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Qui ci serve un ring

  • settembre 16, 2012 at 21:54

Due risse in tre giorni.

Canterina tenta di detenere il record di baby wrestling?
Può darsi.

La mia bambina grande ha una capacità di non reagire pari a zero assoluto.

Lei non istiga mai, non è così fetente da cercare la rissa, ma non riesce a trattenersi quando istigano lei e reagisce a bomba.

Giovedì al parchetto con un compagno di scuola.
Ho faticato a dividerli, cacciando urla da tarzan e rischiando io stessa il linciaggio.
Ho tentato di farle capire che reagire a vulcano non è uno dei comportamenti più intelligenti che si possano assumere, specialmente quando chi hai di fronte è il doppio di te, ma lei è convinta di potersi fare giustizia da sola, con la forza delle sue braccia.
Auguri.

Penso che debbano saper prendere le misure del mondo da soli e che i conflitti dell’infanzia aiutino ad affinare la loro capacità di risolvere i conflitti che troveranno davanti nel mondo adulto, ma anche oggi, per salvaguardare l’incolumità di mia figlia, mi son trovata a dirle che, invece di reagire, sarebbe meglio rivolgersi ad un grande che aiuti ad appianare le cose senza giungere alle mani.

Io ero ad una conferenza sui rimedi naturali per i figli.
Era giunta la parte più interessante e Canterina entra come una furia nella sala, dicendomi che si era picchiata con un bambino, spiegandomi l’accaduto in poche parole ed affermando che la madre del bimbo la stava inseguendo per darle la colpa.

“Occhei, vengo fuori io, vediamo se riusciamo a chiarire la cosa. Tanto la conferenza non mi interessava… sigh!”

Passo davanti ad uno stand e due persone che conosco mi chiedono se so cos’è successo. A loro hanno riferito solo che Canterina ha picchiato Tizio.

“Sarà dura che le abbia date senza averle prese.” rispondo.
Già me la stanno mettendo sotto accusa.

Stiamo passando in mezzo alla folla e Canterina vede Tizio.
“E’ lui il bimbo!”

Questo si gira e tira una sberla a Canterina che, non se lo fa dire due volte, gli salta addosso.
Li divido con l’aiuto di una ragazza che bada ai bambini e sento la nonna di Tizio che, arrivata sul momento, esclama:
“Chi è, lei, la bambina che ti ha picchiato??”

Beh, sicuramente ho avuto prova che, il bimbo, santo non è e sicuramente se non fossi santa io avrei messo personalmente le mani addosso alla nonna.
Lascio perdere e vado a chiarire la questione con Canterina e la ragazza (che mia figlia credeva essere la madre di Tizio al suo inseguimento).

“Io ti inseguivo perchè volevo solo sentire la tua versione, perchè bisogna dire subito la verità. E’ importante dire sempre la verità, capito? Per capire le cose bisogna dire la verità!”

“Scusa, posso educalrla io, mia figlia, ai valori della vita?”

Ho già capito che, comunque sia andata la questione e, certa al cento per cento che Canterina non inizi mai un alterco se non istigata, ciò che è saltata all’occhio sarà stata la reazione a bomba nucleare di mia figlia. Ergo, lei ha menato il bambino.

Riusciamo a venire a capo della situazione (senza il bambino presente), concordando entrambe che quando si alzano le mani, entrambi si passa dalla parte del torto, qualunque sia la motivazione.
“Ma se lui comincia a picchiarmi??” continuava a chiedere Canterina.

Come fai a dire a tua figlia che se uno la mena senza ragione, se le fa del male immotivato, essendo tua figlia lei è moralmente obbligata a stampargli una manata in mezzo agli occhi e poi andar a chiedere asilo politico ad un adulto, meglio se la stessa mamma, dando immediate spiegazioni?
No, non si può.
E forse non è nemmeno del tutto giusto.
Quindi confermo che, sebbene sia giusto difendersi, è meglio non alzar le mani perchè poi si innesca un meccanismo di sberle a ruota che impediscono ai grandi di capire chi aveva ragione e chi no, passando automaticamente dalla parte del torto.

Anche se ho visto personalmente come quel bimbo si è comportato, voglio insegnare a Canterina che le mani non sono mai la soluzione giusta.

Canterina ultimamente scatta come una molla.
Posso anche capirne il perchè.
Sono anni che deve tirar fuori il suo dolore e a volte è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
“Mamma, quest’anno posso fare pugilato?” mi ha chiesto tre giorni fa.

“Sto valutando seriamente la cosa, amore mio.”

E’ la bambina più dolce del mondo, ma da qualche parte dovrà pure tirar fuori qualcosa che è seppellito dentro di lei e fa fatica ad uscire.
L’altro giorno ha buttato fuori insulti in cirillico a suo padre, davanti alla scuola, penso anche di fronte a più persone, urlando semplicemente quello che pensa e che sente da tanto, troppo tempo.
Che queste sue richieste d’aiuto venissero comprese ed accolte, sarebbe bello… Ma io mi concentro sui suoi bisogni e sui suoi segnali di richiesta di aiuto e sto lavorando, per aiutarla a lascir andare quello che lei tiene dentro, ormai da parecchio tempo.

Reagisce a fattori esterni in maniera così “prorompente” perchè sfoga i momenti in cui non può o non ha potuto reagire nella sua situazione familiare? Perchè non ha il potere di reagire e cambiare ciò che non le piace?
Con tutta probabilità sì.

E’ faticoso per una mamma capire come muoversi, cosa poter fare per riuscire a farla stare meglio nella situazione in cui lei si sente impotente e non del tutto felice.
Farla stare meglio è la chiave.
Devo ragionare su questo.
Dovevo fare la psicologa, mannaggia.

In auto, sulla via del ritorno, mi rendo conto che, inizialmente lei non ha fatto nulla di male, ma che la sua esagerata reazione ad un’ingiustizia subita ha portato alle conseguenze conosciute.
Per la seconda volta in due giorni.

“Amore, convieni con me che ti è capitato lo stesso episodio due volte in pochi giorni.”

“Non lo stesso.”

“Beh, la sintesi è la stessa: Canterina si mena con un bambino. Almeno questa volta era più basso di te…”

“Occhei. Quindi?”

“Tu lo sai, se ci continuano ad accadere gli stessi episodi, se riviviamo le stesse situazioni ciclicamente, cosa vuol dire?”

“No.”

“Che non abbiamo ancora colto l’insegnamente nascosto dentro. E allora la vita continua a riproporcele, in modo che noi impariamo da esse.”

“E cosa dobbiamo imparare?”

“Non lo so, tesoro. A volte qualcosa sugli altri, spesso qualcosa su noi stessi. Forse dobbiamo cambiare qualcosa in noi. Le cose che si ripetono posso essere ‘importanti’ come incontrare sempre la stessa tipologia di fidanzati, ripetere continuamente incidenti similari, o anche cose più semplici come riuscire a scegliere sempre la coda alla cassa che si bloccherà inevitabilmente. Da ogni cosa noi possiamo imparare. Secondo te cosa devi imparare da questa situazione?”

“Non lo so, me lo dici tu?”

“Io non lo so, amore. Ci rifletterò, ma forse lo devi capire tu.”

Le lascio giocare.
Il tragitto è lungo, siamo fuori Milano.
Io non smetto di pensare e mi immagino mia figlia che, tranquilla, sta dipingendo con un pennello che una mia amica le ha permesso di utilizzare. Poi immagino Tizio che arriva e glielo strappa di mano, spezzandoglielo e pennellandola su un braccio, motivato sicuramente dal fatto che a lui hanno spiegato che ai bambini è vietato usare i pennelli in quel laboratorio. Lo immagino mentre dice assai poco educatamente a Canterina che ‘non si può fare’, pensando di essere nel giusto. Immagino mia figlia che, sapendo di non aver fatto nulla di sbagliato, inizia in quel momento, spingendo via il piccolo simpatico umorista. Penso a Tizio che, essendo homo toccato sul punto forza, reagisce menando. Immagino Canterina che lo scaraventa su un tavolino accanto e tutti gli sguardi si rivolgono verso la figlia di Hulk che sta picchiando malevolmente un povero bambino indifeso.
So che le ingiustizie, anche quelle di valutazione, sono dure ad essere mandate giù, ma al contempo rifletto sul fatto che ne incontraranno parecchie nella vita ed è meglio che inizino a farsi i calli, anche se, come madre, l’istinto è di dar fuoco a tutti coloro che feriscono i sentimenti delle mie bambine.

Ad un tratto ho l’illuminazione.
“Canterina, ho capito!”

Mi guarda dallo specchietto retrovisore con un grosso punto di domanda sulla fronte.

“Sai che la gente è tanto diversa, e non tutti si pongo verso gli altri con gentilezza, parlando con calma e grazia, come fa la tua mamma… Tizio come ti ha detto di non usare il pennello?”

“In malo modo! Di un antipatico che non hai idea!”

“Perfetto. E il tuo compagno di scuola, di solito, è uno aggrazziato o un po’… orsetto a dire le cose, a chieder quello che vuole?”

“Un mega grandissimo orso. Mamma, non è proprio il ragazzo più gentile della terra!”

“Vedi. Ho trovato il punto. Tu lo sai che il simile attira il simile? Se ti ricordi ve lo avevo già spiegato una volta. Vi avevo fatto l’esempio di me e MadreNaturasì, che siamo tanto simili, e l’ho incontrata proprio quando, nella mia vita, hanno iniziato a rientrare alcune cose che ho in comune con lei…”

“Sì, mi ricordo. Come dire, un pirla attira un pirla!”

“Beh, diciamo più che persone con valori futili e inconsistenti si attorniano di persone che la pensano come loro sulla vita… Quasi sempre. Perchè a volte sposi qualcuno che non è proprio come te e poi passi parecchi anni a chiederti come mai… beh, comunque quella è un’altra storia. E poi c’è un altro fatto, amore mio.”

“Quale?”

“Gli altri sono come degli specchi per noi, quindi quando capita che qualcosa, in qualcuno, ci infastidisce tantissimo, spesso è perchè è una parte di noi stessi. Una parte che molto probabilmente non ci piace, ma ci dà fastidio solo quando la vediamo negli altri.”

“In che senso?”

“Ti ha dato fastidio che Tizio ti abbia parlayo in quel modo scortese, senza alcuna motivazione?”

“Non hai idea di quanto! Lo avrei ammazzato!”

“Beh, non è la stessa cosa che tu fai di solito con le tue sorelle?”

Canterina rimane in silenzio, ma dal suo sguardo capisco che concorda con me.
Le faccio l’esempio di quanto mi dava fastidio un certo atteggiamento di Nonno M., che era esattamente lo stesso modo in cui mi comportavo io. Dopo che ho lavorato su me stessa per cambiare, quel suo atteggiamento non mi infastidisce più così tanto. Certo, so che il nonno potrebbe migliorare la qualità di vita, sua e degli altri, se si impegnasse a cambiare certe cose, ma d’altronde noi siamo padroni di noi stessi e gli altri sono liberi di scegliere come, se e quando cambiare.
A volte è il fastidio che ci deve guidare a capire noi stessi.

Parte un monologo di Babet che mi elenca tutti i suoi fastidi.

Per fortuna siamo arrivate a casa.

A cena chiedo a Canterina cosa ne pensa di ciò che le ho detto in auto.
“Sono d’accordo… ma sarà una grande problematica dover cambiare il carattere!” mi dice con l’aria di chi vuole veramente mettercela tutta per stare meglio, con gli altri e con se stessa.

“Amore, non il carattere, ma semplicemente un modo di fare. Il carattere è bellissimo come ce l’hai! Lo so che è difficile cambiare se stessi. E’ la cosa più difficile che ci possa essere. E’ molto più facile cambiare gli altri o volerlo fare. Se stessi è la persona più complicata che si ha da dover cambiare!”

“E tu lo sai bene, vero. Perchè hai faticato tanto per cambiare.”

Mi vengono le lacrime agli occhi sapere che mia figlia nota queste cose. E le esprime con tutta la fierezza che si possa avere per la propria mamma.
“Hai proprio ragione, amore mio. Anch’io ho fatto fatica. Ma l’importante è provarci. Sei già a metà strada… anzi, a due terzi. Uno: lo riconosci. Due: ci provi. E il più è fatto. Ti manca solo di riuscirci e poi sei completo. Non tutti sanno di dover cambiare. Tra chi lo sa, non tutti vogliono farlo. Tra chi vuole farlo, non tutti ci riescono.”

Guardo tutte e tre le mie bimbe che mi stanno ad ascoltare.

“Mi immagino già, quando sarete grandi, le nottate sul divano a parlare della vita con una tisana calda in mano, a fare le ore piccole per chiacchierare!”
Forse, più che me lo immagino, me lo auguro.

“Che romantica che sei, mamma!” esclama Babet.

“Siete delle bambine meravigliose, tutte e tre, e non potevo riuscire a farvi meglio.”

Nanà mi corre in braccio e richiede la sua dose di baci e coccole, probabilmente senza capire il filo di tutto quel lungo discorso, ma sente che è un momento in cui poter rivendicare le tenerezze materne.

Le abbraccio tutte quante, sussurrando nelle loro orecchie quanto sia grande il mio amore per loro.
E ad ognuna dico la frase che ripeto sempre, quando voglio arruffianarmele un po’ <<Sei la mia °°°genita preferita!>>

Arriva il turno di Canterina.
“Ti amo tanto amore mio, sei la mia primogenita preferita!”

“Sì, grazie! Allora Babet è la tua SECONDOGENETICA preferita e Nanà la TERZOGENETICA…”

“Hai proprio ragione amore mio!”

“Mamma, sai cosa voglio fare con i miei figli?”

“No, tesoro.”

“Beh, innanzitutto viziarli un po’, come fanno tutte le mamme! Poi voglio educarli come fai te, a come si mangia, a essere educati, a studiare. Ma soprattutto li voglio ascoltare.”

Stasera ho sul volto e nel cuore un sorriso che nessuno mi toglierà più.

 

Oggi sposi!

  • luglio 3, 2011 at 00:52

Che giornata!
E' stato proprio un bel matrimonio.
Diverso dagli altri.
Perfetto nelle sue imperfezioni.
Estemporaneo, no stress, lasciato libero di essere…
Il matrimonio della Zia Ebe!
Non poteva essere che così.

Partendo dalla celebrazione.
Mia sorella di solito è perennemente in ritardo, ma non oggi.
Oggi è arrivata puntualissima.
L'auto lustra e infiocchettata, guidata da Nonno M., è entrata in piazza della chiesa allo spaccare dell'orario prestabilito.
Peccato che non era ancora arrivato il prete.
Abbiam dovuto farle fare un paio di giri dell'isolato in più nell'attesa.
Arriva il don, serafico e flemmatico.
Si prepara.
Concordo qualche particolare che era da mettere a punto, corro a preparare i damigelli (le mie bimbe e Cuginetto It) che dovevano precedere la sposa a due a due con il loro incedere elegante, mentre il violoncello suonava per accompagnare l'entrata.
I damigelli sono spariti.
Con la grazia che mi contraddistingue vado in piazza a gridare il loro quattro nomi, osservata da invitati straniti mentre impreco in cirillico.
Recupero le mie figlie, ma all'urlo di Tarzan il nipote non si vede.
Nessuno si accorge della mancanza, tranne me.
Inizio a chiedere a destra e a manca dove sia il nano esorcista.
Nel frattempo arriva la sposa.
Con lo sguardo laser scandaglio la chiesa, la piazza, le auto parcheggiate, ma del piccolo delinquente nemmeno l'ombra. Mi viene il sospetto che si sia allontanato fuori dalla piazza.
Zia Ebe esce dall'auto come un'apparizione.
Bella.
Semplicemente bella.
Bella e luminosa.
Avvolta in un vestito color acqua marina, sobrio ed elegante.
Con i suoi occhioni chiari, il suo sorriso rilassato ed emozionato allo stesso tempo.
I capelli scuri raccolti, il trucco in tinta con l'abito e il suo sguardo magnetico e profondo.
In mano il bouqet di ortensie che sembrava tirato fuori da un quadro di Renoir.
Nonno M. la prende sottobraccio, mentre tutti applaudono la sua bellezza, fanno un accenno di passo e…

"ALT!"

Mi faccio avanti e li blocco con un gesto della mano.

"Un secondo solo che manca tuo figlio!"

Corro sui tacchi fino a metà piazza, lo vedo mentre sta giocando con un cestino della spazzatura a trenta metri.
"CUGINETTO IIIIIT! MUOVITIIIIII! TUA MAMMA E' QUAAAAA!"
Mi giro. Sorriso a 84 denti al pubblico e corro dentro a sistemare i damigelli.

E' stato il matrimonio con più bambini che io abbia mai visto.
Durante la celebrazione c'erano pianti, spostamenti, richieste di qualsiasi genere, Cuginetto It era seduto in mezzo ai gentitori e non stava un momento fermo o zitto contemporaneamente.
Io ero seduta accanto alla sposa e ho tenuto per mezz'ora in braccio Nanà che mi chiedeva incessantemente "QUANDO FINISSE???"

Ogni tanto mi giravo per sgridare le bimbe per il macello che stavano facendo, pensando che fossero Canterina e Babet, e tutte le volte beccavo la Nonna Bis che le tampinava vociferando a duecento decibel visto che non ci sente.

Durante la Benedizione della Famiglia abbiamo tenuto un velo sopra gli sposi (tradizione orientaleggiante o non ho capito molto bene ma chissenefrega…) mentre il prete leggeva.
Io faccio segno a sorella e congato di inginocchiarsi.
Il don dice "Potete anche stare in piedi, non serve che vi inginocchiate."
Io che rispondo "Si che serve, Don. Non ci arrivo se stanno in piedi… mi tira la stola!"
"Sì, però dovevate sceglierli più alti, allora!" sghignazza.
"O forse dovevo mettere un tacco dodici.. " ribadisco io che già non sentivo più le braccia.
Il don è un amico, precisiamo.

Beh… la giornata è continuata così… come dire… estemporanea.
Proprio come è Zia Ebe.
Infatti è stata perfetta.

I bambini si sono divertiti un mondo, hanno giocato nel parco tutto il giorno, mangiando poco e niente, ma godendosi amichetti che non vedono sovente.
Hanno corso a piedi nudi nell'erba, costruito capanne stile Robinson Crusoe (che se qualche forestale viene a fare domande io non so niente e non ho visto niente!).
Abbiamo gonfiato palloncini azzurri con la bombola d'elio (mia sorella le pensa tutte). Io e Zia Luna abbiamo anche tentato di aspirarne un po' per tentare di cantare come i Chipman's ma non ci siamo riuscite.
La sposa ad un certo punto ha tirato fuori cinque palloni per far divertire, correre e stancare ulteriormente i bimbi (le pensa davvero tutte!)

Io mi sono fatta riconoscere in varie occasioni.
Per esempio?
Quando io, con il mio vestitino di seta schienato fino al sedere, e Mamma L. ci siamo tolte i sandali e abbiamo iniziato a correre nel parco giocando a palla con chiunque ci venisse sotto tiro. Le uniche due dementi. Manco qualche ometto ha osato arrivare a tanto. Ho dovuto smettere quando la mia milza ha scambiato di posto con il pancreas.

Quando dovevo avvisare gli invitati che gli sposi erano pronti per fare le foto… mi sono messa in un punto centrale del patio, ho battuto energicamente le mani per attirare l'attenzione e con voce soave e delicata ho urlato:
"ATTENZIONE PREGO! GLI SPOSI STANNO ASPETTANDO PER FARE LE FOTO A GRUPPI. ORA, IN TOTALE AUTONOMIA, OGNI TAVOLO SI ALZA E VA A FARE LE FOTO, CI SI METTE IN FILA LA', COME PER ANDARE DAL SALUMIERE, MA SENZA BIGLIETTINO, E PIAN PIANO ANDATE A FARE LE FOTO! NON VERRETE CHIAMATI! MI RACCOMANDO, IO NON VI CHIAMO, NON VI FATE SGRIDARE! FATE TUTTO DA SOLI! CE LA POTETE FARE?? IO SO CHE CE LA POTETE FARE!!"
Che faccia di merda ci vuole per fare certe cose…

Quando Zia Ebe ha fatto il lancio del bouquet.
Io mi infilo nel gruppo per fare numero. E perchè dove c'è da fare baruffa io sono in prima fila.
C'era veramente chiunque, anche le cameriere del catering.
Zia Ebe si gira, io parto con un bel "OOOOOOOOHHHHHHH"
La sposa lancia in aria.
Io, intenzionata a fare solo numero, non mi muovo di un centimetro.
La signora davanti a me sta però arretrando pericolosamente, allora alzo le braccia per parare la sua testa e chiudo gli occhi per evitare lo scontro e… mi ritrovo con il mazzo di fiori in mano!
Grida entusiaste da ogni lato.
Io fulminea piazzo il bouqet in mano a quella davanti e urlando a mia sorella "COL CAVOLO!!!"… PAC! mi aggrazio in un bel gesto dell'ombrello dove lo portava mio nonno!
E' uscito così, istintivo, naturale, davanti a 80 persone.
Peccato che non ho pensato al fotografo.
Ora quella foto è la più richiesta, anche sotto compenso.
Sono ricattabile.
Mi toccherà corromperlo.

Al taglio della torta Nanà si appropinqua verso il dolce e ci infila un dito.Tento di far finta di non conoscerla.
Alla seconda volta mi vedo costretta ad intervenire:
"Nanà! Ci tieni ad avere le falangi ancora tutte intere?? Allora non toccare più quella torta!"
Il fotografo accanto a me ride e mi dice:
"Avevi già tutta la mia stima da stamattina quando (nel tentativo di far provare i damigelli, nda) hai detto a tua figlia Se vuoi arrivare a quattro anni dai la mano a tua sorella!!!"
"Sì, lo so , ho una delicatezza fuori dal comune con le mie bimbe… NANA'! Ora ti sego quelle dita! Tanto nel naso ci puoi infilare anche l'altra mano!"

Il mio totale piattume da sottoilvestitoniente…reggiseno l'ho portato con disinvoltura e nessun disagio, anzi andando orgolgiosa di tale pialleria da guinnes dei primati.
Mi siedo al tavolo di Zia Luna e Zia Lexia mi dice:
"Wonder, hai dimenticato le tette a casa?"

"No, ho dimenticato di farle crecere…"

Mentre gioco a calcio e correndo non mi balla nulla, mi si avvicina frettolosamente Zia Luna per dirmi:
"Sai cosa mi ha detto mio marito? Wonder è bella… " e poi mi spara una frase in malgascio.

"Posso indovinare cosa significa??"

"…Però non ce le ha proprio le tette!!!"

"Appunto …Grazie per avermi avvisato in tempo reale!"

Che amiche che ho…

Babet era tre giorni che mi chiedeva se gli zii si sarebbero baciati in bocca.
"Potrebbe capitare, amore. Ad un matrimonio sicuramente."

Durante il taglio della torta parte il coro BACIO! BACIO! BACIO!
Gli zii si baciano.
Io mi giro verso Babet. Tre… due… uno… Corre verso di me e mi viene a dire nell'orecchio:
"Mamma! Si sono baciati in bocca!"

"Oddio! Ora non è più un segreto che si vogliono bene!! Come faremo?!"

Stasera nel lettone chiedo alle bimbe la cosa più bella che hanno vissuto oggi.
Babet me ne dice due, tra cui "Quando gli zii si sono baciati in bocca!"

Poi diciamo le preghierine e chiedo loro di dirne una dedicata solo agli Zii e alla loro famiglia.
E Babet risponde:
"Gli auguro che si bacino ancora in bocca!"

Ecchè! C'ha proprio la fissa 'sta bambina?!?!

Beh, se ci penso bene ogni tanto Canterina, durante la buonanotte, mi butta le braccia al collo e mi dice BACIAMOCI!!!

E Nanà ama leccarmi…

Devo indire al più presto una riunione di famiglia…

La frase del giorno

  • maggio 27, 2011 at 10:47

"Non basta sapere, si deve anche applicare;
non è abbastanza volere,
si deve anche fare."  

J. W. Goethe

… Andrò a finire l'ultima tranche del cambio degli armadi, che anche quest'anno sta avvenendo ad libitum

L'ho sempre saputo di doverlo fare.
Ho ardentemente voluto che venisse fatto.
Ho provato col pensiero.
Mi sono concentrata.
Ho anche chiuso gli occhi e li ho riaperti di scatto sperando in una sorpresa o in una magia o in un angelo venuto dal cielo sottoforma di colf.
Ma non c'è verso…
Se non muovo le manine i vestiti rimarranno sempre lì.

Com'era saggio questo Goethe…

"Se sei felice e tu lo sai… batti le mani!!"

  • aprile 1, 2011 at 13:41

Dopo aver congedato le figlie grandi, accompagnate a scuola da Nonno M., torno a letto con Nanà, visto che la febbre sta tentando la scalata al successo anche con me e sono decisamente devastata.
Per fortuna la piccola terminator mi lascia riposare qualche ora.

Quando decide di svegliarsi Nanà non conosce mezzi termini: ti tartassa finchè le tue gambe non sono giù dal letto e le tue braccia sono già in cucina a prepararle la COLACCIONE.

Son bel bella immersa nei miei sogni che una manina inizia a tastarmi il naso.
Poi è la volta degli occhi, che tengo ben serrati grazie a esperienze precedenti  di "miriamo la retina della mamma con la punta dell'indice a tradimento".
Alla fine mi infila la mano in bocca e mi squote.

"MAMMA! SONO VEGLIA!"

"Ma dai??"

"TU SEI VEGLIA?"

"No."

"MAMMA! ACCENDI LA LUCE"

"Ecco… "

Momento di riflessione.

"LE MIE MANI SONO PICCOLINE, VELO?"

"No, sono giuste per te."

"MA SONO INCOLLATE!"

"Così non le perdi."

"ANCHE LE DITA SONO INCOLLATE… SIAMO TUTTI INCOLLATI! I CAPELLI SONO INCOLLATI, IL COLLO E' INCOLLATO, LA TETTA E' INCOLLATA, TUTTO IL COPPO E' INCOLLATO!"

"E' bello svegliarsi con la perla di saggezza della giornata. Vedo con piacere che stai meglio stamattina… "

Stanotte si è lamentata parecchio.
Ogni tanto piangeva e si avvinghiava a me. Forse brutti sogni, forse la febbre, forse la paura che ha sempre di svegliarsi e non trovarmi accanto a lei.
Allora con voce soave la tranquillizzavo, le accarezzavo le fronte sconstandole i capelli e le appoggiavo una mano sul petto, in modo che lei potesse abbracciarla e riaddormentarsi in pace.

Le mani della mamma hanno sempre un potere speciale.

La guardo dormire. Ha smesso di agitarsi e di muoversi, tirando le coperte di qua e di là. Il suo respiro si è calmato. Il suo cuore batte ritmicamente senza rincorrere nessuno. Il suo volto si è rilassato.
Avvicino il viso per baciarla e augurare ai suoi sogni una luce speciale e…
… SSSPPAAAAAAMMM!!!!!!!!
Si gira di scatto e mi tira una capocciata sul setto nasale!

Un doloreeeeee….

Trattengo l'urlo alla Fantozzi, mi porto le mani sul naso e inizio a lacrimare automaticamente.
La piccola demolitrice apre gli occhi e mi guarda perplessa:
"MAMMA… PIANGI?"

"Mmmmmm…. "

"PECCHE' PIANGI?"

"… Di gioia… "

"PECCHE'??"

"Sono felice che non mi abbia rotto il naso… "

"SEI FELICE?"

"… E tu lo sai, batti le mani!!"
Clap clap.

Le mani della mamma

  • febbraio 1, 2011 at 00:07

Babet si è addormentata tenendosi stretta la mia mano sulla guancia, mentre le cantavo tutto il repertorio di ninna nanne conosciuto.

Nanà spesso, mentre mangiamo, si avvicina e mi prende la mano per strofinarsela sul faccino paffutello, dicendomi "MAMMA TI VOJO TANTO BENE!"

Canterina più volte mi prende le mani e me le stringe, capita addirittura che me le baci, e adora sentirsele strette addosso oppure sulla fronte, mentre le accarezzo il viso.

Queste mani di mamma…

Che accarezzano.
Che sgridano.
Che stringono e che cullano.
Che aggiustano.
Che cucinano.
Che si tagliano e che avvitano.
Che pettinano.
Che guidano.
Che indicano.
Che afferrano e che lasciano andare.
Che scrivono.
Che disegnano.
Che piegano e che stirano.
Che cuciono.
Che si scottano e che si pungono.
Che salutano.
Che fanno saltare in aria.
Che preparano la merenda.
Che portano lo zaino e le borse della spesa.
Che fanno parlare i pupazzi.
Che lanciano i dadi e che esultano.
Che battono forte forte.
Che ridono.
Che amano e che sono tanto amate.

Le mani della mamma sono molto espressive.
Se le osservi in silenzio puoi capire tante cose.
Se le stringi forte ti danno tanto calore.
Se le accarezzi ti donano la loro sicurezza.

Le mani della mamma sono un po' usurate dai mille lavori. 
A volte profumano di crema e a volte di cipolla.

Le mani della mamma sanno sempre qual è la pagina giusta. 

Le mani della mamma sono sempre pronte a tagliarti la carne in pezzi così piccoli che si sciolgono in bocca.

Le mani della mamma passano istintivamente sui volti dei figli nel dar loro la buonanotte, come se per magia donassero loro tanti bei sogni e desideri.

Le mani della mamma non stanno mai ferme.

… Sarà per questo che inizio già ad avere i reumatismi???

Per non farci mancare niente

  • novembre 21, 2010 at 21:40

Week end con il morto.

Sabato per l'esattezza il morto era Babet.
La dolce ammalata passava da momenti di pura goliardia a russate memorabili devastata da dosi infestanti di paracetamolo e biochetasi.
La sera sono comprase delle belle macchioline a tradimento… ci mancavano!
Ho iniziato a sfogliare libri e scambiare opinioni in conferenza telefonica con un'amica medico.
E sono arrivata alla conclusione che con tutta probabilità Babet si è presa la scarlattina!
Per la prima volta. Sicuramente non per l'ultima.

Oggi stava molto meglio rispetto allo zombie agonizzante del giorno precedente.
Recluse come le monache di Monza, tra un mestiere e l'altro, non sapevamo più come passare il tempo, così mi è venuta la geniale idea:
"Bimbe, volete fare l'albero di Natale?"

"YEEEAAAAHHHH!"

Fare l'albero di Natale per noi significa:
- che la sottoscritta si fa avanti e indietro dal box e dalla cantina con scatole, scatoline e scatoloni;

-che la sottoscritta impreca per mezzo pomeriggio in preda al colpo della strega;

- che la sottoscritta giunge in casa tatolmente zozza, stile spazzacamino, e impedisce alle bimbe di avvicinarsi agli scatoloni, ma tanto appena volta lo sguardo le piccole bestiole si fiondano a toccare ed aprire dando vita al trio-fuliggine da lavare da capo a piedi;

- che la sottoscritta inizia a dare indicazioni su come montare l'albero mentre le disperate brandiscono per aria pezzi e rami di finto-abete-plasticoso dando inizio al famoso "spargimento di aghi" che poi ritroveremo anche nelle mutande;

- che l'unica che regge ad aiutarmi dopo cinque minuti è Canterina; le altre sono già a giocare per i fatti loro;

- che la sottoscritta, avendo posto l'abete sul tavolo da gioco delle bimbe memore del fatto che l'anno precedente l'albero fosse pressochè impossibile da issare sopra il tavolino dopo averlo addobbato, tenta di mettere lucine, festoni e punta d'oro in piedi sulla sedia rischiando l'osso del collo perchè mammà non mi ha fatta due centimetri più alta;

- che vengono rotte almeno tre palle, una per ogni bambina; di solito le più grosse;

- che ogni cinque minuti mi ritrovo con l'aspirapolvere in mano;

- che la sottoscritta deve appendere tutte le palline e pallone mentre Canterina mette i gancini e le altre due si frustano con le barbie;

- che la sottoscritta deve ripulire tutto;

- che la sottoscritta litiga con le prese elettriche dimenticandosi tutti gli anni che per le lucine bianche bisogna aspettare tre minuti prima che si accendano;

- che la sottoscritta torna in cantina a riportare gli scatoloni e non si capisce mai il perchè qualcosa che prima era perfettamente incastrato in spazi cubici, ora non ci sta più nemmeno se gli smussi gli angoli con lo scalpello;

- che la sottoscritta rincorre per casa tre scimmie urlanti che si rifiutano di lavarsi;

- che la sottoscritta si rincorre da sola per casa perchè troppo stanca per lavarsi.

Stasera il morto ero io.
Pensa che hanno anche preteso che cucinassi per cena. Che figlie ingrate!

Ora son qui che sbadiglio e scrivo, illuminata da lucine bianche, gialle, rosse, verdi e blu che si riflettono sulle palline lucide, mentre gli angioletti mi fissano mettendomi quasi in soggezione…
E sembra già Natale.

Intanto le macchie di Babet si stanno espendendo mentre gli altri sintomi diminuiscono.
Intanto mi hanno avvisato che la scarlattina è molto molto contagiosa.
Intanto tengo monitorata Nanà che ha ben visto di addormentarsi con un bel 37.7.
Intanto già so che  il mio ciclo " a fiume", stile trasfuzione mensile, sceglierà in questi giorni il momento migliore per arrivare all'improvviso.
Intanto se sapete che Gesù è nei paraggi, tenete pronta la barella del paralitico e calatemi dal tetto.

In fondo domani è lunedì… sotto a chi tocca!

Le mani di una madre

  • dicembre 2, 2009 at 21:24

Le mani di una madre sono quelle che ti lavano, ti vestono, ti pettinano e ti infilano le scarpe. Tutto contemporaneamente.

Le mani di una madre sono quelle che si immergono nell’acqua bollente per lavare in fretta i piatti, senza mettersi i guanti per non perdere tempo.

Le mani di una madre sono quelle che sono sempre "giovani", ma non delicate, liscie, ma a volte grinzose, con nove unghie curate e una sempre mangiata. A cui non basterebbe tutta la crema idratante del mondo.

Le mani di una madre sono quelle che cuciono i buchi sui vestiti dei figli al lume di una lampada, nel silenzio della sera.

Le mani di una madre sono quelle che mescolano dolci e sughi profumati, imburrano teglie e spargono farina, sbattono uova e aggiungono sale, fanno spremute e sfornano manicaretti. E anche se si scottano, non lo noterai mai.

Le mani di una madre sono quelle che trovi di notte a lucidare gli stivaletti della figlia, che li voleva neri di (finta) pelle come quelli della sua mamma, ma che ogni giorno dopo la scuola sono precisamente color fango.

Le mani di una madre sono quelle che stringono le manine dei bambini quando si attraversa la strada e poi esitano sempre un po’ a lasciarle andare, perchè già pensano con malinconia al momento in cui, quei bambini, le mani per attraversare non gliele daranno più.

Le mani di una madre sono quelle che passano ore a tagliare verdure. E qualche volta anche un pezzettino di dito. Sono quelle che sanguinano sovente, ma non piangono mai.

Le mani di una madre sono quelle che si dividono: una pulisce ovunque e l’altra maneggia una Barbie che deve correre ad una festa da ballo.

Le mani di una madre sono quelle che, con l’indice puntato, ti chiudono in un angolo a farti una romanzina, ma che dopo cinque minuti ti stanno accarezzando il viso, per ricordarti che ti amano più di ogni altra cosa.

Le mani di una madre sono quelle che coprono il viso stanco e affranto di una mamma per non mostrarlo ai figli, che non smettono mai di chiedere.

Le mani di una madre sono quelle che ti asciugano le lacrime, che ti tirano via dai pericoli, che ti fanno il solletico nell’angolo del divano, che ti cercano nel buio della notte per spostarti i capelli dal viso mentre dormi il tuo sonno da bambino.

Le mani di una madre sono quelle che hanno la presa più salda del mondo, ma che sanno tremare di emozione.

Le mani di una madre sono quelle che ti intrecciano i capelli e ti legano i codini, sapendo che dopo un’ora saranno già tutti disfati.

Le mani di una madre sono quelle che stendono, lavano, stirano e poi stendono, lavano, stirano e poi stendono, lavano, stirano… e sembrano non fermarsi mai.

Le mani di una madre sono quelle che sfregano, sfregano e sfregano le calzamaglie insaponate delle figlie, fino a farsi venire i calli o le lacerazioni, perchè che sono convinte che no! questa volta ‘ste calze non verrano pulite di sicuro!!

Le mani di una madre sono quelle che sanno sempre di buono.

Le mani di una madre sono quelle che sanno sempre cosa devono fare.

Le mani di una madre sono quelle che ti applaudono all’infinito dopo che hai spiccicato due parole in tutta la canzone del saggio di Natale.

Le mani di una madre sono quelle che si agitano in alto come pazze all’uscita della scuola, per essere viste da te ed incrociare i tuoi occhi sorridenti appena le riconosci.

Le mani di una madre sono quelle che ti stringono forte forte e non vorrebbero lasciarti mai andare.
E vorrebbero fermare il tempo queste grandi e risolute mani…

Le mani di una madre sono quelle che la sera, stanche ma mai abbastanza, si destreggiano sulle lettere di una tastiera.

Per dire al mondo cosa sono le mani di una madre.