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La pertica

  • aprile 28, 2013 at 20:36

Oggi ho dedotto che io e la pertica non andiamo d’accordo.

Ai giardinetti con le bimbe ho voluto provare l’ebbrezza di scendere dal tubo dei pompieri (tra i bambini, senza vergonga), ma a risalirci nemmeno con il reattore sotto le suole.
Il tutto per il divertimento di un papà che rideva divertito, compatendomi alquanto.

Quando il giardinetto si è svuotato per l’ora di pranzo ci ho riprovato, ma niente.

Non ci sono mai riuscita nemmeno a scuola.
E’ uno dei miei tanti crucci esistenziali.
Come si fa a risalire sulla pertica??

Nanà ha voluto provarci, allora l’ho issata pian piano, per la felicità della mia lombalgia, bloccandomi al punto in cui le tenevo le chiappe sulle spalle.

Abbiamo iniziato a ridere come matte.

“Amore… scendi! Non ce la faccio a mandarti più su! Sto schiattando!!!”

“SPINGI ANCOLA MAMMA, DAIIII!”

“Ma vuoi la mia morte?? Nanà! Scendi!”

“ANCOLA UN PEZZETTINO CHE SONO QUASI ALLIVATA!”

“Nanà… sto agonizzando… non ce la facciamo mica… ci manca un po’ di spinta!!”

Manco a dirlo, dal suo sedere è partito l’effetto dei legumi dell’altra sera!
Peraltro a due centimetri dalla mia faccia…

“Cribbio Nana!! Mi hai preso in parola! Hai trovato la soluzione, brava! Il motore a scoppio! …Adesso sì che muoio veramente!!!”

Ricalcando le orma materne

  • aprile 27, 2013 at 21:17

Mi accorgo sempre più, con il passare del tempo, che le bimbe prendono molte mie espressioni, modi di fare, di scherzare (per fortuna) e di esprimersi.

Canterina ha fatto sue parecchie espressioni materne e ha una mimica cabarettiana che fa sbellicare, a suo dire, le sue compagne di scuola e di tavolata.
Sicuramente fa sbellicare me quando me lo racconta.

Anche Babet non è da meno: una pagliaccia nata.

Nanà, nel suo piccolo, non risparmia uscite degne di figlia d’arte.

Se riuscissi a segnarmele tutte, giornalmente, riempirei il blog.
Non riuscendo a farlo, l’alzeihmer ha la meglio e, arrivata a sera, non mi ricordo una beata fava di ciò che han detto.

Nove volte su dieci.

Quando sono simpatiche (e tra di loro non accade quasi mai) hanno un modo di insultarsi sui generis.
Giovedì pomeriggio abbiamo raggiunto Madre NaturaSì al laghetto di pesca di proprietà dei suoi genitori, per giocare con FIglia e Figlio NaturaSì.
In auto, io tentavo di memorizzare le indicazioni stradali inviatemi da Madre NaturaSì.
Le bimbe tentavano di avere la meglio sulla musica, sulla conversazione e sulla mia mente già annebbiata.
Con calma e serenità, Canterina dice a Babet:
“Tu non sei normale… ” come dico sempre loro quando fanno qualcosa di stravagante, e poi aggiunge  “…hai dei problemi. A volte seri, a volte no.”

Di risposta:
“Tu sembri CSICOPATICA.”

Di rimando:
“Tu hai problemi OMOLECOLARI!!”

“E cioè?” chiedo divertita.

“Mamma, significa problemi di cervello!!”

Passiamo un bellissimo pomeriggio di sole con Madre NaturaSì… in realtà ho perso di vista le bimbe dopo due minuti, le ho viste andare a fare il giro del laghetto, disturbare tutti i pescatori in gara passando sotto le canne (!!!), andare a cercare galline inesistenti, fare una sana merenda vegetariana con pane e salame e gelato, andare a pesare il pescato di tutti i concorrenti dicendomi “Ci mettiamo solo cinque minuti!” e tornare dopo un’ora buona.

Io vagavo persa con Nanà a rate (quando la mammite la colpiva), tentavo di trascinare Figlio NaturaSì con il triciclo che mi urlava “Tirami tu!”, mi riparavo nel retro cucina con Madre NaturaSì che affettava pane e pancetta coppata per l’aperitivo dei pescatori facendomi traviare da qualche goccio di birra.

“Guarda che qua è pieno di single se vuoi!!”

“Grazie ma anche che no!!! Ho dovuto coprirmi con la borsa per l’imbarazzo tutte le volte che sono dovuta passare da fuori! Mancava solo il piattino per la bava al tavolo… Non ce la posso fare! Vabbè, un goccio di birra posso anche berlo! Ora recupero le bimbe, se ci riesco, e a vado a casa a finire di ubriacarmi!!!”

Le bimbe in auto mi raccontano entusiaste le loro esperienze ittiche della giornata.

Mentre percorriamo le strade dei paesini dell’hinterland milanese ci ritroviamo davanti un’auto con la P di Principiante che, a due all’ora, ci precede, creando dietro di noi una lunga impaziente coda.

“Mamma, ma cosa vuo dire quella P?”

“Che è un Pescatore!”

“… No, dai! Non è vero!”

“Se aveva sei P voleva dire che aveva vinto il Primo Premio Per la Pescata Più Pesante!”

“Ma daiii!”

“Giuro!!”

Nel frattempo le lumache ci sorpassano e una vecchietta col girello ci doppia.
Inizio a spazientirmi un po’ anch’io.

“Allora? Cosa vuol dire la P??”

“Vuol dire… Possiamo farcela!
… Per carità non datemi la patente!
… Prima o poi accosto!
… Penso che arriverò a destinazione nella prossima vita!
… Puoi mettere la terza che la macchina non esplode!!!
… Puoi Prendermi a  Parolacce!!!!”

“Quali parolacce??”

“Tutte quelle che iniziano con la P!”

“Qualcosa è cambiato”

  • marzo 26, 2013 at 22:12

“MAMMA! FACCIAMO CHE DEVI SEGUILE ME! DEVI CAMMINALE SOLO SULLA LIGA BLU!”

Stiamo tornando da scuola.
Abbiamo già percorso un paio di vie canticchiando e saltellando.
Abbiamo scherzato un bel po’.
Ci siamo fermate a osservare i germogli dei fiori appena sbocciati che probabilmente domani saranno congelati, per ben venti minuti, misurandoli, toccandoli e impigliandoci con i pantaloni nei rovi sottostanti.

Nanà è in vena di giocare, ma oggi pomeriggio ha la verve simpatica, invece della sua solita tirannia lamentosa.
Quasi quasi non la riconosco.

“Occhei, amore. Segua anch’io le strisce di piastrelle grigie!”

“NO! QUELLE BLU!”

“Non ci sono blu. Ci sono solo rosse e grigie.”

“QUESTE! SONO BLU!”

“Sono grigie, tata.”

“MA TI DICO CHE SONO BLU!”

“Nanà… sono grigie scure, ma grigie!”

“EVABBE’! ALLOLA, SEGUI LE STLISCE BLU! E FAI METTELE BABET IN MEZZO! DAI, ANDIAMO! CHI PESTA LE LIGHE LOSSE PELO’ PELDE, NEH?!!”

“Babet! Amore, vieni qua in mezzo a noi, se no la figlia del daltonismo la ritroviamo in preda a qualche scompenso ormonale decisamente precoce…”

Cominciamo a salire verso casa calpestando, tutte e tre, solo le file di piastrelle grigie scure… tendenti al blu.
Nonostante la presenza di estranei, io non mi tiro indietro, così diamo vita ad una specie di PacMan umano per riuscire ad arrivare per prime al cancello di ingresso.

“MAMMA! MA TU VAI IN QUELLA FILA DI LA’ NON NINQUESTA!”

“Ueh! Io vado NINQUESTA perchè c’ero prima io! Vacci tu NINL’ALTRA!”

“VABBE’ ALLOLA IO COLLO!”

“Allora COLLO anch’io!”

Nel frattempo perdo un paio di volte Babet, la bambina più contemplativa dell’universo.
Prima perchè sulla sua striscia grigia stazionava un bigle.
E lei non ha tanto in simpatia i cani.
Quindi si è bloccata in preda al terrore, indecisa se abbandonare le piastrelle grigie o farsi sbranare.
Poi, appena superato il cane in miniatura, mi sento gridare:
“MAMMA! Vieni a vedere che belle!”

Cribbio! Ero quasi giunta al citofono in vetta alla classifica… Non fa niente quando una figlia chiama, la mamma risponde.

“Cosa amore??”

“Vieni qua! Una margherita fucsia!”

Dal mio punto di osservazione non la vedo.
“Dove???”

“Lì, in mezzo al prato, vicino all’albero!”

No, da qui non ce la faccio proprio.
Babet riesce a vedere cose che noi umani non riusciamo nemmeno con un microscopio. Devo assolutamente raggiungerla.
Però non posso PELDELE il gioco…
Così ritorno fino alla postazione di Babet, ripercorrendo a ritroso tutte le file di piastrelle grigie senza mettere un piede fuori.

I padroni del bigle mi guardano straniti, ma io so perfettamente l’impressione che do.

Sono tale e quale a Jack Nicholson in “Qualcosa è cambiato”!!

Uguale.

… Stesso taglio di occhi!!!

Ultras di palla prigioniera

  • marzo 3, 2013 at 21:54

La classe di Canterina, oggi pomeriggio, ha partecipato ad un torneo finale di dodgeball tra le classi quinte di diverse scuole milanesi.

Hanno vinto!

Devo ammettere che la loro è veramente una bella classe (siamo state fortunate!), seguita da due meravigliose maestre che hanno saputo creare il clima di affiatamento e solidarietà tra compagni.
E con dei genitori, in gran parte affiatati a loro volta, che sono più pazzerelli dei figli.

Abbiamo urlato che nemmeno la curva sud di San Siro…

Quando Nanà mi veniva ad interpellare, mancava poco che la tirassi in aria per l’eccitazione, stile petardo umano…

Il loro “allenatore” non aveva un gran chè bisogno di gridare consigli tattici: ci pensavamo noi mamme, supportate dalla maestra molto più discreta…

Ma non eravamo esaltate dall’agonismo a cui, spesso e volentieri,  vengono spinti i ragazzi fin dalla più tenera età, spronandoli a vincere a tutti i costi.
Eravamo cariche e gioiose nel vedere lo spettacolo che ci si apriva davanti agli occhi…

E’ così bello vedere un branco di ragazzini di dieci anni giocare, divertirsi, fare gruppo, sostenersi, aiutarsi, lottare per lo stesso obiettivo, spronarsi, esultare, festeggiare la meritatissima vittoria, volersi bene, essere soddisfatti di se stessi…

Potrei dire che è quasi commovente.
Perchè è un’esperienza che ha insegnato loro un sacco di cose e che si porteranno nel cuore per tutto il resto della loro vita.
Sono quei ricordi che rimangono nella memoria, lasciando un bel segno.

… Come la mamma che esce dal centro sportivo senza più un filo di voce!

“Mamma, perchè non riesci più a parlare??”

“Tesoro, perchè non sono abituata a fare l’ultras!!”

Babet sindacalista

  • febbraio 15, 2013 at 17:05

“MAMMAAAAAA! Nanà mi ha proprio rotto!!!”

E se lo dice Babet, la figlia della pazienza, la maestra Shifu della generosità e della condivisione, la regina della pace interiore, beh… allora vuol dire che un fondo di verità c’è.

“Non la sopporto più! Mamma, continua a rompere!”

“Ma cosa fa?”

“Si lamenta di continuo! Non va bene questo, non va bene quello…”

Tutto nella norma, penso io.

“E poi rompe perchè vuole quell’altro gioco… fa sempre i capricci! E’ rognosa!! Mamma, ti prego… LICENZIALA!!”

Nevica!!

  • febbraio 12, 2013 at 13:51

Il nostro pupazzo di neve è stata un’opera d’arte impegnativa, anche se il risultato sembrava essere stato deturpato da una grave malattia genetica.

Le nostre forme ad “angelo” erano fantastiche, completate anche di aureola o corone di alloro.

Negli agguati dietro ai cespugli non mi batte nessuno.

Ho convinto una bambina di un anno e mezzo che mi sarei portata a casa la mega palla di neve che avevo sotto il braccio e l’avrei messa in frigorifero… sua madre mi odia.

Ho schienato Babet così tante volte che ha rischiato almeno un paio di fratture ossee.

Ci siamo tuffate di faccia.

Ci siamo tuffate di sedere.

Siamo scese dallo scivolo (io compresa) planando nella montagnola di neve posizionata ad hoc poco prima, divertendoci come matte.

Ho rincorso, sono scappata, ho lanciato mirando casualmente il collo della figlia e trovato neve nelle mutande al ritorno a casa.

Ho convinto la bimba boccalona a sdraiarsi, rotolarsi e fare l’angelo nella neve intonsa, ma lei lo ha fatto nell’unico pezzo di giardino dove la neve era già “stropicciata” (come dice Babet), tirandomi dietro le ire della madre, per la seconda volta.

Mi sono divertita come una bambina.

Chiedo solo una cosa…

La prossima volta che decido di andare a giocare con la neve… fermatemi!

Sono stravolta!
Non ho più il fisico!!!

In questo momento sono alla ricerca di un polmone artificiale….

Figlia del corto circuito

  • agosto 29, 2012 at 19:21

Babet, ieri sera, impersonificava alla perfezione la figlia del vittimismo.

Se la sorella maggiore gliele dava era perchè le prende sempre (beh… su questo ha ragione).

Se si pigliava una gomitata fortuita da me perchè stazionava alle mie spalle come un condor in attesa della preda morta, era perchè riceve colpi dal destino come un pungiball da palestra.

Se perdeva la duecentesima partita contro la sorella di Gastone, che ha un sedere grosso come una portaerei, era perchè il fato avverso condizionava l’andamento del gioco a suo sfavore da qui all’eternità.

All’ennesimo litigio, dopo l’ennesima pacca ricevuta, corre in camera in preda ad un pianto da dramma napoletano misto a lamento straziante da vedova calabrese aggrappata alla bara del marito. (Ognuna ha le sue fortune…)

“Sempre a meeeee! Solo a meeeee! Non è giustoooooo!”

“Amore mio, quante volte te l’ho detto che non è così?! Gli incidenti capitano a tutti, anche a me, da bambina sembravo ghepardata! Ero piena di gibolli ovunque! Sei uguale a me, vuol dire.”

“Ma sempre e solo a me! Mi arrivano sempre sberle o pacche! E poi perdo sempre a tutti i giochi! Ha vinto tutto Canterina! Io perdo sempreeeeee!”

“Guarda che come hai perso tu ho perso anch’io! Canterina ha un sedere enorme e infinito quando gioca a carte, ma non sempre. E poi cosa ti dice la mamma? Che se continui a pensare negativo ti attiri tutte le cose negative… Pensiero positivo! Pensiero positivo! Pure Jovanotti lo diceva…”

“Ma io non ci riesco!”

“Come no, dai proviamoci insieme. Cosa possiamo dire di positivo di stasera… Allora, io ho perso un sacco di partite, però… la cosa bellissima è che ho passato una splendida serata a giocare con voi! Le mie bambine adorate! E non è bello questo?! Chissenefrega se perdo!”

“A me frega però!”

“Appunto… e allora cosa puoi trovare di positivo?”

“Mamma…”

“Dimmi amore.”

“Ma le tartarughe, quelle che hanno le unghie sulle zampe, ecco, loro riescono a nuotare??”

………. “Penso proprio di sì, Babet… Andiamo di là a giocare insieme?”

“… Eh?!”

“Andiamo – di – là – a – giocare??”

“Di là?!”

“Sì! A – giocare – ancora… … … Rimetti – a – posto – la – candela(*)!!!”

“… Sì, ma solo se mi porti in braccio!”

Ogni tanto vorrei essere una piccola, minuscola, invisibile cellula del cervello di mia figlia, per capire dov’è che fa contatto…

 

(*) nda, dal film Frankestein Junior!

Saper ringraziare è un dono: significa aver capito cosa si ha ricevuto

  • giugno 30, 2012 at 20:46

Oggi le ho fatte lavorare di brutto.

Abbiamo svuotato le cartelle, diviso quaderni, messo a posto tutto il materiale della scuola che era rimasto lì dove lo avevano buttato l’ultimo giorno di lezioni.
Abbiamo guardato insieme i lavoretti di Nanà (non finivano più!), le opere d’arte di Canterina, il raccoglitore di scienze di Babet…

Nel pomeriggio ho iniziato a macinare bagagli (un po’ tanto in anticipo… ma mi aspetta una settimana shock e le valigie per la montagna sono assai impegnative…) e loro hanno giocato a pongo creando deliziosi manicaretti colorati.
Così stasera hanno dovuto raccogliere pezzettini minuscoli di pongo in ogni fugato di piastrella, in ogni piattino e biccherino usato, in ogni coperchio di bidone utlizzato, insomma… ovunque ci giravamo c’erano puntini colorati spiccicati.

Le ho fatte raccogliere, pulire, lavare, sfregare, riordinare. Un po’ urlando, un po’ sorridendo…

Alla fine ero massacrata io e lo erano anche loro.

A cena, appena sedute per mangiare, dopo il segno di croce, Canterina mi dice:
“Grazie mamma per questa bella giornata!”

Non c’è che dire…
Non importa cosa si faccia o quale posto divertente si visiti, quale esperienza di gioco si scelga o quale ‘buonanotte’ si preferisca.

Ciò che ci fa sentire bene è lo stare insieme.
Pure a riordinare!
Le attenzioni che dedico loro, anche sottoforma di gesti educativi, sono comunque espressioni d’amore. Vissute col cuore.
E loro lo sentono.

Ora le guardo, tutte e tre stravaccate sul divano.
Stanno guardando per la 856esima volta L’era Glaciale 2, e ridono a crepapelle!
Dio, quanto le adoro!!!

Babet in posizione Cleopatra, che si “spidocchia” le dita dei piedi, rovinandosi le unghie…
Canterina con una mano in bocca e con l’altra si gratta, gratta e gratta le sue croste dermatitiche dietro le ginocchia…
Nanà avvolta in un mantello giallo lucente, da cui spunta solo il suo bel visino, i suoi occhioni dolci dietro le lenti degli occhiali nuovi… Quant’è bella la mia professorina!

“MAMMA! MA SEI AL COMPUTEL DA QUANDO E’ INICCIATO IL CATTONE!!”

Viene qui, mi abbraccia e mi sbaciucchia.

“ABBIAMO TUTTEDDUE GLI OCCHIALI! SIAMO BELLISSIME, VELO? VIENI ANCHE TU SUL DIVANO??”

“Certo amore mio, hai ragione! Spengo subito e arrivo!”

Vado.
Scusatemi… ho da fare cose più importanti!

Pozzi senza fondo alti circa un metro

  • maggio 13, 2012 at 21:41

Nel pomeriggio Cuginetto It viene a giocare da noi, così zia Ebe può dedicarsi alla sorellina e al cambio degli armadi.

Li relego in cameretta a urlare e a disfare il disfabile, poichè Canterina deve finire i compiti.

“Mamma, quando facciamo merenda??”

“Quando Canterina ha finito i compiti.”

“Zia! Ma quando ci dai la merenda??”

“Quando Canterina ha finito i compiti… Canterina, ma quando finisci i compiti??!!”

In preda alla disperazione, alle 17.30 li chiamo per la merenda, nonostante la figlia grande debba ancora finire matematica e scienze.

Le facce ricordano quelle di naufraghi derelitti sbavanti che non vedono cibo da settimane.
Piazzo in mezzo al tavolo un bel piattone di frutta tagliata a pezzi, due mele, due banane, due kiwi…
In men che non si dica il piatto si svuota.
Abbiamo anche appurato che Nanà, oltre alla banana, ha infilato in bocca una fetta di mela senza fare capricci e non è morta… Suonano le campane a festa!

“Volete qualcos’altro??”

Che domande idiote mi vengono ogni tanto.
Tra un bicchiere di succo e una tazza di caffè d’orzo bevuta a suon di cucchiaino, mi hanno praticamente svuotato la dispensa.

Ogni tanto cercavo di scoraggiarli:
“Bimbi, tra poco più di un’ora si mangia… Non volete tenere un po’ di posto per la cena? Ancora fame?? Sembra che non vi dia da mangiare da due giorni, invece sono solo quattro ore… E tu Cuginetto It, a casa tua vivi di acqua e bei ricordi??”

Niente da fare.
Si sono alzati solo per tornare a giocare con le mani appiccicose e, forse, perchè mi han visto serrare antine e frigorifero con il silicone e la Superattack.

C’ha ragione mia madre.
Meglio ammazzarli che mantenerli!

Questione di stile

  • aprile 12, 2012 at 19:43

Ho messo a nanna le bimbe, finalmente.
‘Na fatica!

Mentre leggevo il libro a Canterina e Babet,  tutte e tre sedute sul lettone a gambe incrociate, come una piccola tribù di indiane Sioux, la piccola pestifera ci attanagliava le orecchie con i suoi canti deliranti, ci saltava addosso, ci prendeva alle spalle baciandoci la schiena, ci schiacciava gli zebedei di cui fortunatamente siamo sprovviste, chiedeva l’acqua, lanciava i calzini, andava in bagno a bere per tornare con la manica del pigiama tutta zuppa.

Sentendosi esclusa dal momento lettura ho dovuto coccolarla il doppio nel darle la buonanotte. Per tutto ringraziamento mi ha ‘sbavato’ di baci e stritolato il collo.
Senza smettere mai di pronunciare parole senza senso.

Giunta nel soggiorno cerco il telefono, per chiamare Nonna M. e Nonno M. ed avere notizie della nuova nipotina che non oso disturbare direttamente a casa.
Non trovo il telefono, poi mi sovviene di averlo visto nel mio bagno.
Entro di soppiatto brancolando nel buio -per non rischiare di essere vista da Nanà-, a tentoni raggiungo il mio lavello, trovo il telefono e lo prendo in mano.

“Ma porc…!!! Nanà… ”

Il telefono cola acqua da ogni foro.
Mi toccherà pure smontarlo e liberare i pesci rossi che si erano sicuramente già ambientati nell’habitat naturale provocato dalla teppista mascherata di famiglia.
Oppure ci infilo solo il mangime attraverso i buchi del microfono…

Nel buio probabilmente le mie imprecazioni mentali hanno illuminato al neon la mia aureola, oppure Babet nella vita precedente era un gatto, fatto sta che mi vede al buio e mi chiama:
“Mamma! Mi vieni a salutare?”

“Ma ti ho già salutato, amore mio!” le dico mentre mi avvicino ugualmente per sbaciucchiarla.

“Stavo quasi dormendo, poi tu mi hai svegliato…”

“Oh, scusa amore, mi dispiace. Fatti dare un bel bacio sotto il collo. SMMMMMMACK!!! Sei la mia pastrugna?” lei ride.

L’abbraccio forte, la stringo e inizio a riempirla di complimenti mielosi.
“Sei la bambina più burrosa del mondo! La mia patata lessa e anche al forno! Tanto quando vengo a letto, mentre dormi ti morsico e ti sbaciucchio!”

“Sì, però mi devi svegliare! Prima mi svegli, poi mi sbaciucchi!”

“Ma non ti svegliano nemmeno le cannonate! Lo sai che quando vengo a letto ti accarezzo la testa, ti sposto perchè sei dalla mia parte, ti copro e ti riempi di baci. E lo sai tu cosa fai?”

“No.”

“Russi!” ride “Ma lo sai che ti voglio un sacchissimo bene? Sai anche quanto?”

“Tantissimo?”

“No… Di più! Sei la bambina più dolce che esiste. Sei tanto generosa, anche oggi pomeriggio lo sei stata molto nei confronti delle tue sorelle e di Figlia NaturaSì. Sei sempre così altruista e gentile…”

Lei mi sorride e sembra avere la testa tra le nuvole, come al solito.
“Ti amo tanto e sono fiera di te.”

“Mi ami???”

“Sì, perchè?”

“Mi A-MI??”

“Certo, ma tu sai cosa vuol dire amare?”

“… Che mi vuoi sposare??”

“No… Che ti voglio bene, con tutto il cuore e anche di più.”

“Facciamo che chi arriva prima a uno vince?!”

“… ???…”

“Dai, chi arriva prima a uno! CAR-TA  FOR-BI-CE  SAS-SO!!!”

Queste sì che sono soddisfazioni…