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La corsa più pazza del mondo

  • novembre 9, 2014 at 20:09

Sulla linea di partenza pronte le donnine di casa.
Parte Nanà, con febbre e tosse, a casa da scuola per 5 giorni.
Rimandata a scuola incatarrata ma felice, si dà il cambio con Canterina.
La preadolescente soccombe fiera alla gastroenterite: 4 giorni di cure materne.
Si accavalla la mezzana, che era rimasta indietro.
Dopo essere andata in gita indossando un semplice maglioncino primaverile ed essere tornata a casa fradicia e zuppa, si aggiudica tre giorni a casa con tosse e mal di gola.
La mamma tenta di resistere, ma è un duro lavoro.
Le tossiscono in faccia dalla mattina alla sera, anzi, specialmente la notte, quando dormono nel lettone: comodità materna per tener sotto controllo la malata… o, nel caso di plurilamalsanità familiare, la figlia che sta peggio.
Con una dozzina di giorni di agonia alle spalle, giovedì pomeriggio, sulla linea di partenza per la tappa della giornata, il “gruppo vacanze Piemonte” al completo per una gita dalla pediatra.
La gita fuori porta si conclude con una multi-diagnosi di gastroenterite virale, tonsillite, bronchite.
Abbiamo quasi concluso il tesserino coi bollini.
La varietà è sempre nostra alleata, non ci annoiamo mai.
Con grande faccia tosta, la mamma riesce a pronunciare queste parole, in dirittura di arrivo:
“Mi scusi, dottoressa… potrei gentilmente chiederle un grande, enorme favore?? Non è che ausculterebbe anche me?!? Non mi sento per niente bene ma non ho nemmeno il tempo per respirare, figuriamoci di andare dal mio dottore…”
Si aggiunge alla multi-diagnosi una semplice influenza in pieno sviluppo, leggi: il peggio deve ancora venire.
Ultima tappa del tuor, il week end, in cui le bimbe sembrano essersi degnamente riprese e la mamma ha alternato momenti di flebile vivacità, a sonnolenti deliri, a corse in bicicletta con febbre per recuperare in farmacia l’utile naturopatico per debellare la colonia di virus e batteri che alberga in casa nostra, nei nostri bronchi e nelle nostre nari.

Prima arrivata Canterina. Sana e vivace da almeno tre giorni pieni.
Seconda classificata, Babet. Sporadici giramenti di testa nella giornata di ieri, lamento caratteriale al momento del risveglio, scimmia urlante e giocosa per il resto della giornata.
Terza, ma solo per rilevante moccio al naso, Nanà. La peperina di famiglia continua a perpetuare nella stravaganza delle sue mise casalinghe, tra una soffiata di naso e uno sciacquo con soluzione fisiologica al 9%.
Ultima arrivata, ma con menzione d’onore, la mamma, che tiene duro, dimentica del malessere pervenuto, se non fossero il naso intasato, l’occhio arrossato che non vede, il mal di testa a ore alterne, il senso di nausea, la stanchezza cronica a ricordarglielo.
Ma specialmente pregusta il momento in cui, domattina, tutte quante le figlie andranno finalmente a scuola.

… Domani la vera vincitrice sarò io.

Fiato sul collo

  • marzo 24, 2014 at 22:58

Canterina 38 di febbre per tutto il giorno.
E’ la terza, dopo di lei dovrei aver finito.

Io di corsa qua e là per tutto la giornata, tipo la pubblicità della Fiesta.

Stasera mi sento come se una lieve, lontana parvenza di influenza mi dicesse:
“Ti sto con il fiato sul collo!!”

… Secondo me ha mangiato pesante.

Under pressure

  • marzo 18, 2014 at 22:29

C’è stato un momento questa sera in cui avrei voluto darmi alla macchia, frustarmi col cilicio oppure semplicemente piangere.

No, non è quando mia figlia piccola mi ha chiesto:
“Mamma, ma tu hai 40 anni?”

“Fancù…. no tesorona, non ancora!”

“Ma sulle tue ciabatte c’è il numero 40!”

“Quello è il mio numero di scarpe… che non cresce mica in base all’età… se no il nonno che piede dovrebbe avere??”

Il momento di depressione cosmica è stato quando, con viva e vibrante soddisfazione, ho letto la temperatura del termometro prelevato dall’ascella di Nanà.

E’ un complotto.

Già, appena uscita da scuola, mi ha guardato con quegli occhioni tristi e, senza nemmeno salutarmi, ha esclamato:
“Mammaaaaa… ho mal di pancia forte!”

E io con tutto l’amore che avevo in corpo, ho risposto:
“… … … E CHE CAZZ!!!”

Ma bisogna sempre sorridere agli eventi, così ho tentato di rimuovere dalla mia mente sovraccarica che la sorella era a casa con la scarlattina e giocava e alitava addosso alla maggiore, che avevo ancora la cena da preparare, le figlie da lavare, etc. etc. etc, e ho buttato uno sguardo gioioso all’orizzonte, immaginandomi a cavallo di un unicorno bianco con le ali piumate mentre svolazzavo ridente e soave tra le nuvole leggere e gli alisei, verso la Giamaica con un volo di sola andata… finchè la maestra di Babet non mi ha riportato alla realtà, urlandomi dall’altra parte del cancello:
“Wonder! Come sta Babet?”

“… E’ una macchietta!”

Tutta sua madre.

Manca qualcos’altro?

  • ottobre 21, 2013 at 20:38

Ieri durante la celebrazione della Cresima di Canterina, Nanà ha sguazzato fuori dalla chiesa con Babet, Cuginetto It e un’amichetta.
Senza giubbotto.
La nonna ha provato a convincerla, ad inseguirla, a minacciarla, ma non è convincente come la mamma. Non conosce la metodologia “hai-tre-secondi-per-ubbidire-o-ti-mando-a-fari-spenti-nella-notte-per-vedere-se-è-così-difficile-morire“.

Oggi Nanà era a casa con 39 di febbre.
Casa della nonna, per l’occasione.
L’ho recuperata stasera dopo la lezione di nuoto di Babet.
Però…
Mi avesse avvisato.
Per una settimana e mezza ho già l’agenda fitta fitta piena piena che non ci stava nemmeno uno spillo nè la cruna dell’ago dove solitamente ci passa il cammello.

A saperlo, per cortesia, avrei lasciato un messaggio in segreteria:
“Tornare tra un paio di settimane. Ora non abbiamo proprio tempo!”

A saperlo prima, cavolicchio, una si organizza.

I fumi dell’influenza

  • settembre 29, 2013 at 16:04

La prossima volta che qualcuno mi dice “Sei troppo magra!” recupero un lanciafiamme!

Non lo faccio apposta, non è un mio obiettivo la magrezza, non evito determinati alimenti perchè se no ingrasso, non scelgo di essere magra, lo sono e basta.
Sto semplicemente attenta ad avere un alimentazione sana ed equilibrata che ogni tanto contempla anche qualche schifezza,  “mi muovo” tanto e non perchè faccia attività sportiva, ma soprattutto ho imparato a “non trattenere”. Non trattengo il dolore, le convinzioni, la sofferenza e il mio corpo si comporta di conseguenza

E’ buffo, so che questi interventi sono una dimostrazione d’affetto. ma non per questo da domani mi tufferò di testa nel barattolo dela Nutella per mettere su un paio di rotoli e far piacere all’anima di chi si preoccupa per me.
Quello non è ingrassare, quello è volersi male! All’anima de li…

Però apprezzo l’attenzione.

Come quando mi sento dire (e in questo periodo l’ho sentito spesso):
“Wonder, ma tu ti meriti di meglio! Cioè, sei bella, giovane, decisamente intelligente, piena di spitiro, simpatica, matura… ” e qui l’elenco va avanti giorni e giorni, ma non vi vorrei tediare.

Dicendomi che mi merito di meglio però stai giudicando, affermando che ciò che ho, o ho avuto, non era il meglio per me.
Come puoi tu sapere cosa sia meglio per me?
Cosa puoi tu sapere ciò che io realmente voglio? A volte faccio fatica a comprenderlo pure io…

Anche queste ‘uscite’ sono mosse dall’amore che le mia amiche, le mie clienti, i miei parenti, il fruttivendolo, la sarta e la cugina di terzo grado del pizzaiolo… nutrono nei miei confronti.
E apprezzo.

Ma sono altresì convinta che ciò che ho, o che ho avuto, fosse il meglio per me in quel momento.
E non è detto che ciò che si è rivelato doloroso, difficile, non possa poi tramutarsi in ciò che E’ meglio per me.

E lo farà di sicuro se io ne approfitto per farlo mio, per osservare ciò che la vita mi propone, utilizzandolo per capirmi.

So che le emozioni positive, la gioia, la serenità, la felicità, l’amore, mi porteranno altre emozioni positive se le vivo a fondo, credendoci e respirandole.

Le emozioni negative, la rabbia, la sofferenza, il dolore, a volte posso scegliere di non farle mie, ma quando capita che siano più forti del mio potere di scelta, allora prima di tutto le riconosco e poi le DEVO utilizzare per comprendere me stessa, così da capire perchè le vivo, da cosa dipendono (da qualcosa radicato in me, che a volte non riconosco nemmeno).
Così da poter lavorare su me stessa per non rivivere più quelle emozioni in quella situazione.

Se non le sfrutto in questo senso, si ripresenteranno di certo, in una situazione analoga, se non con la stessa persona con qualcun’altro, e le rivivrò finchè non avrò compreso e cambiato quella parte di me che le attira e le realizza.

Sembro delirante?

No, non mi hanno fatto brillare una molotov nel cervello.
Non mi hanno shekerato insieme al ruhm e la ciliegina.
Non ho leccato francobolli dalla colla strana.
Non ho fumato quella pianta strana con le foglie a palmo che il vicino di casa coltiva da un po’ nel giardino sul retro.

Ieri, relegata in casa con influenza, ho approfittato di questo tempo dedicandolo a me stessa. Alla comprensione ancora maggiore di chi sono e cosa voglio.

Penso che questo sia un lavoro non da poco.
Ci vuole un’introspezione profonda, una sincerità che vada al di là delle bugie che riusciamo a dirci e, non ultimo, il desiderio serio di crescere e di capirsi per poter puntare alla propria felicità.

Non è un caso che ogni tanto ci arrivino degli acciacchi.

Il nostro corpo ci dice che ci dobbiamo fermare, che stiamo correndo troppo, che non osserviamo bene i segnali che ci vengono messi sul percorso.

Noi siamo in grado di ignorarli benissimo.
Prendiamo una pastiglia per non stare male e continuare con la nostra routine, con i nostri ritmi, con le nostre mille cose da fare.
Ogni tanto però dobbiamo metterci in ascolto di noi stessi.

Non ci rendiamo conto che riempiamo le nostre giornate di impegni e spesso li usiamo come “scuse” per non fermarci a pensare, a chiederci, a cercarci.

Pensiamo di avere le vite piene, ma in realtà sono piene di buchi come un emmental svizzero.

La routine serve a non farci pensare ad altro che alla routine stessa.
Ci diciamo “Oggi non posso, mi fermerò a chiedermelo domani…” e così il tempo passa.

Ogni tanto bisogna fermarsi e domandarsi se siamo realmente i fautori della nostra vita o ci accontentiamo di vivere passivamente quello che ci arriva.

Ci dimentichiamo di cercare le risposte o ci accontentiamo di quelle che abbiamo trovato all’angolo della strada, recuperate distrattamente, e ce le facciamo andar bene.
Ci facciamo bastare quelle risposte che ci siamo dati per accontentare il nostro ego e darci, ancora una volta, ragione, senza cercare un confronto con il nostro animo più profondo e con le nostre paure.

Senza ricordarci che la qualità delle risposte è pari alla qualità delle domande.

Eeeetciù!!!

  • settembre 28, 2013 at 16:27

Mercoledì sera, dopo essere rientrata a casa tardissimo per riunione del direttivo dell’Associazione Genitori della scuola, mi è scoppiato un raffreddore micidiale.
Ho continuato a sternutire tutto giovedì e venerdì.
In aggiunta al naso colante e lo sternuto facile, anche un po’ di febbre che non guasta mai.

Cosa bisogna fare in caso di influenza?
Prima regola: riposo.

Buahbuahbuah!!!

Ore 13.50 arrivo Canterina – far trovare pranzo pronto.
Ore 14.00 uscita Nanà (ancora per poco…) – recupero bambina “Cosa mi hai portato?”
Ore 16.12 uscita Babet – recupero bambina “Possiamo andare… invitare… giocare… dire, fare, baciare, lettera e testamento??”
Ore 16. 45 corso di teatro di Canterina – accompagnamento in auto di Figlia di Dario Fo che parla, parla, parla.
Ore 17.15 lavaggio sorelle – e magari ci infiliamo anche preparazione cena.
Ore 19.00 uscita dal corso di teatro di Canterina – recupero Figlia di Dario Argento che parla, parla, parla, e ha pure fame!

Ieri ho chiesto a Nonna M. di recuperarmi Canterina da teatro e prima di cena sono svenuta sul divano, riuscendo ad addormentarmi tra le pedate di Nanà e le gomitate di Babet, che mi hanno risvegliato poco dopo con l’urlo di battaglia dei Pokemon direttamente nel padiglione auricolare sinistro.
Influenza e infarto.

Stamattina le bimbe sono andate da Homo, così ho potuto finalmente… iniziare il cambio degli armadi in preda al panico più completo: in questa casa non esistono più pantaloni che Babet riesce ad indossare e tra una settimana parte per Scuola Natura.
… Ci andrà in gonna e calzamaglia.
E se non vuole mettere la gonna la fornirò di arco e frecce e farà Robin Hood.
Urca urca trullallero oggi splende il sol!

Comunque, tra un colpo di tosse e un etciù, ho in programma di riposarmi e guarire nelle prossime tre o quattro ore.
Io ottimizzo sempre sui tempi.

Un’amica mi ha chiesto:
“Ma come, ti sei già presa l’influenza?”

Ho appena detto che ottimizzo! Mi son detta “Meglio farla subito così non ci penso più!!!”

… Etciù!

Primavera?

  • maggio 24, 2013 at 19:17

Oggi faceva freschino.
Ma che dico freschino? Freddo.
Ma che dico freddo? Ho ritirato fuori l’albero di Natale!

Stranamente, con questi sbalzi di temperatura, ho Babet a letto con la febbre e le placche in gola, dopo esser passata dalla cagarella e il mal di testa.

Cribbio… siamo al 24 maggio e stasera a cena ho cucinato la polenta!!

A rotoli

  • marzo 1, 2013 at 21:48

Alla fine l’influenza è arrivata!

Nonostante le mamme non si possano ammalare, ho passato due giorni da schifo… anzi tre. E non sembra ancora finita.

Ma che palle.
Ma che noia.
Ma che catorcio….

Ma se sono scaduta, nella differenziata, dove mi devo buttare??

Test e cure naturali

  • febbraio 5, 2013 at 16:22

Noi non ci curiamo con le medicine tradizionali.
Siamo passate alle medicine alternative e ai rimedi naturali da quasi due anni.

Nel mio piccolo, ormai, ho delle minime competenze … conoscenze forse è meglio… e quando vedo lontano lontano un sintomo, so subito correre ai ripari: gocce, fiale, impacchi, cataplasmi, oli essenziali, fiori di bach, varie ed eventuali…

Il sintomo non è soppresso – perchè il sintomo è campanello d’allarme, messaggio, richiesta di aiuto del nostro inconscio – ma l’organismo e il sistema immunitario vengono rafforzati, per dar modo all’autoguarigione di fare la sua strada.

In giro, a scuola, tra gli amici e i parenti, c’è la devastazione.
Bambini e mamme giorni e giorni con febbre alta, chi vomita e chi passa la giornata sulla tazza, otiti, laringiti, pallositi…
Ho amiche che non riescono ad uscire dal tunnel e, nel bel mezzo dei malanni, non si fanno mancare nemmeno i pidocchi!
Noi ce la stiamo cavando alla grande quest’anno.
Canterina, mentre i compagni passavano giornate con gastroenteriti, si è fatta tre giorni con un lieve mal di pancia e un po’ di raffreddore.
Nanà è incatarrata, occhei, ma nemmeno una linea di febbre. La maestra di asilo mi diceva proprio oggi che sta andando molto meglio quest’anno… contando che è ancora piccina e circondata da bimbi che hanno eternamente il moccio al naso che contagia.
Babet ha passato questa notte con un gran mal di orecchi e un paio di placchette in gola (abbiamo il cuginetto che è a casa con febbre e otite), ma avendole fatto fare un bel tour nel mondo della naturopatia e del delirio materno, niente febbre, placche sparite e orecchie che stan migliorando a vista di… orecchio, appunto.
E io…
Io son giorni che, mentre corro come una matta a destra e sinistra, sto tenendo a bada quella sensazione di cerchio alla testa e brividi che ogni tanto percorrono la schiena, voglia di rintanarsi sotto il piumone e spegnere l’interruttore del cervello, di tisana calda e caminetto con pelle d’orso alternata a borsa del ghiaccio sulla fronte…
Quando stamattina, dopo una nottata accanto a Babet che mi alitava in faccia, mi sono svegliata con un lieve mal di gola, sono subito corsa ad aggiungere elementi alle mie cure naturali già in essere.

E’ tutto il giorno che mi “doppo”…

L’unica pecca è che i fitoterapici sono a base idroalcoolica.

Son qui che tento di fare dei preventivi on line per l’ assicurazione dell’auto e mi ripeto le domande duecento volte nella testa, già confusa di suo, che tenta di star ferma nel cerchio in cui si ritrova.

Probabilmente il malessere sta avanzando a piè pari…

Probabilmente l’influenza si sta insinuando nelle meningi…

Probabilmente l’unica prova in cui riuscirei ad ottenere il massimo punteggio, in questo momento, è l’alcool test…

Io… che sobria, comunque, non lo sono mai stata!!

Ammutinamento – parte prima

  • settembre 24, 2012 at 20:00

Giovedì mattina ero casa della ex-suocera a fare gli impacchi a Canterina che svettava attorno ai 39.7.

“Proviamo la febbre.”

“Quanto manca?”

“Ancora 5 minuti.”

“E ora?”

“4 minuti.”

“E adesso? Sempre 4…”

“Finito?”

“4 minuti…”

“Mamma! Posso toglierlo??”

“No, mancano… 4 minuti…. Ma è possibile che il tempo non passi mai?… … … Ma porc! Mi si è fermato l’orologio!!”

Vado a far cambiare la pila dall’orologiaio e mi danno la bella notizia:
“Signora… non sono le batterie… è l’orologio che non va!”

“… Nooooooooo!”

“Guardi, sono onesto. A ripararlo le ci vogliono almeno 80 euro. Le conviene comprarne uno!”

“… Nooooooooooo!”

“Non ne vale la pena.”

“… Noooooooooo!”

A casa recupero una patacca dal fondo del cassetto. E’ tutto rigato, ma va benissimo per le mie pretese.

Torno dall’orologiaio.
“Non è che mi inserisce la pila dell’orologio rotto in questo qui, vecchio, che non sono riuscita a smontare (o l’avrei fatto io direttamente)?”

“E’ una misura diversa. Ci vuole una pila nuova.”

“… Noooooooo! Beh, sempre meglio che un orologio nuovo. Me la cambi pure.”

Continua…