Crea sito
You are currently browsing all posts tagged with 'imparare'

Evoluzione più o meno spontanea

  • aprile 13, 2015 at 14:52

Siamo arrivati su questo mondo per fare esperienza, per imparare, per evolvere la nostra anima tramite il percorso che abbiamo scelto (anche se non ce ne ricordiamo più) in questa vita terrena.

Per mia esperienza diretta, ho imparato che il chiedersi ‘cosa devo imparare’ dalla situazione che ci si presenta davanti, aiuta a far proprie quelle conoscenze (di noi stessi) che ci servono per superare il momento e velocizza la nostra evoluzione.

Gran parte delle persone purtroppo non coglie questa sfumatura e continua ad imbattersi nelle stesse identiche esperienze, le quali si ripresentano proprio perchè strumento di insegnamento che però non vuole essere colto.

E’ come se qualcuno dicesse:
“Non hai imparato? Aspetta un po’ che ti do la possibilità di rifarlo, magari stavolta ti serve… Ancora scegli di accantonare, fuggire, girarti dall’altra parte, dare agli altri la responsabilità della tua vita?? Va bene, cambio la scena, gli attori,  ma sappi che ti manderò ancora altri maestri per insegnarti questa lezione che tu ti ostini a non imparare!”

La vita funziona così, fateci caso.

Osservando gli altri e il mondo, è chiaro all’occhio che ognuno ha i propri tempi, le proprie lezioni, il proprio percorso. Siamo tutti diversi e siamo tutti qua per fare esperienza…
Per fare esperienza…

Ultimamente però sono arrivata ad una conclusione.

Non tutti sono giunti su questa terra per progredire.
E tra queste ‘creature’ rientrano anche persone che sono a noi vicine.

Per alcuni ne sono serenamente consapevole.
Ma per altri -per non deludere le mie ingiustificate aspettative- devo proprio farmene una ragione!

Il giudizio e Gesù

  • febbraio 16, 2015 at 01:14

“Mamma, mi PERPLIMI!” mi confessa Canterina un secondo prima di uscire di casa per andare a scuola.

Anche il tuo italiano, e molto tesoro mio!
“Ti rendo perplessa? Come mai??” chiedo curiosa.

“Perchè a te di quello che ti dicono gli altri non te ne frega niente!”

“In che senso?”

“Che ti scivola via, non te ne importa! Non ci rimani mai male… vivi la tua vita tranquilla!”

“Beh… sì. E’ così, amore. Ma non lo è certo sempre stato. Ci sono arrivata, col tempo, lavorando su me stessa. Impegnativa come riflessione alle 7.15 di mattina!”

“Sì, beh, ciao devo andare!”

“Ma è presto, Canterina! Ma dove vai sempre all’alba? Arrivi troppo presto a scuola!!”

“Devo andare, mamma! Ciao!”

L’anno scorso dovevo lanciarla fuori casa, perchè era sempre in ritardo.
Quest’anno forse apre lei i cancelli della scuola. E se tutto va bene le rimane anche il tempo di spazzare le aule!
In ogni caso mi fa felice sapere che Canterina ha osservato e notato questa mia caratteristica conquistata con tanto lavoro e impegno cosciente.
Mi fa piacere averglielo sentito dire con il tono che presagiva una sorta di “invidia”, ma non in termini negativi, nel senso di qualcosa da voler emulare poichè, salta all’occhio, utile e piacevole nella vita.

E’ difficile lavorare sul non-giudizio, ma non è impossibile.
Cerco di far passare sempre alle bimbe il messaggio che i giudizi altrui non sono altro che opinioni personali che non intaccano noi e il nostro essere, ma rimangono relegati nella sfera dell’altro, se riusciamo a non farli nostri, a farceli “scivolare addosso”, appunto.
Ma non è per niente semplice per loro, abituate a sentire e ricevere giudizi da ogni angolo di queto mondo, in primis dalla scuola, che dovrebbe essere invece strumento per insegnare, far amare, incuriosire e non giudicare.

Son fiduciosa però. Se ce l’ho fatta io (al 95%, perchè non mi sento ancora completamente indenne, specialemente quando si tratta della sfera emotiva familiare), allora ce la faranno anche loro.

Perchè senza giudizio si vive decisamente meglio.
Senza giudicare gli altri, si può cercare di guardare alla perfezione del mondo, in tutte le sue sfumature, bianche o nere, dritte o storte.
Se si riesce ad uscire dal loop del ‘giudicare’ chi ho di fronte, per ciò che è, per ciò che fa, per ciò che pensa, per come si comporta, allora il giudizio altrui inizierà a non pesarmi.

Gesù, che non era proprio l’ultimo arrivato, lo ha detto bene.
“Non giudicare se non vuoi essere giudicato, perchè con lo stesso metro con cui giudicherai sarai giudicato.”

Cosa significa?
Che è sbagliato giudicare?
No, assolutamente! Perchè allora entreremmo immediatamente in un controsenso enorme come una montagna: dire che è sbagliato giudicare… è un giudizio!

Gesù intendeva dirci che se non vogliamo essere, cioè sentirci giudicati dagli altri, dobbiamo smettere di farlo noi.
Gesù non minacciava, consigliava, dava delle dritte infinitamente sagge su come poter vivere la vita felice e serena. In piena libertà di scelta, ma con la consapevolezza che esistono leggi universali da cui non possiamo essere esenti.
Se noi smettiamo di dare un nostro giudizio a ciò che gli altri fanno o sono, smetteremo di sentirne il peso su di noi, anche perchè, per la legge dell’attrazione, non attireremo più i giudizi altrui…
Non fare agli altri ciò che non vuoi che sia fatto a te… Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te.”
Ciò che dai ricevi, ciò che non dai non ricevi.
Ciò che dai attiri. Ciò che non dai non attiri.

Certamente Gesù era un illuminato incompreso al suo tempo, ma ho il timore che lo sia ancora per molti, cristiani compresi, anche al giorno d’oggi.
E pensare che ha parlato apposta per noi…

Generazioni a confronto

  • dicembre 10, 2014 at 18:02

Festa di gruppo.
Nel senso che con una festa festeggiamo tre compleanni.
In autunno in realtà con tre feste riusciamo a festeggiarne 7…

Dicembre è il mese di Canterina che, con nonna e zia, festeggia i suoi 12 anni.

C’è anche NonnaBis.
Seduta in mezzo a due nonni, due nipoti e un marito, cinque pronipoti, osserva, probabilmente ringraziando di essere sorda da un orecchio, con tutto il baccano infernale che si materializza per ore, quando siamo tutti riuniti.

Nell’andare a casa dei nonni spiegavo alle bimbe… non mi ricordo in seguito a che domanda… come la NonnaBis, a quasi 95 anni, sia tutta “rotta nella carrozzeria”, con gli acciacchi tipici dell’età avanzata, ma totalmente lucida con la testa.

Durante la festa vedo Canterina che si siede accanto a lei per farle vedere alcune foto dal cellulare.
“Vedi NonnaBis, questo è un touch screen, cioè non ha i tasti, si tocca e basta, si chiama I-Phone. Ha un sacco di applicazioni. Qui puoi fare e modificare le foto, vedi? Qui chatti con gli amici i con chi vuoi. Qui ascolti la musica, vedi?”

E la NonnaBis attenta, osserva. Sembra interessata. Sembra capire tutto.
“VA QUANTA ROBA CHE GHE’ INCO! INVENTEN DE TUCH… QUAND MI SERI GIUVINA GHEREN MINGA TUTTI STI CATANAI! ALURA PODI CIAMA’ LA NONNA?! FAM VEDE’ ME SE FA’…”

Canterina le spiega anche che si possono registrare messaggi vocali e ne manda uno al nonno, che le risponde, sempre con messaggio vocale:
Ehi, Ciao NonnaBis! Come stai?

“BENE, BENE! MI STU BEN! E VI ALTER? ME TE STE’??”

“… No, nonna, è registrato. Non ti può sentire… ” tentava di spiegare Canterina.

“EHI, NONNO! CIAO! CIAO, NEH!”

“… No, nonna! Non gli puoi parlare!”

Io ero piegata in due dal ridere!

Però vedere Canterina farsi il “selfie” con NonnaBis mi ha toccato il cuore.
Tre generazioni di differenza.
La prima pronipotina nata… Ora NonnaBis ne ha otto!
La memoria storica della famiglia.

C’è e ci sarà sempre tanto da imparare da lei.

Grazie NonnaBis per averci scelto!

Chiedo scusa

  • marzo 21, 2014 at 19:22

Chiedere scusa, col cuore, significa “semplicemente” saper comprendere di aver sbagliato, prendersi le proprie responsabilità.
Non è grave.
Anche per un adulto.

Conosco adulti che fanno una fatica infinita a scusarsi.
Ed altri che non ne sono proprio capaci.

Ho sempre insegnato alle mie figlie che chiedere scusa è un atto di amore e non di vergogna o debolezza.
Così, più o meno facilmente, si chiedono scusa l’un l’altra quando bisticciano, e non solo, sanno chiederlo a me quando disubbidiscono  e agli altri quando si rendono conto di non essere state giuste.

Io non lo trovo così difficile, sinceramente.
Forse dipende dal fatto che non ho mai cattive intenzioni o magari perchè ho convissuto parecchio con i sensi di colpa e il senso di inadeguatezza che ti portano a scusarti anche quando non è colpa tua… non saprei.
Ma in tutto ciò, per me, la cosa più importante e fondamentale è il saper chiedere scusa quando, come mamma non perfetta, sbaglio comportamento nei confronti delle mie figlie.

Qualche settimana fa mi è capitato, forse per eccessiva stanchezza, di avere un’uscita poco felice riguardo la situazione… familiare. Era tempo che non ne avevo più. So che è stata mossa dal voler e pretendere che le mie bimbe possano avere sempre il meglio, ma poco felice rimaneva il mio esordio.

Non ci ho messo più di qualche minuto a rendermene conto e Canterina mi ha aiutato, redarguendomi con parole chiare e precise, da ragazzina intelligente e capace.

Ovvio, in un primo istante mi son sentita una madre di merda.
Dopo di chè ho accettato il fatto che non sono perfetta e che “forse” non lo lo sarò mai.
Ma la prima cosa che ho fatto è stato chiedere loro scusa.

Poi, durante la messa a letto, ho richiesto scusa a Canterina che, saggiamente, mi ha risposto:
“Non ti preoccupare dolce mamma, capita anche alle migliori di andare in tilt!”

E la mattina dopo, a colazione, nei dieci minuti che abbiamo a tu per tu io e  Canterina prima di svegliare le sorelle, ho chiesto scusa un’altra volta, quasi volessi essere certa che la mia bimba grande si rendesse realmente conto di quanto mi dispiacesse averle causato una sofferenza inutile, anche se breve.

Qualche ora dopo, osservando la lavagna in cucina, ci ho trovato una dedica fatta a sorpresa:
“OGNI VOLTA MI SVEGLIO LA MATTINA E VEDO UN BAGLIORE, UNA SPERANZA, UNA PROMESSA CHE ANDRA’ TUTTO BENE. NON CAMBIARE MAI. TI VOGLIO BENE MAMMA!”

Se questi sono i risultati… non è meglio chiedere scusa mille volte in più?!

Compiti secolari

  • dicembre 15, 2013 at 22:56

Pomeriggio di compiti.

Io sto stendendo in camera da letto mentre provo le poesie a Nanà.
Babet mi urla le frasi che deve “tradurre” dalla cucina.
Sta lavorando sugli aggettivi qualificativi.

“Un frutto che ha molto succo, è succosooooo???”

“Sììììììì!! Bravaaaa!!” urlo in risposta.

“Un pittore che molti conoscono, cos’è??”

“Lo dice la parolaaa!”

“CONOSCENTE??”

“Ma noooo!! Co-no..??”

“… Conosciutooo??”

“Bravaa!”

“Un albero che ha cent’anni cos’è?? CENTENNE??”

“Buahbuah!!”

“CENTANNI??”

“Buahbuah!!”

“CENTELLINATO??”

“Buahbuahbuah!!”

Fare i compiti serve ad imparare.
Fare i compiti con Babet serve per imparare a ridere.

Mega regalo di compleanno

  • novembre 17, 2013 at 23:34

E’ ufficiale!

Abbiamo tolto le rotelle!

E la mamma non è stata portata via in ambulanza per colpo della strega fulminante!

Doppio successo!

Doppio regalo!

Che meraviglia!

Le sono corsa dietro con piacere per due mattine.
“Amore! Vai alla grande! Continua! Da che parte passi? Destra o sinistra? Non smettere di pedalare che riesci a salire! Vai! Nanà! Dai! Ma… Nanà… da che parte…”
SBEEEEMMM!!
Le sorelle ci hanno trovato entrambe piegate in due… dal ridere!
Però tra ieri e oggi abbiamo solo ucciso una panchina e preso in pieno un palo, in una fase apartitica del nostro attaversamento stradale.

Riassumiamo.

La partenza è abbastanza sicura.
Sui rettilinei va che è una lippa.
La frenata è da air bag.
Prossimo passo: imparare a curvare.

Necessitiamo di schiavare, oltre al palo, anche le persone che ci appaiono magicamente davanti ignare del pericolo mortale che corrono.
Eviterei di proseguire i prossimi mesi con una teppista in mini-bicicletta che ogni due secondi urla “PISTAAAAAAAAAAAAAA!” al mondo intero, convinta che la precedenza sia sua di diritto, anche sui calcagni della gente.

Ma non c’è fretta.

Ora godiamoci questa piccola, grande conquista!

La felicità è una scelta di tutti i giorni

  • ottobre 29, 2013 at 00:16

Non la trovi in assenza di problemi.
La trovi nonostante i problemi.

Sabato la nostra amica naturopata mi ha detto che non ci ha mai visto così stanche, tutte e quattro.
E’ veramente un periodo intenso, di grandi cambiamenti, di impegni, di autunno…

Io mi accorgo di essere rasente al limite quando con le bimbe passo più tempo ad urlare che a parlare.
Sono paziente con tutto e con tutti… ma non con le bimbe!
Così mi son detta che devo far di tutto per portare più serenità possibile in casa e lasciar fuori la frenesia: fa meglio a me e fa meglio a loro.
Decido di prendere le cose più leggermente. Non con la leggerezza che dà poca importanza, ma quella che evita di “uccidersi” per riuscire a fare tutto, senza sentirsi in colpa.

Oggi, tra una visita ortopedica di Babet, il corso di nuoto delle due minori, varie ed eventuali, ho tentato di affrontare la giornata con più serenità e meno stress “mentale”.
Penso che il trucco sia pretendere di meno (più che dalle bimbe, da me stessa) e ascoltare di più i suggerimenti che, inconsciamente, con il loro comportamento da bambine, mi sanno dare le mie tre pupattole.

In effetti, anche se mi fanno sclerare, riescono a darmi quel non so che per farmi sentire gioisa, felice di esistere.

Al momento della buonanotte ho letto un libro a Babet e Nanà.
Era una vita che non lo facevo, sempre mille cose da fare, la paura che perdano minuti preziosi del loro prezioso sonno, il pensiero già alle “faccende” che mi aspettano…
Stasera lì nel letto, in mezzo a loro, sentivo una pace interiore profonda.

C’è sempre da imparare.

E amando non si può fare a meno di farlo.

Ed è sempre durante la buonanotte che escono con le domande del secolo.
“Mamma, ma come fai a sapere chi è la persona giusta?”

Sono rimasta un momento in silenzio, pensando a ciò che sarebbe il mio desiderio: la felicità e la pace. E son tornata con la mente ai loro sbaciucchiamenti di cinque minuti prima.
Non smettono mai di insegnarmi la vita…
Così sempre da loro mi è arrivata la risposta:

“La persona giusta è quella che, quando l’abbracci, ti fa sentire a casa.”

Prima elementare, Watson! Prima elementare…

  • ottobre 7, 2013 at 22:46

Nanà mi mostra con orgoglio il suo quaderno.

“Bello, amore! Ma sei bravissima!”

Vedo dei disegni stampati e sotto ognuno di essi la scrittura spontanea.

-ARERCA (arancia)

-AEP (ape)

-AQUILONE (aquilone)

-ARCOBALENO (arcobaleno)

“Ma… Nanà… li hai scritti da sola??”

“Sì.” mi conferma, quasi imbarazzata.

“Ma sei bravissima! Ma AQUILONE l’hai copiato?”

“No.”

“E l’hai scritto esatto con la Q!”

“Ho provato a indovinare..”

“Ma sei un genio! Anche ARCOBALENO che è lunghissimo l’hai scritto giusto!!”

Ride vergognosa.
E’ fantastico come si incarti a scrivere ‘ape’ ma come riuscirebbe probabilmente a scrivere esatto ‘supercalifragilistichespiralidoso’.
Una piccola Einstein.

Giro pagina.
Per la terza e ultima volta in vita mia, osservo un quaderno con scritte tante A A A A A A A …
Che bello!
I primi passi di un premio nobel.

“Wow! E questo? Che esercizio impegnativo! Me lo spieghi?”

“Sì. Qui abbiamo INCERCHIATO le A! L’ho fatto da sola, sai! Ho trovato tutte le A e le ho INCERCHIATE!”

“… Ma quante cose belle ti insegnano a scuola!”

Che invidia.
A me non hanno mai insegnato a INCERCHIARE le A!

 

E’ vietato

  • luglio 9, 2013 at 23:24

“È vietato piangere senza imparare,

       alzarti al mattino senza saper cosa fare,

              aver paura dei ricordi.

È vietato non sorridere ai problemi,

       non lottare per ciò che vuoi,

              abbandonare tutto per paura,

                     non far diventare i tuoi sogni realtà.

È vietato non dimostrare il tuo amore…”

Pablo Neruda

L’aiutante porcellino

  • giugno 20, 2013 at 23:42

Dopo la scuola materna, io e Nanà siamo andate nell’orto della scuola e prendere un po’ di piselli che Amicasà mi aveva consigliato di recuperare, perchè già fin troppo maturi.

Occhio di lince-Nanà mi trovava tutti i baccelli più grassocci.

Poi abbiamo anche preso un bel mazzone di prezzemolo, un po’ di rosmarino e salvia.
Non abbiamo osato raccogliere i fiori di zucca perchè non so riconoscere il maschio dalla femmina e mentre mi accingevo a prendere la cicoria, e pensavo che fosse un peccato lasciar andare a male anche la menta bergamotto, Nanà è incorsa in uno dei suoi momenti tipici del bisogno… bisogno di un bagno… così siamo corse a casa.

Stasera avevo un aiutante provetta in cucina.

Mentre sgranavamo i piselli riflettevo che nella nostra scuola tutti i bambini sanno come sono fatti.
Intendo baccello, pianta, colore, profumo.
Oggigiorno ci sono bimbi che non sanno come siano fatti e come crescano veramente i prodotti della natura che si ritrovano nel piatto.
Il nostro orto e il nonno volontario che lo segue per tutto l’anno regalano ai bambini della scuola tanta conoscenza, divertimento e un genuino ritorno alla natura veramente invidiabile.

Certo… dopo venti minuti di “sgranaggio” avevamo solo ottenuto circa sei cucchiai di piselli, ma penso che domani Nanà sarà orgogliosa di raccontare alle sorelle come alcuni ingredienti del pranzo li abbiamo raccolti e puliti con le nostre manine.

“Voglio tagliarlo anch’io!”

“Amore… la mezzaluna è affilata. Se prometti di non lasciarci le dita, faccio tritare a te il prezzemolo.”

Tritato largo, sparso ovunque, spiaccicato con le manine… però niente dita insanguinate: un successo.

Mentre perfezionavo il suo sublime lavoro, Nanà si infognava le carote grattuggiate in bocca come il peggiore degli orchi sdentati.

“Nanà! Sembri un maiale, dai!”

“Ma io sono femmina!”

“Allora sei una maiala! Mangia bene, su!”

“Mamma… ma siamo figlia e mamma noi?”

“In che senso?”

“Io e te siamo figlia e mamma, giusto?”

“Così dicono le prove, perchè?”

“Perchè se io sono una maiala, allora tu sei una maialona!!”

… Possibile che mi metta all’angolo già a cinque anni???