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Relazioni umane, così ricche e così fragili…

  • aprile 13, 2016 at 22:27
Se le cose arrivano c’è sempre un perchè.
Se arrivano in un dato momento c’è ancora un perchè.
Se fossero arrivate prima l’avrei vissute sicuramente in un altro modo, ne sono certa.
Mi è andata bene così.
Sapevo che avrei sofferto, nel mio cuore lo sapevo.
Sapevo che sarebbe finita così, nel mio cuore lo sapevo.
Ho scelto di andare avanti per capire cosa dovevo comprendere e così è stato.
Come sempre ringrazio l’esperienza e le persone che si sono “prestate” a farmela vivere.
Questo non vuol dire che, essendo umana, ogni tanto in mezzo alla sofferenza qualche porcone non lo tiro anch’io.
Se non fossi umana e difettosa non sarei su questa terra ad imparare!
Inoltre non scegliamo noi cosa imparare e cosa no. Penso solo che alcune persone hanno la conspevolezza che ogni cosa che arriva nasconde un insegnamento e cercano in tutti i modi di trarne il più possibile.
Siamo sempre in evoluzione e io desidero che la mia evoluzione sia un costante miglioramento.
Nel miglioramento ci sta in pieno l’imparare a conoscersi in modi differenti da quelli che ci saremmo sempre aspettati.
Nascondiamo tante parti di noi anche a noi stessi.
E l’unico modo per conoscerci a fondo è attraverso gli altri, che sono il nostro favoloso e infinito specchio.
Un’altra esperienza è stata fatta.
Ho imparato.
Ho accolto.
Ho ringraziato.
Si va avanti.

Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi

  • agosto 10, 2015 at 18:33

Sto trascurando il blog, lo so. E’ un periodo così. E va bene.

Le bimbe sono partite da una settimana e staranno via fino a ferragosto.
Le mie vere vacanze!
Sono quei momenti in cui riesco a rilassarmi realmente, senza avere l’orologio sempre all’occhio, il “dovere” di cucinare (più volte al giorno!!), di controllare i compiti etc. etc. etc.
E sono anche quei momenti di serena introspezione in cui mi dedico alla mia crescita personale e ai libri che ho accumulato durante l’anno.

Quei momenti in cui sono padrona del mio tempo.

Così…
Ho deciso di ribaltare e pulire casa in ogni angolo conosciuto e non, lucidare i mobili, sfoderare i materassi, pulire piastrelle che non vedevano una spugnetta dall’era glaciale…

Sembra masochismo?
Invece no, in quanto non è qualcosa che “devo” fare, ma che “voglio” fare. Questo fa la differenza.
E voglio farlo perchè per me è Meditazione.

Le persone credono le cose più svariate sulla meditazione.
Solitamente ci si immagina il monaco buddhista che, gambe incrociate, mudra alle mani e schiena eretta, rimane immobile per un tempo indeterminato spegnendo la mente ed entrando in uno stato “illuminato”.

Quando iniziai a fare meditazione (da autodidatta, si intende, io sono fatta così) mi son chiesta per mesi e mesi come cavolo si facesse a spegnere la mente, dove fosse l’interruttore, la spina da scollegare: aiuto!! E’ la cosa più difficile al mondo!

Siamo abituati ad avere la mente sempre in funzione, un pensiero che succede l’altro, senza mai una pausa, qualunque cosa facciamo.
L’Ego, la mente, vuole proprio questo, un rumore brulicante di fondo che non si spenga mai. Cosicchè ci sembra di avere il totale controllo della nostra vita, ma in realtà è l’esatto contrario: è la mente che diviene padrona di ogni nostro singolo istante, del nostro essere. Ci identifichiamo con essa, ma non siamo assolutamente la nostra identità, noi siamo Altro. Ma come facciamo a scoprire Chi Siamo se la mente non si spegne mai?? Come facciamo a ritrovarci se non riusciamo a stare IN SILENZIO anche DENTRO di noi?

Così ho capito che era necessario qualche “esercizio pratico” per imparare a fare qualcosa di così improbabile, per cui sembra proprio di non essere stati programmati. Esercizio che esulasse dal sedersi nella posizione del loto e lottare con la propria forza di volontà. Qualcosa di più agevole che mi potesse poi facilitare la meditazione tradizionale in un successivo momento.
E la cosa più semplice per esercitarsi a spegnere il cervello è fare qualcosa di automatico, abitudinario, meccanico direbbe Gurdjeff, in cui non è necessario o di vitale importanza “pensare” a ciò che si sta facendo.

I mestieri di casa sono un ottimo strumento.

Provate a farlo.
Cominciate a lavare i piatti o a sfregare una piastrella del bagno con l’intenzione di concentrarvi solo sul movimento della mano, della straccio, del tocco.
Lo fate.
Respirate con calma e…
Alla terza piastrella vi accorgete che, già dalla seconda, stavate pensando a qualcosa. Qualunque cosa, dal vicino di casa che butta giù i mozziconi di sigaretta nel vostro giardino, alle bimbe che ora staranno facendo il bagno, a cosa mi preparo di non impegnativo per cena, all’amica a cui dovevate telefonare tre giorni fa e mannaggia la memoria a breve termine!
Allora riprendete a dare attenzione alle vostre mani, al freddo delle piastrelle, al vostro respiro che diventa un po’ più affannoso e…
Track! Riparte un altro pensiero!
Ma porc… Un’altra volta!
Altra piastrelle, vi concentrate e…  vi ritrovate immersi nei vostri ensieri sena nemmeno ricordarvi da dove siete partiti!
Occhei, respirate.
Rimettetevi in stato di Presenza.
E così via.

Stare nel Qui ed Ora (cioè meditare) è una delle cose più difficili ed è per questo che serve esercizio e disciplina per raggiungere quello stato: uno stato in cui le intuizioni sono di casa, in cui l’autoguarigione del nostro corpo aumenta radicalmente, in cui si è in pace, poichè non è luogo per le preoccupazioni, in cui si è a contatto con la parte Divina di Se stessi, dove si può chiaramente distinguere, magari chiedendo, la veridicità del nostro cammino.

Questo scelgo di fare quando sono libera: ritrovarmi.

E per coronare il tutto, tra una lettura, qualche trattamento (c’è ancora qualcuno a Milano), una cena con i Nonni e le quattro docce giornaliere, per sudare ancora un po’ (ho espulso più tossine in questa settimana che in tutto l’anno…) una bella pedalata al parco a ricaricarmi in mezzo alla Natura.

Il parco deserto, su e giù dai ponticelli con il fiatone, un libro scelto, la borraccia e l’antizanzare.
Fermarsi all’ombra di un grande ippocastano, accarezzare col vento la fila di Sambuco piena di bacche, abbracciare una quercia…
Sì, perchè??!
Io abbraccio gli alberi.
Lo faccio fare anche alle bimbe se è per questo. Gli alberi hanno un’energia spettacolare e per ricaricarsi sono un fonte magica.

In ogni caso al parco ad agosto, con 37 gradi di media, c’è tanta gente strana, che parla col sole, che si rotola nel prato e che urla a squarciagola…

Una donna avvinghiata ad un olmo passa ancora inosservata!

Chi Fu il Panda?

  • luglio 4, 2015 at 19:06

Tornata dalle “vacanze” con le bimbe avrei voluto ripigliarmi un po’ e il Cielo ha ben visto di far partire le tre divoratrici di gambe di tavolo il giorno dopo del nostro arrivo: lago dai nonni paterni!

Per me poteva essere anche un campus didattico tra i raccoglitori di marjuana in Colombia che andava bene ugualmente.

Così avrei avuto qualche giorno per:
riprendermi;
lavare e stirare la vasca di panni sporchi senza ulteriori accumuli;
contattare tutti gli amici e amiche a cui ho detto “ci vediamo quando sarò senza bimbe”… anche se non mi basterebbe un’estate;
incastrare richieste di trattamenti vari a qualunque ora del giorno o della notte, a disposizione senza orologio!

Ma il Cielo, forse annebbiato da questo anticiclone africano senza permesso di soggiorno, ha ben visto di farmi chiamare da Zia Ebe:
“Wonder, lo sai che Nonna M. e Nonno M. partono con Cuginetto It, vero?!”

“Certo! E io sono SOLAAAAA! Così vado a trovare ogni tanto NonnsBis, le porto la spesa se ha bisogno e…”

“E mi tieni Cuginetta It, vero?!?!?!”

Ho tentato in tutti i modi di teletrasportarmi in un buco spazio-temporale dove fosse impossibile rispondere a questa domanda.
Stranamente non ci sono riuscita.

“……….. Certo ……….. un giorno?……….. due??”

“No praticamente sempre…. io lavoro anche sabato…. ti mando l’agenda sul cell!”

Quando poco dopo mi è arrivato il calendario di babysitteraggio della nipote-posseduta che dava ‘parecchi’ giorni dalle 8 del mattino al dopo cena ho avuto un mancamento e nella ricerca dei sali ho visto la Madonna che mi segnalava le uscite di sicurezza: davano tutte per Cuba.

Il mio primo pensiero è stato: Noooooo!! Devo anche cucinareeeeeee!!!
Io che, quando son da sola, vivo di frutta, insalate miste, avanzi e biofotoni del sole!!!

Occhei! Siccome non posso dire di no, sono praticamente certa che è un sogno, ora mi sveglio ed è tutto finito…. oppure giro l’angolo e trovo lo stricione di Scherzi a Parte!

Ha….. Ha…. Ha… Che scherzone…

Così mi tengo in forma nel barcamenarmi tra casa, lavoro, amiche disperate, frigorifero vuoto, Nonnabis, e Cuginetta It.

La bambina di tre anni più sveglia che io conosca.
Altro che bambini indaco o bambini cristallo!
Lei è unica. Con una capacità cognitiva di una ventenne, il lessico di una quarantenne, l’adrenalina di un adolescente in piena fase ormonale e la parlantina di un incrocio tra Lella Costa e il robottino delle pile Duracell: NON STA MAI ZITTA!!!!!
Ma forse MAI non rende l’idea.

L’altra mattina entriamo nel bar di una mia amica e lei, alta uno sputo, tutta ricci, con la sua borsettina sulla spalla si gira verso di me e mi dice:
“Io prendo un caffè!”

Mi diverto certo… ma ho le occhiaie così larghe che se inconstrassi Kung Fu Panda potrebbe cominciare i rituali di accoppiamento.

Prima o poi farò le ferie… quelle vere!

Riequilibrio Quantico Integrato. Complicato?? Lo sanno fare anche le mie figlie!

  • giugno 30, 2015 at 17:44

Ognuno ha il proprio cammino, le proprie lezioni di vita da imparare, i propri maestri e i propri strumenti.

Un giorno sono incappata “casualmente” in un video sul web che mi è parso molto interessante.
Era uno di quei giorni in cui ero “alla ricerca”.
Sappiamo tutti che le risposte ci arrivano quando ci poniamo le domande…

Devo essere sincera… Marco (il Dr. Marco Fincati) ha quel non so che di affascinante.
Non tanto come uomo, non è proprio il mio tipo, ma come genio/comunicatore.
Riesce a spiegare la fisica quantistica in un modo così semplice, che diventa comprensibile anche per un bambino.
Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e ascoltarlo è sempre affascinante, anche seduti davanti ad una pizza, poichè è fonte inesauribile di conoscenza e di “chicche”, come le chiama lui, capaci di cambiarti la visione delle cose in un paio di minuti.

Ho cominciato il percorso del Metodo RQI e sono andata avanti fino al Master e oltre.
Ho trovato persone belle e interessanti e ho risolto parecchie problematiche che mi portavo avanti da tempo (dal mal di schiena a situazioni relazionali non serene).
Ho compreso molto meglio le regole dell’universo e ho aiutato a mia volta diverse persone e ancora lo faccio.

Inoltre seguendo quei corsi ho conosciuti altre persone, con cui ho instaurato rapporti di amicizia, che stanno arricchendo quotidianamente la mia vita.
Certo, ognuna con il proprio percorso, le proprie esperienze e le proprie convinzioni, ma ci accomuna sicuramente la voglia di migliorare e di camminare, ed è un elemento fondamentale per entrare in sintonia.

Il Metodo RQI – Riequilibrio Quantico Integrato – rimane tutt’oggi uno dei miei strumenti di autoguarigione quotidiani.
Lo utilizzo con ottimi risultati con le bimbe, anzi, spesso le bimbe lo utilizzano in autonomia!

Non faccio mai pubblicità a nulla nel mio blog, per scelta.
Questa volta ho deciso di parlarne perchè più che una pubblicità la ritengo un’OPPORTUNITA’.
Le persone a cui l’ho fatto conoscere si sono trovate bene, quindi perchè no… allarghiamo il cerchio!

Cliccando su questo link approdate al sito del Metodo RQI.

Provate a farvi inviare i video gratuiti in cui viene spiegato a grandi linee cos’è.
Non sarà per tutti, magari per pochi, ma anche fosse solo per uno, sono felice di aver aiutato a cogliere un’opportunità che potrebbe fare la differenza.

Taglia rientrante

  • giugno 11, 2015 at 14:16

“Ragazzeeeee! Prova costume!!!”

Qualche giorno fa ho concluso il cambio degli armadi definitivo.
Rischiavo di andare al mare con i pile in valigia.
La menata solita è che le bimbe devono provare tutto perchè il loro giro vita mi inganna e ad occhio non riesco mai a capire se riusciranno a chiudere quel bottone e se le loro coscette respireranno in quei leggins.

Così le principesse cominciano la sfilata dei costumi e passano alla sorella minore quelli ormai troppo stretti.

Canterina, che da brava adolescente, si chiude in bagno anche solo per pettinarsi, stile camerino di boutique allungava la mano fuori dalla porta per dire:
“Questo è stretto…. Questo non mi va più… Stretto….”

“Cribbio ti rimangono solo due costumi, dobbiamo comprerne qualcuno o rischi di andare in spiaggia con le chiappe al vento. Beh, nel frattempo prova questo qui. E’ mio, ma potrebbe andarti.”

Potete immaginare che tuffo carpionato ha fatto la mia  autostima di donna quando mi sono resa conto che a Canterina i miei costumi stavano perfettamente e… li riempiva molto meglio di me?!?!?!

Qualche giorno fa, mentre ero in giro per spese, mi sono infilata in un negozio che vendeva costumi. Ne ho provati circa 4000. Sono uscita con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
La commessa mi incitava a provare anche quelli straimbottiti.
Non è nella mia natura ostentare ciò che non mi appartiene e quelli meno cotonati mi avanzavano tutti quanti.

Con la dignità che mi rimaneva ieri sono andata alla decathlon.
Dopo una lunghissima ricerca e miliardi di prove ho recuperato qualche XS che mi andava. Non a genio, ma addosso.
Mal che vada, l’anno prossimo passerò anche quelli alle figlie.

In un momento di depressione ho anche pensato di cercare nel reparto bimbi…..

Al telefono un’amica con la quale condividevo la mia depressione momentanea mi dice:
“Ma tanto cucchi lo stesso!”

“Scema! No… Non è per cuccare! E’ per riuscire ad andare in spiaggia con indosso qualcosa! Non mi chiamano ‘bambina’ solo per le smagliature, ma secondo me senza il top, ai giochini, mi potrei confondere benissimo!”

Quasi quasi quest’anno ci provo…

In goni caso, l’ho sempre detto, preferisco la montagna!

Incubo di una notte di mezza estate

  • maggio 9, 2015 at 01:34

Meno uno!

Domani, noi genitori delle classi quinte, metteremo in scena lo spettacolo su cui lavoriamo da tutto l’anno scolastico.
Che strizza!

Shakespeare non ti rivoltare nella tomba… Abbi pietà di noi, miseri e meschini.
Abbiamo rivisitato il tuo testo: la nostra memoria vacillava sull’originale.
Abbiamo personalizzato i personaggi: ognuno su sua fattezza e misura.
Abbiamo cucito e costruito costumi e scene: a saperlo cambiavo personaggio… che nell’ultima scena sono veramente inguardabile!!!

Ma ormai la parola “dignità” non fa più parte del mio vocabolario, e dopo domani sera la censurerò definitivamente…

Cosa non si fa per amore dei figli!

Ad essere sincera mi sto cacando sotto.
Siamo agitatissimi.
Io lo sono molto più di due anni fa.

Forse perchè so che dopo i due spettacoli del week end andrò in giro in mimetica e occhili da sole per mesi e mesi?
Può darsi.
O forse perchè è una commedia così impegnativa che ancora oggi, dopo un anno scolastico di prove, mi sembra ancora quasi irraggiungibile per noi, genitori dabbene in pasto al teatro?
O probabilmente perchè abbiamo avuto la fortuna di avere uno splendido regista, un papà delle quinte che lo fa proprio di mestiere e… alla fine ci sembra quasi di essere attori seri, di uno spettacolo serio, con l’angoscia seria, che seriamente  stasera alla prova generale morivano di mal di pancia e batticuore e avevano problemi di vuoti di memoria seri.

Figuriamoci domani…

Ma una cosa è certa: è un’esperienza unica, terapeutica, che consiglierei a tutti.
Un gruppo meraviglioso che ha condiviso momenti deliranti e ironici. Che ha sacrificato tempo (a volte tolto alla famiglia) mettendo tutto il cuore per riuscire in quest’avventura nata per i figli e cresciuta con tutti noi.
Ognuno ha dato una parte preziosa di sè e io mi sento oggi, molto più ricca di qualche mese fa.

Ma il meglio deve ancora venire (o il peggio!!!!!), perciò per dirla con una delle mie battute di scena:
“Basta così! O la va, o la spacca!”

Evoluzione più o meno spontanea

  • aprile 13, 2015 at 14:52

Siamo arrivati su questo mondo per fare esperienza, per imparare, per evolvere la nostra anima tramite il percorso che abbiamo scelto (anche se non ce ne ricordiamo più) in questa vita terrena.

Per mia esperienza diretta, ho imparato che il chiedersi ‘cosa devo imparare’ dalla situazione che ci si presenta davanti, aiuta a far proprie quelle conoscenze (di noi stessi) che ci servono per superare il momento e velocizza la nostra evoluzione.

Gran parte delle persone purtroppo non coglie questa sfumatura e continua ad imbattersi nelle stesse identiche esperienze, le quali si ripresentano proprio perchè strumento di insegnamento che però non vuole essere colto.

E’ come se qualcuno dicesse:
“Non hai imparato? Aspetta un po’ che ti do la possibilità di rifarlo, magari stavolta ti serve… Ancora scegli di accantonare, fuggire, girarti dall’altra parte, dare agli altri la responsabilità della tua vita?? Va bene, cambio la scena, gli attori,  ma sappi che ti manderò ancora altri maestri per insegnarti questa lezione che tu ti ostini a non imparare!”

La vita funziona così, fateci caso.

Osservando gli altri e il mondo, è chiaro all’occhio che ognuno ha i propri tempi, le proprie lezioni, il proprio percorso. Siamo tutti diversi e siamo tutti qua per fare esperienza…
Per fare esperienza…

Ultimamente però sono arrivata ad una conclusione.

Non tutti sono giunti su questa terra per progredire.
E tra queste ‘creature’ rientrano anche persone che sono a noi vicine.

Per alcuni ne sono serenamente consapevole.
Ma per altri -per non deludere le mie ingiustificate aspettative- devo proprio farmene una ragione!

Ogni tanto prende anche me…

  • marzo 16, 2015 at 23:57

Ogni genitore fa il meglio che può. Sempre.
In base al proprio livello di consapevolezza.
Ciò che fa è certamente il meglio che potrebbe fare in quel momento e con i suoi strumenti.

Noi genitori siamo così.

I nostri genitori son stati così, e lo sono tutt’ora.

In quest’ottica riesce più facile “perdonare” i propri genitori per tutti gli sbagli che, da grandi, ci siamo resi conto hanno fatto con noi.
Era il loro meglio.

E così noi, ciò che stiamo facendo per i nostri figli lo è certamente.

Però c’è un momento che, capendo questo, comprendi anche che puoi migliorare.

In un libro molto interessante che ho letto l’anno scorso, “La biologia delle credenze” di Bruce Lipton, l’autore riprende questo concetto (tralascio lo spiegare cos’è nel dettaglio l’epigenetica): i nostri genitori quello che potevano fare hanno fatto, aiutandoci a loro insaputa a creare dei “programmi”, delle “credenze” incoscie che ci influenzano ogni giorno della nostra vita. Così noi abbiamo fatto fino ad ora con i nostri figli, facendo del nostro meglio per ciò che potevamo/sapevamo fare.
Ma una volta che si prende coscienza, CONSAPEVOLEZZA, di come possiamo essere stumento per migliorare realmente la vita e il futuro dei nostri figli, di come possiamo metterci in gioco per farlo… allora non abbiamo più scuse: é nostro dovere non far finta di niente.

Io sono sempre stata così.
Quando arrivo a conoscenza di qualcosa (specialmente se riguarda la vita e la salute delle mie figlie), non posso fare a meno di informarmi e capire se posso dar loro qualcosa di meglio di ciò che già offro.
E quando giungo alla consapevolezza di cosa è meglio, cosa è il loro bene… non riesco a far finta di niente, cerco in tutti i modi di perseguire quella strada… PER LORO.

Quando ho scoperto i risvolti di un’alimentazione sana (a Canterina è passata definitivamente l’asma cambiando alimentazione!) non ho potuto fare a meno di FARMI QUALCHE DOMANDA. E di conseguenza cercare le risposte.

Non è stato facile cambiare alimentazione, assolutamente no.

Ma… lasciatemi passare il termine… mi son fatta il culo quadrato per riuscire a farlo perchè sapevo che era per il loro bene.
Sono passati 4 anni e da un’alimentazione tipica occidentale ipercalorica e iperproteica, siamo passate ad essere quasi-vegane.
(E poi il papà le porta da Road House e fa mangiare loro la pizza col prosciutto………..)
Mi piace pensare di aver “investito” tanto tempo ad informarmi, a provare, a chiedere, a condividere, ad averlo “investito” sul loro benessere. E sul mio.

Ma faccio ancora tanta tanta fatica a comprendere come un genitore possa far finta di niente anche quando le cose vengono presentate su un piatto d’argento.

Quanta pigrizia, quanta comodità, quanta non voglia di mettersi in gioco…

Ognuno è libero di non mettersi in gioco, scegliendo la propria vita e il proprio futuro.
Ma perchè far scegliere alla propria pigrizia anche il futuro dei propri figli??

Faccio così tanta fatica a rimanere ancora serena di fronte a questo.

Forse perchè tocca le mie di figlie.
Forse perchè mi faccio un mazzo tanto e magari potrei farmene la metà se supportata da chi condivide con loro gli altri momenti della loro vita.
Forse perchè io costruisco e a volte mi sembra che gli altri demoliscano.

In realtà so che le buone basi che butto con le bimbe sono solide, e già ne vedo i risultati.
Ma se non siamo noi genitori ad informarci per il bene dei nostri figli, se non siamo noi ad alimentarli in modo corretto, se non siamo noi ad “ascoltarli” e ad aiutarli a comprendere se stessi e le proprie emozioni, a riconoscerle e viverle in armonia….. allora chi lo deve fare???

Il buongiorno si vede dal mattino

  • febbraio 27, 2015 at 14:45

Accompagnando a scuola Babet e Nanà.

Nanà: “Mamma ma se due bambini sono gemelli, possono essere anche  un maschio e una femmina?”

“Certo amore.”

Nanà: “Ma sono uguali ugualissimi? Che li confondi?”

“Di solito sono più uguali ugualissimi due bambini dello stesso sesso…”

Nanà: “Ma se nascono uno maschio e una femmina, al maschio non puoi mica mettergli la gonna!”

“Nanà… ma è la mamma che decide come vestirli, metterà la gonna alla femminuccia e i pantaloni al maschietto… tendenzialmente… non è una regola… poi esistono gusti personali, ma quella è un’altra storia…”

Nanà: “Eh… ma non puoi mica mettere la gonna al maschio!”

“Tesoro, anche se sono gemelli, si possono vestire come vogliono!”

Nanà: “Ma i gemelli nascono lo stesso giorno?”

“Certo tesoro.”

Nanà: “E se uno nasce un giorno e l’altro dopo??”

“Non è possibile amore, quando nasce uno, nasce anche l’altro. La pancia della mamma non può aspettare! O tutti o niente!”

Babet: “Ma se sono gemelli da dove escono?”

Nanà: “Babet! Uno dalla pancia e uno dal sedere, no!!”

“Hahaha!!! No amore, tutte e due dalla stessa parte!”

Babet: “E come fanno?”

“Prima uno, poi l’altro.”

Babet: “Eh già… farli uscire insieme sarebbe un po’ complicato… Ma tu come hai saputo che dovevi fare il taglio sulla pancia?”

“Non lo sapevo, ma tua sorella non voleva uscire, era comoda comoda lì, così son dovuta andare a farmi indurre il parto e, dopo ben 15 ore di travaglio, hanno deciso di fare il cesareo d’urgenza.”

Babet: “E perchè?”

Comincio a spiegargli un po’ di dati tecnici riguardo il parto e la gravidanza.
“…Così quando mi hanno chiesto se volevo aspettare ancora 5 o 6 ore per vedere se mi allargavo oppure volevo fare il taglio io ho detto che bastava che mi dicessero dov’era la sala parto… non ne potevo più… così ci sarei andata da sola, avrei tirato una testata contro il primo spigolo che  incontravo per anestetizzarmi e avrebbero potuto far di me ciò che volevano! E alla fine così è stato…”

Babet: “Hai tirato la testata allo spigolo???”

“Hahaha! No. Per quello hanno preferito farmi l’anestesia!”

Babet: “Ma perchè dopo 41 settimane il bimbo deve nascere per forza?”

“Amore, mica siamo elefanti! Ad un certo punto il bambino deve nascere, o passerà un’adolescenza molto stretta… C’è un tempo per tutto. La gravidanza dura circa 40 settimane in cui il bimbo cresce e viene nutrito dalla mamma. Dalla 38esima in poi può nascere tranquillamente e non si sa quando sarà pronto, lo decide lui/lei..”

Babet: “Perchè dopo la 38esima settimana?”

“Perchè è il termine minimo per far sì che il feto/bambino sia totalmente formato, maturo. Se nasce prima ci potrebbero essere complicazioni, si dice che il bimbo nasce prematuro… ”

Babet: “Quindi nasce un po’ verde??”

Prevedo una giornata luminosa e divertente!