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Son viva e mai ferma

  • marzo 26, 2016 at 17:01

E’ tanto che non scrivo.

Troppo presa? Sì. Come al solito, a volte di più.
Ma per un certo verso non ne ho sentito il bisogno per tanto tempo.

Mesi particolarmente vivi dal punto di vista della crescita personale.
Vivi dal punto di vista “mamma 24h/24″: mamma-cuoca-psicologa-dottoressa-genitore-trefiglieintrescuolediverse-rappresentantediclasse-associazionegenitori-terapeuta-studentessa-amica-amicadelcuore-donnadellepulizie…
Direi da ogni punto di vista.

Ma come non so star ferma fisicamente, così non lo so fare nel cogliere gli spunti dalla vita.

In questo periodo, più del solito, ho avuto prova di come ogni situazione che si presenta alla porta della nostra vita possa leggersi o come un problema, o come un opportunità.
La scelta ovviamente è sempre nostra.

Ho imparato ad ascoltarmi più a fondo e ad ammettere con me stessa di essere umana.
Ho colto al volo l’occasione per imparare a NON GIUDICARMI, una delle lezioni più dure da mettere in pratica, ma che, se assimilata, smussa gran parte delle rigidità che ci portiamo dentro da sempre e che, inconsciamente, coltiviamo giorno dopo giorno.

Ciò che mi è rimasto più impresso, tra le lezioni imparate in questi mesi, è, ancora una volta, il vedere come gran parte delle persone rifugga il cambiamento come una malattia contagiosa.
Chi, messo di fronte alla scelta di cambiare, preferisce rintanarsi nella certezza conosciuta della routine, della quotidianità, piuttosto che “osare” lanciarsi verso la scoperta di Se Stesso e della propria anima.

Per fortuna c’è anche chi, invece, sa cogliere al volo l’opportunità di illuminare qualche parte della propria vita, semplicemente ascoltando e prendendo coscienza che il cambiamento, spesso, è doveroso.

Ho scoperto di essere un lucente strumento di cambiamento per chi, con fiducia, si confronta con me e la mia sensibilità umana.

Sentirmi dire “Ho fatto questa scelta, sofferta, ma ponderata. Era ora di cambiare… ed è anche colpa tua e delle chiacchierate che abbiamo fatto! Mi hai acceso un lanternino che mi ha fatto riflettere… e quindi GRAZIE.” è solo la prova che sto seguendo il mio percorso.
Far star bene qualcuno, con un massaggio, un trattamento, una parola, non fa differenza.
E’ ciò che Sono io, la mia missione e sono grata al Cielo di rendermi ogni giorno strumento di crescita per me stessa e per gli altri.

Vedere chi, inizialmente ti ringrazia per avergli aperto la visione su un mondo nuovo ed avergli insegnato a guardarsi dentro, poi si rintana nella solita vita di sempre, fuggendo a quell’ascolto che forse spesso fa paura, e taglia i ponti non solo con me ma con la possibilità di migliorare la propria esistenza, beh, ormai fa parte di ciò che affronto con serenità, poichè consapevole che la paura vince molto più spesso che l’amore per se stessi e per chi ci circonda.

Mi son ritrovata spesso a pensare “Ho sbagliato a vedere dentro quella persona? Eppure quando guardo col cuore sono certa di ciò che vedo…. ma poi…”

Ma poi ho capito.

Che ciò che vedo col cuore, e mi capita sempre, sono le POTENZIALITA’ delle persone.
Che tutti, chi più e chi meno, chi molto e chi molto poco, ma tutti hanno potenzialità inespresse dentro di sè.
E’ quella scintilla divina senza la quale non si spiegherebbe la nostra incarnazione nella vita terrena e la nostra esistenza in questo universo.
E le potenzialità ci sono, ma c’è chi lo sa e chi non lo sa, chi sceglie di utilizzarle, chi non lo sa fare, chi non ha gli strumenti per farlo e chi non vuole farlo.

Il mio compito è semplicemente metterle in luce.
Ma non tutti apprezzano la Luce.
La Luce illumina le parti buie. Quelle parti che a volte si preferisce lasciar nascoste.

Anche come genitori abbiamo il compito di illuminare le parti buie dei nostri figli e dar loro gli strumenti per affrontarle e trasmutarle, così che sappiano entrare nella vita con la Luce del coraggio e dell’amore per se stessi.

E poi abbiamo una grandissima fortuna: i nostri figli ci fanno da specchio come nessun altro.
La casa, la famiglia è l’ambiente più complicato da gestire perchè è dove abbiamo l’opportunità maggiore di lavorare su noi stessi e di crescere, un’opportunità che ci viene quotidianamente e senza richiesta sbattuta in faccia.

Io ringrazio ogni giorno le mie figlie di essermi da specchio, di essere grande strumento di crescita per me.

In questi mesi ho imparato tanto: ad essere strumento, ad ascoltare a fondo le mie emozioni e le mie fatiche e ad accettarle, a lasciar andare ciò che non serve con più serenità del solito, ad accettare con amore chi sceglie di non crescere ma allo stesso tempo di essere cosciente che non potrà far parte della mia vita… perchè io sono in continuo cambiamento, in continua evoluzione, e chi si ferma, con amore e serenità, viene lasciato indietro.

Il nuovo? Noi siamo pronte ad accoglierlo

  • settembre 14, 2015 at 23:51

Dopo esserci godute qualche giorno sulle Dolomiti a camminare in mezzo ai boschi e respirare aria pulita, – dove ho fatto camminare le bimbe come camosci per sfiancarle e l’unica sfiancata ero io… forse anche per le dimensioni dello zaino da gita a 4…  – tornate a Milano abbiamo continuato il programma “L’ordine regna sovrano in casa prima dell’inizio della scuola o è tutto perduto.com”

A circa una settimana dall’inaugurazione dell’anno scolastico ero decisamente commossa: dopo aver messo le figlie in schiavitù per un paio di giorni interi, ogni libro di casa aveva il suo posto, ogni gioco la sua scatola o il suo bidone, e ciò che non serviva più è uscito di casa e di cantina!!

Sì, anche la cantina… e la mia scrivania… e il soppalco!!!

Occhei, vi capisco, è un duro colpo…. recuperate pure il fazzoletto… prendete il tempo che vi serve…

Per chi durante l’anno corre sempre e non ha tempo di riordinare “bene” e accumula i documenti (e non solo) in una/due/tre pile infinite denominate “ordine a modo mio”, perchè comunque ritrovo sempre tutto, beh… avere la casa a posto è una reale soddisfazione.

Ma sono sicura che sapete di cosa parlo.

Fare ordine (fuori) dà soddisfazioni poiché significa FARE ORDINE DENTRO.
E nel fare ordine è importante liberarsi di ciò che non serve più.
Perchè fare spazio (in casa) lasciando andare il vecchio, vuol dire FARE SPAZIO NELLA PROPRIA VITA, pronti per accogliere il NUOVO.

E’ terapeutico per una Babet che inizia la prima media in una scuola nuova e lontana da casa, lasciar andare la “vecchia parte di sè” perchè c’è bisogno che emerga in lei la nuova parte con tutte le sue potenzialità e le sue doti, pronta per affrontare tutti i suoi timori e le sue incertezze con un “nuovo coraggio”.

E’ terapeutico per una mamma che ogni anno riscrive la sua vita lavorativa e genitoriale (cresco insieme ai cambiamenti delle mie figlie) e forse anche sociale.

E’ terapeutico per l’energia di ognuno di noi.
In questo periodo di cambiamento importante è fondamentale aprirsi al nuovo.
All’energia nuova che sta investendo tutto il nostro pianeta e che molti di voi avranno già colto, se non nella sfera mondiale, anche solo nelle proprie vite, nei propri modi di fare, di sentire e percepire.

E chi non coglierà quest’opportunità di cambiamento che ci viene data ora, avrà molta difficoltà a farlo in futuro, perchè sarà rimasto troppo incollato ai suoi vecchi schemi, alle sue modalità stantie, da non avere la spinta giusta per saltare.

Fate spazio.
Dentro di voi.
Seguite l’onda del mare del cambiamento.
Smettetela di parlare, di criticare e di voler sapere tutto.
Ascoltate.
Siate curiosi.
Scoprite.
Imparate ad essere diversi.

Ed imparatelo grazie agli Altri.

<<Quando parli stai solo ripetendo quello che sai. Ma quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo.>>
Dalai Lama

Qualcosa di nuovo

  • giugno 11, 2015 at 21:08

Fare qualcosa che non faresti mai aiuta.

Non sto parlando di cose illegali o che danneggiano gli altri e l’ambiente.

Ma se ci ascoltiamo a fondo, ognuno di noi si troverà pieno di rigidità.
Sono i giudizi che diamo riguardo alle cose che non ci permetteremmo mai di fare, perchè (così ci giustifichiamo noi) sono “contro la nostra natura”.

Una volta un mio maestro ci fece camminare in mezzo ad un centro commerciale affollato con due scarpe diverse.

Io ovviamente non ho avuto nessun problema a farlo.
Dopo la condivisione di cosa ognuno di noi aveva provato e pensato, ci disse chiaramente che in realtà la nostra paura di essere giudicati è solo un problema “nostro”… agli altri, in fin dei conti, non gliene frega niente delle nostre scarpe.

Qualche mese fa Nanà mi chiese se poteva mettere una calza blu e una rosa, perchè non sapeva scegliere.
“Certo che sì amore” le ho risposto con naturalezza e lei con naturalezza è andata a scuola così, senza nessun problema.

La sera il papà al telefono mi ha chiesto spiegazioni.
“Perchè non avrebbe dovuto scusa? Le ho lasciato la sua libertà di espressione.”

“E no, non mi va bene. Poi se i compagni iniziano a prenderla in giro… e poi si va vestiti decenti.”

“…… Stai scherzando vero? Ha SETTE anni! E’ una bambina, è creativa, molto creativa. Perchè dovrei inculcarle la paura del giudizio se lei, splendidamente, ha la forza di imporre la sua personalità in questo modo così colorato! Lasciamole trovare la sua identità a modo suo!”

Ovviamente suo padre non era d’accordo.
E’ proprio questo il problema.
Da una parte noi adulti vogliamo che i bimbi trovino l’identità che “noi” vorremmo per loro. E dall’altra parte siamo proprio noi a renderli soggetti alla paura del giudizio.

Io col tempo ho imparato a non essere più avvezza al giudicare gli altri e questo mi aiuta tantissimo a comprendere le persone e ad accoglierle con totale tolleranza e rispetto per ciò che sono: un’anima in cammino.

Certo non sono perfetta, a volte mi capita ancora di dare del pirla a qualcuno, ma senza farmi travolgere dal senso del giudizio, sapendo che in realtà è solo un mio momentaneo punto di vista.

Smettendo di giudicare gli altri si comincia a giudicare meno anche se stessi.

E quando la vita ti mette di fronte la possibilità di scegliere di fare qualcosa che, solitamente, non avresti mai fatto, c’è la libertà di provare ad andare oltre i propri limiti senza per questo esprimere un giudizio su se stessi.

Che ventata di aria fresca!

Capire ancora più a fondo che non esiste il più giusto o il più sbagliato e riuscire a vivere un’esperienza così serenamente quasi da non riconoscersi nemmeno.

Si può cominciare con due scarpe diverse in un supermercato.
E poi andare oltre, mettendosi alla prova su ciò che ci blocca, che ci limita, che ci fa giudicare.

Siamo anime angeliche, pure e preziose, ma su questa terra troppo spesso non vogliamo usare le nostre ali.

Maggio, il d-month

  • maggio 19, 2015 at 23:41

Con cui si intende il Delirio-Month.
Anche quest’anno mi son detta “Se sopravvivo a maggio, ho buone probabilità di raggiungere incolume i novant’anni in salute!”

“Per farla breve o per farla lunga…..”
Anche questa era una mia battuta di scena. Ma ormai non riusciamo più a parlarci in altro modo!!

A proposito… Lo spettacolo è andato alla grande sia il sabato che la domenica.
Adrenalina a mille, scenografie fantastiche, effetti luce e ombre da professionisti, entrate inaspettate che coinvolgevano il pubblico, canzone strappalacrime finale (Scritta dalla sottoscritta)…
Un successone!
E ci siamo divertiti così tanto e voluti bene così tanto da voler portare avanti questo gruppo anche l’anno prossimo, regista permettendo.

Le bimbe erano orgogliose della mamma che faceva ridere un sacco i loro amici.
“Mamma, sei famosa! Sai che ti conoscono tutti nella mia classe?”
Fuori da scuola ultimamente i complimenti di genitori e maestre, nonostante io arrivi con gli occhiali da sole nel tentativo che le gente passi nel dimenticatoio com’ero vestita nell’utlima scena…
“Wonder? Ciao, volevo dirti che il tuo personaggio ha colpito molto mia figlia” mi ferma una mamma mai vista prima davanti al cancello della scuola “Infatti stamattina mi sputava!”

“Sono contenta di aver lasciato un segno nelle generazioni future!”

La cosa buffa è che io, nell’interpretare il personaggio, sono rimasta molto me stessa, così come nelle improvvisazioni, cucendomi addosso Bottone-Piramo “a modo mio”.
Un Piramo che sputa in effetti penso che non si fosse mai visto…

Ma d’altronde, mi ci vedavate a fare la parte di una dama contesa e innamorata oppure una fatina??
… Neeeeeeeeh!

Canterina ha portato una sua compagna di teatro a vedere lo spettacolo, e lei le ha chiesto se io facevo teatro, avevo fatto teatro, da piccola facessi teatro.
Carinamente mia figlia ha risposto:
“No. Mia mamma è sempre così, al naturale.”

Conclusa l’esperienza dello spettacolo inizia il tuor di saggi musicali e teatrali, pic nic, riunioni di fine anno, pizzate, regali alle maestre, feste della scuola varie ed eventuali.
Unite al resto della vita quotidiana fanno un bel pienone mensile dove non riesco nemmeno ad inserire l’aggiornamento del blog.
Più che altro non arrivo a sera molto lucida.

Questo mese ho anche trovato il tempo di vedere Nanà spiaccicarsi di naso in fondo alla rampa del box e galleggiare urlante in una pozza di sangue mentre io, con la mia solita calma serafica, tamponavo con fazzoletti e pensavo che da lì a venti minuti sarei dovuta andare a recuperare Babet al pullman con lo striscione per accogliere le sante maestre.

Ho trovato il tempo di insultare Canterina e il suo conflitto esistenziale con l’inglese che-mi-hanno-sentito-fino-in-America, facendo fuoriuscire la Franzoni che è in me, e contemporaneamente ricucire quegli strappi dell’animo che ogni tanto le ritrovo addosso dopo che è stata da suo papà.

Ho trovato il tempo di musicare un’altra canzone per una cara amica che a breve compirà gli anni mentre andavo in metropolitana a firmare i documenti per il divorzio.

Ah già, ho trovato anche il tempo per divorziare.

E ho trovato il tempo per guardare la mia frenetica e tranquilla, impegnata e semplice, libera e profonda vita ed essere felice.

Come ho detto spesso, non ho tutto quello che volevo, ho tutto quello di cui ho bisogno.

Quando ci rendiamo veramente conto che le cose non cambiano ma possiamo solo noi cambiare il nostro punto di vista nel guardarle… e finalmente lo facciamo, allora riusciamo ad essere veramente felici con quello che abbiamo.

La cartina di tornasole

  • marzo 13, 2015 at 00:14

Quale prova per capire se siamo realmente in Amore o ci proviamo in un tentativo spesso fallace?

Come capire se i cambiamenti del nostro essere sono permanenti, strutturali, radicali?

Coma capire se al posto di paure e timori, rabbia e invidia, siamo riusciti veramente ad aprire il nostro Cuore, ottenendo così la nostra trasformazione alchemica?

Per capire se il nostro cambiamento è reale dobbiamo guardare ai fatti (alla realtà che ci circonda), non al pensiero, alle convinzioni o ai desideri di essere.

<<I risultati del Cuore aperto sono:

Vivere la Prosperità in un periodo di crisi.
Vivere la Sicurezza in un periodo di incertezze.
Vivere l’Amore incondizionato anziché la gelosia.
Vivere l’Appartenenza anziché il possesso.
Vivere la Serenità in un periodo di terrorismo.
Vivere il Gioco in un periodo in cui tutti fanno sul serio.
 
Ecco che i demoni sono vinti senza combattere.>>
Salvatore Brizzi

E più mi guardo intorno e più vedo che i miracoli esistono.
Almeno nella mia vita esistono eccome.
Ma non mi riferisco a miracoli di guarigione, apparizioni, varie ed eventuali.
Un miracolo comincia con il cambiamento nel modo di pensare.
La gente pensa che il miracolo sia il risultato finale… invece no.
Il miracolo è il cambiamento nel pensare che porta ad uno stato interiore del tutto diverso.

Libro di istruzioni

  • settembre 10, 2014 at 12:50

Conosco un sacco di gente che vorrebbe qualcosa di diverso da quello che ha e si chiede come fare, cosa bisogna cambiare, dove trovare la soluzione, nella piena consapevolezza che la situazione così com’è NON VA.

Poi ci parlo, la osservo nella sua vita o ci vivo insieme qualche esperienza e mi rendo conto che si fermano lì. Al desiderio di avere qualcosa di diverso. Punto.
Non che non provino a fare qualcosa, ma di solito il far qualcosa sta nel sapere cosa “l’altro o gli altri” dovrebbero cambiare per far star meglio anche loro.

E’ umano vedere negli altri cosa non va, quasi automatico.
Vedere in noi stessi è più difficile, sempre se si ha intenzione di farlo.

Un’amica l’altro giorno, dopo una chiacchierata di circa due ore, mi ha chiaramente detto che è conscia dei suoi errori, sa di sbagliare, ma se c’è da lavorare su di sè… è troppo faticoso, visto che fa già tanta fatica nella vita quotidiana.
Io non posso che accogliere le sue parole e accettare le sue scelte, ma nel frattempo mi chiedo se non fosse meglio lavorare su sè stessi per poi avere risultati duraturi.

“Devi partire dal volerti bene, dall’amare te stessa. Se tu non stai bene con te stessa, non starai bene in nessun luogo, con nessun altro.”

“Ma io mi voglio bene, sono contenta di me…” e mentre mi elenca qualche prova della sua autostima, io osservo come la sua faccia, i suoi modi e tutto il suo racconto delle due ore precedenti dicano l’esatto opposto.

Le sorrido e scelgo di cominciare io a volerle bene, come ho sempre fatto, per quella che è.
Ognuno sceglie il proprio percorso.
Ognuno sceglie quando, se e come cambiare.

Poi ci sono quelli che nonostante la vita gli sbatta in faccia le loro difficoltà e i loro limiti, non riescono a guardarsi dentro nemmeno con una lente larga un chilometro, e dopo li senti dire “Ci ho provato, tante volte, ma non è andata… non so perchè!”
E ti rendo conto che non hanno veramente capito il perchè!

Vorresti dirgli “Ma come non sai il perchè??? Ma tu cosa è che hai provato a cambiare per vivere la stessa situazione in modo differente? Tutto tranne che il tuo modo di viverla??!! Il mondo ti mette di fronte la stessa identica esperienza più e più volte… cosa hai fatto per viverla diversamente? Cosa? Niente! Hai sempre reagito nella stessa IDENTICA maniera! Non sei cambiato tu, non è cambiata l’esperienza! E finchè non cambierai tu, non cambierà l’esperienza che ti ritroverai imperterrito a rivivere! Tu l’attiri. Il responsabile sei tu!”
Ma poi non dici più niente e ti metti da parte, poichè se non l’ha capita dopo una, due tre… otto volte, beh, allora forse non la vuole capire.

Il fatto è che la maggior parte di persone, quando sente dire che ognuno di noi è l’unico responsabile di ciò che vive, sgrana gli occhi e ti prende per pazza.

La maggior parte della gente fa fatica a cambiare, perchè cambiare è difficile.
L’ho già detto tante volte, il cambiamento è sconosciuto e per questo fa paura, così si preferisce stare nel proprio “infelice” ma conosciuto mondo.

E’ umano, ripeto, trovare negli altri ciò che potrebbe essere modificato per renderci più felici. E’ anche più facile. Quante volte l’ho fatto anch’io!
Ma il cambiamento vero è avvenuto quando non ho più desiderato che fosse l’altro/a a cambiare, ma ho preso la situazione in mano, chiedendomi su cosa “volesse” farmi lavorare (di me stessa), mi son guardata dentro, profondamente, mi son tirata su le maniche e mi son messa al lavoro.

Ed ecco che quando cambiamo noi, attorno accadono magie!
Le situazioni si modificano.
Le persone attorno cambiano atteggiamento verso di noi.
Alcune escono dalla nostra vita, perchè non abbiamo più bisogno di loro per “lavorare” su noi stessi e quindi non le attiriamo più.
Altre entrano nella nostra vita e, spesso e volentieri, sono molto affini al nostro cambiamento. Simile attira simile.

Eh, già!
Simile attira simile.
Quindi guardati intorno e capirai bene due cose: su cosa hai bisogno di lavorare e come realmente sei.
Che in realtà sono un’unica cosa…

Abbiamo attorno a noi un Libro di Istruzioni per migliorare noi stessi.
Impariamo ad usarlo, invece che nasconderci sempre dietro mille giustificazioni e giudizi, sugli altri.

E quando qualcosa non è andata come speravamo, proviamo a dire “Ho sprecato un’altra occasione per rendermi migliore” invece di esclamare, rassegnati e stupiti, “Non è andata… Non so il perchè!”

Cambia il tuo sguardo

  • agosto 9, 2014 at 19:44

Guardare gli altri senza pregiudizi, senza filtrare tutto attraverso “noi stessi”.
Guardarli con altri occhi. Gli occhi dell’attenzione.

Sarebbe meraviglioso…

 

Buon cambiamento

  • agosto 4, 2014 at 21:25

Senza figlie a casa ho tutto il tempo di fare quelle cose che mi tiro dietro da una vita, quei lavori da uomini per i quali ho bisogno di spazio e soprattutto tempo per riuscire a terminarli e pulire dopo, nonchè quelle cose a cui piace dedicarmi, come la lettura, che non riesco a portare avanti come vorrei durante l’anno.

Questo è quello che mi dico ogni volta.
Poi, dell’elenco stilato a inizio “mie ferie personali” (leggi: quando le bimbe vanno in vacanza col papà), non concludo nemmeno la metà.

Che inguaribile ottimista!

Il dovere chiama sempree, quindi ho già comprato tutti i libri di scuola per Canterina, ribaltato la cameretta per pulirla, montato con l’aiuto di nonno M. un paio di mensole (scelta alternativa a uscire noi di casa per farci stare tutti i libri che abbiamo…), sfoderato i divani, montato il porta tenda, aggiustato l’asse del wc…

In certi momenti mi sento decisamente la figlia di Mc Gyver.

Stamattina, mentre facevo un massaggio, pensavo che mi toccherà anche tosare le siepi e, come per magia, i giardinieri condominiali, oltre che tagliare quelle esterne hanno livellato anche tre quarti delle mie.
Certo, la massaggiata si sarebbe certo rilassata di più senza quel BRBRBRBRBRRRRRRRRRRRRRRRRR di sottofondo, ma guardiamo il risultato.
Infinitamente grazie e queste anime pie!
Lassù Qualcuno mi ama…

Ma di riuscire a leggere quei tre libri che mi aspettano sul comodino non se ne parla!

Così oggi pomeriggio decido di dedicarmi un paio d’ore ed andare al parco con un libro nel cestino della wonderbike.
Se rimango in casa continuo a far andare le mani e a rimandare il momento della lettura.
Perfetto!
Niente potrà mettersi tra me e le 147 pagine che mi mancano per finirlo!
Così è deciso, la seduta è tolta!

… A meno che non incontri un amica che non vedi da un pezzo e ti fermi a chiacchierare per due ore…

Prima in sella alla bici…
Poi scendendo dalla bici…
Poi parcheggiando la bici e andando a prendere un caffè…

Sono incorreggibile.

Vabbè…
Sono stata molto felice di parlare con lei.
Ci siamo raccontate un po’ di cose. Un bel po’.
Mi ha chiesto delle bimbe, dell’ultimo corso che ho fatto, del compagno con cui ho chiuso, e questa volta definitivamente, del mio ex marito con cui ora, posso dirlo fiera, vado d’amore e d’accordo…
Abbiam parlato di figli, di relazioni e comunicazione, di salute, di genitori, di epigenetica e di medicina cinese…

Io parlavo serena (certo che sono serena, son senza figlie e senza l’obbligo di guardare l’orologio!), ma forse c’era una serenità di fondo, diversa dal solito, che traspariva anche nel mio entusiasmarmi del racconto.

Così, quando ci siamo congedate, la mia amica mi ha detto:
“Star vicino a te è rilassante!”

“Soporifera?”

“Quanto sei scema! No, ci si rilassa, metti pace.”

Mi son fermata ad accogliere questo bellissimo (a mio parere) complimento.
Perchè prova che quel cambiamento che desideravo e per cui lavoro ogni giorno, sta avvenendo, è avvenuto.

Alcune amiche mi han detto che a volte sono “troppo zen” (nel senso che “non fanculizzo abbastanza”, a detta loro…), a me va bene così.
Si può essere vivaci e “zen” contemporaneamente.
La mia parte goliardica ed entusiasta non potrà mai essere eliminata, nemmeno quella che parla da sola.
Non anelo ad essere una santona, una saggia della montagna o l’erede del Vecchio dell’alpe.
Però son cambiata, sì.
Ho perso per strada anche un po’ di memoria se proprio vogliamo essere precisi…

Ciò che siamo dentro si riflette all’esterno, nella nostra vita esteriore, in chi incontriamo, in ciò che attiriamo e che viviamo.
Già sto sperimentando esternamente il mio cambiamento interiore, ma mi aspetto ottime cose nel mio futuro.

Ad un amico con cui cenavo qualche sera fa, che mi parlava di insoddisfazioni, di sentirsi stretti in ciò che si fa, ma di non avere il coraggio di fare il salto, ho chiesto se la paura del cambiamento fosse più forte del desiderio di inseguirlo.
Sì, cambiare è una delle cose più difficili e paurose, ma inevitabili, che ognuno di noi si trova ad affrontare continuamente.
Ma il cambiamento solido, quello di cui non ci si pente, quello che si sente nel cuore, è il cambiamento motivato dalla ricerca di Chi vogliamo Essere, e non di Cosa vogliamo Avere.
Alla domanda Chi volesse Essere veramente lui non ha saputo rispondere.
Perchè non significa essere musicista, piuttosto che manager, o artigiano, o padre di famiglia, questo rientra comunque nell’avere, avere una passione, avere un lavoro, avere una famiglia…
La domanda è molto più sottile e la risposta la si trova nel proprio cuore, dopo un assidua rierca, ma mai nella testa.

E allora ciò che ho augurato a lui, auguro anche a tutti voi.

Comprendete, col cuore, Chi volete Essere e poi…
Buon cambiamento!!!

Mizzega le ferie!

  • luglio 29, 2014 at 13:12

Stamattina, al dolce risveglio de trapano del vicino di sopra, ho avuto un’illuminazione: ma la parrucchiera andrà in ferie??

Colazione e via ad informarmi quando poter andare a sistemare questa testa che sembra un incrocio tra un labrador e una pecora sovietica.
Appena in tempo!
Chiudono a breve e per trooooooppo tempo per i gusti di crescita dei miei capelli.
Così mi fermo.

Arrivato il mio turno la ragazza mi guarda e mi dice:
“E se rasassimo con la macchinetta??”

Gulp! Che provocazione, penso.

“Non tutti quanti, lasciamo il ciuffo, però così sei a posto finchè torniamo.”

… … …

Il non aver detto no di implulso, mi fa riflettere.
E rifletto anche sul fatto che, in questo momento, mi si sta chiedendo se me la sento di dare ‘un taglio netto’.

Non posso fare altro che dire di sì.

Sotto il BBBZZZZZZZZ della macchinetta penso che ci vuole coraggio per ‘dare un taglio’ ma che per far entrare nella propria vita qualcosa di nuovo bisogna lasciar andare qualcosa di vecchio. E le ciocche di capelli che cadono ne sono un esempio.

Poi, certo, ci vuole coraggio anche ad andarci in giro con questa testa… ma io non mi faccio problemi.

A volte, per sancire qualcosa che abbiamo già deciso nel nostro cuore, serve un azione più… materiale, una dimostrazione che è proprio quella la direzione che vogliamo prendere.

La nostra parte interiore si riflette sempre all’esterno, è matematico.
Quindi per cambiare dentro possiamo partire anche dall’esterno.
Un percorso a rovescio, ma sempre collegato.

Riordinare la casa, una stanza, la scrivania o la cantina, è un modo per cominciare a ‘riordinare’ noi stessi, i nostri pensieri, le nostre idee, le nostre emozioni.
Andare dal parrucchiere, regalarsi un massaggio, uscire con um’amica o fare una passeggiata al parco con un buon libro sotto braccio, ‘dedicarci’ uno spazio e un tempo vuol dire cominciare ad amarci di più e a darci l’importanza che meritiamo, se siamo abituate a mettere sempre davanti gli altri.
Fare volontariato invece è un modo per dedicarsi al prossimo, per chi è solito mettere in prima fila se stesso.
La meditazione aiuta a staccare la spina del cervello alle persone troppo mentali.
Fare qualcosa che non si farebbe mai (di lecito, legale) è per chi è troppo ingabbiato nelle sua rigidità.
Qualcosa di strano o strampalato, in pubblico, serve se siamo attaccati al giudizio che gli altri hanno su di noi.
E perchè no, un rasata ai capelli è un modo per tagliare di netto con qualcosa che si fatica ad allontanare, come una modalità di relazione che ci sta ormai stretta, un’abitudine, un modo d’essere.

Provate, sperimentate.
E vedrete anche voi quanto il piano materiale sia così legato al piano mentale, energetico e spirituale di ognuno di noi.

Come sempre.

Ipotesi di reato

  • aprile 11, 2014 at 15:25

Latitare dal blog ha sempre la sua reale e profonda motivazione.

Ci sono periodi impegnati in visite mediche di routine e straordinarie… magari perchè qualcuna ha deciso di fratturasi un braccio.

Ci sono periodi impegnativi per lavoro (e si ringrazia sempre quando accade) o di studio.

Ci son periodi in cui si vive a scuola per riunioni, colloqui, pagelle, feste, direttivi o quant’altro.

E poi c’è … IL CAMBIO DEGLI ARMADI!!!
(Che va letto con il tono di “NON APRITE QUELLA PORTA!!”)

Il terrore di ogni donna, madre, moglie, badante, regina della casa!

Nemmeno pronunciare la parola “Equitalia” fa così paura.

Ieri sono riuscita a infilare le magliette a maniche corte nei cassetti delle bimbe.
Sì… a cena abbiamo brindato.
Non ho però ancora fatto il lavoro di “Osserva la taglia”, ossia aprire tutti quanti i capi di abbigliamento, dalle magliette, alle calze corte, ai pantaloni e leggins, alle felpe, e cercare di indovinare se sono ancora di una misura vestibile. Anche solo per un mese.
No, volendo finire prima del ritorno dalla piscina, ho buttato dentro ai cassetti le pile di magliette così come le ho recuperate dalle scatole.

Stamattina osservo Canterina che sta per uscire di casa.
“Amore… ma quella t-shirt non è un po’ piccolina??”

“No!”

“Guarda che ti tira tutta…”

“No!”

“Perchè non la passi a Babet e ne indossi un’altra??”

“No!”

Mi è venuto il sospetto che sia entrata nella fase di amore per i vestiti attillati.

Occhei, l’abbiamo passata pressochè tutte quante, qualunque taglia avessimo, belle e inconsapevoli.
L’importante è piacersi.
Siamo d’accordo.

Ho solo paura che a scuola le si squarci la cucitura sotto l’ascella mentre tenta di allungare un braccio o alzare la mano per chiedere di andare in bagno.
Oppure che la maglietta le si arrotoli su appena finito il pranzo in mensa, stile salvagente di salvataggio.

Beh, se la figlia del riporto è rimasta denudata in classe lo scoprirò a momenti…