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Ridere, ridere, ridere ancora

  • marzo 28, 2016 at 13:00

Le mie figlie mi fanno morire.
In tutti i sensi.
Da una parte sono le uniche persone con cui mi arrabbio e a volte contro cui sbraito come se non ci fosse un domani…
Dall’altra sono divertenti, irriverenti e ironiche quasi come la loro mamma.

Nanà l’altro giorno ha passato il pomeriggio da una sua compagna di classe, così io, Babet e Canterina ne abbiamo approfittato per giocare ad un gioco di società fatto di domande e risposte a cui Nanà si annoia e “rompe” per tutta la durata della partita.

Fantastiche le mie donnine. Abbiamo riso fino alle lacrime.
Condivido quelle che mi ricordo.
Come sempre, Babet insuperabile.

LIVELLO DI INGLESE

Wonder: “Cosa vuol dire WC?”

Babet: “Io lo so… Water Cess!”

…. Le faremo sapere.

MODI DI DIRE

Fate l’amore, non fate la guerra.

W: “Fate l’amore, non…?”

Canterina: “Fate l’amore con il sapore??”

B: “Fate l’amore, non fate la dieta!”

Non svegliare il can che dorme.

W: “Non svegliare il can…?”

C: “Se non sta dormendo?”

B: “Se piove!”

CONOSCENZE GENERALI 1

W: “Qual è il nome del capo della mafia?”

B: ” Hitler!”

CONOSCENZE GENERALI 2

W: “Qual è la residenza ufficiale della Regina d’Inghilterra?”

B: “Il castello di Nottingham??”

CONOSCENZE GENERALI 3

W: “Quali sono i soldi di plastica?” (carte di credito)

B: “I fac simil!”

CONOSCENZE GENERALI 4

W: “Cos’è il braille?”

B: “L’alfabeto cieco!”

CONOSCENZE GENERALI 5

W: “Un altro nome per definire i ‘figli dei fiori’?”

B: ” Margherite?”

LIVELLO DI GEOGRAFIA

Mappamondo alla mano, stavamo indovinando la posizione di alcuni paesi.

W: “Babet, dimmi dov’è il Nepal… Ora dov’è il Quebec… Ora il Congo…”

B: “Ora mamma tocca a me. Dimmi dov’è il… BRUCHINA FASO!”

… Le faremo sapere.

Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Raccogliere

  • novembre 23, 2015 at 00:12

Quasi due mesi di latitanza…
Chiedo perdono.

Ottobre e novembre sono sempre al fulmicotone.
Corse pazze e pazze corse.
Nel frattempo la vita va avanti, le figlie crescono, io pure, le esperienze si moltiplicano e la riuscita della mia sopravvivenza è sempre all’ordine del giorno.

Famiglia, casa, lavoro, tre figlie in tre scuole diverse…
Per una poi che, come me, non sta in un angolo a guardare la vita scolastica della prole scorrerle davanti senza metterci le mani in pasta… fino ai gomiti.

Babet ha cominciato il suo tour de France mattutino, con un’ora circa di mezzi pubblici per andare e tornare dalla sua scuola media, scelta differentemente dalla sorella maggiore per l’ottima offerta formariva proposta.
Ho visto Babet barcollare di stanchezza più volte.
Ogni tanto è anche crollata.
La sua genetica assenza mentale è decisamente peggiorata, ormai mi sono rassegnata a lasciare messaggi nella segreteria telefonica del suo cervello.
Me ne farò una ragione. Nel frattempo è partita alla grande, con un sacco di compiti e un sacco di buona volontà nello studio.
Sono molto orgogliosa della mia piccola ologramma.

Canterina è in fase di orientamento scolastico.
Ha le idee molto chiare, così chiare che ha visitato un liceo con indirizzo agrario, un alberghiero, un istituto professionale con indirizzo grafico-visual/cinematografico, ha in lista ancora uno di scienze umane indirizzo psicopedagogico, un liceo musicale e il resto l’ho dimenticato volontariamente autosottoponendomi all’elettroshock e chiedendo di bruciare nel falò di capodanno tutti gli appunti e i volantini presi… amo le sorprese finali!

Nanà… è sempre Nanà, pepe nel culo kid, non sta ferma un secondo se non le spari, ma essendo io contro la caccia mi tocca scegliere tra il prenderla a testate sporadiche ed amarla così com’è, gioiosa, vivace e posseduta.

Nel frattempo la nostra evoluzione umana non dà segni di cedimento.
Guardo le bimbe, (una e mezza ormai donne), guardo me stessa, mi guardo intorno e sono orgogliosa del lavoro che stiamo facendo, delle persone che stiamo giorno dopo giorno diventando.
Amo le persone che incrociano la mia strada, amo gli amici che mi aiutano ad avere una visione più aperta della vita, con uno scambio continuo di aiuto e di amore.

Sono grata per tutto e…

E poi arriva Canterina che, nonostante i 13 anni quasi compiuti, mi scrive la Letterina a Gesù Bambino, per reggere ovviamente il gioco con le sorelle e probabilmente per esprimere, nero su bianco, ciò che ha nel cuore.
E il mio di cuore si apre… il sorriso si tatua sul mio volto per non venire più via e la gratitudine fa da regina nel mio animo di madre.
Una madre che con fatica e gioia ha seminato e sta seminando semi di Luce e Amore nei cuori delle figlie e che, ogni giorno, raccoglie molto molto molto di più.

<<Caro Gesù Bambino… Uèlla!
Grazie per avermi fatto passare un anno bellissimo. 365 giorni pieni di emozioni!!!

GRAZIE

Se non ti spiace vorrei aiutarti con i regali.
Mi piacerebbe rievere una bella dose extra di felicità, delle cuffie (che sono diverse dagli auricolari), tanto amore, che la mamma mi facesse impostare instagram, un po’ di pazienza, una bella dose di forza di volontà; delle carte degli Angeli tutte mie, solo con la mia energia, senza lo zampino della mamma e, infine, (ma non meno importante) un anno pieno di emozioni, nuove avventure, nuovi sogni, da vivere e condividere con amici, parenti, amori nuovi e nuovi amici!

Fa iniziare un periodo di cambiamento spirituale, ma anche cosciente, al mondo.
Fammi avere la forza di trovare un fiore in ogni cacca.
Fa che io sia il cambiamento che ho sempre voluto essere.
Fa che i desideri si avverino.
Fa di me e di tutte le altre persone una cosa migliore.
Con affetto, tua, con amore
Canterina        TiViBi

Il mondo ha bisogno di un sogno in cui credere…>>

Lascio immaginare cosa possa sgorgare dal mio cuore…

Le fate di casa

  • settembre 28, 2015 at 22:26

Mentre ceniamo le bimbe mi raccontano qualcosa del week end.

Tre parole, giusto per farmi contenta, per ovviare al loro solito “Mmmmmm… non mi ricordo…”
Come quando escono o tornano da scuola.
“Amore , cosa hai fatto oggi a scuola??”
Ci sono tre tipiche opzioni di risposta:
A. “Niente.”
B. “Non me lo ricordo.”
C. “Il solito.”
Che manco John Wayne che batte il pugno sul bancone di un saloon è così sintetico.

Ogni tanto c’è la versione C.bis, quella in cui (specialmente la grande)  in non meno di venti minuti ti raccontano per filo e per segno qualcosa di entusiasmante (per loro) avvenuto o ad un cambio dell’ora, o nel tragitto casa-scuola, o all’intervallo, o in una vita parallela in cui sei giunta da poco anche tu a far visita e ti stai chiedendo se a scuola ci vanno loro o qualche alter ego venuto da galassie lontane.

Comunque stasera sono un po’ più loquaci…

“Poi sai che a me piace fare la stylist, allora ho disegnato le fate degli elementi!” mi racconta entusiasta Canterina che, per mia felicità, è a tratti ancora attaccata alla sua parte bambina e si diverte.

“Le fate degli elementi?”

“Sì. ognuna di noi è una fata e io le ho disegnato il suo vestito. Per esempio io sono la fata dell’Acqua.”

“Splendido questo vestito! Che bella fantasia hai, cara la mia Dolece e Gabbana di casa!”

“Vedi? Nanà… anche se la chiamiamo la figlia di Eolo… e tu sai il perchè, è la fata del Fuoco. E Babet quella della Natura.”

“E io? Che fata sono? Quella dell’Aria?” chiedo nella speranza che mi accolgano nel quartetto magico.

“Quella è già in parte Nanà. Tu potresti fareee….. Mmmmmhhh…”

“La fata dei Fiori di Bach!” esclama Babet.
Ridiamo tutte, specialmente per la sua mimica sarcastica e molleggiata.

“E poi Canterina” continua Babet ” le puoi disegnare le boccette dei fiori cucite sul vestito… e lei le spara come armi magiche!” E facendo il gesto tipo Spiderman, urla “CICORY! (chicory) PIUMMMM… WAIT CESNUTUNUT! (white chestnut) PIUMMMM…. MELAGRANA!! (…???)

Babet è una pagliaccia!
Timida fuori, pazzerella in casa.
Mi ricorda in tutto e per tutto me stessa da piccola.
Ha inoltre una risata meravigliosa che metterebbe di buonumore anche il principe del pessimismo.

Ora della nanna e mentre sistemo vestiti e letti e ripeto all’infinito “A lettoooo! Forza! A letto!!” vado a salutare Babet che è di turno nel lettone.
“Notte amore dolce! Ma… chi ha acceso la luce nel mio bagno?!”

“Sei stata tu,  mamma.”

“Io??”

“Certo.”

“Davvero?”

“Sì… non te lo ricordi.”

“No. Non me lo ricordavo proprio.”

“Eh già mamma… è giunta l’Era dell’Alzeihmer!”

Il nuovo? Noi siamo pronte ad accoglierlo

  • settembre 14, 2015 at 23:51

Dopo esserci godute qualche giorno sulle Dolomiti a camminare in mezzo ai boschi e respirare aria pulita, – dove ho fatto camminare le bimbe come camosci per sfiancarle e l’unica sfiancata ero io… forse anche per le dimensioni dello zaino da gita a 4…  – tornate a Milano abbiamo continuato il programma “L’ordine regna sovrano in casa prima dell’inizio della scuola o è tutto perduto.com”

A circa una settimana dall’inaugurazione dell’anno scolastico ero decisamente commossa: dopo aver messo le figlie in schiavitù per un paio di giorni interi, ogni libro di casa aveva il suo posto, ogni gioco la sua scatola o il suo bidone, e ciò che non serviva più è uscito di casa e di cantina!!

Sì, anche la cantina… e la mia scrivania… e il soppalco!!!

Occhei, vi capisco, è un duro colpo…. recuperate pure il fazzoletto… prendete il tempo che vi serve…

Per chi durante l’anno corre sempre e non ha tempo di riordinare “bene” e accumula i documenti (e non solo) in una/due/tre pile infinite denominate “ordine a modo mio”, perchè comunque ritrovo sempre tutto, beh… avere la casa a posto è una reale soddisfazione.

Ma sono sicura che sapete di cosa parlo.

Fare ordine (fuori) dà soddisfazioni poiché significa FARE ORDINE DENTRO.
E nel fare ordine è importante liberarsi di ciò che non serve più.
Perchè fare spazio (in casa) lasciando andare il vecchio, vuol dire FARE SPAZIO NELLA PROPRIA VITA, pronti per accogliere il NUOVO.

E’ terapeutico per una Babet che inizia la prima media in una scuola nuova e lontana da casa, lasciar andare la “vecchia parte di sè” perchè c’è bisogno che emerga in lei la nuova parte con tutte le sue potenzialità e le sue doti, pronta per affrontare tutti i suoi timori e le sue incertezze con un “nuovo coraggio”.

E’ terapeutico per una mamma che ogni anno riscrive la sua vita lavorativa e genitoriale (cresco insieme ai cambiamenti delle mie figlie) e forse anche sociale.

E’ terapeutico per l’energia di ognuno di noi.
In questo periodo di cambiamento importante è fondamentale aprirsi al nuovo.
All’energia nuova che sta investendo tutto il nostro pianeta e che molti di voi avranno già colto, se non nella sfera mondiale, anche solo nelle proprie vite, nei propri modi di fare, di sentire e percepire.

E chi non coglierà quest’opportunità di cambiamento che ci viene data ora, avrà molta difficoltà a farlo in futuro, perchè sarà rimasto troppo incollato ai suoi vecchi schemi, alle sue modalità stantie, da non avere la spinta giusta per saltare.

Fate spazio.
Dentro di voi.
Seguite l’onda del mare del cambiamento.
Smettetela di parlare, di criticare e di voler sapere tutto.
Ascoltate.
Siate curiosi.
Scoprite.
Imparate ad essere diversi.

Ed imparatelo grazie agli Altri.

<<Quando parli stai solo ripetendo quello che sai. Ma quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo.>>
Dalai Lama

Notte bianca o notte in bianco? Milanesi da bere

  • luglio 12, 2015 at 17:08

Dopo giorni di babysitteraggio a Cuginetta It, venerdì la riconsegno alle 4 pomeridiane e dopo un’ora precisa rincasano Babet e Nanà.
Canterina è rimasta al lago perchè “Ho bisogno di tranquillità… senza sorelle, mamma!”

“Anch’io se è per questo! Beh, chiedi a loro se sono così gentili da lasciarti sola e tornare all’ovile.”

Così dopo una buona ora d’aria e libertà accolgo le mie due principesse: Babet con il vittimismo in endovena e Nanà con una bella otite.

Otite acuta.

Perchè farci mancare qualcosa dall’elenco?

La prima nottata l’abbiamo passata con 39 di febbre, mentre la piccola fornetta scalciava, sbatteva le mani sul materasso matrimoniale (giusti per non farmi dormire), beveva litri di acqua ogni mezz’ora e delirava, nel vero senso della parola. Straparlava. E io le rispondevo. Non so chi stava messa peggio…

E’ due giorni che gira per casa con fette di cipolla fasciate dietro l’orecchio.
Mentre la sorella va a fare i bagordi con compagne di scuola.
So quando esce e non so quando rientra…
Anticipataria nei confronti della sorella maggiore.

“Posso tenere Babet anche a cena?” mi chiede Madre NaturaSì al telefono.

“Guarda… potete fare quello che volete, tanto io sono alle prese con la piccola febbricitante lamentosa. Fatemi giusto sapere per che ora la devo aspettare…”

Stamattina le chiedo se si è divertita.
“Mamma, mi sono graffiata qua, qua e ancora qua!”

“Che ferite di guerra! Secondo me sopravviverai. Come hai fatto?”

“Perchè scendavamo nel ruscello… cioè ci lanciavamo, ma l’acqua era bassa… e poi faceva le curve…”

“Vi lanciavate? Con l’acqua bassa??”

“Sì, per scivolare! Scivolavamo per un pezzo e poi Padre NaturaSì ci prendeva! Però il primo pezzo era dritto, poi c’erano un po’ di LAPIDI…”

“Cosa c’erano?”

“Un po’ di LAPIDI… le onde più grosse… poi c’era la curva, e nella LAPIDE dopo la curva ho sfregato contro un masso e mi son fatta male! … Ma mamma… perchè ridi?!”

“Colpa delle rapide da estrema unzione!”

Chi Fu il Panda?

  • luglio 4, 2015 at 19:06

Tornata dalle “vacanze” con le bimbe avrei voluto ripigliarmi un po’ e il Cielo ha ben visto di far partire le tre divoratrici di gambe di tavolo il giorno dopo del nostro arrivo: lago dai nonni paterni!

Per me poteva essere anche un campus didattico tra i raccoglitori di marjuana in Colombia che andava bene ugualmente.

Così avrei avuto qualche giorno per:
riprendermi;
lavare e stirare la vasca di panni sporchi senza ulteriori accumuli;
contattare tutti gli amici e amiche a cui ho detto “ci vediamo quando sarò senza bimbe”… anche se non mi basterebbe un’estate;
incastrare richieste di trattamenti vari a qualunque ora del giorno o della notte, a disposizione senza orologio!

Ma il Cielo, forse annebbiato da questo anticiclone africano senza permesso di soggiorno, ha ben visto di farmi chiamare da Zia Ebe:
“Wonder, lo sai che Nonna M. e Nonno M. partono con Cuginetto It, vero?!”

“Certo! E io sono SOLAAAAA! Così vado a trovare ogni tanto NonnsBis, le porto la spesa se ha bisogno e…”

“E mi tieni Cuginetta It, vero?!?!?!”

Ho tentato in tutti i modi di teletrasportarmi in un buco spazio-temporale dove fosse impossibile rispondere a questa domanda.
Stranamente non ci sono riuscita.

“……….. Certo ……….. un giorno?……….. due??”

“No praticamente sempre…. io lavoro anche sabato…. ti mando l’agenda sul cell!”

Quando poco dopo mi è arrivato il calendario di babysitteraggio della nipote-posseduta che dava ‘parecchi’ giorni dalle 8 del mattino al dopo cena ho avuto un mancamento e nella ricerca dei sali ho visto la Madonna che mi segnalava le uscite di sicurezza: davano tutte per Cuba.

Il mio primo pensiero è stato: Noooooo!! Devo anche cucinareeeeeee!!!
Io che, quando son da sola, vivo di frutta, insalate miste, avanzi e biofotoni del sole!!!

Occhei! Siccome non posso dire di no, sono praticamente certa che è un sogno, ora mi sveglio ed è tutto finito…. oppure giro l’angolo e trovo lo stricione di Scherzi a Parte!

Ha….. Ha…. Ha… Che scherzone…

Così mi tengo in forma nel barcamenarmi tra casa, lavoro, amiche disperate, frigorifero vuoto, Nonnabis, e Cuginetta It.

La bambina di tre anni più sveglia che io conosca.
Altro che bambini indaco o bambini cristallo!
Lei è unica. Con una capacità cognitiva di una ventenne, il lessico di una quarantenne, l’adrenalina di un adolescente in piena fase ormonale e la parlantina di un incrocio tra Lella Costa e il robottino delle pile Duracell: NON STA MAI ZITTA!!!!!
Ma forse MAI non rende l’idea.

L’altra mattina entriamo nel bar di una mia amica e lei, alta uno sputo, tutta ricci, con la sua borsettina sulla spalla si gira verso di me e mi dice:
“Io prendo un caffè!”

Mi diverto certo… ma ho le occhiaie così larghe che se inconstrassi Kung Fu Panda potrebbe cominciare i rituali di accoppiamento.

Prima o poi farò le ferie… quelle vere!

Qualcosa di nuovo

  • giugno 11, 2015 at 21:08

Fare qualcosa che non faresti mai aiuta.

Non sto parlando di cose illegali o che danneggiano gli altri e l’ambiente.

Ma se ci ascoltiamo a fondo, ognuno di noi si troverà pieno di rigidità.
Sono i giudizi che diamo riguardo alle cose che non ci permetteremmo mai di fare, perchè (così ci giustifichiamo noi) sono “contro la nostra natura”.

Una volta un mio maestro ci fece camminare in mezzo ad un centro commerciale affollato con due scarpe diverse.

Io ovviamente non ho avuto nessun problema a farlo.
Dopo la condivisione di cosa ognuno di noi aveva provato e pensato, ci disse chiaramente che in realtà la nostra paura di essere giudicati è solo un problema “nostro”… agli altri, in fin dei conti, non gliene frega niente delle nostre scarpe.

Qualche mese fa Nanà mi chiese se poteva mettere una calza blu e una rosa, perchè non sapeva scegliere.
“Certo che sì amore” le ho risposto con naturalezza e lei con naturalezza è andata a scuola così, senza nessun problema.

La sera il papà al telefono mi ha chiesto spiegazioni.
“Perchè non avrebbe dovuto scusa? Le ho lasciato la sua libertà di espressione.”

“E no, non mi va bene. Poi se i compagni iniziano a prenderla in giro… e poi si va vestiti decenti.”

“…… Stai scherzando vero? Ha SETTE anni! E’ una bambina, è creativa, molto creativa. Perchè dovrei inculcarle la paura del giudizio se lei, splendidamente, ha la forza di imporre la sua personalità in questo modo così colorato! Lasciamole trovare la sua identità a modo suo!”

Ovviamente suo padre non era d’accordo.
E’ proprio questo il problema.
Da una parte noi adulti vogliamo che i bimbi trovino l’identità che “noi” vorremmo per loro. E dall’altra parte siamo proprio noi a renderli soggetti alla paura del giudizio.

Io col tempo ho imparato a non essere più avvezza al giudicare gli altri e questo mi aiuta tantissimo a comprendere le persone e ad accoglierle con totale tolleranza e rispetto per ciò che sono: un’anima in cammino.

Certo non sono perfetta, a volte mi capita ancora di dare del pirla a qualcuno, ma senza farmi travolgere dal senso del giudizio, sapendo che in realtà è solo un mio momentaneo punto di vista.

Smettendo di giudicare gli altri si comincia a giudicare meno anche se stessi.

E quando la vita ti mette di fronte la possibilità di scegliere di fare qualcosa che, solitamente, non avresti mai fatto, c’è la libertà di provare ad andare oltre i propri limiti senza per questo esprimere un giudizio su se stessi.

Che ventata di aria fresca!

Capire ancora più a fondo che non esiste il più giusto o il più sbagliato e riuscire a vivere un’esperienza così serenamente quasi da non riconoscersi nemmeno.

Si può cominciare con due scarpe diverse in un supermercato.
E poi andare oltre, mettendosi alla prova su ciò che ci blocca, che ci limita, che ci fa giudicare.

Siamo anime angeliche, pure e preziose, ma su questa terra troppo spesso non vogliamo usare le nostre ali.

Taglia rientrante

  • giugno 11, 2015 at 14:16

“Ragazzeeeee! Prova costume!!!”

Qualche giorno fa ho concluso il cambio degli armadi definitivo.
Rischiavo di andare al mare con i pile in valigia.
La menata solita è che le bimbe devono provare tutto perchè il loro giro vita mi inganna e ad occhio non riesco mai a capire se riusciranno a chiudere quel bottone e se le loro coscette respireranno in quei leggins.

Così le principesse cominciano la sfilata dei costumi e passano alla sorella minore quelli ormai troppo stretti.

Canterina, che da brava adolescente, si chiude in bagno anche solo per pettinarsi, stile camerino di boutique allungava la mano fuori dalla porta per dire:
“Questo è stretto…. Questo non mi va più… Stretto….”

“Cribbio ti rimangono solo due costumi, dobbiamo comprerne qualcuno o rischi di andare in spiaggia con le chiappe al vento. Beh, nel frattempo prova questo qui. E’ mio, ma potrebbe andarti.”

Potete immaginare che tuffo carpionato ha fatto la mia  autostima di donna quando mi sono resa conto che a Canterina i miei costumi stavano perfettamente e… li riempiva molto meglio di me?!?!?!

Qualche giorno fa, mentre ero in giro per spese, mi sono infilata in un negozio che vendeva costumi. Ne ho provati circa 4000. Sono uscita con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
La commessa mi incitava a provare anche quelli straimbottiti.
Non è nella mia natura ostentare ciò che non mi appartiene e quelli meno cotonati mi avanzavano tutti quanti.

Con la dignità che mi rimaneva ieri sono andata alla decathlon.
Dopo una lunghissima ricerca e miliardi di prove ho recuperato qualche XS che mi andava. Non a genio, ma addosso.
Mal che vada, l’anno prossimo passerò anche quelli alle figlie.

In un momento di depressione ho anche pensato di cercare nel reparto bimbi…..

Al telefono un’amica con la quale condividevo la mia depressione momentanea mi dice:
“Ma tanto cucchi lo stesso!”

“Scema! No… Non è per cuccare! E’ per riuscire ad andare in spiaggia con indosso qualcosa! Non mi chiamano ‘bambina’ solo per le smagliature, ma secondo me senza il top, ai giochini, mi potrei confondere benissimo!”

Quasi quasi quest’anno ci provo…

In goni caso, l’ho sempre detto, preferisco la montagna!

Survivor

  • giugno 9, 2015 at 21:10

E’ finita la scuola!

Babet ha concluso la quinta tra lacrime e disperazione (sia dei ragazzi che dei genitori).
Lasciare qualcosa e qualcuno di bello e speciale è sempre triste.
E le sue maestre sono state veramente maestre d’eccellenza!

Domenica c’è stata la megafesta di fine anno che noi genitori prepariamo sempre con grande cura, con tanto anticipo e tantissima fatica (fisica).
Bar, grigliate, menù vegetariani, canzoni e spettacoli delle classi, accoglienza remigini della materna, banchetti, pesca, lotteria, dimostrazioni di qualunque cosa abbiamo la facoltà di proporre, dalla zumba al badminton, dalla capoeira al rugby, spettacolo teatrale e quest’anno non ci siamo fatti mancare nemmeno i gavettoni…

In realtà io sono stata una delle promotrici del “ti rovescio la brocca d’acqua in testa che tanto ci sono 32 gradi all’ombra” e si è scatenato il delirio. Ma io son peggio dei bambini.

Ho passato praticamente tutto il week end a scuola e alle 21 di domenica sera, tornando a casa pedalando solo con l’aiuto dell’inerzia, ho cominciato a perdere colpi…
Non ho più il fisico di una volta.

Oggi, andando ad una visita medica con Nanà, camminavo tra i padiglioni dell’ospedale come un’ottantenne affetta da artrite reumatoide. Ho dolori ovunque e le borse sotto gli occhi si sono trasformate in trolley…

Meno male perchè entro sabato devo fare le valigie e potrebbero tornarmi utili.

Mi aspettano ancora un paio di giorni di delirio e poi… via al mare con le bimbe!

Ho proprio bisogno di entrare con i piedi nella sabbia e godermi i raggi del sole sulla pelle, di ricaricarmi, anche se in realtà le ferie con le tre principesse più che vacanze sono un trasloco…

Tra qualche giorno si tira il fiato e posso fermarmi a guardare un po’ la mia vita e i miei progressi.
Tutte le ricchezze guadagnate in questo anno. E intendo tutti quei meravigliosi rapporti umani che ho coltivato in questi 9 mesi: di condivisione di progetti scolastici e di amicizia pura con cui condivido gli stessi interessi “olistici” e spirituali.

E sento che qualcosa è nell’aria… anche se non so cosa.
Come  faccio a saperlo?
Beh, è matematico.
Per accogliere qualcosa di nuovo bisogna fare spazio, è una regola fondamentale, e di spazio ne ho fatto.
Ho fatto spazio e pulito, mi sono rinnovata e ho aperto le porte alla vita.
Anzi i portoni.
Perchè quando si chiude una porta si apre un portone.

Così mi han sempre detto e così è sempre stato, se osserviamo ciò che ci accade nell’ottica del nostro massimo bene: tutto ciò che  arriva è per noi il meglio. Il meglio per imparare qualcosa che ci aiuterà ad avanzare, ad evolverci.

E con quest’ottica possiamo affermare che… tutto è perfetto così com’è. E quindi  tutto quello che  accade.
Sempre.