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Usciamo dallo schema. Non sentite? Inizia a starci stretto

  • ottobre 20, 2014 at 15:06

Ritrovo tra amici, si parla.
Argomenti impegnativi e profondi, alleggeriti dalla nostra amicizia e la voglia di scherzare e prenderci in giro che non manca mai.
Sentendoci nel contempo liberi di esprimere ciò che siamo, sapendo che non c’è rischio di offendere gli altri, perchè sanno… sappiamo accogliere tutto con criticità e gratitudine.

Un amico commenta semplicemente un evento vissuto da persone di nostra conoscenza; dice di esserci “rimasto male” e io, in modo sereno, ma provocatorio chiedo:
“Perchè?”

“Perchè mi aspettavo che… secondo me è per questo che…”

“Quello è un tuo pensiero. Una tua aspettativa.”

“Sì, però… io al posto loro…”

“Ma loro non sono te. Perchè ci devi rimanere male?”

“Per il loro comportamento.”

“A parte che ciò che pensi è la tua proiezione del loro comportamento, le motivazioni che adduci sono un TUO pensiero. Ma anche se fosse così… ma chi se ne frega! Perchè ci rimani male?”

“Mi sento tradito… escluso… è questo che mi fa arrabbiare.”

“Beh, tu lo sai che se ti senti così il problema è tuo. Risolvi il tuo sentirti così e chiediti come mai, cosa c’è in questa situazione di specchio… così la prossima volta non ti arrabbierai!”

“E tu quando ti arrabbi…?”

“Io mi arrabbio spesso con le figlie… beh, loro mi fanno uscire dalle grazie, è il loro compito di bambine, ma per il resto, devo essere sincera, non mi arrabbio praticamente mai. Cioè, mi capita di rimanere delusa, dispiaciuta, ma non arrabbiata, quello ormai non fa più parte di me. Quella parte l’ho serenamente lasciata andare da tempo. E sappi che si vive mooooolto meglio! … Oh! Certo che per arrivare qui ho camminato di brutto!”

Parliamo ancora per molto tempo di questo.
E’ un tasto che tocca la maggior parte di noi, spesso però non ci si sofferma a pensare a quanto, dietro la nostra rabbia, ci sia la nostra abitudine di giudicare gli altri.

Ma vogliamo elevarci? Vogliamo evolvere?
Se la risposta è sì, allora non possiamo fare a meno di passare attraverso il riconoscimento di questi problemi e tirarci su le maniche per modificare questi nostri comportamenti.

La paura.
Abbiamo paura (anche se spesso è inconscia) di tante cose. Dobbiamo riconoscere e affrontare le nostre paure.
Accettare che facciano parte di noi e serenamente “riscrivere” il nostro modo di affrontare le situazioni che temiamo.

L’ego.
Sull’ego potremo soffermarci per giorni interi.
L’ego è quando non ascoltiamo il nostro cuore, quando i nostri “sedicenti bisogni o desideri” vengono prima di ciò che DENTRO sappiamo che è giusto fare, quando pensiamo di ascoltare realmente gli altri, invece troviamo il modo di celebrare comunque noi stessi… L’ego è quando la mente prende il sopravvento sul cuore, è quando il rumore di fondo non si spegne mai per non darci l’opportunità di stare con noi stessi e ascoltarci. Perchè potremmo comprendere come dell’ego, in realtà, non abbiamo bisogno.

La rabbia.
Ne ho già parlato molte volte. Ciò che innesca la nostra rabbia è proprio ciò su cui dobbiamo lavorare. Se ci arrabbiamo il problema è nostro non di chi (a detta nostra) ci fa arrabbiare.
La rabbia innesca un processo chimico all’interno del nostro corpo che non puoi non riconoscere, e che tra l’altro blocca “fisiologicamente” il buon senso.
Infatti dico sempre alle bimbe di ricordarsi che quando si è arrabbiati si è anche stupidi! Entra in gioco l’istinto di sopravvivenza, il sistema “parasimpatico” adibito alla “lotta e fuga”, il sangue va agli arti, alle estremità, al posto del cervello, si spegne la neurocorteccia e… non si ragiona più.
Per questo motivo si dicono cose di cui poi, a mente fredda ci si pente, e soprattutto per questo motivo non bisognerebbe mai prendere decisioni durante un moto di rabbia: in quel momento non stiamo ragionando, stiamo sopravvivendo.
Ma quando la rabbia si può eliminare? Quando la sostituiamo con la comprensione e l’empatia per chi abbaimo di fronte.
Riconosceremo la delusione, il dispiacere, ma quel processo chimico non farà più parte di noi e lo sentiremo chiaramente.

La reazione.
L’azione reattiva non è la rabbia, ma la reazione ad uno stimolo. Spesso e volentieri è una reazione di difesa. Difesa dall’idea che altri hanno su di noi. Se qualcuno afferma qualcosa di falso su di noi, sentiamo il bisogno di correggerlo o chiarirgli le idee, per forza, non possiamo lasciare spazio al fraintendimento, dobbiamo reagire!
Quindi il problema è nostro, non dell’altro.
Dobbiamo per forza reagire? No, possiamo rimanere in pace nonostante qualunque cose pensino o dicano di noi.
Perchè l’opinione degli altri non cambia ciò che siamo realmente.
La nostra identià non dipende da quello.

Il giudizio.
Non riusciamo ad esserne esenti, sembra stampato nel nostro dna.
Pensiamo di non essere persone giudicanti, ma se poniamo più attenzione ci rendiamo conto di quanti giudizi vengono espressi in ogni frase, in ogni circostanza.
Quando guardiamo gli altri COSA VEDIAMO IN LORO?
Li giudichiamo in base all’esteriorità? Alle cose in cui credono? Al loro carattere? Giudichiamo le loro azioni inappropriate?
O riusciamo a vedere il loro Dio Interiore?

Smettere di giudicare vuol dire comprendere, ma saperlo fare veramente, e accettare la diversità del cammino di ognuno di noi, anzi, ancor di più, celebrare, onorare e ringraziare perchè anche gli altri sono sul loro percorso di crescita.
Comprendere che qualsiasi cosa essi trovino è abbastanza buona per il cammino di quel loro momento.

Ognuno ha il suo percorso e i suoi tempi per percorrerlo.
Impariamo ad osservare gli altri con ONORE, COMPASSIONE, COMPRENSIONE, GIOIA, GRATITUDINE.

E’ così che Dio li vede.

E’ ora che lo capiamo e facciamo altrettanto.

Le malattie infantili e il non accontentarsi più

  • marzo 18, 2014 at 00:04

Sbuffo…

Du’ palle…

Ma basta…

Ghe la fò pù!

La “probabile” scarlattina di Babet mi ha devastato l’umore.
Mi sento semidepressa e stravolta.
Direi che ogni tanto si potrebbe anche fare una pausa.

Tante cose insieme, come al solito, poche ridottissime pause di respiro ma tante pause di riflessione.
E chi smette mai di pensare??

Accadono cose previste e impreviste, tutte contemporaneamente.

E se non ci si ferma a riflettere un momento, si adotta automaticamente il solito comportamento con cui si affrontano le situazioni.
Che può essere un bene, quando si è soddisfatti dei risultati.
Ma quando si desidera cambiare il risultato, l’unico modo per farlo è modificare la forma pensiero che ti ha portato fin lì.
Come dire… se non vuoi rivivere la stessa situazione, devi cambiare. Te stesso, come sempre.

E anche in mezzo alla stanchezza quotidiana son riuscita, con sufficiente lucidità, a capire che c’era qualcosa che io avrei dovuto modificare di me stessa: imparare a darmi il giusto valore.

Le persone si dividono in due grandi categorie: coloro che sono incentrati su loro stessi e coloro che non sanno dire di no.
I primi vivono distribuendo agli altri le colpe, i secondi vivono con i sensi di colpa.
I primi scandiscono le situazioni con i loro personali tempi di reazione, gli unici che conoscono, i secondi subiscono i tempi del mondo che li circonda, non riuscendo spesso a seguire i propri.
I primi si chiedono raramente come stanno gli altri, i secondi è la cosa più frequente che si chiedono, quasi fosse un tarlo.

Da cosa dipende la tendenza ad appartenere ad una o all’altra categoria?
Educazione, abitudini, credenze…
Scardinare queste inclinazioni è più difficile, tanto più vi abbiamo vissuto assieme.

Beh, riconoscerle, come sempre, è il primo grande passo.
Riconoscere, poi, quando si stanno attuando è il secondo.
Fare qualcosa per cambiare e non frequentarle è ovviamente il passo più faticoso.

Mi capita di rendermi conto di fare spesso le cose per senso del dovere, per non far soffrire o dispiacere, mettendomi sempre nei panni degli altri…ma a volte poco nei miei (ho preso tutto da mia madre).

Ci sto lavorando da parecchio, a quel sano egoismo che le persone con carente autostima dovrebbero avere sempre in tasca in ogni occasione.
Con buoni risultati.
Ma ci ricado.
Con la fatica a dire di no, unita al senso di colpa o la paura di sbagliare nel riuscire a dirlo.

Allora che fare?

Oggi ho scelto di volermi bene.
Ho deciso di amare prima di tutto me stessa.
Perchè se non lo faccio io, non potranno farlo nemmeno gli altri.

E sinceramente so di valere di più di un semplice “Beh, io ci ho provato…”.
Penso di meritarmi tanto, tanto e ancora di più.

Diagnosi incerta

  • ottobre 29, 2012 at 21:25

Tu glielo dici.
Glielo fai presente.
Più volte.
Glielo ricordi.
Con altre parole.
Tentando di essere costruttiva.
Tentando l’indifferenza.
Sospiri e non ci fai caso.
Ti dispiace per loro.
Sei contenta di non essere così.
Ma ti rendi conto che quando le vite si intrecciano a volte si fa fatica.
Anche quando si intrecciano solo alcuni momenti.
Alcuni attimi sporadici.
Alcuni istanti.
Li guardi e ti chiedi se capiranno mai.
Se lo fanno apposta.
Se sono consapevoli.
Se non lo sono.
Se ci sono abituati.
Se ci credono veramente.

Cosa?

Ma che il mondo giri intorno a loro!
Costantemente.
Tu con gli altri.
Gli altri con ciò che li circonda.
Ciò che li circonda con il mondo intero.

Bisogna avvisarli, però, ai figli della Banca Mediolanum.

Forse il mondo non gira intorno a voi.
Andate a farvi vedere!
Magari è solo labirintite…

Caro amico

  • dicembre 22, 2010 at 19:24

Sono contenta che tu ti sia sentito "libero" di aprirti con me e ne sono lusingata.
Mi hai detto tanto di te e allo stesso tempo è ancora poco per conoscerti.
Non ho capito molto della tua situazione, dei perchè o percome, e non vorrei invadere uno spazio ancora molto delicato e fragile.
Certo è che per rimettersi in gioco, per tentare di aggiustare le cose bisogna essere in due e, per esperienza, anche se tu vorresti a tutti i costi farlo, se dall'altra parte c'è un muro non puoi certo buttarlo giù a spallate.

Ciò che ho ben chiaro è che quello che non puoi togliere ad un altro, purtroppo o per fortuna, è la libertà di scegliere.
Perchè il Signore ce l'ho ha dato questo benedetto libero arbitrio. Ma poi sta a noi saperlo usare.
Purtroppo non tutti ne sanno fare buon uso, certo.
Il fatto è che a volte si confonde il senso della parola Libertà.
C'è chi pensa che essere liberi significhi fare ciò che si vuole, ma non è così.
La vera libertà sta nel non essere schiavo di qualcosa che ti costringe, come può essere l'egoismo, sta nel saper scegliere il bene anche per gli altri, sta nel poter scegliere ogni giorno la Sua Via…
Perchè è la Verità che ci farà liberi. E Lui ci dice precisamente "Io sono la Via, la Verità e la Vita".
… Un bell'indizio direi!
Però c'è chi confonde spesso questo senso di libertà, che diventa solo fare i propri comodi e i propri interessi.
Ma se si arriva ad un punto che questa sedicente libertà va a ledere quella degli altri allora non è più libertà, ma diventa semplicemente egoismo.

Purtroppo non possiamo obbligare nessuno a scegliere.
Possiamo certo continuare a dirgli che sta sbagliando. Questo siamo "liberi" di farlo. Ma alla fine ognuno sceglie per sè.
Certo che se io sono madre per me scegliere significa mettere al primo posto le mie figlie… ma mi rendo conto che non è così scontato come ragionamente al giorno d'oggi.
Perchè anche l'istinto materno in realtà non esiste. Non tutte le madri lo hanno… Io ne ho presente bene bene un paio che non ce l'hanno manco dipinto sul cuscino!

In ogni caso posso confermarti che dover "subire" le scelte di qualcuno, qualunque siano le cause, è davvero dura. Perchè ci si sente impotenti. Perchè a volte si avrebbe voglia di urlarGli in faccia con tutto il fiato che hai nei polmoni "MA NON VEDI CHE CI SONO ANCHE BAMBINI INNOCENTI CHE NON SI MERITANO TUTTO QUESTO???"
Poi però è importante fermarsi un minuto a pensare.
E se siamo convinti che Lui non voglia il nostro male nè quello dei nostri figli, sappiamo allora con certezza che ci darà gli strumenti giusti per poter superare questo scoglio nella nostra vita.
Ci darà il tempo che ci serve per capire. Ci darà la forza che ci serve per andare avanti. Ci darà il coraggio per continuare ad affrontare la vita. Ci darà brave persone che ci sosterranno nei momenti bui, se noi non abbiamo paura di chiedere il loro sostegno. Ci darà la preghiera, arma invincibile della speranza.
E ai nostri figli che strumenti darà??
Beh, il primo strumento che hanno davanti per superare la loro bufera SIAMO NOI.
Dobbiamo solo capire che la loro bufera è differente dalla nostra. Che ciò che serve a loro probabilemente non coinciderà con ciò che serve a noi.
Che le loro esigenze sono le loro. Non le nostre.
Allora armati del nostro amore, cercheremo di metterci nei loro panni, di capire i loro bisogni e fare tutto ciò che è in nostro potere per aiutarli.
E per prima cosa, per poterli aiutare realmente a stare meglio, dobbiamo iniziare a cercare di stare meglio noi.
La nostra sempre maggior serenità sarà fonte principale della loro.
Il nostro sorriso darà loro il messaggio del nostro indissolubile amore nei loro confronti.
E questo messaggio deve costantemente essere chiaro ai loro occhi.
Noi li amiamo, qualunque cosa sia successa e qualunque cosa succederà.
E' questo è lo Strumento indispensabile per aiutarli.
E aiutando loro aiutiamo anche noi stessi.

Non è facile. Ma ce la puoi fare.
E se credi che ce la farai andrà ancora meglio.
Bisogna puntare in alto.
A volte si ricade giù, ma mai darsi per vinti. La salita è lunga, ma ricordati che alla fine sarà discesa.

Fin dagli inizi sono sempre stata convinta che solo un miracolo potesse tirarmi fuori da tutto questo.
Infatti Gli dicevo senza mezzi termini:
"Cazzo Gesù, hai resuscitato Lazzaro dalla morte… Impegnati! Và che qui c'è molto meno lavoro da fare!!"

Il miracolo che chiedevo inizialmente era che lui tornasse dalla sua famiglia.
Il miracolo che si è rivelato è stato che io sia riuscita a venirne fuori in maniera brillante e in tempi decisamente brevi (due anni e mezzo per la pesante situazione in cui mi sono trovata invischiata sono pochi!)
Il miracolo è stato che non ho mai abbandonato la fede e la speranza di una felicità futura e ancora non le abbandono.
Il miracolo è stato diventare quella che sono ora… e cavolo se mi piaccio!
Il miracolo è aver capito che anche noi possiamo essere il nostro miracolo!
Anche tu lo puoi essere.
Fidati.

Intervista ad una donna, unica… come tante altre

  • agosto 3, 2010 at 00:56

Quella che segue è un intervista mentale a me stessa. Un escursus dei miei ultimi due anni e mezzo di riflessioni… un po' più breve. Sono pensieri a valanga, usciti uno dopo l'altro dalla mia mente e digitati sulla tastiera senza nemmeno rileggerli. Quindi perdonate gli strafalcioni.

<<

Sì. se ne può venire fuori.

No, non ci credevo, non ci credevo minimanente.

Sì, sono stata grande.

No, non basta dire che il tempo è la miglior cura. Il tempo ci vuole, certo. C'è un tempo fisiologico per ogni tipo di sofferenza e di lutto, un tempo minimo per attutire il colpo, assimilare, decidere di volerlo superare e impegnarsi per farlo. Ma bisogna metterci del proprio perchè c'è la possibilità di non riuscire a venirne fuori. Se non lo vuoi veramente, ti trascinerai per tanto, troppo tempo.

Una volta la psicologa mi ha detto che mi porterà come esempio da relazionare per l'ottima riuscita della terapia e per la velocità con cui io riesco ad elaborare e con cui sono riuscita a venirne fuori.
Questo per dire che anche una persona veramente forte e motivata ha comunque bisogno di aiuto.
A volte c'è solo bisogno di qualcuno che ci direzioni dalla parte giusta, o che ci aiuti a scavalcare un ostacolo che con le nostre sole capacità, i nostri punti di vista, non riusciamo proprio a superare. Qualcuno che ci dia gli stimoli con cui poter lavorare su noi stessi.

Io da sola non sarei riuscita a venirne fuori.
C'è stato un momento in cui ero totalmente persa nel buio più profondo ed ero mangiata dalla sofferenza.
Il dolore mi divorava giorno e notte, il fisico e l'animo. Non riuscivo a darmi pace, non mi capacitavo di ciò che mi era successo, della stupidità umana, della falsità, della slealtà, dell'indifferenza con cui c'è chi sceglie di calpestare i sentimenti e le vite altrui per i propri interessi, dell'ignoranza, dell'egoismo, dell'irresponsabilità di persone che pensavi di conoscere, di credere idealmente intelligenti e sincere, fedeli, amiche, mature.
Non riuscivo a capire come fosse stato possibile che tutto ciò travolgesse la mia vita e quella delle mie figlie così, all'improvviso. E mi sentivo impotente nel non riuscire a fare nulla per star meglio e far star meglio le mie bimbe.
Allora ho chiesto aiuto.

Bisogna comunque saper capire chi ci può aiutare, perchè non tutti sono capaci di aiutare gli altri.

Ho cominciato ad eliminare ciò che potevo scartare dalla mia vita che mi facesse sentir male o addirittura peggio. Non avevo bisogno di altro dolore da aggiungere.

Ho iniziato a lavorare su me stessa.

Ho iniziato ad avere più autostima e amore per me stessa.

Ho iniziato a credere che ce la potevo fare.

Mi sono rimboccata le maniche e mi son data da fare.
Quante volte mi son sentita dire chissà da sola con tre figlie com'è dura (come se non lo stessi vivendo già abbastanza sulla mia pelle), chissà che impegno, che stanchezza, che forza di volontà…
Ma non c'era tempo di star lì a pensare a quanto era e sarebbe stato difficile: c'ero dentro in pieno, tanto ne valeva viverla al meglio.
Sono rimasta all'improvviso da sola quando avevano 5 anni, 3 anni e 5 mesi. Dopo due settimane (in cui non mangiavo, piangevo tutta la notte e spesso anche durante il giorno di nascosto dalle bimbe) che mia madre dormiva qua con noi le ho detto: "Mamma, domani tu torni a casa tua. Da sola ci devo restare, tanto ne vale che mi ci abitui fin da subito."
E così è stato.
Si può avere paura di fronte ad una situazione sconosciuta e più grossa di te. Ma se questa situazione non si può cambiare, allora è meglio prenderla di petto ed imparare a viverla cercandone i lati positivi, che, non sembra, ma ci sono in ogni cosa.

Certo ci sono stati gli alti e bassi e probabilemente ci saranno. Periodi di regressione, di tristezza e dolore. Il S.Natale è per il mio cuore la peggior sofferenza che si possa augurare.
Ci sono stati momenti in cui mi sentivo forte in volo e poi ricadevo giù, per una sciocchezza magari, che però riusciva a tirar fuori dolore ancora nascosto.

Nel frattempo dovevo ancora capire come affrontare chi mi aveva fatto del male.
Io che sono la paladina della giustizia, dell'onestà… era per me un affronto non riuscire a far capire a qualcuno dove sbagliava e perchè sbagliava.
Ma mi sono subito scontrata con una grande verità: ognuno di noi è libero di scegliere e noi non possiamo obbligarlo a scegliere diversamente. Anche se sceglie cazzate.

Purtroppo al mondo d'oggi troppa gente crede nella libertà fittizia.
Pensano che la vera libertà sia fare ciò che si vuole, non essere stretti da vincoli con qualcuno, non sentirsi costretti.
Ho provato a spiegare più di una volta che la libertà non è più tale quando le tue scelte vanno a LEDERE LA LIBERTA' DEGLI ALTRI (vedi, moglie, marito, figli, amici, chiunque…).
Non si può essere liberi di fare del male agli altri!
Quando le scelte vanno ad intaccare la vita altrui allora la LIBERTA' si trasforma in EGOISMO.
E questa è una schiavitù!

Ma ho capito che non si può pretendere troppo. Il troppo lo possiamo pretendere solo da noi stessi.
Da qualcuno che cita frasi famose per la propria vita e che, se si fermasse non solo a leggerle ma anche a comprenderle, capirebbe che sono parole che tornano a boomerang su ciò che hanno fatto… cosa vuoi pretendere? Un lucano!
Da chi si sente vittima del giudizio degli altri. Giudicato solo perchè ha fatto qualcosa di talmente e penosamente giudicabile dal mondo intero ma che ai propri occhi preferisce sentirsi incompreso nelle sue scelte…
Prima di discutere delle scelte forse varrebbe la pena di discutere dei valori.
Ma di discutere ormai la voglia è passata.
E tanto non se ne cava un ragno dal buco, quindi sono solamente energie perse. Come mi ha sempre detto saggiamente mia sorella!

Il momento in cui ti rendi conto di questo è magico. Perchè allora certe parole, certe frasi, che prima ti ferivano fino al midollo, ora ti iniziano a passare sopra, schiacciandoti solo un pochettino.
L'incazzatura inizia a durare cinque minuti, poi tre, poi uno. Due respiri e se ne va. E pensare che prima ci stavi male delle ore.
Allora si iniziano a cambiare le priorità.
Non tutte in una volta. Piano piano. Perchè ogni cosa ha i suoi tempi.
Poi arriva un giorno, magari dopo due anni, che ti rendi conto che nelle tue priorità ora ci sei anche tu.
In quanto TU.
Per te è una novità. Tu che mettevi sempre e costantemente prima gli altri.
Per il suo bene, per il bene delle figlie, per loro, per lui…
Appare nell'elenco anche un nuovo PER ME.
Questa cosa ti spaventa, non ne eri abituata. Ma in fondo ti piace e sai che è ciò di cui hai bisogno.
Hai potuto constatarlo in questi anni che nei momenti in cui stai meglio tu, stan meglio anche le figlie.

Io non lo credevo possibile, quando mi era stato detto che sarebbe arrivato un momento in cui IO avrei deciso di non dar più potere a chi mi faceva soffrire, di non permetterglielo più.
Non ci credevo eppur così è stato.

Nel frattempo hai lavorato tanto su te stessa, per capirti, per capire cosa hai sbagliato (e che soddisfazione rendersi conto che non ti puoi rimproverare di nulla, che l'unico errore che hai fatto è il non esserti accorta di chi ti stava vicino… il non aver visto, l'esserti fidata troppo! Ma tu sai che ingenua lo sei sempre un po' stata…).

Inizi a conoscerti meglio e ancora meglio.
Inizi a vederti per quello che sei diventata, anche a causa di questa brutta esperienza, grazie alla tua forza d'animo e alla tua volontà di migliorare.

Sei una donna.
Non più una giovane donna un po' ingenua e su alcune cose forse ancora immatura che è partita in quarta a costruire una vita di cui non conosceva bene ancora tutte le regole.
Ora sei donna, fatta e finita.
Non più in rinascita. Sicuramente sempre in crescita.

E ne hai i riscontri nella vita. Da chi ti incontra e conosce la tua nuova IO, che in realtà non è una nuova identità, ma la stessa di prima molto cresciuta e migliorata.

E' come se avessi attraversato un fiume in piena. Con tanta fatica, corrente forte, paura di non farcela.
Ma ora sei sull'altra riva. Ce l'hai fatta.
Ti volti indietro e WOW! cosa sono stata capace di superare?!
Guardi l'altra sponda e ti senti sempre più lontata da chi hai lasciato di là, e forse è un bene.
Ti guardi e osservi chi sei diventata.
Una donna autonoma, intelligente, matura, sensibile, ironica, indipendente e anche carina.

"Fortunato tuo marito a trovarti, e coglione che t'ha perso. Io ti avrei aperto tutte le porte…"

Ognuno di noi è libero di scegliere la propria strada, scegliendo che tipo di persona voler essere.

Ora sarà difficile starmi dietro. 

L'uomo che viveva nel suo mondo e l'uomo che sapeva stare al mondo

  • marzo 31, 2010 at 01:31

"È un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente."
 

Italo Svevo

C'era un uomo che viveva nel suo mondo.
Ce n'era un altro che sapeva stare al mondo.
L'uomo che viveva nel suo mondo si sentiva tanto grande.
L'uomo che sapeva stare al mondo sapeva di essere grande quanto basta.
L'uomo che viveva nel suo mondo chiamava tutto con il nome sbagliato.
L'uomo che sapeva stare al mondo non chiamava le cose, semplicemente le riconosceva.
L'uomo che viveva nel suo mondo cercando ciò che voleva asseriva che ciò fosse il meglio per tutta l'umanità.
L'uomo che sapeva stare al mondo cercando il bene dell'umanità tentava sempre di fare del suo meglio.
L'uomo che viveva nel suo mondo, quando non otteneva ciò che voleva, diceva agli altri che erano brutti e cattivi.
L'uomo che sapeva stare al mondo , quando non otteneva ciò che voleva, ringraziava per quello che gli era rimasto e si sforzava per ottenere il massimo in ogni caso.
L'uomo che viveva nel suo mondo era un grande egoista ma si sentiva vittima di mille ingiustizie.
L'uomo che sapeva stare al mondo era vittima di mille ingiustizie da parte dell'uomo che viveva nel suo mondo, ma sapeva bene che era inutile anche solo provare a dirgli che era semplicemente un egoista.
L'uomo che viveva nel suo mondo riusciva sempre a toccare il fondo senza vergognarsene affatto.
L'uomo che sapeva stare al mondo sperava ogni volta che quel fondo fosse il limite ultimo per poi iniziare una lenta risalita.
Ma l'uomo che viveva nel suo mondo trovava sempre una pala più grande e si metteva a scavare e scavare, riuscendo ogni volta a meravigliare l'uomo che sapeva stare al mondo, per aver trovato un fondo ancora più fondo.
Dall'alto l'uomo che sapeva stare al mondo osservava l'uomo che viveva nel suo mondo giù giù, sempre più in fondo, e lo vedeva piccolo piccolo. Come in realtà era, anche se lui si sentiva così grande.
Dopo un po' di tempo l'uomo che sapeva stare al mondo faceva quasi fatica a vedere l'uomo che viveva nel suo mondo e non riusciva nemmeno più a sentire tutte le cattiverie che l'uomo che viveva nel suo mondo ogni tanto sparava dal buio fondo in cui era incagliato.
All'uomo che sapeva stare al mondo dispiaceva molto non essere riuscito a salvare l'uomo che viveva nel suo mondo, anche se gli aveva teso una corda più volte, perchè in fondo gli voleva bene. Ma la corda aveva iniziato ad essere troppo corta e l'uomo che viveva nel suo mondo preferiva stare con gli altri che scavavano intorno a lui.
Così all'uomo che sapeva stare al mondo non rimaneva altro da fare che respirare una boccata d'aria pura, prendere per mano coloro che aveva accanto e camminare felice verso la luce del sole, che lì sopra brillava radiosa, avvolgendo ogni cosa.

Non ditemi che una volta toccato il fondo si può solo risalire, o almeno non tutti.
Perchè c'è chi si ostina a sfoderare pale sempre più giganti.
Forse le vendono in internet…

Epifania con sorpresa

  • gennaio 8, 2010 at 23:18

Il giorno dell’Epifania-che-tutti-i-deficienti-li-manda-a-casa-mia, ho ricevuto anch’io un bellissimo regalo!!!

Una parùr di diamanti che sono per sempre?
Magari.
Un mazzo di fiori ma meglio un’opera di bene?
Sarebbe stato bello.
Una scatola di cioccolatini riciclata dalla vomitevole quantità di confezioni ricevute in regalo a Natale?
Non disdegnavo.
Un lavoro?
Qui stiamo già scherzando con i sentimenti.
L’uomo della mia vita???
Ma cosa ne sai tu… di cosa mangiano i pescatori greci sulla spiaggia!
Un’auto nuova?
Ci stiamo avvicinando.
Un’auto usata?
Siamo sempre più vicini…
Un pezzo di un’auto usata??
Siamo praticamente adiacenti, attaccati, a filo…

Come a filo è passato quel deficiente che mi ha regalato un bello specchietto frantumato lato giudatore!!!
Regalo riciclato, visto che lo specchietto era il mio!!!

Esco bel bella di chiesa (per tutti gli ostici e agnostici, l’Epifania è giorno di precetto… cioè si va a Messa), rasserenata dalle parole del prete, illuminata dal lume delle candele accese, rincuorata dal fatto che la prossima domenica mi siederò lontano da mio nipote che è venuto a messa con un brachiosauro di circa 70/80 cm e lo agitava durante metà della celebrazione prendendo centre da sua-madre-la-delicata…
Mi accingo, soave e leggiadra, a raggiungere la mia vettura posteggiata non lontano in un viale di media percorrenza, che dalla mia boccuccia a cuore escono come d’incanto le parole:

"MA VA ‘STO STR****!!!!!!!!!!!!!!!!!! MA CHE GLI VENISSE UN CRAMPO AL C****!!! MA CHE CON LA SUA BELLA AUTOMOBILINA ANDASSE A SCHIANTARSI A FARI SPENTI NELLA NEBBIA!!!! ‘STA GRANDE M****CCIA VIVENTE!!! CHE GLI VENISSE LA GOBBA COSI’ ACCENTUATA DA ESSERE COSTRETTO PER TUTTA LA VITA A PARLARE CON I SUOI MARONI!!!!!!!!"

"Cos’è successo zia?!?!"

Inspira ed espira….. Inspira ed espira…..

"Niente amore! E’ solo che qualcuno mi ha lasciato proprio un bel regalino per l’Epifania! Ma ‘sto codardo-fijo-di-sua-sorella non mi ha lasciato nemmeno un bigliettino insieme al regalo!! Così io non posso sapere chi è stato e non posso mandargli i miei auguri più sinceri…
Magari i ringraziamenti glieli avrei portati di persona!!"

… E intanto io pago!!

Odio l'Egoismo

  • gennaio 6, 2010 at 20:49

Io odio l’Egoismo.

Odio l’Egoismo perchè divide.
Odio l’Egoismo perchè fa gratuitamente soffrire.
Odio l’Egoismo che mi costringe a passare l’Epifania senza le mie figlie.
Quell’Egoismo che mi porta lontano le mie creature per metà delle vacanze natalizie. E ogni mercoledì. E un week end sì e uno no.

L’Egoismo non chiede, l’Egoismo prende.
E una madre e tre figlie sono costrette a stare lontane le una dalle altre del tempo prezioso, che avrebbero potuto e dovuto passare insieme, come sarebbe normale per ogni madre e ogni figlio.
Nè la madre nè le figlie hanno scelto di doversi separare ogni tanto.
Ha scelto l’Egoismo per loro.

L’Egoismo priva, ma non se ne accorge, perchè tutto ciò che vede l’Egoismo è il sé.

L’Egoismo pensa a cosa può avere, al massimo a cosa "pensa" di dare.
Ma mai a cosa toglie.

Odio l’Egoismo perchè è subdolo, anche con l’Egoista.
Ti fa credere di essere circondato da tanti, ma in realtà sei circondato solo da te stesso.
Ti fa credere di essere felice, ma alla fine ti ritrovi con un pugno di mosche.
Distorce gli specchi e si camuffa da amor proprio.
E l’unico momento in cui ti fa pensare agli altri è quando devi spartire le colpe.

Solitamente le tue.