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Il filo del discorso

  • novembre 7, 2013 at 23:38

“Nanà, tra pochi giorni compi sei anni!!” le dico mentre sparecchio la tavola e lei disegna “… E io 37… Sei grande ormai! Sei contenta?”

“Mamma… ti chiedo una cosa.”

“Dimmi amore!”

“Ma è vero che i guidatori non hanno mai riposo??”

???

Perchè mi sembra sempre di parlare da sola?
Perchè le mie figlie non seguono il filo del discorso quando hablo??
Perchè spesso e volentieri vivono nei loro mondi, tra l’altro scollegati???

“In che senso?”

“E, che quando uno guida deve stare sempre attento e non può distrarsi, vero?”

“Ah beh, in quel senso allora sì: i guidatori non hanno mai riposo! Un po’ come la mia ricerca di risposte a mille perchè…”

Asciugamano e asciugamamma

  • ottobre 27, 2013 at 00:39

Dopo cena siamo ancora dietro ai compiti.
Lavoriamo sulle doppie.
“I dolci di carnevale.”

“Babet, dai, son piatte, friabili, con sopra lo zucchero a velo…”

“Ce l’ho sulla punta della lingua… Lo SQUACQUERONE!!!”

“Mammaaaa! Giochi con me a Indovina Chiiii?!?!”

“Nanà! Ti ho già detto di sì ma quando ho finito di fare tutte le cose!!”

“Dai, amore, andiamo avanti con la scheda. Rendere più dolci.”

“Mmmmm… Dolcificare?”

“Beh, certo, quello si dice per un dolce, una torta,è giusto…ma non ha nemmeno una doppia. Vediamo, come si dice rendere più dolce una frase, uno sguardo…A… ADD…”

“ADDOLCIFICARE!!”

“… Siamo a posto…”

“Mammaaaaa!! Giochi con me a Indovina Chiiii???”

“Ancora?!! Nanà, cribbio! Sto già facendo due cose, sto sparecchiando e sto aiutando tua sorella a fare i compiti…”

“E non ne puoi fare tre??”

Poi non chiedetemi perché mi viene il tic all’occhio come al Commissario della Pantera Rosa…

U come Urcaurcatrullallero oggi splende il sol!

  • ottobre 25, 2013 at 21:57

“Mamma! Sto cerchiando le parole che iniziano per U!”
Nanà sta facendo i compiti, Gli impegnativi compiti di prima elementare.

“Brava, amore, fa’ vedere… Uovo… Uccellino… Uva…Bravissima!”

“Ma ci sono altre parole che iniziano per U?”

“Certo.”

“Uuuuu… Uuuuu… Curcuma??”

“Hahaha! Amore, Curcuma comincia con la C, senti? Cccurcuma!”

“Ma esiste la Curcuma?”

“Ma come no?? La mamma la usa per far da mangiare.”

“Occhei… allora UUuuu… Uuuuu… Non mi viene in mente niente!”

“Ma come, dai che sei bravissima! Prova a pensare: Uuu… UR… URC…”

“Uh! Ho trovato! L’URCOBALENO!”

Sento che saranno luuuunghi compiti… e lunghe risate.

Manca qualcos’altro?

  • ottobre 21, 2013 at 20:38

Ieri durante la celebrazione della Cresima di Canterina, Nanà ha sguazzato fuori dalla chiesa con Babet, Cuginetto It e un’amichetta.
Senza giubbotto.
La nonna ha provato a convincerla, ad inseguirla, a minacciarla, ma non è convincente come la mamma. Non conosce la metodologia “hai-tre-secondi-per-ubbidire-o-ti-mando-a-fari-spenti-nella-notte-per-vedere-se-è-così-difficile-morire“.

Oggi Nanà era a casa con 39 di febbre.
Casa della nonna, per l’occasione.
L’ho recuperata stasera dopo la lezione di nuoto di Babet.
Però…
Mi avesse avvisato.
Per una settimana e mezza ho già l’agenda fitta fitta piena piena che non ci stava nemmeno uno spillo nè la cruna dell’ago dove solitamente ci passa il cammello.

A saperlo, per cortesia, avrei lasciato un messaggio in segreteria:
“Tornare tra un paio di settimane. Ora non abbiamo proprio tempo!”

A saperlo prima, cavolicchio, una si organizza.

Cronaca della morte di un pannello elettrico, ovvero per fortuna mi ricordo dove metto le torce

  • ottobre 15, 2013 at 23:38

Ore 00.56

Vado a nanna dopo aver finito di sistemare arretrati e responsabilità scolastiche.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 2.25

“Mamma mi scappa la pipì…”

“Amore, a meno che tu non voglia che ti applichi un catetere, puoi andare in bagno con le tue gambine sante.”

“Accendi la luce?”

“E luce fu.”

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 3.05

Si stacca il porta-shampoo nella doccia e cade rovinosamente a terra.

CRASH!

“Ma che…”

Dieci anni di vita in meno.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 4.23

“Mammaaa! Tra quanto è mattina??”

“Tra pochissimo! Dormi! Che tra un po’ ti vengo a svegliare, Nanà!”

La figlia dell’oltretomba si presenta davanti alla mia faccia nella penombra, facendomi perdere altri dieci anni di vita e guadagnare, così, l’età adolescenziale.

“Nanà, te poss!”

“Posso venire nel lettone??”

“Noooooo! Ho bisogno assoluto di dormire! Torna a letto, nel tuo!”

“Ma…. buaaaahhhhhhhh!”

“C***o Nanà! Ho bisogno ancora di minuti preziosi di sonno!”

“Buaaaaaahhhh!!”

“E’ quasi mattina! Sono le… ah, sono solo le 4.23. Nanà, però tu scalci come un mulo! Se entri in questo letto non ti devi muovere, non fiati, non respiri e al primo calcio ti porto di peso nel tuo letto, intesi?”

“Sì!”

Si intrufola nel mio letto e, per la prima volta, dorme per due ore stile mummia fasciata, senza muovere un muscolo. Tanto che, a spot, mi giro e la tocco per vedere se è ancora viva.

Zzzzzzzzzzzz…

Ore 6.05

Suona la sveglia.

Ore 6.10

Suona la sveglia.

Ore 6.15

Suona la sveglia.

Ore 6.20

Capisco cosa significa il suono della sveglia che tanto mi disturbava il sonno: è ora di alzarsi.

Mi lavo la faccia, infilo le lenti e vado a preparare tutti quanti i nostri intrugli fitoterapici, le varie colazioni, i vari bicchieri di succo.

Ore 6.35

Vado in giro per casa a toccare tutti quanti i caloriferi: non ne funziona uno.
Tutti gli autunni è così. Mai una volta che vada tutto liscio.
Accendo la pompa di calore, attenta a non azionare null’altro di elettrico o mi tocca andare nel locale contatori nel piano seminterrato come al solito: in pigiama e con i capelli dritti. Che non è un bel vedere di prima mattina…

Ore 6.45

“Canterina, amore! E’ ora di alzarsi.”

“Ho mal di pancia!”

“Me po’ fregà de meno! Non puoi continuare a saltare così giorni di scuola. Ti alzi e vieni a fare colazione!” le dico un po’ cruenta, con l’obiettivo di monitorarla da dietro le quinte nei prossimi trenta minuti, per capire se sta davvero così male da rimanere a casa.

Ore 6.50

“Canterina cribbio è tardissimo! Io vado a lavarmi la testa, tu alzati e comincia a prendere le tue cose che arrivo.”

Ore 6.55

Sto sfregando i capelli con l’asciugamano e…

SPAAAAMMMMM!!!

“Cazz! E’ andata via la luce!!! Ma non c’era niente di acceso!! Du’ palle però!”

“Mamma” mi dice Canterina che è rimasta seduta al tavolo al buio “lo STOC è venuto da lì, dal coso dietro alla porta.”

Al buio apro il pannello elettrico dove c’è il salvavita. Toccando sento una leva che non è al suo posto. La tiro su, ma niente.
“Mmmm… mi sembra di sentire puzza di bruciato… niente Canterina. Tieni una minitorcia. Io vado giù nel seminterrato con i capelli bagnati. Confido nel mio sistema immunitario spartano.”

Sarò scesa tre volte ad azionare la leva, ma nulla.
Ho suonato alla vicina, che alle 7.00 di mattina aveva già i figli suoi da sistemare per star dietro ai miei problemi.

Ore 7.10

Dopo aver incitato varie volte Canterina a finire di fare colazione con la torcia in mano, aver staccato tutte le spine staccabili, aver alzato tutte le leve alzabili, decido che la priorità del momento è svegliare le altre due e prepararle per andare a scuola.
Chiamo Nonno M., lo sveglio e gli racconto l’accaduto. La mia magra opinione è che il salvavita c’entri qualcosa, ma non capisco il perchè non scatti quando lo ripristino.
Proverà a contattare lui un elettricista al volo. Si agita. Mi organizza i tempi, i modi, le parole. Le vuole accompagnare lui a scuola, sentire l’elettricista, varie ed eventuali.
Io sono già in mega ritardo.
“Nonno… non metterti in ansia! Se senti l’elettricista quando può venire ti ringrazio, poi fammi sapere. Al resto ci penso io.”

“E come fai?”

“A lume di candela, ovvio!”

Vado a svegliare Nanà e Babet molto celermente e senza molti preamboli.
“Bimbe, è ora di alzarci. Non abbiamo la luce, quindi velocemente infilatevi le calze e venite a fare colazione. Seguite la luce della torcia!”

Mai state così veloci e solerti.

Do loro la colazione dopo aver seminato candele i cucina e in bagno e inizio a titar su le tapparelle elettriche… con la manovella.
Dopo la prima lussazione della spalla nomino Canterina (che tanto starà a casa per visita pediatrica ancora da fissare) sollevatrice di tapparelle a manovella ufficiale.
Fuori è ancora parecchio buio.
Giro per casa, preparandomi, con le torcia, mentre le bimbe si godono il lume di candela tra un biscotto e una lavata di denti.

“Ma chi altro si prepara la mattina in  un’atmosfera così romantica?? Quante cose belle fate con la mamma, vero??”

Mentre si infilano le scarpe io non riesco a trattenermi dallo smontare il pannello del contatore per vedere cos’è successo.
“Uuuuuuuhhh! Guarda sto filo scoperto come si è tutto fuso!!! Altro che STOC deve aver fatto stamattina! Qui è andato tutto in cortocircuito! Che storia! S’è proprio tutto SVAMPATO!!!”

Miracolosamente le bimbe sono pronte in anticipo.
Le accompagno a scuola.
Con calma.
Ridendo della mattinata e con la certezza che tutti gli appuntamenti della giornata verranno rispettati nonostante il disguido.

Torno a casa e trovo il nonno e l’elettricista che hanno già risolto.

Magico.

Tutti gli appuntamenti sono stati rispettati.
Ho imparato ancora qualcosa sul menage delle case di proprietà.
Ho conosciuto un simpaticissimo e gentilissimo elettricista.
Ho provato l’ebbrezza di una colazione molto romantica… ah, no! Io la colazione l’ho saltata…

E siccome io cerco sempre un senso a ciò che capita, oggi riflettevo.
E alla fine lìho trovato.

Ieri sera sono andata a letto chiedendo una nottata di Illuminazione.
Mi sentivo di dover essere illuminata, dopo la giornata faticosa di ieri.
Avevo bisogno di fare luce a delle scelte, in una situazione in cui sono molto proiettata e non riesco ad essere obiettiva quanto basta.

Poi ho capito.
L’illuminazione sta nel vedere il momento presente per ciò che è e che mi presenta, senza puntare troppo in là.
A volte serve che vada via la luce cosicchè, a lume di candela, possa vedere solo ciò che ho ad un palmo dal naso. Ciò che prima non riuscivo a mettere bene a fuoco, proiettata com’ero nel mio ideale futuro.

Credo che questo spunto faccia proprio al caso mio, in questo mio momento storico e ne farò tesoro.

Ringraziando.
Come sempre.
… Anche un corto circuito!

Stanca, stanca, stanca… e ancora non ho fatto niente!

  • ottobre 14, 2013 at 23:08

Giornatina faticosa.

Oggi, nella mia solita pace zen, avrei potuto contemplare anche un omicidio.

Mentalmente faticosa, emozionalmente faticosa, fisicamente… beh, solito.

Ieri sera mi sarei presa a schiaffi da sola.
Ero di un deluso! Di un deluso marcio. Ma con me stessa.
Non si può essere delusi di qualcuno che, in fondo, è coerente con se stesso.

A volte mi incaponisco perchè sento di qualcuno solo la parte migliore, la bellezza.
In realtà scelgo di vedere solo quella.
Quindi quando mi prende la delusione, non posso che rammaricarmi con me stessa.
Per non aver visto, per non aver voluto vedere.

Poi, in mattinata, ho dovuto recuperare anche Canterina da scuola, con il suo mal di pancia.
E’ una settimana buona che lo sto curando, sabato stava meglio.
E oggi no. Le chiedo cos’ha fatto, cos’ha mangiato nel week end…

E devo far leva a tutta la pace interiore che ho dentro per cercare di non inviare maledizioni a chi rema contro il mio faticoso lavoro di mamma-curante.

Poi Babet che esce dalla lezione di nuoto dicendo che non le piace l’istruttore e che non lo vuole fare più.
E Nanà, che sente la sorella, copia e incolla.

Poi solito, chi non ascolta, a chi non piace la cena, chi non ascolta, chi sta un’ora sul gabinetto, chi non ascolta, chi trova nella busta per “rappresentante di classe” i fogli sbagliati (mannaggia a i professori sbadati), chi non ascolta, chi ha male qua, chi ha gli occhi rossi, chi ha il naso che cola, chi ha freddo, chi vuole la borsa dell’acqua calda, chi vuole due coperte, chi scopre che il calorifero in cameretta non va nemmeno quest’anno…

Mi è uscita una stanchezza!

Ma la stanchezza materna non dev’essere motivo di attrito.

Nanà mi ha tenuto il muso a momenti alterni dall’uscita della piscina al lavaggio denti.
Mi fa morire poichè, essendo bambina, non riesce a stare arrabbiata a lungo. I piccoli non sono come i grandi (quelli musoni e orgogliosi), dopo cinque minuti si dimenticano tutto e sorridono come prima.
Ma Nanà è una testona. Quando la riprendevo nel tentativo di farmi ascoltare nel fare qualunque cosa, lei si offendeva e mi guardava storto.
Dopo due minuti mi diceva:
“Sono ancora arrabbiata con te!”

“Con me? Va bene… e per cosa?”

“… Perchè sì! … Non mi ricordo! Ma sono arrabbiata lo stesso!”

Mettendole a letto, ricompongo il piagiama sbragato a Nanà.
E’ il solito peperino, non sta ferma un minuto, mi chiama, mi chiede, mi abbraccia, mi salta al collo. Allora le dico:
“Vieni qua a darmi un bel bacio, và! Abbracciamoci un po’… che stasera siamo state un po’ troppo arrabbiate io e te!”

La tiro a me, la sbaciucchio e ci stringiamo in un lungo e forte abbraccio.

“Ti voglio bene, amore mio!”

“Anch’io mamma… SCUSE ACCETTATE!!”

“Hahahaha!!”

“Mamma… spiegami un po’… cosa vuol dire SCUSE ACCETTATE?? Non lo so mica!!”

“Doppio hahahaha!!!”

Una giornata può essere faticosa e impegnativa quanto vuoi, ma Nanà sa come far passare ogni cosa e stampare sul volto un bel sorriso.

Prima elementare, Watson! Prima elementare…

  • ottobre 7, 2013 at 22:46

Nanà mi mostra con orgoglio il suo quaderno.

“Bello, amore! Ma sei bravissima!”

Vedo dei disegni stampati e sotto ognuno di essi la scrittura spontanea.

-ARERCA (arancia)

-AEP (ape)

-AQUILONE (aquilone)

-ARCOBALENO (arcobaleno)

“Ma… Nanà… li hai scritti da sola??”

“Sì.” mi conferma, quasi imbarazzata.

“Ma sei bravissima! Ma AQUILONE l’hai copiato?”

“No.”

“E l’hai scritto esatto con la Q!”

“Ho provato a indovinare..”

“Ma sei un genio! Anche ARCOBALENO che è lunghissimo l’hai scritto giusto!!”

Ride vergognosa.
E’ fantastico come si incarti a scrivere ‘ape’ ma come riuscirebbe probabilmente a scrivere esatto ‘supercalifragilistichespiralidoso’.
Una piccola Einstein.

Giro pagina.
Per la terza e ultima volta in vita mia, osservo un quaderno con scritte tante A A A A A A A …
Che bello!
I primi passi di un premio nobel.

“Wow! E questo? Che esercizio impegnativo! Me lo spieghi?”

“Sì. Qui abbiamo INCERCHIATO le A! L’ho fatto da sola, sai! Ho trovato tutte le A e le ho INCERCHIATE!”

“… Ma quante cose belle ti insegnano a scuola!”

Che invidia.
A me non hanno mai insegnato a INCERCHIARE le A!

 

Non mi annoio mai

  • ottobre 2, 2013 at 00:07

Oggi io ed un paio di altri genitori facenti parte della commissione mensa della scuola abbiamo fatto il controllo a sorpresa: veniva presentato un menù vegano come menù speciale, proposta non ben studiata da parte della ristorazione milanese.

Grano saraceno con zucchine e purea di zucca.
Insalata con tofu e olive.

Le mie figlie sono state tra le poche che hanno mangiato.
Un po’ perchè certi ingredienti a casa nostra vengono utilizzati sovente, un po’ perchè insegno ad assaggiare e mangiare quello che ci si trova davanti… a meno che non faccia proprio schifo.

Sono state brave in realtà, perchè, nonostante il buon menù “ideale” presentato, i piatti erano cucinati in maniera indecente, scotti e totalmente insipidi.
Gradimento generale: zero.

Proposte del genere non possono essere fatte senza previa educazione alimentare ai bambini e alle maestre. Così si rischia di penalizzare il vegan (in questo caso) o la “diversità” per motivazioni che esulano dal rifiuto di una tipologia di alimentazione differente, ma solamente perchè li hanno cucinati con i piedi!

Dulcis in fundo abbiamo trovato un bruco verde in un piatto di insalata.
Questo è successo contemporaneamente in tante altre scuola milanesi.
Una famiglia di bruchi restia allo sfratto ha colonizzato i ciuffi di cicoria della nostra ristorazione.
Il nostro esemplare si è sottoposto felicemente ad un reportage fotografico. Sorrideva anche.

Comunque io mi son sentita in dovere di precisarlo nel modulo di non conformità compilato al termine del controllo: non si possono trovare vermi nell’insalata nel giorno del menù vegano! Piuttosto un altro giorno.
I vermi sono carne… non è coerente!

In serata, dopo un pomeriggio di riunione (ogni tanto passo più tempo a scuola che a casa…) ho trovato Canterina molto stanca, in conflitto con il cambiamento che sta vivendo, proiettata verso le responsabilità e l’indipendenza che le è richiesta, ma scontrosa verso le nuove figure portanti della sua vita: i professori.

Sul suo “Mamma odio la scuola!” mi sono sentita in dovere di coccolarla un po’ e chiacchierare circa il suo malessere.
O cambia pian piano punto di vista o la vivrà sempre peggio.
Tanti cambiamenti in pochi mesi… ha bisogno di avermi vicino, forse più di quello che già sono.

In realtà tutte e tre hanno bisogno della mia vicinanza, fisica e morale, chi per un motivo chi per l’altro.
Così ho dedicato il fine serata ad un bel massaggio a tutti quanti i piedini delle mie bimbe, nel tentativo di rilassarle e far “sentire” con il contatto fisico la mia presenza.

Per concludere in bellezza ho passato due ore e mezza della mia vita a tentare di collegare il cellulare al pc per sincronizzare i dati, dopo aver scaricato qualche programma, non aver capito cosa mancasse, non aver capito cosa non leggesse, non aver capito cosa non capivo…
In ‘ste cose sono una chiavica.

Ma i miei angioletti han voluto che domani il mio santissimo amico Informatico passasse da Milano!
Sono in ottime mani!
A saperlo due ore prima…

Avevo giusto deciso di prendere la via del letto, ricordandomi che la tisana di mirtillo era in infusione da quasi tre ore, che una vocina flebile mi ha chiamato chiedendo il mio aiuto…

Era Nanà che, in preda ad un attacco di dissenteria fulminante, mezza addormentata era riuscita comunque a raggiungere il gabinetto… il mio bravo donnino!
Non vi descrivo cosa ho trovato nel percorso tra cameretta e bagno… non è romantico.

Ora vado a lavare “indumenti” e a liberare il mio letto, pieno di panni piegati e spiegati, se voglio riuscire ad infilarmi, prima o poi, sotto le coperte.
O posso, in alternativa, provare a dormire in piedi come i cavalli.

Mi aspettano poco più di cinque ore di sonno…

Perchè io, quando dico che non mi annoio mai, non scherzo mica!!!

Tutta suo nonno

  • settembre 30, 2013 at 22:47

La vita è breve. [scrive Sergio Bambarén in “Lettera a mio figlio sulla felicità”]
Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangere… E non ti fermare mai a contare le macchie sui vestiti di Nanà.

La figlia della patacca.
… No, non in senso ’emiliano’!

Dove non arriva il genio umano… lei riesce ad ungere.

Se le sposti il piatto sporco di sugo dal davanti, lei sa infilare la manica anche in un calice di cristallo. Magari poi rovesciandolo per concludere in grande l’opera.

Quando un maccherone cade, come una grande calciatrice di serie A, lei lo blocca di petto.

Se è distante dal tavolo, fermerà il fagiolino oliato con la coscia, e quindi il pantalone, per evitare che tu poi debba pulire la sedia.

La tovaglietta è sporca di risotto? Ci passa lei la manica prima che tu possa sparecchiare.

E se per sbaglio è caduto un pisello per terra, evitando abilmente le sue maniche, gomiti, petto, spalle (perchè riesce a macchiarsi anche le spalle, quando gira la testa con la bocca impestata di pomodoro!), petto, pancia, cosce, stinchi…
Nessun problema! Si alza dal tavolo e lo calpesta con le calze antiscivolo!!!

E se è a piedi nudi??

Va ad indossare le calze antiscivolo, torna e lo calpesta.

La vita è breve.
Ma anche la mia scorta di detersivo ecologico!

Obbligo o verità?

  • settembre 26, 2013 at 15:45

Nanà esce da scuola.
“Mamma, ho due avvisi!”

“Wow! Che bambina efficiente! Vuoi farmeli vedere adesso?”

“Sì!”

Tira fuori il diario dallo zaino e mi porge un paio di fogli.
“Grazie amore… Beh, uno è solo la sponsorizzazione del corso di minibasket.”

“Posso fare basket??”

“Amore, ti ho già iscritto a nuoto.” *
Carico Nanà sulla bici, infilo lo zaino e comincio a pedalare.

“Dai! Posso fare basket???” insiste la sua vocina supplichevole dietro di me.

“No, amore. Una sola attività a testa. Quest’anno hai già scelto nuoto.”

“Dai, mamma, io voglio fare basket!”

“L’anno prossimo, se vorrai ancora farlo, ne riparliamo.”
Penso a come Nanà cambia idea facilmente, ogni volta che gira il vento.

“Ma se mi obbligavano a farlo?”

“Ma non possono obbligarti amore! E’ un’attività extrascolastica. Si paga. Non ti obbligano mica!”

“Ma se mi obbligavano?” insiste mentre io continuo a pedalare.

“Non ti obbligheranno mai.”

“Ma SE… mi obbligavano???”

“Beh, allora dovevi farlo.”

“Uffa…. quanto volevo che mi obbligavano!!”