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Sono commossa

  • settembre 17, 2013 at 15:34

Ho un’amica che discute con il marito causa figlio indolente a scuola.
“Prima mi dice <<Se non lo vuoi più seguire allora lo seguo io!>>, poi mi dice <<Non posso seguirlo io che arrivo a casa stanco da lavoro!>> come se io non facessi niente tutto il giorno! Cambia idea dopo un secondo! Ci sono un sacco di conflitti in famiglia per delle cavolate!! Probabilmente se avessimo problemi gravi non discuteremmo di queste cavolate!”

Ho un’altra amica che è sempre in lite col marito, per qualunque cosa.
Di base c’è un’insoddisfazione personale non comunicata adeguatamente (da ambo le parti) che trova sfogo nelle vicende effimere della vita.
Hai loro occhi non sono assolutamente effimere, certo.

Spesso le persone si arrabbiano per delle sciocchezze, che diventano poi fulcro della loro attenzione, causa di guerre mondiali e litigi infiniti.
Sono così incentrati sulla ‘presunta’ causa della lite che perdono di vista l’intero mondo che gira attorno.
Ovviamente se ci fosse più capacità di comunicare reciprocamente, più della metà degli alterchi non esisterebbe.
Se ci fosse poi la volontà di risolvere, invece che la presunzione di avere ragione, la totalità delle diatribe si concluderebbe in un soffio.

Un paio di giorni fa un’altra amica mi ha detto (sempre riferito a questioni analoghe):
“Sarà pure orgoglioso, ma se l’orgoglio è più forte della voglia di stare insieme… non si va da nessuna parte! Insieme, per lo meno!”
Ha perfettamente ragione.
A volte sarebbe bello avere la conferma che chi ti vuole lotta per averti, invece che guardarti dal trespolo del suo caratteraccio.
E la lotta principale in questo caso è contro se stessi.

Queste amiche, e molti altri ancora, facevano parte del mio elenco mentale di persone che avrei voluto accanto a me domenica, ad una bellissima conferenza sulle relazioni umane.

Quando il relatore ha concluso ero commossa.
Avevo appena sentito dare conferma a tutti i miei pensieri e le mie credenze… sarei andata volentieri ad abbracciarlo! Mi hanno bloccato prima.

Ha parlato di come gran parte di noi si faccia “prendere” dalle tensioni quotidiane, reagisca emotivamente (rabbiosamente) molto spesso, invece di razionalizzare e capire che l’unica persona che ne va di mezzo siamo noi stessi.

L’obiettivo di ogni nostra giornata dovrebbe essere ‘star bene’ e non accumulare le tensioni da sfogare poi con chi ci capita a tiro.

Avevo un amico che mi diceva sempre:
“Non è che voglio arrabbiarmi, non è colpa mia, ma se mi pestano i piedi io mi arrabbio.”

Che bello sentire qualcun altro, oltre a me, dire che NON E’ COSI’!

Che non sei tu a farmi arrabbiare, ma sono io che scelgo di arrabbiarmi!
Che sì è colpa mia!
Che sono io l’unico responsabile delle mie reazioni… di come SCELGO di reagire di fronte agli eventi della vita!

Su questo punto ci sono stati parecchi dissensi e brusii in conferenza, come era prevedibile.

Perchè ormai la stragrande maggioranza preferisce deresponsabilizzarsi e puntare il dito sugli altri.
Questo non è un atteggiamento di crescita, ma di comodo.
Non risolve, anzi complica, isola.

Per sapere gestire le tensioni, la rabbia, non penso che serva centrare l’attenzione sul respiro. Basterebbe comprendere da dove realmente arriva, cioè da noi stessi, e che gli unici a rimetterci siamo sempre noi.

E il mondo sarebbe più bello.

Devi domandarti…

  • maggio 19, 2013 at 22:38

Mi sto quasi addormentando e mi arrivi nel cuore, all’improvviso.

Mah…

Boh…

Ti scrivo un messaggio che solo tu puoi capire.
Mi rispondi e… non pensavo foste arrivati a questo punto.
Quasi ci rimango male.

Ci vediamo stasera e, di sfuggita, mi spieghi un po’… mi racconti… ti ascolto… ti “sento”.
Arrabbiata, con lui ma forse più con te stessa.
Insoddisfatta e insicura.
Decisa, ma incerta.

Vedo un fondo di amore dietro quel velo di tristezza e rabbia.

Certo, come dici tu, bisogna essere in due per far funzionare le cose…

Dovete chiedervi cosa vi lega.

Spesso, nella coppia, il problema è la comunicazione.
Ma se la motivazione è forte, tutto si può superare.

Qual è la tua, la vostra motivazione?

Amare,
è condividere con un essere
ciò che non si ha voglia
di condividere con nessun altro.
Amare,
è trovare, grazie ad un altro,
la propria verità
e aiutare quest’altro a trovare la sua.
(Jacques de Bourbon Busset)

Anche se si hanno interessi diversi è importante “condividere” la vita.
Se ognuno pensa a trovare e percorrere la propria strada, senza condividerla con l’altro, si rischia che prima o poi le strade si dividano senza nemmeno accorgersene.
Bisogna saper essere reciprocamente bastone di sostegno, indicatore di direzione, aiuto angelico.

Bisogna permettere all’altro di esserlo per noi.

Spero tu legga le mie parole.
Se no te le dirò a voce…
Penso di potermi permettere di farlo.
D’altronde si fa così tra amiche, tra nuove amiche…

Babet sindacalista

  • febbraio 15, 2013 at 17:05

“MAMMAAAAAA! Nanà mi ha proprio rotto!!!”

E se lo dice Babet, la figlia della pazienza, la maestra Shifu della generosità e della condivisione, la regina della pace interiore, beh… allora vuol dire che un fondo di verità c’è.

“Non la sopporto più! Mamma, continua a rompere!”

“Ma cosa fa?”

“Si lamenta di continuo! Non va bene questo, non va bene quello…”

Tutto nella norma, penso io.

“E poi rompe perchè vuole quell’altro gioco… fa sempre i capricci! E’ rognosa!! Mamma, ti prego… LICENZIALA!!”

The winner is…

  • gennaio 15, 2013 at 21:24

Canterina: “DAIIII!!! Chi è stata???”

Babet: “Io no!”

Nanà: “IO NO!”

Canterina: “Allora chi è stata?? DITEMELO!!!”

Babet: “Io no! E’ stata Nanà!”

Nanà: “NO! IO NO! E’ STATA BABET!”

Canterina: “Allora! Sei stata tu Babet?!?!”

Babet: “Ma perchè mi incolpi sempre di tutto, buaaaaahhhhh!! Non sono stata iooooo! E’ stata Nanàààààà!!!”

La sottoscritta: “Bimbe… ma che diavolo è successo?? Perchè Babet piangi?”

Babet: “Canterina mi incolpa sempre di tutto anche quando non sono stata io, buaaaahhhhh!”

La sottoscritta: “Di cosa la incolpi?”

Canterina: “Ma mamma! Qualcuno mi ha fatto POTIPOTI sul sedere!! E a me non piace!”

Babet: “Però tu mi hai spinto!”

La sottoscritta: “Allora! Tu Babet non fare la vittima sacrificale e tu Canterina prima di incolpare qualcuno devi esserne certa e soprattutto non metti le mani addosso a nessuno, quello lo posso fare solo io! Nanà, tu che c’entri??”

Nanà: “IO NIENTE!”

Le antenne della sottoscritta: BZZZ… BZZZZZ… BZZZ….

La sottoscritta: “Allora chi è stato a fare questo gesto inconsulto e tremendamente offensivo a una povera donzella indifesa che non sopporta i palpeggiamenti??”

Canterina: “Ma mamma! Ma a me da fastidio, non voglio che me lo facciano!!!”

Babet: “Non sono stata iooooo!”

La sottoscritta: “Sì, lo so Babet che non sei stata tu.”

Canterina: “Allora sei stata tu Nanà!!!”

Nanà: “NON E’ VELO! NON SONO STATA IO!!!”

Canterina: “E allora chi è stato??”

Nanà: “… IL MIO AMICO IMMAGINALIO!”

Oscar alla miglior risposta pronta!
Non ho potuto trattenere un fragoroso applauso.

Qui ci serve un ring

  • settembre 16, 2012 at 21:54

Due risse in tre giorni.

Canterina tenta di detenere il record di baby wrestling?
Può darsi.

La mia bambina grande ha una capacità di non reagire pari a zero assoluto.

Lei non istiga mai, non è così fetente da cercare la rissa, ma non riesce a trattenersi quando istigano lei e reagisce a bomba.

Giovedì al parchetto con un compagno di scuola.
Ho faticato a dividerli, cacciando urla da tarzan e rischiando io stessa il linciaggio.
Ho tentato di farle capire che reagire a vulcano non è uno dei comportamenti più intelligenti che si possano assumere, specialmente quando chi hai di fronte è il doppio di te, ma lei è convinta di potersi fare giustizia da sola, con la forza delle sue braccia.
Auguri.

Penso che debbano saper prendere le misure del mondo da soli e che i conflitti dell’infanzia aiutino ad affinare la loro capacità di risolvere i conflitti che troveranno davanti nel mondo adulto, ma anche oggi, per salvaguardare l’incolumità di mia figlia, mi son trovata a dirle che, invece di reagire, sarebbe meglio rivolgersi ad un grande che aiuti ad appianare le cose senza giungere alle mani.

Io ero ad una conferenza sui rimedi naturali per i figli.
Era giunta la parte più interessante e Canterina entra come una furia nella sala, dicendomi che si era picchiata con un bambino, spiegandomi l’accaduto in poche parole ed affermando che la madre del bimbo la stava inseguendo per darle la colpa.

“Occhei, vengo fuori io, vediamo se riusciamo a chiarire la cosa. Tanto la conferenza non mi interessava… sigh!”

Passo davanti ad uno stand e due persone che conosco mi chiedono se so cos’è successo. A loro hanno riferito solo che Canterina ha picchiato Tizio.

“Sarà dura che le abbia date senza averle prese.” rispondo.
Già me la stanno mettendo sotto accusa.

Stiamo passando in mezzo alla folla e Canterina vede Tizio.
“E’ lui il bimbo!”

Questo si gira e tira una sberla a Canterina che, non se lo fa dire due volte, gli salta addosso.
Li divido con l’aiuto di una ragazza che bada ai bambini e sento la nonna di Tizio che, arrivata sul momento, esclama:
“Chi è, lei, la bambina che ti ha picchiato??”

Beh, sicuramente ho avuto prova che, il bimbo, santo non è e sicuramente se non fossi santa io avrei messo personalmente le mani addosso alla nonna.
Lascio perdere e vado a chiarire la questione con Canterina e la ragazza (che mia figlia credeva essere la madre di Tizio al suo inseguimento).

“Io ti inseguivo perchè volevo solo sentire la tua versione, perchè bisogna dire subito la verità. E’ importante dire sempre la verità, capito? Per capire le cose bisogna dire la verità!”

“Scusa, posso educalrla io, mia figlia, ai valori della vita?”

Ho già capito che, comunque sia andata la questione e, certa al cento per cento che Canterina non inizi mai un alterco se non istigata, ciò che è saltata all’occhio sarà stata la reazione a bomba nucleare di mia figlia. Ergo, lei ha menato il bambino.

Riusciamo a venire a capo della situazione (senza il bambino presente), concordando entrambe che quando si alzano le mani, entrambi si passa dalla parte del torto, qualunque sia la motivazione.
“Ma se lui comincia a picchiarmi??” continuava a chiedere Canterina.

Come fai a dire a tua figlia che se uno la mena senza ragione, se le fa del male immotivato, essendo tua figlia lei è moralmente obbligata a stampargli una manata in mezzo agli occhi e poi andar a chiedere asilo politico ad un adulto, meglio se la stessa mamma, dando immediate spiegazioni?
No, non si può.
E forse non è nemmeno del tutto giusto.
Quindi confermo che, sebbene sia giusto difendersi, è meglio non alzar le mani perchè poi si innesca un meccanismo di sberle a ruota che impediscono ai grandi di capire chi aveva ragione e chi no, passando automaticamente dalla parte del torto.

Anche se ho visto personalmente come quel bimbo si è comportato, voglio insegnare a Canterina che le mani non sono mai la soluzione giusta.

Canterina ultimamente scatta come una molla.
Posso anche capirne il perchè.
Sono anni che deve tirar fuori il suo dolore e a volte è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
“Mamma, quest’anno posso fare pugilato?” mi ha chiesto tre giorni fa.

“Sto valutando seriamente la cosa, amore mio.”

E’ la bambina più dolce del mondo, ma da qualche parte dovrà pure tirar fuori qualcosa che è seppellito dentro di lei e fa fatica ad uscire.
L’altro giorno ha buttato fuori insulti in cirillico a suo padre, davanti alla scuola, penso anche di fronte a più persone, urlando semplicemente quello che pensa e che sente da tanto, troppo tempo.
Che queste sue richieste d’aiuto venissero comprese ed accolte, sarebbe bello… Ma io mi concentro sui suoi bisogni e sui suoi segnali di richiesta di aiuto e sto lavorando, per aiutarla a lascir andare quello che lei tiene dentro, ormai da parecchio tempo.

Reagisce a fattori esterni in maniera così “prorompente” perchè sfoga i momenti in cui non può o non ha potuto reagire nella sua situazione familiare? Perchè non ha il potere di reagire e cambiare ciò che non le piace?
Con tutta probabilità sì.

E’ faticoso per una mamma capire come muoversi, cosa poter fare per riuscire a farla stare meglio nella situazione in cui lei si sente impotente e non del tutto felice.
Farla stare meglio è la chiave.
Devo ragionare su questo.
Dovevo fare la psicologa, mannaggia.

In auto, sulla via del ritorno, mi rendo conto che, inizialmente lei non ha fatto nulla di male, ma che la sua esagerata reazione ad un’ingiustizia subita ha portato alle conseguenze conosciute.
Per la seconda volta in due giorni.

“Amore, convieni con me che ti è capitato lo stesso episodio due volte in pochi giorni.”

“Non lo stesso.”

“Beh, la sintesi è la stessa: Canterina si mena con un bambino. Almeno questa volta era più basso di te…”

“Occhei. Quindi?”

“Tu lo sai, se ci continuano ad accadere gli stessi episodi, se riviviamo le stesse situazioni ciclicamente, cosa vuol dire?”

“No.”

“Che non abbiamo ancora colto l’insegnamente nascosto dentro. E allora la vita continua a riproporcele, in modo che noi impariamo da esse.”

“E cosa dobbiamo imparare?”

“Non lo so, tesoro. A volte qualcosa sugli altri, spesso qualcosa su noi stessi. Forse dobbiamo cambiare qualcosa in noi. Le cose che si ripetono posso essere ‘importanti’ come incontrare sempre la stessa tipologia di fidanzati, ripetere continuamente incidenti similari, o anche cose più semplici come riuscire a scegliere sempre la coda alla cassa che si bloccherà inevitabilmente. Da ogni cosa noi possiamo imparare. Secondo te cosa devi imparare da questa situazione?”

“Non lo so, me lo dici tu?”

“Io non lo so, amore. Ci rifletterò, ma forse lo devi capire tu.”

Le lascio giocare.
Il tragitto è lungo, siamo fuori Milano.
Io non smetto di pensare e mi immagino mia figlia che, tranquilla, sta dipingendo con un pennello che una mia amica le ha permesso di utilizzare. Poi immagino Tizio che arriva e glielo strappa di mano, spezzandoglielo e pennellandola su un braccio, motivato sicuramente dal fatto che a lui hanno spiegato che ai bambini è vietato usare i pennelli in quel laboratorio. Lo immagino mentre dice assai poco educatamente a Canterina che ‘non si può fare’, pensando di essere nel giusto. Immagino mia figlia che, sapendo di non aver fatto nulla di sbagliato, inizia in quel momento, spingendo via il piccolo simpatico umorista. Penso a Tizio che, essendo homo toccato sul punto forza, reagisce menando. Immagino Canterina che lo scaraventa su un tavolino accanto e tutti gli sguardi si rivolgono verso la figlia di Hulk che sta picchiando malevolmente un povero bambino indifeso.
So che le ingiustizie, anche quelle di valutazione, sono dure ad essere mandate giù, ma al contempo rifletto sul fatto che ne incontraranno parecchie nella vita ed è meglio che inizino a farsi i calli, anche se, come madre, l’istinto è di dar fuoco a tutti coloro che feriscono i sentimenti delle mie bambine.

Ad un tratto ho l’illuminazione.
“Canterina, ho capito!”

Mi guarda dallo specchietto retrovisore con un grosso punto di domanda sulla fronte.

“Sai che la gente è tanto diversa, e non tutti si pongo verso gli altri con gentilezza, parlando con calma e grazia, come fa la tua mamma… Tizio come ti ha detto di non usare il pennello?”

“In malo modo! Di un antipatico che non hai idea!”

“Perfetto. E il tuo compagno di scuola, di solito, è uno aggrazziato o un po’… orsetto a dire le cose, a chieder quello che vuole?”

“Un mega grandissimo orso. Mamma, non è proprio il ragazzo più gentile della terra!”

“Vedi. Ho trovato il punto. Tu lo sai che il simile attira il simile? Se ti ricordi ve lo avevo già spiegato una volta. Vi avevo fatto l’esempio di me e MadreNaturasì, che siamo tanto simili, e l’ho incontrata proprio quando, nella mia vita, hanno iniziato a rientrare alcune cose che ho in comune con lei…”

“Sì, mi ricordo. Come dire, un pirla attira un pirla!”

“Beh, diciamo più che persone con valori futili e inconsistenti si attorniano di persone che la pensano come loro sulla vita… Quasi sempre. Perchè a volte sposi qualcuno che non è proprio come te e poi passi parecchi anni a chiederti come mai… beh, comunque quella è un’altra storia. E poi c’è un altro fatto, amore mio.”

“Quale?”

“Gli altri sono come degli specchi per noi, quindi quando capita che qualcosa, in qualcuno, ci infastidisce tantissimo, spesso è perchè è una parte di noi stessi. Una parte che molto probabilmente non ci piace, ma ci dà fastidio solo quando la vediamo negli altri.”

“In che senso?”

“Ti ha dato fastidio che Tizio ti abbia parlayo in quel modo scortese, senza alcuna motivazione?”

“Non hai idea di quanto! Lo avrei ammazzato!”

“Beh, non è la stessa cosa che tu fai di solito con le tue sorelle?”

Canterina rimane in silenzio, ma dal suo sguardo capisco che concorda con me.
Le faccio l’esempio di quanto mi dava fastidio un certo atteggiamento di Nonno M., che era esattamente lo stesso modo in cui mi comportavo io. Dopo che ho lavorato su me stessa per cambiare, quel suo atteggiamento non mi infastidisce più così tanto. Certo, so che il nonno potrebbe migliorare la qualità di vita, sua e degli altri, se si impegnasse a cambiare certe cose, ma d’altronde noi siamo padroni di noi stessi e gli altri sono liberi di scegliere come, se e quando cambiare.
A volte è il fastidio che ci deve guidare a capire noi stessi.

Parte un monologo di Babet che mi elenca tutti i suoi fastidi.

Per fortuna siamo arrivate a casa.

A cena chiedo a Canterina cosa ne pensa di ciò che le ho detto in auto.
“Sono d’accordo… ma sarà una grande problematica dover cambiare il carattere!” mi dice con l’aria di chi vuole veramente mettercela tutta per stare meglio, con gli altri e con se stessa.

“Amore, non il carattere, ma semplicemente un modo di fare. Il carattere è bellissimo come ce l’hai! Lo so che è difficile cambiare se stessi. E’ la cosa più difficile che ci possa essere. E’ molto più facile cambiare gli altri o volerlo fare. Se stessi è la persona più complicata che si ha da dover cambiare!”

“E tu lo sai bene, vero. Perchè hai faticato tanto per cambiare.”

Mi vengono le lacrime agli occhi sapere che mia figlia nota queste cose. E le esprime con tutta la fierezza che si possa avere per la propria mamma.
“Hai proprio ragione, amore mio. Anch’io ho fatto fatica. Ma l’importante è provarci. Sei già a metà strada… anzi, a due terzi. Uno: lo riconosci. Due: ci provi. E il più è fatto. Ti manca solo di riuscirci e poi sei completo. Non tutti sanno di dover cambiare. Tra chi lo sa, non tutti vogliono farlo. Tra chi vuole farlo, non tutti ci riescono.”

Guardo tutte e tre le mie bimbe che mi stanno ad ascoltare.

“Mi immagino già, quando sarete grandi, le nottate sul divano a parlare della vita con una tisana calda in mano, a fare le ore piccole per chiacchierare!”
Forse, più che me lo immagino, me lo auguro.

“Che romantica che sei, mamma!” esclama Babet.

“Siete delle bambine meravigliose, tutte e tre, e non potevo riuscire a farvi meglio.”

Nanà mi corre in braccio e richiede la sua dose di baci e coccole, probabilmente senza capire il filo di tutto quel lungo discorso, ma sente che è un momento in cui poter rivendicare le tenerezze materne.

Le abbraccio tutte quante, sussurrando nelle loro orecchie quanto sia grande il mio amore per loro.
E ad ognuna dico la frase che ripeto sempre, quando voglio arruffianarmele un po’ <<Sei la mia °°°genita preferita!>>

Arriva il turno di Canterina.
“Ti amo tanto amore mio, sei la mia primogenita preferita!”

“Sì, grazie! Allora Babet è la tua SECONDOGENETICA preferita e Nanà la TERZOGENETICA…”

“Hai proprio ragione amore mio!”

“Mamma, sai cosa voglio fare con i miei figli?”

“No, tesoro.”

“Beh, innanzitutto viziarli un po’, come fanno tutte le mamme! Poi voglio educarli come fai te, a come si mangia, a essere educati, a studiare. Ma soprattutto li voglio ascoltare.”

Stasera ho sul volto e nel cuore un sorriso che nessuno mi toglierà più.

 

Figlia del corto circuito

  • agosto 29, 2012 at 19:21

Babet, ieri sera, impersonificava alla perfezione la figlia del vittimismo.

Se la sorella maggiore gliele dava era perchè le prende sempre (beh… su questo ha ragione).

Se si pigliava una gomitata fortuita da me perchè stazionava alle mie spalle come un condor in attesa della preda morta, era perchè riceve colpi dal destino come un pungiball da palestra.

Se perdeva la duecentesima partita contro la sorella di Gastone, che ha un sedere grosso come una portaerei, era perchè il fato avverso condizionava l’andamento del gioco a suo sfavore da qui all’eternità.

All’ennesimo litigio, dopo l’ennesima pacca ricevuta, corre in camera in preda ad un pianto da dramma napoletano misto a lamento straziante da vedova calabrese aggrappata alla bara del marito. (Ognuna ha le sue fortune…)

“Sempre a meeeee! Solo a meeeee! Non è giustoooooo!”

“Amore mio, quante volte te l’ho detto che non è così?! Gli incidenti capitano a tutti, anche a me, da bambina sembravo ghepardata! Ero piena di gibolli ovunque! Sei uguale a me, vuol dire.”

“Ma sempre e solo a me! Mi arrivano sempre sberle o pacche! E poi perdo sempre a tutti i giochi! Ha vinto tutto Canterina! Io perdo sempreeeeee!”

“Guarda che come hai perso tu ho perso anch’io! Canterina ha un sedere enorme e infinito quando gioca a carte, ma non sempre. E poi cosa ti dice la mamma? Che se continui a pensare negativo ti attiri tutte le cose negative… Pensiero positivo! Pensiero positivo! Pure Jovanotti lo diceva…”

“Ma io non ci riesco!”

“Come no, dai proviamoci insieme. Cosa possiamo dire di positivo di stasera… Allora, io ho perso un sacco di partite, però… la cosa bellissima è che ho passato una splendida serata a giocare con voi! Le mie bambine adorate! E non è bello questo?! Chissenefrega se perdo!”

“A me frega però!”

“Appunto… e allora cosa puoi trovare di positivo?”

“Mamma…”

“Dimmi amore.”

“Ma le tartarughe, quelle che hanno le unghie sulle zampe, ecco, loro riescono a nuotare??”

………. “Penso proprio di sì, Babet… Andiamo di là a giocare insieme?”

“… Eh?!”

“Andiamo – di – là – a – giocare??”

“Di là?!”

“Sì! A – giocare – ancora… … … Rimetti – a – posto – la – candela(*)!!!”

“… Sì, ma solo se mi porti in braccio!”

Ogni tanto vorrei essere una piccola, minuscola, invisibile cellula del cervello di mia figlia, per capire dov’è che fa contatto…

 

(*) nda, dal film Frankestein Junior!

A casa!

  • luglio 23, 2012 at 16:35

Arrivate.

Stanchine le bimbe, sfiancata la mamma.

Ieri pomeriggio, giunte a casa, scaricate le valigie, come ogni anno mi è partito l’embolo di fare tutto il fattibile fino a che le forze mi reggessero.
Mi sono schiantata sul divano alle otto e mezza, dopo aver anche lavato i pavimenti.

Alla domanda tipica di qualunque ora della giornata “Mamma, cosa si mangia?!” ho risposto:
“Bimbe, non me lo chiedete nemmeno! Non mi metto certo a cucinare ora. Il frigorifero è vuoto. Se volete potete inserirci la testa e leccare i ripiani oppure guardare cosa c’è nella borsa frigo e ingozzarvi degli avanzi della montagna. Io al massimo vi sbuccio due carote. La frutta è già lavata. L’acqua scende dal rubinetto. Sapete dove sono i piatti. Fatemi rinvenire quando è ora di andare a letto.”

“Sono avanzati dei panini dal viaggio! Però, mamma, dopo questi io non voglio più vedere panini per una settimana.”

“Io almeno per tre mesi, amore mio!”

Canterina oramai è un donnino, mi ha aiutato a riempire tre lavatrici, la cesta e la vasca da bagno di panni sporchi, e mi ha lavato tutte le borse.
Babet si è un po’ persa nel riordinare libri e giochi.
Nanà si è persa e basta.

Oggi, sia prima che dopo la spesa, stessi ruoli.
Canterina molto utile.
Babet abbastanza utile.
Nanà l’inutilità fatta persona.

“Però, mamma! Nanà non fa niente! Non è giusto!”

“NON E’ VELO!”

“Sì che è vero, amore. Non fai un cavolo di niente per aiutarci.”

“Ma è piccola…”

“Babet, non è una scusa plausibile. Le do compiti adatti alla sua età… PRENDERE I PIATTI… LAVARSI LE MANI… METTERSI UNA MOLETTA… RESPIRARE… RESPIRARE E SPOSTARE I GIOCHI CONTENPORANEAMENTE… ce la può fare anche a 4 anni!”

“Sì, però! Ma così è inutile!”

“NON E’ VELO!! NON SONO IGNUTILE IO!!!”

“No, c’hai ragione tesoro, sei utilissima… Come una forchetta nel brodo!”

Amiche

  • maggio 23, 2012 at 21:29

Ho due carissime amiche che hanno litigato.
Una mi ha chiamato subito dopo la lite, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.
L’altra mi ha chiamato prima di cena, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.

Ovviamente io non parteggio, voglio bene a tutte e due e mi sento solo di dare qualche consiglio o semplicemente la mia opinione forse troppo tollerante per entrambe.
Ebbene, parlandone con una terza amica, ho scoperto di essere arrivata a livelli di tolleranza mai toccati prima, che mi mettono in pace con il mondo e mi fan vedere le cose con molta più semplicità di una volta.
Mi son sentita anche definire una persona equilibrata… e pensare che ho sempre pensato di avere lo squilibrio nel sangue!
Ma forse è vero. Nonostante la mia verve e il mio entusiasmo quotidiano, il sense of humor e la fretta adrenalinica di una tri-mamma single che vive a Milano, mi ritengo pacifica.
Probabilmente perchè sono in pace con me stessa.

E poi ci sono…

Ci sono persone portate ad aiutare gli altri, persone positive, persone che vorrebbero la pace nel mondo da quando nascono, persone che son sempre pronte a dare una mano e a tagliarsi la loro per offrirla agli altri.

Ci son persone che hanno bisogno di aiuto, inequivocabilmente, ma che in un modo o nell’altro chiedono di non essere aiutate. Forse perchè non è il momento giusto, forse perchè non è la persona giusta, forse perchè non è il modo giusto o forse solo perchè, in fondo, stanno bene dove stanno… chi lo sa.

Penso sinceramente che la cosa più difficile al mondo sia lasciare agli altri la propria libertà e stare lì a guardare.
Che non vuol dire lavarsene le mani, ma semplicemente lasciar scegliere.
E’  giusto voler il bene del prossimo, è onorevole proiettarsi verso l’incoraggiamento allo stare bene, al vedere positivo, al puntare in alto, al tendere al meglio del meglio, è lodevole avere l’entusiasmo di spronare alla consapevolezza.
Ma lo è anche saper capire che non siamo tutti capaci di aiutare tutti, che non possiamo salvare il mondo, specialmente chi non vuole essere salvato da noi.

E’ dura vedere qualcuno a cui vuoi bene farsi del male, sbagliare, cozzare di testa contro muri di marmo.
E’ ancora più dura sapere che tu hai gli strumenti per dare una mano e vedere chi hai di fronte  scegliere di non utilizzarli.
E’ veramente dura lasciare all’altro la libertà di sbagliare, la libertà di scegliere ciò che tu sai con certezza essere una strada che porterà a sofferenza e dolore.
Ma ognuno ha il suo cammino e i suoi tempi per percorrerlo.

Puoi tendere la mano, regalare un sorriso e far sapere che ci sei.

Vedo, giorno dopo giorno, una persona che ho amato indirizzarsi versi una strada senza uscita, verso una via in cui posso sottoscrivere come andrà a finire, firma e carta da bollo.
E solo questione di tempo.
Ma penso anche che se quella è la sua scelta più che convinta, non capirà se non ci sbatterà il muso.
Io posso solo cercare di arginare  i disastri che nel contempo colpiscono coloro che gli sono vicino.
Più volte mi son detta:
“Ma come fa a non capire?? Non vede i segnali? Non si guarda attorno??”

E mi è stato risposto:
“Se una persona non è in cammino, non ha intrapreso un percorso di crescita, non potrà nemmeno porsi certe domande, perchè non è in cerca di risposte.”

E’ vero che c’è anche chi va preso per i piedi e tirato fuori da situazioni disarmanti e dolorose, ma spesso in queste situazioni non c’è la possibilità di scegliere.
Ma quando scatta il libero arbitrio c’è poco da fare.
Non possiamo costringere l’altro a porsi delle domande, ad andare in ricerca, a percorrere la nostra strada.
Possiamo solo essere lì, pronti ad aiutarlo, se mai scegliesse di intraprenderla.

Quanto bene voglio a queste due teste dure!
E nonostante tutto mi fan sorridere, perchè penso che ne passerà di acqua sotto i ponti prima che una di loro due cambi idea a riguardo…

Ad un’amica direi:
“Non puoi cambiare l’altra, anche se il vederla soffrire ti fa star male. Sii paziente, strapazzala di meno e continua a dare il tuo esempio. La tua voglia di vivere è invidiabile, ma va scelta. Il tuo ottimismo è contagioso, ma c’è anche chi preferisce vedere tutto nero, è la sua visione, ma anche il suo guscio in cui rannicchiarsi e sentirsi sicura. Prega per l’altra e attendi con pazienza il momento, se verrà mai, in cui ti chiederà come puoi essere sempre così sorridente, qualunque tempo ci sia nel cielo. Perchè deve essere lei a venirtelo a chiedere. Ma accetta anche la possibilità che non venga mai. E non viverla come una sconfitta, ma semplicemente come una diversità. Puoi esserci per lei in qualunque momento e volerle bene, anche così.”

All’altra amica direi:
“Non te la prendere. Di eccessivo amore non è mai morto nessuno! Ognuno di noi è fatto a modo suo è dobbiamo rispettarci a vicenda, con i nostri difetti e i nostri pregi e sono sicura che per ogni suo difetto riusciresti a trovarne cinque meravigliosi pregi che ti fanno apprezzare la sua amicizia. Io so che tu sei libera di dire no. Rispetto i tuoi tempi e le tue scelte. I tuoi sbalzi ormonali e le tue incazzature. Ma ricordati solo una cosa: sei circondata da mani che si offrono per tirarti su. Ogni tanto pensa a come sarebbe bello afferrarne una e lasciarti trascinare per un pezzo di strada. Per fare questo però serve che tu lasci cadere un pezzettino del muro che ti circonda, per sentirti più leggera. Devi aprirti all’idea di volare e per far questo ti devi fidare della mano che afferrerai. Può far paura all’inizio, ma quella mano non ti lascerà cadere…”

Che squadra scegli??

  • maggio 1, 2012 at 20:59

Le bimbe fanno colazione, con calma, molta calma, decisamente la solita calma, mentre chiacchierano, parlano e si perdono nei loro pensieri.
Nel frattempo come sempre le incito duecento volte a finire prima dell’arrivo della seconda glaciazione.

Faccio in tempo a lavarmi, vestirmi, truccarmi, lavare i piatti che le bimbe si devono ancora lavare gli ultimi denti tra una chiacchiera e l’altra.
Come ogni mattina, ad intervalli regolari di tre minuti e venti secondi, vado a sollecitarle con i soliti “Lavatevi…” “Infilate gli spazzolini in bocca se no non ci riuscite…” La faccia l’avete lavata?” “Gli sciacqui nasali li avete fatti??” “Smettetela di parlare che non riuscite a fare due cose insieme…” “I denti sono quelli che avete in bocca…” “Sento l’acqua che va da un’ora, quante facce avete lavate nel frattempo? Duecento??” “Se non la finite di litigare litigherete con me…” “Fate i turni a sputare o vi sputate addosso…” “Vestitevi…” “Vestitevi…” “Vestitevi…” “Che ne dite di vestirvi??” “Se non vi vestite in cinque minuti io esco e voi mi seguite in pigiama…” “Sto per uscire…” “Sono lì, i vestiti, dove te li ho indicati un’ora fa, mezz’ora fa e un quarto d’ora fa…” “Non mi chiedere dove sono i vestiti puliti o ti uso come spazzola da scarpe!” “Vestitevi…” Vestitevi…” Vestitevi…”

Rifaccio i letti, tiro su i panni, tiro a lucido l’argenteria che loro sono ancora in pigiama, con i vestiti in mano, a discutere, litigare, chiacchierare, giocare, pianificare…

Tra un urlo di Tarzan e un altro richiamo della giungla, passando da una stanza all’altra, ascolto i loro discorsi.

Ci sono i tipici discorsi fraterni:
“E tizia ha detto così…”
“Ma tu se fossi in Caio chi ti piacerebbe??”
“IO FACCIAMO CHE MI CHIAMAVO SALA, ANZI GIULIA E ELO LA VOSCCC-TLA MAMMA… ‘CCHEI??”

Per passare alle tipiche risse fraterne:
“Mi hai toccato!”
“No! Sei tu che mi hai toccato per prima!”
“Non è vero! Io ho solo sfiorato il tuo pantalone!”
“NON E’ VELO! GUADDA CHE IO SCCC-TO DALLA SUA PALTE!”
“Ma tu sei sempre dalla sua parte non è giusto!”
“Ma se ieri era sempre dalla tua! AHIA! Nanà mi ha picchiatoooo!!”
“Canterina mi ha spinto!!!”
“Babet mi ha preso in giro!!!”

Ma a volte escono discorsi di cui ignoro le origini.
Come quando parlano di calcio tentando di parteggiare per qualche squadra.
Mi stupisce perchè, nonostante i miei trascorsi di preadolescente-milanista incallita che conosceva a memoria tutta la formazione (Ruud Gullit, Marco Van Basten e Pietro Paolo Virdis compresi) io detesto il calcio, in casa nostra non se ne parla, nè si guardano le partite e giro canale quando alla fine del telegiornale danno i risultati delle serie sportive.
Presumo che ascoltino i loro compagni inneggiare per questa, piuttosto che per quella squadra, quindi sentirle così accanite mi fa sorridere.

Stamattina è scappato qualcosa in più di un sorriso (qualche grassa risata) quando ho sentito:
“E tu Nanà che squadra tieni??”

“Sì, dai, tieni Milan, Juve, Inter… Che squadra scegli??”

“MMMMHH… SCEGGO… INTELNET!!

Effetto Figurella a domicilio

  • ottobre 17, 2011 at 21:41

Tante cose da fare, la testa sempre occupata e… non ci vedo più dalla fame!

No, quella era la pubblicità progresso procolesterolo….

L'altro giorno ho un lampo di genio (uno dei tanti) e mi chiedo se, in tutto il pandemonio di questo periodo, relegata in casa, mi sia sfuggito l'avviso dell'accensione della caldaia condominiale. O magari l'avviso non lo hanno neppure dato.

Mi è venuto in mente sabato sera, quando discorrevo felicemente con quattro pinguini imperiali nel mio soggiorno, raccontando loro della giornata piena passata alla festa della scuola a servir polenta e zola, vin brulè e cioccolata calda.
Quando è giunto il momento di andare a nanna nell'igloo mi son rammentata che la metà di ottobre era passata e ho provato a mettere in funzione il termostato e l'impianto di riscaldamento della casa.

Ho programmato gli orari e ho passato un'ora a vagare per le stanze toccando i termosifoni.
Uno caldo solo sopra, un'altra bollente, quello della cameretta come sempre freddo…
Mi son detta "Controllerò domattina se si sono azionati tutti!" e me ne sono andata a letto.

Domenica mattina mi son svegliata in un bagno di sudore: sembrava di stare al Tropico del Cancro.
Mi ha tirato giù dal letto il vociare dei lemuri e delle scimmie che si lanciavano da una liana all'altra, la vegetazione da foresta amazzonica era cresciuta folta in quei 90°di umidità, percepiti 93°.

I termosifoni si erano azionati (tutti tranne quello della cameretta…), ma non si erano più spenti!
Il mio piccolo bagnetto era diventato un bagno turco. In cucina ho avuto anche qualche miraggio.
Ho passato la domenica pomeriggio a lottare con 'sti fetenti di termosifoni, ma niente.
Nemmeno se toglievo le pile al termostato si fermavano!
Così ho dovuto chiudere tutte le valvole, nella speranza di non trovarmi la casa allagata l'indomani, e mandare una mail all'amministratore con oggetto: RICHIESTA INTERVENTO URGENTE ZONA EQUATORIALE DEL CONDOMINIO… SEGUIRE LE ORME DEI CAIMANI E LA SCIA DEI PIRANHA!

Seguendo la scia stasera è arrivato il tecnico a sostituire la valvola sul pianerottolo.
Nanà e Babet controllavano il suo lavoro incuriosite, ferme sulla porta aperta come due carabinieri.
Mentre la piccola fissava indomita l'omone con la tuta che trafficava con la chiave inglese, Babet osserva una maschera a forma di gatto appesa al muro che aveva fatto l'anno scorso a scuola e mi dice:
"Mamma, ma è tutta rovinata!"

"E sì, amore, lo so. Ma 'sto gatto ha anche la sua età… cos'avrà? Due anni?"

"Sì, ha due anni!"

E Nanà, sempre fissando l'omone barbuto:
"MA NO, BABE'! NON VEDI QUANT'E' GLOSSO?!?!"