Crea sito
You are currently browsing all posts tagged with 'donna'

Buona festa, donne

  • marzo 9, 2015 at 00:31

A tutte le meravigliose donne che popolano questa terra.

Che abbiano il coraggio di essere sempre se stesse.
Che si ricordino di essere uniche e inimitabili.
Che lottino sempre per le proprie ragioni, non scordando mai il loro valore e la loro misericordiosa bellezza interiore.

♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥
<<Coltiva la tua autostima, accresci il tuo potere, diventa il meraviglioso dono che sei e condividilo con il mondo.>>
Christie Marie Sheldon
♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥♥

Marc Chagall e i casinò

  • novembre 18, 2014 at 15:52

“Mamma, sai, gli artisti hanno tutti una cosa in comune. L’ho notata. Loro guardano e osservano e poi dipingono cose fantastiche, la natura… ma non le case o cose così!”

“Dipingono cose fantastiche? Cioè?”

“Eh, per esempio, non disegnano le città o le cose normali, ma magari un uomo gigante in una città, che fa così.. si sporge, come se stesse calpenstando le case. Chagall ha fatto un quadro così!”

“Ah, interessante! Chagall disegna uomini giganti!”

“Sì, però aveva anche la fissa delle donna nude…”

“Amore, il nudo ha sempre fatto parte dell’arte.”

“Sì, lo so. Ma dipingeva sempre solo le donne nude, mai gli uomini.”

“Beh, il nudo femminile è artistico, invece quello maschile… mica tanto!”

“Sì, lo so, me l’ha detto la maestra e anche la tipa che ci spiegava le cose alla mostra… Oggi però due mie compagne hanno chiesto una cosa alla maestra, le hanno chiesto se una volta esistevano i casinò.”

“I CASINO’? Sicura?”

“Sì, se esistevano i casinò. La maestra ha detto di sì. Ecco perchè Chagall aveva la fissa delle donne nude!”

“… Di grazia, amore, sapresti spiegarmi anche a me l’associazione?”

“In che senso?”

“In che senso, appunto, c’entrano i casinò con le donne nude? Ma tu sai che cosa sono i casinò??”

“Sì, dove si giocava d’azzardo!”

“Ah… e quindi?”

“E quindi erano sempre pieni di donne!”

“Nude?”

“Noooo! Erano vestite!”

“??? Ma allora perchè Chagall era fissato con le donne nude?”

“Perchè nude non lo so, però probabilmente frequentava i casinò.”

Trattengo le risa che quasi quasi scoppio.
“Amore, ma chi è l’artefice di questa idea?”

“Un mio compagno.”

“Occhei… ma non è che qualcuno si è confuso o ha nominato il casìno invece del casinò??”

“No… perchè?”

“Beh, ti spiegherei la differenza, ma mi spiace demolire queste tue meravigliose e sane certezze…”

A.A.A. Perfezione cercarsi

  • luglio 27, 2014 at 21:20

Vorrei tanto essere perfetta.
Invece sono umana. E mi innervosisco, con me stessa, quando ci rimango male per qualcosa.
La cosa mi infastidisce non poco!!
Il rimanerci male, intendo.
Ci lavorerò.

Ma ora, nel  pieno della mia umana imperfezione mi viene solo da dire che mi son rotta le palle degli uomini immaturi!
Sì… Ogni esperienza serve, certo… ma in questo momento ne ho i coglioni pieni ugualmente!

Quindi Universo prendi bene nota delle mie richieste, che in realtà sono tali e quali all’ultima volta.

Forse non ci eravamo capiti bene, perciò, se qualcosa non ti è chiara, chiedimi pure.

Ma la prossima volta non sbagliare, per piacere.

 

Ipotesi di reato

  • aprile 11, 2014 at 15:25

Latitare dal blog ha sempre la sua reale e profonda motivazione.

Ci sono periodi impegnati in visite mediche di routine e straordinarie… magari perchè qualcuna ha deciso di fratturasi un braccio.

Ci sono periodi impegnativi per lavoro (e si ringrazia sempre quando accade) o di studio.

Ci son periodi in cui si vive a scuola per riunioni, colloqui, pagelle, feste, direttivi o quant’altro.

E poi c’è … IL CAMBIO DEGLI ARMADI!!!
(Che va letto con il tono di “NON APRITE QUELLA PORTA!!”)

Il terrore di ogni donna, madre, moglie, badante, regina della casa!

Nemmeno pronunciare la parola “Equitalia” fa così paura.

Ieri sono riuscita a infilare le magliette a maniche corte nei cassetti delle bimbe.
Sì… a cena abbiamo brindato.
Non ho però ancora fatto il lavoro di “Osserva la taglia”, ossia aprire tutti quanti i capi di abbigliamento, dalle magliette, alle calze corte, ai pantaloni e leggins, alle felpe, e cercare di indovinare se sono ancora di una misura vestibile. Anche solo per un mese.
No, volendo finire prima del ritorno dalla piscina, ho buttato dentro ai cassetti le pile di magliette così come le ho recuperate dalle scatole.

Stamattina osservo Canterina che sta per uscire di casa.
“Amore… ma quella t-shirt non è un po’ piccolina??”

“No!”

“Guarda che ti tira tutta…”

“No!”

“Perchè non la passi a Babet e ne indossi un’altra??”

“No!”

Mi è venuto il sospetto che sia entrata nella fase di amore per i vestiti attillati.

Occhei, l’abbiamo passata pressochè tutte quante, qualunque taglia avessimo, belle e inconsapevoli.
L’importante è piacersi.
Siamo d’accordo.

Ho solo paura che a scuola le si squarci la cucitura sotto l’ascella mentre tenta di allungare un braccio o alzare la mano per chiedere di andare in bagno.
Oppure che la maglietta le si arrotoli su appena finito il pranzo in mensa, stile salvagente di salvataggio.

Beh, se la figlia del riporto è rimasta denudata in classe lo scoprirò a momenti…

Cresci? No, grazie! Sto cercando di smettere!

  • gennaio 12, 2014 at 18:21

Nella propria crescita personale bisogna saper essere umili.

Bisogna saper chiedere aiuto.
Da soli non si va da nessuna parte.
Ma perchè ognuno di noi ha delle convinzioni che bloccano, una visione soggettiva (per forza) e limitata di se stessi.

Così necessitiamo di un confronto con qualcuno di esterno, che sappia darci una visione da un punto di vista diverso dal nostro, che poi ci possa fungere da punto di partenza da cui cominciare un percorso di “revisione”, di elaborazione, e quindi di crescita.

Bisonga avere l’umiltà di non cercare solo chi ci darà indiscutibilmente ragione.
Le conferme ce le sappiamo dare anche da soli.

Bisogna essere in grado di saper scegliere l’aiuto necessario.
Tante persone pensano di non averne bisogno, di essere in grado di far tutto da soli.
Uno dei risultati utili di questo atteggiamento è solo fomentare le proprie convinzioni.

Da soli non si può vedere tutto e spesso si sceglie di non vedere proprio ciò che ci impedisce di passare oltre ad una situazione, di CAMBIARE per non affrontarla più allo stesso modo.
L’unica cosa che si riesce a fare e continuare a darsi ragione e darsela così bene che poi non ci sarà nessuno in grado di provarci il contrario.
Avremo costruito un castello così grande attorno alle nostre ragioni, vivendoci dentro per troppo tempo, che niente potrà farlo crollare con facilità, essendo noi il reggente convinto di tale costruzione.

E quando incontri queste persone, sono sempre lotte di forza, anche quando non vorresti.
Tu ti metti in discussione e loro no, o per lo meno lo fanno per un tempo assai limitato, per poi tornare nei loro meccanismi di difesa assurdi.
Tu ti metti nei loro panni, per comprenderli e vedere con il loro punto di vista. Loro no, solitamente sono ego riferiti alle loro ragioni e si sentono attaccati quando queste vacillano, e la colpa non è mai loro. Mai.

Ad un certo punto però bisogna mollare…
Se vuoi per forza aver ragione, beh, allora chi sono io per non dartela?
Te la do, ti do anche il tre per due della tua ragione.
Se ti fa piacere tientela pure, io non me ne faccio niente.
Rimani pure con lei, in sua compagnia… però io me ne vado, mi sono stancata.
Scelgo di essere circondata da persone che si mettono in discussione e che cercano l’aiuto giusto per riuscirci, non che promettono di farlo ma ricadono sempre nelle proprie costruite convinzioni e da lì non ne escono più.

Bisogna saper ESSERE ciò che si dice di voler essere.
Non serve circondarsi di strumenti di crescita se poi non si è in grado o non si vuole utilizzarli.

Ci vuole coerenza.

Puntare il dito verso chi si ha di fronte, impedisce di puntarlo versi di sè.
Rende impossibile capire ciò che ci impedisce di ESSERE quello che desideriamo.

Sono e sono stata impaurita, delusa, arrabbiata.
Ho scelto di non voler più passare attraverso certe fatiche e allora mi sono guardata dentro.
Ho scelto gli strumenti che mi aiutassero a comprendermi, a cambiarmi, a fare un ulteriore passo avanti.
Li ho sfruttati al massimo e ancora lo sto facendo: la vita è un continuo percorso di crescita, giorno dopo giorno, anche se a volte vorremmo chiedere una pausa!
Ho scelto ancora una volta Chi voglio Essere e sarò coerente nel portarlo avanti.

Non sono perfetta, non sono santa, non voglio esserlo.
Ma voglio potermi fidare di chi mi sta accanto.

La coerenza è ottima prerogativa per la fiducia.
Non basta l’amore, a volte bisogna dare qualcosa di più…

Amiche per Forza

  • gennaio 4, 2014 at 02:43

Mi ero ripromessa di disintossicarmi dal computer nelle vacanza di Natale, e così ho fatto.
Un po’ per bisogno di staccare, un po’ perchè è stato un periodo molto impegnativo.

Natale a casa mia.
Capodanno a casa mia.
Probabilmente Epifania a casa mia…
Feste rumorose e colorate, stancanti e vivaci.
Operazioni.
Preoccupazioni.
Sofferenze.
Insomma, in queste feste ci abbiamo infilato un po’ di tutto.

Finchè oggi, dopo il ribaltamento della casa di ieri e lo stiraggio odierno, modi fallimentari per tenere occupata la mia mente che ormai da giorni non mi lascia in pace, mi son fermata un attimo per godermi la visita di Zia Caia e Zia Vicky, compagne di liceo rimaste amiche, che vedo si e no una volta all’anno.
Nonostante Zia Vicky abiti di fronte a me…

Libere da figli (anche loro ne hanno un paio a testa), ci eravamo date appuntamento a casa mia nel pomeriggio, per poi decidere dove consumare insieme una cena frugale. Tanto siamo chiacchierone e le undici arrivano come niente!

Arriva Zia Caia da sola:
“Vicky non sta bene, è ancora impestata dall’influenza, non viene!”

“Peccato!” E’ una vita che non la vedo, mi avrebbe fatto veramente piacere.

Ho voglia di una serata tranquilla, tra amiche di vecchia data, anche se so che noi tre messe insieme, probabilmente per recuperare il tempo perso, abbiamo la capacità di parlare contemporaneamente a velocità disumana raccontandoci esperienze di un anno, nostre e di amici in comune, e commentando il tutto, riuscendoci inoltre a capire.
Beh… In realtà zia Caia è sempre così.

Chiacchieriamo un po’ io e lei, specialmente delle mie disavventure.
Zia Caia viene a conoscenza di alcuni particolari, grazie ai quali mi son giocata la serata con la “presa per il culo facile ad ogni battito di ciglia” e probabilmente non solo la serata… che amica!

Ad un certo punto Zia Caia mi confida che, probabilmente, Zia Vicky dev’essere in un periodo di crisi. Non lo sa con certezza, ma presuppone anche la causa.
“E se la chiamassi? Aveva la febbre alta?”

“Ma io ho insistito già, non vorrei…”

“La chiamo io… sento un po’ come sta… e vediamo!”

Zia Vicky è intasata di brutto, ma in realtà volevo assicurarmi che stesse “bene” in un altro senso, così ci proponiamo per un salutino veloce e…
Si trasforma in una serata-pizza di confidenze, racconti, confronti, confessioni vere e proprie.

Tre amiche che hanno preso strade molto diverse, ma che in realtà hanno ancora tanto in comune.
E la prima cosa è il bene che ci vogliamo, incondizionatamente.

Le confessioni possono avvenire solo in un clima accogliente, sicuro, in cui non ci si sente giudicate.
Ed è stato così, abbiamo saputo accogliere le fragilità delle altre e coccolarle, in modo da farle sentire più leggere, meno logoranti.

Tre amiche che, anche nei momenti di confronto vivo sulla vita, non si fanno mai mancare quelle battutine, acide ma amorevoli, che alleggeriscono il peso della sofferenza.

Zia Vicky, col suo savoir-faire, donna di carattere e sempre disponibile, madre lavoratrice con la sua buone dose di sensi di colpa, che tenta sempre di trovare una soluzione ottimale e metabolizza a velocità della luce, senza permettersi a volte di lasciar andare la sua fragilità… e le vogliamo un mondo di bene.
Quella che nella sua ‘cortesia’ riesce comunque a rincarare la dose di insulti di Zia Caia per le mie scelte amorose e si becca anche lei un bel “Che amiche di merda!!”
Col sorriso sulle labbra, ovviamente.

Zia Caia, con quella sua lingua tagliente e sempre in moto, che non conosce vie di mezzo e nemmeno il dono della sintesi, che dice sempre le cose come stanno… come stanno per lei, ma che conosce egregiamente e non nasconde i suoi difetti dichiarandoli apertamente al mondo… ed è per questo che l’amiamo così com’è.
Quella che, mentre parlo della scuola statale e di argomenti affini, mi dice:
“Se entri in politica io ti voto!”
O che mentre stiamo discutendo di questioni emotive importanti, guarda Vicky e commenta:
“Ma perchè andiamo dallo psicologo se abbiamo lei?!?”
Una stronzetta adorabile, si direbbe da sola.

E io…io che… beh, lo sapete già come sono.
Io che punzecchio con battutine Zia Caia per alleggerire le bombe che sta lanciando in aria a Zia Vicky, tentando di dare una versione più digeribile di una situazione già pesante ad aggrovigliata di per sè.
Io che vedo negli occhi di Zia Vicky un dolore già provato, già vissuto, e penso che posso far tesoro della mia esperienze per poter indicare ancore di salvezza a chi in questo momento non riesce a mettere a fuoco il proprio futuro.
Io che guardo noi tre, sedute sul divano, a parlare di vita, di dolori, di sensi di colpa, di lasciar andare, di voler o non voler crescere, della parte bambina e di quella adulta che ognuna di noi ha dentro e che ci fa far scelte importanti e significative per il nostro futuro, anche se ai nostri occhi il nostro futuro ancor chiaro non è.

Ma proprio questo ci accomuna.
Il voler indirizzare il nostro futuro verso mete felici, senza rimpianti.
Il desiderio di dare il meglio ai nostri figli, nonostante i nostri errori.
La consapevolezza di non essere perfette, ma di non doverci sentire in colpa per questo.
L’aver sempre la parola giusta per le altre e mai per se stesse… anche se in realtà, in fondo in fondo, sappiamo che dentro i nostri cuori, le parole giuste ci sono sempre.
Il voler riuscire ad essere sempre fedeli a noi stesse e a ciò in cui crediamo, per continuare il cammino verso Chi vogliamo essere realmente.

Una riflessione che facevo in questi giorni è che spesso ci sembra che ciò che ci arriva non concordi assolutamente con ciò che vogliamo o che abbiamo chiesto.
In realtà non è detto che sia qualcosa di sbagliato per la nostra vita… un errore di spedizione. Ma spesso non ci accorgiamo che ciò che ci capita sono semplicemente dei “passaggi” che ci portano verso l’obiettivo finale.

Facciamo fatica a comprendere a volte questi “passaggi”.

Io ne sto affrontando uno che mi fa porre mille domande, e la prima è proprio:
“Ma era così necessario ‘sto passaggio? Era così necessaria ‘sta sofferenza?? Perchè io ne facevo volentieri a meno!!”
Certe fatiche non le puoi scegliere, le devi vivere per forza, puoi semplicemente decidere come viverle.
Invece certe fatiche puoi scegliere di evitarle!!!

Son qui da giorni che mi chiedo dove possa portarmi questo “passaggio”.
Ma dalla vita ho imparato che quando poni delle domande, ti verrà sempre dato il modo di trovare le risposte. E quindi chiedo. E cerco di elevare la qualità delle mie domande, per elevare la qualità delle risposte che mi arriveranno. Rimanendo nella consapevolezza che, anche questo, è solo un passaggio, per portarmi là dove voglio andare.

E concludo con una parafrasi di Zia Caia, che ha introdotto più o meno così:
“Non so chi c****o l’abbia detto, ma qualcuno lo ha detto…
Alla fine tutto andrà bene. E se non sta andando bene, vuol dire che non è ancora la fine.”

Perchè, in fondo, io mi sento così…

  • dicembre 2, 2013 at 22:52

<<Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,
quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,
danno sapore alla vita.>>

(Alma Gjini)

Trentasettenne! E’ ufficiale…

  • novembre 14, 2013 at 02:07

Stamattina ho cominciato a sorridere ancor prima di aprire gli occhi.
Poi li ho aperti e mi son detta:
“Tanti auguri a me, tanti auguri a me…”

Sono andata in bagno per lavarmi la faccia e… mancava l’acqua calda.
“Fa niente. Tanti auguri a me…”
Durante la crioterapia facciale mi rendo conto che fa parecchio freddo.
Tocco i caloriferi: non vanno!
“Evvabbè! Allora tanti auguri e basta! Andiamo a sbrinare i pinguini i cucina!”

Canterina si sveglia e dopo averci messo venti minuti a capire chi è, mi sussurra:
“Ah… tanti auguri mammona…” mi abbraccia e torna a domandarsi chi sia.
Forse non ne era tanto sicura.

Nanà, ieri sera, mi aveva garantito che sarebbe saltata su come un elastico delle mutande a cantarmi la canzoncina di buon compleanno.
Alla sveglia, per ben dieci minuti l’unico suono che è uscito dalla sua bocca è stato:
“ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ…”

Avrei voluto spupazzarmele un po’ prima di andare a scuola, ma ho dovuto far trecce per un’ora e tentare di togliere scheggie dalle manine.

Avrei voluto offrire il caffè alle mie amiche, ma si sono volatilizzate in un battibaleno, così l’ho offerto alle sue superstiti del gruppo.

Mia sorella e mia madre, che ho incontrato entrambe, si sono scordate che era il mio compleanno. E’ ereditario allora…

Ma oggi ero così gioiosa che niente avrebbe potuto scalfire la mia giornata!

Gioisa perchè ero, e sono, contenta di essere stata messa al mondo trentasette anni fa.
E così ho scritto a Nonna M. e Nonno M. per ringraziarli.
Contenta per avere delle figlie meravigliose, una sorella meravigliosa, delle amicizie meravigliose.
Contenta per avere l’aria da respirare, il sole (che stamattina splendeva radioso) da cui essere illuminata, la vita da vivere, la fede in Qualcosa o Qualcuno di più grande che vuole solo il nostro bene, la speranza che il mondo possa migliorare partendo dai piccoli gesti che compio ogni giorno con l’intento di essere migliore.

E così, poco dopo, ha cominciato a squillare il telefono, hanno iniziato ad arrivare messaggi di auguri. Tutti quanti con una parolina in più, personalizzati, speciali, con un valore aggiunto che mi ha aperto il cuore.

Beh, c’è anche chi rimane nel tipico “Auguri” oppure “Buon Compleanno”, ma la mancanza di fantasia non è prerogativa per emettere un giudizio.

Ho apprezzato ogni singolo augurio.
Il mazzo di rose rosa, come la donna che oggi sentivo di essere fino in fondo.
E pure il bellissimo ‘vasone’ di ciclamini di un mio vecchio spasimante che non si scorda mai il mio compleanno.

Poi un amico mi conferma che domani mi viene a sistemare la stampante e il pc: fantastico.

Un vicino di casa mi propone domattina per venire a bucare il mobile, per far emergere il pannello dei caloriferi murato vivo: meraviglioso!

Quanti regali!

Torno a casa tardi e pranzo alle 15.30.
Poi ceno alle 19.00 per non avere il cibo sullo stomaco durante la lezione di yoga.
Praticamente non ho mai smesso di mangiare…

I commenti delle mie compagne, mentre distribuivo cioccolatini, sono stati vari…
“Quanti? 37? Cribbio! Wonder, potrei essere tua mamma!” mi dice un’amica.
“Brava! Auguri! Goditi la giovinezza adesso che ce l’hai!” ribadisce un’altra.
“37? Pensavo fossi molto più giovane!” esclama la docente… Lo prendo come un complimento.
“Bella lei! Ancora ragazza!”

In effetti sono la più giovane, mi guardo intorno… qua dentro mi piace vincere facile!

Eeeeeeeh già…
(Sto sospirando.)

Il giorno del mio compleanno mi fermo a pensare (e quando mai non lo faccio???) e ringrazio (e quando mai non faccio pure questo???)

Ringrazio per tutto ciò che ho, per quello che ho avuto e ciò che ho conquistato.
Per cosa avrò, poichè sarà ciò che chiedo e mi aiuterà a diventare ancora una persona migliore.

La felicità più grande della giornata è stata aprire la porta, nel pomeriggio, e trovarmi davanti Canterina. Corsa apposta fino a casa (oggi era da suo padre) per portarmi un paio di orecchini che mi ha comprato con i soldi delle sue mance.

Il regalo più bello del mondo!

Sono i gesti che dimostrano all’altro che tieni a lei/lui che fanno la differenza.
Quelli piccoli, inaspettati, hanno un sapore così dolce…

L’Amore gratuito non ha prezzo.

Son la mamma trentasettenne più felice della terra!!

La nostra più grande paura

  • ottobre 7, 2013 at 15:45

Non vi capita mai di aver voglia solo di tirare il fiato?

A me sì.
Ma non è quella stanchezza che deprime, no. E’ solo voglia di riuscire a fare una cosa alla volta.
Spesso mi sembra che ruotino intorno a noi troppe realtà nello stesso momento per riuscire a dare l’adeguata attenzione a ciascuna.

Si è madre (o padre).
Figlia.
Sorella.
Nipote.
Lavorante (che se non ha un posto fisso significa essere sempre in gioco con una ricerca, di lavoro, di clienti…)
Governante della casa.
Amministratrice dell’economia domestica.
Cuoca e nutrizionista.
Studente.
Organizzatrice di eventi (tutto ciò che ruota intorno alle figlie, attività, scuola, catechismo, compleanni, varie ed eventuali)
Ci sono le relazioni: sociali, con amiche e amici, vicini e lontani, di nuova e vecchia data, e personali.
Amante, consigliera, psicologa, confessora, pediatra, medico di se stessi.
Lettrice assidua alla ricerca di ciò che serve per “crescere” in ambito lavorativo, sociale, personale, spirituale, psicologico.

Ogni tanto mi sembra troppo.
Eppure è così.
E ciò che abbiamo è perchè siamo in grado di supportarlo.

Sono contenta di ciò che vivo e come lo vivo, ma capitano momenti che lo gradirei diluito, perchè…

Ma se ho appena detto che sono contenta?

Allora mi fermo a pensare.

Oggi mi è stato richiesto un impegno a scuola, da un genitore che non conosco, che proprio non si infilava nel mio menage mensile. Ho serenamente detto no (ho imparato a farlo), delineando la situazione di sopravvivenza pratica (tre figlie, due mani, due braccia, due gambe) che me lo impedisce. Con il sorriso.

Risposta:
“Ah, mi dispiace…”

“Risposta mia:
“A me non dispiace.”
Ma è vero.

Ed è qui che mi fermo a pensare.

Se sono serena, cos’è che mi fa chiedere di fermarmi, di rallentare?
Non è la stanchezza, non è la praticità.
Allora cosa mi fa paura?
Cos’è che tenta di fermarmi anche quando sono in carreggiata e vado avanti tranquillamente con la vita che ho ritrovato?

E poi, in fondo in fondo, nella nostra profondità, lo senti, tendendo l’orecchio diventa più chiaro, emerge un gridolino soffocato, un dubbio nascosto ma presente:
“E se non ce la facessi?”

Ma porca miseria!
E io che pensavo di averlo sconfitto!
Ero certa che non si ripresentasse più e invece… a volte ritorna a chiedere il conto!

E mi chiedo come può essere che abbiamo più paura di eccellere che di sopravvivere.
Perchè ci intimorisce il riuscire ad essere speciali, ad avere successo nel mondo del lavoro, ad ottenere un rapporto amorevole e duraturo con il partner, ad essere una persona socialmente importante, un genitore o un figlio illuminante? TUTTO INSIEME!

E’ la nostra paura più profonda.

A volte piccola, a volte no.

Ci sto riflettendo e incappo… casulamente… in una poesia di Marianne Williamson.
Ed ecco che la serenità riprende il suo posto.

Noi siamo fatti per illuminare.
Dobbiamo solo ricordarcelo più spesso.

<<La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.>>

Piccola donna cresce

  • settembre 12, 2013 at 21:47

Canterina sta provando i vestiti nuovi che le ho comprato.
Ci sarà sicuramente qualcosa da cambiare, non tanto per i gusti “Mamma, sei fantastica, hai capito cosa mi piace!”, ma per la taglia. Di solito sono i pantaloni.

“… Non mi entrano le cosce!”

“Ecco, lo sapevo. Non ho capito come mai in tutti i negozi di origine francese ci sono solo taglie da anoressiche. Forse le francesi sono tutte secche secche. O forse fanno tutti i vestiti stretti per farci sentire grasse. Occhei, non ti comprp più pantaloni lì…”

“Mamma, mi servirebbe un top… datemi un top! Datemi un top! Datemi un top!” continuava a ripetere la preadolescente in crescita ma non ancora formata.

Allora tiro fuori un pacchettino e glielo porgo.
“Cos’è?”

“Marjuana…”

“E cos’è la marjuana??”

“No niente, scherzavo.”

“Sì, ma cos’è?”

“… Ma te lo devo dire veramente o lo apri???”

“No, no, lo apro. … … … AAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH!!!! GRAZIE MAMMA TI ADOROOOOOOOOOOOOOOOO!!!! UN TOOOOOOOOOOOOOP!!!”

Alla cassa hanno dovuto darmi i sali, un paio di volte.

Sono entrata in un grande negozio di abbigliamento e mi sono diretta verso il reparto teenagers, anche se una vocina dentro mi diceva “Non andareeeeee… è ancora la tua bambinaaaaaaaaa… non cresceràààààààà… e se crescerà non è detto che le crescano le tetteeeeeeeee….”
Guardo l’intimo e vedo solo reggiseni imbottiti dei colori più sgargianti possibili e immaginabili. Non mi immaginavo che esistessero reggiseni imbottiti già per quell’età. Mi chiedo quale sia il messaggio che si vuole far passare.

Mi son fatta forza e ho chiesto ad una commessa.
“Mi scusi, se volessi un reggiseno per una bamb… ragazzina, cioè il primo reggiseno, ossia quello che in realtà non serve a reggere, ma è solo una prima idea… in realtà è la mamma che si deve fare una prima idea… diciamo un passaggio intermedio  più che altro per abituarmi al fatto che mia figlia sta crescendo. Però ne vedo solo di imbottiti. Quelli imbottiti servono a me, ma non ad una bamb… ragazzina di undici anni. Che poi se prende da me sta messa proprio male, povera. Praticamente terrà anche lei tutta la vita il reggiseno col solo scopo del riscaldamento corporeo, poichè non avrà nulla da tenere su… Cioè…”

Vedo la commessa un po’ stranita.

“Ce li avete i top??”

Alla cassa ho ricominciato ad asciugare l’esistenza a quella povera commessa.
Avevo bisogno di conforto, di condividere la mia rassegnazione al processo fisiologico di crescita della mia Canterina, di sostenere la consapevolezza che questo processo è inarrestabile e io non sono sicura di essere già pronta per affrontarlo… Come se fossi io a doverlo affrontare.
“Lo so, me ne devo fare una ragione… cominciamo con un top… un passo alla volta! Poi è la prima e ogni passo è un boccone da digerire anche per me. Sono certa che con le altre due non avrò ‘sti problemi. Spero di essermi abituata…”

“Perchè… ne ha altre due?”

“Sì, più piccole… per ora. Buuuaaaaaaahhh! Cresceranno anche loro, usciranno di casa che non farò nemmeno in tempo ad accorgermene!!”
Ero in fase ottimistica…

“Cavoli, complimenti! Non l’avrei mai detto che ha tre figlie!”

Questi commenti hanno sempre la capacità di tirarmi su, nonostante l’inutilizzo di congiuntivi.
Come mi piace sentirlo dire!
Sì, mi piace e mi gongolo.
Al mare, se avessi girato con un sacchetto in testa, avrebbero potuto scambiarci per 4 sorelle. L’unica differenza è che io non andavo sui saltarelli.
Poi, dico, facessi degli sforzi, ma sono così senza metterci impegno e mi diverte pensare che da fuori non si vedono i “dolori” dell’età.

“Eh, già… ”

“Veramente! Sembra una ragazzina!”

“La ringrazio. In effetti servirebbe anche a me un top… stessa taglia ovviamente.”