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Viruslandia

  • ottobre 5, 2013 at 13:25

E’ tornato a far visita il Signor Raffreddore.

Si sa che l’ospite dopo tre giorni puzza.

Il Signor Raffreddore però si ferma sempre un po’ di più.

Forse perchè con lui la puzza non si sente….

Tra una soffiata di naso e una snarigiata ci prepariamo al grande evento della serata: festeggeremo i nove anni di Babet!
In anticipo, poichè il giorno del suo compleanno sarà a divertirsi con la sua classe a Scuola Natura.

Stasera sternutiremo in gruppo sulle candeline sparpagliando virus e sputacchi tra nonni, cugini e zii.

Io insegno sempre a condividere.

Beata innocenza

  • settembre 23, 2013 at 14:35

Era quasi mezzogiorno.

Stavo sfregando e spazzolando scarpe e infratido estive, piegata in due sulla vasca da bagno.
Non dal ridere, di certo.

Così ho sentito squillare il cellulare troppo tardi per rispondere.
Era la maestra di Babet.
La richiamo.

“Pronto, sono Wonder… che succede? Sta male?”

“No, no, tranquilla. Vedi Babet, te l’avevo detto che mi avrebbe richiamato subito! Prima non rispondevi. Tua figlia è forte, mi ha detto <<Non sente… sarà ancora a prendere il caffè con le amiche!>>. La miseria, ma quanto dura ‘sto caffè?!?!”

Colpo di genio e colpo della strega

  • settembre 22, 2013 at 22:01

“La felicità ci addolcisce.
Le prove ci rendono più forti.
I successi ci illuminano.
Il dolore ci rende umani.
Ma son le persone che ci amano che ci permettono di andare avanti.”

Ieri è stata una giornata emotivamente impegnativa.
Io sono affetta, con tutta probabilità, da doppia personalità: serena, pacifica, gioiosa, ipertollerante e poi… ogni tanto, con le bimbe, quando loro riescono a raggiungere dei limiti dal mio punto di vista esagerati, sbraito, urlo e tiro fuori il fegato dalla gola.

Dr. Jekill e Mrs. Wonder.
Mi faccio paura da sola.
E probabilmente la faccio anche ai vicini di casa.
Riesco ad essere decisamente inquietante, anche senza impegno…

Canterina le ha pure prese.
La sua testardaggine condita da lieve esuberanza mi fa uscire dai gangheri.
E’ la ragazzina più intelligente e adorabile del mondo, ma dovrebbe aver chiaro che a 11 anni non può pensare di averla vinta sempre e comunque, anche con la mamma.
Sta crescendo a vista d’occhio. Ha il cellulare, va e torna da scuola da sola. Un salto in pochi mesi non indifferente. Ma se le dai il dito…

Babet da parte sua ha avuto un collasso di autostima, che aggiunto alla sua autoconsiderazione “sotto la suola”, ha comportato qualche profonda chiacchierata, tanti abbracci, parecchie lacrime e una raffica di pensieri positivi che tento di inculcarle in testa affinchè si apprezzi e si senta sicura di sè.

Vabbè… week end nella norma.

Tra le sedute psicologiche, le urlate, le uscite per comprare libri, materiale, scarpe (ancora!), cambio degli armadi (siamo solo agli inizi), sante Messe, recuperi, pranzi e cene, in casa Wonder c’è aria di cambiamento.

Pian piano sposto foto, giro tavoli, rimetto tende che avevo tolto, attacco, inchiodo, cerco, tolgo.

Stamattina mi era balenata l’idea di sostituire il tavolo-gioco dell’Ikea, sedute al quale viene la gobba a tutte tranne che a Nanà, con un tavolino da soggiorno che ho in cantina da anni.
Di quelli che si trasformano magicamente, si alzano, si aprono e a volte riesci pure a tirarci fuori il coniglio del cilindro. Che nel cilindro inizia a starci un po’ stretto.

Avuto il benestare delle bimbe ho esclamato:
“Bene! Prima o poi lo porto su. Appena trovo due baldi uomini che me lo trasportino… perchè è veramente pesante!”

Nel pomeriggio sono scesa in cantina per sistemare scarpe, zaini, ragni, varie ed eventuali e… l’ho visto lì, accatastato in un angolo.

Ora, io non sono assolutamente una di quelle persone che se si mette in testa una cosa riesce a smuovere le montagne pur di raggiungere l’obiettivo.
No, no. Sono molto peggio.
Smuovo le montagne e anche qualche vertebra dorsale.
Mia.

Non sono testarda, poichè significherebbe che non mi allontano dalle mie idee, dal mio punto di vista, dalle mie ragioni. Fortunatamente non sono così, ma sono decisamente caparbia.
Ho deciso che l’avrei portato su da sola e così ho fatto.

Dopo averlo scelofanato, fatto uscire in qualche modo dalla cantina e messo orizzontale non potevo più tornare indietro…
Quante volte mi sono auto-insultata durante il tragitto??
Non le ho contate. A occhio e croce più di venti.

Il tavolo è di legno massiccio… cioè, non so che tipo di legno sia, ma so solo che è massiccio, veramente massiccio!

Il momento di maggiore agonia quando ho realizzato che non ci passava dalla porta del locale cantine.
L’ho fissato per ben cinque minuti nel tentativo di rimpicciolirlo con il solo potere della mia mente.
Poi ho capito che il David Copperfield che è in me era in vacanza e urgeva un’altra soluzione.

Ma volere è potere.
Tra tira e molla, gira e lasca, destra e sinistra, nord e sud, freddo e caldo, luce e buio, zenith e nadir, bianco e nero (li vedevo alternati…), fai leva e fai perno, ce l’ho fatta.
Quando sono entrata in casa, viola in faccia, sudata e senza fiato, le bambine hanno…
Canterina mi ha sgridato, Nanà ha esultato, Babet non si è nemmeno accorta del mio arrivo.

“Ma mamma! Hai detto che ti servivano due uomini per portarlo su!”

“Infatti…”

“Non servivano?”

“Sì, sì, amore… servivano!!”

“E perchè allora l’hai portato su da sola??”

“Perchè sono…diciamo… caparbia! E ho una soglia del dolore molto elevata…”

A cena mi sarei volentieri addormentata nel piatto e pensavo che la giornata avesse già dato tutto, finchè non abbiamo cominciato, a turno, la preghiera di ringraziamento.

Nanà ringrazia sempre per il cibo che la mamma cucina (e nomina tutti gli ingredienti che le saltano all’occhio, mentre noi tre, accanto, abbiamo la bolla al naso…) e poi perchè “la mamma ci ama tanto!” … E lo dice sempre con le lacrime agli occhi e con la voce rotta in gola. Vederla e sentirla mi commuove.

Canterina ha ringraziato per il cibo, per le belle giornate passate insieme e “perchè la mamma è tanto paziente e buona con noi e se anche ci sgrida lo fa perchè ci vuole tanto bene!”… Da una che le ha anche prese, direi che è una bella conquista!

Babet ha ringraziato per il cibo (sì, lo so è prassi) e poi… “Grazie perchè la mamma mi ha ricordato che se io so amare me stessa allora mi amano anche gli altri!”
Che riesca a metterla in pratica o no, sentire che ha fatto sua questa consapevolezza non può che aprirmi il cuore per il grande passo compiuto. Da una bambina di quasi 9 anni…

So di essere una persona ‘tosta’, che si sa fare largo nella vita con fatica e immensa gioia, che riesce a cogliere la bellezza dell’universo in un granello di polvere con la sua forza d’amore e ogni tanto rade al suolo intere città con la sua forza d’animo …

Ma la forza che mi dà l’amore delle mie figlie non è paragonabile a nulla.

“La felicità ci addolcisce.
Le prove ci rendono più forti.
I successi ci illuminano.
Il dolore ci rende umani.
Ma son le persone che ci amano che ci permettono di andare avanti.”

Noi e la geografia

  • settembre 17, 2013 at 23:44

“E anche tu Babet hai raccontato delle tue vacanze in classe?”

“Sì, ho detto questo… e quest’altro… e che alla fine sono andata con la mamma al mare, a Lido di Wonder. La maestra mi ha chiesto se sapevo dov’era.”

“E tu lo sapevi?”

“Le ho detto che la mamma mi aveva detto che l’Italia fa così” e disegna una curva con la mano ” e Lido di Wonder era lì!” e indica un punto imprecisato nello spazio.

“Beh… molto chiaro.”

“No, infatti la maestra non ha capito. Ma non avevamo una cartina, allora l’ha cercato sul CLEMPAD e l’ha trovato!”

“Mmmmmhhh, forse sarà lo smartphone… la maestra col CLEMPAD mi mancava!”

“Poi, mamma, lo sai che un mio compagno e una mia compagna, senza nemmeno farlo apposta, vanno sempre in vacanza negli stessi posti! E non si vedono nemmeno!”

“Ma dai! Stesso posto?”

“E partono nello stesso giorno!”

“E non si incontrano?? Che forza! E dove sono andati?”

“In Sardegna! Lo stesso giorno!”

“In Sardegna dove?”

“… In Sardegna!”

“Occhei… e in che paese?”

“… In Sardegna!!”

“Ah, ecco. Strano che non si siano nemmeno incrociati… Il paese Sardegna è così piccolo… Proprio strano…”

“Sì. E poi sono andati entrambi a Pisa! Pensa, mamma! Tutte e due a Pisa!! E la mia amica voleva andare a visitare la Torre, ma se non avevi o 12 o 13 anni non potevi salire sulla TORRE EIFFEL!!”

“Beh, magari se provava a raggiungerla a piedi, da Pisa, li compiva nel frattempo… ”

Urgono lezioni di geografia.

Superquark

  • settembre 8, 2013 at 22:54

Le cene a base di pesce innescano un vortice di domande senza fine a cui nemmeno Piero Angela saprebbe rispondere.
La mia futura Babet-veterinaria stasera ne aveva per tutti i colori… e pesci.

“Mamma, ma una balenottera azzurra riesce ad inghiottire uno squalo?”

“Oddio…. non saprei… non so se ci hanno mai provato…”

“Mamma, ma il pescespada è carnivoro?”

“Penso sia pescivoro…”

“Mamma, ma se la balena è un mammifero riesce a vivere anche sulla terra?”

“Ma è mammifero perchè non fa le uova e…”

“Ma quanto può respirare fuori dall’acqua?”

“Non ho mai cronometrato…”

“Mamma, ma quanto è grande un pesce luna?”

“Tua sorella lo sa meglio di me… sicuramente più dei pidocchi!”

“Mamma, ma sai com’è fatto un pesce vela?”

“No, ma son sicura di indovinare che sport gli piace…”

“Mamma, ma lo sai che un tonno è più grande di un SUV??”

“Beh, dipende se il tonno è adulto e se il sub è grasso…”

“Mamma, ma se i tonni sono così grandi come fanno a pescarli?”

“Per pescare i tonni usano i retini, come quello che abbiamo noi, solo un po’ più grande!”

“Non è vero!!”

“No, infatti, ci sono delle reti apposta che si chiamano tonnare.”

“Ma allora, scusa, gli orsi come fanno a pescarli?”

“Gli orsi se ne fregano e li lasciano alle tonnare.”

“E perchè?”

“Perchè loro mangiano il salmone…”

L’infinito

  • settembre 5, 2013 at 14:53

Stamattina mi sono fiondata in comune poco dopo l’apertura.

“Homooooo! Ho solo 10 numeri davanti! Correte!”

“Arriviamo.”

“Homo! 5 numeri!”

“Arriviamo.”

“Homo! E’ passato il nostro turno!! Ma dove cavolo siete?!?!?!”

“Stiamo arrivando. Prendi un altro numero.”

“Ne ho già presi altri tre. Tra un po’ li scambio come le figurine Panini! Anche il secondo sta passando, muovetevi!”

O troppo o niente.

Siamo riusciti a fare le carte d’identità alle pupe.
Mentre eravamo allo sportello, io dietro e le bimbe tutte quante sui miei piedi, come al solito, osservavo attentamente la testa di Babet. La scrutavo, azionavo i raggi X e la esaminavo al microscopio per scovare qualche lendine residua. La accarezzavo veementemente per spostarle le ciocche, ma Homo se ne è accorto e mi ha redarguito “Fallo dopo.”

“E’ più forte di me… ho l’incubo dei pidocchi, il chiodo fisso, il tarlo del parassita…”

Allora ho smesso di accarezzarla. Ma con nonchalance le soffiavo in testa per spostarle i capelli.

Ci siamo messi a ridere.
Mi rendo conto però che potrei cadere in un vortice patologico da portare in analisi.

Finito in comune, passate al caf, preso appuntamento miracoloso, lasciamo Nanà da Nonna M. per la sua ‘giornata coi nonni’ e iniziamo il tour per Brico-Grancasa-Leroy Mago Merlin.

Durante il tragitto provavo i verbi a Canterina: la tragedia umana.
Babet ogni tanto interveniva sparando a caso.
Tra le vernici e le lampade alogene cerco di coinvolgere anche lei e le chiedo:
“E tu mi sapresti dire qual è il verbo infinito di Io salgo? Ma tu sai cos’è l’infinito?”

“Certo! E’ quella cosa che non finisce mai!”

Capite perchè i pidocchi sono così affezionati a queste splendide testoline??
Lo sarei anch’io al posto loro!

Occhio, malocchio, prezzemolo e pidocchio!

  • settembre 5, 2013 at 00:18

Ieri mattina, dopo un’ora di coda in comune, mentre le bimbe giocavano a nascondino dietro le foglie cadute e i pali della luce, abbiamo scoperto che era necessaria la presenza di Homo per completare dei documenti…. vaaaaaaaaaaabbè, non ci facciamo affossare da questi piccoli inconvenienti.

Stamattina dopo più di mezz’ora di attesa era scattato solo un numerino. Nel frattempo Homo aveva notato un cosino scuro e in movimento in testa a Babet. Non mi sembrava un pidocchio, però controlandola un po’ ho scovato una lendine.
Siamo tornate dal mare pulite e senza parassiti, controllate fino all’ultimo giorno, capello per capello, quindi ero tranquilla.
“Beh, dopo a casa controllale, Homo!”

“Le faccio controllare dalla nonna.”

Homo doveva andare a lavorare, così abbiamo rimandato, di nuovo, a domattina l’evento “In comune la fila ti invecchia, sai quando entri ma non sai se ne esci vivo“.
Ma non mi sono fatta scalfire minimamente.

Passo dalla pediatra per far firmare una lunga lista di diete sanitarie per la scuola delle bimbe. Non c’è ancora nessuno. Mi viene in mente che il mercoledì mattina inizia alle 11.00.
La cosa non mi tocca.

Prendo l’auto e mi dirigo verso il caf.
‘Azz… c’è il mercato. Parcheggio a Foggia, stramilano, entro nel caf che era chiuso l’altro giorno ma riapriva ‘oggi’.
Dopo un quarto d’ora che fisso il cartello sulla porta che dice “Non bussare, un addetto vi chiamerà da sè”, un vecchietto mi dice:
“Il caf è chiuso! Il sindacato è aperto ma quella porta è chiusa.”

“Ma come… apriva oggi!”

“Domani è aperto, il giovedì. C’è scritto sulla porta!” esclama la vecchietta accanto.

“Sì, ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto.”

“C’è scritto sulla porta!” riesclama la vecchietta accanto.

“Ho capito! Ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto.”

“C’è scritto sulla porta!” ri-riesclama la vecchietta accanto.

“Sì, ma sono gli orari di luglio e le vacanze di agosto… E mi sta venendo il dubbio che non siano solo di luglio…. fancù!”
Ma non mi faccio abbattere.

Torno dalla pediatra.
Suono, ma non risponde nessuno.
Intravedo la portinaia, chiedo e lei, con lo sguardo da chiromante perso nel futuro o nei fumi dell’alcool, presume che la pediatra dovrebbe presenziare nel pomeriggio.
Ma non mi faccio prendere dallo sconforto.

Torno a casa, recupero un paio di cose e, per sicurezza, l’olio antipediculosi che porto dalle bimbe.
“Nonna H. hai controllato Babet?”

“Sì, non ha niente!”

“Col pettinino?”

“Sì, non ha niente!”

Le bimbe mi chiamano per farmi vedere un paio di giochi e, mentre sono in camera con Canterina che mi mostra il suo… (non so nemmeno come si chiami, è un tipo di videogioco moderno, di cui ignoravo pure l’esistenza), accalappio Babet e la spulcio vicino alla finestra.
Piena di lendini.
“Nonna H.!!!! Babet ha le uova!!!”

“Ma se non le ho viste?!”

“E’ piena, ti faccio vedere. Guarda… Falle il trattamento subito. Intanto controllo anche le altre.”

E mentre giro le ciocche a Nanà, dove di uova non c’è traccia, becco un grosso, merdoso, pidocchio marrone, il quale, appena mi vede, tenta di fingersi morto stile opossum in vista del pericolo. Lo acchiappo e lo annego nel lavandino augurandogli una morte lenta e atroce.

Esco da casa dei Nonni H. chiedendomi dove cavolo possono averli presi e pensando che devo andare a casa a sfoderare le lenzuola, passare i divani, lavare i pigiami, etc., etc., etc.
“Sono depressa…”

Ebbene sì, nonostante sia diventata la regina della pazienza, sappia affrontare code chilometriche a testa alta, appuntamenti farlocchi con il sorriso in volto, vecchiette insistenti con siringate di valium… i pidocchi hanno il potere di deprimermi fino al midollo.

Non vedo l’ora che inizi la scuola.

Per condividere con le mie amiche gioie e dolori, depressioni e parassiti.

 

PS.: Lo so che vi state grattando mentre leggete… E’ tutto nella norma!

Direi anche che basta!

  • agosto 24, 2013 at 01:24

Stamattina il mare era calmissimo, beato lui.
Non un’increspatura, non un soffio di vento.
“Bimbe l’acqua è bellissima e nemmeno tanto fredda, entriamo?”

Nemmeno a chiederlo.
Hanno recuperato tutti i materassini e i salvagenti e si sono fiondate in mare.
Loro amano fare il bagno con qualunque cosa di gonfiabile che le possa trasportare o sostenere durante le lotte.

Canterina era già al largo.
Io spingevo un materassino e Babet e Nanà nuotavano rispettivamente dietro e davanti a me, aggrappate ai loro salvagenti.

Ad un certo punto…
“Mamma…ho qualcosa qui sul collo che… Mamma! Mi ha punto qualcosa qui!!!! Ma…”

Faccio in tempo a girarmi e a scaraventare in acqua una mega vespa che camminava sulla spalla di Babet, pronunciando purtroppo le parole “Una vespa!!”, che…

BUAAAAHHUUAAAHHUUUAAAAAAAHH!!!!!!

La sirena era partita!
Babet ha iniziato ad urlare come una pazza, io ho cominciato a spingerla verso riva con grandi falcate mentre urlavo a Canterina di tornare in autonomia e a Nanà di tenersi forte aggrappata al materassino che avrei trascinato anche lei.

Tutta la spiaggia atterrita guardava nella nostra direzione.
Io, mentre trascinavo fuori dall’acqua Babet per un braccio abbandonando le sorelle al loro destino, con il mio tipico aplomb rispondevo alla curiosità degli sguardi con un semplice “…Niente… Un’ape!”

Medicandola ho potuto constatare che l’insetto bastardo, non contenta, aveva punto due volte la mia dolce e innocente bambina alla base della nuca, lasciandole due bei puntoni che si sarebbero gonfiati da lì a poco.

Stamattina inoltre la spiaggia era stata assalita da nugoli di zanzare maschio che, per la felicità dei villeggianti, avevano invaso lettini e ombrelloni per un po’.

Va bene che le paludi di Comacchio sono il loro habitat naturale, però…
Io direi che tra insetti e parassiti abbiamo dato.

Ora, mentre le bimbe dormono, accendendo la luce della camera, ho visto appollaiato sul muro un essere un tantino repellente lungo cinque centimetri, con centinaia di zampe e qualche antenna.
Il tempo di infilare le ciabatte per andare a fargli qualche domanda personale che se l’era svignata…

Alle bimbe è meglio che non racconti del nostro compagno di stanza o domani mi fanno le valigie, me le caricano loro, mi mettono in mano le chiavi dell’auto dicendomi “Mamma, ti prego, torniamo al nostro smog!”

Si riparte!

  • agosto 16, 2013 at 23:49

Le bimbe son tornate tre giorni fa dalle ferie con Homo.
Domani partiamo noi 4 per una vacanzina (leggi: per mamma =”trasferimento”) all’insegna del femminile, delle infradito e delle chiappe al sole!

Dopo quasi venti giorni che non le vedevo mi eri quasi dimenticata di quanto fosse prosciugante la vita con loro… mi è pure tornato il mal di schiena.

Ho macinato valigie e borse come un treno diretto.

E’ tutto pronto per essere caricato domattina, con calma.
Cibarie come se dovessimo partire per il deserto.
La borsa frigo per i l viaggio di domani potrà sfamare l’intero parcheggio dell’autogrill dove ci fermeremo per pranzare, ma mi piace essere generosa.
Ho già infilato un paio di borse con i giochi del mare nel “sarcofago” sopra la wondermobile, mentre mi dicevo che farle rotolare dentro forse è più facile che riuscire a tirarle fuori… ma so che domani la provvidenza penserà anche a questo.
Son qui che scrivo e mentalemente sto organizzando i bagagli nel baule:
“Quello a destra in piedi, quello a sinistra, quello sopra e quello sotto i piedi delle bimbe….”
A volte mi faccio paura da sola!!

Unico inconveniente: siamo al secondo piano senza ascensore…
Però, se non mi viene il colpo della strega, domani sera saremo già con i piedi nella risacca a spruzzarci di Autan in allegria!
Meglio di così!

Oggi Babet mi chiede se avremo qualcuno che ci prepara da mangiare.
“Amore… quello si chiama albergo… è la vacanza che fai con papà. Con la mamma solo pane e acqua!”

“Ma allora dobbiamo fare tutto noi!”

“Noi?? Ti prendo in parola!!”

S’è fregata con le sue mani.

In realtà, anche oggi, mentre eravamo al centro commerciale per prendere le ultime cose, ricordavo loro che la conditio sine qua non per venire in vacanza con la mamma è la collaborazione.
Loro mi hanno confermato che saranno delle aiutanti provette.
Io per sicurezza ho messo in valigia la frusta.

Parlavamo di ciò mentre prendevo un caffè (unico vizio della mamma, oltre alle rare-ma presenti- abbuffate di cioccolato fondente lontano dagli occhi delle figlie…).

Ad un certo punto è partita “Smooth Criminal”, di M. Jackson.
Hanno iniziato a ballarmi intorno, come se fossi un totem indiano, ognuna con le proprie movenze comico-danzanti.
Io ridevo come una matta e le incitavo a continuare.
Il barista rideva sotto i baffi dietro il bancone.

“Bimbe! Guardate là… quella signorina bionda al banco della Vodafone… la vedete? Vi sta guardando… e vi guardava anche prima, ridendo a crepapelle! Dai, fate ciao con la manina e sorridete! Carine e coccolose, ragazze!!”
E tutte a fare i pinguini di Madagascar.

Conoscendoci, penso che ci divertiremo anche al mare.

Pronuncia

  • luglio 26, 2013 at 23:24

“Mamma…. cosa vuol dire DE GIUNGLE BOC?”

The Jungle Book, Babet. In inglese significa Il Libro della Giungla. THE JUN-GLE BO-OK… Prova a dirlo piano…”

“IL LI-BRO DEL-LA GIUN-GLA…”

Io cosa devo fare???