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Le fate di casa

  • settembre 28, 2015 at 22:26

Mentre ceniamo le bimbe mi raccontano qualcosa del week end.

Tre parole, giusto per farmi contenta, per ovviare al loro solito “Mmmmmm… non mi ricordo…”
Come quando escono o tornano da scuola.
“Amore , cosa hai fatto oggi a scuola??”
Ci sono tre tipiche opzioni di risposta:
A. “Niente.”
B. “Non me lo ricordo.”
C. “Il solito.”
Che manco John Wayne che batte il pugno sul bancone di un saloon è così sintetico.

Ogni tanto c’è la versione C.bis, quella in cui (specialmente la grande)  in non meno di venti minuti ti raccontano per filo e per segno qualcosa di entusiasmante (per loro) avvenuto o ad un cambio dell’ora, o nel tragitto casa-scuola, o all’intervallo, o in una vita parallela in cui sei giunta da poco anche tu a far visita e ti stai chiedendo se a scuola ci vanno loro o qualche alter ego venuto da galassie lontane.

Comunque stasera sono un po’ più loquaci…

“Poi sai che a me piace fare la stylist, allora ho disegnato le fate degli elementi!” mi racconta entusiasta Canterina che, per mia felicità, è a tratti ancora attaccata alla sua parte bambina e si diverte.

“Le fate degli elementi?”

“Sì. ognuna di noi è una fata e io le ho disegnato il suo vestito. Per esempio io sono la fata dell’Acqua.”

“Splendido questo vestito! Che bella fantasia hai, cara la mia Dolece e Gabbana di casa!”

“Vedi? Nanà… anche se la chiamiamo la figlia di Eolo… e tu sai il perchè, è la fata del Fuoco. E Babet quella della Natura.”

“E io? Che fata sono? Quella dell’Aria?” chiedo nella speranza che mi accolgano nel quartetto magico.

“Quella è già in parte Nanà. Tu potresti fareee….. Mmmmmhhh…”

“La fata dei Fiori di Bach!” esclama Babet.
Ridiamo tutte, specialmente per la sua mimica sarcastica e molleggiata.

“E poi Canterina” continua Babet ” le puoi disegnare le boccette dei fiori cucite sul vestito… e lei le spara come armi magiche!” E facendo il gesto tipo Spiderman, urla “CICORY! (chicory) PIUMMMM… WAIT CESNUTUNUT! (white chestnut) PIUMMMM…. MELAGRANA!! (…???)

Babet è una pagliaccia!
Timida fuori, pazzerella in casa.
Mi ricorda in tutto e per tutto me stessa da piccola.
Ha inoltre una risata meravigliosa che metterebbe di buonumore anche il principe del pessimismo.

Ora della nanna e mentre sistemo vestiti e letti e ripeto all’infinito “A lettoooo! Forza! A letto!!” vado a salutare Babet che è di turno nel lettone.
“Notte amore dolce! Ma… chi ha acceso la luce nel mio bagno?!”

“Sei stata tu,  mamma.”

“Io??”

“Certo.”

“Davvero?”

“Sì… non te lo ricordi.”

“No. Non me lo ricordavo proprio.”

“Eh già mamma… è giunta l’Era dell’Alzeihmer!”

Normali stranezza, strana normalità

  • febbraio 2, 2015 at 22:05

Sto chiacchierando con le bimbe su cos’è “normale” e cosa “strano”, dopo aver sentito che papà ha detto loro di non fare “cose strane”…
E’ solo una questione di punti di vista. Come per il giusto o lo sbagliato.
La normalità è soggettiva, anche se un’azione è compiuta dalla maggior parte delle persone che ci vivono attorno.

“Ciò che è normale per te può non esserlo per me, semplicemente perchè non lo conosco o non è mia abitudine, capito?”

“Giusto, anche per me!” risponde Canterina

“In che senso?” mi chiede Babet.

“Per te cos’è normale, amore?” le chiedo, intendendo il significato della parola.

E Canterina:
“Entrare in casa e vedere la mamma che fa il bilanciamento dei chakra!”

Appunto.

Giudico, ringrazio?

  • gennaio 10, 2015 at 20:55

Quando si entra nel mondo del non giudizio, ossia quello della comprensione e del “va bene così”, succedono due cose: si comincia a stare meglio con se stessi e gli altri, e ci si rende conto di quanti, innumerevoli, infiniti, continui giudizi si riempiono la bocca le persone che ci circondano, amici e conoscenti, nessuno escluso.
Anche noi stessi finchè non ne siamo completamente immuni, però almeno ora ce ne accorgiamo e possiamo rimediare all’istante.

Ieri davanti a scuola ho incrociato un amico.
In duecento metri di strada gli avrò serenamente contestato ciò che diceva con un semplice:
“Ma questa è la tua idea… Questo è sempre un tuo giudizio, se gli altri sono diversi lasciali essere diversi… E’ la tua sensibilità, ognuno ha la sua e non per questo è sbagliata… Se te la senti fallo tu senza obbligare gli altri a seguirti, hai anche un po’ scassato… se ti va fallo, se agli altri non va non lo faranno, ma pace del cuore…”

E poi ho deciso una cosa.
Non sono obbligata ad assorbire tutto questo.
Scelgo di allontanarmi da queste vibrazioni, voglio fare scudo attorno a me e alle mie figlie.

Lascio agli altri questo pensare, questo parlare, questo attirare.

Io preferisco ringraziare.
Anche chi è diverso da me, anzi, specialmente chi lo è.
lo ringrazio perchè mi fa capire cosa sono e cosa non sono, cosa posso e cosa non posso, cosa voglio e cosa non voglio.

La gratitudine è la vibrazione più nobile che si possa emanare.
E visto che ciò che emaniamo è ciò che ci torna indietro, ringrazio e mi allontano.

Buon cambiamento

  • agosto 4, 2014 at 21:25

Senza figlie a casa ho tutto il tempo di fare quelle cose che mi tiro dietro da una vita, quei lavori da uomini per i quali ho bisogno di spazio e soprattutto tempo per riuscire a terminarli e pulire dopo, nonchè quelle cose a cui piace dedicarmi, come la lettura, che non riesco a portare avanti come vorrei durante l’anno.

Questo è quello che mi dico ogni volta.
Poi, dell’elenco stilato a inizio “mie ferie personali” (leggi: quando le bimbe vanno in vacanza col papà), non concludo nemmeno la metà.

Che inguaribile ottimista!

Il dovere chiama sempree, quindi ho già comprato tutti i libri di scuola per Canterina, ribaltato la cameretta per pulirla, montato con l’aiuto di nonno M. un paio di mensole (scelta alternativa a uscire noi di casa per farci stare tutti i libri che abbiamo…), sfoderato i divani, montato il porta tenda, aggiustato l’asse del wc…

In certi momenti mi sento decisamente la figlia di Mc Gyver.

Stamattina, mentre facevo un massaggio, pensavo che mi toccherà anche tosare le siepi e, come per magia, i giardinieri condominiali, oltre che tagliare quelle esterne hanno livellato anche tre quarti delle mie.
Certo, la massaggiata si sarebbe certo rilassata di più senza quel BRBRBRBRBRRRRRRRRRRRRRRRRR di sottofondo, ma guardiamo il risultato.
Infinitamente grazie e queste anime pie!
Lassù Qualcuno mi ama…

Ma di riuscire a leggere quei tre libri che mi aspettano sul comodino non se ne parla!

Così oggi pomeriggio decido di dedicarmi un paio d’ore ed andare al parco con un libro nel cestino della wonderbike.
Se rimango in casa continuo a far andare le mani e a rimandare il momento della lettura.
Perfetto!
Niente potrà mettersi tra me e le 147 pagine che mi mancano per finirlo!
Così è deciso, la seduta è tolta!

… A meno che non incontri un amica che non vedi da un pezzo e ti fermi a chiacchierare per due ore…

Prima in sella alla bici…
Poi scendendo dalla bici…
Poi parcheggiando la bici e andando a prendere un caffè…

Sono incorreggibile.

Vabbè…
Sono stata molto felice di parlare con lei.
Ci siamo raccontate un po’ di cose. Un bel po’.
Mi ha chiesto delle bimbe, dell’ultimo corso che ho fatto, del compagno con cui ho chiuso, e questa volta definitivamente, del mio ex marito con cui ora, posso dirlo fiera, vado d’amore e d’accordo…
Abbiam parlato di figli, di relazioni e comunicazione, di salute, di genitori, di epigenetica e di medicina cinese…

Io parlavo serena (certo che sono serena, son senza figlie e senza l’obbligo di guardare l’orologio!), ma forse c’era una serenità di fondo, diversa dal solito, che traspariva anche nel mio entusiasmarmi del racconto.

Così, quando ci siamo congedate, la mia amica mi ha detto:
“Star vicino a te è rilassante!”

“Soporifera?”

“Quanto sei scema! No, ci si rilassa, metti pace.”

Mi son fermata ad accogliere questo bellissimo (a mio parere) complimento.
Perchè prova che quel cambiamento che desideravo e per cui lavoro ogni giorno, sta avvenendo, è avvenuto.

Alcune amiche mi han detto che a volte sono “troppo zen” (nel senso che “non fanculizzo abbastanza”, a detta loro…), a me va bene così.
Si può essere vivaci e “zen” contemporaneamente.
La mia parte goliardica ed entusiasta non potrà mai essere eliminata, nemmeno quella che parla da sola.
Non anelo ad essere una santona, una saggia della montagna o l’erede del Vecchio dell’alpe.
Però son cambiata, sì.
Ho perso per strada anche un po’ di memoria se proprio vogliamo essere precisi…

Ciò che siamo dentro si riflette all’esterno, nella nostra vita esteriore, in chi incontriamo, in ciò che attiriamo e che viviamo.
Già sto sperimentando esternamente il mio cambiamento interiore, ma mi aspetto ottime cose nel mio futuro.

Ad un amico con cui cenavo qualche sera fa, che mi parlava di insoddisfazioni, di sentirsi stretti in ciò che si fa, ma di non avere il coraggio di fare il salto, ho chiesto se la paura del cambiamento fosse più forte del desiderio di inseguirlo.
Sì, cambiare è una delle cose più difficili e paurose, ma inevitabili, che ognuno di noi si trova ad affrontare continuamente.
Ma il cambiamento solido, quello di cui non ci si pente, quello che si sente nel cuore, è il cambiamento motivato dalla ricerca di Chi vogliamo Essere, e non di Cosa vogliamo Avere.
Alla domanda Chi volesse Essere veramente lui non ha saputo rispondere.
Perchè non significa essere musicista, piuttosto che manager, o artigiano, o padre di famiglia, questo rientra comunque nell’avere, avere una passione, avere un lavoro, avere una famiglia…
La domanda è molto più sottile e la risposta la si trova nel proprio cuore, dopo un assidua rierca, ma mai nella testa.

E allora ciò che ho augurato a lui, auguro anche a tutti voi.

Comprendete, col cuore, Chi volete Essere e poi…
Buon cambiamento!!!

Da dove esco? Dall’italiano…

  • marzo 25, 2014 at 23:48

“… E poi quando usciamo… come che si dice…quando esco da… com’è che si dice mamma?! Quando esco??” mi chiede Nanà, che mi sta raccontando sprazzi della sua giornata mentre sparecchio la tavola dopo cena.

“… Dal guscio?”

“Ma no! Quando esco..??!”

“… Dal tunnel?”

“Nooo! Dopo che esco dall’aula… quando esco…??”

“Dal corridoio??”

“Sì, brava, quando esco dal CORRIDORIO, vado nel giardino delle prime che è vicino al giardino  delle quarte! E’ lì che incontro Babet e ci salutiamo sempre!”

“Fuori dal CORRIDORIO, quindi…”

“Sì!”

Nel frattempo sentiamo una schianto attutito da un materasso.
E’ Babet che si è ribaltata mentre tentava qualche piroetta circense, di sicuro.
Però la sentiamo ridere.

“Perchè ridi?” chiede la sorellina curiosa che esce dal CORRIDORIO per entrare nella loro stanza e trova Babet a gambe all’aria.

“Rido perchè mi sono DECAPPOTTATA!!”

Prima o poi usciremo dal tunnel

Chiedo scusa

  • marzo 21, 2014 at 19:22

Chiedere scusa, col cuore, significa “semplicemente” saper comprendere di aver sbagliato, prendersi le proprie responsabilità.
Non è grave.
Anche per un adulto.

Conosco adulti che fanno una fatica infinita a scusarsi.
Ed altri che non ne sono proprio capaci.

Ho sempre insegnato alle mie figlie che chiedere scusa è un atto di amore e non di vergogna o debolezza.
Così, più o meno facilmente, si chiedono scusa l’un l’altra quando bisticciano, e non solo, sanno chiederlo a me quando disubbidiscono  e agli altri quando si rendono conto di non essere state giuste.

Io non lo trovo così difficile, sinceramente.
Forse dipende dal fatto che non ho mai cattive intenzioni o magari perchè ho convissuto parecchio con i sensi di colpa e il senso di inadeguatezza che ti portano a scusarti anche quando non è colpa tua… non saprei.
Ma in tutto ciò, per me, la cosa più importante e fondamentale è il saper chiedere scusa quando, come mamma non perfetta, sbaglio comportamento nei confronti delle mie figlie.

Qualche settimana fa mi è capitato, forse per eccessiva stanchezza, di avere un’uscita poco felice riguardo la situazione… familiare. Era tempo che non ne avevo più. So che è stata mossa dal voler e pretendere che le mie bimbe possano avere sempre il meglio, ma poco felice rimaneva il mio esordio.

Non ci ho messo più di qualche minuto a rendermene conto e Canterina mi ha aiutato, redarguendomi con parole chiare e precise, da ragazzina intelligente e capace.

Ovvio, in un primo istante mi son sentita una madre di merda.
Dopo di chè ho accettato il fatto che non sono perfetta e che “forse” non lo lo sarò mai.
Ma la prima cosa che ho fatto è stato chiedere loro scusa.

Poi, durante la messa a letto, ho richiesto scusa a Canterina che, saggiamente, mi ha risposto:
“Non ti preoccupare dolce mamma, capita anche alle migliori di andare in tilt!”

E la mattina dopo, a colazione, nei dieci minuti che abbiamo a tu per tu io e  Canterina prima di svegliare le sorelle, ho chiesto scusa un’altra volta, quasi volessi essere certa che la mia bimba grande si rendesse realmente conto di quanto mi dispiacesse averle causato una sofferenza inutile, anche se breve.

Qualche ora dopo, osservando la lavagna in cucina, ci ho trovato una dedica fatta a sorpresa:
“OGNI VOLTA MI SVEGLIO LA MATTINA E VEDO UN BAGLIORE, UNA SPERANZA, UNA PROMESSA CHE ANDRA’ TUTTO BENE. NON CAMBIARE MAI. TI VOGLIO BENE MAMMA!”

Se questi sono i risultati… non è meglio chiedere scusa mille volte in più?!

Foglie e stelle

  • marzo 4, 2014 at 14:15

<<Credo che il lavoro di una foglia che cade sul prato non sia inferiore al lavoro che compiono le stelle.>>
Walt Whitman

Per entrare in relazione con le persone è fondamentale riconoscere che ognuno di noi ha la propria struttura mentale che non è meglio o peggio della nostra, di quella altrui.

E’ diversa e basta.

Con questa consapevolezza si riesce ad avere uno sguardo amorevole su chi si ha di fronte, senza pregiudizi nè giudizi.

Quando incontro qualcuno che mi fa un torto, uno sgarro, ciò che penso è:
“Mi vai bene per quello che sei. So che se potessi fare di più lo faresti. Questo è il tuo meglio e io te ne sono grata.”

Da quando ho raggiunto questo “visione” degli altri, la mia vita è migliorata, è diventata molto più serena.
Troppa gente si complica la vita per un nonnulla.
Quante energie sprecate… Energie che dovrebbero essere indirizzate altrove.

L’altra sera ho chiacchierato per mezz’ora con Babet, cercando di spiegarle che il motivo per cui ci arrabbiamo con gli altri, in realtà sono le aspettative che noi mettiamo nei loro gesti, nelle loro risposte.
E come sempre ne siamo noi gli unici responsabili.
E quando non mettiamo le aspettative, mettiamo le “nostre intenzioni”. Abbiamo già chiaro in testa il PERCHE’ l’altro si è comportato in quel modo e vogliamo anche avere ragione quando l’altro ci dice che non è così.

Avevo un fidanzato che, quando si arrabbiava per qualcosa che dicevo, era solito pensare di sapere la motivazione (ovviamente a suo discapito) per cui io avevo pronunciato quelle parole così ‘orribili’ (ovviamente ai suoi occhi) e mi diceva pure:
“No! E’ così! Perchè IO ho sentito bene le parole che hai usato! IO conosco il loro significato!” e più provavo a spiegargli che IO conoscevo molto meglio il senso di quello che avevo detto, avendolo pronunciato io, e non era certo quello che intendeva lui… beh, ovviamente più si arrabbiava, convinto forse che volessi fregarlo o prenderlo in giro, non facendo coincidere la mia versione con la sua.
Quanta presunzione c’è nel volere a tutti i costi avere ragione, anche sui pensieri degli altri!

Eliminare le “proprie” intenzioni e le aspettative, ecco cosa si deve fare per vivere sereni nelle relazioni.

E sono convinta che quando tutti quanti riusciremo a farlo, il mondo sarà decisamente migliore.

Beh… ovviamente ognuno con i suoi tempi.
Che sono quelli giusti per lui.

Figlie adulte

  • febbraio 14, 2014 at 16:29

A cena è nostro rituale “ringraziare”  prima di mangiare.

La gratitudine è la via più veloce verso la guarigione, di qualunque tipo, quindi anche dalle arrabbiature o le tristezze della giornata.
Un grazie a testa, niente di più.
Cioè, sarebbe un grazie a testa, ogni tanto però devo fermare Nanà a padellate o continuerebbe all’infinito!
E’ bello vedere come, con un gesto così semplice, si abituano i bambini a ragionare su ciò che hanno e a non dare niente per scontato.

In effetti io ho abituato le mie figlie a ragionare già da parecchio.
Parlo con loro, spiego, rifletto, non lascio niente al caso, soddisfo al meglio tutte le loro curiosità e aggiungo particolari (a volte anche molto impegnativi) alle loro vite.
Il mio obiettivo è ed è sempre stato crescere tre future donne “consapevoli”, per dar loro la possibilità di scegliere, di valutare con la loro testa, di comprendere ciò che le circonda e, per l’appunto, di apprezzare al meglio ogni cosa, traendone insegnamenti preziosi.

L’altra sera ho avuto una bellissima conferma.
Stavamo pronunciando i nostri Grazie e, non mi ricordo esattamente per quale motivo, Nanà ha cominciato a inveire con la sorella nel suo solito aggraziatissimo modo da Signorina Rottermaier.
Ognuna aveva le sue responsabilità, così ho preso spunto per chiedere loro di cominciare un lavoro impegnativo su se stesse.
“Bimbe, facciamo una bella cosa. In modo veloce prima che si raffreddi la cena… Ognuna di noi, anche la mamma, trova una cosa su cui deve migliorare e la comunica con una parola d’ordine. E ci prendiamo l’impegno di lavorarci su ogni giorno. Occhei? Dai, chi comincia?”

“IO IO IO!!!” urla Nanà che nonostante la sua tenera età non si tira mai indietro “Dunque… mmmm… la mia parola d’ordine…. GENTILEZZA e AMORE!” esclama sicura.

Guardo la mia bambina di 6 anni e sono fiera di lei.
“Perfetto amore! Bellissime parole! Babet?”

Mi guarda con le orecchie basse, già pienamente consapevole di ciò che dovrà dire, poi sorride imbarazzata e sussurra:
“ASCOLTO…”

“Eh già, tesoro. Bravissima anche tu!”

Mi riempie il cuore vedere la mia bambina di 9 anni che sa già qual è il suo punto debole e sceglie di lavorarci su.
“E tu Canterina?”

“La mia è GENEROSITA’!”

“Come mai? Pensi di non essere generosa?”

“Mmmm… Non sempre. Specialmente con le sorelle.”

Mi commuove il fatto che la mia… ragazzina di 11 anni sappia farsi un esame di coscienza così profondo da voler migliorare ancor di più qualcosa che già le appartiene, ma, probabilmente per lei, non a sufficienza.

Le guardo orgogliosa. Ci sono adulti che per guardarsi dentro in maniera così costruttiva ci impiegano anni e ore di sedute di psicanalisi e le mie bambine ci hanno messo due minuti scarsi…
Ciò che semini raccogli, è vero, però so che questo raccolto non è per me… anche se le soddisfazioni sono enormi… ma per loro, per la loro vita e il loro futuro.

Sono ancora immersa nei miei pensieri, sorridente, che mi chiedono:
“E tu, mamma?”

“La mia parola è PAZIENZA.”

“Ancora di più?? Ma se sei la mamma più paziente del mondo?!”

“Che tesori!!! Ma in fondo la pazienza non è mai troppa!”

Poetici lupi mangiafrutta

  • febbraio 11, 2014 at 23:11

“Mamma, mentre mangiamo facciamo il gioco che ognuno dice che frutta sono le altre?!” esclama Babet durante la cena.

“D’accordo amore mio.”

“Inizia tu, mamma.”

“Dunque… io sono una mela, tanto semplice e comune all’apparenza, ma ho un sacco di proprietà che la maggior parte delle persone non conosce. Babet sei una pera, dolce e succosa e buona come una pera cotta! Nanà è una castagna, fuori pungente come un riccio, ma dentro mmmmmmm… che buona! Canterina un’arancia, perchè sa essere acida al punto giusto quando vuole, ma in realtà è dolce è piena di vitamine che fanno bene alla vita” concludo passando la parola alla pera cotta.

“Per me invece…” comincia Babet “Tu, mamma, sei un ananas!”

“Perchè?”

“Perchè l’ananas è maestoso!” esclama poeticamente Babet.

“E anche per il ciuffo di capelli che hai quando ti svegli!” aggiunge simpaticamente Canterina.

“Concordo… per i capelli.”

“Poi, Nanà è una ciliegia, perchè le ciliegie di solito sono due a due e lei è… a volte un po’ GNE GNE GNE… cioè un po’ oscura… a volte invece  è luminosa, dolce…” continua Babet.

“In pratica ha la doppia personalità!” precisa Canterina.

“Oddio, ho una figlia bipolare! Ma in effetti me ne ero accorta…”

“Io sono l’uva!”

“Perchè?”

“Perchè c’ho tante qualità, l’uva ha tanti chicchi, ho tante emozioni, tanti sogni, eccetera.” mi commuove la mia poetessa.

“Canterina poi è una pesca, perchè.. è rotonda, morbida e piena di peluria!”

“Hahahaha!”

“E perchè la pesca è perfetta e lei è perfetta!”

“Quanto amore fraterno… Vai Canterina, tocca te!”

“Allora, io mi dico che sono fragola, perchè la fragola è un po’ acida a volte, e a volte io sono un po’ acida, però è anche molto dolce, a volte ho anche la capigliatura un po’ afro…”

“???”

“Poi sai quando la fragola è anche bianca? A volte la morsichi e è un po’ bianca? Ecco quelli sono i miei momenti di crisi! Momenti di… di… quando mi perdo, nel senso che il mio sentimento unico è la traistezza o la paura… e tutti i sinonimi di tristezza o paura.”

“Però!”

“Babet è un’albicocca, perchè tanto dolce, tanto generosa, tanto polposa!”

“Guarda che se mi fai così sulla guancia scoppio!” si lamenta per finta Babet mentre viene sguanciottata dalla sorella maggiore.

“Nanà, invece… Nanà è il limone! Perchè può essere molto aspra! Però in fin dei conti rende sempre più saporite le cose.”

“Mamma mia che poesia che avete nelle vene!! Tutte figlie di vostra madre!! Hahaha!”

“Mi manchi tu mamma…. allora… dunque… Ah! Tu sei l’anguria! Perchè sei grande  e maestosa, stessa storia dell’ananas, e fuori puoi sembrare un po’…. no diciamo che sei molto protettiva! Perchè la buccia dell’anguria bisogna accoltellarla! Tu proteggi molto i tuoi bambinim che sono i semini, però all’interno sei tanto buona e generosa!! E, non ho finito, sei piena di sapienza! Perchè l’acqua è sapienza e tu sei sapienza!”

Sono decisamente commossa.

“Nanà, tocca te! Giochi anche tu?”

“A cosa?” risponde Nanà che è distratta.

“A dirci che frutta siamo!”

“Mmmmmm, frutta o animale?”

“Quello che vuoi, tata.”

“Allora, io sono… però come si chiama?? Aspetta te lo faccio vedere! Ecco! Il panda! Perchè io sono morbidosa, pacioccosa e anche…”

“Con due occhi neri??”

“Tenera!” conclude Nanà.

“Alla faccia dell’autostima!” replica Canterina.

“Babet, ti piace la neve?” chiede Nanà

“Sì.”

“Mmmmmmm … Qual è il tuo animale preferito?”

“Mi piace il koala, l’orso grizly, il cavallo, il cane…”

“Occhei… allora Babet è… un coniglietto! Babet fammi vedere la tua faccia da coniglietto! Ecco, è un coniglietto perchè assomiglia ad un coniglietto! Canterina è… a me mi sembra… un delfino… anzi una tigre! Perchè… Ma la tigre è veloce?”

“Sì amore!”

“E’ pelosa!! Dillo!!” la incita Babet.

“Dai! Allora dico che tu sei pelosissima! No, perchè è veloce a correre… ”

“Fa schifo a mangiare!!! Dillo!!!” continua a incitarla Babet.

“No, dai! E’perchè sembra che alcune volte è così!”

“Cioè?”

“Cioè fa la faccia da tigre, così!”

“Uno stantuffo più che una tigre…”

“Poi la mamma… mi sembra una coccinella. Perchè qualche volte la coccinella… come posso dire… perchè hai scritto ‘come posso dire’??” mi chiede Nanà, osservando attentamente il monitor del pc mentre prendo appunti.

“Perchè sto scrivendo quello che dite!”

“No, dai! Cancella!”

“Occhei…”

“Mi leggi cosa hai appena scritto?”

“… Dopo. Te lo leggo dopo! Dimmi, perchè sono una coccinella?”

“Perchè… mamma, cosa fa una coccinella??”

“Dunque… scagazza sulle dita quando la prendi in mano… Beh! Cambia animale allora! Chi ti sembro? Smack smack smack!”

“Un koala!”

“Perchè un koala?”

“Perchè alcune volte mi sembra che ti arrampichi sugli alberi!”

“Perchè si dimena così tanto in casa che sembra un koala che si arrampica su un albero per prendere i… banani???” chiede spiegazioni Babet.

Propongo di abbandonare il gioco che sta degenerando, ma soprattutto perchè se parlano non masticano… e viene notte!

In effetti a tavola assomigliano più a dei bradipi.
Dei bradipi notturni, in letargo invernale da circa un lustro.

Pensare e mangiare, questo è il problema

  • gennaio 27, 2014 at 23:57

A cena.
Siamo un po’ tutte stanche, io e Canterina dobbiamo ancora finire di studiare storia.
Nanà è pimpante come sempre e, come ogni volta che c’è la zuppa di legumi, inforca un cucchiaio dopo l’altro manco fosse l’Alonso della tavolata. Parlando contemporaneamente.
Piacevole per i miei occhi che sono abituati a vederla interrompere ogni masticata con altre duecento funzioni fisiche e metterci un secolo per finire la cena.

Babet e Canterina mangiano a rilento.
Le esorto continuamente, anche perchè non vorrei dover studiare fino a tardi.
Ogni tanto le vedo perse nei loro pensieri, con lo sguardo fisso nel vuoto. Interagiscono alla conversazione a spot e per il resto del tempo non mi è dato di sapere dove stia viaggiando la loro mente.

Giusto per non annoiarci e per attirare la loro attenzione decido di porre una domanda facile, da leggera conversazione prandiale.
“Bimbe, sapete cos’è la mente conscia?”

“???”
“Eh???”
“Mamma ho finito, posso andare a disegnare??”

“Sì, Nanà, vai pure. Allora? E la mente incoscia?”

“Non lo sappiamo… cos’è che sono?”

“Allora, la mente conscia è la mente che ragiona, la nostra parte razionale, con cui capiamo le cose. La mente inconscia è quella che fa le cose e che decide senza che noi ce ne accorgiamo.”

“In che senso?”

“Ora te lo spiego. La mente conscia è quella che ha memoria a breve termine, invece quella inconscia immagazzina nel nostro cervello una cosa che poi ti ricorderai dopo tanto tempo ancora. Se io sto guidando e parlo con te, con la mente conscia penso a quello che ti dico e la mente inconscia fa si che io continui a guidare senza dover pensare a quello che sto facendo, lo faccio automaticamente, giusto? Perchè quella inconscia guida le nostre azioni e funzioni involontarie…”

“Cioè? Involontarie?”

“Certo amore, quelle che non ci rendiamo conto di fare. Per esempio io ora prendo il mio piatto e lo porto in cucina… perchè io ho già finito… e penso a quest’azione, mentre nel frattempo il mio corpo fa altre mille cose, come respirare, far battere il cuore, far circolare il sangue… Non capita così anche a voi?”

“No, io al cuore lo dico sempre di battere! Batti… batti… batti… batti…!”

“E io dico sempre respira… respira… respira…”

“Che pistolone che siete!! Comunque avete capito il senso? La mente inconscia in realtà è quella che regola moooooolte più cose, che ci guida nella vita per il 95% anche se noi non lo sappiamo. Certo anche con la mente pensante riusciamo a fare più cose insieme, ma la mente conscia elabora fino a 40 stimoli alla volta, mentre quella inconscia ne elabora 20 milioni nello stesso momento!”

“20 milioni??”

“E già! E la mente conscia processa 2000 bit di informazioni al secondo, contro i 4 miliardi di bit di informazioni dell’inconscio.”

“Cosa sono i bit di informazioni??”

“… Passiamo oltre… Come vi dicevo prima la mente inconscia riesce a gestire tantissime funzioni contemporaneamente, fino a 64000, tutte quelle di cui tu non ti devi preoccupare perchè fa tutto lei. La mente conscia invece riesce a gestire dagli 1 ai 3 eventi alla volta. Per gli uomini specialmente, perchè le donne arrivano fino a 7.”

“Le donne riescono a fare più cose assieme!”

“Sì, amore, decisamente di più.”

“Solo 7??”

“Conscie sì, però le mamme per esempio fanno un sacco di cose automaticamente mentre gestiscono quelle 7 di cui parlavamo prima…”

“Wow!”

“E tutto questo discorso, vi chiederete, perchè ce l’ha fatto??”

“Infatti, mamma… perchè?”

“Ma semplicemente perchè mi chiedo, dopo due ore che son qua a guardarvi mangiare e fissare la luna, perchè… in quanto femmine… non riuscite a fare DUE SEMPLICI CRIBBIO DI COSE CONTEMPORANEAMENTE???????”

Le mie figlie hanno iniziato a sganasciarsi come matte.
Ma io ero assolutamente seria.