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Viruslandia infrasettimanale, sconti famiglia!

  • gennaio 29, 2015 at 15:49

Chi non svomitazza in compagnia o è un ladro o è una spia!

Mi lamento sempre del fatto che, con tre figlie, i malesseri si tramandano dall’una all’altra in successione e NON SI FINISCE MAI…

Detto fatto.
Il Signore ha guardato giù e ci ha regalato un’esperienza a 4 in contemporanea!

Una prova di resistenza… specie per la mamma che con il conato in agguato deve star dietro agli sbrodolamenti notturni delle donzelle. Ma in qualche giorno ce la si cava.

Un esperienza che consiglio.
Caldamente.
Specialmente con il caldo sullo stomaco…

C’ho sempre ragione

  • dicembre 9, 2014 at 00:28

Habemus varicella.

Alla visita pediatrica ho proposto la mia diagnosi alla dottoressa che l’ha accolta felicemente confermandola.

Una domanda sola ho posto alla pediatra, rassegnata e affranta:
“Dottoressa… ma per quanto deve stare a casa???”

Per fortuna è una forma sufficientemente lieve e già in via di guarigione.

Nel frattempo, per non farci mancare niente, io mi sono riempita di macchie, esattamente come due anni fa.
Stesso decorso: mal di gola da streptococco, febbre, e dopo una decina di giorni corpo ghepardato.

Non mi sento molto felina dentro… però fuori lo sono decisamente.
Beh, so già cos’è, so già che devo armarmi di pazienza, so già che quando si tocca il fondo dopo si può solo risalire!

Attendiamo la risalita, con calma, senza fretta, come se fossimo dei sub.
Lenta e graduale.
Le bombole sono ancora piene.
Le pinne attaccate ai piedi.
Presto avvisteremo dal fondo il nostro motoschifo ancorato, che ci attende, cullato dalle onde della serenità.

Inutile agitarsi.
Nel frattempo esploro il relitto.
Accettando tutto ciò che è gradito e tutto ciò che è sgradito, consapevole che questo contrasto favorisce in ogni caso la mia espansione e quella di Tutto Ciò che E’.

Tutto ciò che vivo è la manifestazione della mia miscela di Vibrazioni, ed è in continuo divenire.

Quindi accolgo e vado avanti.

Anche che basta…

  • dicembre 4, 2014 at 23:10

Anche che basta…..

E’ un continuo, una dopo l’altra, dal mal di gola, alla dissenteria ripetitiva, al pus, alla dermatite, allo streptococco, alla verruca…
Avrei un elenco infinito per le vicissitudini anche solamente di quest’ultimo mese.
Ma non è ancora finita!
No! I miei silos di pazienza sono ancora pieni!
Calchiamo la mano!
Affondiamo il coltello!
Spariamoci nei maroni!
Frantumiamoci il setto nasale sbattendo la faccia contro il muro!

Stasera medicavo il brufolo purulento di Nanà.
Un’altra figlia era piegata in due sul gabinetto e l’altra da due ore sull’altro gabinetto… ma lei per scelta.
Spiegavo alla piccola indemoniata che l’indomani avremmo dovuto alzarci molto presto per andare a fare un day hospital, per un challenge per allergia alimentare…. giusto per non farci mancare nulla… e la osservo meglio.

“Papà mi ha detto ieri sera al telefono che aveva visto altri due brufoletti innocui sulla schiena… ma… togli un po’ la maglietta… ”

Il seguente commento è VM18.
Se sei minorenne non procedere con la lettura o il tuo pc si autodistruggerà…

“… STI CAZZI NANA’!!! MA PORC… LURIDACCIA MERDACCIA LADRA!!! Fammi vedere il resto del corpo! … MA PUTTANA EVA! MA CHALLENGE ALL’UOVO UN PAR DE PALLE! NANA’ CAZZO! MI SA CHE C’HAI LA VARICELLA!!!”

Poi non capisco come mai, quando chiedo alla naturopata il senso di alcuni miei sintomi/segnali corporei, lei mi scrive che “Stai consumando energia alla radice, non hai più niente da dare, sei cotta”…

No, qualcosa ce l’ho ancora. Il sangue nelle vene!

Quest’anno son certa che i primi di gennaio sentirò bussare alla porta e, aprendo, mi troverò davanti i tre Re Magi:
“La Stella Cometa ci ha condotto fino a te…”

“Sì, lo so, ho raggiunto livelli di santità molto elevati ultimamente… Ma potevate avvisare! Avrei preparato del the, qualche biscottino…”

Vabbè, improvviseremo una lauta merenda, intoneremo musiche natalizie e ci sbronzeremo con la birra.
Spero solo che i pastori non si portino dietro le pecore.
Quelle puzzecchiano un po’…

Chi non muore si rilegge

  • giugno 3, 2014 at 15:37

<<Se urli tutti ti sentono, se bisbigli ti sente solo chi ti sta vicino, ma se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta.>>
(Gandhi)

Quante corse…
Quanti pensieri si accavallano nella mia testa quotidianamente.
E non faccio mai in tempo a fermarli su carta… cioè su blog.

Il periodo “tirato” non è ancora finito.
Inoltre…

Babet è stampellata. Volata dal monopattino.
Non descrivo le peripizie per portare a scuola in bici il suo zaino, le stampelle e i suoi 37 chili di morbidezza. La wonderbike mi ha denunciato al movimmento “Bici Libere da Pesi Esagerati”.

Canterina convive con i suoi sfoghi di dermatite che ogni tanto vorrei piangere per lei…
Nel week end debutta nel suo primo, vero spettacolo teatrale, ma le lunghe prove nel teatro decisamente-polveroso non aiutano la sua allergia e la sua pelle.

Nanà è sempre allegra e in movimento, con momenti di crisi e di pianto.
E’ in elaborazione separazione di mamma e papà, con i suo pro e i suoi contro.

Ma tutto questo rientra nel mio tran tran quotidiano e non mi spaventa.
Mi stanca, ma vivo serenamente il nostro delirio.

Nel frattempo cresco, rifletto, giungo a nuove consapevolezze.
Scelgo di osservare e non giudicare il più possibile.
Scelgo di non aiutare se non è richiesto.
Cerco di non esagerare e riesco a dire di no senza sensi di colpa. Che è una grande conquista.

Studio, leggo, imparo.
Osservo i miei progressi, osservo chi cammina accanto a me e anche le distanze di chi ha scelto altri percorsi.
Imparo a lasciar andare, che non significa disinteresse, ma essere cosciente di non avere potere sulle scelte altrui.
Imparo ad accogliere con gioia chi chiede, chi sorride, chi torna, chi chiede scusa e chi non lo chiede ma ama ugualmente.

Osservo le “coincidenze” che accadono ogni giorno, che non sono mai conicidenze.
Io lo so… ma perchè togliere la voglia di non crederci a qualcun altro?
Osservo come l’energia che ognuno di noi sprigiona attira queste “coincidenze” nella sua vita, a volte chiamate coscientemente, a volte desiderate ma solo in fondo al cuore.

Amo ma senza attaccamento.
Amo con desiderio ma senza aspettative, che è il modo migliore per non soffrire.
Cerco di essere sempre Me Stessa, amando Me Stessa in primo luogo.
Beh, le bimbe sono un’eccezione…

Quando si è “in ordine con l’Universo”, come direbbe Madre NaturaSì, tutto scorre nella direzione giusta, tutto si aggiusta, tutto si sistema.

E’ vero, per una cosa che si sistema ne arriva un’altra da sistemare, ma la fiducia mi insegna che se vuoi percorrere una strada è necessario accogliere ciò che viene proposto, con pazienza, per non rodersi il fegato, e con la fiducia che la forza che serve la si ha dentro di sè… o arriverà al momento giusto.

Certo, ogni tanto i momenti di sconforto non mancano, ma sono sincera nel dire che la serenità regna quasi sovrana nella nostra frenetica e per-niente-noiosa vita.

Serenità, pace interiore, silenzio.
E la certezza che la felicità si ottiene più facilmente trovando la gentilezza, la voglia di giocare e il tempo di essere contenti per ciò che si ha, senza dare nulla per scontato.

Ecco la ricetta.

Il dolce è in forno… ma il profumo è squisito!

Come stanno le figlie?

  • marzo 19, 2014 at 19:32

Come stanno le figlie?

Una si gratta, ha fame, non ama essere contradetta e vuole a tutti i costi uscire con i roller.

Una ha più di 38 di febbre, non mangia, ha mal di pancia e la coccolite acuta, vuole stare “sempre con me”, quindi mi chiama e mi fa correre ogni singolo secondo semplicemente per dirmi… “Mamma, voglio stare sempre con te.”

La terza, nonostante abbia preparato solerte la borsa dei quaderni per andare da papà, dimentica i libri scolastici a casa, in posti impensabili dove un libro scolastico non si era mai visto, e mi tocca stanarli, vestirmi e portarglieli anche se non dovevo uscire giusto perchè le voglio un mondo di bene… e perchè anche voi al mio posto avreste fatto così.

Stasera sono da Homo.
Ho tempo di respirare, di ricaricarmi prima che arrivino domattina presto e soprattutto di organizzare… la festa per la mia santificazione.

Cosa voglio di più dalla vita??
Un Tucano.

No… non un Lucano, proprio un Tucano.
Perchè per darsi alla fuga in moto fa ancora un po’ freschino…

Ah, beh… E poi un centauro azzurro, che col suo enduro mi venga a prendere e mi porti via!
Ma questi son dettagli.

Under pressure

  • marzo 18, 2014 at 22:29

C’è stato un momento questa sera in cui avrei voluto darmi alla macchia, frustarmi col cilicio oppure semplicemente piangere.

No, non è quando mia figlia piccola mi ha chiesto:
“Mamma, ma tu hai 40 anni?”

“Fancù…. no tesorona, non ancora!”

“Ma sulle tue ciabatte c’è il numero 40!”

“Quello è il mio numero di scarpe… che non cresce mica in base all’età… se no il nonno che piede dovrebbe avere??”

Il momento di depressione cosmica è stato quando, con viva e vibrante soddisfazione, ho letto la temperatura del termometro prelevato dall’ascella di Nanà.

E’ un complotto.

Già, appena uscita da scuola, mi ha guardato con quegli occhioni tristi e, senza nemmeno salutarmi, ha esclamato:
“Mammaaaaa… ho mal di pancia forte!”

E io con tutto l’amore che avevo in corpo, ho risposto:
“… … … E CHE CAZZ!!!”

Ma bisogna sempre sorridere agli eventi, così ho tentato di rimuovere dalla mia mente sovraccarica che la sorella era a casa con la scarlattina e giocava e alitava addosso alla maggiore, che avevo ancora la cena da preparare, le figlie da lavare, etc. etc. etc, e ho buttato uno sguardo gioioso all’orizzonte, immaginandomi a cavallo di un unicorno bianco con le ali piumate mentre svolazzavo ridente e soave tra le nuvole leggere e gli alisei, verso la Giamaica con un volo di sola andata… finchè la maestra di Babet non mi ha riportato alla realtà, urlandomi dall’altra parte del cancello:
“Wonder! Come sta Babet?”

“… E’ una macchietta!”

Tutta sua madre.

Le malattie infantili e il non accontentarsi più

  • marzo 18, 2014 at 00:04

Sbuffo…

Du’ palle…

Ma basta…

Ghe la fò pù!

La “probabile” scarlattina di Babet mi ha devastato l’umore.
Mi sento semidepressa e stravolta.
Direi che ogni tanto si potrebbe anche fare una pausa.

Tante cose insieme, come al solito, poche ridottissime pause di respiro ma tante pause di riflessione.
E chi smette mai di pensare??

Accadono cose previste e impreviste, tutte contemporaneamente.

E se non ci si ferma a riflettere un momento, si adotta automaticamente il solito comportamento con cui si affrontano le situazioni.
Che può essere un bene, quando si è soddisfatti dei risultati.
Ma quando si desidera cambiare il risultato, l’unico modo per farlo è modificare la forma pensiero che ti ha portato fin lì.
Come dire… se non vuoi rivivere la stessa situazione, devi cambiare. Te stesso, come sempre.

E anche in mezzo alla stanchezza quotidiana son riuscita, con sufficiente lucidità, a capire che c’era qualcosa che io avrei dovuto modificare di me stessa: imparare a darmi il giusto valore.

Le persone si dividono in due grandi categorie: coloro che sono incentrati su loro stessi e coloro che non sanno dire di no.
I primi vivono distribuendo agli altri le colpe, i secondi vivono con i sensi di colpa.
I primi scandiscono le situazioni con i loro personali tempi di reazione, gli unici che conoscono, i secondi subiscono i tempi del mondo che li circonda, non riuscendo spesso a seguire i propri.
I primi si chiedono raramente come stanno gli altri, i secondi è la cosa più frequente che si chiedono, quasi fosse un tarlo.

Da cosa dipende la tendenza ad appartenere ad una o all’altra categoria?
Educazione, abitudini, credenze…
Scardinare queste inclinazioni è più difficile, tanto più vi abbiamo vissuto assieme.

Beh, riconoscerle, come sempre, è il primo grande passo.
Riconoscere, poi, quando si stanno attuando è il secondo.
Fare qualcosa per cambiare e non frequentarle è ovviamente il passo più faticoso.

Mi capita di rendermi conto di fare spesso le cose per senso del dovere, per non far soffrire o dispiacere, mettendomi sempre nei panni degli altri…ma a volte poco nei miei (ho preso tutto da mia madre).

Ci sto lavorando da parecchio, a quel sano egoismo che le persone con carente autostima dovrebbero avere sempre in tasca in ogni occasione.
Con buoni risultati.
Ma ci ricado.
Con la fatica a dire di no, unita al senso di colpa o la paura di sbagliare nel riuscire a dirlo.

Allora che fare?

Oggi ho scelto di volermi bene.
Ho deciso di amare prima di tutto me stessa.
Perchè se non lo faccio io, non potranno farlo nemmeno gli altri.

E sinceramente so di valere di più di un semplice “Beh, io ci ho provato…”.
Penso di meritarmi tanto, tanto e ancora di più.

Siamo tornate alla normalità!

  • gennaio 7, 2014 at 00:04

Era ora, queste feste iniziavano ad annoiarci…

Con l’Epifania, che tutte le feste si porta via, abbiamo smontato l’albero di Natale.
Ho portato su e giù scatole e scatoloni, come un muratore in pensione con la sciatica che riordina la cantina, mentre in casa la figlia grande e la figlie piccola tenevano compagnia alla figlia media che era  a letto con giramenti di testa e un leggero senso di vomito.

Ho messo in tavola trascinando la figlia gemente sul divano, la quale, nonostante i giramenti di testa e il leggero senso di vomito, si è scofanata un piatto di pastasciutta più grosso di me.
Alla frase (più gettonata del nostro universo familiare) “Mamma, ho ancora fame!” mi son permessa di rispondere “Amore mio, forse stasera non è il caso. Lo dico per te… e per il piumone del letto!”

Alle otto, orario di fine cena e messa  a letto della prole, quando ho chiesto a Nanà di ripetermi la poesia che doveva imparare a memoria nei giorni che era da suo padre, ho felicemente realizzato che non l’aveva imparata.
“L’abbiamo letta!”
Contando che sul foglio della poesia c’era scritto in un bel stampatello maiuscolo ‘CON L’AIUTO DI UN ADULTO LEGGI E IMPARA A MEMORIA QUESTA POESIA’, deduco che gli adulti frequentanti non conoscessero la lettura a tutti gli effetti.
Così Santa Madre Wonder si è messa a imparare la poesia natalizia con tanta celerità e passione.
Infatti io sono l’unica tra le due che l’ha imparata.
Nonostante io adori Gianni Rodari, cercherò di inculcarla in quella testolina bionda domattina nel percorso casa-scuola.

Bimbe a letto, panni da cucire in bella vista, ho deciso di aprire la posta elettronica che non vedeva la luce da parecchio e alla fine… eccomi qua.
A scrivere mentre penso che il 2013 è ormai alle spalle e un nuovo anno mi aspetta a braccia aperte.

Cosa voglio portarmi nel nuovo anno?
La serenità e la pace del cuore che spesso (ma non sempre) riescono a sostenere me stessa e le persone che mi circondano.
L’amore infinito per le mie figlie e l’impegno quotidiano nell’aiutarle ad affrontare la vita, con i loro strumenti, con il mio sostegno e con la nostra infinita Fede.
Appunto… la Fede in ciò che il Progetto Divino ha in serbo per me. Quel Progetto che ognuno di noi ha scelto prima di arrivare qui e che, come tale, ha un senso preciso. Ma che spesso, nel presente, non comprendiamo.

Cosa lascio andare?
Lascio definitivamente andare gli adulti che non sanno comportarsi da tali.
Lascio l’ostinazione a voler essere d’aiuto a chi aiuto non vuole.
Lascio le fatiche che posso scegliere di non portarmi dietro. E qualcuna in mente ho già.

Buon 2014 ad ognuno di voi.

Siamo sempre sul pezzo

  • dicembre 3, 2013 at 14:45

Stamattina la mia sveglia all’alba delle 5.30 è stata Canterina, che correva in bagno come una centometrista.

“Ma-mmaaa!! … … … BLEEEAAAHH!”

Perfetto.

Ora manca solo Babet.
I suoi anticorpi vengono dati 10 a 1.
Io punto tutto su di lei.

Canterina ha scelto proprio dei giorni no per stare male, ma d’altronde, povera, questa è la moda dell’ultimo periodo.

Perchè noi siamo sempre sul pezzo.
O sul cesso.

La prima è una costante.
La seconda una variabile.
Ma solo perchè abbiamo due bagni.

E pensare che in matematica andavo male…

Estro maldestro

  • dicembre 2, 2013 at 22:44

Dopo aver agonizzato trentasei ore circa, ringraziando Nanà per il passaggio dei virus, mamma Wonder si è ripigliata alla velocità della luce.

Venerdì mattina, con ancora il senso di nausea in corpo, ho tirato su… l’albero di Natale dalla cantina, montato ramo per ramo, e illuminato a giorno, stile Times Square.
Venerdì pomeriggio ho addobbato casa, con l’aiuto di Mimì e Cocò, attaccando festoni colorati e gonfiando palloncini peggio che una bombola d’elio umana per la festa di compleanno di Canterina.

Quando sabato sera stavo risistemando dal passaggio dello tsunami infantile, schiacciando qualche bottiglia di plastica (cosa insolita per noi che ci dissetiamo con l’acqua del rubinetto) mi si è illuminata una lampadina.

Invece che attaccare le solite “palle” all’albero, perchè non fare degli addobbi riciclati??

In realtà si è fulminata una lampadina…
Sono quei momenti in qui qualcuno dovrebbe intervenire, accarezzarmi la testa con amore e accondiscendenza, azzittirmi e mettermi a sedere con il sudoku in mano, per far perdere ogni traccia di brillante idea!

Notoriamente ho “tempo” da perdere per mettermi pure a giocare al riciclo artistico, no???

Ma volevo provare…
Così ho recuperato un po’ di bottiglie di plastica vuote e ieri notte (perchè perdere tempo a dormire???) ho passato due ore e mezza a tagliare e sminuzzare (ho il callo da forbice sul pollice), pinzare (ho il callo da pinzatrice sul palmo della mano) e fondere (ho il polpastrello del pollice ustionato).
Una cosa che ho fuso bene è stato l’accendino.

Ora vagano per casa delle stranissime stell… forme arricciate di plastica, ancora da finire.
Sono a metà del lavoro e non so quando concluderò l’altra metà.

Non è detto prima di Natale.

Ma l’albero sta bene anche solo con le lucine, mal che vada possiamo provare a far atterrare gli elicotteri in soggiorno.

Però…
La prossima volta che si ode nell’aria la melodia pimpante della creatività… qualcuno spari sul pianista!!!