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La corsa più pazza del mondo

  • novembre 9, 2014 at 20:09

Sulla linea di partenza pronte le donnine di casa.
Parte Nanà, con febbre e tosse, a casa da scuola per 5 giorni.
Rimandata a scuola incatarrata ma felice, si dà il cambio con Canterina.
La preadolescente soccombe fiera alla gastroenterite: 4 giorni di cure materne.
Si accavalla la mezzana, che era rimasta indietro.
Dopo essere andata in gita indossando un semplice maglioncino primaverile ed essere tornata a casa fradicia e zuppa, si aggiudica tre giorni a casa con tosse e mal di gola.
La mamma tenta di resistere, ma è un duro lavoro.
Le tossiscono in faccia dalla mattina alla sera, anzi, specialmente la notte, quando dormono nel lettone: comodità materna per tener sotto controllo la malata… o, nel caso di plurilamalsanità familiare, la figlia che sta peggio.
Con una dozzina di giorni di agonia alle spalle, giovedì pomeriggio, sulla linea di partenza per la tappa della giornata, il “gruppo vacanze Piemonte” al completo per una gita dalla pediatra.
La gita fuori porta si conclude con una multi-diagnosi di gastroenterite virale, tonsillite, bronchite.
Abbiamo quasi concluso il tesserino coi bollini.
La varietà è sempre nostra alleata, non ci annoiamo mai.
Con grande faccia tosta, la mamma riesce a pronunciare queste parole, in dirittura di arrivo:
“Mi scusi, dottoressa… potrei gentilmente chiederle un grande, enorme favore?? Non è che ausculterebbe anche me?!? Non mi sento per niente bene ma non ho nemmeno il tempo per respirare, figuriamoci di andare dal mio dottore…”
Si aggiunge alla multi-diagnosi una semplice influenza in pieno sviluppo, leggi: il peggio deve ancora venire.
Ultima tappa del tuor, il week end, in cui le bimbe sembrano essersi degnamente riprese e la mamma ha alternato momenti di flebile vivacità, a sonnolenti deliri, a corse in bicicletta con febbre per recuperare in farmacia l’utile naturopatico per debellare la colonia di virus e batteri che alberga in casa nostra, nei nostri bronchi e nelle nostre nari.

Prima arrivata Canterina. Sana e vivace da almeno tre giorni pieni.
Seconda classificata, Babet. Sporadici giramenti di testa nella giornata di ieri, lamento caratteriale al momento del risveglio, scimmia urlante e giocosa per il resto della giornata.
Terza, ma solo per rilevante moccio al naso, Nanà. La peperina di famiglia continua a perpetuare nella stravaganza delle sue mise casalinghe, tra una soffiata di naso e uno sciacquo con soluzione fisiologica al 9%.
Ultima arrivata, ma con menzione d’onore, la mamma, che tiene duro, dimentica del malessere pervenuto, se non fossero il naso intasato, l’occhio arrossato che non vede, il mal di testa a ore alterne, il senso di nausea, la stanchezza cronica a ricordarglielo.
Ma specialmente pregusta il momento in cui, domattina, tutte quante le figlie andranno finalmente a scuola.

… Domani la vera vincitrice sarò io.

La chiavica dell’informatica

  • marzo 29, 2014 at 00:47

“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!”

E’ stata l’unica parola uscita dalla mia bocca, appena mi son resa conto che, senza aver la minima idea di come io abbia fatto, son riuscita a cancellare parecchi contatti della mia folta rubrica telefonica.

Non mi è dato di sapere nè quali nè quanti.
Me ne sono accorta perchè non riuscivo più a trovare mio padre.
La rubrica è unica, quella di gmail: cancellati da lì, cancellati dall’universo.

…. C***OOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!
Ho cominciato a imprecare in 5 lingue diverse e a piangere in cinese.

Alcuni contatti erano spariti (ma quali? Erano troppi per ricordarseli….), alcuni mi davano solo la mail, altri solo il contatto whatsapp (grazie al quale, con un lavoro certosino, sono riuscita a recuperare diversi numeri di telefono), alcuni avevano cambiato l’intestazione.
Un delirio.

MA NON E’ POSSIBILE MA PORC, MA CAZZ, MA SCHIF, MA VAFF, MA DAI MA DAI MA DAI MA DAI MA DAIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!! Sono state le mie uniche parole confuse e urlate per parecchi minuti.
Ho anche picchiato il telefono.

Canterina è venuta ad abbracciarmi e mi ha detto: “Mamma, non ti preoccupare. Tu sei bravissima in tutto quanto… tranne che in tecnologia e informatica che sei una vera schiappa! Non si può essere perfetti! Guarda il papà… lui è bravo con la tecnologia, ma non sa spiegarci le cose come solo tu sai fare.”

“Tesoro… ti ringrazio… so che vuoi solo tirarmi su… ci ha provato, ma qui ci vuole un miracolo…”

Babet mi accarezzava la spalla e Nanà si teneva a distanza guardandomi perplessa.
“Possiamo guardare la televisione?”

“SGRUNT!!!”

Non hanno osato chiedere più nulla.
Poi hanno notato la realissima e totalissima disperazione sul mio volto mentre parlavo a tu per tu con il pc, rivolgendo a lui domande sul senso dell’universo, e sono andate a letto in autonomia tutte e tre, senza fiatare!
Si sono lavate, cambiate, allettate.
Ad un certo punto Canterina è ricomparsa per prendere un nuovo libro.
“Amore, è il caso di spegnere, è tardi, Dillo tu alle sorelle.”

Quando ho fatto pausa nel mio delirio per andare a salutarle, convinta che ancora stessero leggendo o giocando, le ho trovate addormentate con le luci spente, come tre veri angioletti.

Devo cancellare la rubrica più spesso.

Asciuga-mentos

  • novembre 27, 2013 at 00:37

Tutto il giorno uno straccio ambulante: ecco cos’è stata Nanà oggi.

Non ha voluto mangiare, ogni tanto sorseggiava qualcosa, mi guardava con i suoi occhioni arrossati, ma non sembrava essere molto presente.
Un po’ dormiva, un po’ guardava la tv, un po’ fissava il nulla, un po’ chiedeva le coccole.

Mentre io e Canterina cenavamo, aspettava sul divano per giocare con me, con lo sguardo perso di una cocainomane dopo una canna di Marjuana.

Poi ci siamo messe a giocare a carte tutte e tre, nell’attesa che Babet tornasse a casa da una festa di compleanno e… di colpo si è ripresa.
Oltre che vincere tutte le partite, canticchiava e commentava gli errori di sua sorella maggiore, dandole una pacca sulle spalle e dicendole “Genio del male!”

Per dieci minuti ha giocato ripetendo ad libitum “BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI… BIUSKI…”

Io era sicura di aver ucciso per molto meno, ma mi sono trattenuta.

Ero un po’ frastornata dalla nottata in bianco, dalla stanchezza e dal mal di schiena.
Le avrei volentieri messo un tappo di sughero in bocca per poi stapparla a capodanno, ma era in ripresa dal torpore della malattia e mi spiaceva farla soccombere così.

Quando Nanà si è stancata di BIUSKARE, ha cominciato Canterina, colei che non riesce a non pronunciare qualcosa per un minuto di fila, a meno che non stia leggendo il Topolino.
E, come è prevedibile, si è messa a canticchiare.

Io già facevo fatica a distinguere i colori della carte e lei continuava:
“Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…
Dimmi la veritààà, la veritàààà-à…”

“SI’!! TE – LA – DICO!!! HAI – ROTTO!!!!!”

Lo fanno per mettere alla prova i miei nervi, lo so.
Ma ogni tanto la Franzoni che è in me, resuscita.
Potrebbero non arrivare a Natale…

Fulmicotone e meditazione

  • novembre 26, 2013 at 00:09

Giornatina partita con una visita fisiatrica di Babet e finita con una lezione sugli sbalzi ormonali per Canterina.

Alle 8 sono già in ospedale che aspetto Babet e Homo per la visita alla mia piccola fiammiferaia.
Nel frattempo ho già risposto a quattro messaggi e letto un paio di mail.
Ogni tanto mi sento troppo milanese…

Circa otto mesi fa, facendo un blando massaggino coccoloso a Babet, scoprii che la mia dolce giustiziera della notte non riusciva più a stendere completamente il braccio destro.
Dopo qualche domanda venni a conoscenza che era un po’ che non riusciva più a farlo, ma non aveva mai detto nulla.

Babet è così, si lamenta per tutto e per niente affatto.
Cioè, è la figlia del lamento per le piccole cose, con faccia insofferente incorporata ad ogni “Mammaaaaaa! Ho questo. Mammaaaaaa! E’ successo quello…”
Invece per le cose di una certa rilevanza… assoluta omertà. Tiene dentro ed ingoia senza acqua.

Associai la situazione dell’arto a un incidente avvenuto in monopattino mesi e mesi prima, dopo il quale però nulla ci aveva fatto presagire che il gomito potesse essere compromesso.

Da giugno in poi, per i successivi mesi (le tempistiche della sanità nazionale…), si susseguirono visita ortopedica, risonanza, altra visita ortopedica, perplessità materna sulla professionalità della tale dottoressa, cambio sede ospedaliera, nuova visita ortopedica, trovato dottorino bravo e sveglio, radiografie in due tranches, telefonata con dottorino il cui verdetto è stato: doppia frattura al gomito per Babet!!!

In fondo ci ha fatto sopra solamente un anno di capoeira…
In fondo ha solo una situazione ormai “sedimentata” da mesi e mesi…
In fondo ha giusto un infiammazione che la prende a livello tendineo e osseo…

E in tutto questo lei non dice beh!
Giusto se le tocchi la punta del gomito, pronuncia un flebile “ahia”, ma niente di più.
La mia principessa!!!

Quando Babet e Homo giungono in ospedale, giunge anche la bella notizia che Nanà è a casa che vomita.

Così, dopo la visita, ho passato un pezzo di mattinata di corsa alla ricerca del regalo compleanno che Babet vuole fare ad una sua compagna domani, un pezzo a finire il cambio degli armadi invernali e un pezzo a raccattare per casa il poco che Nanà ingurgitava… ma non teneva nello stomaco.

Nel pomeriggio ho traslocato lo straccetto pallido e cadaverico da Nonna M. per poter portare Babet a nuoto, unica attività sportiva che può fare (qui la mamma ci aveva visto lungo!).
L’ho fatta addormentare sul divano bianco della nonna con la preghiera nell’animo che non vomitasse proprio lì; sono andata a provare alcune chiavi della scuola per dei cambi serrature; Zia Ebe mi ha chiamato per chiedermi di recuperare anche Cuginetto It poichè tardava di dieci minuti circa, molto circa; mi sono accertata che Canterina fosse arrivata a casa e avesse trovato la merenda che le avevo preparato, che facesse i compiti e che si lavasse; ho recuperato i due giovani latitanti; siamo corsi a nuoto in ritardo come sempre; ho cambiato Babet peggio che la mamma di Flash; ho aspettato che Zia Ebe ritirasse suo figlio; ho risposto ad un paio di mail (sempre questioni scolastiche); nell’unica mezz’ora a disposizione ho dato appuntamento all’amica di un’amica che aveva bisogno di una consulenza per i Fiori di Bach; fatta consulenza nella sala di attesa della piscina; rivestita e asciugata Babet; corse a casa; giunte al box ci siamo rese conto che avevo dimenticato la borsa negli spogliatoi, ma non la borsa di nuoto… la mia borsa!!! Guidando come Schumacher siamo ritornate in piscina dove ho lanciato Babet a recuperare la borsa alla velocità del suono mentre mi autoinsultavo in tutte le lingue; per fortuna al mondo c’è tanta gente onesta e la borsa era ancora là dove l’avevo lasciata; ritornata a casa tour de force per preparare la cena, impacchettare regalo, accogliere vomitina vomitella più bianca della cartaigienica in candeggio, svuotare borse, leggere avvisi, ascoltare confessioni, racconti, lamenti, cigolii provenienti dalla boccuccia di rosa di Nanà, che probabilmente era più di là che di qua, con l’aggiunta di 38 di febbre. Ho finito di cenare praticamente in piedi mentre monitoravo Nanà e i suoi conati e le altre due si beccavano e si alitavano che era un piacere; mentre sistemavo tutto Nanà si è addormentata di colpo arrotolandosi su se stessa come il coperchio delle scatole di acciughe e ho dovuto portarla a braccia nel lettone, lasciando libera scelta all’ernia se uscire a fare un giretto o aspettare momenti migliori; mentre tentavo di convincere con le minacce le sorelle ad andare a letto ho finito di piegare i panni asciutti, ho dato loro la buonanotte e ho iniziato a leggere le altre duemila mail che hanno fatto capolino nella mia casella di posta elettronica in un solo week end di latitanza da gmail.

Erano già le nove passate quando, tra una lettura e un occhio chiuso, ho sentito un rumorino di porta che si apriva…

“Canterina! Mannaggia a te e chi ti ha inventato!!!!! Mi fai perdere decenni di vita!”

“Mamma… ti devo parlare!” e si infila sotto le coperte, accanto a me sul divano.

“Amore, ti ascolto… ma sappi che sono così stanca che potrei anche non capire la frase più elementare di questa terra!”

“Sai, mamma, ho un problemino. Cioè… in realtà non so cos’è. Mi sento però qualcosa qua, c’è qualcosa che non va. Non lo so cos’è, sai…”

“Ma sai dirmi almeno in che campo? Scuola, famiglia, amore… tempo libero…”

“No, non lo so proprio!”

“E dove lo senti?”

“Qua!”

“Tra il cuore e la gola?”

“Qua!”

“Sui polmoni??”

“Non lo so… E’ che sono non proprio preoccupata, ma non so come spiegartelo, non mi viene la parola giusta…”

Già che sono davanti al computer apro il dizionario dei sinonimi on line.

“Dimmi se sei più angosciata, inquieta, impensierita, nervosa, ansiosa, angustiata, tormentata, assillata, turbata, afflitta, allarmata, intimorita, crucciata??”

“???”

Dopo averle spiegato un paio di termini, deduciamo che la parola che le si addice di più è inquieta.

“Ora andiamo a cercare ‘sbalzi ormonali’… Dunque… La pubertà e l’adolescenza…”

“Ma io non sono ancora adolescente. Cosa vuol dire ‘pubertà’ ??”

La guardo, accantono il computer e cominciamo a parlare di pubertà, crescita, sbalzi ormonali e sbalzi d’umore.

“E come si fa a curarli??”

“Non li curi, amore, sono tutte cose normali. Semplicemente parlandone, con la mamma per esempio, vedrai che ti si chiariranno un po’ di più le idee e riuscirai ad affrontare questo cambiamento al meglio, come stai già facendo, tesoro mio!”

E’ bello sapere che mia figlia sa che per qualsiasi cosa può venire da me a parlarne.
E’ bello vedere che lo fa.
Sa che sarà ascoltata, capita e non giudicata, aiutata e confortata.

In cuor mio, mentre le parlo e la sbaciucchio, mi auguro che sia così per sempre, anche quando sarà grande, adulta, magari mamma a sua volta.
Ma per me rimarrà sempre mia figlia.

“Amore mio, sono sullo stravolto andante e devo ancora finire un po’ di cose… che ne dici di andare a letto?”

“Che ne dici di fare meditazione insieme??”

Non so dir di no a quegli occhioni azzurri e così la nostra serata si conclude con una rilassante meditazione madre-figlia: sedute una accanto all’altra suldivano, respiro dopo respiro, lasciamo andare entrambe le tensioni della giornata.

“Mamma, ti adoro.”

“Anch’io bambina mia. Ma ora a nanna che tra un po’ svengo… e poi mi devi portare a braccia! Ma io peso un po’ più di Nanà…”

<<Possiamo dire di essere veramente vivi
solo quando il nostro cuore sa riconoscere i nostri tesori.>>
Thornton Wilder

Il filo del discorso

  • novembre 7, 2013 at 23:38

“Nanà, tra pochi giorni compi sei anni!!” le dico mentre sparecchio la tavola e lei disegna “… E io 37… Sei grande ormai! Sei contenta?”

“Mamma… ti chiedo una cosa.”

“Dimmi amore!”

“Ma è vero che i guidatori non hanno mai riposo??”

???

Perchè mi sembra sempre di parlare da sola?
Perchè le mie figlie non seguono il filo del discorso quando hablo??
Perchè spesso e volentieri vivono nei loro mondi, tra l’altro scollegati???

“In che senso?”

“E, che quando uno guida deve stare sempre attento e non può distrarsi, vero?”

“Ah beh, in quel senso allora sì: i guidatori non hanno mai riposo! Un po’ come la mia ricerca di risposte a mille perchè…”

Manca qualcos’altro?

  • ottobre 21, 2013 at 20:38

Ieri durante la celebrazione della Cresima di Canterina, Nanà ha sguazzato fuori dalla chiesa con Babet, Cuginetto It e un’amichetta.
Senza giubbotto.
La nonna ha provato a convincerla, ad inseguirla, a minacciarla, ma non è convincente come la mamma. Non conosce la metodologia “hai-tre-secondi-per-ubbidire-o-ti-mando-a-fari-spenti-nella-notte-per-vedere-se-è-così-difficile-morire“.

Oggi Nanà era a casa con 39 di febbre.
Casa della nonna, per l’occasione.
L’ho recuperata stasera dopo la lezione di nuoto di Babet.
Però…
Mi avesse avvisato.
Per una settimana e mezza ho già l’agenda fitta fitta piena piena che non ci stava nemmeno uno spillo nè la cruna dell’ago dove solitamente ci passa il cammello.

A saperlo, per cortesia, avrei lasciato un messaggio in segreteria:
“Tornare tra un paio di settimane. Ora non abbiamo proprio tempo!”

A saperlo prima, cavolicchio, una si organizza.

Giornate a scuola: prima o poi ci metto le tende

  • ottobre 10, 2013 at 00:54

Son distrutta.

Ho bisogno di un nuovo pusher.

Oggi pomeriggio ho corso… pedalato tra le due scuole come una pazza, per tre riunioni di classe in concomitanza con aggiunta delle elezioni rappresentanti di classe in tutte quante.

Ho ascoltato mezza riunione in classe di Nanà.
Interrotto riunione per intervento su iniziative e progetti, in quanto rappresentante in loco dell’assoziazione genitori della scuola.
Uscita salutando e correndo, presa bici e teletrasportata alla riunione di prima media di Canterina. In ritardo.
Ascoltato presentazione professoressa di matematica che dipingeva la classe come combricola di teppisti avariati. Ma solo il 50%. Un sollievo.
Proposta, contro tutte le sane intuizioni che tentavano di impedirmelo, come rappresentante di classe.
Eletta rappresentante di classe.
Già pentita di ciò, ma avrò sicuramente modo di pentirmene ancora di più.
Ri-teletrasportata alla scuola elementare per votazione in prima, votazione in quarta, discussioni prossimi impegni del direttivo con gli “utlimi rimasti”, informazioni su amica che è da sostenere umanamente in un periodo difficile della sua vita.

Arrivata a casa sono riuscita giusto a lavarmi i piedi, mentre mangiavo e chiamavo Homo per aggiornarlo sugli impegni scolastici prossimi venturi.
I piedi perchè dovevo scegliere, visto il poco tempo a disposizione, una parte del corpo. Ho pensato all’attività che mi aspettava… e ho avuto pietà per le mie compagne.

Prima di andare alla lezione di prova di Yoga, trascinata da una compare dell’ex teatro, sono riuscita anche a imbastire la mailing list della prima media.

Che bello l’entusiasmo che prende noi, fatine tuttofare, specielmente all’inizio di ogni avventura.

Però a questo punto penso seriamente di dover iniziare a fare uso di qualcosa di più impegnativo o alla fine dell’avventura non ci arrivo tutta intera.
Oppure posso puntare sullo yoga.

Non lo avevo mai provato.
Molto rilassante.
Vediamo se domani riesco a muovere tutti i muscoli.

Mi avevano detto di portare una coperta e un cuscino.
Io, per sicurezza, ho portato anche il pigiama.

Mi son detta, si sa mai che mi debba portare avanti per la serata!

I fumi dell’influenza

  • settembre 29, 2013 at 16:04

La prossima volta che qualcuno mi dice “Sei troppo magra!” recupero un lanciafiamme!

Non lo faccio apposta, non è un mio obiettivo la magrezza, non evito determinati alimenti perchè se no ingrasso, non scelgo di essere magra, lo sono e basta.
Sto semplicemente attenta ad avere un alimentazione sana ed equilibrata che ogni tanto contempla anche qualche schifezza,  “mi muovo” tanto e non perchè faccia attività sportiva, ma soprattutto ho imparato a “non trattenere”. Non trattengo il dolore, le convinzioni, la sofferenza e il mio corpo si comporta di conseguenza

E’ buffo, so che questi interventi sono una dimostrazione d’affetto. ma non per questo da domani mi tufferò di testa nel barattolo dela Nutella per mettere su un paio di rotoli e far piacere all’anima di chi si preoccupa per me.
Quello non è ingrassare, quello è volersi male! All’anima de li…

Però apprezzo l’attenzione.

Come quando mi sento dire (e in questo periodo l’ho sentito spesso):
“Wonder, ma tu ti meriti di meglio! Cioè, sei bella, giovane, decisamente intelligente, piena di spitiro, simpatica, matura… ” e qui l’elenco va avanti giorni e giorni, ma non vi vorrei tediare.

Dicendomi che mi merito di meglio però stai giudicando, affermando che ciò che ho, o ho avuto, non era il meglio per me.
Come puoi tu sapere cosa sia meglio per me?
Cosa puoi tu sapere ciò che io realmente voglio? A volte faccio fatica a comprenderlo pure io…

Anche queste ‘uscite’ sono mosse dall’amore che le mia amiche, le mie clienti, i miei parenti, il fruttivendolo, la sarta e la cugina di terzo grado del pizzaiolo… nutrono nei miei confronti.
E apprezzo.

Ma sono altresì convinta che ciò che ho, o che ho avuto, fosse il meglio per me in quel momento.
E non è detto che ciò che si è rivelato doloroso, difficile, non possa poi tramutarsi in ciò che E’ meglio per me.

E lo farà di sicuro se io ne approfitto per farlo mio, per osservare ciò che la vita mi propone, utilizzandolo per capirmi.

So che le emozioni positive, la gioia, la serenità, la felicità, l’amore, mi porteranno altre emozioni positive se le vivo a fondo, credendoci e respirandole.

Le emozioni negative, la rabbia, la sofferenza, il dolore, a volte posso scegliere di non farle mie, ma quando capita che siano più forti del mio potere di scelta, allora prima di tutto le riconosco e poi le DEVO utilizzare per comprendere me stessa, così da capire perchè le vivo, da cosa dipendono (da qualcosa radicato in me, che a volte non riconosco nemmeno).
Così da poter lavorare su me stessa per non rivivere più quelle emozioni in quella situazione.

Se non le sfrutto in questo senso, si ripresenteranno di certo, in una situazione analoga, se non con la stessa persona con qualcun’altro, e le rivivrò finchè non avrò compreso e cambiato quella parte di me che le attira e le realizza.

Sembro delirante?

No, non mi hanno fatto brillare una molotov nel cervello.
Non mi hanno shekerato insieme al ruhm e la ciliegina.
Non ho leccato francobolli dalla colla strana.
Non ho fumato quella pianta strana con le foglie a palmo che il vicino di casa coltiva da un po’ nel giardino sul retro.

Ieri, relegata in casa con influenza, ho approfittato di questo tempo dedicandolo a me stessa. Alla comprensione ancora maggiore di chi sono e cosa voglio.

Penso che questo sia un lavoro non da poco.
Ci vuole un’introspezione profonda, una sincerità che vada al di là delle bugie che riusciamo a dirci e, non ultimo, il desiderio serio di crescere e di capirsi per poter puntare alla propria felicità.

Non è un caso che ogni tanto ci arrivino degli acciacchi.

Il nostro corpo ci dice che ci dobbiamo fermare, che stiamo correndo troppo, che non osserviamo bene i segnali che ci vengono messi sul percorso.

Noi siamo in grado di ignorarli benissimo.
Prendiamo una pastiglia per non stare male e continuare con la nostra routine, con i nostri ritmi, con le nostre mille cose da fare.
Ogni tanto però dobbiamo metterci in ascolto di noi stessi.

Non ci rendiamo conto che riempiamo le nostre giornate di impegni e spesso li usiamo come “scuse” per non fermarci a pensare, a chiederci, a cercarci.

Pensiamo di avere le vite piene, ma in realtà sono piene di buchi come un emmental svizzero.

La routine serve a non farci pensare ad altro che alla routine stessa.
Ci diciamo “Oggi non posso, mi fermerò a chiedermelo domani…” e così il tempo passa.

Ogni tanto bisogna fermarsi e domandarsi se siamo realmente i fautori della nostra vita o ci accontentiamo di vivere passivamente quello che ci arriva.

Ci dimentichiamo di cercare le risposte o ci accontentiamo di quelle che abbiamo trovato all’angolo della strada, recuperate distrattamente, e ce le facciamo andar bene.
Ci facciamo bastare quelle risposte che ci siamo dati per accontentare il nostro ego e darci, ancora una volta, ragione, senza cercare un confronto con il nostro animo più profondo e con le nostre paure.

Senza ricordarci che la qualità delle risposte è pari alla qualità delle domande.

Guerre stellari

  • luglio 24, 2013 at 00:56

Una giornata con le wonderfiglie a fare spese e commissioni…
E’ una delle esperienze che tutti dovrebbero provare.

Ve le affitto.
Anche a ore.
Vi pago io, ma vi prego, provate!

Una scuola di pazienza, l’ultimo passo dall’esaurimento, un treno diretto per la neuro, una dieta ipocalorica che asciuga i liquidi in eccesso e il sangue dalle vene.

Beh, devo dire che Canterina, sarà che sta crescendo, ma è brava.
Quando siamo fuori…

Con le altre due è una gara a chi riesce a sfinire la sottoscritta per prima.

A volte mi chiedo se siano realmente mie figlie.

Avrò ripetuto “Non toccate!” duemila volte.
“Non correte” altre mille.
“Non urlate” solo trecento.
“Non nascondetevi tra i vestiti appesi!” un paio, perchè poi sono passata ai fatti.

Sembra che fare combutta tra loro due, care e gioise bambine ipervivaci e divertite, sia più forte di ogni raccomandazione che la santa e ormai beatificata madre può far loro.

A me sembra anzi che peggiorino.
Può essere il caldo??
Sono io che sto invecchiando??

A Babet avrò detto decine di volte di guardare dove andava con il carrello.
Lei guidava fissando tutto ciò che era dietro il suo deretano.
Mi ha rifatto i talloni di Achille, ha investito sua sorella maggiore e anche lo scaffale dei biscotti.

Turno di Nanà per tenere il Salvatempo
Il Salvatempo e quella macchinetta che registra l’elenco dei prodotti che scegli passandone il codice a barre, abbinandoli comodamente alla tua tessera e, arrivati alla cassa, ti fa saltare la coda e ti fa pagare il tutto con solo un biiiip… a meno che non scatti il controllo casuale di tutta la spesa, la stessa che ti sei premurato di posizionare nei sacchetti in ordine di grandezza, in ordine di peso, e in ordine alfabetico!!
Allora diventa il Perditempo.

Le bimbe fanno a turno per registrare i prodotti.
Almeno le tengo occupate.
Ovviamente loro litigano per conquistarselo, ma questa è tutta un’altra storia.

Nanà, ad un certo punto lo reclama e io glielo consegno.
Dopo cinque minuti che cammino per i reparti, mi giunge all’orecchio un continuo biiiip.
Mi volto e vedo la piccola, simpatica umorista che sta registrando qualunque cosa alla sua altezza, maneggiando il Salvatempo come un incrocio tra un direttore d’orchestra e Luke Skywalker che brandisce orgoglioso la sua nuova spada luminosa con cui ucciderà suo padre.

Sua madre invece ha cominciato ad urlarle dietro in cirillico, le ha strappato di mano l’aggeggio e ha ripassato l’elenco per evitare di pagare tutto il supermercato, trattenendo a forza l’istinto della Franzoni che era in lei.

Cosa dire… son bei momenti!
Da provare.
Chi si prenota per primo??

Il linguaggio verbale è un optional… puntiamo sulla mimica??

  • luglio 19, 2013 at 01:18

Nanà – Mentre gioca.

“Mamma, sai che l’altro giorno mi si è rotto il braccialetto! Quello del desiderio! Che quando fai il nodo pensi a un desiderio. E mi si è rotto! E il desiderio si è ISPRISSO!”

“E che desiderio avevi espresso?”

“No! Il desiderio che avevo si è ISPRISSO! Io desideravo tanto giocare con te a questo gioco (balla totale inventata al momento, nda.)! Hai visto che si è ISPRISSO?!?!”

 

Babet – Mentre si mangia.

“Ma che cos’è?”

“Feta, amore. Formaggio greco.”

“Aaaaah… E dove l’hai preso? In Germania?”

“Al super, ma comunque è GRECO…”

“Ah, già! L’avrai preso in Grecia! In Germania ci sono i GERMANI!!”

 

Canterina – Mentre fa i compiti.

“Mamma, cos’è esattamente il morbillo? Una malattia…??”

“Infettiva ed esantematica.”

“Ok, grazie… In-fet-ti-va e PE-SAN-TE-MA-TI-CA…”

Beh… Canterina due giorni fa ha avuto 40 di febbre.
Lei è scusata.