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Il dottore dei piedi

  • marzo 12, 2013 at 09:52

“Mamma, ma cosa fa l’ortopedico?”

“Di solito ti controlla i piedi, Babet.”

“Ma io pensavo che i piedi li controllasse il PIEDIATRA!”

Non c’è limite alle risate in questa casa…

Matte risate…

  • dicembre 10, 2012 at 20:10

“No, dottore, non posso proprio andare a farmi vedere.. non ho tempo!”

“Wonder, ci devi andare.”

“Dottore… questa è veramente una settimana di merda! Ho un sacco da fare. Stiamo organizzando la raccolta per i terremotati dell’Emilia e inscatolando tutto quanto, perchè giovedì dobbiamo partire! No, non ce la faccio.”

“Non so perchè ma sono sicuro che tutte le tue settimane sono di merda. Ti metto un bel bollino verde, così ti guardano subito.”

“Non posso controbattere a questa perla di saggezza. D’accordo, ha vinto… ci vado domani.”

Tutto questo perchè il dottore mi ha diagnosticato un bellissimo nonsocosadiavolotuabbiamegliochevaiafartivederesubito.

Non l’avevo mai avuto.

 

Professionisti

  • novembre 27, 2012 at 21:55

Partenza all’alba per visita oculistica doppia: Nanà controllo occhiali,  Canterina controllo e basta.

Avevo preanunicato a Canterina che, ormai grande, l’avrebbero visitata da sola, dottoresse simpatiche e dottoresse geneticamente prive di tatto, che avrebbe dovuto distinguere le lettere (ma ormai in quinta spero lo sappia fare…), osservare animali e casette vaganti e che avrebbe dovuto mettere un collirio per ottenere l’effetto cannabis.
“Se per caso si avvicina con le gocce la tizia con i capelli lunghi e rossi… quella la pazienza non sa dove sta di casa. Ma tu ormai sei grande e vaccinata, e sono sicura che, con un bel respiro profondo, riuscirai a mantenere il controllo e non farai una piega! Vero amore? Se invece la tizia è quella bionda con gli occhiali, beh, lei ha pazienza per una ventina di secondi circa, ma odia ripetere le stesse cose ai bambini… che è ottimo per una che lavora in pediatria! Bionda capelli lunghi: buona. Capelli Bianchi: rude, ma buona. Le altre non le ho ancora viste all’opera.”

“Mammaaaa… Io non lo voglio mettere il colliriooo!”

“Cominciamo bene… Tesoro, l’hanno già fatto sia Babet, che Nanà, che mezzo megaminimondo. E sono sopravvisuti tutti quanti. Non è niente di grave, non succede nulla. Tu sei sempre stata bravissima, fin da piccola piccola, con qualunque tipo di somministrazione di medicine. Sono sicura che sarai bravissima anche oggi!”

“Ma se brucia?”

“Soffia.”

“Ma come faccio a soffiarmi da sola sugli occhi?!”

“Fai una conca con le mani o chiedi al tuo vicino di sedia.”

Tempo che si organizzano con le visite in contemporanea… Infatti finisco la visita di Nanà che Canterina non è ancora stata chiamata!
Nanà disegna.
“MAMMA! MI FAI UNA BALCA DI PILATI!”

“Facciamo la balca di pilati. Questa è l’ancora, questa la bandiera, queste le vele… Ora continua tu.”

“Mamma, ma che brava Nanà a fare gli omini STERILIZZATI!”

“… Stilizzati, Canterina, stilizzati. Non ha utilizzato disinfettante che io sappia.”

“CANTERINA!!”

“Ecco, amore tocca noi. Andiamo.”

“Signora, vada con la bambina nella sala in fondo a destra!” mi dice una dottoressa.

“Urca Canterina, questa dottoressa è nuova!”

“E com’è??”

“Mmmmmhhh… Nuova??”

“Venga signora, lasci pure la bambina qua e lei attenda nella sala 1.” mi spiazza l’altra dottoressa.

“Le colleghe non sono in sintonia… Occhei, amore, ti aspettiamo di là.”

Ci sediamo nella sala 1.
“Signora, non potete stare qua!” mi redarguisce la dottoressa PazienzaLimitata.

“Ma mia han detto…”

“No, dovete aspettare di lì.”

“Occhei. Vieni Nanà, nel frattempo andiamo in bagno. Lasciamo tutti i fogli su questa sedia, se no in bagno non so dove metterli.”

“MA SE CE LI LUBANO?”

“Non ce li LUBA nessuno, andiamo a fare pipì.”

Usciamo.
“Cazz! Ci hanno LUBATO i fogli… Mi scusi…”

“Le ho detto che non può stare di qua!” non mi fa finire la dottoressa PazienzaLimitata.

“Lo so, ma cercavo dei fogli che…”

“Li ho consegnati all’altra figlia, perchè non si possono lasciare incustoditi dei fogli sulla sedia!” mi rimprovera la dottoressa PazienzaLimitata, come se avessi appena attentato alla vita del Presidente della Repubblica “Se li prende qualcuno?!”

“Ah, grazie, ha fatto bene! Non tanto per la ricetta medica, ma la barca dei pirati è decisamente preziosa…”

Raggiungiamo Canterina nella sua stanza.
“La inseguivano perchè aveva perso i fogli!” mi avvisa dottoressa TantoPaziente.

“Sì, lo so, avevo dimenticato di seminare i sassolini bianchi mentre andavo in bagno… grazie.”

Ci risediamo nella sala in cui ci han detto di aspettare e…
“Signora, lei ha una figlia dentro? Deve aspettare in sala fuori!” mi inveisce gentilmente contro la dottoressa PazienzaZero.

“Ma se mi han detto… Tra l’altro mia figlia è alla prima visita e non ha mai messo l’atropina. Se potessi giusto far presenza quando…”

“No signora, deve uscire fuori.”

Osservo la decina di sedia libere accanto a me.
“Occhei, nel caso ci sia qualche problema, mi chiami pure!”

“Non ci saranno problemi, signora!”

Se il collirio glielo mette lei i problemi saranno tanti…
“Ne sono certa. Conosco bene mia figlia.”

Se c’è una cosa che non sono… o che non sono più da anni ormai è una ‘madre apprensiva’.
Se le bimbe cadono, io dico: non è successo niente, rialzati e vediamo se cammini ancora.
Se urlano di dolore ma non vedo sangue, non mi scompongo.
Ho più sangue freddo io di un pesce palla.
Sono convinta che i bambini debbano affrontare la vita di petto, a volte di faccia, spesso cadendo…
Ma conosco anche i loro punti deboli.
So quando sono vergognose, quando sono preoccupate, quando hanno paura, quando sono insicure. E quando sono terrorizzate.
Non c’è da spiegare il perchè, se i bambini reagiscono in modo diverso ad un identico evento. C’è il loro vissuto, il loro modo di essere, il loro rapporto con il nuovo, le loro insicurezze.
Come madre conosco benissimo le reazioni diverse delle mie figlie alla stessa situazione.
E più vedevo Canterina fare la spavalda con la dottoressa, più realizzavo quale sarebbe stata la sua reazione al collirio.

Però chi lavora in certi ambiti, non so perchè, ha la convinzione di avere sempre a che fare con madri apprensive, bimbi viziati, genitori inetti, adulti analfabeti, persone meno capaci di loro.
Non tutti, ma gran parte.

Tre secondi dopo esserci sedute in sala di attesa si sente l’urlo:
“SIGNORA WONDER?!?!”

“Vieni Nanà… Conosco bene mia figlia!”

“Crisi da seconda goccia!” mi sussurra la dottoressa TantoPaziente.

“Ma va?!?! Non avrei mai immaginato!!”

Ci ho messo un po’ a far ragionare Canterina, che esternava un’evidente paura.
Dopo la terza dose di Rescue Remedy e la voce, soave ma decisa, della mamma che la spronava a non temere e a darsi una mossa, si è fatta torturare.

Sono dell’idea che, ad ogni età, ognuno di noi sia libero di aver paura di ciò che preferisce, senza per questo dover essere giudicato.

Allora perchè al bambino sulla panca accanto, che urlava come un pazzo, dimenandosi dalla stretta del padre e di altre due dottoresse, ho sentito dire:
“Guarda loro! Le hanno messe tutti quanti e non ha pianto nessuno come te!!”

Nella nostra panca c’erano tutti bambini dagli 8 ai 12 anni, e io ne ho 36. Non ho messo il collirio ma mi sentivo parte del gruppo…

Perchè la necessità di paragonare, di sminuire?
Pensi che se lo fai sentire una cacca allora ti spalancherà la palpebra sorridente?
O forse si sentirà impaurito  e pure in difetto?

A Canterina, che teneva gli occhi strizzati, lamentandosi e piangendo, dicevo:
“Amore, le ha messe anche Marta, questa bimba accanto a te… ed è sopravvissuta! Fidati, ti assicuro che è viva perchè l’ho vista muovere una gamba! Vero Marta? Brucia?”

“Un po’… ” mi rispondeva la bimba ridendo.

“Beh, però è sopportabile, no? Sei ancora qua tra noi! C’è di peggio, sei d’accordo? Vedi, Marta dice che era peggio se ti martellavano un piede!! Non è niente di tragico. Però amore, ora apri gli occhietti perchè oggi ho intenzione anche di riuscire a fare la spesa, dai!”

Non basta saper cogliere le diagnosi corrette per essere dei bravi professionisti, specialmente se lavori in pediatria. Ma anche in geriatria, e in qualunque reparto, con qualunque paziente ti ritrovi davanti.

Chi lavora con la salute della gente (ma non solo) deve saper rispettare chi ha di fronte, non come uno tra i tanti, ma come unico tra i tanti. Unici anche loro.
Non basta ‘capire’ del corpo umanno, della malattie, dei disturbi, delle soluzioni mediche… Devi ‘capire’ anche le persone.
Non basta analizzare, bisogna saper comprendere.

Sinceramente penso che sia uno dei grandi mali del nostro secolo.

Ed è per questo che quando incontri qualche professionista che lo è anche umanamente lo apprezzi ancor di più e lo ringrazi perchè ha fatto del suo talento il suo lavoro.
Anche se penso che dovrebbe essere la norma, e non viceversa.

Tempo fa avevo conosciuto un naturopata che più di una volta mi aveva analizzato (anche senza richiesta), i comportamenti, le gestualità, il mio modo di pormi, di fare, di parlare… Aveva colto aspetti di me che io ancora non avevo colto.
Mi aveva detto più volte di ‘come‘ fossi, sicuramente a ragione.
Ma non aveva mai colto ‘chi‘ fossi.
Mi aveva analizzato assai bene.
Ma non mi aveva compreso.
Perchè?
Perchè in fondo non gli interessava farlo.

Quasi a nessuno interessa oggigiorno comprendere chi si ha di fronte.
La stragrande maggioranza delle persone non è solo e semplicemente quella che si vede dall’esterno. Ha un mondo alle spalle che non ci è concesso conoscere.
Bisognerebbe cominciare con l’essere in grado di osservare senza giudicare.
E qui già si fa una gran fatica…
Chi ha grandi capacità di osservazione, ha degli strumenti formidabili per raggiungere l’altro.
Ma non bastano, se non si ha la capacità di ascoltare.

Io utilizzo i Fiori di Bach per me e le bimbe da anni.
Strumento magico.
Li ho prima provati, poi li ho conosciuti, un po’ studiati, sperimentati.
Parlando con le amiche, spesso mi chiedono di consigliar loro i fiori adatti da prendere, e io son ben felice di poter aiutare, sempre nell’ottica umile di chi è umana e fallimentare nelle sue intuizioni.

Ciò che è meraviglioso e magicamente semplice è che chi  racconta di sè, dice già “parlando” quale fiore è quello giusto in quel momento. Io non devo fare altro che dirne il nome.

Allora capita che, davanti ad un caffè, su una panca prima dell’incontro di teatro, o rannicchiate sui gradini della scuola, prendo carta e penna, osservo lo sguardo impaziente di chi ho di fronte e pronuncio la frase che, secondo me, racchiude questa grande, autentica, dimenticata verità:

“… Ti ascolto.”

Diagnosi incerta

  • ottobre 29, 2012 at 21:25

Tu glielo dici.
Glielo fai presente.
Più volte.
Glielo ricordi.
Con altre parole.
Tentando di essere costruttiva.
Tentando l’indifferenza.
Sospiri e non ci fai caso.
Ti dispiace per loro.
Sei contenta di non essere così.
Ma ti rendi conto che quando le vite si intrecciano a volte si fa fatica.
Anche quando si intrecciano solo alcuni momenti.
Alcuni attimi sporadici.
Alcuni istanti.
Li guardi e ti chiedi se capiranno mai.
Se lo fanno apposta.
Se sono consapevoli.
Se non lo sono.
Se ci sono abituati.
Se ci credono veramente.

Cosa?

Ma che il mondo giri intorno a loro!
Costantemente.
Tu con gli altri.
Gli altri con ciò che li circonda.
Ciò che li circonda con il mondo intero.

Bisogna avvisarli, però, ai figli della Banca Mediolanum.

Forse il mondo non gira intorno a voi.
Andate a farvi vedere!
Magari è solo labirintite…

Diagnosi

  • ottobre 25, 2012 at 21:35

Oggi la dottoressa mi ha definito “consumata”.

Ho ancora tempo per peggiorare.

La dea bendata

  • settembre 2, 2012 at 20:49

Cosa possiamo fare di bello il sabato pomeriggio?
Beh, c’è il parco… Ah, no. Ha piovuto.
Potremmo uscire comunque in bicicletta. Andare a raccogliere funghi. Giocare in casa. Vedere un bel film. Organizzare un torneo di rubamazzetto.
Oppure passarlo al Pronto Soccorso.

Quante cose potremmo fare…

Quale scegliamo?? L’ultima!!!

Babet è caduta con il monopattino, giovedì pomeriggio, e si è fatta male alla mano.
Non sembrava grave.
Con i rimedi della mamma non le si è nemmeno gonfiata, non ha preso uno strano colorito.
Non sembrava grave, appunto.
Ma continuava a farle male, così abbiamo deciso di toglierci ogni dubbio su possibili  microfratture ed andare in gita all’ospedale.

Ho portato le sorelle da Nonna M. e, zaino in spalla, sono andata con Babet al Pronto Soccorso.
Zaino in spalla??
Certo, abbiamo portato i compiti, la merenda, da leggere e giocare.
Siamo organizzate, noi!

“Babet, lo sai che è più di un’ora e mezza che aspettiamo?”

“Ma quando ci chiamano??”

“Mah, hai fatto tutti i compiti di matematica… secondo me appena finisci la merenda, vedono che sei pronta e ti chiamano!”
E così è stato.

Entriamo e ci accoglie un simpatico e affabile dottorone che mette subito a suo agio Babet.
“Allora, perchè sei qua?”

“Perchè sono malata.”

“Ma alla tua età non ci si può ammalare! Secondo me ti sei fatta male alla mano sinistra…! Mi vuoi dire come hai fatto?”

“Dai, Babet, glielo vuoi raccontare tu?”

“Occhei. Dunque. Io ho una gran paura dei cani…”

“Amore… io salterei i preamboli.”

“Occhei. Allora. Stavo andando in box con le sorelle, stavo andando in monopattino e andavamo su e giù per tutto il box che è lungo, ad un certo punto è uscito un cane da una porta, però i padroni lo avevano liberato, cioè era senza guinzaglio e io ho paura dei cani…”

“Dottore… è caduta dal monopattino.”

Il doc le guarda la mano, la fa muovere, fa un paio di domande.
“Direi di fare una fotografia alla mano, che ne dici Babet?”

“Sì.”

“E la tua sorella maggiore qua presente è d’accordo? Perchè mi deve dare il permesso…”

“Che gentile questo dottore!”
Solo per questo meriterebbe una promozione!!

“Perchè??”

“Te lo spiego dopo…”

Andiamo ad attendere la lastra.
Ci sediamo su delle sedie in mezzo ad un corridoio vuoto, pieno di porte ma senza un’anima viva.
Ad un certo punto si sente:
“Babet!”

“Hai sentito anche tu, amore? Ci hanno chiamato?”

“Mi sa di sì…”

“Ma da dove?”

“Boh…”

“Babet!”

Cribbio, non si capisce da dove arriva la voce…
“Babet! Eccoci! … Dove dobbiamo andare?!?!”

“Qua!”

Aridajje!!! Qui le porte son tutte uguali!
“Da – che – parte – arriva – la – voce??!!”

“Da questa stanza!”

“Cavolo! Ma questo tecnico ha fatto sicuramente un master sull’orientamento dei pazienti!”

Alla seconda porta varcata troviamo il simpatico umorista pronto a farci la lastra.

Tempo tre partite a rubamazzo e il dottore ci informa che non c’è niente di rotto, solo un paio di giorni di fermo e tutto si risolve.
Un’infermiera comincia a fasciare la mano a Babet e più fascia, più il volto di mia figlia si illumina.

Torniamo a casa e lei si gode il suo momento di gloria sotto i riflettori.
“Mamma, posso firmare il gesso di Babet?”

“No, Canterina, è una fasciatura.”

“Occhei… però dopo posso firmarlo??”

“Amore, è una fasciatura!”

Oggi pomeriggio stavo seguendo le bimbe durante i compiti, seduta al tavolo in mezzo a loro.
“Babet, devi scrivere una frase relativa ad ogni caratteristica dello zaino. Per esempio, peso: quando è vuoto è leggero. Occhei?”

“Mamma, trausers si scrive così?”

“No, Canterina, ha una O al posto della A.”

“Mamma, ma non so cosa mettere a misura!”

“Ma i compiti non te li devo fare io! Vediamo… se metti una borsa vicino al tuo zaino cosa pensi?”

“Che è più grande.”

“Mamma! Volleyball si scrive così??”

“Sì Canterina. Cosa è più grande, Babet? E di che cosa?”

“Lo zaino… della borsa!”

“Quindi cosa puoi scrivere??”

“Che lo zaino è leggermente più grande di un comodino?!?!”

…???

“Ah, mamma! Ci siamo dimenticate una cosa!”

“Cosa Canterina?”

“Di firmare il gesso di Babet!”

“… Bimbe… ditemi la verità… chi ha contagiato chi???”

Finchè la barca va…

  • giugno 6, 2012 at 13:30

… la labirintite non ti è passata.

Ieri sera il Dr. “Parlopiùdinonnom.”, nonchè otorino da decenni, m’ha fatto la manovra.

Mi ha sbattuto di qua e di là e sembrava che fosse andato tuttapposto!

Miracoli dello sbattacchiamento.

Stamattina ero tutta pimpante.

Poi ha cominciato a tornare un lieve giramento, che però non mi ha impedito di passare la mattinata in bicicletta.
Sempre meglio che la gondola.

Va molto meglio certo, ma speravo passasse tutto quanto.
La manovra sembrava così azzeccata e promettente….

Sarà mica parente di Mario Monti??

Fantozziane nel midollo

  • giugno 4, 2012 at 23:34

Non era la pressione.
E’ labirintite.
Che brutta roba!
Son tre giorni che mi sembra di vivere in barca…

Stamattina Nanà aveva una visita oculistica, così ho chiesto a Nonna M. di accompagnarla al posto mio.
Partono armate di stivali e ombrello alle 7.40, in vista dell’ora buona di mezzi pubblici che le aspetta.
Nel frattempo Babet lamenta diversi mali, dicendo che non vuole andare a scuola.
La faccia potrebbe essere convincente, ma devo già portare Canterina dalla pediatra e io mi sento molto Gulliver prima di arrivare a Lilliput, quindi la convinco ad andare a scuola con la promessa di farmi chiamare dalla maestra se la cosa diventa insostenibile.

Nonno M. preleva Babet.

Tempo di preparare colazione a Canterina e riassestare due cose che squilla il telefono.
Ore 8.55.
“Signora Wonder? Lei aveva una visita con Nanà alle 9.00?”

“Sì… tra 5 minuti…”

E’ l’ambulatorio dove si devono recare Nonna M. e Nanà.
Si è allagato.
La visita è sospesa a data da destinarsi.
Nonna M. era già là davanti.
Tornano indietro.

Sveglio Canterina, la piazzo davanti alla colazione.
“Vado in doccia, se senti PUUMM! sono io che sono caduta… non ti preoccupare, è tutto nella norma, non ho buttato l’ancora.”

Due minuti.
“Mamma… c’è la zia al telefono!”

“La chiamo dopo.”

“Mamma… c’è la nonna al telefono!”

“La chiamo dopo.”

“Mamma… ma chiamano tutti adesso! C’è la maestra di Babet al telefono!”

“… Passamela! … Pronto? Ciao Maestra…”

“Ciao Wonder, sai già, vero?”

“Devo venirla a prendere?!? Dille di portare pazienza. Il nonno accompagna prima me e Canterina dalla pediatra e poi viene a recuperarla, occhei?”

Usciamo.
Nonno M. ci porta dalla dottoressa, che è la sostituta perchè due cose normali in una giornata non sono previste.
Racconto la storia clinica di Canterina dall’inizio.
Verdetto che mi aspettavo: bronchite, nonostante l’assenza di febbre, ma ormai conosco le varie tipologie di tosse di mia figlia.

“Andiamo in farmacia e poi a casa dei nonni a piedi, Canterina… ho tutto sotto controllo!”

Venti minuti dopo Nonno M. mi chiama:
“Wonder, ma dove sei?”

“Arriviamo, con calma, non temere… ho tutto sotto controllo!”

“Ma dove sei?”

“In piazza.”

“Anch’io… ma non ti vedo.”

“Mmmmm… io son dentro al bar… dovevo sedermi un attimo…”

“Pirla.”

Occhei, aveva ragione.

Dopo pranzo c’è da studiare geografia con Canterina per la verifica del giorno dopo.
Passo la palla a Nonna M., mentre Nonno M. mi accompagna dal dottore (non si fida a farmi guidare… non capisco il perchè!) che conferma la diagnosi di labirintite.

Nel tardo pomeriggio il nonno riaccompagna me e le bimbe a casa.

In fondo è bello avere un taxista!

Ripasso compiti con Canterina.
Cena.
Distribuzione medicine, gocce, sciroppi e quant’altro utile alla nostra sopravvivenza.
Messa a letto.
Mi ero dimenticata di incremare le gambe a Canterina, dove ha le piaghe scrostate che si gratta -per l’allergia- fino a farsi sanguinare. Unzione degli infermi.
Nanà picchia due volte ginocchio e gomito. Tumefatta vuole coccole e cerotti, inutili ma colorati, ovunque.
Canterina tira due craniate alla parete, perchè non sta ferma un secondo.
Tempo cinque minuti e Babet inizia a sanguinare copiosamente dal naso.
Tempo venti minuti e Canterina arriva in sala in preda a crampi allo stomaco, piangendo.
Effetto probabile delle compresse di antibiotico, quindi parte la fase “tisane e cuscinetti caldi sulla pancia”, che si conclude con coccole ad libitum nel lettone.

Ora non mi sembra di sentir più nessuno chiamare, lamentarsi, telefonare, chiedere, parlare, dire, pretendere…

Vedo solo il monitor che ondeggia qua e là, manco fossi Robinson Crusoe prima del naufragio.

Beh…
Dopo giornatine così la labirintite è un soffio d’aria fresca!

Afonia, che tutte le feste si porta via!

  • dicembre 23, 2010 at 19:22

"Laringite, Wonder!" ha detto il dottore.

"Che culo!" ho detto io.
Cioè ci ho provato, ma essendo ormai afona mi è toccato solo pensarlo.

"Fai i fumenti con acqua e bicarbonato e prendi un antinfiammatorio, uno che tolleri… ce n'è almeno uno??"

"Frs ssssss……………. k-t-p-f!!"

"Occhei, prendi quello, due volte al giorno." replica il dottore che deve aver angrammato il codice fiscale del ketoprofene fornitogli con tanto sforzo che quasi quasi mi saliva la pressione a 180.

Certo che lavorare in un call center poi penso che aiuti parecchio a guarire…

"Dovresti non andare a lavorare, Wonder." mi dice il medico, come se mi avesse letto nella mente, tramite cornetta telefonica (non avrete mica pensato che io abbia trovato il tempo di andare a farmi visitare, vero???)

"HA!" riesco a biascicare.

"Dovresti poi cercare di non parlare."

"HA!" questa sillaba mi viene abbastanza bene.

"So che con tre figlie non è facile, dovresti cercare di farti capire a gesti!"

"… HA!"

Appena mi torna la voce lo richiamo subito, il dottorino.
Devo assolutamente fargli sapere che è un simpatico umorista.

Prendiamo fiato

  • novembre 24, 2010 at 21:47

Messaggio per l'ufficio:
"Responso: la media con la scarlattina, la piccola con bronchite che probabilmente sfocierà in scarlattina, la grande che per non essere da meno s'è presa i pidocchi, li ha passati anche alla piccola, per la quale forse serve più un esorcismo a questo punto… Datemi un paio di giorni. Se sopravvivo al tutto ci vediamo giovedì. O magari vado a Lourdes… "

Ebbene sì.
Lunedì mattina sveglio solo Canterina: Babet dovevo portarla dalla pediatra, era piena di macchie, e Nanà la sera prima non mi aveva dato l'aria di essere molto in forma. Nonna M. le avrebbe tenute entrambe, così piazzo Canterina davanti alla sua colazione e mi siedo cinque minuti di fronte a lei per tentare di conversare con il suo ologramma.
Quando ad un certo punto vedo una cosa piccola e scura camminare sul suo ciuffo.
La prendo con le dita. La osservo. Mi viene un collasso istanteneo.
"Cazzarola Canterina! Ma da scuola natura hai portato pesto e pidocchi! Pianta lì il latte e vieni subito a testa in giù nella vasca da bagno!"
Per fortuna avevo lo shampo antiparassitario in casa.

Nel frattempo si sveglia Babet che inizia a chiamare urlando se deve andare a scuola.
"No, amore, non ci vai! Hai le macchiette! Ora sta buona un momento!"

"Ma io non voglio le macchietteeeeee! Uaaahhh!"

"… Te le tieni! Ora non posso!"

Ovviamente si sveglia anche la piccola figlia del tempismo che inizia a lagnarsi e chiamare. A ragione, visto che ha 38 di febbre.

Mentre faccio la seconda shampata a Canterina con una mano, con l'altra provo la febbre a Nanà che è sul gabinetto in lacrime, con un piede chiamo mia mamma per avere un aiuto istantaneo e con l'altro piede tento di contattare l'ufficio perchè un presentimento mi dice che per quella mattina non riuscirò ad arrivarci in tempo. Ma il numero dell'ufficio non va. Quindi decido di scrivere un messaggio ad uno dei capoccia con il naso, che mi era rimansto libero.

Per fortuna  Nonna M. arriva di corsa e recupera le due malaticcie.
Canterina è l'unica con i capelli lunghi. Giustappunto.
Per passarle capello per capello nel tentativo di trovare e sfilare tutte quelle centinaia di lendini schifose ci abbiamo messo dalle 7.15 alle 11.00.

A pranzo vado a recuperare le altre.
Controllo la testa a tutti, Cuginetto It compreso, e trovo un paio di lendini a Nanà che, poveretta, con 39 di febbre piange e cola narigia sui miei pantaloni. Mi si addormenta in braccio a tavola mentre tento di farle mangiare qualcosa.. La vesto, la carico sul passeggino, prendo Babet e via! dalla Dottoressa Pomodoro per il responso.
"Sì sì, non ci sono dubbi, Babet ha la scarlattina! Ha fatto bene ad iniziare l'antibiotico."

"E Nanà? I sintomi iniziali sembrano gli stessi… "

"Per ora ha una bella bronchite. Magari la scarlattina arriverà. In ogni caso antibiotico."

Tempo qualche ora e si sarebbe riempita di macchie pure lei.

Torno dai nonni, do l'esito, affido Canterina che dev'essere accompagnata a catechismo, prendo le due piccole e filo dritta a casa per la disinfestazione.
Lenzuola, letti, divano, cappotti, sciarpe, cappelli… chi più ne ha più ne metta!
Disfo, aspiro, insacchetto, lavo a 60°, apro stendini, accendo stufette e…. PUFF!
Salta la luce.
Mentre io sono in mutande e le due piccole in seduta sul gabinetto e vasino.
Ficco una torcia in mano a Babet e mi infilo il cappotto-con-sotto-niente, stile pornostar, per andare nel locale contatori pregando Iddio di non incontrare nessuno per le scale. E di non prendere una broncopolmonite. Ma quello è secondario.

Dopo cinque minuti siamo tutte e tre in doccia per la profilassi anti-pidocchio.
"Adesso bimbe sfregate forte forte la testa per cinque minuti! Uno… due… tre… "

In questi giorni non ci siamo risparmiate niente:
40  di febbre;
dosi notturne di antibiotico, di vomito e di pianti;
ore a osservare la testa di Canterina con la torcia del minatore in testa fissata con un elastico (geniale idea di Nonno M., da brevettare come soluzione per "mamme sole in cerca di parassiti");
non-pranzi;
non-cene;
abbiocchi materni improvvisi sul divano mentre le bimbe ti saltano addosso;
Nanà che dopo aver gomitato sul divano a notte inoltrata, mentre la lavo e la cambio in bagno mi dice "MAMMA… PULI IL DIVANO!!" "Sì, amore, non ti preoccupare che non lo lascio sporco… lo PULO subito!";
Canterina che salta la scuola perchè la mamma si addormenta alle 6 di mattina…

Questa mattina si ripresenta la scena incriminante di tre giorni fa: io e Canterina a tavola a colazione mentre tento di discorrere con il suo ologramma appena sveglio.
"Magari anche qualche mio compagno avrà avuto i pidocchi e sarà rimasto a casa… "

"Sicuramente li avranno avuti, visto che li avete portati in regalo dalla Liguria. Ma magari la loro mamma si è svegliata in tempo e ieri sono andati a scuola lo stesso… Comunque è anche periodo di malattie. Guarda Babet. Anche nella sua classe ci sono altri bimbi assenti."

"Eh già! Qualcun'altro avrà preso la VARICELLITE!"