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Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Raccogliere

  • novembre 23, 2015 at 00:12

Quasi due mesi di latitanza…
Chiedo perdono.

Ottobre e novembre sono sempre al fulmicotone.
Corse pazze e pazze corse.
Nel frattempo la vita va avanti, le figlie crescono, io pure, le esperienze si moltiplicano e la riuscita della mia sopravvivenza è sempre all’ordine del giorno.

Famiglia, casa, lavoro, tre figlie in tre scuole diverse…
Per una poi che, come me, non sta in un angolo a guardare la vita scolastica della prole scorrerle davanti senza metterci le mani in pasta… fino ai gomiti.

Babet ha cominciato il suo tour de France mattutino, con un’ora circa di mezzi pubblici per andare e tornare dalla sua scuola media, scelta differentemente dalla sorella maggiore per l’ottima offerta formariva proposta.
Ho visto Babet barcollare di stanchezza più volte.
Ogni tanto è anche crollata.
La sua genetica assenza mentale è decisamente peggiorata, ormai mi sono rassegnata a lasciare messaggi nella segreteria telefonica del suo cervello.
Me ne farò una ragione. Nel frattempo è partita alla grande, con un sacco di compiti e un sacco di buona volontà nello studio.
Sono molto orgogliosa della mia piccola ologramma.

Canterina è in fase di orientamento scolastico.
Ha le idee molto chiare, così chiare che ha visitato un liceo con indirizzo agrario, un alberghiero, un istituto professionale con indirizzo grafico-visual/cinematografico, ha in lista ancora uno di scienze umane indirizzo psicopedagogico, un liceo musicale e il resto l’ho dimenticato volontariamente autosottoponendomi all’elettroshock e chiedendo di bruciare nel falò di capodanno tutti gli appunti e i volantini presi… amo le sorprese finali!

Nanà… è sempre Nanà, pepe nel culo kid, non sta ferma un secondo se non le spari, ma essendo io contro la caccia mi tocca scegliere tra il prenderla a testate sporadiche ed amarla così com’è, gioiosa, vivace e posseduta.

Nel frattempo la nostra evoluzione umana non dà segni di cedimento.
Guardo le bimbe, (una e mezza ormai donne), guardo me stessa, mi guardo intorno e sono orgogliosa del lavoro che stiamo facendo, delle persone che stiamo giorno dopo giorno diventando.
Amo le persone che incrociano la mia strada, amo gli amici che mi aiutano ad avere una visione più aperta della vita, con uno scambio continuo di aiuto e di amore.

Sono grata per tutto e…

E poi arriva Canterina che, nonostante i 13 anni quasi compiuti, mi scrive la Letterina a Gesù Bambino, per reggere ovviamente il gioco con le sorelle e probabilmente per esprimere, nero su bianco, ciò che ha nel cuore.
E il mio di cuore si apre… il sorriso si tatua sul mio volto per non venire più via e la gratitudine fa da regina nel mio animo di madre.
Una madre che con fatica e gioia ha seminato e sta seminando semi di Luce e Amore nei cuori delle figlie e che, ogni giorno, raccoglie molto molto molto di più.

<<Caro Gesù Bambino… Uèlla!
Grazie per avermi fatto passare un anno bellissimo. 365 giorni pieni di emozioni!!!

GRAZIE

Se non ti spiace vorrei aiutarti con i regali.
Mi piacerebbe rievere una bella dose extra di felicità, delle cuffie (che sono diverse dagli auricolari), tanto amore, che la mamma mi facesse impostare instagram, un po’ di pazienza, una bella dose di forza di volontà; delle carte degli Angeli tutte mie, solo con la mia energia, senza lo zampino della mamma e, infine, (ma non meno importante) un anno pieno di emozioni, nuove avventure, nuovi sogni, da vivere e condividere con amici, parenti, amori nuovi e nuovi amici!

Fa iniziare un periodo di cambiamento spirituale, ma anche cosciente, al mondo.
Fammi avere la forza di trovare un fiore in ogni cacca.
Fa che io sia il cambiamento che ho sempre voluto essere.
Fa che i desideri si avverino.
Fa di me e di tutte le altre persone una cosa migliore.
Con affetto, tua, con amore
Canterina        TiViBi

Il mondo ha bisogno di un sogno in cui credere…>>

Lascio immaginare cosa possa sgorgare dal mio cuore…

La bellezza fatta figlia

  • gennaio 26, 2015 at 23:46

“Mamma” mi chiede Babet “ma quando si fa il Reiki, sul cuore, le mani si mettono così, a T… Cosa significa?”

“Cosa significa cosa?”

“Cioè, perchè sono a T… T per cosa sta?”

“Ma, niente… ”

“No, niente è con la N!”

Illuminazione

  • gennaio 26, 2015 at 23:40

Siamo in cerca dell’illuminazione, in quanto non siamo soddisfatti della nostra vita, o di una parte di essa.
Cerchiamo l’illuminazione per poter modificare la nostra vita.
Ma in questa ricerca c’è qualcosa che non vediamo, cioè che…

E’ TUTTO PERFETTO COSI’ COM’E’.
Sempre.

Vedere la bellezza in ognuno, in ogni cosa, qualunque cosa succeda.

Ecco l’illuminazione.

Senza luce, senza denti

  • settembre 16, 2014 at 22:49

Stasera è andata via la corrente in tutta la zona.

Siamo state al buio circa due orette.
Per fortuna le candele a noi non mancano. Per fortuna anche del nostro vicino, rimasto senza fiammiferi e senza torcia.

Così ho cucinato e abbiamo cenato a lume di candela.
Abbiamo cantato illuminate solo da qualche fiammela e ballato in questa atmosfera semimedievale che si era creata.

E sempre a lume di candela le ho messe a letto.

“Bimbe! A lavarsi i denti!” esclamo ad un certo punto.

“E come faccio a vederli??”

“Finché non hai la dentiera da togliere dovresti riuscire a spazzolarli a memoria! … Ma per sicurezza non sputare troppo forte!”

L’acqua e l’olio

  • agosto 13, 2014 at 18:38

Avere le bimbe a casa 24 ore su 24 è meraviglioso e impegnativo allo stesso tempo.
Totalmente dedicata a loro.
Ma la notte dormono…
Così stanotte ho approfittato per un’immersione nella lettura.

E ho trovato scritto su carta qualcosa che da tempo “masticavo”, sentivo, ma non riuscivo e delineare.

C’è sempre qualcuno di più illuminato, come Eckart Tolle, che riesce a trasmettere in parole ciò che altri non riescono nemmeno a spiegare con immagini o fumetti.

<<Riconoscere se stessi come l’Essere sotto l’entità pensante, la quiete sotto il rumore mentale, l’amore e la gioia sotto il dolore è libertà, salvezza, illuminazione.[…]
L’amore è uno stato dell’Essere. Il tuo amore non è all’esterno, ma risiede in profondità dentro di te. Non puoi mai perderlo, ed esso non può lasciarti. […] Allora riesci a cogliere la stessa vita nel profondo degli altri esseri umani e di ogni creatura. Guardi oltre il velo della forma e della separazione. Questa è la realizzazione dell’unità. Questo è amore.>>

Sì, è così! Ecco perchè mi sento così serena!! Perchè questa volta la serenità l’ho cercata e trovata dentro di me!
Non ho preteso di trovarla all’esterno, in qualcun altro, in qualcosa. Quel tipo di serenità è un’illusione e la maggior parte di noi è proprio quella che cerca.

Deleghiamo la nostra felicità a qualcosa/qualcuno e pensiamo che saremo felici solo se l’otterremo.
Come ogni dipendenza che si rispetti.
Ricerca di uno stato, di un momento (più o meno lungo) di “star bene”, che si può trovare nel fumare una sigaretta, nel fare sesso, nel comprare compulsivamente, nella droga o nell’alcool, come nella coppa di profitterol, negli sport estremi…
Quel senso di “star bene” che presto o tardi svanisce, non perdura, e ci manca, poichè pensiamo che sia quella la felicità.

Come quel senso di “perfezione” che si ha quando ci si innamora e che dura finchè non nascono i primi problemi, litigi, quando entra “la testa”, quando si vuole incolpare l’altra/o del proprio dolore, delle proprie paure e insoddisfazioni, perchè è più facile credere che a causarle sia l’altra persona che pensare che siano sepolte in te e debbano essere risolte.

<<OGNI DIPENDENZA NASCE DAL RIFIUTO INCONSAPEVOLE DI AFFRONTARE E SUPERARE IL PROPRIO DOLORE. OGNI DIPENDENZA COMINCIA E FINISCE CON IL DOLORE.>>

Anche le relazioni sono una dipendenza, un bisogno, un attaccamento.
Quando crediamo che senza di esse non possiamo essere completi, quando sentiamo  il bisogno di avere qualcuno che ci faccia “stare bene”.

In questi ultimi tempi ho sempre pensato che fosse anche un mio problema, una mia dipendenza, nonostante il forte cambiamento che vivevo e che constatavo… perchè ritornavo sempre lì, allo stesso punto?
O così a me sembrava.

Poi stanotte ho avuto la conferma che non è stato così.
E cosa c’era di diverso?
Il fatto che io abbia sempre risposto agli attacchi con l’amore (cosa che infastidisce, o meglio, spiazza parecchio chi ha bisogno di incolpare l’altro dei suoi disagi, perchè non dai modo di entrare in un circolo vizioso di botta e risposta, di vittime e carnefici).
Il fatto che non ho mai giudicato, ma ho sempre cercato di “comprendere”, che significa mettersi nei panni dell’altro e cercare di capire… di vedere con gli occhiali del video! Che non significa non mettere l’altro di fronte ai propri limiti e debolezze, ma avere il coraggio di farlo senza volerlo cambiare o accusare, ma per dare una possibilità di affrontare (anche insieme) le sue paure e le sue inconsapevolezze.
Il fatto che ho sempre colto, nelle difficoltà, un’opportunità. E che l’ho sempre utilizzata per affrontare i miei dolori e scalare la vetta della mia evoluzione.

La mia non era una dipendenza, ma la consapevolezza, a volte serena a volte un po’ meno, che la relazione si potesse utilizzare <<come pratica spirituale>>, come crescita, come percorso verso l’evoluzione, appunto.

Non capivo, perchè mi focalizzavo sul fatto che non avesse funzionato.
In realtà non è così.
‘Io’ l’ho utilizzata proprio per questo e poi…

<<Rinunciare al giudizio non significa non riconoscere la la disfunzione e l’inconsapevolezza. Significa “essere il sapere” anzichè la “reazione” e il giudice. […] Essere il sapere crea uno spazio libero di presenza amorevole che consente a tutte le cose e le persone di essere come sono. Non esiste catalizzatore di trasformazione più grande […] La persona amata non potrà stare con te e restare inconsapevole.>>

E quindi?

<<Se siete entrambi d’accordo che la relazione sarà la vostra pratica spirituale, tanto meglio.>>

Ha… haha… E quando così non fosse?
Vado avanti…

<<Se il tuo partner continua a identificarsi con la mente e con il corpo di dolore (leggi carico emotivo…ndw – nota di wonder-), mentre tu sei già libero, ciò rappresenta una sfida importante, non tanto per te, ma per lui. […] Ricordati che l’ego ha bisogno di problemi, conflitti, “nemici” […] La mente del partner proverà una sensazione di frustrazione perchè le sue posizioni fisse non incontrano resistenza […] Il corpo di dolore esige un riscontro e non l’ottiene. Il bisogno di litigi, drammi, conflitti non viene soddisfatto.
[…]
Ogni sfida in realtà è un’occasione di salvezza mascherata.>>

Beh, questo con altre parole lo dico sempre anch’io, ma alla fine? Sono io che non ho funzionato? Devo leggerla come un fallimento, nonostante io abbia scelto di viverla e l’abbia vissuta come pratica spirituale””??
Ed ecco la mia risposta.

<<Restare constantemente o prevalentemente “presente” nella tua relazione è la prova più grande per il partner. Non potrà tollerare a lungo la tua “presenza” se resta inconsapevole. Se è pronto varcherà la porta che hai aperto per lui/lei e si unirà a te in quello stato. Se non è pronto, vi separerete come l’acqua e l’olio.
La luce è troppo potente per chi vuole restare nell’oscurità
. >>

Direi quindi che è stato… fisiologico.
Ma questa frase finale sulla luce mi rammenta all’istante una cosa…

Una volta mio nonno mi ha detto:
“Il tuo compagno deve sceglierti per poter godere della tua Luce.
Se lui non ti sceglie, tu va’ avanti ugualmente per la tua strada, non rallentare. Tu sei la tua Missione, chiunque ti scelga o non ti scelga.
Sta agli altri scegliere se essere illuminati o no dalla tua luce.
Il tuo unico dovere è fare Luce.”

Ora comprendo chiaramente le sua parole, nello specifico e in relazione alla vita.

Mio nonno è morto…
Ma questa è tutta un’altra storia.

Bimba anch’io

  • maggio 7, 2014 at 20:28

Mi hanno regalato una splendida lampada di sale himalayano.

Veramente bella, fa ambient.
Ho trovato la sua posizione in soggiorno, l’ho parcheggiata, l’ho accesa e l’ho rimirata per parecchio.
Quel suo bianco-rosa, riscaldato dalla lampadina interna, mette una gran pace…

Una domanda sola mi frullava per la testa.
Ne vendono così tante… prima o poi il sale finirà pure sull’Himalaya.
Ma sarà veramente di sale puro??

Mi è venuto in mente un solo modo per scoprirlo, senza chiedere l’aiuto dei Nas.

Quindi l’ho leccata.

Cronaca della morte di un pannello elettrico, ovvero per fortuna mi ricordo dove metto le torce

  • ottobre 15, 2013 at 23:38

Ore 00.56

Vado a nanna dopo aver finito di sistemare arretrati e responsabilità scolastiche.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 2.25

“Mamma mi scappa la pipì…”

“Amore, a meno che tu non voglia che ti applichi un catetere, puoi andare in bagno con le tue gambine sante.”

“Accendi la luce?”

“E luce fu.”

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 3.05

Si stacca il porta-shampoo nella doccia e cade rovinosamente a terra.

CRASH!

“Ma che…”

Dieci anni di vita in meno.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 4.23

“Mammaaa! Tra quanto è mattina??”

“Tra pochissimo! Dormi! Che tra un po’ ti vengo a svegliare, Nanà!”

La figlia dell’oltretomba si presenta davanti alla mia faccia nella penombra, facendomi perdere altri dieci anni di vita e guadagnare, così, l’età adolescenziale.

“Nanà, te poss!”

“Posso venire nel lettone??”

“Noooooo! Ho bisogno assoluto di dormire! Torna a letto, nel tuo!”

“Ma…. buaaaahhhhhhhh!”

“C***o Nanà! Ho bisogno ancora di minuti preziosi di sonno!”

“Buaaaaaahhhh!!”

“E’ quasi mattina! Sono le… ah, sono solo le 4.23. Nanà, però tu scalci come un mulo! Se entri in questo letto non ti devi muovere, non fiati, non respiri e al primo calcio ti porto di peso nel tuo letto, intesi?”

“Sì!”

Si intrufola nel mio letto e, per la prima volta, dorme per due ore stile mummia fasciata, senza muovere un muscolo. Tanto che, a spot, mi giro e la tocco per vedere se è ancora viva.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 6.05

Suona la sveglia.

Ore 6.10

Suona la sveglia.

Ore 6.15

Suona la sveglia.

Ore 6.20

Capisco cosa significa il suono della sveglia che tanto mi disturbava il sonno: è ora di alzarsi.

Mi lavo la faccia, infilo le lenti e vado a preparare tutti quanti i nostri intrugli fitoterapici, le varie colazioni, i vari bicchieri di succo.

Ore 6.35

Vado in giro per casa a toccare tutti quanti i caloriferi: non ne funziona uno.
Tutti gli autunni è così. Mai una volta che vada tutto liscio.
Accendo la pompa di calore, attenta a non azionare null’altro di elettrico o mi tocca andare nel locale contatori nel piano seminterrato come al solito: in pigiama e con i capelli dritti. Che non è un bel vedere di prima mattina…

Ore 6.45

“Canterina, amore! E’ ora di alzarsi.”

“Ho mal di pancia!”

“Me po’ fregà de meno! Non puoi continuare a saltare così giorni di scuola. Ti alzi e vieni a fare colazione!” le dico un po’ cruenta, con l’obiettivo di monitorarla da dietro le quinte nei prossimi trenta minuti, per capire se sta davvero così male da rimanere a casa.

Ore 6.50

“Canterina cribbio è tardissimo! Io vado a lavarmi la testa, tu alzati e comincia a prendere le tue cose che arrivo.”

Ore 6.55

Sto sfregando i capelli con l’asciugamano e…

SPAAAAMMMMM!!!

“Cazz! E’ andata via la luce!!! Ma non c’era niente di acceso!! Du’ palle però!”

“Mamma” mi dice Canterina che è rimasta seduta al tavolo al buio “lo STOC è venuto da lì, dal coso dietro alla porta.”

Al buio apro il pannello elettrico dove c’è il salvavita. Toccando sento una leva che non è al suo posto. La tiro su, ma niente.
“Mmmm… mi sembra di sentire puzza di bruciato… niente Canterina. Tieni una minitorcia. Io vado giù nel seminterrato con i capelli bagnati. Confido nel mio sistema immunitario spartano.”

Sarò scesa tre volte ad azionare la leva, ma nulla.
Ho suonato alla vicina, che alle 7.00 di mattina aveva già i figli suoi da sistemare per star dietro ai miei problemi.

Ore 7.10

Dopo aver incitato varie volte Canterina a finire di fare colazione con la torcia in mano, aver staccato tutte le spine staccabili, aver alzato tutte le leve alzabili, decido che la priorità del momento è svegliare le altre due e prepararle per andare a scuola.
Chiamo Nonno M., lo sveglio e gli racconto l’accaduto. La mia magra opinione è che il salvavita c’entri qualcosa, ma non capisco il perchè non scatti quando lo ripristino.
Proverà a contattare lui un elettricista al volo. Si agita. Mi organizza i tempi, i modi, le parole. Le vuole accompagnare lui a scuola, sentire l’elettricista, varie ed eventuali.
Io sono già in mega ritardo.
“Nonno… non metterti in ansia! Se senti l’elettricista quando può venire ti ringrazio, poi fammi sapere. Al resto ci penso io.”

“E come fai?”

“A lume di candela, ovvio!”

Vado a svegliare Nanà e Babet molto celermente e senza molti preamboli.
“Bimbe, è ora di alzarci. Non abbiamo la luce, quindi velocemente infilatevi le calze e venite a fare colazione. Seguite la luce della torcia!”

Mai state così veloci e solerti.

Do loro la colazione dopo aver seminato candele i cucina e in bagno e inizio a titar su le tapparelle elettriche… con la manovella.
Dopo la prima lussazione della spalla nomino Canterina (che tanto starà a casa per visita pediatrica ancora da fissare) sollevatrice di tapparelle a manovella ufficiale.
Fuori è ancora parecchio buio.
Giro per casa, preparandomi, con le torcia, mentre le bimbe si godono il lume di candela tra un biscotto e una lavata di denti.

“Ma chi altro si prepara la mattina in  un’atmosfera così romantica?? Quante cose belle fate con la mamma, vero??”

Mentre si infilano le scarpe io non riesco a trattenermi dallo smontare il pannello del contatore per vedere cos’è successo.
“Uuuuuuuhhh! Guarda sto filo scoperto come si è tutto fuso!!! Altro che STOC deve aver fatto stamattina! Qui è andato tutto in cortocircuito! Che storia! S’è proprio tutto SVAMPATO!!!”

Miracolosamente le bimbe sono pronte in anticipo.
Le accompagno a scuola.
Con calma.
Ridendo della mattinata e con la certezza che tutti gli appuntamenti della giornata verranno rispettati nonostante il disguido.

Torno a casa e trovo il nonno e l’elettricista che hanno già risolto.

Magico.

Tutti gli appuntamenti sono stati rispettati.
Ho imparato ancora qualcosa sul menage delle case di proprietà.
Ho conosciuto un simpaticissimo e gentilissimo elettricista.
Ho provato l’ebbrezza di una colazione molto romantica… ah, no! Io la colazione l’ho saltata…

E siccome io cerco sempre un senso a ciò che capita, oggi riflettevo.
E alla fine lìho trovato.

Ieri sera sono andata a letto chiedendo una nottata di Illuminazione.
Mi sentivo di dover essere illuminata, dopo la giornata faticosa di ieri.
Avevo bisogno di fare luce a delle scelte, in una situazione in cui sono molto proiettata e non riesco ad essere obiettiva quanto basta.

Poi ho capito.
L’illuminazione sta nel vedere il momento presente per ciò che è e che mi presenta, senza puntare troppo in là.
A volte serve che vada via la luce cosicchè, a lume di candela, possa vedere solo ciò che ho ad un palmo dal naso. Ciò che prima non riuscivo a mettere bene a fuoco, proiettata com’ero nel mio ideale futuro.

Credo che questo spunto faccia proprio al caso mio, in questo mio momento storico e ne farò tesoro.

Ringraziando.
Come sempre.
… Anche un corto circuito!

La nostra più grande paura

  • ottobre 7, 2013 at 15:45

Non vi capita mai di aver voglia solo di tirare il fiato?

A me sì.
Ma non è quella stanchezza che deprime, no. E’ solo voglia di riuscire a fare una cosa alla volta.
Spesso mi sembra che ruotino intorno a noi troppe realtà nello stesso momento per riuscire a dare l’adeguata attenzione a ciascuna.

Si è madre (o padre).
Figlia.
Sorella.
Nipote.
Lavorante (che se non ha un posto fisso significa essere sempre in gioco con una ricerca, di lavoro, di clienti…)
Governante della casa.
Amministratrice dell’economia domestica.
Cuoca e nutrizionista.
Studente.
Organizzatrice di eventi (tutto ciò che ruota intorno alle figlie, attività, scuola, catechismo, compleanni, varie ed eventuali)
Ci sono le relazioni: sociali, con amiche e amici, vicini e lontani, di nuova e vecchia data, e personali.
Amante, consigliera, psicologa, confessora, pediatra, medico di se stessi.
Lettrice assidua alla ricerca di ciò che serve per “crescere” in ambito lavorativo, sociale, personale, spirituale, psicologico.

Ogni tanto mi sembra troppo.
Eppure è così.
E ciò che abbiamo è perchè siamo in grado di supportarlo.

Sono contenta di ciò che vivo e come lo vivo, ma capitano momenti che lo gradirei diluito, perchè…

Ma se ho appena detto che sono contenta?

Allora mi fermo a pensare.

Oggi mi è stato richiesto un impegno a scuola, da un genitore che non conosco, che proprio non si infilava nel mio menage mensile. Ho serenamente detto no (ho imparato a farlo), delineando la situazione di sopravvivenza pratica (tre figlie, due mani, due braccia, due gambe) che me lo impedisce. Con il sorriso.

Risposta:
“Ah, mi dispiace…”

“Risposta mia:
“A me non dispiace.”
Ma è vero.

Ed è qui che mi fermo a pensare.

Se sono serena, cos’è che mi fa chiedere di fermarmi, di rallentare?
Non è la stanchezza, non è la praticità.
Allora cosa mi fa paura?
Cos’è che tenta di fermarmi anche quando sono in carreggiata e vado avanti tranquillamente con la vita che ho ritrovato?

E poi, in fondo in fondo, nella nostra profondità, lo senti, tendendo l’orecchio diventa più chiaro, emerge un gridolino soffocato, un dubbio nascosto ma presente:
“E se non ce la facessi?”

Ma porca miseria!
E io che pensavo di averlo sconfitto!
Ero certa che non si ripresentasse più e invece… a volte ritorna a chiedere il conto!

E mi chiedo come può essere che abbiamo più paura di eccellere che di sopravvivere.
Perchè ci intimorisce il riuscire ad essere speciali, ad avere successo nel mondo del lavoro, ad ottenere un rapporto amorevole e duraturo con il partner, ad essere una persona socialmente importante, un genitore o un figlio illuminante? TUTTO INSIEME!

E’ la nostra paura più profonda.

A volte piccola, a volte no.

Ci sto riflettendo e incappo… casulamente… in una poesia di Marianne Williamson.
Ed ecco che la serenità riprende il suo posto.

Noi siamo fatti per illuminare.
Dobbiamo solo ricordarcelo più spesso.

<<La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.>>

Sagge parole

  • maggio 31, 2013 at 10:24

Scambio di messaggi con amica.

“La luce non illumina sempre le cose belle…”
Sagge parole.

“Non puoi aiutare chi non vuole essere aiutato…”
Pienamente d’accordo.

Si parla di adulti, ovviamente.
Con i bambini abbiamo il dovere di sostenere, aiutare, indirizzare, esserci. E’ il nostro compito.
Ma con i grandi…

I grandi sono delle teste dure.
Sono spesso meno grandi di quel che pensano.
E soprattutto, sono liberi di scegliere, anche di non voler essere aiutati.

Non tutti riescono a chiedere aiuto.
Alcune volte anch’io faccio fatica, abituata a provare a me stessa e al mondo di “sapercela fare” da sola!
Ma col tempo ho imparato a chiedere senza aspettare, a cercare intorno a me gli strumenti giusti che mi possano aiutare e farne buon uso, perchè so che da sola potrei non arrivare da nessuna parte, potrei stare tempo indefinito a fare il cane che si morde la coda, senza muovermi di un passo da dove sono, aspettando risposte che così non arriveranno mai.

A volte capita di avere… come si può dire… delle “illuminazioni” riguardo a qualcuno a cui tieni.
Se questa persona però ha scelto di non volere il tuo aiuto allora, purtroppo, le illuminazioni le devi tenere per te.

Eh già…

Anche questa è una scelta d’amore.