dicembre 4, 2014 at 23:10

Anche che basta…..

E’ un continuo, una dopo l’altra, dal mal di gola, alla dissenteria ripetitiva, al pus, alla dermatite, allo streptococco, alla verruca…
Avrei un elenco infinito per le vicissitudini anche solamente di quest’ultimo mese.
Ma non è ancora finita!
No! I miei silos di pazienza sono ancora pieni!
Calchiamo la mano!
Affondiamo il coltello!
Spariamoci nei maroni!
Frantumiamoci il setto nasale sbattendo la faccia contro il muro!

Stasera medicavo il brufolo purulento di Nanà.
Un’altra figlia era piegata in due sul gabinetto e l’altra da due ore sull’altro gabinetto… ma lei per scelta.
Spiegavo alla piccola indemoniata che l’indomani avremmo dovuto alzarci molto presto per andare a fare un day hospital, per un challenge per allergia alimentare…. giusto per non farci mancare nulla… e la osservo meglio.

“Papà mi ha detto ieri sera al telefono che aveva visto altri due brufoletti innocui sulla schiena… ma… togli un po’ la maglietta… ”

Il seguente commento è VM18.
Se sei minorenne non procedere con la lettura o il tuo pc si autodistruggerà…

“… STI CAZZI NANA’!!! MA PORC… LURIDACCIA MERDACCIA LADRA!!! Fammi vedere il resto del corpo! … MA PUTTANA EVA! MA CHALLENGE ALL’UOVO UN PAR DE PALLE! NANA’ CAZZO! MI SA CHE C’HAI LA VARICELLA!!!”

Poi non capisco come mai, quando chiedo alla naturopata il senso di alcuni miei sintomi/segnali corporei, lei mi scrive che “Stai consumando energia alla radice, non hai più niente da dare, sei cotta”…

No, qualcosa ce l’ho ancora. Il sangue nelle vene!

Quest’anno son certa che i primi di gennaio sentirò bussare alla porta e, aprendo, mi troverò davanti i tre Re Magi:
“La Stella Cometa ci ha condotto fino a te…”

“Sì, lo so, ho raggiunto livelli di santità molto elevati ultimamente… Ma potevate avvisare! Avrei preparato del the, qualche biscottino…”

Vabbè, improvviseremo una lauta merenda, intoneremo musiche natalizie e ci sbronzeremo con la birra.
Spero solo che i pastori non si portino dietro le pecore.
Quelle puzzecchiano un po’…

Non c’è mai limite alla stupidità? No, la gente scava…

  • ottobre 4, 2014 at 21:15

Impara a farti qualche domanda.

Scaricare sempre sugli altri gli accadimenti che ti riguardano ti impedisce solo di crescere oltre che avvelenarti la vita e la salute.

Impara a chiederti il perchè delle cose e a pensare “Dove IO devo migliorare per modificare questo nella mia vita???”

Più punti il dito altrove e più sei incapace di guardare le tue responsabilità.
Vivi il rifiuto, la negatività, il tradimento? Sei tu che lo attiri. “Cambierò me stesso per cambiare la situazione e smetterò di dire a chi ho di fronte che è colpa sua”.

Censuro SOLO le tue di risposte, volgari o no, ma nella maggior parte saltano all’occhio le parolacce.
E non le leggo nemmeno, quindi è tutto tempo perso quello che impieghi a scrivere.
NON LE LEGGO, non mi interessano, non mi interessi.
Per ciò che ti sei dimostrato fin dal principio ho scelto di censurarti, sempre. E non mi interessa di sapere se sei diverso, cambiato, peggiorato o migliorato.
Non mi interessa.

Ti piace perdere tempo? Il problema è tuo.
Ti piace insultare? Il problema è sempre tuo.
Sei in cerca di attenzione e la richiedi in qualunque modo, come fanno i bambini quando non hanno strumenti adulti per farlo? Il problema rimane tuo.

Puoi continuare a scrivermi o non farlo.
La mia vita non cambierà, sarà la tua a cambiare e ti auguro in meglio.
Mi spiace per te, sinceramente.
Non lo dico con giudizio, ma con compassione.

Mi spiace che tu non abbia ancora raggiunto livelli di consapevolezza più elevati che ti aiutino a comprendere che sei tu l’unico responsabile della tua vita, di ciò che fai e di ciò che ti accade.
Ti auguro di aprire gli occhi.
Ma se non lo farai a me non cambierà nulla.

Non è il tuo comportamento sciocco e immaturo a minare la mia serenità.
L’unica serenità che può minare è la tua.

Vai sereno per la tua strada.

Io la mia l’ho già scelta e i tuoi commenti non ne fanno parte.

Con pace e serenità.

<<TU NON VERRAI PUNITO PER LA TUA RABBIA,TU VERRAI PUNITO DALLA TUA RABBIA.>>
Buddha

<<NON C’E’ PIACERE PIU’ GRANDE DELLA PACE>>
Buddha

<<PERCHE’ INFLIGGERE SOFFERENZA AGLI ALTRI, QUANDO NOI STESSI CERCHIAMO DI SFUGGIRLA?>>
Buddha

Stronzaggine: a chi troppa e a chi niente

  • marzo 28, 2014 at 15:15

Non possiamo cambiare gli altri ma solo noi stessi.

Continuo a dirlo alle mie figlie.
Quindi “lavoro a mille” su di loro, perchè riescano ad essere malleabili per vivere (e a volte sopravvivere) al meglio nella jungla quotidiana che devono affrontare.

E poi si imbattono in situazioni faticose e sofferenti in cui, a freddo, non istintivamente, non in preda all’adrenalina di protettrice della cucciolata, no… a freddo, io da mamma che predica la non violenza e l’amore incondizionato, vorrei tanto spezzare in tanti pezzettini le falangi di alcune simpaticissime bambine e le falangette delle loro simpaticissime genitrici.
Ma mi accontento anche di un femore.

Ieri Babet mi esce di scuola piangendo.
Il giorno prima avevamo passato due belle orette ad una riunione di classe a parlare proprio di “certe” questioni e nemmeno ventiquattr’ore dopo, la mia bambina subisce vessazioni da due sue compagne.

La mamma di una di queste, alla riunione, continuava a ridere delle “malefatte” descritte dalle maestre, come se fossero stupidate senza importanza. Mentre l’altra insisteva nel dire che bisognava utilizzare più rigidità e metodi punitivi.
Io me la immaginavo a casa che sgrida la figlia indossando un elmetto e brandendo un frustino.

Tale madre… occhei.
Non è colpa dei bambini… occhei.
Ma a queste fanciulle di ormai 9 anni qualcuno dovrà spiegare fin dove si può arrivare, quali sono i limiti da non superare, cosa significa rispetto e rigore.
Le nostre maestre sono veramente sante, bravissime dal punto di vista pedagogico, attentissime. Ma proprio come dicevo ad una di loro dopo la riunione, il lavoro è ottimo, l’intenzione buonissima, però se alle spalle non c’è una famiglia che direziona, insegna e sostiene… poco c’è da fare.

“Babet, non devi sempre subire! Miseriaccia, ogni tanto puoi anche reagire!”

“No, mamma, non posso.”

“Come non puoi?? Ma se uno ti fa male devi star lì a prenderle?”

“Non bisogna reagire con la violenza ma bisogna andare a dirlo ad un adulto.”

La mia patata ligissima alle regole, che non sgarra nemmeno sotto bombardamento atomico! Secondo me tra poco saprà recitarmi la Costituzione a memoria…

“Ho capito, amore. Io son la prima a dire che è sbagliata la violenza, ma in quest’occasione un bel cartone in faccia ci stava d’incanto…”

“E poi sgridano me!”

“Tesoro, domani vengo con te a scuola a parlare con la maestra, come han chiesto loro in casi del genere. E glielo dico io che ti ho dato il permesso di reagire, occhei?!”

Tanto non lo farà mai.
Babet non ne è capace. Buona com’è.

Solo con le sorelle riesce ogni tanto ad inveire, sfogando tutta la sua parte “trattenuta”, ma con gli altri no… piuttosto si taglia un braccio.

“Amore della mamma, ascoltami bene. E’ giusto essere buoni e gentili, anche con chi ti è “nemico”, come diceva Gesù, ma questo non vuol dire star lì a prenderle. Gesù diceva anche ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’, che vuol dire che per amare gli altri devi essere innanzitutto capace di amare te stesso. Prima di tutto. Prima di ogni cosa. Subire la sofferenza senza chiedere il rispetto, del tuo corpo e della tua persona, non è volersi bene. Non sentirti in colpa se ti difendi. Difendi qualcosa di prezioso. Qualcosa che io ho fatto con tanta fatica e tanto amore… la mia bambina!
“Noi siamo liberi di scegliere di voler amare chiunque, anzi, è proprio il messaggio più bello che ci possa essere! Tu sei tanto buona sempre con tutti… Noi possiamo abbracciare, se siamo pronti, anche chi ci fa del male, se lui è pronto, ma non dobbiamo per forza ‘frequentarlo’. Quindi, non devi voler male a nessuno, ma fammi la cortesia di non giocarci più insieme e di allontanarti se loro si avvicinano.
“E se ricapita ancora… beh, la mamma da parte sua andrà in missione ninja a gambizzare le loro mamme, ma solo dopo aver chiarito a parole e aver lanciato bombolette puzzolenti… o basta anche tua sorella Nanà dopo la minestra di fagioli. Però tu mi devi fare una cortesia. Te lo dirò con parole molto, molto, molto, molto, molto semplici: ogni tanto… un po’ più stronza… è buono!!!”

La maga del teflon

  • febbraio 7, 2014 at 00:16

La lavasciuga nuova di due mesi è svampata qualche tempo fa.

Bloccata, faceva saltare il salvavita ad ogni tentativo di accensione.
Con i panni bagnati dentro, manco a dirlo.

Dieci giorni di attesa del tecnico, il quale non si è presentato al primo appuntamento, facendomi aspettare a casa giusto quel… tutta la mattinata, te poss!!!

Il giorno che, di grazia, si è presentato, gli ho aperto la porta con un “Buongiorno! Era lei che doveva venire giovedì e non si è presentato senza avvisare???”

Lui ha negato guardandosi i piedi.
Beccato!

Vabbè, io sono per il perdono facile, quindi con il sorriso l’ho accompagnato in bagno osservando il suo operato col fiato sul collo come un condor sulla carogna di un cane della prateria in decomposizione.

Come in decomposizione erano i panni dentro la lavatrice, poichè quando ha aperto l’oblò è uscita un “EAU DE FOGNE” che manco un cadavere avrebbe usato come deodorante!

“Signora, le consiglio di lavarli un paio di volte i panni… magari con dell’aceto!”

“Nooo… pensavo di utilizzare il topo morto che mi è avanzato dalla cena di ieri! Giusto per dare il colpo di grazia… ”

Alla fine della fiera ha aggiustato il guasto elettrico… ma la lavasciuga fa a tuttoggi strani rumori all’accensione. Ma solo un lavaggio su cinque.
Viva la garanzia.
Durante il tramestio, il tecnico si era accorto che il rubinetto dell’acqua si era svalvolato. cioè anche da chiuso faceva passare l’acqua giù per il tubo.

E no! L’idraulico non lo chiamo!

Così tramite il marito di un’amica ho recuperato un rubinetto nuovo, da montare. Io.
Sono o non sono Trilli, la mamma Tuttofare???

Oggi pomeriggio ho imprecato in tutte le lingue del mondo.
Primo perchè non trovavo la valvola generale per chiudere l’acqua.
Poi perchè le valvole erano incastrare nel mobiletto sotto il lavello, esattamente all’altezza della mensola in vetro “fissata e non removibile”.
Quindi perchè mi son venuti i calli per avvitarla con il pappagallo.
Poi perchè avevo avvitato quella dell’acqua calda che si trovava magicamente a destra.
Poi per i nuovi calli per la valvola dell’acqua fredda.
Infine perchè dopo aver smontato il tubo, il rubinetto era troppo duro anche per il mio fidato pappagallo…

“Per la forza di Greyskul!!!!!!” urlavo ad ogni sforzo, facendolo seguire da un più sonoro “ADRIANAAAAAAAA!!!”

Ma niente!
Urgeva forza bruta maschile.

Sono andata a suonare al mio vicino, ma non era in casa.
Mumble, mumble, mumble.
Chi mi poteva risolvere il problema e anche i problemi che sarebbero potuti spuntare come funghi da lì a poco?? Perchè in fondo sono sensitiva…
Trovato! Chiamo quel sant’uomo di Tizio!

Avvisato dalla moglie si è presentato alla mia porta dopo dieci minuti, mentre infornavo le orate, puntuale come un dito nell’occhio.

Il rubinetto ha ceduto alla sua forza bruta ma, come prevedevo, non era finita lì. Ne era rimasto incastrato un pezzo nel muro.
Chi la dura la vince, dai di qua che dai di là, tanto va la gatta al lardo… alla fine ce l’abbiamo fatta.
Abbiamo anche riavvitato il nuovo rubinetto… Circa cinque volte, avvolgendolo con sempre più teflon ogni volta che ci riprovavamo.
Poco dopo l’ho congedato ringraziandolo e augurandogli buona serata.

Peccato che non siamo proprio riusciti a sistemarlo definitivamente… perpendicolare al pavimento. Così ora ho un rubinetto storto. Di quasi 90°. Con il tubo che si lancia in una curva improponibile al di fuori della lavatrice.
Ma in fondo a noi piace la creatività.

In preda alla stanchezza abbandono ogni tipologia di elucubrazione mentale e rimando la ricerca della soluzione a domattina, quando il marito di un’amica, davanti alla scuola elementare, mi darà lezioni su come posizionare correttamente il teflon.

Che dire…

Sono tutte esperienze!

Amiche per Forza

  • gennaio 4, 2014 at 02:43

Mi ero ripromessa di disintossicarmi dal computer nelle vacanza di Natale, e così ho fatto.
Un po’ per bisogno di staccare, un po’ perchè è stato un periodo molto impegnativo.

Natale a casa mia.
Capodanno a casa mia.
Probabilmente Epifania a casa mia…
Feste rumorose e colorate, stancanti e vivaci.
Operazioni.
Preoccupazioni.
Sofferenze.
Insomma, in queste feste ci abbiamo infilato un po’ di tutto.

Finchè oggi, dopo il ribaltamento della casa di ieri e lo stiraggio odierno, modi fallimentari per tenere occupata la mia mente che ormai da giorni non mi lascia in pace, mi son fermata un attimo per godermi la visita di Zia Caia e Zia Vicky, compagne di liceo rimaste amiche, che vedo si e no una volta all’anno.
Nonostante Zia Vicky abiti di fronte a me…

Libere da figli (anche loro ne hanno un paio a testa), ci eravamo date appuntamento a casa mia nel pomeriggio, per poi decidere dove consumare insieme una cena frugale. Tanto siamo chiacchierone e le undici arrivano come niente!

Arriva Zia Caia da sola:
“Vicky non sta bene, è ancora impestata dall’influenza, non viene!”

“Peccato!” E’ una vita che non la vedo, mi avrebbe fatto veramente piacere.

Ho voglia di una serata tranquilla, tra amiche di vecchia data, anche se so che noi tre messe insieme, probabilmente per recuperare il tempo perso, abbiamo la capacità di parlare contemporaneamente a velocità disumana raccontandoci esperienze di un anno, nostre e di amici in comune, e commentando il tutto, riuscendoci inoltre a capire.
Beh… In realtà zia Caia è sempre così.

Chiacchieriamo un po’ io e lei, specialmente delle mie disavventure.
Zia Caia viene a conoscenza di alcuni particolari, grazie ai quali mi son giocata la serata con la “presa per il culo facile ad ogni battito di ciglia” e probabilmente non solo la serata… che amica!

Ad un certo punto Zia Caia mi confida che, probabilmente, Zia Vicky dev’essere in un periodo di crisi. Non lo sa con certezza, ma presuppone anche la causa.
“E se la chiamassi? Aveva la febbre alta?”

“Ma io ho insistito già, non vorrei…”

“La chiamo io… sento un po’ come sta… e vediamo!”

Zia Vicky è intasata di brutto, ma in realtà volevo assicurarmi che stesse “bene” in un altro senso, così ci proponiamo per un salutino veloce e…
Si trasforma in una serata-pizza di confidenze, racconti, confronti, confessioni vere e proprie.

Tre amiche che hanno preso strade molto diverse, ma che in realtà hanno ancora tanto in comune.
E la prima cosa è il bene che ci vogliamo, incondizionatamente.

Le confessioni possono avvenire solo in un clima accogliente, sicuro, in cui non ci si sente giudicate.
Ed è stato così, abbiamo saputo accogliere le fragilità delle altre e coccolarle, in modo da farle sentire più leggere, meno logoranti.

Tre amiche che, anche nei momenti di confronto vivo sulla vita, non si fanno mai mancare quelle battutine, acide ma amorevoli, che alleggeriscono il peso della sofferenza.

Zia Vicky, col suo savoir-faire, donna di carattere e sempre disponibile, madre lavoratrice con la sua buone dose di sensi di colpa, che tenta sempre di trovare una soluzione ottimale e metabolizza a velocità della luce, senza permettersi a volte di lasciar andare la sua fragilità… e le vogliamo un mondo di bene.
Quella che nella sua ‘cortesia’ riesce comunque a rincarare la dose di insulti di Zia Caia per le mie scelte amorose e si becca anche lei un bel “Che amiche di merda!!”
Col sorriso sulle labbra, ovviamente.

Zia Caia, con quella sua lingua tagliente e sempre in moto, che non conosce vie di mezzo e nemmeno il dono della sintesi, che dice sempre le cose come stanno… come stanno per lei, ma che conosce egregiamente e non nasconde i suoi difetti dichiarandoli apertamente al mondo… ed è per questo che l’amiamo così com’è.
Quella che, mentre parlo della scuola statale e di argomenti affini, mi dice:
“Se entri in politica io ti voto!”
O che mentre stiamo discutendo di questioni emotive importanti, guarda Vicky e commenta:
“Ma perchè andiamo dallo psicologo se abbiamo lei?!?”
Una stronzetta adorabile, si direbbe da sola.

E io…io che… beh, lo sapete già come sono.
Io che punzecchio con battutine Zia Caia per alleggerire le bombe che sta lanciando in aria a Zia Vicky, tentando di dare una versione più digeribile di una situazione già pesante ad aggrovigliata di per sè.
Io che vedo negli occhi di Zia Vicky un dolore già provato, già vissuto, e penso che posso far tesoro della mia esperienze per poter indicare ancore di salvezza a chi in questo momento non riesce a mettere a fuoco il proprio futuro.
Io che guardo noi tre, sedute sul divano, a parlare di vita, di dolori, di sensi di colpa, di lasciar andare, di voler o non voler crescere, della parte bambina e di quella adulta che ognuna di noi ha dentro e che ci fa far scelte importanti e significative per il nostro futuro, anche se ai nostri occhi il nostro futuro ancor chiaro non è.

Ma proprio questo ci accomuna.
Il voler indirizzare il nostro futuro verso mete felici, senza rimpianti.
Il desiderio di dare il meglio ai nostri figli, nonostante i nostri errori.
La consapevolezza di non essere perfette, ma di non doverci sentire in colpa per questo.
L’aver sempre la parola giusta per le altre e mai per se stesse… anche se in realtà, in fondo in fondo, sappiamo che dentro i nostri cuori, le parole giuste ci sono sempre.
Il voler riuscire ad essere sempre fedeli a noi stesse e a ciò in cui crediamo, per continuare il cammino verso Chi vogliamo essere realmente.

Una riflessione che facevo in questi giorni è che spesso ci sembra che ciò che ci arriva non concordi assolutamente con ciò che vogliamo o che abbiamo chiesto.
In realtà non è detto che sia qualcosa di sbagliato per la nostra vita… un errore di spedizione. Ma spesso non ci accorgiamo che ciò che ci capita sono semplicemente dei “passaggi” che ci portano verso l’obiettivo finale.

Facciamo fatica a comprendere a volte questi “passaggi”.

Io ne sto affrontando uno che mi fa porre mille domande, e la prima è proprio:
“Ma era così necessario ‘sto passaggio? Era così necessaria ‘sta sofferenza?? Perchè io ne facevo volentieri a meno!!”
Certe fatiche non le puoi scegliere, le devi vivere per forza, puoi semplicemente decidere come viverle.
Invece certe fatiche puoi scegliere di evitarle!!!

Son qui da giorni che mi chiedo dove possa portarmi questo “passaggio”.
Ma dalla vita ho imparato che quando poni delle domande, ti verrà sempre dato il modo di trovare le risposte. E quindi chiedo. E cerco di elevare la qualità delle mie domande, per elevare la qualità delle risposte che mi arriveranno. Rimanendo nella consapevolezza che, anche questo, è solo un passaggio, per portarmi là dove voglio andare.

E concludo con una parafrasi di Zia Caia, che ha introdotto più o meno così:
“Non so chi c****o l’abbia detto, ma qualcuno lo ha detto…
Alla fine tutto andrà bene. E se non sta andando bene, vuol dire che non è ancora la fine.”

Piscina dolce piscina

  • luglio 11, 2013 at 23:14

Oggi piscina con le bimbe.
Peggio di una maratona…

Settimana l’altra pensavo di aver svaligiato il frigorifero portandomi dietro una quantità stratosferica di panini, frutta e verdura, e cibarie varie, ma le bimbe avevano sbaffato tutto quanto, non lasciando nemmeno le briciole, e chiedevano ancora da mangiare… Meglio ucciderle che mantenerle!!

Oggi sembravo la tipica madre calabrese in vacanza.
Oltre le sacche normali avevamo due borse frigo e mezza. Non avevo più appigli corporei a cui poter attaccare qualcosa.
Insalata di riso in quantità industriali per sfamare l’hinterland e dintorni, panini, verdurine, uova sode, melone, barrette di cereali, succhi, chili di macedonia per merenda da poter offrire a tutto il vicinato…

“Mò voglio proprio vedere se mangiano tutto!” mi son detta.

Ci sono andate vicino…
Qualcosa è avanzato.
E l’unica che ha cenato stasera è stata Canterina, detta anche ‘idrovora’ o ‘figlia del verme solitario’.
Io capisco che debbano crescere… però!!!

Stamattina ho discusso con un bagnino che ha ripreso Canterina, asserendo che avesse fatto un tuffo pericoloso.
Io la stavo guardando, ero a due metri da lei, e così non è stato.
Ma al di là della ragione sono intervenuta poichè non gradivo proprio il tono con cui si rivolgeva a mia figlia.
Già era in posizione dominante, fuori dalla piscina che ci guardava dall’alto all’alto…
E con un bel “Ooooooh! Cambia un po’ il tono!!” ho attirato la sua attenzione.

“Ma lei non deve tuffarsi così!”

“Non lo ha fatto e comunque si può dire tutto anche con gentilezza, no!”
Sorrido a novanta denti e lo fisso negli occhi… anzi negli occhiali da sole.
Espressione che spiazza uno che si aspetta la rissa.

“… Ma lei non deve tuffarsi così, voi difendete sempre i figli che…”

“Ma allora ci conosciamo?”

“… In che senso??”

“Se dici che noi lo facciamo sempre allora vuol dire che ci siamo già parlati altre  volte e ci conosciamo, no?”

“… Ma lei non lo deve fare! Ai miei tempi quando un adulto parlava, un bambino stava zitto e ascoltava! Invece voi lasciate fare sempre…”

“Ah! Allora ci conosciamo!”

“In che senso??”

“Se noi difendiamo sempre e facciamo sempre, allora proprio ci siamo già incontrati! Se però non è così e non mi conosci allora non puoi giudicare. Se mia figlia facesse qualcosa di pericoloso, per lei o per gli altri, sarei la prima a riprenderla, ma così non è stato!”

Nel frattempo Canterina continuava a dire:
“Ma io non l’ho fatto! Io non l’ho fatto!”

“E comunque se mia figlia dice che non l’ha fatto io mi fido di lei e le credo.”

“Ma io ero qua che l’ho vista!”

“Ma ero qua anch’io e se ti dico che si è tuffata così per questo e quest’altro motivo…” e tento di spiegare la dinamica al bagnino di Bolzano nord, ma lui non mi sta nemmeno ad ascoltare e se ne va dagli altri bagnini, probabilmente a sfogarsi e a parlare male di noi, chiedendo supporto morale. Ho dovuto consolare Canterina che piangeva, tentando di spiegarle che  il bagnino tentava solo di fare il suo lavoro. Non per questo però aveva il diritto di usare quei toni, nè con i bambini, nè con gli adulti. E comunque di persone così ne è pieno il mondo e quindi offendersi per questo non l’avrebbe fatta certo stare meglio.

“Amore, non ti preoccupare che anche lui è irritato moltissimo, lo vedi là che sparla con i suoi colleghi. E sai cosa lo faceva irritare? Non tanto il fatto che volessi aver ragione, ma sicuramente il fatto che volessi aver ragione parlando con tanta irritante calma gandhiana. Si fa fatica a controbattere impulsivamente davanti a chi rimane calmo, sai? Tu dovresti impararlo bene…”

Tempo venti minuti e decine di scivolate di Nanà nella piscina dei piccoli che mi vedo arrivare Babet in lacrime.
“E che succede stavolta?”

Un simpaticissimo signore pelato, trovandosela davanti nella vasca dei grandi mentre nuotava, l’aveva appellata in malo modo, con parole che non potrei nemmeno trascrivere, concludendo il suo sproloquio con la richiesta di levarsi dagli zebedei.
Richiesta…
Zebedei…
Beh, avete capito.
Probabilmente era la giornata aperta dei rincoglioniti.
Comunque ho duvuto consolare pure Babet, la cui autostima fatica sempre a risalire.
“Oggi bimbe avete imparate che essere adulto non vuol significare per forza essere sano di mente… ”

Dopo un’oretta lo rivedo a mollo nella nostra piscina.
Mi avvicino sfoderando il mio miglior sorriso durbans.
Lui ricambia il sorriso.

“Ti ho riconosciuto…”

“Ah sì?!” chiede stupito il provolone.

“Certo. Tu sei quello che prima ha insultato quella bambina là, con la cuffia gialla. Quella che, sbagliando, nuotava nella tua parte di corsia. Sai, i bambini hanno il diritto di sbagliare per poter imparare e crescere. Un adulto cafone invece da solo l’esempio di essere cafone, rimanendo sempre e comunque un adulto cafone.”
Sorriso durbans.

“Buah buah buah!” la nonna accanto a noi ride di gusto.
Il provolone nuota via brontolando chissà cosa.

“Ma si può! Grande e grosso com’è, prima ha preso a parolacce mia figlia!!”

“Beh, grande, grosso e cafone a quanto pare!”

“Eh già…”

“Ma non così grosso per lei!”

“Non si faccia ingannare dal fisichino… se mi toccano le figlie divento una belva!!”

Nel pomeriggio ho fatto avanti e indietro per tutte le piscine almeno duemila volte.
Nanà voleva stare con le sorelle ma anche nella piscina dei piccoli, ma ora con le sorelle, ma adesso torniamo in quella bassa…
Le ho proposto di sguazzare in quella grande con le sorelle aggrappata al mio collo.
Peccato che siamo entrate dalla parte dove non toccavo nemmeno io e ho rischiato l’annegamento con una piccola foca monaca attaccata al collo stile zattera di salvataggio.
Ma il salvataggio era il mio.
Cercavo di rimanere aggrappata al bordo, ma con la tarantolata avvolta a mò di pelliccia di visone era impossibile.
Una carinissima bambina, che sicuramente sapeva nuotare, non cogliendo probabilmente la drammaticità delle mie risate isteriche, mi chiede:
“Hai perso qualcosa?Te lo recupero io dal fondo.”

“Amore, ti ringrazio! L’unica cosa che ho perso per ora è la dignità, ma nel caso nuoto benissimo a stile mattone, e sul fondo a recuperarla ci arrivo  tranquilla!!”

Babet e Nanà decidono di cambiare piscina, tento di godermi qualche minuto sola con Canterina, attaccata al bordo, quando vedo che le altre due stanno entrando dove tocca solo Babet.
“Canterina! Stanno andando dove non tocca! Nuoto di corsa dall’altra parte e le raggiungo! Vieni anche tu!”

Inizio la traversata della vasca.
Più veloce che potevo.
Sembravo una balena zoppa, monca da una pinna e con problemi di digestione di plancton che tenta di spiaggiarsi da sola per disperazione.
Esco, giungo nell’altra piscina con un polmone artificiale chiesto in prestito al reparto geriatria dell’hospice più vicino e… Canterina era già lì con loro!

“Amore… pant pant… ma come hai fatto… pant pant… non ho più il fisico… pant pant… ad arrivare prima??”

“Mamma… sono uscita  e son venuta a piedi.”

Nessun commento…

Occhei, al di là delle varie peripezie è stata una bella e sfiancante giornata.
Per fortuna le bimbe hanno le cuffie gialle con una striscia bianca, così posso sempre averle sott’occhio (giusto perchè nuoticchiano, si tuffano, scivolano, vanno sotto, ma senza saper nuotare realmente) ovunque siano, in tutte le tre piscine e relativi scivoli!
Per fortuna!
Che idea geniale!
Cuffie gialle scintillanti!
Un’idea brillante!
A meno che…
Non arrivi l’oratorio del paese vicino, duecento tra bambini e animatori, e tutti quanti indossino una cuffia gialla!!!

Sembrava la sagra dei Pulcini Pio a mollo.

Per ritrovare le figlie, puntualmente posizionate nella parte opposta dell’emisfero, dovevo utilizzare la vista bionica!

Fortunatamente il richiamo al megafono è arrivato a metà pomeriggio:
“L’oratorio Taldeitali fuori!”

Gli animatori cominciano a recuperare tutti i bambini.
Un ragazzo si avvicina in vasca a Babet:
“Dai tutti fuori! Tu sei dei rossi?”

“No.” risponde timidissimamente Babet.

“Sei dei blu?”

“No.”

“E’ mia figlia…”

“Ah, beh, cuffia gialla… mi sono confuso ancora!”

“Eh già! Tu sei lo stesso che me la voleva portar via giovedì scorso! Qui urge soluzione. Se non si può cambiare giorno, bisognerà cambiare cuffia!”

“Sì, forse è meglio cambiare cuffia!”

“Bene… per voi prenderne duecento viola è un problema??”

Beh, uno ci prova sempre.

Pace interiore

  • maggio 17, 2013 at 21:31

“Guarda Nanà, stanno portando via la macchina che bloccava la strada, con il carro attrezzi!”

“PECCHE’?”

“Perchè bloccava la strada. Ora il genio che ha parcheggiato non la troverà più quando esce, dovunque sia andato… Tanti auguri a lui… tanti auguri a lui!!”

Il mondo è pieno di geni del male, ma il nostra quartiere ne è ben provvisto.
Puntualmente qualche neofita della scuola parcheggia “momentaneamente” l’auto in curva, dove cartelli, panettoni e lavori stradali avvisano di non farlo: semplice motivo, l’autobus non riesce a curvare.

Oggi la strada, con fila infinita di auto di genitori che dovevano andare a prendere i figli all’uscita, è rimasta bloccata quasi un’ora. Poi un vigile ha fatto fare una manovra azzardata al pullman e, mezz’ora più tardi, è arrivato il carroattrezzi per portarla via.

Solitamente è qualche genitore che ha colloqui, riunioni, perdite di memoria a breve termine, curva glicemica bassa nel momento della decisione di dove parcheggiare…

Il giorno che ho portato Nanà dall’oculista, stessa storia.
Nell’accompagnarla a scuola dopo la visita, sono rimasta mezz’ora ferma dietro l’autobus.
Conoscendo la prassi, ad un certo punto ho piantato l’auto lì dov’era, ho preso per mano la mia patata lessa e l’ho accompagnata dentro la materna.

Era il giorno dell’accoglienza ai remigini: canti, giochi e pic nic con i bambini delle classi quarte, Nanà non poteva mancare, nonostante le pupille dilatate.
Entriamo all’asilo e la sua classe non c’è.
La porto dentro la scuola elementare e le commesse mi dicono che sono nel teatro per lo spettacolo.
L’accompagno e trovo i suoi compagni che stanno uscendo.
L’affido alla maestra chiedendole di farle da cane guida, tenerle gli occhiali da sole a portata di occhi e, nel caso non riuscisse proprio stare a scuola per il fastidio, di narcotizzarla fino all’orario di uscita.
Nel frattempo la strada era ancora bloccata, la fila di auto impazienti aumentava e i guidatori si erano tutti riuniti all’angolo, tra la curiosità degli abitanti della via e la colite dell’autista dell’autobus.

Ad un certo punto mi illumino e penso che il genio del male, questa volta, possa essere un genitore di una materna esterna che accompagna il suo piccolo remigino alla visita della scuola.
Rientro e, passando tutte le classi, chiedo ad alta voce di chi sia quella simpatica Ford Fiesta bianca parcheggiata all’angolo.

“E’ mia..” mi risponde una tizia.

“Signora… sta bloccando l’autobus da 40 minuti!”

“Sì… ora la sposto.”

Esco per dare la bella notizia al cumulo di agitati facinorosi-

“L’ho trovata! Eccol…….”

Mi giro, convinta di essere seguita dalla posteggiatrice brillantona, ma mi rendo conto di essere sola.

“In teoria doveva venire a spostarla…”

“Adesso vedrai che se la mangiano viva!!” mi dice quasi soddisfatta una mamma che conosco che abita a venti metri da scuola, ferma lì a godersi lo spettacolo gustando una schiacciatina.

“Non è possibile!! Ma dove cavolo è!”

“Ma non c’è proprio rispetto! Alla gente non gliene frega niente!!!”

Le voci iniziano a scaldarsi, come gli animi, allora mi permetto di scherzare un po’, esclamando:
“Stiamo calmi, su… PACE INTERIORE… PACE INTERIORE… PACE INTERIORE…”

“Ma che pace interiore! E’ un’ora che devo uscire da ‘sta via e per una rin******ita arrivo tardi a lavoro!! Gliela dò in testa la pace interiore a quella quando arriva!”

Dopo cinque lunghissimi minuti, la simpatica umorista passa davanti al cancello e, rendendosi conto della gravità della situazione, avvisa le maestre che si allontana un’attimo per spostare l’auto, e finalmente esce da scuola con passo neanche troppo veloce, esclamando pacifica:
“Eh… scusate ma…”

“SCUSATE UN CAZZO!!! AO’! MA COME CAZZO SI FA A PARCHEGGIARE COSI’???!!! MA CHI GLIEL’HA DATA LA PATENTE? IL GABIBBO?? BRUTTA *******!!!” le inveisce contro un ragazzo che ormai fumava viole dalle orecchie.

Lei, di rimando, con la calma più calma del mondo, non risponde, sale in auto e la sposta di sei metri, scende e ritorna a scuola, senza scomporsi minimamente.

Mettendo in moto l’auto ho pensato che, in fondo in fondo, dovremmo prendere da lei…

Perchè lei ce l’aveva sicuramente la pace interiore!!!

Ricalcando le orma materne

  • aprile 27, 2013 at 21:17

Mi accorgo sempre più, con il passare del tempo, che le bimbe prendono molte mie espressioni, modi di fare, di scherzare (per fortuna) e di esprimersi.

Canterina ha fatto sue parecchie espressioni materne e ha una mimica cabarettiana che fa sbellicare, a suo dire, le sue compagne di scuola e di tavolata.
Sicuramente fa sbellicare me quando me lo racconta.

Anche Babet non è da meno: una pagliaccia nata.

Nanà, nel suo piccolo, non risparmia uscite degne di figlia d’arte.

Se riuscissi a segnarmele tutte, giornalmente, riempirei il blog.
Non riuscendo a farlo, l’alzeihmer ha la meglio e, arrivata a sera, non mi ricordo una beata fava di ciò che han detto.

Nove volte su dieci.

Quando sono simpatiche (e tra di loro non accade quasi mai) hanno un modo di insultarsi sui generis.
Giovedì pomeriggio abbiamo raggiunto Madre NaturaSì al laghetto di pesca di proprietà dei suoi genitori, per giocare con FIglia e Figlio NaturaSì.
In auto, io tentavo di memorizzare le indicazioni stradali inviatemi da Madre NaturaSì.
Le bimbe tentavano di avere la meglio sulla musica, sulla conversazione e sulla mia mente già annebbiata.
Con calma e serenità, Canterina dice a Babet:
“Tu non sei normale… ” come dico sempre loro quando fanno qualcosa di stravagante, e poi aggiunge  “…hai dei problemi. A volte seri, a volte no.”

Di risposta:
“Tu sembri CSICOPATICA.”

Di rimando:
“Tu hai problemi OMOLECOLARI!!”

“E cioè?” chiedo divertita.

“Mamma, significa problemi di cervello!!”

Passiamo un bellissimo pomeriggio di sole con Madre NaturaSì… in realtà ho perso di vista le bimbe dopo due minuti, le ho viste andare a fare il giro del laghetto, disturbare tutti i pescatori in gara passando sotto le canne (!!!), andare a cercare galline inesistenti, fare una sana merenda vegetariana con pane e salame e gelato, andare a pesare il pescato di tutti i concorrenti dicendomi “Ci mettiamo solo cinque minuti!” e tornare dopo un’ora buona.

Io vagavo persa con Nanà a rate (quando la mammite la colpiva), tentavo di trascinare Figlio NaturaSì con il triciclo che mi urlava “Tirami tu!”, mi riparavo nel retro cucina con Madre NaturaSì che affettava pane e pancetta coppata per l’aperitivo dei pescatori facendomi traviare da qualche goccio di birra.

“Guarda che qua è pieno di single se vuoi!!”

“Grazie ma anche che no!!! Ho dovuto coprirmi con la borsa per l’imbarazzo tutte le volte che sono dovuta passare da fuori! Mancava solo il piattino per la bava al tavolo… Non ce la posso fare! Vabbè, un goccio di birra posso anche berlo! Ora recupero le bimbe, se ci riesco, e a vado a casa a finire di ubriacarmi!!!”

Le bimbe in auto mi raccontano entusiaste le loro esperienze ittiche della giornata.

Mentre percorriamo le strade dei paesini dell’hinterland milanese ci ritroviamo davanti un’auto con la P di Principiante che, a due all’ora, ci precede, creando dietro di noi una lunga impaziente coda.

“Mamma, ma cosa vuo dire quella P?”

“Che è un Pescatore!”

“… No, dai! Non è vero!”

“Se aveva sei P voleva dire che aveva vinto il Primo Premio Per la Pescata Più Pesante!”

“Ma daiii!”

“Giuro!!”

Nel frattempo le lumache ci sorpassano e una vecchietta col girello ci doppia.
Inizio a spazientirmi un po’ anch’io.

“Allora? Cosa vuol dire la P??”

“Vuol dire… Possiamo farcela!
… Per carità non datemi la patente!
… Prima o poi accosto!
… Penso che arriverò a destinazione nella prossima vita!
… Puoi mettere la terza che la macchina non esplode!!!
… Puoi Prendermi a  Parolacce!!!!”

“Quali parolacce??”

“Tutte quelle che iniziano con la P!”

Mamma tuttofare va in pensione

  • aprile 11, 2013 at 13:33

Io penso sempre alle conseguenze della mia azioni.

Solo che a volte lo faccio dopo aver fatto la cazzata.

Ieri mattina, ora della sveglia, tiro su la tapparella elettrica in camera da letto.
STOTONC STONC STOTOTOTONC!!!

“Questo rumore mi sembra sospetto!” penso scaltra come una faina.

Provo a ritirarla giù, ma lei, la bastarda, non da segni di voler scendere.

“MA NO, MA NO, MA NO!!!!!!!!! Ma non è possibile! Ma chi le ha montate le tapparelle in questo caseggiato di m****!!! Ma ogni tre per due se ne spacca una!!! Ma mi hanno spaccato i ******!!!!”

A dicembre ho dovuto far aggiustare giusto quella in soggiorno.
Ma è una trafila lunghissima che mi porto dietro da anni.

Quando riesco lo faccio da sola. Ma se il danno è impegnativo devo per forza contare su un aiuto esterno.
Tonio Cartonio è stato bandito. E’ un trafficone di prima categoria e mi fa perdere mezzo pomeriggio… l’ultima volta senza nemmeno risolvere il problema.
Non voglio spendere soldi per chiamare un tapparellista, devo trovare una soluzione alternativa.
Nel frattempo salirò io a darci un’occhiata.

Così, ieri pomeriggio, dopo essere tornata da una giornatina sfiancante, con un mal di schiena da novantenne col bastone, senza nemmeno lavarmi le mani, prendo la scala, gli attrezzi, salgo in vetta, smonto il pannello del cassonetto e comincio a guardare…

Capisco subito che si è smontato tutto il marchingegno che avvolge la tapparella. Si è sganciato ed è caduto.
Provo qualche manovra, contemplata di su e giù per azionare i pulsanti di salita e discesa (ero in casa da sola…), ma niente da fare, la bastarda metallica è troppo pesante.
Voglio però capire se è solo una questione di sganciamento, causata probabilmente (spero) dal muoversi delle assi che vivono di vita propria e ogni tanto si sfilano un po’ troppo, oppure dalla rottura di qualche vite di sostegno del tubo.

Ho un’idea geniale.
L’ho visto fare.
Semplifica le cose.

Sfilo la tapparella esterna e la faccio srotolare all’interno della casa, con un po’ di fatica e tanto sporco.
Penso che se riesco a srotolarla tutta posso comodamente vedere la causa del problema.
Però non penso ai 200 chili di tapparella rimanenti dopo che ho srotolato il primo quinto.
Forse mi immaginavo fosse un tappeto persiano, un rotolo di stagnola, uno spago di dimensioni titaniche…

Tralascio il racconto di quei trenta minuti passati ad imprecare in cinese.

Risultato: ho una parte di tapparella che penzola come una grande lingua dall’alto del cassonetto e che, piccolo particolare insignificante, impedisce di aprire la finestra.
Ho il filo dell’allarme, sganciato per poter lavorare più facilmente, attaccato con lo scotch al legno che, prima o poi, preferibilmente di notte, si staccherà di colpo facendo partire la sirena, i pompieri e un bell’infarto a tutti quanti.
Ho la camera rivolta ad est, senza palazzi davanti, che si illumina al primo albeggiare, disturbandomi il sonno già fin troppo breve.
Ho provato anche ad agganciare, pinzare, attaccare un plaid alla finestra, ma non ne ha voluto sapere di rimanere su per tutta la notte.

Il mio estro da tuttofare per il momento l’ho mandato in pensione.

L’unica soluzione è aprire il piccolo spiraglio consentito, alle 5 di mattina, e urlare al mondo un bel CHICCHIRICHIIIIIIII’!!!

La parola giusta

  • febbraio 20, 2013 at 17:34

Qual è la parola più adatta?
La parola giusta da pronuniciare dopo aver assistito in diretta ed impotenti ad un disastro similcasalingo di enorme portata??
Cosa è corretto pronunciare???

Torno tutta trafelata a casa.
E’ già tardi.
Per fortuna non ho da ritirare le bimbe a scuola perchè è il giorno della marmotta, che segue il giorno della merla, che corrisponde al giorno di Homo.
Ho un sacco di cose da finire prima di andare alle prove di teatro con i genitori della scuola.
Dovrei anche studiare la parte.
Quelle 5 battute in croce che mi ripeto continuamente e che, arrivato il momento di dirle, non mi tornano alla mente nemmeno sotto tortura.
Devo fare questo, quest’altro e quest’altro ancora, mi ripeto mentre parcheggio l’auto in garage, apro il bagagliaio per recuperare la spesa e…
CRAAAAAASSHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

La bottiglia da un litro di olio extravergine d’oliva si è tuffata di testa fuori dallo sportellone appena aperto.
Vetri ovunque.
La macchia d’olio che si allarga… a macchia d’olio, appunto.
E io, basita, che osservo la scena e cerco nella mente una parola idonea da pronunciare che riesca a riassumere tutto quello che mi passa istantaneamente nella testa in questi tre nanosecondi…

Quale parola può rendere l’idea di <<Non mi capacito…>>, unito a <<Perchè proprio a me?? Perchè proprio adesso?? Perchè proprio l’olio extravergine???>>, che simboleggi anche un <<Ma non è possibile!!>>, coinvolga il <<Con tutte le cose che ho da fare!! Ma non potevano cadere gli spazzolini da denti!!!>> e riassuma il filmino futurisctico che mi passa nella mente, rappresentante i miei prossimi 50 minuti di esistenza passati a pulire, raccogliere, disungere, scopare, buttare, imprecare, controllare, ripassare, sudare, inzaccherarmi, fumare dalle orecchie, tagliarmi le mani, eliminare qualunque traccia di vetro da qui ad un chilometro.

Qual è la parola giusta?
Forse giusta non c’è, ma c’è quella spontanea.
Quella che esce dalla bocca aperta e incredula, mentre fissocalma e attonita l’unzione degli infermi in diretta sul pavimento del mio box sentendomi totalmente impotente.
Che esce flebile ma scandita, silente ma diretta, riassuntiva, espressiva e sintetica come poche altre parole sanno essere:

” ………. FANCUUULOOOOOOOOOO!”