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Buon cambiamento

  • agosto 4, 2014 at 21:25

Senza figlie a casa ho tutto il tempo di fare quelle cose che mi tiro dietro da una vita, quei lavori da uomini per i quali ho bisogno di spazio e soprattutto tempo per riuscire a terminarli e pulire dopo, nonchè quelle cose a cui piace dedicarmi, come la lettura, che non riesco a portare avanti come vorrei durante l’anno.

Questo è quello che mi dico ogni volta.
Poi, dell’elenco stilato a inizio “mie ferie personali” (leggi: quando le bimbe vanno in vacanza col papà), non concludo nemmeno la metà.

Che inguaribile ottimista!

Il dovere chiama sempree, quindi ho già comprato tutti i libri di scuola per Canterina, ribaltato la cameretta per pulirla, montato con l’aiuto di nonno M. un paio di mensole (scelta alternativa a uscire noi di casa per farci stare tutti i libri che abbiamo…), sfoderato i divani, montato il porta tenda, aggiustato l’asse del wc…

In certi momenti mi sento decisamente la figlia di Mc Gyver.

Stamattina, mentre facevo un massaggio, pensavo che mi toccherà anche tosare le siepi e, come per magia, i giardinieri condominiali, oltre che tagliare quelle esterne hanno livellato anche tre quarti delle mie.
Certo, la massaggiata si sarebbe certo rilassata di più senza quel BRBRBRBRBRRRRRRRRRRRRRRRRR di sottofondo, ma guardiamo il risultato.
Infinitamente grazie e queste anime pie!
Lassù Qualcuno mi ama…

Ma di riuscire a leggere quei tre libri che mi aspettano sul comodino non se ne parla!

Così oggi pomeriggio decido di dedicarmi un paio d’ore ed andare al parco con un libro nel cestino della wonderbike.
Se rimango in casa continuo a far andare le mani e a rimandare il momento della lettura.
Perfetto!
Niente potrà mettersi tra me e le 147 pagine che mi mancano per finirlo!
Così è deciso, la seduta è tolta!

… A meno che non incontri un amica che non vedi da un pezzo e ti fermi a chiacchierare per due ore…

Prima in sella alla bici…
Poi scendendo dalla bici…
Poi parcheggiando la bici e andando a prendere un caffè…

Sono incorreggibile.

Vabbè…
Sono stata molto felice di parlare con lei.
Ci siamo raccontate un po’ di cose. Un bel po’.
Mi ha chiesto delle bimbe, dell’ultimo corso che ho fatto, del compagno con cui ho chiuso, e questa volta definitivamente, del mio ex marito con cui ora, posso dirlo fiera, vado d’amore e d’accordo…
Abbiam parlato di figli, di relazioni e comunicazione, di salute, di genitori, di epigenetica e di medicina cinese…

Io parlavo serena (certo che sono serena, son senza figlie e senza l’obbligo di guardare l’orologio!), ma forse c’era una serenità di fondo, diversa dal solito, che traspariva anche nel mio entusiasmarmi del racconto.

Così, quando ci siamo congedate, la mia amica mi ha detto:
“Star vicino a te è rilassante!”

“Soporifera?”

“Quanto sei scema! No, ci si rilassa, metti pace.”

Mi son fermata ad accogliere questo bellissimo (a mio parere) complimento.
Perchè prova che quel cambiamento che desideravo e per cui lavoro ogni giorno, sta avvenendo, è avvenuto.

Alcune amiche mi han detto che a volte sono “troppo zen” (nel senso che “non fanculizzo abbastanza”, a detta loro…), a me va bene così.
Si può essere vivaci e “zen” contemporaneamente.
La mia parte goliardica ed entusiasta non potrà mai essere eliminata, nemmeno quella che parla da sola.
Non anelo ad essere una santona, una saggia della montagna o l’erede del Vecchio dell’alpe.
Però son cambiata, sì.
Ho perso per strada anche un po’ di memoria se proprio vogliamo essere precisi…

Ciò che siamo dentro si riflette all’esterno, nella nostra vita esteriore, in chi incontriamo, in ciò che attiriamo e che viviamo.
Già sto sperimentando esternamente il mio cambiamento interiore, ma mi aspetto ottime cose nel mio futuro.

Ad un amico con cui cenavo qualche sera fa, che mi parlava di insoddisfazioni, di sentirsi stretti in ciò che si fa, ma di non avere il coraggio di fare il salto, ho chiesto se la paura del cambiamento fosse più forte del desiderio di inseguirlo.
Sì, cambiare è una delle cose più difficili e paurose, ma inevitabili, che ognuno di noi si trova ad affrontare continuamente.
Ma il cambiamento solido, quello di cui non ci si pente, quello che si sente nel cuore, è il cambiamento motivato dalla ricerca di Chi vogliamo Essere, e non di Cosa vogliamo Avere.
Alla domanda Chi volesse Essere veramente lui non ha saputo rispondere.
Perchè non significa essere musicista, piuttosto che manager, o artigiano, o padre di famiglia, questo rientra comunque nell’avere, avere una passione, avere un lavoro, avere una famiglia…
La domanda è molto più sottile e la risposta la si trova nel proprio cuore, dopo un assidua rierca, ma mai nella testa.

E allora ciò che ho augurato a lui, auguro anche a tutti voi.

Comprendete, col cuore, Chi volete Essere e poi…
Buon cambiamento!!!

L’optional delle coniugazioni

  • febbraio 7, 2013 at 20:44

“MAMMA! TI POSSO LEGGELE UNA STOLIA?”

“Me la leggi tu??”

“CELTO!”

E Nanà aprì il libro…

“UN GIOLNO I PIRATI ANDALONO A CELCALE IL TESOLO… QUANDO ANDÍANO SUL’ELBA, NON TLOVÍANO NIENTE… MA SOLO UN SELPENTINO CON UN UCCELLO E UN SIGNOLE CON LA MAPPA… E POI LOLO ANDÍANO A UN LISTOLANTE… E POI QUELLO CHE C’AVEVA LA MAPPA LO INCATENAVANO… E POI QUELLO CHE ELA INCATENATO NON C’AVEVA NEANCHE LE SCALPE E NEANCHE LA CHIAVE… POI LOLO ANDÍONO A CASA LOLO…. E POI ANDÍONO A CELCALE IL TESOLO… POI LOLO ANDÍONO SULLA BALCA PELCHÈ ELANO USCITI DI CASA… ”

“E sulla barca trovarono il tesoro??”

“SI’… QUANDO ANDÍONO SULLA BALCA TLOVALONO IL TESOLO!”

“Io so cosa c’era dentro…”

“CHE COSA?”

“Tutti i passati remoti che non hai usato tu… perchè erano ben nascosti! “

Le perle di Canterina

  • ottobre 9, 2012 at 10:57

“Oggi Tizio ha detto che amava Tizia, poi anche Caia, poi anche Sempronio…”

“Sempronio? Ma è un maschio…”

“S’, mamma, guarda… Secondo me è tutto così strano… sai una cosa… per me l’amore è come la matematica: non ci capisco niente!”

*** *** ***

“Amore, ti ho detto di no. Non condivido. Giocando con i videogiochi ci si estranea dalla realtà per vivere in un mondo ipercinetico ed ipereccitato. Saranno anche divertenti, ma non ti insegnano ciò che puoi imparare giocando con le sorelle o con gli amici, leggendo un buon libro, annoiandoti e dando sfogo alla creatività, risolvendo i conflitti e i problemi per piccoli che possano essere. Non ti insegnano a relazionarti con gli altri. Io non li condivido ed è per questo che a casa nostra non li vedrai mai. Tanto li hai da tuo padre… puoi benissimo usarli là, ma non mi convincerai mai a comprarteli. Oltre il fatto che costano e non ce li possiamo permettere, ma anche se fosse…”

“Ma ce li hanno tutti i miei compagni!”

“Sai che con me il LO FANNO TUTTI non attacca. Io non sono per la massificazione. Si valuta e si pensa con la propria testa e con le proprie convinzioni. Chissenefrega degli altri! Sono sicura poi che non ce li abbiano tutti quanti, conoscendo bene alcuni genitori, e anche se fosse, beh, allora prendi questa esperienza come un insegnamento: puoi sopravvivere comunque!”

“Ma quando sono stanca e mi annoio…”

“Puoi leggerti un buon libro! Sai come si diventa intelligenti a furia di leggere buoni libri?!”

“Mamma… io non è che voglio diventare così intelligente!”

È tutto perfetto…

  • agosto 17, 2012 at 21:57

Tra un impacco e l’altro riesco anche a fare letture impegnative.

“Solo in presenza di qualcos’altro puoi conoscere te stesso. Questo qualcos’altro è ciò che tu non sei.
[…]
Ricevi a braccia aperte tutto ciò che arriva nella tua vita: persone, luoghi, cose. Non rifiutare nulla, perché ora sai che tutto ciò che appare nella tua vita è una benedizione: ti offre una nuova opportunità di definire chi sei e di conoscerti in quel modo.”

Arrivare a definire perfetto ogni momento della nostra vita…
Perfetto per noi, perché rientra nel nostro “cammino”, perché ogni momento -qualunque esso sia- è un dono per portarci ad essere ciò per cui siamo nati…

Ora comprendo ancor meglio perché la gratitudine sia la via più veloce verso la guarigione.

Momento riflessivo… lungo momento riflessivo

  • agosto 8, 2012 at 15:29

Sono assolutamente convinta che, come tante altre cose, anche i libri ci chiamino e arrivino a noi al momento giusto.
Mi è capitato decine di volte.
Leggere un libro, visto per caso in libreria o al supermercato, prestato, regalato ma archiviato per mesi o addirittura anni e riemerso al “momento giusto”.
E pensare che se l’avessi letto mesi o anni prima non l’avrei colto e apprezzato come in quel momento.

Settimana scorsa al supermercato ho visto in offerta “L’alchimista” di Paulo Coehlo.
Non l’avevo mai letto, ma ne avevo sentito parlare un paio di volte.
Non avevo idea di cosa raccontasse, così l’ho preso in mano e l’ho girato per poterne leggere la copertina.
Dello stesso autore ne avevo letto un’altro che in realtà mi aveva conquistato solo a metà, probabilmente perchè allora non ero pronta a recepirne il messaggio.

“Impara ad ascoltare il tuo cuore: è l’insegnamento che scaturisce da questa favola spirituale e magica…”

Grazie mille. E’ una vita che tento di farlo!…Ci penso bene… Anzi, in realtà non è una vita… Forse invece è da poco che sto cercando di farlo realmente, comprendendone fino in fondo il senso e il percorso…

“… il raggiungimento di una concordanza totale con il mondo, grazie alla comprensione di quei segni, di quei segreti che è possibile captare solo riscoprendo un linguaggio Universale fatto di coraggio, di fiducia e di saggezza che da tempo gli uomini hanno dimenticato.”

Occhei… è il libro giusto per questo mio momento di ricerca.
E via nel carrello.

L’ho divorato in un paio di notti, rubando volentieri ore al mio sonno.
Alla fine mi son detta che probabilmente, se l’avessi letto qualche anno fa, l’avrei pure considerato ‘na cacata, ed invece oggi, ora, il suo messaggio era per me decisamente contemporaneo.

Vedere come bisogna arrivare alla fine di un cammino per poterne realmente gustare il risultato, come non bisogna mai perdere la fiducia e il coraggio per proseguire, anche quando sembra che gli eventi remino tutti contro, come in ogni cosa che ci accade c’è dietro un “linguaggio” da scoprire che ci porta verso la nostra “Leggenda Personale”… se siamo decisi a volerla seguire e scoprire, aprendo i nostri occhi e le nostre orecchie a qualcosa di più Grande di noi.

No, non è una recensione letteraria!

Anzi, vi consiglio di non leggerlo se non siete pronti ad immedesimarvi in un piccolo pastore dai grandi sogni e a percorrere un cammino interiore, di riappacificazione con la vostra anima e il vostro passato, di propensione verso un futuro che solo Voi potete scegliere, di un presente da rimettere in discussione, o vi sembrerà solo un bel romanzetto con citazioni ad effetto…

Ieri sera, immersa in altra lettura, incappo in queste frasi:

<<Non sei, innanzitutto e soprattutto, il tuo passato. Non sei il tuo ieri.
Non sei ciò che hai fatto ieri, ciò che hai dato ieri, ciò che pensavi ieri.
[…]
Creal il tuo Sè di nuovo nel momento presente.
Questo ti permette di separarti dalle tue precedenti idee su te stesso, una notevole percentuale delle quali è basata sulle idee che altre persone hanno su di te.
[…]
Non cercare di dimenticare il tuo passato, cerca di cambiare il tuo futuro.
Dimenticare il passato è la cosa peggiore che potresti fare. Dimenticandolo, dimenticheresti anche tutto ciò che ha da mostrarti, tutto ciò che ti ha dato. […] Significa che devi smettere di attaccarti al tuo passato come ad un salvagente, come se in mancanza di esso tu dovessi ancora annegare.
Smetti di usare il passato per restare a galla tra le tue idee su Chi Sei. Lascia andare il salvagente e nuota verso nuove rive.>>

Fino a poco tempo fa pensavo di essere riuscita a farlo. O meglio, ci ero riuscita in gran parte, poi mi son resa conto che non era del tutto così, che c’erano ancora cose che “dovevo” lasciar andare a tutti i costi o non sarei riuscita a crescere e indirizzarmi dove in realtà volevo andare.
Ci si negano tante cose, si mente a se stessi continuamente, si è radicati in alcuni comportamenti (specialmente mentali) da dove è così difficile venir fuori.
Certo, ogni cosa ha il Suo tempo, ma spesso siamo noi a non voler cambiare perchè ci sentiamo più sicuri a rimanere lì dove siamo, nelle nostre sofferenze, a crogiolarci nel nostro dolore, che ci alimenta e ci aiuta a giustificare noi stessi, a giustificare come trattiamo gli altri o cosa ci aspettiamo da loro.

Non è facile.
Ma come si può cambiare il nostro modo di essere, qualcosa che è tanto radicato in noi da essere diventato abituale??

<<Ponendoti una semplice domanda: è questo Ciò Che Sono?>>

Una semplice domanda…

E’ una domanda che dovremmo continuare a farci… in ogni occasione, in ogni scelta dalla più piccola alla più grande.
Forse sarebbe più facile abbandonare un comportamento che non ci rende così felici, così appagati, così fieri di noi stessi, che abbiamo deciso di modificare, se prima di agire ci chiedessimo: è questo Ciò Che Sono?

<<La vostra vita è una dichiarazione. Le vostre scelte vi definiscono.>>

In ogni nostra decisione quindi non dobbiamo scegliere cosa fare, ma chi essere.
Chi essere oggi.

<<Non essere chi pensavi di essere, ma chi desideri essere.>>

E’ importante capire Chi Siamo realmente, non facile, ma fondamentale.
Perchè una volta preso questo cammino la nostra visione della vita muterà.
Ogni scelta, ogni persona, ogni cosa diverrà occasione per essere Chi siamo realmente e ci aiuterà ad andare verso la nostra “Leggenda Personale”, come la chiama Coelho, il nostro destino, il nostro karma, il nostro progetto divino…

Chiamatelo un po’ come volete, ma l’importante è cercarlo e seguirlo.
Almeno per me.
Io non riesco a pensare di vivere una vita solo perchè la devo vivere, nè voglio viverla senza sentirla, ricercarla, comprenderla, donarla.


Prendo “L’Alchimista” per rimetterlo nella libreria e osservo i libri letti in questi ultimi anni.
E’ un vero percorso. Oserei definirlo un percorso verso la consepevolezza.
Modifichiamo chi siamo ogni giorno che passa ed è un vero peccato sprecare le opportunità che ci vengono donate.

Ho visto persone con una libreria degna di monaci buddhisti giunti all’eterna illuminazione… tornare indietro, o meglio, non riuscire (o non volere) ad andare avanti da dove erano incastrate.
Forse, mi dico, proprio perchè in loro mancava la domanda “è questo ciò che sono?”, ma si limitavano a chiedersi “è questo ciò che voglio”?
Confondere l’Avere con l’Essere.
Un errore che troppe persone fanno, non rendendosi conto di quanto è importante andare alla ricerca del proprio Io.
Ma c’è così poca consapevolezza al mondo?
Chi si accorge, ad un certo punto della propria vita, che vi è un Linguaggio che ci parla, e che spesso ignoriamo completamente, che desidera solo aiutarci a compiere ciò per cui siamo giunti in questo mondo??

Ho ancora il libro tra le mani.
Lo apro a caso…
Manco l’avessi fatto apposta!!

Leggo:
<<L’Alchimista spostò il suo cavallo.
“Indipendentemente dalle proprie azioni, ogni persona sulla terra rappresenta sempre il ruolo principale nella storia del mondo,” disse lui. “E normalmente non lo sa.”>>

Questione di stile

  • aprile 12, 2012 at 19:43

Ho messo a nanna le bimbe, finalmente.
‘Na fatica!

Mentre leggevo il libro a Canterina e Babet,  tutte e tre sedute sul lettone a gambe incrociate, come una piccola tribù di indiane Sioux, la piccola pestifera ci attanagliava le orecchie con i suoi canti deliranti, ci saltava addosso, ci prendeva alle spalle baciandoci la schiena, ci schiacciava gli zebedei di cui fortunatamente siamo sprovviste, chiedeva l’acqua, lanciava i calzini, andava in bagno a bere per tornare con la manica del pigiama tutta zuppa.

Sentendosi esclusa dal momento lettura ho dovuto coccolarla il doppio nel darle la buonanotte. Per tutto ringraziamento mi ha ‘sbavato’ di baci e stritolato il collo.
Senza smettere mai di pronunciare parole senza senso.

Giunta nel soggiorno cerco il telefono, per chiamare Nonna M. e Nonno M. ed avere notizie della nuova nipotina che non oso disturbare direttamente a casa.
Non trovo il telefono, poi mi sovviene di averlo visto nel mio bagno.
Entro di soppiatto brancolando nel buio -per non rischiare di essere vista da Nanà-, a tentoni raggiungo il mio lavello, trovo il telefono e lo prendo in mano.

“Ma porc…!!! Nanà… ”

Il telefono cola acqua da ogni foro.
Mi toccherà pure smontarlo e liberare i pesci rossi che si erano sicuramente già ambientati nell’habitat naturale provocato dalla teppista mascherata di famiglia.
Oppure ci infilo solo il mangime attraverso i buchi del microfono…

Nel buio probabilmente le mie imprecazioni mentali hanno illuminato al neon la mia aureola, oppure Babet nella vita precedente era un gatto, fatto sta che mi vede al buio e mi chiama:
“Mamma! Mi vieni a salutare?”

“Ma ti ho già salutato, amore mio!” le dico mentre mi avvicino ugualmente per sbaciucchiarla.

“Stavo quasi dormendo, poi tu mi hai svegliato…”

“Oh, scusa amore, mi dispiace. Fatti dare un bel bacio sotto il collo. SMMMMMMACK!!! Sei la mia pastrugna?” lei ride.

L’abbraccio forte, la stringo e inizio a riempirla di complimenti mielosi.
“Sei la bambina più burrosa del mondo! La mia patata lessa e anche al forno! Tanto quando vengo a letto, mentre dormi ti morsico e ti sbaciucchio!”

“Sì, però mi devi svegliare! Prima mi svegli, poi mi sbaciucchi!”

“Ma non ti svegliano nemmeno le cannonate! Lo sai che quando vengo a letto ti accarezzo la testa, ti sposto perchè sei dalla mia parte, ti copro e ti riempi di baci. E lo sai tu cosa fai?”

“No.”

“Russi!” ride “Ma lo sai che ti voglio un sacchissimo bene? Sai anche quanto?”

“Tantissimo?”

“No… Di più! Sei la bambina più dolce che esiste. Sei tanto generosa, anche oggi pomeriggio lo sei stata molto nei confronti delle tue sorelle e di Figlia NaturaSì. Sei sempre così altruista e gentile…”

Lei mi sorride e sembra avere la testa tra le nuvole, come al solito.
“Ti amo tanto e sono fiera di te.”

“Mi ami???”

“Sì, perchè?”

“Mi A-MI??”

“Certo, ma tu sai cosa vuol dire amare?”

“… Che mi vuoi sposare??”

“No… Che ti voglio bene, con tutto il cuore e anche di più.”

“Facciamo che chi arriva prima a uno vince?!”

“… ???…”

“Dai, chi arriva prima a uno! CAR-TA  FOR-BI-CE  SAS-SO!!!”

Queste sì che sono soddisfazioni…

L’italiano molesto

  • marzo 19, 2012 at 21:03

A cena risotto.

La regola “fantasia in cucina” per me significa sperimentare sulla pelle delle mie figlie ricette modificate, atte di solito a finire gli avanzi, o che seguono i miei deliri momentanei. Rimanendo nell’ottica che faccio tutti con amore ma, sempre e comunque,io oooodio cucinare!

Stasera ‘risotto strano’.
Strano perché non ha il solito colore del risotto al sugo…
Le bambine lo guardano con aria sospetta e poi la fatidica domanda:
“Mamma… Cosa c’è dentro??”

Per esperienza non svelo mai gli ingredienti prima che mangino, o mi gioco metà dei piatti, perché loro partono prevenute prima di assaggiare, come gran parte dei bambini e come il mio ex marito, a cui ho nascosto la cipolla ovunque, tagliata fine fine, per i primi due anni di matrimonio!

“Indovinate voi, mentre mangiamo!”

“Pomodoro?”

“Beh, quello salta all’occhio.”

“Zafferano?!”

“Che occhio attento, Babet! Ma non è zafferano…”
In effetti ci ho messo uno spruzzo di curcuma.

Canterina lo capisce ma non le viene il nome corretto.
“Io lo so, io lo so! Quella cosa gialla che assomiglia allo zafferano, come si chiama…”

“Ah, ho capito! La TURTURA!!!”

Le metto a letto e siccome è un orario decente leggo loro un pezzo di “Alice nel paese delle meraviglie”, avvinghiata nel lettone con le due grandi.
Nel frattempo Nanà riempie il letto di libri, si scaccola le dita dei piedi, fa capriole sul naso, si siede sui panni stirati non saltandone nemmeno uno, parla con il peluche immaginario…

Poi il suo turno di lettura. Prende il libro della fattoria e apre alla prima pagina.
“La gallina fa…”

“CHICCHIRICHI’!!!”

“Andiamo bene stasera a dislessia! Nanà,a 4 anni suonati la gallina non me la puoi toppare così…”
Non so perchè ma ha sempre avuto una strana avversione per il coccodè.
Andiamo avanti con la lettura.

“La mucca pascola con il…”

“AGNELLO!!”

“IL agnello?? IL agnello non è il figlio della mucca! Sai contare, sai fare le somme, sai i colori in inglese e mi caschi sul vitello??!! Ecco, questo qua è l’agnello! Tu sai come si chiama la casa dell’agnello??”

“Io lo so, io lo so!” interviene Babet che ha seguito tutto il discorso “Si chiama o… o… OVAIO!”

Niente da fare… Devo smetterla di farle pasteggiare con la grappa!

La tinta e i rin-tronisti

  • ottobre 15, 2011 at 20:40

Settimana scorsa decido che è giunto il momento di farmi la tinta, solo giusto perchè se mi guardo da vicino (da lontano non mi metto a fuoco…) mi sento molto Richard Gere.

Io sono per la tinta fai da te, nel senso che vai al super, la compri e a casa te la fai da te.
Risparmio soldi, tempo e soprattutto la lettura di riviste di gossip chenoncelapossofare e dopo averne sfogliate un paio preferisco annoiarmi e contare i grumi di intonaco sulla parete di fronte o le righe delle piastrelle del pavimento.
Tanto nove personaggi su dieci manco li conosco e di quelli che conosco non voglio sapere se hanno la cellulite adiposa sulla natica destra, se hanno l'amante, se sono usciti a comprare l'impermeabile al cane o se in vacanza in posti da sogno hanno richiesto l'intervento di E.R. per un bruscolino nell'occhio. Della dog-sitter, preziosa come il brodo che accompagna i tortellini e con la carnagione dello stesso colore.
Quando vado a tagliarli e devo aspettare, la carinissima aiutante mi porge le riviste incriminate e con aria sinceramente contrita mi dice:
"Lo so Wonder, mi spiace… abbiamo solo queste…"
E si allontana frustandosi e inginocchiandosi sui ceci.
Puntualmente apro a caso e leggo che qualche tronista si è lasciato con qualche ocona da copertina e ne parlano come se fosse la cosa più importante e logica al mondo…
MA IO NON HO NEMMENO LA PIU' PALLIDA IDEA DI CHI CAVOLO SIANO 'STI RIN-TRONISTI!!! Ma chi li ha mai visti??

In quei momenti non posso fare a meno di chiedermi se è così che veramente gli "altri" ci vedono, cioè se ci propinano queste intelligenti letture e tutti i programmi televisivi che ci vanno dietro perchè è quello che il popolo chiede realmente, oppure è l'esatto contrario.
Non è questa la società che intendo far ereditare alle mie figlie eppure a volte mi sento in netta minoranza.
Se penso a quali messaggi trovano i ragazzi facendo zapping con il telecomando, messaggi dedicati a loro, a cosa "passa" ai nostri figli, mi vengono i brividi.
Forse George Orwell non ci era andato così lontano.
Se dico "Grande Fratello" mi chiedo quanti tornino alla mente al romanzo "1984" del suddetto scrittore (scritto nel 1948!) e quanti pensino alla Marcuzzi!
"La libertà è schiavitù…"  "L'ignoranza è forza…"
Ci vogliono portare a "non-pensare" come fecero i governanti di quella società distopica, così romanzata ma così vicina alla realtà?
Occhei, l'avevo letto di sfuggita alle superiori, e contando che dopo la maturità ho resettato la mia mente per il troppo studio, non me lo ricordo. Ma non mi sembra che finisse bene…

Chiusa parentesi.
Torniamo a noi e a cose decisamente più importanti. la tinta fai da te!

L'unica pecca di farsi la tinta da sole, avendo i capelli corti, è che può capitare di macchiarsi indelebilmente (senza accorgersene) dietro il collo, sul retro lobo o da altre parti nascoste alla propria vista supersonica e poi andare in giro con grandi nei aggiunti finchè la mamma, dopo qualche giorno ti chiede preoccupata se devi prenotare una visita dall'oncologo.

Questa volta decido di osare una tinta leggermente più chiara, sono stufa di essere castano-scurascurascura.
Punto sul castano-ebasta.

Non volendo che la tinta scurisca troppo la tengo in posa anche meno del tempo dovuto.
Mi sciacquo. Mi sfrego. Mi guardo allo specchio.
Mi pare un po' scuretta…
Prendo la scatola e leggo. Castano.
Controllo le foto ritoccate: se sei così… vieni cosà; se invece sei così, vieni sempre cosà; se per puro caso sei così… non ti preoccupare che vieni sicuramente cosà.
… Non è vero un cavolo!
Sono nera.
Più nera dell'ebano.
In confronto Biancaneve era albina.
Potrei sempre provare a chiedere allo specchio magico…
"Specchio, specchio delle mie brame,chi è la più nera del reame?"
Ma son sicura che mi apparirebbero Paul McCartney e Stevie Wonder a cantarmi in coro "Ebony and Ivory" e in conclusione Steve mi direbbe anche:
"Hey, sister! Rispetto! Se vuoi per la prossima volta ti do una mano io a scegliere la tonalità…così poi hai una scusa buona!"

Nonna M. mi vede il giorno dopo.
"Che… ti sei fatta blu?"

"Volevo assomigliare a Kelly delle Charlie's Angels, ma sono venuta più simile a Baghera la pantera nera…"

Magari la prossima volta vado dal parrucchiere e mi porto un libro.

Strana famiglia in gita

  • agosto 19, 2011 at 19:14

Al parco, dopo aver sfamato un paio d'oche e duemila piccioni, dopo aver camminato in lungo e in largo, dopo aver tentato di noleggiare i risciò (non c'erano quelli doppi ed eravamo in troppi per uno e troppo pochi per due) e dopo aver mangiato, ci rilassiamo all'ombra di un bell'albero seduti su un paio di plaid e seggiline da campeggio.

Nonna M. legge il giornale, ridendo ogni tanto e rendendomi partecipe dell'articolo; ogni venti secondi sposta la sedia perchè perseguitata da qualche raggio di sole. Solo lei.
Anche Nonno M. legge il giornale, decisamente in bilico, visto che ha posizionato la sedia direttamente sulla pendenza della collinetta.
Io con una mano gioco a carte con Babet e Nanà, buttando l'occhio ogni tanto su un libro che mi incuriosisce molto e tento di leggere… da circa un mese.
Babet e Nanà cambiano le regole del gioco ogni due secondi e io non riesco a star loro dietro, sbagliando a buttare le carte e prendendomi gli insulti delle figlie.
E Canterina… Canterina è seduta tutta storta su una seggiola e ricamare, con il necessario che si è portata dietro a insaputa di tutti quanti.
Sembra una novantenne marchigiana che fa il tombolo.

Ad un certo punto, senza smettere di ricamare, ci  rende partecipi dei suoi pensieri profondi, esclamando:
"Che famiglia strana che siamo!!"

"E perchè??" chiediamo incuriosite io e Nonna M.

"Io che ricamo, il nonno che rotola giù dalla collina leggendo il giornale, voi che giocate a carte e la nonna anziana che non sta mai ferma…"

Inutile dire che Nonna M. l'ha presa con filosofia.
"Nonna anziana?!?!?! Canterina……… fanculo!"

"Mi è giunto un messaggio." – "Dall'Universo??" – "No, dal messaggero!" (Kung Fu Panda II)

  • luglio 10, 2011 at 20:35

Solitamente rincorro il tempo per riuscire a scrivere sul blog.
A volte anche di notte.
Oggi avrei avuto tutto il tempo che volevo… ma ho deciso di dedicarmi una giornata come non succedeva da millenni.

Le bimbe sono al mare con i nonni.
Io partirò domani, in attesa prima di mettere un bel punto e a capo ad un'epoca della mia vita.
Avrei voluto andare a trovare NonnaBis, ma per motivi logistici non ho potuto.
E così mi sono trovata davanti una giornata intera e senza programmi.
E quando mai mi capita??

Ditemi la verità, da quanto non vi spaparanzate sul letto, in mutande, a leggere un bel libro senza guardare l'orologio?
Mangiare quando avete fame sul divano, davanti al telegiornale, con i piedi in aria che se mi vedono le bimbe….
Dimenticarsi le ciabatte, i vestiti, la sana alimentazione, i doveri…
Musica rilassante e niente più…
Scrivere solamente un messaggio con il cellulare ma pentirsi di aver scritto anche solo quello, perchè oggi è la giornata dedicata a me, solamente a me e nessun'altro…
E ai miei pensieri…
Sdraiarsi, chiudendo gli occhi, con il cinguettio degli uccellini che giunge dalla finestra aperta, e ascoltare il proprio respiro, imparare a "sentire" il proprio corpo, l'aria che entra e che esce…
Vagare, Immaginandosi fluttuanti sopra un fascio di luce che ci avvolge e che ci dona calore, luce, serenità, sicurezza…
Mettersi in ascolto della propria anima, lasciando da parte la mente per una volta…
L'ascolto puro dei sentimenti, in rapporto alle vicissitudini della mia vita, in relazione agli altri, di chi ho incrociato nel mio cammino, di chi ho perso per strada e di chi ho ancora accanto…
Dei sentimenti in rapporto ai propri desideri, alle proprie insicurezze, alle certezze e alle conquiste, alle domande ancora irrisolte e alle risposte che forse non avevo visto prima…
Ma a volte basta solo fermarsi un minuto. Chiudere gli occhi e lasciarsi andare.
Nel silenzio più totale, aggrappati solo a se stessi e poi nemmeno più a se stessi.
Sentirsi liberi di viaggiare, di comprendere, di chiedere, di ascoltare, di volare e…

BIIBIIIP BIIBIIIP BIIBIIIP!!!!!

"Ricordati di portare anche il pelapatate!"

Tipico messaggio dell'Universo.