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Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi

  • agosto 10, 2015 at 18:33

Sto trascurando il blog, lo so. E’ un periodo così. E va bene.

Le bimbe sono partite da una settimana e staranno via fino a ferragosto.
Le mie vere vacanze!
Sono quei momenti in cui riesco a rilassarmi realmente, senza avere l’orologio sempre all’occhio, il “dovere” di cucinare (più volte al giorno!!), di controllare i compiti etc. etc. etc.
E sono anche quei momenti di serena introspezione in cui mi dedico alla mia crescita personale e ai libri che ho accumulato durante l’anno.

Quei momenti in cui sono padrona del mio tempo.

Così…
Ho deciso di ribaltare e pulire casa in ogni angolo conosciuto e non, lucidare i mobili, sfoderare i materassi, pulire piastrelle che non vedevano una spugnetta dall’era glaciale…

Sembra masochismo?
Invece no, in quanto non è qualcosa che “devo” fare, ma che “voglio” fare. Questo fa la differenza.
E voglio farlo perchè per me è Meditazione.

Le persone credono le cose più svariate sulla meditazione.
Solitamente ci si immagina il monaco buddhista che, gambe incrociate, mudra alle mani e schiena eretta, rimane immobile per un tempo indeterminato spegnendo la mente ed entrando in uno stato “illuminato”.

Quando iniziai a fare meditazione (da autodidatta, si intende, io sono fatta così) mi son chiesta per mesi e mesi come cavolo si facesse a spegnere la mente, dove fosse l’interruttore, la spina da scollegare: aiuto!! E’ la cosa più difficile al mondo!

Siamo abituati ad avere la mente sempre in funzione, un pensiero che succede l’altro, senza mai una pausa, qualunque cosa facciamo.
L’Ego, la mente, vuole proprio questo, un rumore brulicante di fondo che non si spenga mai. Cosicchè ci sembra di avere il totale controllo della nostra vita, ma in realtà è l’esatto contrario: è la mente che diviene padrona di ogni nostro singolo istante, del nostro essere. Ci identifichiamo con essa, ma non siamo assolutamente la nostra identità, noi siamo Altro. Ma come facciamo a scoprire Chi Siamo se la mente non si spegne mai?? Come facciamo a ritrovarci se non riusciamo a stare IN SILENZIO anche DENTRO di noi?

Così ho capito che era necessario qualche “esercizio pratico” per imparare a fare qualcosa di così improbabile, per cui sembra proprio di non essere stati programmati. Esercizio che esulasse dal sedersi nella posizione del loto e lottare con la propria forza di volontà. Qualcosa di più agevole che mi potesse poi facilitare la meditazione tradizionale in un successivo momento.
E la cosa più semplice per esercitarsi a spegnere il cervello è fare qualcosa di automatico, abitudinario, meccanico direbbe Gurdjeff, in cui non è necessario o di vitale importanza “pensare” a ciò che si sta facendo.

I mestieri di casa sono un ottimo strumento.

Provate a farlo.
Cominciate a lavare i piatti o a sfregare una piastrella del bagno con l’intenzione di concentrarvi solo sul movimento della mano, della straccio, del tocco.
Lo fate.
Respirate con calma e…
Alla terza piastrella vi accorgete che, già dalla seconda, stavate pensando a qualcosa. Qualunque cosa, dal vicino di casa che butta giù i mozziconi di sigaretta nel vostro giardino, alle bimbe che ora staranno facendo il bagno, a cosa mi preparo di non impegnativo per cena, all’amica a cui dovevate telefonare tre giorni fa e mannaggia la memoria a breve termine!
Allora riprendete a dare attenzione alle vostre mani, al freddo delle piastrelle, al vostro respiro che diventa un po’ più affannoso e…
Track! Riparte un altro pensiero!
Ma porc… Un’altra volta!
Altra piastrelle, vi concentrate e…  vi ritrovate immersi nei vostri ensieri sena nemmeno ricordarvi da dove siete partiti!
Occhei, respirate.
Rimettetevi in stato di Presenza.
E così via.

Stare nel Qui ed Ora (cioè meditare) è una delle cose più difficili ed è per questo che serve esercizio e disciplina per raggiungere quello stato: uno stato in cui le intuizioni sono di casa, in cui l’autoguarigione del nostro corpo aumenta radicalmente, in cui si è in pace, poichè non è luogo per le preoccupazioni, in cui si è a contatto con la parte Divina di Se stessi, dove si può chiaramente distinguere, magari chiedendo, la veridicità del nostro cammino.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi.

E per coronare il tutto, tra una lettura, qualche trattamento (c’è ancora qualcuno a Milano), una cena con i Nonni e le quattro docce giornaliere, per sudare ancora un po’ (ho espulso più tossine in questa settimana che in tutto l’anno…) una bella pedalata al parco a ricaricarmi in mezzo alla Natura.

Il parco deserto, su e giù dai ponticelli con il fiatone, un libro scelto, la borraccia e l’antizanzare.
Fermarsi all’ombra di un grande ippocastano, accarezzare col vento la fila di Sambuco piena di bacche, abbracciare una quercia…
Sì, perchè??!
Io abbraccio gli alberi.
Lo faccio fare anche alle bimbe se è per questo. Gli alberi hanno un’energia spettacolare e per ricaricarsi sono un fonte magica.

In ogni caso al parco ad agosto, con 37 gradi di media, c’è tanta gente strana, che parla col sole, che si rotola nel prato e che urla a squarciagola…

Una donna avvinghiata ad un olmo passa ancora inosservata!

Free Hugs, strani indivudui e la pace interiore

  • novembre 7, 2013 at 01:39

Questa mattina altre brutte notizie.
Sembra che nel quartiere ci sia una fuga di disperazione non controllata.
Mamma mia…

Mi si annulla l’impegno della mattinata, così mi propongo per accompagnare MadreNatura Sì a sbrigare altre faccende per lo sfratto: ha bisogno di sostegno.

Saliamo dalla scalinata del metrò in Piazza Duomo.
“MadreNatura Sì! Guarda! Free Hugs! Io vado a prendermi un abbraccio!” e mi incammino verso la sorridente ragazzina che, con il cartello in mano, distribuisce pezzi di buonumore.

“Ma no! Wonder, dai!”

“Suvvia! Son gratis! Vieni!”

“Ma no… ma io mi metto a piangere…”

“E non ci sarebbe niente di male! Se ne hai bisogno, ne hai bosogno.”

Ci avanza del tempo.
“MadreNatura Sì, andiamo in libreria. C’è un libro che non riesco a trovare in giro. E quando mi ricapita di venire in Duomo??”

“Perfetto! Anch’io ne devo cercare uno!”

Entriamo nella Grande Libreria. C’è da perdersi.
Mi ricordo a spanne i reparti.
Mi dice il titolo e cominciamo a spulciare.

Si avvicina un tizio, dall’aria strana, con le mani incrociate e fissate dietro la schiena con l’attack e gli occhiali un po’ calati sul naso.
“Cosa cercate?” mi sussurra da vicino. Troppo vicino.

Già ci aveva addocchiate quando MadreNatura Sì tentava di sganciarmi l’orecchino dalla sciarpa, mentre facevamo una cagnara non proprio degna di una libreria.

Sorrido forzatamente e rispondo:
“Un libro.”
A volte sono geniale senza rendermene conto…
Affianco MadreNatura Sì.
Lui pure.
Fa qualche commento che ho addirittura rimosso dalla memoria.
Cerchiamo di non dargli molta corda, ma lui è insistente.
Credo che non sia ferrato nel comprendere il linguaggio non verbale.

Ci trasferiamo nel reparto dizionari linguistici, nell’utopia di trovarne uno di Bengalese-italiano, Italiano-bengalese.
“Ah, ora siete passate a cose più impegnative??”

Tento di rendermi invisibile, ma non ottengo un buon risultato.
Punto sull’indifferenza.
Ma nemmeno quella sortisce l’effetto sperato: continua a pedinarci.

Lo seminiamo.

Mi ritrova nel reparto Religione, mentre prego che svanisca miracolosamente.

Riusciamo ad uscire indenni dalla libreria, senza psicopatico e senza libri.

“Ma è possibile che catalizziamo gli svitati?”

“Secondo me è avanti perchè cuccare in libreria vuol dire aver chiaro il tipo di donna che vorresti…” mi risponde MadreNatura Sì.

“Il fatto che ci abbia abbordato davanti al reparto di Psicologia dice tutto… secondo me non aveva chiaro nemmeno chi era lui!”

Quando giunge il momento di dividerci decido di fare una bella camminata sotto il sole che splende alto nel cielo autunnale.
Arrivo fino al Castello Sforzesco.
Il cielo è azzurro e limpido, l’aria fresca e serena.
Ripenso a tutto quello che è successo in questi giorni.
Eppure la Luce splende sopra ogni testa…
Signore, che questa Luce porti speranza a chi ne ha bisogno!

In tram mi sembra di essere in trance: ho gli occhi aperti che non guardano, perchè la mente è altrove.
Penso a tutte le amicizie che ho accanto, persone magnifiche e ne sono felice, consapevole che, se simile attira simile, qualcosa di loro dovrei averlo anch’io.

Penso alle persone a cui voglio bene, quelle che mi sono ancora vicino e anche a coloro che, nonostante l’affetto, non condividono più la loro vita con me.
Alcuni di loro mi mancano, parecchio.
So però che ognuno fa le proprie scelte e prende la propria strada.
Mi chiedo se, in caso di bisogno, mi chiamerebbero per chiedermi aiuto.
Mi chiedo se io avessi bisogno… se avrei su chi poter contare… ma mi rendo subito conto di essermi fatta una domanda sciocca.
Forse dovrei chiedermi se io avrei il coraggio di chiederlo l’aiuto.

Mi chiedo perchè non si possa vivere tutti insieme in armonia con gli altri e con il mondo, come un’unica parte di un tutto più grande di noi, di un tutto che anche da noi è formato e di cui siamo responsabili.
Se ci rendessimo conto che ogni volta che facciamo del male a qualcun’altro la stiamo facendo a noi stessi… le cose non sarebbero diverse? Non vivremmo nel più completo rispetto? E nella totale libertà di rispettarci a vicenda…

Sono a casa e ho i pensieri che sembrano un vortice infinito, che si innalza sempre più e gira, gira, allontanandosi velocemente.
Ho bisogno di prendere di nuovo il contatto con la Terra.

Non ho le bimbe, l’incombenza del pomeriggio la posso spostare.
Mi infilo i guanti, prendo spugnette, stracci, detersivi…

Tolgo la muffa dagli angoli del bagno, smonto i miscelatori e li pulisco, cambio il tubo alla doccia, svito e pulisco la ventola del bagno delle bimbe che non vede la luce da quasi otto anni, mi arrampico sopra un mobile per spolverarlo svuotandone una sola antina a scelta, lavo la mensola dimenticata della cameretta da tutte le incrostazioni di adesivi e scotch… il tutto con un’immensa pace dentro.

Non mi dedico alle pulizie (la casa rimane un lerciume) ma a quei lavori che non si fanno mai, i lavoretti di fino, quelli per i quali serve tempo e pazienza: il mio modo di meditare.

Non è facile per me acquietare la mente, mi aiuto canticchiando sottovoce.
Inginocchiata in bagno, sfrego il calcare nella doccia con lo spazzolino da denti e mi sento serena, sono felice.

E’ proprio vero che non dipende da COSA fai, ma da COME lo fai.

Scelgo di fare tutto ciò che faccio durante le mie giornate con amore e felicità.
E sceglierlo vuol dire pensarci… mentre compio qualunque piccola attività, mentre scambio qualunque semplici parole, mentre cucino quella frugale cena, mentre penso a quella persona lontana…

La pace che si ha dentro può rasserenare ciò che ci circonda.
La pace di ciò che ci circonda può rasserenarci dentro.

E’ un circolo vizioso!
Ma che bel circolo…

Sei sempre tu

  • settembre 23, 2013 at 21:37
Sei tu, sei sempre tu il fattore decisivo,
sei tu che decidi tutto ciò che ti accade.
Ricordalo!
La Chiave è questa: se ti senti infelice, è una tua scelta.
Se non vivi nel modo giusto, è una tua scelta.
Se perdi l’occasione, è una tua scelta.
La responsabilità è completamente tua.
Non avere paura di questa responsabilità.
Molti sono terrorizzati da questa responsabilità perché non sono capaci di vedere l’altro lato della medaglia.
Sull’altro lato c’è scritto: Libertà.
(Osho)

 

Vedi…

  • giugno 15, 2013 at 23:00
Sei tu,
sei sempre tu il fattore decisivo,
sei tu che decidi tutto ciò che ti accade.
Ricordalo!
La Chiave è questa:
se ti senti infelice, è una tua scelta.
Se non vivi nel modo giusto, è una tua scelta.
Se perdi l’occasione, è una tua scelta.
La responsabilità è completamente tua.
Non avere paura di questa responsabilità.
Molti sono terrorizzati
da questa responsabilità
perché non sono capaci di vedere
l’altro lato della medaglia.
Sull’altro lato c’è scritto: Libertà.
(Osho)

…Anche Osho era d’accordo con me!

Sei libero di essere felice, di non arrabbiarti, di scegliere di amare.
Libero di cogliere al volo le occasioni, di viverle.
Libero di Essere ciò che vuoi veramente Essere.

Questa Libertà l’hai sempre avuta tra le mani.

Ora che lo sai, usala.

Amiche

  • maggio 23, 2012 at 21:29

Ho due carissime amiche che hanno litigato.
Una mi ha chiamato subito dopo la lite, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.
L’altra mi ha chiamato prima di cena, si è sfogata e mi ha dato la sua versione.

Ovviamente io non parteggio, voglio bene a tutte e due e mi sento solo di dare qualche consiglio o semplicemente la mia opinione forse troppo tollerante per entrambe.
Ebbene, parlandone con una terza amica, ho scoperto di essere arrivata a livelli di tolleranza mai toccati prima, che mi mettono in pace con il mondo e mi fan vedere le cose con molta più semplicità di una volta.
Mi son sentita anche definire una persona equilibrata… e pensare che ho sempre pensato di avere lo squilibrio nel sangue!
Ma forse è vero. Nonostante la mia verve e il mio entusiasmo quotidiano, il sense of humor e la fretta adrenalinica di una tri-mamma single che vive a Milano, mi ritengo pacifica.
Probabilmente perchè sono in pace con me stessa.

E poi ci sono…

Ci sono persone portate ad aiutare gli altri, persone positive, persone che vorrebbero la pace nel mondo da quando nascono, persone che son sempre pronte a dare una mano e a tagliarsi la loro per offrirla agli altri.

Ci son persone che hanno bisogno di aiuto, inequivocabilmente, ma che in un modo o nell’altro chiedono di non essere aiutate. Forse perchè non è il momento giusto, forse perchè non è la persona giusta, forse perchè non è il modo giusto o forse solo perchè, in fondo, stanno bene dove stanno… chi lo sa.

Penso sinceramente che la cosa più difficile al mondo sia lasciare agli altri la propria libertà e stare lì a guardare.
Che non vuol dire lavarsene le mani, ma semplicemente lasciar scegliere.
E’  giusto voler il bene del prossimo, è onorevole proiettarsi verso l’incoraggiamento allo stare bene, al vedere positivo, al puntare in alto, al tendere al meglio del meglio, è lodevole avere l’entusiasmo di spronare alla consapevolezza.
Ma lo è anche saper capire che non siamo tutti capaci di aiutare tutti, che non possiamo salvare il mondo, specialmente chi non vuole essere salvato da noi.

E’ dura vedere qualcuno a cui vuoi bene farsi del male, sbagliare, cozzare di testa contro muri di marmo.
E’ ancora più dura sapere che tu hai gli strumenti per dare una mano e vedere chi hai di fronte  scegliere di non utilizzarli.
E’ veramente dura lasciare all’altro la libertà di sbagliare, la libertà di scegliere ciò che tu sai con certezza essere una strada che porterà a sofferenza e dolore.
Ma ognuno ha il suo cammino e i suoi tempi per percorrerlo.

Puoi tendere la mano, regalare un sorriso e far sapere che ci sei.

Vedo, giorno dopo giorno, una persona che ho amato indirizzarsi versi una strada senza uscita, verso una via in cui posso sottoscrivere come andrà a finire, firma e carta da bollo.
E solo questione di tempo.
Ma penso anche che se quella è la sua scelta più che convinta, non capirà se non ci sbatterà il muso.
Io posso solo cercare di arginare  i disastri che nel contempo colpiscono coloro che gli sono vicino.
Più volte mi son detta:
“Ma come fa a non capire?? Non vede i segnali? Non si guarda attorno??”

E mi è stato risposto:
“Se una persona non è in cammino, non ha intrapreso un percorso di crescita, non potrà nemmeno porsi certe domande, perchè non è in cerca di risposte.”

E’ vero che c’è anche chi va preso per i piedi e tirato fuori da situazioni disarmanti e dolorose, ma spesso in queste situazioni non c’è la possibilità di scegliere.
Ma quando scatta il libero arbitrio c’è poco da fare.
Non possiamo costringere l’altro a porsi delle domande, ad andare in ricerca, a percorrere la nostra strada.
Possiamo solo essere lì, pronti ad aiutarlo, se mai scegliesse di intraprenderla.

Quanto bene voglio a queste due teste dure!
E nonostante tutto mi fan sorridere, perchè penso che ne passerà di acqua sotto i ponti prima che una di loro due cambi idea a riguardo…

Ad un’amica direi:
“Non puoi cambiare l’altra, anche se il vederla soffrire ti fa star male. Sii paziente, strapazzala di meno e continua a dare il tuo esempio. La tua voglia di vivere è invidiabile, ma va scelta. Il tuo ottimismo è contagioso, ma c’è anche chi preferisce vedere tutto nero, è la sua visione, ma anche il suo guscio in cui rannicchiarsi e sentirsi sicura. Prega per l’altra e attendi con pazienza il momento, se verrà mai, in cui ti chiederà come puoi essere sempre così sorridente, qualunque tempo ci sia nel cielo. Perchè deve essere lei a venirtelo a chiedere. Ma accetta anche la possibilità che non venga mai. E non viverla come una sconfitta, ma semplicemente come una diversità. Puoi esserci per lei in qualunque momento e volerle bene, anche così.”

All’altra amica direi:
“Non te la prendere. Di eccessivo amore non è mai morto nessuno! Ognuno di noi è fatto a modo suo è dobbiamo rispettarci a vicenda, con i nostri difetti e i nostri pregi e sono sicura che per ogni suo difetto riusciresti a trovarne cinque meravigliosi pregi che ti fanno apprezzare la sua amicizia. Io so che tu sei libera di dire no. Rispetto i tuoi tempi e le tue scelte. I tuoi sbalzi ormonali e le tue incazzature. Ma ricordati solo una cosa: sei circondata da mani che si offrono per tirarti su. Ogni tanto pensa a come sarebbe bello afferrarne una e lasciarti trascinare per un pezzo di strada. Per fare questo però serve che tu lasci cadere un pezzettino del muro che ti circonda, per sentirti più leggera. Devi aprirti all’idea di volare e per far questo ti devi fidare della mano che afferrerai. Può far paura all’inizio, ma quella mano non ti lascerà cadere…”

Dr. Jekill e dr. Jekill

  • settembre 14, 2011 at 21:45

Recupero figlie a scuola e, lista alla mano, di corsa a comprare quaderni, copertine, colla, scotch, cartellette, raccoglitori, etc., etc., etc.

E come iniziare l'avventura se non chiudendo la mano di Nanà nella portiera dell'auto??
Non avete sentito le urla??
Strano…

Insulto Canterina e la loro voglia sempreverde di litigare per chi guadagna il posto davanti, conto le dita di Nanà, do in mano a ciascuna una vaschetta di frutta mista tagliata sottile sottile che non puoi dire di no, e mi avvio verso il futuro con le solite raccomandazioni da "comportamento in un luogo pubblico".
Raccomandazioni che sono utili come dare il fertilizzante alle piante finte.

Essendo il secondo giorno di scuola, al centro commerciale c'è una ressa di bambini-ragazzi e mamme che vagano per gli scaffali della cartoleria, fanno a pugni per impossessarsi dell'ultima cartelletta di Hello Kitty, entrano in crisi per la dicitura del quaderno affiancata alla misura del quadretto o della riga che non coincide con le direttive delle insegnanti scolastiche.

Io sono una di loro.

Canterina mi segue docile e disponibile, visto che il materiale è per lei.
Babet e Nanà corrono, si inseguono, toccano, si disperdono, urlano, cantano, ridono, non ascoltano i richiami materni, richiedono l'acquisto di oggetti inuili nonchè dall'utilizzo sconosciuto, disturbano le persone con i carrelli, investono quelle con i cestini.

Io ovviamente faccio finta di non conoscerle.

Arrivate alla cassa si appendono a pacchettini di caramelle appese, urlando:
"Mamma! Mamma! Mamma!"

Io non mi volto nemmeno, continuando a far finta di non conoscerle.
Canterina inizia a contare i pacchetti di Big Babol dopo avermi chiesto invano venti volte se gliele compro.
Le altre due si fanno i dispetti e ridono schiamazzando.
Siccome le urla isteriche le tengo sempre per quando sono in privato, anche questa volta tento un contegno da premio oscar, minacciando con il sorriso.
Unico inconveniente è che quando pronuncio la frase "Babet, se continui a toccare quei cioccolatini ti garantisco che non arrivi a sette anni…" il tipo davanti a me mi guarda malissimo.
Ora nemmeno le minacce di morte addolcite col miele vanno bene…

Babet inizia a prendere in mano gli ovetti Kinder e, facendo finta di mangiarseli, li alita tutti.
Nanà, che in un primo momento non avevo visto, si infila dietro il portadolciumi (cioè dentro allo spazio della cassa) e fissa la sorella dai buchi della grata, tenendo in mano un Kinder Maxi ormai maxi-sciolto.

Mi rassegno trattenendo la bile che mi sta salendo per quando saremo tutte chiuse in auto e dove finalmente potrò dare sfogo alla mia gastrite ulcerosa.

Dopo aver pagato, Canterina mi dice:
"Mamma! Domani ho ginnastica!"

"O cavolo, le scarpe… Non ti vanno bene quelle dell'anno scorso?"

"No, sono strette."

"Sei sicura??"

"Sì."

"Neanche se tiri un po' indietro l'alluce??"

"Mamma!!!"

"Occhei, saliamo a comprarle…"

In ascensore training alle due belve. Sotto minaccia di ripercussioni fisiche e psicologiche e l'immediata iscrizione ad un collegio svizzero in Uganda, mi faccio promettere che staranno buone e non correranno tra gli scaffali mentre la sorella prova le scarpe.
Me lo promettono.

Promesse da marianio.

Non facciamo in tempo ad entrare nel negozio che le ho già perse.
Cioè, magari le avessi perse… iniziano subito a correre a destra e sinistra.
Io le ignoro perchè voglio fare il più in fretta possibile.
Babet vaga con le mani infilate in stivali da pioggia rosa shocking.
Nanà mi arriva con una scarpa con tacco dodici a dirmi, tanto per cambiare:
"Mi scappa la cacca!!"

"O cazz… Dai che abbiamo finito. Canterina, rimetti a posto quelle grandi, prendi quelle giuste e andiamo alla cassa di corsa."

Mentre sono alla cassa, Nanà, invece di stare ferma come il senno, il giudizio, il sensodifarselaaddosso consiglierebbe, continua a correre come Forrest Gump, ma con una mano che si tiene il sedere.
La cassiera apre la scatola per controllare i numeri e… manca una scarpa.
"Canterina! Ma dov'è l'altra??"

"Boh…"

Corro al reparto sperando che nel frattempo Nanà non si scagazzi nelle mutande e la ritrovo sullo scaffale in bella vista.
"L'ha rimessa a posto!! Non ci credo! Nemmeno a casa è così oridinata!!"

Torno sempre di corsa alla cassa e la ciliegina sulla torta mi stava aspettando in bella vista.
Nanà era aggrappata a uno di quegli affari antitaccheggio che sono all'uscita dei negozi.
L'ho vista già per terra con il pezzo di metallo in mano spaccato in due e ho anche visto la mia vita scorrere in un film in cui alla fine mi arrestavano per possesso di figlie stupefacenti.

"NANAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA'!!!"

Alla fine l'urlo di Tarzan è uscito.

Io mi interrogo e non mi do spiegazioni: ho tre figlie deliziose, simpatiche, sensibili ed educate… tranne quando andiamo a fare spese (e quando sono a casa con me, ma quello non conta…).
I tre Dr. Jekill in quei momenti sono ingestibili. Non mi ascoltano nemmeno se uso un megafono, divento inesistente… sembrano possedute.

Ma perchè io non vedo mai altri bambini così disperati e mamme sull'orlo di una crisi di nervi per non riuscire a contenerli??
Perchè vedo solo gentili donzelle che stanno apaticamente attaccate alla gonna della mamma quando lei controla le misure dei pantaloni e delle magliette?
O, mal che vada, bimbi che toccano, ma che al primo richiamo materno ritornano all'ovile con le orecchie basse e la lingua a penzoloni?

Una mia amica dice che è perchè i bambini così li tengono chiusi in casa quando escono a far la spesa.
Ditemi che ha ragione lei…
Vi do il permesso anche di mentire.

Caro amico ti scrivo

  • agosto 23, 2011 at 00:14

… Limitarsi è quando pensi solo ad accudire figli e marito, alla casa e alla famiglia, a sostenere un marito che vuoi che sia soddisfatto -ma anche presente-, cullato -ma anche responsabile- .
E' quando ti annulli per gli altri perchè pensi, erroneamente, che questo voglia dire "servire".
E' quando metti da parte la tua voglia di ricerca perchè ti senti in colpa se osi solo pensare a te stessa.
Ti limiti e poi ti ritrovi piantata in asso da qualcuno per cui ti sei data in tutto e per tutto, anima e corpo, sentendoti dire che se ne va perchè con te non ha quello che vuole, è limitato… E ciò che vuole l'ha trovato, nel frattempo, da un'altra parte.

Al di là delle matte risate per il controsenso, penso che gli errori di fondo siano due:
– il pensare che
sacrificio sia uguale ad annullarsi per gli altri, ma non è così;
– il mettere da parte il nostro Essere e i nostri bisogni.
Anche se a volte i nostri bisogni ci sembrano altri, li confondiamo con il bisogno di soddisfare chi ci sta intorno, perchè se gli altri sono felici lo siamo anche noi.
Ma dove sta la nostra crescita?
Si sente la necessità di crescere e si desidera farlo insieme a chi si ha accanto, per condividere la vita. Che non è assolutamente sbagliato. Lo sbaglio è quando ci areniamo perchè l'altro non ha desiderio di venirci dietro. O meglio, di camminarci accanto.

E questi sbagli io li ho fatti tutti.

Penso che li abbiamo fatti entrambi.

Ed è per questo che ora mi trovo paradossalmente a ringraziare per ciò che mi è accaduto.
Perchè la mia crescita ha ripreso la sua corsa e non ha più smesso, perchè ho capito cosa voglio da me stessa, perchè so di non volermi più accontentare solo per far contento l'altro e annullarmi per l'altro (anche se lo stavo per fare una seconda volta… cazzarola, ma sto vizio è dura farselo passare!!)

Caro amico,
perdonami se mi sono permessa di rendere pubbliche alcune delle riflessioni che scaturiscono dalle nostre interminabili corrispondenze (le mie… non mi sarei mai azzardata a trascrivere parole tue senza il tuo benestare!).
Ma ho nel cuore persone a cui vorrei dire le stesse cose e so per certo che, prima o poi, passeranno di qui.

Perchè pensare ai propri bisogni e al proprio Essere non significa non pensare agli altri, ma semplicemente non mettere da parte ciò che siamo. Anzi, è importante ricordarselo, sempre.
Bisogna sempre ricordarsi del proprio valore.

Non tradurre queste mie parole come un'esortazione all'egoismo.
L'egoismo è pensare prima di tutto a sè, e a non avere interesse se per pensare a se stessi si feriscono gli altri.
(… Perchè mi vengono in mente soprattutto uomini?? No, tu non sei tra questi…)
Ti leggo il passo di un libro che mi è capitato sottomano qualche giorno fa e ho aperto a caso (anche se forse il caso non esiste…):

<< "Il pensiero di un essere vivente
può andare dovunque.
Ma ovunque vada, non può trovar nessuno che gli sia più caro di se stesso.
Allo stesso modo,
anche gli altri amano se stessi più di ogni altra cosa.
Allora
coloro che conoscono l'amore di sè
non devono ferire gli altri."

[…]
Ogni uomo ama se stesso tanto quanto io amo me. Anche lui, come me, viene ferito e soffre a causa di parole e azioni insensate degli altri. Anche lui, come me, desidera vivamente essere felice. Allora non diamogli fastidio. Non facciamolo soffrire. Procuriamogli invece felicità. Così, nel significato più alto, l'amore per se stessi diventa amore per gli altri. Questo è dunque l'amore supremo di sè.
Ne consegue che chi non ama se stesso seriamente, non può amare gli altri… >>

Qualcuno a noi caro non disse: "Ama il prossimo tuo come te stesso"??
Alla fine tutto torna.


Caro amico,
ti ringrazio di cuore, perchè scrivendo a te capisco molte più cose di me stessa.

"Mi è giunto un messaggio." – "Dall'Universo??" – "No, dal messaggero!" (Kung Fu Panda II)

  • luglio 10, 2011 at 20:35

Solitamente rincorro il tempo per riuscire a scrivere sul blog.
A volte anche di notte.
Oggi avrei avuto tutto il tempo che volevo… ma ho deciso di dedicarmi una giornata come non succedeva da millenni.

Le bimbe sono al mare con i nonni.
Io partirò domani, in attesa prima di mettere un bel punto e a capo ad un'epoca della mia vita.
Avrei voluto andare a trovare NonnaBis, ma per motivi logistici non ho potuto.
E così mi sono trovata davanti una giornata intera e senza programmi.
E quando mai mi capita??

Ditemi la verità, da quanto non vi spaparanzate sul letto, in mutande, a leggere un bel libro senza guardare l'orologio?
Mangiare quando avete fame sul divano, davanti al telegiornale, con i piedi in aria che se mi vedono le bimbe….
Dimenticarsi le ciabatte, i vestiti, la sana alimentazione, i doveri…
Musica rilassante e niente più…
Scrivere solamente un messaggio con il cellulare ma pentirsi di aver scritto anche solo quello, perchè oggi è la giornata dedicata a me, solamente a me e nessun'altro…
E ai miei pensieri…
Sdraiarsi, chiudendo gli occhi, con il cinguettio degli uccellini che giunge dalla finestra aperta, e ascoltare il proprio respiro, imparare a "sentire" il proprio corpo, l'aria che entra e che esce…
Vagare, Immaginandosi fluttuanti sopra un fascio di luce che ci avvolge e che ci dona calore, luce, serenità, sicurezza…
Mettersi in ascolto della propria anima, lasciando da parte la mente per una volta…
L'ascolto puro dei sentimenti, in rapporto alle vicissitudini della mia vita, in relazione agli altri, di chi ho incrociato nel mio cammino, di chi ho perso per strada e di chi ho ancora accanto…
Dei sentimenti in rapporto ai propri desideri, alle proprie insicurezze, alle certezze e alle conquiste, alle domande ancora irrisolte e alle risposte che forse non avevo visto prima…
Ma a volte basta solo fermarsi un minuto. Chiudere gli occhi e lasciarsi andare.
Nel silenzio più totale, aggrappati solo a se stessi e poi nemmeno più a se stessi.
Sentirsi liberi di viaggiare, di comprendere, di chiedere, di ascoltare, di volare e…

BIIBIIIP BIIBIIIP BIIBIIIP!!!!!

"Ricordati di portare anche il pelapatate!"

Tipico messaggio dell'Universo.

"Chi mi ama mi segua!" … e continuo a perdere pezzi per strada

  • giugno 24, 2011 at 00:24

Penso penso penso.
Ogni tanto sono quasi stanca di pensare sempre, mi piacerebbe riuscire per un momento a non farlo.
Ma anche solo a pensare di non pensare sto pensando.
E allora penso. Ancora oggi.

Che sono qua sempre pronta ad amare. Tutti, indistintamente.
Amo chi credevo diverso. O che ho voluto credere diverso.
Amo chi non mi ama.
Amo chi mi mette da parte.
Amo chi deve solo essere ascoltato perchè non ha spazio neanche per ascoltare la vera risposta alla domanda "Come stai?"
Amo perchè so farmi da parte.
Amo perchè so lasciare la libertà di scegliere.
Amo chi non ha capito fino in fondo Chi sono, e che non ha interesse a capirlo veramente.
Amo chi vede tutto nero.
Amo chi cambia idea da una settimana all'altra.
Amo chi dice di decidere solo per sè, e forse gli sfugge che sta decidendo anche per gli altri.
Amo chi non si rende conto di quanto io abbia capito di lui, di quanto ho compreso anche se non gliel'ho mai detto.
Amo chi si tradisce con le parole, senza accorgersi che a volte non serve cercare delle scuse, proprio chi mi ha insegnato ad analizzare le parole, i gesti, i non detti. O forse quelli li sapevo già analizzare da sola.
Amo chi mi fa soffrire, mentre mi fa soffrire fa una battuta e cinque minuti dopo mi dice che in questo momento, di battute, non ne ha bisogno.

Però ad un certo punto un bel vaffanculo ci sta proprio!
Specialmente per chi quel vaffanculo non vuole nemmeno sentirselo dire.
Perchè vorrebbe dire concentrare lo sguardo su di te.
Ma ora non è il momento…

E poi mi ritrovo nel lettone, in mezzo alle mie bambine che mi coccolano, mi sgomitano, si tirano le lenzuola, litigano il posto vicino a me.
Diciamo le preghierine di ringraziamento, cercando una cosa bella della nostra lunga e faticosa giornata.
Canterina ringrazia di aver passato tutta la giornata con la mamma "Perchè non succede mai…"
Babet di averla passata con la zia "Perchè non è mai successo… "
Nanà ha il broncio, fa capricci, mi pizzica, piange e urla "VOGLIO STALE CON TE SEMPLISSIMO! SOLO CON TE!"… Mammite del giovedì.
Ad un certo punto, io e Canterina stiamo cantando una canzone, e Babet fa un gesto che mi fa ridere, ma ridere e inizio a ridere con gusto, non riesco a fermarmi, rido a crepapelle!
E poi quel riso si trasforma in lacrime.
Lacrime di gioia.
Lacrime di commozione.
Per la consapevolezza che io ho sempre le mie bambine e che qualsiasi cosa mi succeda nella vita, loro ci saranno sempre a farmi ridere, a farmi sentire amata più di ogni altra cosa, ad aprire il mio cuore alla Luce che solo loro mi sanno dare.

E sono di nuovo io.

Intervista ad una donna, unica… come tante altre

  • agosto 3, 2010 at 00:56

Quella che segue è un intervista mentale a me stessa. Un escursus dei miei ultimi due anni e mezzo di riflessioni… un po' più breve. Sono pensieri a valanga, usciti uno dopo l'altro dalla mia mente e digitati sulla tastiera senza nemmeno rileggerli. Quindi perdonate gli strafalcioni.

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Sì. se ne può venire fuori.

No, non ci credevo, non ci credevo minimanente.

Sì, sono stata grande.

No, non basta dire che il tempo è la miglior cura. Il tempo ci vuole, certo. C'è un tempo fisiologico per ogni tipo di sofferenza e di lutto, un tempo minimo per attutire il colpo, assimilare, decidere di volerlo superare e impegnarsi per farlo. Ma bisogna metterci del proprio perchè c'è la possibilità di non riuscire a venirne fuori. Se non lo vuoi veramente, ti trascinerai per tanto, troppo tempo.

Una volta la psicologa mi ha detto che mi porterà come esempio da relazionare per l'ottima riuscita della terapia e per la velocità con cui io riesco ad elaborare e con cui sono riuscita a venirne fuori.
Questo per dire che anche una persona veramente forte e motivata ha comunque bisogno di aiuto.
A volte c'è solo bisogno di qualcuno che ci direzioni dalla parte giusta, o che ci aiuti a scavalcare un ostacolo che con le nostre sole capacità, i nostri punti di vista, non riusciamo proprio a superare. Qualcuno che ci dia gli stimoli con cui poter lavorare su noi stessi.

Io da sola non sarei riuscita a venirne fuori.
C'è stato un momento in cui ero totalmente persa nel buio più profondo ed ero mangiata dalla sofferenza.
Il dolore mi divorava giorno e notte, il fisico e l'animo. Non riuscivo a darmi pace, non mi capacitavo di ciò che mi era successo, della stupidità umana, della falsità, della slealtà, dell'indifferenza con cui c'è chi sceglie di calpestare i sentimenti e le vite altrui per i propri interessi, dell'ignoranza, dell'egoismo, dell'irresponsabilità di persone che pensavi di conoscere, di credere idealmente intelligenti e sincere, fedeli, amiche, mature.
Non riuscivo a capire come fosse stato possibile che tutto ciò travolgesse la mia vita e quella delle mie figlie così, all'improvviso. E mi sentivo impotente nel non riuscire a fare nulla per star meglio e far star meglio le mie bimbe.
Allora ho chiesto aiuto.

Bisogna comunque saper capire chi ci può aiutare, perchè non tutti sono capaci di aiutare gli altri.

Ho cominciato ad eliminare ciò che potevo scartare dalla mia vita che mi facesse sentir male o addirittura peggio. Non avevo bisogno di altro dolore da aggiungere.

Ho iniziato a lavorare su me stessa.

Ho iniziato ad avere più autostima e amore per me stessa.

Ho iniziato a credere che ce la potevo fare.

Mi sono rimboccata le maniche e mi son data da fare.
Quante volte mi son sentita dire chissà da sola con tre figlie com'è dura (come se non lo stessi vivendo già abbastanza sulla mia pelle), chissà che impegno, che stanchezza, che forza di volontà…
Ma non c'era tempo di star lì a pensare a quanto era e sarebbe stato difficile: c'ero dentro in pieno, tanto ne valeva viverla al meglio.
Sono rimasta all'improvviso da sola quando avevano 5 anni, 3 anni e 5 mesi. Dopo due settimane (in cui non mangiavo, piangevo tutta la notte e spesso anche durante il giorno di nascosto dalle bimbe) che mia madre dormiva qua con noi le ho detto: "Mamma, domani tu torni a casa tua. Da sola ci devo restare, tanto ne vale che mi ci abitui fin da subito."
E così è stato.
Si può avere paura di fronte ad una situazione sconosciuta e più grossa di te. Ma se questa situazione non si può cambiare, allora è meglio prenderla di petto ed imparare a viverla cercandone i lati positivi, che, non sembra, ma ci sono in ogni cosa.

Certo ci sono stati gli alti e bassi e probabilemente ci saranno. Periodi di regressione, di tristezza e dolore. Il S.Natale è per il mio cuore la peggior sofferenza che si possa augurare.
Ci sono stati momenti in cui mi sentivo forte in volo e poi ricadevo giù, per una sciocchezza magari, che però riusciva a tirar fuori dolore ancora nascosto.

Nel frattempo dovevo ancora capire come affrontare chi mi aveva fatto del male.
Io che sono la paladina della giustizia, dell'onestà… era per me un affronto non riuscire a far capire a qualcuno dove sbagliava e perchè sbagliava.
Ma mi sono subito scontrata con una grande verità: ognuno di noi è libero di scegliere e noi non possiamo obbligarlo a scegliere diversamente. Anche se sceglie cazzate.

Purtroppo al mondo d'oggi troppa gente crede nella libertà fittizia.
Pensano che la vera libertà sia fare ciò che si vuole, non essere stretti da vincoli con qualcuno, non sentirsi costretti.
Ho provato a spiegare più di una volta che la libertà non è più tale quando le tue scelte vanno a LEDERE LA LIBERTA' DEGLI ALTRI (vedi, moglie, marito, figli, amici, chiunque…).
Non si può essere liberi di fare del male agli altri!
Quando le scelte vanno ad intaccare la vita altrui allora la LIBERTA' si trasforma in EGOISMO.
E questa è una schiavitù!

Ma ho capito che non si può pretendere troppo. Il troppo lo possiamo pretendere solo da noi stessi.
Da qualcuno che cita frasi famose per la propria vita e che, se si fermasse non solo a leggerle ma anche a comprenderle, capirebbe che sono parole che tornano a boomerang su ciò che hanno fatto… cosa vuoi pretendere? Un lucano!
Da chi si sente vittima del giudizio degli altri. Giudicato solo perchè ha fatto qualcosa di talmente e penosamente giudicabile dal mondo intero ma che ai propri occhi preferisce sentirsi incompreso nelle sue scelte…
Prima di discutere delle scelte forse varrebbe la pena di discutere dei valori.
Ma di discutere ormai la voglia è passata.
E tanto non se ne cava un ragno dal buco, quindi sono solamente energie perse. Come mi ha sempre detto saggiamente mia sorella!

Il momento in cui ti rendi conto di questo è magico. Perchè allora certe parole, certe frasi, che prima ti ferivano fino al midollo, ora ti iniziano a passare sopra, schiacciandoti solo un pochettino.
L'incazzatura inizia a durare cinque minuti, poi tre, poi uno. Due respiri e se ne va. E pensare che prima ci stavi male delle ore.
Allora si iniziano a cambiare le priorità.
Non tutte in una volta. Piano piano. Perchè ogni cosa ha i suoi tempi.
Poi arriva un giorno, magari dopo due anni, che ti rendi conto che nelle tue priorità ora ci sei anche tu.
In quanto TU.
Per te è una novità. Tu che mettevi sempre e costantemente prima gli altri.
Per il suo bene, per il bene delle figlie, per loro, per lui…
Appare nell'elenco anche un nuovo PER ME.
Questa cosa ti spaventa, non ne eri abituata. Ma in fondo ti piace e sai che è ciò di cui hai bisogno.
Hai potuto constatarlo in questi anni che nei momenti in cui stai meglio tu, stan meglio anche le figlie.

Io non lo credevo possibile, quando mi era stato detto che sarebbe arrivato un momento in cui IO avrei deciso di non dar più potere a chi mi faceva soffrire, di non permetterglielo più.
Non ci credevo eppur così è stato.

Nel frattempo hai lavorato tanto su te stessa, per capirti, per capire cosa hai sbagliato (e che soddisfazione rendersi conto che non ti puoi rimproverare di nulla, che l'unico errore che hai fatto è il non esserti accorta di chi ti stava vicino… il non aver visto, l'esserti fidata troppo! Ma tu sai che ingenua lo sei sempre un po' stata…).

Inizi a conoscerti meglio e ancora meglio.
Inizi a vederti per quello che sei diventata, anche a causa di questa brutta esperienza, grazie alla tua forza d'animo e alla tua volontà di migliorare.

Sei una donna.
Non più una giovane donna un po' ingenua e su alcune cose forse ancora immatura che è partita in quarta a costruire una vita di cui non conosceva bene ancora tutte le regole.
Ora sei donna, fatta e finita.
Non più in rinascita. Sicuramente sempre in crescita.

E ne hai i riscontri nella vita. Da chi ti incontra e conosce la tua nuova IO, che in realtà non è una nuova identità, ma la stessa di prima molto cresciuta e migliorata.

E' come se avessi attraversato un fiume in piena. Con tanta fatica, corrente forte, paura di non farcela.
Ma ora sei sull'altra riva. Ce l'hai fatta.
Ti volti indietro e WOW! cosa sono stata capace di superare?!
Guardi l'altra sponda e ti senti sempre più lontata da chi hai lasciato di là, e forse è un bene.
Ti guardi e osservi chi sei diventata.
Una donna autonoma, intelligente, matura, sensibile, ironica, indipendente e anche carina.

"Fortunato tuo marito a trovarti, e coglione che t'ha perso. Io ti avrei aperto tutte le porte…"

Ognuno di noi è libero di scegliere la propria strada, scegliendo che tipo di persona voler essere.

Ora sarà difficile starmi dietro.