Due risse in tre giorni.
Canterina tenta di detenere il record di baby wrestling?
Può darsi.
La mia bambina grande ha una capacità di non reagire pari a zero assoluto.
Lei non istiga mai, non è così fetente da cercare la rissa, ma non riesce a trattenersi quando istigano lei e reagisce a bomba.
Giovedì al parchetto con un compagno di scuola.
Ho faticato a dividerli, cacciando urla da tarzan e rischiando io stessa il linciaggio.
Ho tentato di farle capire che reagire a vulcano non è uno dei comportamenti più intelligenti che si possano assumere, specialmente quando chi hai di fronte è il doppio di te, ma lei è convinta di potersi fare giustizia da sola, con la forza delle sue braccia.
Auguri.
Penso che debbano saper prendere le misure del mondo da soli e che i conflitti dell’infanzia aiutino ad affinare la loro capacità di risolvere i conflitti che troveranno davanti nel mondo adulto, ma anche oggi, per salvaguardare l’incolumità di mia figlia, mi son trovata a dirle che, invece di reagire, sarebbe meglio rivolgersi ad un grande che aiuti ad appianare le cose senza giungere alle mani.
Io ero ad una conferenza sui rimedi naturali per i figli.
Era giunta la parte più interessante e Canterina entra come una furia nella sala, dicendomi che si era picchiata con un bambino, spiegandomi l’accaduto in poche parole ed affermando che la madre del bimbo la stava inseguendo per darle la colpa.
“Occhei, vengo fuori io, vediamo se riusciamo a chiarire la cosa. Tanto la conferenza non mi interessava… sigh!”
Passo davanti ad uno stand e due persone che conosco mi chiedono se so cos’è successo. A loro hanno riferito solo che Canterina ha picchiato Tizio.
“Sarà dura che le abbia date senza averle prese.” rispondo.
Già me la stanno mettendo sotto accusa.
Stiamo passando in mezzo alla folla e Canterina vede Tizio.
“E’ lui il bimbo!”
Questo si gira e tira una sberla a Canterina che, non se lo fa dire due volte, gli salta addosso.
Li divido con l’aiuto di una ragazza che bada ai bambini e sento la nonna di Tizio che, arrivata sul momento, esclama:
“Chi è, lei, la bambina che ti ha picchiato??”
Beh, sicuramente ho avuto prova che, il bimbo, santo non è e sicuramente se non fossi santa io avrei messo personalmente le mani addosso alla nonna.
Lascio perdere e vado a chiarire la questione con Canterina e la ragazza (che mia figlia credeva essere la madre di Tizio al suo inseguimento).
“Io ti inseguivo perchè volevo solo sentire la tua versione, perchè bisogna dire subito la verità. E’ importante dire sempre la verità, capito? Per capire le cose bisogna dire la verità!”
“Scusa, posso educalrla io, mia figlia, ai valori della vita?”
Ho già capito che, comunque sia andata la questione e, certa al cento per cento che Canterina non inizi mai un alterco se non istigata, ciò che è saltata all’occhio sarà stata la reazione a bomba nucleare di mia figlia. Ergo, lei ha menato il bambino.
Riusciamo a venire a capo della situazione (senza il bambino presente), concordando entrambe che quando si alzano le mani, entrambi si passa dalla parte del torto, qualunque sia la motivazione.
“Ma se lui comincia a picchiarmi??” continuava a chiedere Canterina.
Come fai a dire a tua figlia che se uno la mena senza ragione, se le fa del male immotivato, essendo tua figlia lei è moralmente obbligata a stampargli una manata in mezzo agli occhi e poi andar a chiedere asilo politico ad un adulto, meglio se la stessa mamma, dando immediate spiegazioni?
No, non si può.
E forse non è nemmeno del tutto giusto.
Quindi confermo che, sebbene sia giusto difendersi, è meglio non alzar le mani perchè poi si innesca un meccanismo di sberle a ruota che impediscono ai grandi di capire chi aveva ragione e chi no, passando automaticamente dalla parte del torto.
Anche se ho visto personalmente come quel bimbo si è comportato, voglio insegnare a Canterina che le mani non sono mai la soluzione giusta.
Canterina ultimamente scatta come una molla.
Posso anche capirne il perchè.
Sono anni che deve tirar fuori il suo dolore e a volte è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
“Mamma, quest’anno posso fare pugilato?” mi ha chiesto tre giorni fa.
“Sto valutando seriamente la cosa, amore mio.”
E’ la bambina più dolce del mondo, ma da qualche parte dovrà pure tirar fuori qualcosa che è seppellito dentro di lei e fa fatica ad uscire.
L’altro giorno ha buttato fuori insulti in cirillico a suo padre, davanti alla scuola, penso anche di fronte a più persone, urlando semplicemente quello che pensa e che sente da tanto, troppo tempo.
Che queste sue richieste d’aiuto venissero comprese ed accolte, sarebbe bello… Ma io mi concentro sui suoi bisogni e sui suoi segnali di richiesta di aiuto e sto lavorando, per aiutarla a lascir andare quello che lei tiene dentro, ormai da parecchio tempo.
Reagisce a fattori esterni in maniera così “prorompente” perchè sfoga i momenti in cui non può o non ha potuto reagire nella sua situazione familiare? Perchè non ha il potere di reagire e cambiare ciò che non le piace?
Con tutta probabilità sì.
E’ faticoso per una mamma capire come muoversi, cosa poter fare per riuscire a farla stare meglio nella situazione in cui lei si sente impotente e non del tutto felice.
Farla stare meglio è la chiave.
Devo ragionare su questo.
Dovevo fare la psicologa, mannaggia.
In auto, sulla via del ritorno, mi rendo conto che, inizialmente lei non ha fatto nulla di male, ma che la sua esagerata reazione ad un’ingiustizia subita ha portato alle conseguenze conosciute.
Per la seconda volta in due giorni.
“Amore, convieni con me che ti è capitato lo stesso episodio due volte in pochi giorni.”
“Non lo stesso.”
“Beh, la sintesi è la stessa: Canterina si mena con un bambino. Almeno questa volta era più basso di te…”
“Occhei. Quindi?”
“Tu lo sai, se ci continuano ad accadere gli stessi episodi, se riviviamo le stesse situazioni ciclicamente, cosa vuol dire?”
“No.”
“Che non abbiamo ancora colto l’insegnamente nascosto dentro. E allora la vita continua a riproporcele, in modo che noi impariamo da esse.”
“E cosa dobbiamo imparare?”
“Non lo so, tesoro. A volte qualcosa sugli altri, spesso qualcosa su noi stessi. Forse dobbiamo cambiare qualcosa in noi. Le cose che si ripetono posso essere ‘importanti’ come incontrare sempre la stessa tipologia di fidanzati, ripetere continuamente incidenti similari, o anche cose più semplici come riuscire a scegliere sempre la coda alla cassa che si bloccherà inevitabilmente. Da ogni cosa noi possiamo imparare. Secondo te cosa devi imparare da questa situazione?”
“Non lo so, me lo dici tu?”
“Io non lo so, amore. Ci rifletterò, ma forse lo devi capire tu.”
Le lascio giocare.
Il tragitto è lungo, siamo fuori Milano.
Io non smetto di pensare e mi immagino mia figlia che, tranquilla, sta dipingendo con un pennello che una mia amica le ha permesso di utilizzare. Poi immagino Tizio che arriva e glielo strappa di mano, spezzandoglielo e pennellandola su un braccio, motivato sicuramente dal fatto che a lui hanno spiegato che ai bambini è vietato usare i pennelli in quel laboratorio. Lo immagino mentre dice assai poco educatamente a Canterina che ‘non si può fare’, pensando di essere nel giusto. Immagino mia figlia che, sapendo di non aver fatto nulla di sbagliato, inizia in quel momento, spingendo via il piccolo simpatico umorista. Penso a Tizio che, essendo homo toccato sul punto forza, reagisce menando. Immagino Canterina che lo scaraventa su un tavolino accanto e tutti gli sguardi si rivolgono verso la figlia di Hulk che sta picchiando malevolmente un povero bambino indifeso.
So che le ingiustizie, anche quelle di valutazione, sono dure ad essere mandate giù, ma al contempo rifletto sul fatto che ne incontraranno parecchie nella vita ed è meglio che inizino a farsi i calli, anche se, come madre, l’istinto è di dar fuoco a tutti coloro che feriscono i sentimenti delle mie bambine.
Ad un tratto ho l’illuminazione.
“Canterina, ho capito!”
Mi guarda dallo specchietto retrovisore con un grosso punto di domanda sulla fronte.
“Sai che la gente è tanto diversa, e non tutti si pongo verso gli altri con gentilezza, parlando con calma e grazia, come fa la tua mamma… Tizio come ti ha detto di non usare il pennello?”
“In malo modo! Di un antipatico che non hai idea!”
“Perfetto. E il tuo compagno di scuola, di solito, è uno aggrazziato o un po’… orsetto a dire le cose, a chieder quello che vuole?”
“Un mega grandissimo orso. Mamma, non è proprio il ragazzo più gentile della terra!”
“Vedi. Ho trovato il punto. Tu lo sai che il simile attira il simile? Se ti ricordi ve lo avevo già spiegato una volta. Vi avevo fatto l’esempio di me e MadreNaturasì, che siamo tanto simili, e l’ho incontrata proprio quando, nella mia vita, hanno iniziato a rientrare alcune cose che ho in comune con lei…”
“Sì, mi ricordo. Come dire, un pirla attira un pirla!”
“Beh, diciamo più che persone con valori futili e inconsistenti si attorniano di persone che la pensano come loro sulla vita… Quasi sempre. Perchè a volte sposi qualcuno che non è proprio come te e poi passi parecchi anni a chiederti come mai… beh, comunque quella è un’altra storia. E poi c’è un altro fatto, amore mio.”
“Quale?”
“Gli altri sono come degli specchi per noi, quindi quando capita che qualcosa, in qualcuno, ci infastidisce tantissimo, spesso è perchè è una parte di noi stessi. Una parte che molto probabilmente non ci piace, ma ci dà fastidio solo quando la vediamo negli altri.”
“In che senso?”
“Ti ha dato fastidio che Tizio ti abbia parlayo in quel modo scortese, senza alcuna motivazione?”
“Non hai idea di quanto! Lo avrei ammazzato!”
“Beh, non è la stessa cosa che tu fai di solito con le tue sorelle?”
Canterina rimane in silenzio, ma dal suo sguardo capisco che concorda con me.
Le faccio l’esempio di quanto mi dava fastidio un certo atteggiamento di Nonno M., che era esattamente lo stesso modo in cui mi comportavo io. Dopo che ho lavorato su me stessa per cambiare, quel suo atteggiamento non mi infastidisce più così tanto. Certo, so che il nonno potrebbe migliorare la qualità di vita, sua e degli altri, se si impegnasse a cambiare certe cose, ma d’altronde noi siamo padroni di noi stessi e gli altri sono liberi di scegliere come, se e quando cambiare.
A volte è il fastidio che ci deve guidare a capire noi stessi.
Parte un monologo di Babet che mi elenca tutti i suoi fastidi.
Per fortuna siamo arrivate a casa.
A cena chiedo a Canterina cosa ne pensa di ciò che le ho detto in auto.
“Sono d’accordo… ma sarà una grande problematica dover cambiare il carattere!” mi dice con l’aria di chi vuole veramente mettercela tutta per stare meglio, con gli altri e con se stessa.
“Amore, non il carattere, ma semplicemente un modo di fare. Il carattere è bellissimo come ce l’hai! Lo so che è difficile cambiare se stessi. E’ la cosa più difficile che ci possa essere. E’ molto più facile cambiare gli altri o volerlo fare. Se stessi è la persona più complicata che si ha da dover cambiare!”
“E tu lo sai bene, vero. Perchè hai faticato tanto per cambiare.”
Mi vengono le lacrime agli occhi sapere che mia figlia nota queste cose. E le esprime con tutta la fierezza che si possa avere per la propria mamma.
“Hai proprio ragione, amore mio. Anch’io ho fatto fatica. Ma l’importante è provarci. Sei già a metà strada… anzi, a due terzi. Uno: lo riconosci. Due: ci provi. E il più è fatto. Ti manca solo di riuscirci e poi sei completo. Non tutti sanno di dover cambiare. Tra chi lo sa, non tutti vogliono farlo. Tra chi vuole farlo, non tutti ci riescono.”
Guardo tutte e tre le mie bimbe che mi stanno ad ascoltare.
“Mi immagino già, quando sarete grandi, le nottate sul divano a parlare della vita con una tisana calda in mano, a fare le ore piccole per chiacchierare!”
Forse, più che me lo immagino, me lo auguro.
“Che romantica che sei, mamma!” esclama Babet.
“Siete delle bambine meravigliose, tutte e tre, e non potevo riuscire a farvi meglio.”
Nanà mi corre in braccio e richiede la sua dose di baci e coccole, probabilmente senza capire il filo di tutto quel lungo discorso, ma sente che è un momento in cui poter rivendicare le tenerezze materne.
Le abbraccio tutte quante, sussurrando nelle loro orecchie quanto sia grande il mio amore per loro.
E ad ognuna dico la frase che ripeto sempre, quando voglio arruffianarmele un po’ <<Sei la mia °°°genita preferita!>>
Arriva il turno di Canterina.
“Ti amo tanto amore mio, sei la mia primogenita preferita!”
“Sì, grazie! Allora Babet è la tua SECONDOGENETICA preferita e Nanà la TERZOGENETICA…”
“Hai proprio ragione amore mio!”
“Mamma, sai cosa voglio fare con i miei figli?”
“No, tesoro.”
“Beh, innanzitutto viziarli un po’, come fanno tutte le mamme! Poi voglio educarli come fai te, a come si mangia, a essere educati, a studiare. Ma soprattutto li voglio ascoltare.”
Stasera ho sul volto e nel cuore un sorriso che nessuno mi toglierà più.