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Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi

  • agosto 10, 2015 at 18:33

Sto trascurando il blog, lo so. E’ un periodo così. E va bene.

Le bimbe sono partite da una settimana e staranno via fino a ferragosto.
Le mie vere vacanze!
Sono quei momenti in cui riesco a rilassarmi realmente, senza avere l’orologio sempre all’occhio, il “dovere” di cucinare (più volte al giorno!!), di controllare i compiti etc. etc. etc.
E sono anche quei momenti di serena introspezione in cui mi dedico alla mia crescita personale e ai libri che ho accumulato durante l’anno.

Quei momenti in cui sono padrona del mio tempo.

Così…
Ho deciso di ribaltare e pulire casa in ogni angolo conosciuto e non, lucidare i mobili, sfoderare i materassi, pulire piastrelle che non vedevano una spugnetta dall’era glaciale…

Sembra masochismo?
Invece no, in quanto non è qualcosa che “devo” fare, ma che “voglio” fare. Questo fa la differenza.
E voglio farlo perchè per me è Meditazione.

Le persone credono le cose più svariate sulla meditazione.
Solitamente ci si immagina il monaco buddhista che, gambe incrociate, mudra alle mani e schiena eretta, rimane immobile per un tempo indeterminato spegnendo la mente ed entrando in uno stato “illuminato”.

Quando iniziai a fare meditazione (da autodidatta, si intende, io sono fatta così) mi son chiesta per mesi e mesi come cavolo si facesse a spegnere la mente, dove fosse l’interruttore, la spina da scollegare: aiuto!! E’ la cosa più difficile al mondo!

Siamo abituati ad avere la mente sempre in funzione, un pensiero che succede l’altro, senza mai una pausa, qualunque cosa facciamo.
L’Ego, la mente, vuole proprio questo, un rumore brulicante di fondo che non si spenga mai. Cosicchè ci sembra di avere il totale controllo della nostra vita, ma in realtà è l’esatto contrario: è la mente che diviene padrona di ogni nostro singolo istante, del nostro essere. Ci identifichiamo con essa, ma non siamo assolutamente la nostra identità, noi siamo Altro. Ma come facciamo a scoprire Chi Siamo se la mente non si spegne mai?? Come facciamo a ritrovarci se non riusciamo a stare IN SILENZIO anche DENTRO di noi?

Così ho capito che era necessario qualche “esercizio pratico” per imparare a fare qualcosa di così improbabile, per cui sembra proprio di non essere stati programmati. Esercizio che esulasse dal sedersi nella posizione del loto e lottare con la propria forza di volontà. Qualcosa di più agevole che mi potesse poi facilitare la meditazione tradizionale in un successivo momento.
E la cosa più semplice per esercitarsi a spegnere il cervello è fare qualcosa di automatico, abitudinario, meccanico direbbe Gurdjeff, in cui non è necessario o di vitale importanza “pensare” a ciò che si sta facendo.

I mestieri di casa sono un ottimo strumento.

Provate a farlo.
Cominciate a lavare i piatti o a sfregare una piastrella del bagno con l’intenzione di concentrarvi solo sul movimento della mano, della straccio, del tocco.
Lo fate.
Respirate con calma e…
Alla terza piastrella vi accorgete che, già dalla seconda, stavate pensando a qualcosa. Qualunque cosa, dal vicino di casa che butta giù i mozziconi di sigaretta nel vostro giardino, alle bimbe che ora staranno facendo il bagno, a cosa mi preparo di non impegnativo per cena, all’amica a cui dovevate telefonare tre giorni fa e mannaggia la memoria a breve termine!
Allora riprendete a dare attenzione alle vostre mani, al freddo delle piastrelle, al vostro respiro che diventa un po’ più affannoso e…
Track! Riparte un altro pensiero!
Ma porc… Un’altra volta!
Altra piastrelle, vi concentrate e…  vi ritrovate immersi nei vostri ensieri sena nemmeno ricordarvi da dove siete partiti!
Occhei, respirate.
Rimettetevi in stato di Presenza.
E così via.

Stare nel Qui ed Ora (cioè meditare) è una delle cose più difficili ed è per questo che serve esercizio e disciplina per raggiungere quello stato: uno stato in cui le intuizioni sono di casa, in cui l’autoguarigione del nostro corpo aumenta radicalmente, in cui si è in pace, poichè non è luogo per le preoccupazioni, in cui si è a contatto con la parte Divina di Se stessi, dove si può chiaramente distinguere, magari chiedendo, la veridicità del nostro cammino.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi.

E per coronare il tutto, tra una lettura, qualche trattamento (c’è ancora qualcuno a Milano), una cena con i Nonni e le quattro docce giornaliere, per sudare ancora un po’ (ho espulso più tossine in questa settimana che in tutto l’anno…) una bella pedalata al parco a ricaricarmi in mezzo alla Natura.

Il parco deserto, su e giù dai ponticelli con il fiatone, un libro scelto, la borraccia e l’antizanzare.
Fermarsi all’ombra di un grande ippocastano, accarezzare col vento la fila di Sambuco piena di bacche, abbracciare una quercia…
Sì, perchè??!
Io abbraccio gli alberi.
Lo faccio fare anche alle bimbe se è per questo. Gli alberi hanno un’energia spettacolare e per ricaricarsi sono un fonte magica.

In ogni caso al parco ad agosto, con 37 gradi di media, c’è tanta gente strana, che parla col sole, che si rotola nel prato e che urla a squarciagola…

Una donna avvinghiata ad un olmo passa ancora inosservata!

Test e cure naturali

  • febbraio 5, 2013 at 16:22

Noi non ci curiamo con le medicine tradizionali.
Siamo passate alle medicine alternative e ai rimedi naturali da quasi due anni.

Nel mio piccolo, ormai, ho delle minime competenze … conoscenze forse è meglio… e quando vedo lontano lontano un sintomo, so subito correre ai ripari: gocce, fiale, impacchi, cataplasmi, oli essenziali, fiori di bach, varie ed eventuali…

Il sintomo non è soppresso – perchè il sintomo è campanello d’allarme, messaggio, richiesta di aiuto del nostro inconscio – ma l’organismo e il sistema immunitario vengono rafforzati, per dar modo all’autoguarigione di fare la sua strada.

In giro, a scuola, tra gli amici e i parenti, c’è la devastazione.
Bambini e mamme giorni e giorni con febbre alta, chi vomita e chi passa la giornata sulla tazza, otiti, laringiti, pallositi…
Ho amiche che non riescono ad uscire dal tunnel e, nel bel mezzo dei malanni, non si fanno mancare nemmeno i pidocchi!
Noi ce la stiamo cavando alla grande quest’anno.
Canterina, mentre i compagni passavano giornate con gastroenteriti, si è fatta tre giorni con un lieve mal di pancia e un po’ di raffreddore.
Nanà è incatarrata, occhei, ma nemmeno una linea di febbre. La maestra di asilo mi diceva proprio oggi che sta andando molto meglio quest’anno… contando che è ancora piccina e circondata da bimbi che hanno eternamente il moccio al naso che contagia.
Babet ha passato questa notte con un gran mal di orecchi e un paio di placchette in gola (abbiamo il cuginetto che è a casa con febbre e otite), ma avendole fatto fare un bel tour nel mondo della naturopatia e del delirio materno, niente febbre, placche sparite e orecchie che stan migliorando a vista di… orecchio, appunto.
E io…
Io son giorni che, mentre corro come una matta a destra e sinistra, sto tenendo a bada quella sensazione di cerchio alla testa e brividi che ogni tanto percorrono la schiena, voglia di rintanarsi sotto il piumone e spegnere l’interruttore del cervello, di tisana calda e caminetto con pelle d’orso alternata a borsa del ghiaccio sulla fronte…
Quando stamattina, dopo una nottata accanto a Babet che mi alitava in faccia, mi sono svegliata con un lieve mal di gola, sono subito corsa ad aggiungere elementi alle mie cure naturali già in essere.

E’ tutto il giorno che mi “doppo”…

L’unica pecca è che i fitoterapici sono a base idroalcoolica.

Son qui che tento di fare dei preventivi on line per l’ assicurazione dell’auto e mi ripeto le domande duecento volte nella testa, già confusa di suo, che tenta di star ferma nel cerchio in cui si ritrova.

Probabilmente il malessere sta avanzando a piè pari…

Probabilmente l’influenza si sta insinuando nelle meningi…

Probabilmente l’unica prova in cui riuscirei ad ottenere il massimo punteggio, in questo momento, è l’alcool test…

Io… che sobria, comunque, non lo sono mai stata!!

Silenzio

  • agosto 13, 2012 at 13:24

Agosto.
Parco.
Mezzogiorno.

Il deserto è più popolato.

Domenica la mia panchina di fiducia era occupata, mannaggia.
Così mi sono messa su una panca al sole cocente a leggere. Tra una telefonata e l’altra… Sembrava che lo facessero apposta.

La gente andava e veniva, un po’ come nel cerchio della vita.
Io leggevo e osservavo, osservavo e leggevo. E rispondevo al telefono.

Ad un certo punto, mentre conversavo con Madre NaturaSì, giunge un ometto, over sessanta, urlante e strepitante, che si avvia verso la panchina adorata.

Straparlava decisamente.
Ce l’aveva su con il “Berlusca”, con le sette case, con chi non può andare in vacanza e si monta la tenda al parco come se fosse a casa sua, con il governo, con l’Italia, con il mondo.

Nel frattempo si spogliava. Giunge ai pantaloni e dà cenno di fermarsi. Si sdraia sulla panca e tace.

“Occhei, Madre NaturaSì, tutto sotto controllo.”

“Vuoi andartene stando con me alla cornetta, così ti tengo d’occhio…”

“No, no, pare si sia spento. Ci vediamo dopo. Ciao.”

“Ciao, a dopo.”

Clic.

“ECCO! BERLUSCA DEI MIEI STIVALI! RUBI I SOLDI AGLI ITALIANI E NOI SIAMO QUI IN MUTANDE!!!”

Nemmeno trenta secondi di relax che il vecchietto strambo si era già alzato ed era andato ad inveire contro la seconda siepe a destra… questo è il cammino… e poi dritto fino al mattino…

Io zitta, zitta, ho chiuso il libro, messo via la frutta, raccolto lo zaino e raggiunto la mia bici.

“Signora! PSSSSSSST! Signora!” cerco di attirare l’attenzione di una simpatica ed elegante settantenne che stava godendosi i raggi del sole in viso, due panche più in là della mia. “Volevo avvisarla che io me ne vado… La lascio sola con lo squilibrato!”

“Oh, grazie, ma c’è una coppia in bici…”

“No, è andata via venti minuti fa… E ora che vado anch’io, rimane lei con il delirante!”

“… Ma sembra innocuo…” dice la sciura, nemmeno tanto convinta.

“Beh, nel caso cacci un urlo! Qua sotto passano parecchi corridori della domenica…”

Il caldo fa brutti scherzi.

Così ho iniziato a pedalare veloce, a salire e scendere, a macinare chilometri in lungo e in largo, a godermi la brezza, la solitudine immersa nel verde, le discese pedalando senza mani e allargando le braccia, come per accogliere ciò che il vento volesse donarmi in quell’istante.

Per ritrovare se stessi il silenzio è fondamentale.
Nel caso uno si sia già trovato, è fondamentale anche per stare da soli con se stessi.

Stamattina.. cioè, oggi a mezzogiorno, ero ancora là, sulla mia panchina adorata, sotto il sambuco.
Non c’era anima viva.
Il silenzio regnava sovrano.
Qualche cinguettio, qualche grillo.
La pace.

Ho chiuso gli occhi.
Il vento soffiava ed era come se mi portasse notizia di storie lontane, di guerre di paesi e di anime, di gente che cerca, di gente che trova.
Sembrava di essere tutt’una col mondo.

Ho osservato a lungo il sambuco che mi proteggeva all’ombra dei suoi rami.
Era come se mi dicesse che le vie sono tante e da ogni parte possiamo volgere i nostri rami e fare frutti. E’ solo questione di punti di vista.
Ho abbracciato i suoi arbusti. mi parlavano di rigenerazione e serenità.
Poco più in là un’ippocastano, con la sua imponenza, mi parlava di protezione e integrità.
Ho abbracciato anche lui.

No, non è il caldo che fa brutti scherzi, ma il semplice ascoltare, in silenzio, i messaggi del mondo, che ci circondano ogni giorno ma di cui non ci rendiamo quasi mai conto, troppo presi ad andar di corsa.

Dopo essermi rigenerata in quel magico silenzio, ho preso la bici e ho cominciato a pedalare e pedalare, desiderosa di ascoltare il vento, di ascoltare il silenzio, di ascoltare il mio cuore.
Non è così facile stare in silenzio, perchè il silenzio ti parla.
A volte parla di Te e dice cose difficili da ascoltare.
Ti ritrovi a tu per tu con il tuo Io e devi decidere se ciò che ascolti ti piace oppure no.

Non è facile liberare la mente.
C’è sempre qualche pensiero che vuole a tutti i costi penetrarvi e dire la sua.
Ma quando si riesce ad essere soli con Se stessi… e Ci si trova… è meraviglioso!
Perchè si capisce come la felicità sia dentro di noi, di come sia a portata di mano.
Di come ogni giorno ci nascondiamo dietro ai notri bisogni per ricercarla. Crediamo che senza qualcosa, o qualcuno, la nostra felicità non sia possibile.
E invece è lì, a portata di mano e di cuore, solo che non ne siamo consapevoli.

Ma quando, in qualche piccolo momento di vera lucidità dell’anima, riconosciamo di non aver bisogno di niente, allora ci rendiamo conto di essere felici.
In quell’istante.
Con noi stessi.
Con ciò che abbiamo, ringraziando per ciò che abbiamo.

Mentre accarezzavo il sambuco ho guardato in alto, tra le sue fronde e i raggi del sole, che penetravano tra di esse, mi hanno colpito il viso.

Alla fine, sopra ogni cosa, comunque, splende sempre il sole!

Non ci son più le mezze verdure di stagione

  • gennaio 6, 2012 at 00:09

Giornatine piene piene, come si può anche dedurre dalla mia latitanza in rete.
Durante i giorni in cui le bimbe erano dall'Homo non ero mai in casa.
Con le bimbe riempiamo ogni minuto di giochi, compiti, uscite, film, amici, scorrazzate con roller e monopattino (i roller per le grandi e i piedi per Nanà, perchè il monopattino lo porto io a mano per tutto il tempo…)
Così ho i giorni pieni e impegnativi.
E anche le notti.

Ieri sera per esempio…
Messa a letto ore 22.45 dopo un film che non finiva più mannaggiaallaRai-contuttaquellapubblicità-chedevopurepagareilcanone…
Loro più sveglie di me non riuscivano a prendere sonno.
Massaggini ai piedi (Babet viziata).
Sciroppo magico per la tosse.
Umidificatori da ricaricare.
Lavaggi narici otturate e colanti.
Baci e strabaci (Nanà la coccolona).
Abbracci e confidenze (Canterina la grande mammona).

"MAMMA TI DEVO DILE UNA COSA!"

"Ti prego Nanà dormi!"

"NELL'OLECCHIO!"

"Domani!"

"MA TE LA DEVO DILE ADESSO CHE E' IMPOTTANTE!"

Mi alzo.
Vado in cameretta.
Accosto l'orecchio alla bocca di Nanà che al buio non mi trova.
"Dimmi veloce che è mezzanotte passata…"

"TI VOJO BENE!"

"Lo so, amore mio."

"E COME FAI A SAPELLO?"

"Me lo ha detto il mio cuoricino."

"MA IL TUO CUOLICINO PALLA??"

"Anche il tuo parla."

"NO. IL MIO TTA ZITTO! SE IO PALLO LUI TTA ZITTO E SE IO TTO ZITTA LUI NON PALLA LO TTESSO…"

"No, fidati, lui parla, è proprio lui che ti dice che mi vuoi bene… forse non ti sei ricordata di ascoltarlo."

"NO! IL MIO CUOLICINO NON PALLA!"

"Occhei, hai il cuore muto. Ora però dormi…"

Ore 4.40
"MAMMAAAA! MI CCAPPA LA PIPI'!"

"Arrivo…"

Appollaiata sul bidet, attendo che Nanà faccia pipì e cacca, tentando di non addormentarmi seduta.
La rimetto a letto.

Ore 4.50
"MAMMAAAAA! MI CAPPA LA CACCAAAAA!"

"??? Arrivo…"

Il presentimento che ci sia qualche sorpresa mi viene quando la trovo in piedi sul letto che stringe le gambe e non le muove quando la prendo in braccio.
Diarrea fulminante notturna total body.
Nel senso che l'aveva fatta sul "body". E fuori.
Parte il lavaggio panni mentre la poveretta si contorce sul wc.
Appena scattano le 5.00, come da copione, comincia la crisi di tosse asmtica di Canterina.
Tra un po' le partono i polmoni e me li ritrovo in mano..
Rimetto a letto Nanà e comincio con la trafila di rimedi naturali ai quali ci stiamo affidando, consapevole che il decorso di qualsiasi malessere è comunque più lungo di quel che sarebbe utilizzando una pastiglietta o una supposta o qualsiasi medicinale che stopperebbe il sintomo sul nascere (o quasi), ma sempre medicinale è.
Questione di scelte.
Sicuramente più impegnative di altre, che per questo iniziano anche ad essere scelte di vita.

Ore 5.20
"MAMMAAAAA! MI FAI IL COSO CALDO?!"
Che bello quando, anche a 4 anni, si sanno curare in autonomia.

Vado a fare la bull dell'acqua calda (si scrive così??) e continuo con la cura della tosse di Canterina.
E avanti così per un bel pezzo.
Alle 6.30 tutto tace.
Non mi sembra vero.
Mi godo il respiro senza fischi di Canterina che non emette più nemmeno un colpo di tosse.
Non riesco a riaddormentarmi da quanto mi piace ascoltare il suo respiro.

Mi alzo e vado a controllare Nanà. Non si è più mossa da come l'avevo lasciata l'ultima volta.
Bacio Babet sulla fronte, che in tutto questo trambusto non ha dato segni di vita… Beata lei!

Penso alle lotte che fanno la sera per venire a dormire nel lettone con me e agli occhioni tristi delle due perdenti dopo l'estrazione dei biglietti, visto che farle mettere d'accordo pacificamente tra di loro è una mission impossible anche per Tom Cruise.

Ripenso alle mattine in cui Canterina, appena sveglia, dopo una nottata con tosse e io che faccio avanti e indietro, mi dice:
"Scusa mamma se stanotte non ti ho fatto dormire…"
Una dolcezza di bambina.

Penso agli amici che, parlando di una compagna di classe con genitori separati, tentano di comprenderne il comportamento cercando di capire come possa reagire una bambina in una situazione del genere e presentare il conto al resto del mondo, e alla loro affermazione "Però anche loro tre vivono nella stessa situazione e sono splendide… forse dipende anche dalla mamma che hai alle spalle!" e sono orgogliosa, ma non di me stessa, no.
Di come le mie bambine, nonostante tutti i miei errori e le mie mancanze, abbiano saputo far tesoro dei miei sforzi, dei miei insegnamenti e dei miei buoni propositi, mettendoci del proprio, benedette dalla Grazia divina nell'avere un cuore d'oro.

Penso a tutte le scelte che sto facendo per loro, per il loro futuro, per il loro bene, le cure, le regole, l'alimentazione e son certa che un giorno apprezzeranno tutti questi sforzi.
Oppure mi maderannno a fanculo.
Dipende dai punti di vista…

Per quanto riguarda l'alimentazione, spesso e volentieri le grandi chiedono spiegazioni e sono contenta che siano curiose dei perchè e percome la mamma ritiene migliore un alimento piuttosto che un altro.
Più volte mi è capitato di spiegare loro il perchè è preferibile scegliere le verdure di stagione, anche se ormai al supermercato trovi tutti i tipi di verdure.
Babet come sempre ha fatto domande, ha chiesto chiarimenti e ha elaborato i concetti.

Babet è sempre molto attenta a ciò che dico e anche molto ligia al dovere, senza che io glielo richieda.
Così, semplicemente dopo una spiegazione, di giorni prima, dalla nonna che le chiede "Vuoi del prosciutto cotto?" mi esce fuori con "No, grazie nonna. Stiamo cercando di evitare gli affettati…"
Poi la nonna mi fulmina con lo sguardo accusandomi di farle il lavaggio del cervello, invece è proprio farina del sacco di Babet.
Assimila, capisce perfettamente e sceglie di seguire i consigli della mamma.

L'altro giorno mi chiede:
"Mamma, ma perchè non compri più i bastoncini ricoperti di cioccolato? E' tanto che non li compri più. Prima li prendevi…"

"L'anno scorso forse."

"E allora perchè oggi non li compri più?"

"Ma non ti bastano le schifezze di cui hai fatto il pieno in queste feste??"

"Ma quelli erano buoni… Perchè non li prendi più?"

"Secondo te, Babet? Perchè non li compro più??"

"Mmmmmm… Perchè non sono di stagione??"

Urge qualche ripasso.

Manutenzione di ordinaria follia

  • maggio 12, 2011 at 15:18

Oggi ho fatto giardinaggio.

Davanti a questa affermazione, l'immagine che appare nel immaginario collettivo è la signora Fletcher con il cappello di paglia e il vestito bianco (?) che pota le rose e pianta i giacinti, ai bordi di un prato perfettamente tagliato (da chi e quando non ci è dato di sapere), senza un filo di sudore, con i guanti immacolati e mille fiori colorati che la circondano, mentre le api operaie delle arnie vicine stanno invasando direttamente il miele e i fuchi etichettano i barattoli.

Ecco.

Quando Nonno M. l'altro giorno mi ha detto "Vengo a tagliarti le siepi!" io ho pensato "Oh che cazz!!" e ho detto "……… Facciamo un altro giorno??"
E' un lavoro che odio sia far da sola, perchè mi sfinisce i bicipiti, sia fatto da Nonno M., perchè c'è comunque tutto da pulire e sistemare e io ooooooooooooodio il giardinaggio!!!
Sì, mi sento molto Puffo Brontolone.

Quindi ho passato l'intera mattinata e parte del pomeriggio a: raccogliere; scopare; riempire sacchi della 'monnezza; sradicare piante morte da circa otto mesi; levare le erbacce che avevano preso piede nel poco terriccio rimanente ed erano più alte di me; sistemare la veranda che anche se piccola riesce a contenere un sacco di oggetti; pulire la veranda e gli oggetti; togliere ragnatele; chiedere scusa ai ragni; promettere morte e sofferenza alle formiche; infilare sassolini nelle fessure tra il muretto; sorridere quando Nonno M. con un'unica mossa (probabilmente quella di Okuto) gambizza la mucca di ceramica e divide in due la pecora più grande che le mie figlie amano tanto, lasciando intatti quei nanetti di merda che non oso buttare solo per amore delle bimbe; parlare al gelsomino chiedendo spiegazioni per la sua tarda fioritura; ringraziare l'ortensia (unica pianta con il gelsomino ad essere sopravvissuta al mio pollice viola) che ha deciso da anni di vivere di vita propria e seccarsi e fiorire color verde e germogliare da rami marroni dati per morti e il tutto senza chiedermi niente, nemmeno le spese di gestione…

Quindi la prossima volta inizierò scrivendo: oggi ho fatto manutenzione di esterni.

Sono passata all'altra veranda che è ancora lì com'era dall'estate scorsa, ma con i chili di lerciume accumulati nell'inverno.
Ho tolto due erbacce, scopato quattro foglie secche.
Ho guardato l'orologio.
Ho ascoltato i miei muscoli.
Mi sono detta Non ce la posso fare…
Sono andata a farmi una bella doccia.

E sotto lo scroscio d'acqua un unico pensiero mi martellava la mente:
GIARDINO DI MERDAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Strana natura

  • marzo 22, 2011 at 22:20

Sto mescolando la pasta nella marmitta.

"Mamma, perchè sale il fumo?"

"Secondo te, Babet, perchè?"

"Mmmm… Perchè è caldo??"

"Brava."

"Ah… Ma perchè l'hanno inventato?"

"Cosa hanno inventato?"

"Il fumo!"

"Ma amore mio, non l'hanno inventato. C'è e basta, cioè… è una cosa che c'è in natura."

"Ah… Ma perchè l'ha inventato Gesù??"

Il rumore del silenzio

  • luglio 26, 2010 at 18:48

C'è montagna e montagna.

Da quando Nonna M. e Nonno M. hanno scoperto la "loro" montagna, innamorandosi di quelle valli tirolesi, non c'è stata altra montagna che reggesse il paragone. Non c'è più stato altro posto che li soddisfacesse e li appagasse e mi hanno contagiato.
Per me ora è lo stesso.
Io amo la montagna, ma adoro quelle montagne.
Sono riuscita a fare qualche foto con la mia macchinetta tentando di paparazzare Heidi e le sue caprette, ma la ragazza è assai astuta e non si è fatta beccare.
Ho tempestato le mie bambine di flash, tanto che Nonna M. mi chiamava "la mamma giapponese", per avere bellissimi ricordi, ma soprattutto almeno una foto su cento in cui non si muovessero e guardassero l'obiettivo. Per lo meno una alla volta.
Dalla seggiovia, mentre tenevo in braccio Nanà e lo zaino ho catturato questo scorcio. Forse è a fuoco la nuvola, ma abbiate pazienza… è già tanto che non mi sia caduta la macchina fotografica a valle!
Chi vorrebbe tornare a casa da questi posti??
Io no.
vacanze_montagna_2010120Svegliarsi la mattina tra mucche, prati verdi, con l'odore del bosco, il frinire delle cicale che, probabilmente doppate di grappa alla pera, cantano 24 ore su 24, ininterrottamente… tranne quando tuona e diluvia a dirotto.

Uscire sul balconcino di sera e poter dire "ma che frescura deliziosa!" senza sudare ad ogni parola proferita, ammirando montagne, ancora montagne e solamente montagne verdi… e le corse di una bambina…

Poter ascoltare il silenzio, sentire la natura che ti parla, respirare a pieni polmoni l'aria incontaminata e sentirsi in pace con il mondo e con se stessi.

Io amo la montagna per ciò che offre ai sensi e alla mente.
Se sai godere del suo benefico e statico esserci, ti dona tanta pace, tanti spunti di riflessione, l'opportunità di rimanere sola con te stessa e con il Signore.
Perchè non c'è altro posto al mondo dove io mi senta più vicina al Signore.
Prati in fiore, cieli limpidi, nuvole di ogni forma e dimensione che attraversano rincorrendosi quell'azzuro incantato, campi di ogni sfumatura di verde esistente.
E solo il rumore che serve.
A parte mio nipote.

Un giorno ho portato tutti e quattro i bimbi a fare una passeggiata, alla scoperta della stradina che affiancava la nostra casetta, entrando in un boschetto.
Ad un certo punto li ho fermati e, tentando di ammutolirli, ho chiesto loro di ascoltare il bosco e di dirmi cosa sentivano.
"Ascoltate che pace… silenzio… che rumori riuscite a sentire?"

Babet all'istante mi risponde:
"Gli uccellini!"

Canterina, dopo un po' di concentrazione:
"Il fiume che scorre!"

Nanà, a cui non sfugge niente:
"ITTE!!!"

"Esatto bambine! Nel silenzio dei boschi si possono percepire solamente questi rumori: gli uccelli, il fiume e vostro Cuginetto It…"

Ma c'è anche un altro motivo per cui amo tanto la montagna.

Io amo la montagna perchè è una grande metafora della vita: per vedere il meglio devi salire.
Il cammino è in salita, tanta fatica e tanto sforzo e sembra quasi di non arrivare mai.
Sali, sali, sali… A volte sei così stanco che non riesci a far altro che a guardarti i piedi, perdendoti ciò che hai intorno.
A volte trovi dei punti di ristoro che ti aiutano a sopportare la salita. Una panchina isolata che sembra aspettare te. L'ombra di un grande albero per riposarti e riprendere le forze. L'acqua gelida e limpida di un torrente per rinfrescarti.
Se stai attento il percorso è segnato, da chi l'ha intrapreso prima di te. Per dirti che non stai sbagliando il sentiero, anche se in alcuni momenti continui a chiedertelo ripetutamente.
Poi, quando meno te lo aspetti, quasi che ci avevi fatto l'abitudine a continuare a salire, giri un tornante e sei arrivato, in cima. E ti si propone un paesaggio che ti toglie il fiato, che non ti immaginavi nemmeno.
E dall'alto vedi tutto più chiaro, come non lo avevi mai visto.
Sei stanco, ma contento e pensi che ne è valsa la veramente pena.
Ora hai un'altra visione del mondo.
Hai potuto mettere alla prova le tue forze e sai di esserci riuscito: sei arrivato in cima!
Ti guardi indietro e pensi: "Ma io ho fatto tutta quella strada?? Guarda cos'ho superato! Sono stato proprio bravo… ce l'ho fatta!!"
Ti fermi un attimo a riprendere fiato e ti sembra di poter toccare il cielo con un dito.
Un panino, un po' di frutta, dell'acqua fresca…
Sei pronto per cominciare una nuova strada.
Ed al pensiero che ora sarà tutta inesorabilmente in discesa, non puoi far a meno di sorridere.

Mamma, ho visto Gesù Bambino!

  • dicembre 28, 2009 at 22:19

Tutto ha inizio la mattina del S. Natale quando, verso le 9.00, i miei tre angioletti russano ancora beate e pacifiche nei loro lettini.
Io fremo dall’emozione e decido che è giunta l’ora che Gesù Bambino svegli le pelandrone.

"… Azz!!! La Campanella!!!"
Ogni anno mi faccio prestare una campanella da Nonna M. per simulare il carretto dell’asinello che se ne va dalla finestra dopo aver depositato i regali, oppure una mandria di piccoli agnellini che pascolano nel corridoio, o piuttosto il diretto delle 7.50.
L’interpretazione è questione di fantasia individuale.

Codesta campanella, anche soprannominata dalla sottoscritta "la campanella sfracicamaroni", in quanto era la stessa che usava Nonna M. per svegliare me e zia Ebe ogni mattina di Natale e, nonostante io avessi già superato i vent’anni, continuava imperterrita a far finta di non essere stata lei!! E io, con l’intenzione di dormire ancora qualche minuto, dal mio letto le urlavo dolcemente "Mamma… con ‘sta campanella hai sfracicato i maroni!!!"
Dicevo, codesta campanella, dopo l’utilizzo a cui è predestinata, viene prontamente nascosta nel cassetto del comodino, in attesa che le infanti chiamino la mamma-finta-dormiente per assicurarle di aver sentito l’asinello andar via!

E’ il momento più bello!

Tornando a noi, dopo essermi accorta di aver dimenticato la campanella, mi alzo cauta cauta, vado ad accendere entrambi gli alberi di Natale, a controllare che la luce mattutina entri dalla tapparella un po’ alzata, a lasciar la porta del corridoio spalancata in modo da far filtrare le luci fino alla loro cameretta e… colpo di genio! Posso utilizzare il mio mazzo di chiavi di casa, che nemmeno San Pietro ce l’aveva così fornito.

Se dovessi sbattere le chiavi dal mio letto il risultato sarebbe solo di svegliare Nanà in malo modo.
Devo procedere silenziosa e scaltra come Lupin III, sbattere le chiavi sulla porta della cameretta e infilarmi in due secondi sotto le coperte. Unico problema: camera mia è di fronte ai loro letti!
Ma giocare a "Guardia e ladri" tutta l’infanzia sarà servito a qualcosa??

Socchiudo di pochi centimetri la porta, sbatto le chiavi con la mano all’interno della cameretta, chiudo le chiavi nelle mani per non farle più tintinnare, tre passi e balzo nel lettone coprendomi e infilando le chiavi sotto il cuscino.

Niente.

Ripeto il tutto per ben 5 volte e sbattendo così forte le chiavi da ferirmi tutte le nocchie della mano destra.

Niente.

Le mie figlie hanno il sonno decisamente pesante!

Ma avevo commesso un tragico errore… E cioè il fare tutto ciò senza aver infilato gli occhiali!!!

Perchè la penultima volta Canterina si era svegliata, ma, probabilmente in preda al terrore, non aveva fiatato ed era rimasta nel suo letto a castello, al buio, senza chiamare.
Così la quinta volta che ho infilato la mano nella loro camera sbattendo qua e là le chiavi e ritirandomi scaltra come un faina, lei aveva visto… qualcosa.

Rendendomi conto che si era svegliata, ma non osava pronunciar vocabolo, dal mio letto dico:
"Bimbeeeeee! Avete sentito anche voi??"

Risposta di Nanà:
" … "

Risposta di Babet:
"ZZZZZZZZZZ!!"

Risposta di Canterina, sottovoce:
"Sì, mamma! Io ho sentito… come un rumore di chiavi!!"

"… NOOOO! Io ho chiaramente distinto un rumore di CAMPANELLE!"

"A me sembravano chiavi!"

"Vabè, sveglia Babet che andiamo a vedere di là…"

"Babet…"

"ZZZZZ!"

"BABET!"

"ZZZZZZ"

"BABET! I regali!!!"

Avete presente uno zombie che salta giù dal letto vagando senza meta per due stanze senza capire dove va, chi è, che giorno è e cosa sta facendo? Ecco.

"Venite bimbe… datemi le manine… andiamo a vedere se Gesù e l’asinello sono ancora di là…"

Le facce delle mie bembine quando vedono i regali distribuiti per la stanza alla luce dell’albero di Natale è una delle esperienze più emozionanti di questo mondo.

"GUARDATE!!!!!!! CI HAN LASCIATO I REGALI!!! QUEL CARRELLO DELLA SPESA SARA’ PER NANA’! Andiamo a svegliarla!"

E mentre svegliamo la piccola si sente un urlo. E’ Canterina.
"Babet! Babet! Vieni a vedere!!! HANNO MANGIATO I BISCOTTI E BEVUTO IL LATTE!!!"

"Veramente?" Ma sinceramente penso che all’una di notte gli siano rimansti anche un po’ sullo stomaco… forse avrebbe dovuto scaldarlo il latte…

"Mamma! Sai che ho visto Gesù?!?!"

Occazz…
"Ma dai! E com’era?"

"Alto come te!"

Opporc…
" Ma sei sicura?? Guarda che Gesù Bambino è sicuramente più basso? E com’era?"

"No, no, era alto come te! Ed era BIANCO E TRASPARENTE!"

Ecco, lo sapevo, la grappa la sera prima di andare a letto non fa bene ai bambini…
"Bianco e trasparente??"

"Sì, ma io ho visto solo la mano e il piede mentre se ne andava via!"

Fiuuuu! 
"E camminava o volava?"

"No, non camminava! Stava un po’ alzato da terra…"

"Ecco! Se lievitava hai visto che allora è più basso di me!!!
Ma dai, hai visto Gesù Bambino!!!"

"YEAAAHH!! L’ho visto, l’ho visto!!"

Devo eliminare anche la mariuana dalla sua dieta…
Intanto Babet se ne va offesa… perchè lei non l’ha visto!!

"Amore! Ma non è colpa di Gesù Bambino se sei un ghiro!"

Broncio con lacrime in arrivo.

"No, amore! Ma lui è venuto a svegliarvi… ma visto che tu non ti svegliavi mi sa che ti ha dato un bacio sulla fronte… lo sai? Hai tutta la fronte luminosa??" Faccio l’occhiolino a Canterina che già mi guardava storta.

Sul volto di Babet appare un flebile sorriso. Mi sono salvata in corner anche ‘stavolta.
"Dai! Ora andiamo ad aprire i regali, forza, che sono curiosa!!!"

Prendo Nanà in braccio e seguo Canterina che saltella tutta emozionata.
E con la coda dell’occhio intravedo Babet che, rimasta dietro di noi, si osserva bene bene la fronte sullo specchio della scarpiera. Spostando la frangia con la manina…

MA QUANT’E’ BELLO ESSERE BAMBINI??!!!

La solitudine

  • settembre 27, 2009 at 17:39

Fino a non molto tempo fa temevo la solitudine.
Voleva dire trovarsi da sola con le mie sofferenze, le mie domande e risposte, quando arrivavano.
Voleva dire rivivere il passato.
Rimanere da sola con i miei pensieri spesso mi faceva paura.
Quando vorresti dimenticare la solitudine non aiuta.
Quando vorresti solo stare meglio a volte non è propedeutica.

Oggi invece è diventata quasi una necessità… ogni tanto.
Mi capita di esserne alla ricerca.
Ho imparato veramente ad apprezzarla.
Beh, sicuramente perchè ora sto bene, riesco a viverla al meglio.

Mi capita, tornando a casa con la mia inseparabile Wonderbike, di allungare il tragitto anche di un’oretta buona.
Ok, pedalando elimino tossine e il verde del parco rilassa i miei neuroni, ma non sono solo questi i motivi.

Quando si è soli la propria percezione si amplifica.
La tua attenzione può essere proiettata verso il mondo in maniera molto più aperta di quando parli con qualcuno, di quando sei impegnato a fare qualcosa o stai correndo dietro a tre scimmie urlanti nell’intento che non gambizzino nessuno intorno a te.
Puoi osservare la natura in modo differente, ma anche gli altri, i loro gesti e i modi di fare.
Contare i sorrisi di chi incroci, le famiglie con più di due figli, le coppie miste.
Capire che quei due ragazzi hanno appena litigato oppure quelli lì sono innamorati freschi… basta osservare i loro sguardi.
Chiedersi se quel papà che insegna alla figlia ad andare in bicicletta è anche lui nel "suo" week end o se la mamma è a casa ad allattare la sorellina appena nata.
Intuire che quei nonni non vedono i nipotini da parecchio tempo e che quelle ragazze che studiano sulle panchine probabilmente non sono di qua.

E renderti conto che il mondo che ti circonda spesso è metafora della tua vita.
Sembrava solo ieri (dieci secondi fa) di aver iniziato a percorrere questo lungo viale alberato in salita e se mi guardo indietro la strada che ho già percorso è molto più di quella che pensavo. Sono sempre più vicino all’arrivo, alla fine della mia fatica. Ho compiuto tratti in cui mi sembrava di essere sola, ma se mi guardavo bene intorno non era così. Non so cosa mi aspetterà dopo la curva, tra poco lo scoprirò, ma so per certo che ci arriverò con il sorriso. Perchè sì, sto sorridendo, me ne rendo conto.
Forse per la consapevolezza di avercela fatta.

E così arrivo a casa sudata, ma un po’ più ricca di prima.
Con una piega naturale alla John Wayne.
E sazia… per tutti i moschini che sono riuscita ad ingoiare in discesa!

Canterina nautra e scienze.

  • luglio 23, 2009 at 18:28

"Mamma! Sai cosa hanno detto in quel cartone (=documentario)?? Che un maschio e una femmina (=di tartaruga) hanno fatto una casetta in fondo agli abissi (=oceano) … e ci hanno VIVUTO per 10 giorni!! Mizzeghina!!!"