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Le fate di casa

  • settembre 28, 2015 at 22:26

Mentre ceniamo le bimbe mi raccontano qualcosa del week end.

Tre parole, giusto per farmi contenta, per ovviare al loro solito “Mmmmmm… non mi ricordo…”
Come quando escono o tornano da scuola.
“Amore , cosa hai fatto oggi a scuola??”
Ci sono tre tipiche opzioni di risposta:
A. “Niente.”
B. “Non me lo ricordo.”
C. “Il solito.”
Che manco John Wayne che batte il pugno sul bancone di un saloon è così sintetico.

Ogni tanto c’è la versione C.bis, quella in cui (specialmente la grande)  in non meno di venti minuti ti raccontano per filo e per segno qualcosa di entusiasmante (per loro) avvenuto o ad un cambio dell’ora, o nel tragitto casa-scuola, o all’intervallo, o in una vita parallela in cui sei giunta da poco anche tu a far visita e ti stai chiedendo se a scuola ci vanno loro o qualche alter ego venuto da galassie lontane.

Comunque stasera sono un po’ più loquaci…

“Poi sai che a me piace fare la stylist, allora ho disegnato le fate degli elementi!” mi racconta entusiasta Canterina che, per mia felicità, è a tratti ancora attaccata alla sua parte bambina e si diverte.

“Le fate degli elementi?”

“Sì. ognuna di noi è una fata e io le ho disegnato il suo vestito. Per esempio io sono la fata dell’Acqua.”

“Splendido questo vestito! Che bella fantasia hai, cara la mia Dolece e Gabbana di casa!”

“Vedi? Nanà… anche se la chiamiamo la figlia di Eolo… e tu sai il perchè, è la fata del Fuoco. E Babet quella della Natura.”

“E io? Che fata sono? Quella dell’Aria?” chiedo nella speranza che mi accolgano nel quartetto magico.

“Quella è già in parte Nanà. Tu potresti fareee….. Mmmmmhhh…”

“La fata dei Fiori di Bach!” esclama Babet.
Ridiamo tutte, specialmente per la sua mimica sarcastica e molleggiata.

“E poi Canterina” continua Babet ” le puoi disegnare le boccette dei fiori cucite sul vestito… e lei le spara come armi magiche!” E facendo il gesto tipo Spiderman, urla “CICORY! (chicory) PIUMMMM… WAIT CESNUTUNUT! (white chestnut) PIUMMMM…. MELAGRANA!! (…???)

Babet è una pagliaccia!
Timida fuori, pazzerella in casa.
Mi ricorda in tutto e per tutto me stessa da piccola.
Ha inoltre una risata meravigliosa che metterebbe di buonumore anche il principe del pessimismo.

Ora della nanna e mentre sistemo vestiti e letti e ripeto all’infinito “A lettoooo! Forza! A letto!!” vado a salutare Babet che è di turno nel lettone.
“Notte amore dolce! Ma… chi ha acceso la luce nel mio bagno?!”

“Sei stata tu,  mamma.”

“Io??”

“Certo.”

“Davvero?”

“Sì… non te lo ricordi.”

“No. Non me lo ricordavo proprio.”

“Eh già mamma… è giunta l’Era dell’Alzeihmer!”

Notte bianca o notte in bianco? Milanesi da bere

  • luglio 12, 2015 at 17:08

Dopo giorni di babysitteraggio a Cuginetta It, venerdì la riconsegno alle 4 pomeridiane e dopo un’ora precisa rincasano Babet e Nanà.
Canterina è rimasta al lago perchè “Ho bisogno di tranquillità… senza sorelle, mamma!”

“Anch’io se è per questo! Beh, chiedi a loro se sono così gentili da lasciarti sola e tornare all’ovile.”

Così dopo una buona ora d’aria e libertà accolgo le mie due principesse: Babet con il vittimismo in endovena e Nanà con una bella otite.

Otite acuta.

Perchè farci mancare qualcosa dall’elenco?

La prima nottata l’abbiamo passata con 39 di febbre, mentre la piccola fornetta scalciava, sbatteva le mani sul materasso matrimoniale (giusti per non farmi dormire), beveva litri di acqua ogni mezz’ora e delirava, nel vero senso della parola. Straparlava. E io le rispondevo. Non so chi stava messa peggio…

E’ due giorni che gira per casa con fette di cipolla fasciate dietro l’orecchio.
Mentre la sorella va a fare i bagordi con compagne di scuola.
So quando esce e non so quando rientra…
Anticipataria nei confronti della sorella maggiore.

“Posso tenere Babet anche a cena?” mi chiede Madre NaturaSì al telefono.

“Guarda… potete fare quello che volete, tanto io sono alle prese con la piccola febbricitante lamentosa. Fatemi giusto sapere per che ora la devo aspettare…”

Stamattina le chiedo se si è divertita.
“Mamma, mi sono graffiata qua, qua e ancora qua!”

“Che ferite di guerra! Secondo me sopravviverai. Come hai fatto?”

“Perchè scendavamo nel ruscello… cioè ci lanciavamo, ma l’acqua era bassa… e poi faceva le curve…”

“Vi lanciavate? Con l’acqua bassa??”

“Sì, per scivolare! Scivolavamo per un pezzo e poi Padre NaturaSì ci prendeva! Però il primo pezzo era dritto, poi c’erano un po’ di LAPIDI…”

“Cosa c’erano?”

“Un po’ di LAPIDI… le onde più grosse… poi c’era la curva, e nella LAPIDE dopo la curva ho sfregato contro un masso e mi son fatta male! … Ma mamma… perchè ridi?!”

“Colpa delle rapide da estrema unzione!”

Figlie di un altro mondo

  • aprile 24, 2015 at 13:26

Ore 8.05 a.m., la serranda del Wonder-garage è aperta.

Canterina è già seduta al banco, mentre io, Babet e Nanà dobbiamo prendere le bici per andare a scuola.

Alle 8.04… che già è tardi… Babet mi ricorda che devo alzarle il sellino, ma è uno di quelli senza levetta.
No problem, come potrei chiamarmi “Figlia di Mc Gyver” se non avessi un mazzo di brugole a portata di mano?
Tralasciando la pinza multiuso che ho sempre in borsa con me…

“Bene, provalo e se così è ok, stringo ulteriormente il bullone!”

Babet fa un mezzo giro.
“Decisamente meglio mamma! Grazie sei un mito!”

“Occhei, vieni qua che stringo… Fatto!”

Osservo mia figlia a cavallo della sua bici, in stile rodeo, pronta a scheggiare verso scuola con il casco in testa.
“Amore, sei perfetta, ma non ti manca qualcosa?”

“Mmmmmmmh no, perchè?”

“Sicura?”

“Sì!”

“Sicurissima??”

“Certo.”

“Dove stiamo andando?”

“A scuola in bici!”

“Brava il mio furetto! E non ti manca nulla?”

“No!…. Perchè?”

“E lo zaino??”

“Eeeeee…. Ooooooooo… Mmmmmmm… L’ho lasciato in casa…”

“Patata della mamma, non avevo dubbi. Pensi di andarlo a prendere o aspetti che arrivi da solo?”

“Io?”

“No, il comitato zaini sperduti!”

“Vado.”

“… E senza chiavi? Riesci ad infilarti nella serratura?”

“Mmmmmmm…. no.”

“Ecco, allora magari prendi le mie e direi anche di ….. CORREREEE CHE SIAMO IN RITARDOOOOOO!!!!”

“Occhei!!!”

“Ah, Babet! Amore della mamma….”

“Che c’è??”

“Quando torni tra noi, sulla terra… fammi un fischio!”

Albert… non ti rigirare nella tomba!

  • marzo 16, 2015 at 23:59

“Mamma, cos’è che diceva sempre quello scienziato pazzo? Quallo con tutti i capelli bianchi sparati… FRANKESTEIN!”

Firmato inequivocabilmente Babet

Il buongiorno si vede dal mattino

  • febbraio 27, 2015 at 14:45

Accompagnando a scuola Babet e Nanà.

Nanà: “Mamma ma se due bambini sono gemelli, possono essere anche  un maschio e una femmina?”

“Certo amore.”

Nanà: “Ma sono uguali ugualissimi? Che li confondi?”

“Di solito sono più uguali ugualissimi due bambini dello stesso sesso…”

Nanà: “Ma se nascono uno maschio e una femmina, al maschio non puoi mica mettergli la gonna!”

“Nanà… ma è la mamma che decide come vestirli, metterà la gonna alla femminuccia e i pantaloni al maschietto… tendenzialmente… non è una regola… poi esistono gusti personali, ma quella è un’altra storia…”

Nanà: “Eh… ma non puoi mica mettere la gonna al maschio!”

“Tesoro, anche se sono gemelli, si possono vestire come vogliono!”

Nanà: “Ma i gemelli nascono lo stesso giorno?”

“Certo tesoro.”

Nanà: “E se uno nasce un giorno e l’altro dopo??”

“Non è possibile amore, quando nasce uno, nasce anche l’altro. La pancia della mamma non può aspettare! O tutti o niente!”

Babet: “Ma se sono gemelli da dove escono?”

Nanà: “Babet! Uno dalla pancia e uno dal sedere, no!!”

“Hahaha!!! No amore, tutte e due dalla stessa parte!”

Babet: “E come fanno?”

“Prima uno, poi l’altro.”

Babet: “Eh già… farli uscire insieme sarebbe un po’ complicato… Ma tu come hai saputo che dovevi fare il taglio sulla pancia?”

“Non lo sapevo, ma tua sorella non voleva uscire, era comoda comoda lì, così son dovuta andare a farmi indurre il parto e, dopo ben 15 ore di travaglio, hanno deciso di fare il cesareo d’urgenza.”

Babet: “E perchè?”

Comincio a spiegargli un po’ di dati tecnici riguardo il parto e la gravidanza.
“…Così quando mi hanno chiesto se volevo aspettare ancora 5 o 6 ore per vedere se mi allargavo oppure volevo fare il taglio io ho detto che bastava che mi dicessero dov’era la sala parto… non ne potevo più… così ci sarei andata da sola, avrei tirato una testata contro il primo spigolo che  incontravo per anestetizzarmi e avrebbero potuto far di me ciò che volevano! E alla fine così è stato…”

Babet: “Hai tirato la testata allo spigolo???”

“Hahaha! No. Per quello hanno preferito farmi l’anestesia!”

Babet: “Ma perchè dopo 41 settimane il bimbo deve nascere per forza?”

“Amore, mica siamo elefanti! Ad un certo punto il bambino deve nascere, o passerà un’adolescenza molto stretta… C’è un tempo per tutto. La gravidanza dura circa 40 settimane in cui il bimbo cresce e viene nutrito dalla mamma. Dalla 38esima in poi può nascere tranquillamente e non si sa quando sarà pronto, lo decide lui/lei..”

Babet: “Perchè dopo la 38esima settimana?”

“Perchè è il termine minimo per far sì che il feto/bambino sia totalmente formato, maturo. Se nasce prima ci potrebbero essere complicazioni, si dice che il bimbo nasce prematuro… ”

Babet: “Quindi nasce un po’ verde??”

Prevedo una giornata luminosa e divertente!

A fare la mamma in fondo ci si diverte

  • febbraio 16, 2015 at 00:31

Ogni tanto mi soffermo a guardare la fatica di tirar su tre creature celestiali, ma immediatamente mi sovrasta la bellezza di questo impegnativo compito che ho scelto, più o meno consapevolmente, e la fatica si fa da parte.

Crescere tre figlie secondo natura, in modo che diventino tre donne adulte felici, serene, consapevoli e libere.
Ecco la mia missione, il mio obiettivo. E giorno dopo giorno, anche quando sclero, tento di tenerlo ben presente nella mia mente, sempre molto occupata nel tentare l’impossibile sfida di non sbagliare, di impersonificare quel genitore degno e rispettoso che ognuno di noi dovrebbe essere con i propri pargoli, a qualunque loro età.

E devo essere sincera che spesso mi diverto anche.
Ad ogni figlia il merito, nel suo piccolo,  o nel suo grande, di riuscire a farmi sorridere e aiutarmi così a ritrovare velocemente la serenità, che ogni tanto sguscia via furtiva per lasciare spazio alla frenesia.

Canterina non è una cima in inglese, causa trascorsi scolastici che non l’hanno aiutata ad amare la materia e, forse, anche per la sua non-propensione per le lingue straniere.
Così, quando riesco, ultimamente tento di seguirla un po’.

Settimana scorsa c’era un brano da tradurre: la nascita di New York.
“SCAISRRPPRRPPR…”

“Skyscrapers!”

“SCAISCHERPPRR… quella roba lì… cosa vuol dire?”

“Dai amore, questa è facile. Sky-scrapers… Cos’è SKY??”

“Un canale del digitale…”

La sua convinzione nel dirlo non mi ha dato possibilità di replica.

The British took the town…”

Leggo la traduzione di Canterina:
“Diedero alla città un tocco britannico…”

Non ce l’ho fatta. Ho riso per mezz’ora.
In realtà avrei voluto piangere, ma non sarebbe cambiato nulla.

Nel frattempo Babet, emersa dal suo mondo galleggiante per un breve lasso di tempo, sempre troppo breve a mio avviso, inizia con le sue domande esistenziali, chiedendomi a tradimento se l’uovo che si mangia in realtà è un pulcino.
“Amore, in teoria sarebbe potuto diventarlo se la gallina l’avesse covato. Ma non l’ha scaldato con il suo sederone, dandogli la possibilità di diventare pulcino, perchè le uova vengo prelevate subito per darle alla distribuzione alimentare.”

“Ma quindi sarebbe il pulcino?”

“Beh, sì. Il rosso dell’uovo è un pulcino mancato! Se vogliamo essere nudi e crudi, dentro al guscio dell’uovo praticamente c’è il feto del pulcino che deve nascere!”

“E il bianco cos’è? Il liquido AMBIOTICO??”

Figlie d’arte

  • febbraio 2, 2015 at 21:49

Dialogo tra sorelle maggiori.

“Come si chiama quel pittore che ha dipinto la Gioconda?” chiede Babet.

“Forse volevi dire La Monnalisa” la corregge Canterina.

“Vabbè, la Gioconda… La Monnalisa… è la stessa cosa!” replica la sorella minore.

“No, La Monnalisa è il suo vero nome, la Gioconda è un nick!” mi confonde Canterina, mentre, dai fornelli, sto origliando alla loro conversazione.

La mia mente obsoleta ci ha messo qualche minuto prima di capirne il senso.

“Vabbè… Gioconda, Monnalisa… Ma come si chiama chi l’ha dipinta? Quello che abitava a Firenze, no? … Il FIRENZONE??!”

“Hahaha!! Ma che Firenzone! Però non me lo ricordo nemmeno io…”

“Bimbe” intervengo “vi dò io un indizio che non potete mancare: è una delle Tartarughe Ninja…”

“Ah, Leonardo!!!” urlano in coro.

La mamma è sempre sul pezzo.

La bellezza fatta figlia

  • gennaio 26, 2015 at 23:46

“Mamma” mi chiede Babet “ma quando si fa il Reiki, sul cuore, le mani si mettono così, a T… Cosa significa?”

“Cosa significa cosa?”

“Cioè, perchè sono a T… T per cosa sta?”

“Ma, niente… ”

“No, niente è con la N!”

Figlia concentrata

  • gennaio 22, 2015 at 23:39

In fila, all’accettazione per la radiografia al gomito, Babet aveva mal di pancia e ha perso un dente.

Nella sala di attesa ne ha perso un altro, e un terzo le dondolava, persistendo col mal di pancia.

Arrivate a casa sputacchiava sangue e a metà cena, agonizzando piegata in due, ha cominciato a vomitare.

Radiologia, odontoiatria, gastroenterologo.

Mi piace mia figlia, in due ore riesce a concentrare di tutto.

L’italiano è un’opinione

  • gennaio 16, 2015 at 22:21

“Babet, converrai con me che tua sorella è un po’ pistola oggi…”

“CO… che??”

“Converrai con me.”

“CONVERRARE?”

“???”

“CONVERRIAMO… CONVERRIAMO insieme, mamma!”