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Ad ognuno la sua provenienza

  • settembre 18, 2013 at 21:39

Oggi ho incrociato una signora sorridente, carina, occhialuta, ben pettinata, ben vestita, che mi puntava fissa come il cacciatore punta la preda, come il cecchino punta la vittima, come la rana punta la mosca, come Madre NaturaSì punta un bombolone alla crema di cioccolato.

Presumo fosse testimone di Geova, ma non ne ho la certezza, poichè non le ho dato il tempo di presentarsi.

Ero di corsissima, volando a destra e a manca nella ricerca infinita dei libri di testo infiniti e del materiale scolastico infinito per le due primine.
In effetti mi sentivo un po’ come il Fortunadrago.
Ma la sciùra era vistosamente determinata.
Ha tentato l’approcio ipnotico da lontano, l’avvicimanento mimetico da Marines, lo sbarramento fisico da vicino e, infine, visto che non funzionava nulla, l’abbordaggio psicologico quando, probabilmente, ha addocchiato la catenina con croce che avevo al collo unita al mio sorriso sempreverde.

“Io sono di Cristo!” mi ha esclamato a bruciapelo a mezzo metro di distanza.

“Io sono di Milano!” le ho risposto a bruciapelo mentre la sorpassavo senza fermarmi.

Ha tentennato un attimo e poi a riaperto la bocca ma…

“… E quindi sono sempre di fretta, come immaginerà! Ma le auguro una bellissima e felicissima giornata!!”

Spero non ci sia rimasta troppo male.
La prossima volta che torna a Milano magari la chiamo.

Medito o son desta?

  • giugno 27, 2012 at 17:22

Immagino un bel boschetto silenzioso, ove poter udire solo cinguettii e fruscio di foglie mosse dal vento.

Sento il rumore di una cascata, mi avvicino.
Un ruscello trasparente scende dalla fonte e forma un laghetto naturale dove poter immergere le mani in un’acqua limpida, gelida, rigenerante.

Immagino di togliermi le scarpe e iniziare a camminare tra quei sassi lisci e lucenti che si immergono pian piano ai piedi della cascatella.

Il sole filtra qualche raggio tra gli alberi che colorano il panorama di mille sfumature di verde.
Silenzio.
Rumore d’acqua.
Natura.
Fresco.

Mi immerrgo nell’acqua del laghetto e sento che le tensioni, lo stress, la stanchezza se ne vanno.
Rimango a mollo, con gli occhi chiusi e le braccia spalancate, come per accogliere il vento di una freschezza tutta nuova che si dirige verso di me e mi sfiora la pelle umida e mi ricarica la voglia di vivere.

Intravedo tra le fronde un cielo azzurro e terso come non ne avevo mai visti.

Nemmeno una nuvola all’orizzonte.
Di fronte a me solo il sereno.

Indosso nuovamente le scarpe e mi inoltro nel sentiero che stavo percorrendo prima, ma carica di una nuova prospettiva e di tanta serenità.

Meditazione??

No, miraggi!

Mi prendono mentre pedalo sotto il sole cocente di Milano delle 14.30, che fa percepire almeno sei gradi in più dei 32 che già ci sono.

E fermarsi ai semafori circondata dall’asfalto, quando non vedi l’oasi, la palma e il cammello,  può avere anche quest’effetto!

L’importante è controllare di non aver lasciato lì le scarpe.

Turiste per naso

  • dicembre 29, 2011 at 21:51

Un giorno Marta inciampò nel mio blog.
Non facendosi probabilmente troppo male, si rialzò, iniziò a leggere e, come in uno specchio, rivide tanto di ciò che lei stava vivendo, suo malgrado, travolta e schiacciata dagli eventi.
Iniziò così una corrispondenza fitta, uno scambio, una condivisione.

Marta era caduta nel buio più profondo.
Io non ho fatto nient'altro che tenere in mano un lumicino, per ricordarle che la strada per venirne fuori c'era, doveva solo rialzarsi, scrollare via la polvere dai vestiti (anche se tutto lo sporco non viene mai via…) e incamminarsi.
Tante volte ha avuto paura di non farcela, ma era chiaro agli occhi di tutti (o per lo meno i miei): Marta è una gran donna e una grande madre, non c'era dubbio, ce l'avrebbe fatta.
Pian piano è venuta fuori dal tunnel e ha cominciato a sentire la forza che aveva dentro.
Ha preso il suo lumicino e, zaino in spalla, con tutto quanto il suo fardello, ha cominciato a scalare.

Le nostre mail si sono diradate, ma non il legame che ormai si era instaurato tra di noi.
Poi un giorno mi scrive che sarebbe venuta a Milano per conoscermi.
Occhei, sapendo quando mi sarei organizzata per dedicarle almeno un pomeriggio, ma da dove arrivava che la mia labilità mnemonica non mi permetteva di ricordarlo?
Da Roma.
… Minchia! Dietro l'angolo! Andata e ritorno in giornata?
Ma Marta era convinta.
E chi sono io per sconvincere qualcuno?

Oggi Marta è arrivata in stazione.
Mi ero dimenticata di mettermi il garofano rosso all'occhiello, così, non conoscendo le sue fattezze, sono riuscita a fermare due donne, di cui una pure spagnola, con il mio sorriso ed il mio charme e di beccarmi sguardi inceneritori con fumetto sopra la testa "Questa è poco normale, stiamoci alla larga!"
… In spagnolo non so come si dica.

Dopo poco arriva una spumeggiante romana che inizia ad indicarmi da lontano.
Ma grazie alle figure di merda precedenti, non mi sono mossa fino all'ultimo, quando con certezza ho esclamato:
"Marta?"

"Wonder?"

"Parola d'ordine??"

Abbracci.
Applausi.
Bis di abbracci.

"Ma qual era la parola d'ordine?"

"… Non lo so… Era così per dire, magari ne avevi una tu…"

Ed è così che è iniziata la nostra giornata da turiste per naso.
Abbiamo camminato otto ore.
Le ho fatto percorrere tutto il centro metro per metro, anche le vie retrostanti.
Dopo la pausa toilette alla Rinascente, un bel panino.

"Sediamoci lì che c'è un sacco di posto."

Strano.
Ma abbiamo subito capito il perchè.
Uno stromo di cinque generazioni di passerotti attendeva che i turisti finissero il loro pasto e lasciassero qualche briciola, patatina fritta o cotoletta alla milanese.
Ci osservavano avidamente dall'alto del tendone e già ci vedevo correre via (come nel film "Uccelli") inseguite dai passerotti sanguinari.

"E mi sa che lo sporco sul tavolino non è cioccolato!"

Io adoro l'accento romano!

A Natale Nonna M. mi ha regalato un allarme da borsetta.
Lo stesso che a Santo Stefano facevo partire ogni tanto vicino a NonnaBis, sorda da un orecchio, facendo poi la faccia della gnorry e ridevo come una matta quando lei chiedeva "Ma suona qualche citofonino (=cellulare)?!?"
Nipote bastarda.

Nell'alzarci dal tavolino l'allarme mi si è incastrato nella sedia ed è partito il mega-sonoro, prontamente zittito dopo due secondi.
Il bambino accanto mi guardava con i suoi occhioni incuriositi.
"Gli uccellini!" escalmo.

"E che uccellini…"

"Perchè senza volerlo ne ho schiacciato uno e ha urlato… è morto… "
Fino a quel momento aveva avuto un'infanzia felice.
Il bambino.

Abbiamo guardato le foto dei rispettivi pargoli.
Camminato nelle vie milanesi dello shopping compulsivo ma senza guardare nemmeno una vetrina.
Perchè abbiamo parlato, parlato e ancora parlato.
Che bella giornata!

Ho conosciuto una persona fantastica e la ringrazio tanto.
Se poi è sopravvissuta al mio delirio è ancora più fantastica.
Ai miei racconti del non-ce-la-poSSSo-fare-con-lo-SSSpasimante-paleSSStrato-dalla-eSSSe-SSSibillina che non beccava due congiuntivi di fila manco a regalarglieli.
Anche nel momento in cui un tizio ci voleva fermare a tutti i costi per darci un volantino e…

"No grazie!"

"Prego!"

"No grazie!!"

"Ma provate il test…"

"No grazie!!!"

"… il test del carattere!"

"No guarda, c'ho un carattere di merda e me ne sono fatta una ragione."

Anche in quei momenti non ha fatto finta di non conoscermi!
Che brava donna!

Le ho appena mandato una catena di sant'Antonio vie sms che già una maledice il giorno che m'ha incontrata e che mi ha dato il suo numero… e invece mi risponde tanto carinamente che non trascrivo il messaggio solo per non sembrare troppo immodesta!
Che brava donna!

La giornata è volata.
Mentre aspettavo il tram per tornare a casa e tenevo a distanza con la forza del pensiero il vecchietto che mi ruminava il tabacco nell'orecchio sinistro, pensavo che a volte si fanno incontri insaspettati nei modi più inaspettati, ma che si rivelano molto preziosi.
Ero immersa nei miei pensieri e mi squilla il telefono.
"Zia Ebe, ciao! Come state? Io sto tornando a casa ora."

"Bene, grazie. Com'è andata la giornata? Senti… passi a prendere le melanzane fritte, dei broccoli lessati e la pasta con formaggio e zucchine? Ne ho fatti tanti, così hai già la cena pronta?"

"Melanzane fritte?? E' la dieta post festeggiamenti natalizi??… Ma non le mangiate voi?"

"No, guarda… Le ho mangiate oggi e ce le ho ancora qui che mi salgono su!"

"Beh, direi che è il piatto adatto per una donna gravida con grossi problemi di digestione…"

"Hanno la doppia pastella."

"Zia Ebe, ti nomino ufficialmente Regina del Male! Del Male di stomaco… "

Aveva proprio ragione Mia Martini!

Sai…
la gente è strana…
soprattutto…
se fuma marjuana…

Tour

  • agosto 5, 2011 at 13:13

Giornata per Milano.
Ieri mi è venuta a trovare un'amica da fuori e, come le avevo promesso, le ho fatto fare un piccolo tour per Milano.

Prima conquista: non farla perdere in tangenziale per arrivare sana e salva a casa mia.
Apro la porta, l'abbraccio e come benvenuto le do un bel:
"Leslieh! Che idea geniale vestirsi tutta di nero per andare in giro per Milano… che ci saranno 40 gradi all'ombra!"
Poi partiamo per la nostra gita metropolitana.

Sul tram
"Mi scusi, devo scendere in Cairoli, lei sa quale fermata è?"

"Dunque… perchè io mi confondo sempre con nomi… Cairoli, Caiazzo, Cordusio. Ma abito a Milano da 35 anni in fondo."

"E' dove c'è la metro rossa."

"Ah, allora ho capito. E' una fermata in una piazzetta rotonda, la riconosce perchè il tram ferma tutto in curva e quando si aprono le porte il gradino è alto un metro, che uno non se l'aspetta e va giù di faccia diretto. Cioè in pratica riconosce Cairoli quando, dopo esser sceso dal tram in curva, sanguina dal naso… "

"Ah, grazie!"

Poco dopo vedo una fermata della metropolitana e mi viene il dubbio di aver sbagliato.
"Forse è questa… mi sa che deve scendere qua che c'è la metro."

Al che interviene un giovane (che alla prima impressione è pure straniero) e dice:
"No, questa è Lanza, metro verde. Cairoli è la prossima. Deve scendere alla prossima."

"Perfetto. Meno male che c'era lui o la facevo sbagliare! Io in 35 anni non ho ancora imparato le fermate… che figura di merda."

Dopo trenta secondi si avvicina un uomo e chiede al ragazzo un'informazione.

"Scusa… ma perchè adesso le informazioni le chiedono a te?? Qualcosa mi dice che non ispiro così fiducia??"
Poi guardo Leslieh. Sorrido.
"Visto, puoi toccare con mano che le figure di merda che leggi nel blog non sono pura invenzione… Io sono proprio così!

E' stata una piacevolissima giornata.
Caffè in piazza Castello, breve escursione al Castello Sforzesco e Parco Sempione con lieve scioglimento delle membra causa caldo infernale.
Via Dante, piazza dei Mercanti, toilette di Mac Donald's con incastro per la serie "Apritemi non voglio morire qua dentro!!".
Galleria con schiacciata delle palle del toro. oramai consumato da anni di giri sui tacchi.
Corso Vittorio Emanuele con breve shopping con i saldi dei saldi milanesi. Ma era una questione di principio.
Ricerca del famoso Luini, i panzerotti più buoni di tutta Milano (quando andavo al liceo… ), per scoprire che il negozio è in rifacimento.
Visita guidata alla Rinascente, tutti i piani nessuno escluso solo per il gusto di farsi tutte le scale mobili e commento a bassa voce di tutte le scarpe in mostra con tocco furtivo e sudato di sandali che costavano sopra i 400 euro, tentativo di guardare giù dal terrazzo dell'ultimo piano ma la mamma doveva farmi più alta…
Osservazione attenta di tutti i menù dei bar del corso per capire quanto cavolo costa mangiare in centro a Milano e optare per una bella focaccia all'Autogrill.

Abbiamo chiacchierato tanto, riso e scherzato.
Strano, perchè con me è difficile…
Anche Leslieh ha avuto il piacere di provare i miei massaggi… Dovrò chiamarla oggi per sapere se ha ancora l'uso di gambe e braccia.
Leslieh, se ci sei batti un colpo!

Grazie per la bella giornata e per il piacere di poter sentire che, a livello sottile, c'è tanto che ci accomuna.

Promesso. La prossima volta riesco a portarti in cima al Duomo.
In ascensore.
E magari ti vesti di chiaro, neh??

C'è chi scende e c'è chi sale

  • giugno 7, 2011 at 14:53

Che bello!
Il sistema giudiziario italiano, il tempo burocratico della nostra vita, il fratello di mio nonno…
Mettetecelo voi il soggetto, tanto è uguale!

Ma in Italia va così.

Ti presenti davanti alla porta di un giudice per un'udienza e nel momento in cui il tuo avvocato legge che il giudice è stato trasferito da un'altra parte, stanno appicicando con lo scotch avanzato dall'ultimo trasloco del tribunale un altro avviso con cui dichiarano, senza preavviso alcuno, che le udienze (e avete presente quanto tempo prima viene stabilita la data di tale avvenimento ne l tribunale milanese???) sono tutte congelate.

In realtà ciò che mi si è congelato è il sangue al cervello! Dopo un'ora e passa di mezzi pubblici, 40 minuti di attesa (perchè sono sempre in anticipo) e due giorni di autotraining per ricordarmi di respirare…

"Così i tempi slittano ancora di un decennio, fanculo! Mattinata persa, doppiofanculo! Un'altra esperienza mistica con gli ascensori pro-calustrofobici-sudati, fanculo con i fiocchi!"

Chi di voi ha mai provato gli ascensori del Tribunale di Milano? Quelli marroni per la precisione.
No, non penso che siano quelli che prende Berlusconi quando viene in visita di piacere…
Lo sapevate che gli avvocati del capoluogo lombardo, oltre che tutti gli esami e i concorsi devono pure partecipare anche ad un seminario motivazionale apposito per poter sopportare l'utilizzo di quegli scatolini anti-respiro? Se non passano l'esame non posso esercitare. E noti subito chi non è del luogo o è praticante, perchè entrando in quel buco con gli ingranaggi si fa il segno della croce e inizia a sgranare il rosario.

Comunque…

Per ottimizzare… non so cosa… alla fine opto per andare in Piazza del Duomo a piedi, entrare a fare un saluto al Capo direttamente nella cattedrale, girovagare per Corso Vittorio Emanuele e contare i negozi di cui non conoscevo l'esistenza per la mia assidua frequentazione del centro.
Ho perso il conto.
Allora per sentirmi un po' più a casa decido di entrare nell'unico posto che negli ultimi trent'anni (e più) non ha mai cambiato. Almeno il nome. La Rinascente.
Peccato che io non me la ricordavo così.

A parte che, a colpo d'occhio, visti tutti quei bei figlioli dietro i banchi dei profumi in attesa di clienti, mi son detta che dovrei entrarci più spesso.
In ogni caso era tutto lucicante, splendente, ordinato, perfetto, pulito.
Che mi è venuto spontaneo voltarmi indietro per cercare lo zerbino dove pulire le scarpe.
E poi procedere in punta di piedi per non sporcare, nè disturbare.
Niente fuori posto. Nemmeno i commessi. Simmetrici e lineari come le boccette di Dior.
Mi sono sentita decisamente in soggezione.
Jeans e impermeabile, che mi ricordavo più la figlia dell'Ispettore Gadget.
Ho iniziato a salire tutti i piani, ma non osavo allontanarmi dalla scala mobile. Si sa mai che un passo in più mi costasse qualcosa…
Ma dov'è finita quella Rinascente a portata di chiunque ci volesse entrare?
Mi ricordo che circa 8 anni fa avevo comprato una camicia.
Che, la dovevo incorniciare? O staccare l'etichetta e farla placcare oro? Era un reperto che sarebbe potuto tornare utile ai posteri? Un cimelio?
Cazzo, l'ho data via perchè ci stavo dentro sei volte! A saperlo…

Ad un certo punto mi son voluta togliere uno sfizio e ho iniziato a girare tra le marche lussuose di scarpe.
Sempre cercando di non sporcare.
Prendo in mano un sandalo e lo osservo per bene.
La commessa mi sorride: "Vuole provarlo?"

"Stavo solo curiosando… quanto viene?"

"395 euro."

"… L'uno??"

Mentre la signorina mi fulmina con lo sguardo io, rigirandomi tra le mani il sandalo, tento di capire dove cavolo sia il pulsante per fare il caffè.
Perchè a quel prezzo lì almeno un caffè me lo vorrai offrire?!

Dopo aver utilizzato tutto le scale mobili possibili alla Rinascente, la sola cosa che avrei voluto fare era la pipì.
Sono notoriamente una vescica debole.
Così mi fiondo nell'unico posto dove mi sento più a casa: la Feltrinelli.

Ero sicura che ci fosse anche il bagno, ma non potevo immaginare che fosse rotto.
"Deve andare all'altra uscita!"
"Deve andare su all'Autogrill!"
"Deve andare su al secondo piano!"
"Deve andare di là, qua c'è il self service, deve salire!"
"Deve salire di lì, quelle altre scale!"

"… Ma mettete un cazzo di cartello!!!"

Per fortuna non ero l'unica a girare come una pallina da ping pong, a salire e riscendere con il fiatone e la vescica in attività eruttiva, o avrei pensato di avere seri problemi cognitivi.

Comunque ho scoperto una cosa interessante.

Gli stranieri a Milano, nel pacchetto turistico all inclusive con divieto di sedersi sulla gradinata del Duomo "Io e Milano: dove appoggio il deretano?", con l'esclusiva audioguida per i turisti nipponici "Come acchiappo un bel piccione, se vengo dal Giappone?" -sottotitolo "Con un colpo bel preciso: anche a lui ci piace il riso!"-, giunti per godere della bellezza del centrocittà e delle sue opere d'arte, ma vogliosi di smaltire quella brioches alla nutella di troppo, hanno una duplice scelta:
1- salire a piedi in cima al Duomo per ammirare le sue guglie e la Madonnina;
2- andare in bagno all'Autogrill.

Nella seconda opzione viene fornita la cartina del luogo, con la tipica freccia rossa e la scritta lampeggiante "Voi siete Qui, ma prima di arrivare Qua, ve la sarete già fatta addosso!!!"

Allergia al day hospital per l'allergia

  • novembre 2, 2010 at 16:40

Quale giorno migliore per un bel day hospital se non quello del diluvio universale?
Perchè tutte le volte che vado in quell'ospedale piove a catinelle?

A Milano l'altro ieri è esondato il Seveso e pure il Lambro.
Le paperette del Ticino hanno chiesto asilo politico alla città della nebbia e dei panettùn, ma essendoci già esubero di caimani e anaconde non si sono trattenute a lungo.

Armate di passeggino da guerra, copertura per pioggia di una misura in meno (questo passa il convento), ombrello rotto (me ne sono accorta dopo), cambio completo per la bambina, documentazione impermeabilizzata da tre strati di sacchetti, remi, maschera e boccaglio, io e Nanà abbiam preso l'auto per raggiungere la destinazione prestabilita, nella speranza di essere le prime ad avvistare la colomba della speranza.

Alle 7.30 tutta Milano era già riversata sulla circonvallazione, ma con la mia guida sportiva alla Automan siamo riuscite ad arrivare in perfetto anticipo.
Parcheggio a pagamento, ovvio, dove cartellonistica specifica richiedeva di essere muniti di canoa e pagaia per poter scendere dall'auto. Io ho parcheggiato comunque, avevo la boa.

Ormai a Milano non conviene più tentare la strada delle visite mediche tramite Servizio Sanitario Nazionale, non tanto per le liste di attesa, quanto per il fatto che ti costa di più il parcheggio in biglietti della sosta che far venire a domicilio il primario in persona.
Ma noi siamo recidive.

Inoltre per i Milanesi c'è anche la piaga dell'Anello Magico.
No, non quello di Frodo Beggins.
Parlavo dell'Ecopass.
Se per puro caso, non frequentando spesso il centro città o il quasi-centro città, ti dimentichi di tutta la menata per pagare il permesso di entrata nella zona Ecopass, gli Hobbit ti portano direttamente la multa a casa.
Io piuttosto che pagare un'altra tassa circumnavigo l'Africa a nuoto. E poi ho inserito un dispositivo all'auto che, se per distrazione mi sto per immettere nella zona d'oro non notando le telecamere poste a 86 metri d'altezza, mi respinge automaticamente e mi permette di girare solo a sinistra! Stile polo negativo con polo negativo. Mal che vada faccio un incidente.

Arrivate a destinazione abbiamo passato sei ore a ingurgitare un indefinito pappone per poi scoprire che l'allergia di Nanà all'uovo si è magicamente schiusa ed è volata via non si sa come. Meglio che uno struzzo.

Dopo un'ora di attesa (perchè è per quello che danno gli appuntamenti con orari precisi, no??) in cui i miei pantaloni han fatto in tempo ad asciugarsi. la dottoressa ha chiamato Nanà:
"Nanà… vieni che ti visito… "

SVVVVAAPPP!
La piccola cozza si è fatta tutt'uno con la mia gamba mimetizzandosi con i jeans bicolore.
Per  farla auscultare ho dovuto costringerla a separarsi da me, tirandole su la maglietta a tradimento.
"Ora apri la bocca…"

"Dai apri la bocca e fammi vedere la lingua, Nanà."

"La bocca… Aaaaah!"

"Amore tesoro patatona, dai ascolto alla dottoressa."

"Apri la boccuccia d'oro?"

"Vuoi una legnata??"

"Direi che è invisitabile… "

"Dottoressa, la perdoni, è un periodo in cui la mammite è a livelli esponenziali… " cercavo di scusarmi mentre mi facevo piccola piccola, più piccola di Nanà.

Alla fine non so se sia stato peggio passare sei ore a tentare di farla deglutire dosi eccessive di pappa all'uovo o trasportarla a peso morto dal box a casa riuscendo anche a chiudere auto e garage con lei in braccio, visto che, sfinita dalla mattinata, si era addormentata in auto.

Perchè io non ho più il fisico per certe cose!
Tra un po' è più alta di me.
Con le coscie che si ritrova sicuramente non è lo sponsor ideale per la Somatoline.
Però io ora ho buone possibilità per essere scritturata per il Fastum Gel!

La voce fuori porta

  • aprile 20, 2010 at 14:31

Sottotitolo
Circa Donne sull'orlo di una separazione, ovvero solidarietà femminile.
Sì… vi ho messo il link ma è inutile che cliccate… è due post più in basso!!

Da Torino con furore ecco la versione della stessa medesima giornata in compagnia.
Quella di Trebimbe.

… Non mi ero mai accorta di avere l'accento milanese, comunque…

E poi io quale sarei delle Charlie's Angel?? Mi lasciate Kelly che fa molto fatalona?? Dai, dai, dai, vi prego!!

In ogni caso il suo post è questo.

E come direbbero le Barbie Alexa e Liana (ne 'Il castello di Diamanti')…

Due suoni…
Due voci…
Un cuore!

 

Esperienze no limits: il ciclista milanese

  • aprile 13, 2010 at 15:11

Con l'arrivo della primavera, con queste temperature altalenanti ancora al di sotto della media stagionale, che non sai mai quale giubbotto indossare per non arrivare a casa sudato come un caprone o congelato con stalagtiti penzolanti da sotto il tuo naso… dicevo, con l'avvento della primavera fioriscono genialità nella mia mente.

Per il popolo: ogni tanto mi vengo idee brillanti, ma così brillanti che manco avessi fertilizzato il cervello!

Dopo aver osservato per giorni il sole splendere nel cielo, a parte nei giorni di pioggia ovviamente, ho deciso che per risparmiare sui biglietti del tram, era giunta l'ora di andare a scuola in bicicletta.
Oggi mi sono cronometrata: mezz'ora ad andare e mezz'ora a tornare, velocità bugno, assetto aerodinamico, respiro trattenuto in discesa.

Perchè Milano, oltre che essere la regina del pavè, è anche piena di saliscendi impercettibili da un automobilista, ma ben percettibili da un ciclista asmatico di sobborgo.

Il ciclista però, a Milano, è in via di estinzione per diversi motivi.
A causa dello smog.
A cuasa degli automobilisti.
A causa dell'orientamento.

Causa numero 1.
Un'ora di bicicletta al giorno può certamente migliorare le proprie fnzionalità aerobiche, rassodare la muscolatura, ma anche far morire giovane per danni irreversibili all'apparato respiratorio, con tutto quello che si respira.
Milano, che riesce a superare la soglia limite di polveri sottili anche a Ferragosto, quando la città è deserta.
Ha delle scorte racchiuse in silos a tenuta stagna che vengono liberate da agenti segreti in missione estiva, così, giusto perchè chi non può permettersi di andare in vacanza non si senta spaesato a respirare un aria un po' più pulita…

Causa numero 2.
I milanesi fanno un esame per la patente apposito, quando dichiarano sul questionario di voler o dover guidare nelle vie della metropoli anche in orari di traffico congestionato. Ossia 20 ore su 24 circa.
Il milanese alla guida deve saper stirare o alla meno peggio far infartuare i pedoni che, poveretti, pensano ancora di avere la precedenza sulle strisce pedonali e azzardano un accenno di attraversamento. Incoscienti!
Deve saper avere un tempo di reazione pari a 5 decimi di secondo da quando scatta il verde per strombazzare il malcapitato davanti che, per distrazione, già dal rosso non aveva la prima ingranata e il piede pronto sull'acceleratore.
Devono inoltre saper il inguaggio dei gestacci mimici e saper leggere il labiale degli insulti.
Devono riuscire a ostentare ovvia normalità tutte le volte che faranno la fila a destra per poi girare a sinistra al semaforo e viceversa, bloccando il traffico retrostante di poveri pecoroni che ancora credono alle corsie di preselezione stampate sull'asfalto.
Devono riuscire a infilarsi in ogni buco, via e parcheggio sia alla guida di un suv che di una smart.
Devono saper ignorare tutti i segnali stradali, di parcheggio e vigili con fischietto, Premio a chi riesce a mimetizzarsi nel traffico senza farsi dare la multa.
Ma soprattutto devono giurare guerra eterna ai ciclisti che, non potendo cavalcare il mezzo sulle aiuole, sopra i tettucci delle auto parcheggiate e sui marciapiedi larghi trentacinque centimetri in zona mercato rionale, sono a loro malgrado costretti a percorre… la circonvallazione!!!
Una delle tante che ruotano per Milano, trappole a cielo aperto per qualunque "straniero" provi ad entrarci senza aver prima consultato i tarocchi e aver stipulato un'assicurazione sulla vita. Sai quando ci entri, non sai quando ci esci.
Ho visto gente che si immetteva nella circonvallazione interna nell'ora di punta con la faccia terrorizzata tipica del non-milanese-neo-patentato. Li hanno trovati due giorni dopo in piazza San Babila fermi, con le quattro frecce, che chiedevano di essere prelevati da un'astronave aliena. Non sono più ripresi.
Per non contare poi i camion e i miliardi di motociclisti che, al semaforo, ti si parano davanti sgasandoti tutto il serbatoio in faccia all'arrivo del verde.
Quando sono arrivata a scuola e mi sono tolta gli occhiali da sole parevo appena tornata dalla settimana bianca… a parte l'abbronzatura color nero petrolio.

Causa numero 3.
Ci sono piazze, che definiscono piazze ma in realtà sono centri di sterminio a cielo aperto, in cui convogliano tante, troppe vie, dove si possono contare una decina di incroci con semaforo nell'arco di 300 metri quadrati.
Tu, povero ciclista, tenendoci alla tua vita, decidi di utilizzare il passaggio pedonale ai semafori per riuscire a raggiungere un punto all'estremo opposto della piazza che, in linea d'aria, non sembra nemmeno lontano.
All'attesa del verde al quarto semaforo, oltre ad aver perso i migliori anni della tua vita, hai perso anche la bussola. Non ti sovviene più dove stavi andando, chi sei e cosa cerchi dal futuro che ti si pone davanti.
E così disorientato ti capita di pensare che sia meglio ricevere gli insulti di tutti i vecchietti della zona, piuttosto che rischiare di essere stirato da qualche automobilista perennemente in ritardo, e quindi di decidere di percorrere i prossimi sei chilometri rigorosamente sul marciapiede.

Ora, da milanese doc non mi faccio intimorire da queste inezie…
Ma avendo già mal di gambe (e non è ancora sera) dopo la prima giornata ciclo-fitness-ecologica, si accettano scommesse… QUANTO DURERO'??

Il biglietto del tram nuovo ce l'ho comunque già pronto nel portafoglio.

Guardiamo il lato positivo…

  • febbraio 27, 2010 at 19:07

WOW! Un week end senza nessuno malata! E per di più il sole splende alto nel cielo!
Bisogna festeggiare!
Andiamo tutte quante in centro a strafocarci di hamburger!!

Mentre andiamo a prendere il tram un bel piccione panciuto decide di defecare dall’alto del suo palo esattamente quando passiamo noi! E prende Nanà sul cappuccio del giubbotto che aveva casualmente messo in testa!
Guardiamo il lato positivo… poteva non avere su il cappuccio, proprio oggi che non indossava nemmeno il cappello.

Saliamo in tram. Nanà mangia la sua focaccia, io Babet e Canterina giochiamo per 40 minuti ad uno strano gioco di cui non ho ancora capito le regole. Proprio nell’unico momento in cui mi alzo in piedi il tram decide di sbandare facendomi fare un volo plateale e facendomi prendere una sederata micidiale contro lo spigolo di un sedile marmoreo!
Guardiamo il lato positivo… potevo lasciarci l’osso sacro già malconcio invece di cavarmela con solo un lividazzo verde e blu sulla chiappa

Iniziamo a camminare con i pancini affamati che brontolano e quando giungiamo alla meta il Mec Donga, in cui mi ricordavo di aver mangiato qualche mese fa… o forse l’anno scorso…, beh, non c’era più!
Ed erano le 12.50!
Guardiamo il lato positivo… potevano essere già le tre e Nanà poteva essere ancora a stomaco vuoto e con il patello pieno.

Cominciamo a macinare chilometri, anche perchè non vado in centro da così tanto tempo che i negozi son tutti cambiati e inoltre cerco un fast food in cui io, da sola con tre bimbe ed un passeggino, riesca a far la fila senza dover preoccuparmi di perdere qualche figlia o senza dover uccidere chi travolge chiunque piuttosto di accaparrarsi una porzione di patatine fritte.
Le bimbe sfoderano una pazienza e una forza di gambe degna di due montanare, finchè giungiamo ad un Mec Donga in cui è possibile accodarsi senza perdere di vista la prole.
Uno dei ragazzi davanti a me, nonostante le diecimila persone in fila accalcate come tonni in scatola al supermercato, decide di aspettare in loco i suoi amici in coda. Urtato dopo due secondi, per non prendere in pieno il suo compagno di merende rovescia tutte le sue patatine fritte sulla schiena di Nanà.
Ride, il simpatico umorista. Ride di gusto. Non fa niente, guarda le patatine e ride.
Io gli raccolgo tutte le patatine rimettendogliele sul vassoio, mentre con il piede tengo il posto in fila:
 "Il passeggino è stato lavato giusto due giorni fa…"

"Beh, meglio, così almeno le patatine le posso mangiare comunque!"

"Ma con queste manine mezz’oretta fa ho pulito una cacca di piccione… però le puoi mangiare comunque!"
Guardiamo il lato positivo… era molto peggio se mi avesse annaffiato Nanà con una Coca Cola grande.

Dopo aver gustato il nostro pranzetto anti-salute ma pro-soddisfazione, carico in spalla giacche, giacconi, passeggino e ricambi e iniziamo a salire le scale, buttando ogni secondo sei occhi addosso a Nanà che vuole a tutti i costi salire da sola. Sono orgogliosa di me, sembro la moglie di un Schwarzenegger e nonostante nessun’anima pietosa si proponga di aiutarmi, ho tutto sotto controllo.
"Signora, signora! Ha dimenticato la sua borsa!"
"… G… G… Grazie! E’ stato gentilissimo! Grazie mille, grazie!"
Ma dove cavolo ho la testa???
Guardiamo il lato positivo… potevo accorgermene dopo due ore, quando ero già alla fermata del tram o comunque dopo 46 scalini.

Camminiamo e camminiamo ancora. Avremmo voluto tanto fare le signore e guardare le vetrine, ma c’era troppa gente e a me viene il nervoso. Io sono fatta per vivere su un’isola deserta.
Ho azzardato ad entrare solamente in una libreria per cercare un libro che inseguo da parecchio. Ovviamente era al piano di sopra.
Nel reparto bambini le tre befane si sono comodamente sedute per terra ed hanno iniziato a sfogliare libri colorati. Ad un certo punto mi salta al naso uno strano odorino…
"Nanà… cosa hai fatto?" chiedo delicatamente nel silenzio sacrale della libreria.

"TATTA E PIPI’!!!" risponde urlando la piccola contaminatrice, camminando a gambe larghe tra gli scaffali.

"Sigh… sigh… sigh…"
Come quando entri in un bar e consumi almeno un caffè per usufruire della toilette, non ho osato andare a chiedere se potevo cambiare Nanà senza comprare prima il libro.
Gentilmente mi hanno liberato un tavolo nel retro bottega dove un pover’uomo, calvo, stava utilizzando un computer. Esattamente a venti centimetri dal tavolo.
Ho cercato di fare più in fretta possibile ma abbiamo impregnato l’aria di quello stanzino in una maniera orrenda… la puzza si poteva tagliare con il coltello!
Guardiamo il lato positivo… il pover’uomo poteva avere i capelli e tornare a casa stasera con colpi di sole effetto shock.

Babet ha rotto l’anima per un’ora consecutiva, perchè voleva a tutti i costi vedere le "scale che suonano"!
In piazza del Duomo da qualche tempo hanno trasformato una rampa di scale della metropolitana in una enorme tastiera di pianoforte. Quando sali i gradini suoni le note. La gente si sbizzarrisce a comporre melodie a due, quattro o anche sei piedi. Un’iniziativa simpatica. Prima di oggi.
Canterina ha saltato come una pazza su e giù dagli scalini per mezz’ora, nonostante la fiumana di gente che saliva e scendeva per andare al metrò, rompendo i timpani della folla con un soave DO DO DO SI SI DO DO SI SI SI DO DO SI SI SI DO DO DO SI SI DO DO … Ho visto persone che andavano a comprare dei tappi di cera.
Guardiamo il lato positivo… potevano capire che era mia figlia.

Tutti i mimi erano nostri. Siamo anche riuscite a far dire ad uno di loro PPSSSSSST! PPSSSSSST!
Tentava di attirare l’attenzione di Nanà per farla entrare nella foto che stavo facendo loro.
Ma la piccola timidona faceva finta di niente e rimaneva immobile a due metri di distanza, senza battere ciglio.
Come un piccolo mimo in miniatura.

Abbiamo fatto le foto vicino alla fontana in castello e nessuna ci è caduta dentro, anche se ci hanno provato.

Una giornata meravigliosa e stancante come poche.
Hanno provato anche a rovinarmela con qualche messaggino telefonico nemmeno degno di nota, ma non ci sono riusciti.
Perchè oggi era la giornata delle mie bambine.
Perchè oggi vedo solo il bicchiero mezzo pieno.
Proprio come quello che mi sono appena rovesciata addosso!!
Guardiamo il lato positivo… … … … beh, l’acqua non macchia!

Neve a Milano

  • dicembre 22, 2009 at 00:07

Milano è bianca, bianchissima. Immersa in una coltre di neve che tutt’ora sta cadendo dal cielo senza dar segno di fermarsi.

I nanetti in giardino non si vedono più. Andrebbero cercati con il cane da tartufi.

I giardinetti vicino a casa sono deserti e immacolati, poichè nessun bambino di senno si sarebbe avventurato a far pupazzi di neve con i – 5° di oggi, con i fiocchi fetenti che ti si infilano nel collo, sulle ciglia, e scivolano sulle lenti degli occhiali che prima o poi verranno muniti di appositi tergi-occhiale.
Lo devo ancora brevettare.

Questa bella, metropolitana, futuristica, fantastica Milano da bere… on the rock’s in questo caso… che con qualche avvisaglia di neve si blocca. Si immobilizza. E non si schioda più.

Il traffico impazzisce. Gli spargisale non si vedono. Gli spazzaneve devono essere andati a fumare una sigaretta. I vigili urbani preferiscono rintanarsi in una baita a bersi una cioccolata calda o un punch al rum e giocare a briscola chiamata.
Ecchiglielofafare di stare fuori al freddo e al gelo a gestire un traffico che nemmeno Mary Poppins, con il suo elegante e magico schiocco delle dita, riuscirebbe a districare.

Chi solitamente torna a casa dall’ufficio in tre quarti d’ora, stasera avrà passato in auto almeno tre ore e un quarto.
Ho visto gente che iniziava a montare la canadese tra i sedili posteriori.

Quando stamattina sono uscita, sotto gli aggraziati stivali pelosi indossavo i calzettoni da montagna (quelli iperfelpati), due maglioni, cappello russo, sciarpone, guanti da boxer, piumone lungo. Parevo andare in missione sull’Himalaya. Mi mancavano solo slittino e Armaduk al mio fianco e mi avrebbero scambiato per Ambrogio Fogar.

Al ritorno, scendendo dal primo tram per prendere la metropolitana sono arrivata in piazza del Duomo. 
Mi son fermata ad osservarla da lontano ed ho pensato che era veramente tanto tempo che non entravo nella nostra Cattedrale.
Ero lì che la guardavo imponente, con lassù la sua Madonnina a sorvegliare tutta la città ed è iniziato a fioccare di gusto.

Che magia!

Mi sono soffermata a guardare anche la galleria, invasa da centinaia di persone in preda all’euforia da compere natalizie. E davanti l’albero di Natale. Alto… alto… non so esattamente quanto sia alto. Parecchio, direi. Ma che in comune con il nostro aveva la punta decisamente storta e senza speranza.

Che magia!

Allora curiosa sono andata a vedere le luminarie del corso. Che in realtà facevano alquanto cagare… ma sarà stato il clima – freddo -, l’atmosfera, il senso natalizio e tutta quella neve che cadeva dal cielo e ho pensato…

Che magia!

Poi, fuori dalla metropolitana, dopo aver atteso 25 minuti il tram per ritornare a casa, facendo a pugni con la gente in attesa per stare più vicino possibile alla pensilina per cercare di evitare la bora che soffiava da est e faceva arrivare i fiocchi anche dal basso.
Con le lacrime da freddo che mi cadevano dagli occhi già sottoforma di grandine, gli zigomi e i polpastrelli delle dita che avevano perso la sensibilità nonostante i guanti.
L’incapacità di generare anche una sola riflessione per il breve congelamento dei neuroni cerebrali anche se protetti da calotta cranica, capelli -pochi ma buoni -, cappello strafelpato, cappuccio del piumino allacciato sotto il naso.
Con un solo ed unico pensiero fisso che mi martellava la mente: mi scappa la pipì!
Allora la mia considerazione è stata…

Bella, è bella.
Bianca, è bianca.
Fa molto Natale.

Ma tutta ‘sta neve ma proprio rotto i ……………!!!!!!