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Normali stranezza, strana normalità

  • febbraio 2, 2015 at 22:05

Sto chiacchierando con le bimbe su cos’è “normale” e cosa “strano”, dopo aver sentito che papà ha detto loro di non fare “cose strane”…
E’ solo una questione di punti di vista. Come per il giusto o lo sbagliato.
La normalità è soggettiva, anche se un’azione è compiuta dalla maggior parte delle persone che ci vivono attorno.

“Ciò che è normale per te può non esserlo per me, semplicemente perchè non lo conosco o non è mia abitudine, capito?”

“Giusto, anche per me!” risponde Canterina

“In che senso?” mi chiede Babet.

“Per te cos’è normale, amore?” le chiedo, intendendo il significato della parola.

E Canterina:
“Entrare in casa e vedere la mamma che fa il bilanciamento dei chakra!”

Appunto.

Me le cerco e con gusto

  • marzo 22, 2013 at 14:26

A giugno è prevista la messa in scena dello spettacolo che stiamo preparando noi genitori delle classi quinte.

Ce la stiamo già facendo sotto.

Ora dobbiamo anche provvedere a crearci i costumi.

Io sono in cerca di orecchie da lupo da mesi, ma non capisco come mai nessuno ne tenga nell’armadio un paio per ogni evenienza… stranissimo!!!

Oggi mi sono imbattuta in un negozietto con tutti gli accessori per le feste e i travestimenti.
Dopo aver asciugato la commessa fino al midollo per circa venti minuti, ho optato per un cerchietto con applicate delle orecchie da leopardo che, se tinte di nero, potrebbero fare al caso mio.

Il fatto è che io ho un conflitto con i cerchietti fin da quand’ero in fasce.
La conformazione della mia testa non è fatta per mantenere in equilibrio un cerchietto per più di un minuto scarso.
Mi scivola in avanti e, come a Babet, mi fa da visiera.
Se però è troppo stretto, schiacciandomi dietro le orecchie stile lobotomia, mi fa venire l’emicrania e amnesie parziali.
Che volendo vedere possono avere il loro perchè…

Questo cerchietto però mi sembrava abbastanza morbido.
Di plastica, con i dentini (che sicuramente limerò via come le sbarre della cella di un evasore) ma morbido.

Dovevo fare la prova tempo.
Cioè: quanto tempo riesco a tenerlo in capa senza iniziare a pronunciare parole in lingua sanscrita e vedere Santa Rita che mi porge un mazzo di fiori di lavanda essiccati al sole??

Lo spettacolo durerà un paio d’ore?
Devo iniziare con l’allenamento.

Così me lo sono infilato in testa mentre guidavo in direzione centro commerciale per andare a fare la spesa.

A dire il vero, essendo le orecchie a macchie nere e fucsia, con i brillantini e un piccolo ciuffo di piume di struzzo al centro… più che un cerchietto da leopardo sembra un cerchietto da pornostar!

Ma io, della normalità, non me ne faccio niente.
Quindi non mi stupivano gli sguardi imbarazzati e divertiti dei vicini di semaforo.

Giunta a casa, dopo la spesa… fatta a testa libera…, avendo le mani occupate dalle borse, mi infilo nuovamente il cerchietto in testa per salire a casa dal garage.

Ed è logico che la possibilità di incrociare qualcuno sul pianerottolo è direttamente proporzionale alla grandezza della figura di merda che ti aspetta!!!

Spingo la porta antipanico del box con la schiena e mi ritrovo davanti un vicino dei piani alti.
Mi guarda attonito.
Sorrido a quarantadue denti.
Proseguo verso l’ascensore.
Al suo interno mi vedo allo specchio e comincio a ridere a crepapelle.
Trenta secondi, si aprono le porte dell’ascensore e mi trovo davanti un altro vicino dei piani ancora più alti.
Sorrido.
Lui no.
Devo dire qualcosa per levare l’imbarazzo? Il suo più che il mio…
Sorrido nuovamente.
Lui accenna ad una paresi facciale con anestesia locale.

“Non ci faccia caso! Non sono strana… è che mi disegnano così!!”

La teoria ampliata

  • aprile 12, 2011 at 01:40

Ancora una volta ho avuto riprova della mia teoria.
Che poi non è mica mia. .
E' storia, da che mondo è mondo.
Dagli albori dei tempi.
Pure Noè e gli animali dell'arca lo sapevano…
Quando uno è troppo buono e disponibile, riceve sempre pedate nel posteriore.

L'importante è che se si sceglie di essere disponibili, samaritani, ben predisposti, lo si faccia per se stessi.
Lo dico sempre a Canterina che, nonostante tutto, io preferisco di gran lunga essere buona e prendermela in quel posto piuttosto che essere una grande st****a.
Magari non con queste esatte parole. Era per sintetizzare.

Il problema è quando si hanno troppe aspettative.
Perchè capita che ci attendiamo che la luce che possiamo cogliere dentro di noi, brilli anche negli altri, in chi ti sta di fronte.
Perchè la voglia di potersi illuminare a vicenda c'è.
Perchè si è inguaribili ottimisti.

Quindi è doveroso farlo perchè ci crediamo e non perchè crediamo ai cambiamenti degli altri, perchè siamo fatti così e non perchè vorremmo che lo fossero anche le persone che interagiscono con noi (anche se la speranza è l'ultima a morire).

E qui la suddetta teria epocale va un po' ampliata…

Il fatto è che si può benissimo essere benevoli, collaborativi, condiscendenti e si può perdonare, ma ciò non toglie che l'altro rimanga sempre un deficiente.

Il tavolo del sushi

  • febbraio 12, 2011 at 21:16

Io sono una persona seria.
E' inutile che ridete.
Lo dico per convincermi, nient'altro.

Scrivo mail per organizzare cene con le mamme di classe, grazie alle quali le maestre, al ritiro delle pagelle, mi chiedono l'indirizzo esatto del mio pusher.
"Ma Wonder, da dove ti vengono certe cose?"

"Dal profondo… Ebbene sì. E' tutto Original by Wonder… di rifatto ho solo la vescica, dopo il terzo cesario. E comunque vado in bagno almeno quattro volte tutte le mattine in ufficio che sembro in preda a crisi di incontinenza senile… "

Inoltre ho sempre molto contegno, io.
L'altro giorno ascoltando la telefonata del collega accanto sono scoppiata in una risata decisamente sguaiata. Dopo di che mi giro e a due centimetri dalla scrivania avevo il capo che mi fissava con sguardo interrogatorio.
Ma le figure di merda sono all'ordine del giorno. Speriamo non il licenziamento.

Ieri cercavo di organizzare un pranzo con le mie colleghe e, siccome Pippi, a due postazioni di lontananza, non sente mai quello che le dico come se vivesse nella bolla di chi non usa amplifon, le scrivevo messaggi sul bloc notes che poi alzavo nella sua direzione, tipo <<DOMENICA TALDEITALI BRUNCH A CASA TUA??>>.
Lei: "Devo guardare l'agenda… "
Notes: << MA VA'C****E TU E LA TUA AGENDA, PARIS HILTON DEI MIEI STIVALI!!>>
Lei: "Lo diciamo anche alle altre?"
Notes: <<MA SOLO CON FAUNA MASCHILE…>>
Lei: "Il mio coinquilino si è proposto per fare da tavolo, nudo, per il sushi!"
Notes: <<COM'E'??"
"Non te lo consiglio, guarda, nemmeno vestito!"
Notes: "POI MI SCHIFA ANCHE IL SUSHI…"

"Wonder! Pippi! Cosa state facendo??"

"Ciccio, stiamo lavorando ovviamente! E che non riusciamo a scambiarci consigli utili per riuscire a lavorare al meglio! Se potessi metterci accanto te ne saremmo eternamente grate…"

"Per chi mi avete preso?"

"Se te lo dico , ti offendi??"

"Wonder! Tu lavora e smettila di importunare tutti quelli che hai vicino! Se ti metto i maschietti non so cosa gli fai, che non capiscono più niente e non lavorano più. Se ti metto le amiche ciacolate e disturbate. L'unico che regge è lui!" mi rimprovera Ciccio, indicando il mio collega in cuffia adulto, fidanzato e contro ogni tentazione che ultimamente è fisso accanto a me.

"Sì… l'anello mancante… "

"Cosa?"

"Dicevo che sei bello e aitante!… Solo per la tua morosa… "

"Che?"

"Che sei bravo in ogni cosa! … Però a guardarti fai cacare…"

"Cosa?"

"Da te c'è sempre da imparare!"

Per fortuna la rima baciata mi viene naturale.

Il cestello infinito

  • gennaio 27, 2010 at 21:34

Oggi sono uscita mezz’ora prima da "scuola"…
WOW!!
Che avrei potuto fare??
Avevo l’indecisione cronica!

Mangiare seduta…
Fare la maratona di New York…
Tosare un intero gregge di pecore…
Lavarmi…
Prendere il treno per Luordes andata e ritorno…
Limarmi quattro unghie (sei le ho mangiate per ottimizzare i tempi) e depilarmi una gamba…
Passare in farmacia a vedere come procede il mio mutuo…
Organizzare le primarie del Burkina Faso…
Costruire il ponte di Messina sulla spiaggia di Alassio…
Infiltrarmi in una puntata di Turisti per caso…

Ma la mia Nanà aspettava la sua mamma con 39 di febbre, tanto per cambiare.
Così ho optato per la maratona.
Ma quella di dieci minuti al supermercato.

Io già mi odio quando dico a me stessa:
"Ho fretta e devo solo comprare due cose. E’ inutile che prendo il carrello…"
E mi convinco sempre!

Puntualmente le ‘due cose’ che finiscono nel cestello sono 6 barattoli di polpa di pomodoro, 2 litri di latte, i succhi di frutta cartone doppio-convenienza, la cartigienica cingolata con inseriti pesi da body builder al posto dei rotoli di cartone…

Poi corro come una pazza da una corsia all’altra perchè non ho ancora imparato che hanno spostato la maionese…

Insomma anche oggi, dopo sei minuti e mezzo di corsa, sembravo già la cugina zoppa del Gobbo di Notredame che vagava persa tra gli scaffali, sproloquiando tra sè e sè:
"Ma ‘ste cazz… di salse dov’è che le hanno messe??"

Giunto il momento di pagare le casse aperte erano tre.
Allora mi son decisa per la prima volta a usufruire di quella ‘apposita per cestelli’, che di solito ha una fila interminabile anche a supermercato chiuso.
Ma oggi c’erano solo tre signore davanti a me.
La fila avanzava leggiadra e soave.
Un sogno.
Finchè…

La signora Carmela, due posti avanti, ha posato il suo cestello sul banco e ha iniziato a tirare fuori l’intero supermercato.
Io, la signorina davanti a me e persino la cassiera siamo rimaste a bocca aperta. Incapaci di proferire parola.
Da un misero contenitore di 40×60 ha tirato fuori di tutto!
Dal chilo di patate a otto confezioni di carta alluminio, dal sacchetto di cibo per gatti alla cartaigienica salvaspazio, una torta già pronta, affettati, succhi, verdure confezionate e in sacchetto, dolcetti e altro.
Ma non soddisfatta, dal fondo ha estratto una borsa piena di bottiglie di vetro, che dal peso dovevano essere piene.

Io e la sciùra davanti ci guardavamo incredule e cercavamo di capire quale fosse il trucco del cestello, se il banco fosse bucato e un omino vestito di verde le stesse passando tutte quelle cose.

Mancavano veramente solo la pianta e la lampada di Mary Poppins e poi io e la vicina ci saremmo girate indietro, aspettando l’urlo di rito:

"Siete su Candid Camera!!"

Normalità è…

  • gennaio 14, 2010 at 21:42

… Avere Nanà che gira orgogliosa per casa con il mio reggiseno infilato, al posto giusto, che urla:

"TETTETETTETETTETETTETETTE!"

Normalità è…

  • novembre 20, 2009 at 13:57

… Essere perseguitate da Nanà che ti segue per tutta casa con la testa incastrata nel riduttore del wc facendo il leone della Metro Goldwyn Mayer.

Per non farci mancare niente

  • ottobre 16, 2009 at 21:40

Wondermamma è fuori gioco da qualche giorno, ma tiene duro e non prova la febbre per non sapere, nonostante i momenti in cui desidererebbe far parte integrante di un arazzo del 500 e rimanere appesa inanime ad una parete, iniziano ad essere parecchi.

Stamane l’unica uscita in programma era quella diretta allo studio della dottoressa Pomodoro, poichè anche Nanà da giorni passa da nasochecolasempreverde a tossedistruggitimpani, da cozzainastinenzadacoccole a bambolafebbricitanteinsovradosaggiodapsicofarmacieccitanti, in sostanza non sta molto bene.

Per avere un quadro migliore della giornata da ieri sera mancava l’acqua calda in tutto il condominio… w il bidet gelato!

Prima della visita ho tempo per disfare tutti i letti, cambiare ogni copriletto con un piumone più pesante visto il calo di temperature di questi giorni ed avere le camere tutte sottosopra. Risultato: 6 lavatrici da fare nell’arco delle prossime 48 ore a cui si accoderanno un altro paio di macchinate di vestiti, varie ed eventuali. Le tende le ho già lavate l’altroieri… so scegliere sempre il momento migliore!

Tornata dalla visita ho giusto il tempo di cucinare per Nanà, che successivamente si rifiuterà di toccar cibo chiedendo solo "LATTEEE LATTEEE, LATTEEE!", e di metterla a nanna nonostante la sua decisa insubordinazione, che ricevo una deliziosa telefonata:
"Signora Wonder? Salve, qui la scuola materna. Sono la maestra di Babet. Sua figlia piange da mezz’ora. Ha preso un calcio su un occhio da un compagno… niente di che… ma in effetti è un po’ rossino, si dev’essere rotto qualche capillare… solo che lei continua a piangere e dice che le fa male…"
"Arrivo… o io, o la nonna, o il mio ologramma!"

Nel frattempo mi rendo conto che finalmente i caloriferi sono stati accesi. Un breve giro della casa per avere la certezza che… tre termosifoni su otto non vanno. Ma è mai possibile che arrivino tutte insieme??
Interpello Nonno M. che, arrivato a casa nostra, si improvvisa idraulico-fuochista-subacqueo, visto che al primo calorifero che cerca di far sfiatare si fa la doccia completa.
Sul fatto che i pavimenti erano stati lavati questa mattina possimo sorvolare… in fondo in fondo… ma molto in fondo.

Impersonficando una centralinista nell’orario di punta riesco ad organizzare un sopraluogo dei tecnici per il pomeriggio.

Alle 16.10 esco da casa per andare a recuperare Canterina, lasciando con Nonna M. Nanà e Babet in lacrime, perchè ha preso una facciata contro il lettino di sua sorella minore mentre distrattamente parlava con me… questa volta sull’occhio buono!

Arrivo in cinque minuti a scuola con la milza in gola e la promessa di andare a correre al parco almeno una volta ogni sei mesi per tenermi in esercizio.
Canterina esce dopo un quarto d’ora (potevo anche andare con calma allora!), la prendo, le infilo una banana in bocca, la trascino fino alla palestra per l’allenamento di minivolley, parlo con la coach, consegno documenti, saluto mia figlia e torno di corsa a casa.

Davanti al portone mi aspettano i tecnici che, dopo un rilevamento accurato, mi informano che c’è qualcosa che non va… verranno a cambiare la valvoladichissacosa nel puntodichissadove… settimana prossima. Se nel frattempo qualche termosifone farà qualche vampatina sarà solo per simpatia nei miei confronti, perchè in teoria non dovrebbe funzionarne nemmeno uno!

Ringrazio e sorrido falsamente.
Chiudo la porta e maledico l’imprevisto del venerdì sera e chi l’ha inventato.
Congedo Nonna M-baby sitter.

Tra una spadellata e una domanda esistenziale riesco anche a tagliare i capelli a Babet, divinamente.
Beh, diciamo che il mio taglio scalato deve ancora essere perfezionato, ma, come sempre, la mia bambina con i capelli appena tagliati è "da mangiare".

Non so come, ma tra fornelli, doccia alla figlia puzzolente, diarrea della figlia ancora più puzzolente, riesco ad arrivare alle 21.00.

Le mie bimbe giocano beate, ignare del fatto che la mamma, appollaiata sulla tastiera del pc, ha un livello di stanchezza e nausea pari al primo trimestre di gravidanza. Ma di quelle in cui dopo vomiti per sette mesi.
Mi si chiudono gli occhi, ma devo ancora andare a stendere la terza lavatrice.
Continuo a tossire, ma son sicura che domani starò meglio.
Rispondo alle domande insistenti e infinite delle mie figlie, ma son convinta di sproloquiare a vanvera.
Ascolto in silenzio i loro discorsi e le guardo di nascosto e non posso fare a meno di pensare che, di tutto questo, …ne vale sempre la pena!

Mi mancherebbe da aggiustare la tapparella rotta.
Ma domani è un altro giorno… in cui non farsi mancare niente!

Speriamo sia solo fantasia

  • febbraio 10, 2009 at 21:24

Babet racconta.
"Oggi all’asilo la mia amica Maia era diventata un palloncino, perchè aveva mangiato tutte le cose di noi e era diventata gonfia come un pallone. Anzi no. C’era venuta la pancia così. E camminava e faceva bidon bidon. Perchè aveva mangiato tanto. Allora il mio amico Marco ha preso un chiodo per la sua pancia gonfia e poi l’ha punta e la mia amica Maia è scoppiata…. No, no, no! Non è andata così. Non è questa la FABOLA! La storia è un’altra. Chi si veste da fatina, chi da trilli o da regina…"

Io e Canterina la guardavamo a bocca aperta.
Il tutto mentre la piccola Nanà praticava lo sci di fondo per tutta casa con le ciotole della macedonia.

La normalità non è di casa.