Crea sito
You are currently browsing all posts tagged with 'divertimento'

Notte bianca o notte in bianco? Milanesi da bere

  • luglio 12, 2015 at 17:08

Dopo giorni di babysitteraggio a Cuginetta It, venerdì la riconsegno alle 4 pomeridiane e dopo un’ora precisa rincasano Babet e Nanà.
Canterina è rimasta al lago perchè “Ho bisogno di tranquillità… senza sorelle, mamma!”

“Anch’io se è per questo! Beh, chiedi a loro se sono così gentili da lasciarti sola e tornare all’ovile.”

Così dopo una buona ora d’aria e libertà accolgo le mie due principesse: Babet con il vittimismo in endovena e Nanà con una bella otite.

Otite acuta.

Perchè farci mancare qualcosa dall’elenco?

La prima nottata l’abbiamo passata con 39 di febbre, mentre la piccola fornetta scalciava, sbatteva le mani sul materasso matrimoniale (giusti per non farmi dormire), beveva litri di acqua ogni mezz’ora e delirava, nel vero senso della parola. Straparlava. E io le rispondevo. Non so chi stava messa peggio…

E’ due giorni che gira per casa con fette di cipolla fasciate dietro l’orecchio.
Mentre la sorella va a fare i bagordi con compagne di scuola.
So quando esce e non so quando rientra…
Anticipataria nei confronti della sorella maggiore.

“Posso tenere Babet anche a cena?” mi chiede Madre NaturaSì al telefono.

“Guarda… potete fare quello che volete, tanto io sono alle prese con la piccola febbricitante lamentosa. Fatemi giusto sapere per che ora la devo aspettare…”

Stamattina le chiedo se si è divertita.
“Mamma, mi sono graffiata qua, qua e ancora qua!”

“Che ferite di guerra! Secondo me sopravviverai. Come hai fatto?”

“Perchè scendavamo nel ruscello… cioè ci lanciavamo, ma l’acqua era bassa… e poi faceva le curve…”

“Vi lanciavate? Con l’acqua bassa??”

“Sì, per scivolare! Scivolavamo per un pezzo e poi Padre NaturaSì ci prendeva! Però il primo pezzo era dritto, poi c’erano un po’ di LAPIDI…”

“Cosa c’erano?”

“Un po’ di LAPIDI… le onde più grosse… poi c’era la curva, e nella LAPIDE dopo la curva ho sfregato contro un masso e mi son fatta male! … Ma mamma… perchè ridi?!”

“Colpa delle rapide da estrema unzione!”

Chi Fu il Panda?

  • luglio 4, 2015 at 19:06

Tornata dalle “vacanze” con le bimbe avrei voluto ripigliarmi un po’ e il Cielo ha ben visto di far partire le tre divoratrici di gambe di tavolo il giorno dopo del nostro arrivo: lago dai nonni paterni!

Per me poteva essere anche un campus didattico tra i raccoglitori di marjuana in Colombia che andava bene ugualmente.

Così avrei avuto qualche giorno per:
riprendermi;
lavare e stirare la vasca di panni sporchi senza ulteriori accumuli;
contattare tutti gli amici e amiche a cui ho detto “ci vediamo quando sarò senza bimbe”… anche se non mi basterebbe un’estate;
incastrare richieste di trattamenti vari a qualunque ora del giorno o della notte, a disposizione senza orologio!

Ma il Cielo, forse annebbiato da questo anticiclone africano senza permesso di soggiorno, ha ben visto di farmi chiamare da Zia Ebe:
“Wonder, lo sai che Nonna M. e Nonno M. partono con Cuginetto It, vero?!”

“Certo! E io sono SOLAAAAA! Così vado a trovare ogni tanto NonnsBis, le porto la spesa se ha bisogno e…”

“E mi tieni Cuginetta It, vero?!?!?!”

Ho tentato in tutti i modi di teletrasportarmi in un buco spazio-temporale dove fosse impossibile rispondere a questa domanda.
Stranamente non ci sono riuscita.

“……….. Certo ……….. un giorno?……….. due??”

“No praticamente sempre…. io lavoro anche sabato…. ti mando l’agenda sul cell!”

Quando poco dopo mi è arrivato il calendario di babysitteraggio della nipote-posseduta che dava ‘parecchi’ giorni dalle 8 del mattino al dopo cena ho avuto un mancamento e nella ricerca dei sali ho visto la Madonna che mi segnalava le uscite di sicurezza: davano tutte per Cuba.

Il mio primo pensiero è stato: Noooooo!! Devo anche cucinareeeeeee!!!
Io che, quando son da sola, vivo di frutta, insalate miste, avanzi e biofotoni del sole!!!

Occhei! Siccome non posso dire di no, sono praticamente certa che è un sogno, ora mi sveglio ed è tutto finito…. oppure giro l’angolo e trovo lo stricione di Scherzi a Parte!

Ha….. Ha…. Ha… Che scherzone…

Così mi tengo in forma nel barcamenarmi tra casa, lavoro, amiche disperate, frigorifero vuoto, Nonnabis, e Cuginetta It.

La bambina di tre anni più sveglia che io conosca.
Altro che bambini indaco o bambini cristallo!
Lei è unica. Con una capacità cognitiva di una ventenne, il lessico di una quarantenne, l’adrenalina di un adolescente in piena fase ormonale e la parlantina di un incrocio tra Lella Costa e il robottino delle pile Duracell: NON STA MAI ZITTA!!!!!
Ma forse MAI non rende l’idea.

L’altra mattina entriamo nel bar di una mia amica e lei, alta uno sputo, tutta ricci, con la sua borsettina sulla spalla si gira verso di me e mi dice:
“Io prendo un caffè!”

Mi diverto certo… ma ho le occhiaie così larghe che se inconstrassi Kung Fu Panda potrebbe cominciare i rituali di accoppiamento.

Prima o poi farò le ferie… quelle vere!

Ce la posso fare! … ce la posso fare??

  • ottobre 30, 2014 at 00:42

Quest’anno Babet è in quinta.
E, come da tradizione della nostra meravigliosa scuola, anche quest’anno mi spetta partecipare al teatro dei genitori delle quinte.

Per chi non avesse letto le mie peripezie di due anni fa, si tratta di un gruppo di genitori scapestrati e inesperti che decidono, per amor dei propri figli, di cimentarsi in uno spettacolo teatrale che verrà inscenato a fine anno davanti a tutta la scuola, alunni, maestre, familiari, amici, parenti, serpenti velenosi…

Con lo spettacolo per la quinta di Canterina avevamo fatto il pienone, 400 spettatori in una sera.
Ma avrò avuto si e no venti battute, e tanto si giocava sui costumi.

Quest’anno, non so come, ci siamo ritrovati in mano un copione di Shakespeare… l’ultimo arrivato per dire.
La prima volta che ho cominciato a leggerlo, dopo dieci pagine ho deciso di scaricarmi il film.
E anche nel film, bellissimo tra l’altro con un cast di tutto rispetto, il linguaggio non era poi così facilmente… assimilabile.

Stasera ci siamo divisi le parti.
Ne ho scelta una maschile. Le parti femminili erano troppo… femminili per i miei gusti.
Pensavo di averne scelta una modesta, poi ho riguardato bene tutte le scene.
Oddio! Ma quanto parla questo??
Meno di altri, certo, ma comunque troppo per i miei gusti.
Cioè, per la mia memoria.

Urge strategia mnemonica.

Piano A.
Assimilare quintali di fosforo.

Piano B.
Assumere un gobbo personale.

Piano C.
Scambiare la parte con qualcun’altro… Puntare a fare l’albero.

 

Fantastica Babet!

  • gennaio 19, 2014 at 16:02

Ieri sera io, Canterina e Babet siamo andate a Messa.
La Messa del sabato sera non è propriamente frequentata da giovani, infatti appena entrate in chiesa Babet ha esclamato:
“Ma è la Messa dei vecchietti!!”

“Vuol dire che abbasseremo la media…”

In attesa dell’inizio della celebrazione, appena sedute, in una delle prime file vuote davanti all’altare, su richiesta di Babet, ascoltiamo un’anziana signora che recita il rosario, mentre il resto dell’assemblea risponde.
Babet ascolta attenta e poi mi dice:
“Mamma, ma perchè dice le preghiere in un ITALIANO DIVERSO??”

Già comincio a ridere.
“In che senso un’italiano diverso, amore?”

“Perchè lo dice diverso! Non dice … com’è che fa la preghiera di Maria… tu sei benedetta tra le donne e benedetto il frutto del seno tuo Gesù…ma dice … E tu sei benedetta tra le donne E benedetto E il frutto del seno tuo E Gesù…”

Concordo che la cantilena della vecchietta non spicca per l’accento tipico di Trento città con un retrogusto di Chioggia Nord, ma ha uno spiccato accento meridionale.
“Amore, penso che sia italiana, solo che…”

“Ma è un’italiana diversa! Parla diverso!”

Canterina nel frattempo esprime la voglia di andarsi a confessare.
“Vai tesoro, i due confessionali che vedo sono vuoti, l’altro non so. Perchè non vai là ad aspettare? Prima o poi verrà qualcuno.”

Con un po’ di titubanza va ad attendere il prete nella navata laterale.
Dopo cinque minuti abbondanti Babet si accorge dell’assenza e mi chiede dov’è finita Canterina.
“A confessarsi” le rispondo.

“E dove??”

“Là, dove ci sono i confessionali” le indico.

“I confessionali??”

Occhei che non frequentiamo quotidianamente la chiesa, ma Babet è sempre eccessivamente persa nel suo mondo.
“Amore, ma anche tu hai fatto la Confessione…”

“Ma noi l’abbiamo fatta in chiesina, col Don e le catechiste, non qua.”

“Hai ragione tata! Allora, quelle tre porte lì sono i confessionali, dove vai a confessarti con il prete, e hai la tua privacy chiudendo la porta. Se i lumicini sono accesi vuol dire che il prete è dentro, se sono spenti vuol dire che non c’è nessuno.”

“Ah… sai mamma che quando ero piccola e non sapevo che esisteva la confessione, io li vedevo così piccolini e privati… e pensavo che fossero delle TOILET!”

Ho cominciato a ridere senza vergogna e ho smesso che la celebrazione era già cominciata da un bel po’.

Con Babet anche la Messa dei vecchietti è divertente!

Lupus in fabula

  • settembre 15, 2013 at 01:02

Stasera ci siamo ritrovati con il gruppo dei genitori del teatro, ormai un gruppo affiatatissimo di amici spensierati e giocondi, a vedere per la prima volta il video dello spettacolo messo in scena a giugno, per i bambini della scuola. E famiglie. E parenti. E amici di vecchia data.

Ovviamente abbiamo riso  fino alle lacrime per tutti gli strafalcioni e le pecche, per la spontaneità di attori nati e per i costumi, per l’ “inguardabilità” di alcuni soggetti e per la voglia di divertirci che traspariva anche attraverso il monitor.

Nel caso dovessimo realmente replicare (balenava quest’idea nell’aria già da prima dell’estate) ci è stato utilissimo vederci.

Come Biancaneve-psicopatica-bipolare niente da aggiungere… ero perfetta così, al naturale.

E’ assolutamente necessario però che io lavori sulla postura del lupo.

Giusto per non sembrare più una sorta di canide con grave discopatia e protesi agli arti superiori.

Sono ottimista sulle possibilità di miglioramento…

Sono… un animale?

  • giugno 26, 2013 at 00:33

Babet.

Quella che, quando chiedo se la lumaca è un insetto o no, persa nella mia ignoranza, mi dice “No, mamma, è un invertebrato” sfoggiando una sicurezza scientifica che farebbe paura a Darwin e a tutta l’evoluzione della specie.

“Scusa se esisto tesoro… ti stimo fratella!!”

E poi…

Stasera giocavamo a quel gioco in cui hai in testa una carta rappresentante… qualcosa e devi indovinarla facendo domande agli altri concorrenti.

Già scorrevano fiumi di stupidera più del solito.
Ma Babet ci ha fatto morire dal ridere.
Con la sua naturale naturalezza, naturalmente.

Prima mano: Leone.

“Ho le ali?”

“No.”

“Ho le zampe?”

“Sì, ne hai quattro.”

“Squalo?”

“… Le pinne non contano!”

“Ah… quante zampe ho?”

“Quattro!!”

“Da dove vengo?”

“Dall’africa.”

“Di che colore sono?”

“Giallino marrone.”

“Tucano?”

“… Un tipico animale giallino marrone con 4 zampe che vive in africa, direi… Babet! Ti aiuto va! Sei un segno zodiacale… E non mi dire Bilancia!!!”

“Mmmmm… Toro?”

“No.”

“Scorpione?”

“No.”

“Antilocapra?”

“… Intendevi forse il Capricorno?”

“No. Intendevo l’Antilocapra!”

“…”

“Cancro?”

“No.”

“Pesci?”

“No.”

“Tacchino?”

“…”

Seconda mano: calza.

“Ho le ali?”

“No.”

“Faccio un verso o un rumore?”

“No.”

“E’ un verso o un rumore??”

“… Nè l’uno nè l’altro.”

“Sono un maschio o una femmina?”

“Beh, direi che non sei nessuno dei due.”

“Sei omosessuale, Babet!”

“Si dice unisex, Canterina…”

“Quante gambe ho?”

“Zero!”

“Qual è la mia funzione?”

“Indossarti.”

“Cappello… cappotto… guanti… maniche!”

“… Maniche??”

“Sono un essere vivente??”

“… ???”

“Da che paese provengo?”

“… Dipende da chi ti fabbrica!”

“Tipo?”

“Se ti producono in Cina arrivi dalla Cina, ma questa domanda non ti aiuta.”

“E se mi producono in Australia?”

“…”

“Dove vivo?”

“… Nei cassetti!”

“Che brutta vita… Quanto sono grande?”

“Dipende da chi ti indossa…”

“Tipo?”

“Se ti indossa un gigante sei bella grossa!”

“Scarpe…. pantaloni… maglietta… pantofole… sciarpa… cappello… cappotto… giubbotto… pantaloni… un braccialetto!!”

“No.”

“Vestitino… gonna… dei MAMBUT… guanti… una corona…”

“Hai una corona nei cassetti???”

“Ho le cal…”

“Brav… ”

“La canottiera!”

“Noooo.”

“Ciabatte… reggiseno… mutande…”

Canterina vuole aiutare, anche perchè ormai siamo disperate.
“E’ un antico parente delle mutande.”

“I mutandoni!”

“…”

“Calzamaglie…”

“E’ un parente!”

“Calzoncini??”

“Babet! Si mettono ai piedi!!!”

“Scarpe!”

“Sono nello stesso cassetto delle mutande!!”

“Magliette… pinocchietti… leggins…”

“CALZE CALZE CALZE!!!!!!!!!”

“… Calze??”

“Babet, lo sai che uno che aspettava che indovinassi nel frattempo è morto???”

“C’ero quasi arrivata però…”

Non serve la birra

  • giugno 13, 2013 at 15:40

Ieri sera eppi auar tra mamme-amiche della scuola.
Non ce n’è, non riusciamo a staccarci!

Si avvicina il compleanno di una di noi così, a sorpresa, le avevamo preso un regalo.
“E per il biglietto?”

“Ci penso io!” avevo confermato a Madre NaturaSì al telefono

Mezz’ora per sceglierlo.
Mezz’ora per seguire l’ispirazione e scriverlo.
Piazzato sulla mensola all’entrata di casa per non dimenticarlo.
Infilato in borsa prima di uscire.
Perso nel giro di due minuti, probabilmente tirando fuori qualcosa dalla mia borsa di Mary Poppins, in cui c’è di tutto ma non trovo mai niente.

Nel macello infernale del pub, tirano fuori il regalo e io tento di recuperare il biglietto.
Mi infilo personalmente nella borsa.
La svuoto e la risvuoto.
Niente da fare… non lo trovo.
Forse è in auto! Mi faccio dare le chiavi dal marito di un’amica e, a testa in giù, esamino ogni sottosedile dell’auto.
Niente.

“Star… L’ho perso! Tra casa mia e casa tua, e non è che son proprio due metri…”

Mi son beccata tutti gli insulti di questo mondo e poi son stata trascinata in cucina (tanto il locale è di una di noi) a rimediare al danno.

Così, poco dopo, mi sono presentata con un rotolone di carta assorbente bianca scritta a pennarello, avvolta ad una bottiglia in quanto decisamente lunga da tenere in mano.

“Tanti auguri a te! Tanti auguri a te!… Questo è il nostro biglietto… devi srotolarlo un po’…”

Tenendolo in due, la festeggiata è riuscita a fatica a leggere per il lungo:
“AVEVAMO IL BIGLIETTO VERO MA WONDER L’HA PERSO COSI’ TI TOCCA LEGGERE ‘STA CACATA CHE IN REALTA’ E’ UN MODO ORIGINALE PER FARTI I NOSTRI MIGLIORI AUGURI PER IL BIGLIETTO BUONO: CERCARE TRA CASA WONDER E CASA STAR BUON COMPLEANNO TI VOGLIAMO ABBASTANZA BENE MA SENZA ESAGERARE -FIRME- PS TANTE TANTE TANTE BUONE COSE…”

Mi hanno detto che non è colpa della birra, ma che sono fuori come un balcone così, al naturale.

… Mi sa tanto che hanno ragione.

E’ andata!

  • giugno 6, 2013 at 01:35

Posso solo dire che … è stato un successone!!!!

Teatro stracolmo!
Risate, applausi, complimenti a non finire!
Abbiamo scoperto di avere un futuro…
Abbiamo veramente dato il meglio di noi e il risultato non si è fatto attendere!

Amici, figli, parenti commossi dalla nostra bravura.
Forse si aspettavano una commedia amatoriale … alla buona.
Forse anche noi.

Perchè anche noi ci siamo stupiti della nostra grinta, del nostro mettere in gioco tutti gli insegnamenti assimilati durante quest’anno di prove e del divertimento massimo che abbiamo provato nel farlo.

Complimenti dalle maestre.
Complimenti da sconosciuti.

Alla fine, nel mezzo della bolgia, ancora in costume a salutare tutti quanti e sbaciucchiare i figli, mi si avvicina una signora con in braccio un bimbo piccolo:
“Ehi, lupo-biancaneve! Volevo farti i complimenti! Bravissima!!”

Sorriso a quarantaquattro denti.
“Grazie… ma chi sei?”

“No, nessuno di importante… volevo solo dirti che sei stata veramente brava!”

Sorriso a quarantaquattro denti, guardo un’amica accanto:
“… Ma chi è??”

Altro ragazzo:
“Bravi! Brava!”

“Grazie!”

“Bella vocina che hai!”

“Grazie… ma ci conosciamo??”

“No, sono l’allenatore di basket di…”

“Ah, ecco. Mi sembrava di non averti mai visto! Allora ti do del lei??”

Mariti che facevano i complimenti alle mogli-attrici come se avessero davanti, increduli, un’altra persona.
“Brava! Siete stati veramente… veramente… bravi!!!” dice commosso uno di loro.

“Sì, occhei… se adesso vuoi respirare nel sacchettino di carta per riprenderti!” risponde la moglie.

Anche uno dei ‘dirigenti’ del teatro parrocchiale, con anni di teatro alle spalle, si complimentava con noi prima dello spettacolo (avendo assistito ad un paio di prove), forse anche per sciogliere la tensione che ci attanagliava le budella e ci faceva mancare il respiro.

“Tu sei brava…”

“… A far cosa?”

“Come cosa… Il lupo… a cantare… hai un bel gorgheggio.”

“Ah, grazie, tutto ciò mi conforta.”

“E’ tanto che lo fai?”

“Cosa??” la tensione mi annebbiava il cervello.

“Teatro.”

“Prima volta.”

“E canti?”

“Sotto la doccia.”

“Ma fuori non canti?”

“No.”

“Non fai parte di un coro?”

“No.”

“Ti interesserebbe?”

“No.”

“Come no??”

“Guardi… non vedo l’ora che finisca lo spettacolo per cercare di tornare ad un ritmo più umano di vita! Bell’esperienza, ma impegnativa. Con tre bambine, ogni tanto, il mio obiettivo primario diventa semplicemente… sopravvivere!”

“Io mi ricordo che, feci uno spettacolo… era il lontano 1960 e il titolo era…”

Qui devo essermi addormentata per qualche minuto.
Forse era un metodo di sedazione antistress da ‘prima’.
Ha funzionato.

In ogni caso è stata un’esperienza che ci porteremo nel cuore per sempre.
Come tutti i complimenti ricevuti.

Sto ancora cercando di capire, in base al mio personaggio, se è la recitazione o la psicopatia/bipolarità che ho nel sangue… Ma vista l’ora (3.35 a.m.) e tutta la birra che ho in corpo, non riesco a dare una risposta.

Beh, in ogni caso una non esclude l’altra!

E a dirla tutta… mi son divertita un mondo!!!

Non son più sgarzoncella

  • maggio 16, 2013 at 20:41

Non ho più il fisico.

E’ il secondo mercoledì sera che, dopo le prove di teatro, che finisce sempre verso mezzanotte, vado a bere una birretta con le amiche.
Quattro chiacchiere, parecchie risate sguaiate, una serata di socializzazione tra donne che, ogni tanto, c’è bisogno di fare.

Mamme ingrate intente a divertirsi e svagare la mente, in pieno abbandono-di-minori-e-mariti-time (per chi ce li ha i mariti), che si fanno buttare fuori dal pub in chiusura.
Mamme che il giorno dopo, comunque, devono alzarsi per andare a lavoro, portare i figli a scuola, vivere la vita di sempre ma con parecchie ore di sonno in meno in corpo.

Penso di non avere più il fisico per far le ore piccole in questa maniera.

Oggi pomeriggio, mentre aspettavamo che l’ottico preparasse le lenti nuove per Nanà, io ho rischiato di addormentarmi in piedi, come i cavalli, con il mento appoggiato alla mia stessa mano.
Anche se forse i cavalli non appoggiano il muso allo zoccolo…

Penso di aver pronunciato anche qualche frase sconnessa nel tentativo di farmi capire da quel brav’uomo, ma senza successo.
E mentre riflettevo sulla mia momentanea dislessia, osservandomi nei miliardi di specchi che tappezzavano il negozio, mi son resa conto di avere la faccia paro paro ad una drogata.

Quindi ho capito lo sguardo dell’ottico che, in realtà, non voleva dirmi “Non capisco se sei straniera…”, ma probabilmente “Va che faccia a tirare quella tagliata male! Il mio spacciatore ha la roba più buona, se vuoi ti organizzo un puntello…”

Mentre faticavo a digitare il PIN del bancomat , chiedo a Nanà se ci vedeva bene con le nuove lenti.

“CELTO! VEDO BENISSIMO!”

“Beata te… io vedo doppio!”

Ora vado a nanna, prima che mi si sdoppi anche la personalità.

 

Stranezze sotto la pioggia

  • aprile 21, 2013 at 22:00

“Ti prego ti prego scusami se ti interrompo, ma dovresti vedere il tipo che c’è a 100 metri da me, sotto la statua di Vittorio Emanuele!!!”

Sono in Piazza del Duomo che parlo al telefono con un’amica.
Aspetto a scendere in metropolitana perchè lì il cellulare non prende bene e sto facendo il solco sul sagrato, tra i piccioni e i giapponesi che fotografano la cattedrale.

Lo so che non è gentile interrompere qualcuno che ti sta parlando di questioni serie e importanti, ma è più forte di me: il tipo è veramente bizzarro.

“Ha la giacca lilla pastello, una camicia bianca con una cravatta lilla chiaro, un ombrello viola, in testa un borsalino bianco, i mocassini blu cobalto e… dei bermuda tipo pigiama che arrivano sopra il ginocchio! Inguardabile! Tanto che non riesco a non fissarlo! Ora gli faccio una foto e te la mando… no, non gliela faccio perchè mi guarda mentre lo fisso!! Va che è fuori come un balcone…”

Catalizza gli sguardi, ma penso che sia l’obiettivo di uno che si veste così e staziona un pomeriggio sotto la statua del nostro ex reale.

La gente è strana.
Divertente, ma strana.

Beh, mentre lo fissavo io parlavo al telefono riparandomi dalla pioggia con un ombrello per metà rotto che pareva uno scudo dei pokemon…
Appena uscita dal corso l’ho aperto e SCRAC… sano solo per metà!
Quello avevo e quello ho usato per attraversare Milano.
A metà tragitto ha smesso di piovere, così l’ho buttato.
Al terzo tram ha ovviamente cominciato a diluviare e l’ho presa tutta quanta, nessuna goccia esclusa.
Murphy era un dilettante a confronto…

Qell’ombrello però doveva essere nato male.
Ieri mattina ho scelto di prendere quel piccolo, pieghevole, simpatico e colorato parapioggia per evitare l’ombrello grande che, nei mezzi pubblici, ti inzuppa i pantaloni. O quelli del vicino di sedile.

Esco dal cancello e SVAMPPP! una bella ventata me lo ribalta a testa in su.
Ero in leggero ritardo così, correndo verso la fermata, tentavo con colpi di reni e bicipite di riportarlo alla forma normale, ma niente.
Arrivo alla fermata e passo ancora un paio di minuti a cercare di raddrizzarlo, inutilmente.
Tenendo conto che pioveva di brutto ad un certo punto ci rinuncio, e lo tengo dritto, sopra la mia testa, sottoforma di grande tinozza fucsia.

Una signora giunta dopo poco mi sorride divertita e un po’ preoccupata.
Mi sento in dovere di dare spiegazioni per non passare da caso patologico incurabile con accenni di personalità multipla.

“… Raccolgo l’acqua piovana… Si sa mai che possa servire!”

Non serve una giacca lilla, un borsalino bianco e un paio di bermuda per essere strani.
La stranezza ce l’abbiamo dentro!