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Tecniche di seduzione

  • agosto 23, 2013 at 00:47

«Di fronte alla meraviglia di avere Rosette tra le sue braccia, Maurice si dimenticò quello che aveva imparato nelle capriole con Giselle, l’imbrogliona di Savannah. Tremava. “È per il tifo” disse per scusarsi. Commossa da quella dolce goffaggine, Rosette prese l’iniziativa e cominciò a svestirsi senza fretta, come le aveva insegnato Violette Boisier in privato. Al solo pensiero le venne un tale attacco di riso, che Maurice pensò che si stesse prendendo gioco di lui.
“Non essere sciocco, Maurice, come potrei prendermi gioco di te?” replicò lei, asciugandosi le lacrime dal riso. “Mi sono venute in mente le lezioni per imparare a fare l’amore, che madame Violette aveva ideato per le alunne del pla¢age.”
“Non mi dire che vi dava lezioni!”
“Ovviamente, credi che la seduzione si improvvisi?”»
(da ‘L’isola sotto il mare’ di Isabel Allende)

Mi ricordo ancora il mio primo tentativo di seduzione.

Alle scuole medie mi piaceva un ragazzino che non mi filava di striscio.
Col senno di poi mi son sempre chiesta cosa trovassi in lui di tanto affascinante, ma nella vita io non sono mai stata attratta dai belli e impossibili, né ho mai dato importanza all’estetica. Ho sempre guardato oltre.
Comunque ancora adesso continuo a chiedermelo…

A tredici anni avevo smesso da poco di giocare a calcio con i miei amici del cortile, perlopiú maschi.
Quando mi accorsi di essere innamorata non avevo ancora chiara l’esistenza della femminilità, che avrei scoperto molto tempo dopo… dopo essere diventata madre probabilmente.

Mi ritrovavo a pensare a lui e a chiedermi come fare per farmi notare. Io, che facevo fatica a notarmi da sola.

Ricordo che un giorno portai a scuola due Big Babol alla fragola.
A metà mattina ne misi una in bocca e l’altra a bordo banco, in modo che, se lui l’avesse vista e fosse stato invogliato, avrebbe potuto supplicarmi di regalargliela, e io avrei potuto concedergliela con un bel battito di ciglia ammaliatrici.
L’idea di aver in comune con lui dieci minuti di masticazione alla fragola mi mandava in estasi.
Il problema fu che quella gomma fu notata e presa di mira da chiunque, tranne che da lui.
Mi ritrovai a negare con veemenza la cicca ad altri compagni, senza saper dare una motivazione plausibile,e infine, per disperazione,a chiamarlo e chiedergli se per caso gradiva una Big Babol alla fragola ‘casualmente’ avanzata, ma tanto difesa con ardore.

“Sì, grazie.” fu la lapidaria risposta. La prese, la scartò, se la infilò in bocca, si girò a masticarla e non mi degnò più di un sguardo.
Mi sentii una perfetta cogliona e archiviai l’operazione “seduzione con cicca” per sempre.

Alla fine della terza media andammo una settimana a scuola natura con la classe.
Mi ricordo ancora quanto trambusto tra noi femmine per la preparazione per l’ultima sera da passare insieme: la serata da ballo.
Ero abituata a vestire indumenti larghi e a pestarmi con gli altri maschi, quindi quando alcune mie compagne tirarono fuori la matita da trucco io non feci domande, per non sembrare tarda, ma in realtà cominciai la scoperta di un mondo a me ancora sconosciuto…che, per mia disgrazia, mia figlia di quinta elementare conosce già.
Conosce e basta. Ma come sono cambiati i tempi!!

Tornando a noi, in un impeto di femminilità a breve termine avevo messo in valigia una minigonna di lana color salmone e un paio di collant.
Con il mio fisico ultra asciutto potevo certamente permettermi la minigonna, ma le mie compagne ci misero parecchio per far scivolar via la vergogna dalle mie vene e farmela indossare con un paio di ballerine nere prestate.

Al momento del ballo lento, non so cosa mi prese, ma riuscii ad invitare, nella mia timidezza infinita, il mio innamorato, senza svenire infartuata sulla pista.
Lui accettò.
Ballavamo a distanza di sicurezza, guardandoci dall’alto in basso (io dall’alto e lui dal basso…), e sospiravo a ogni frase che lui pronunciava su…quella ragazzina dell’altra scuola che gli piaceva tanto ma che faceva la difficile!

Sorridevo e annuivo, cercando di avere in volto l’espressione più comprensiva del mondo, dando inizio, a mia insaputa, alla carriera di ‘cara amica a cui so di per confidare che mi piace l’altra’.

Ad un certo punto, inaspettatamente, mi disse una frase che si scolpì nella mia mente insieme ad un batticuore vorticoso e un’euforia sopra le righe.
“Però…. Sai che stai proprio bene con la gonna?!”

Si era accorto di me.
Mi aveva notato.
E aveva notato che ero una ragazza… che non era da poco!

La mia risposta poteva essere solo una.

Corsi in camera a cambiarmi, indossai una camiciona a quadri scozzese in cui stavo due volte e mezza, con le maniche risvoltate che mi copriva i fuseaux oltre le ginocchia, infilai gli scarponcioni a carrarmato e scesi le scale tre gradini alla volta, indirizzandomi verso la maestra per chiederle quando sarebbe cominciata la caccia al tesoro!

Penso di aver mantenuto tecniche di seduzione similari da allora.
Che si può riassumere in una tecnica priva di tecniche di seduzione, ma che mi ha sempre portato un vantaggio: i pochi che mi hanno scelto, nella vita, mi hanno scelto per quello che ero realmente, nulla di più.

Io sono così, come mi si vede.
Nel bene e nel male.

Sono così, che non vuol dire rimango così. Sono in fase di cambiamento positivo, ogni giorno.
E desidero essere amata oggi per quello che sono oggi: il risultato del mio passato e lo sguardo al mio futuro, ma vissuti nell’unico presente.

Probabilmente ancora privo di tecniche di seduzione…

Musicalità

  • gennaio 5, 2013 at 22:34

In pizzeria con le bimbe.

Sì, il mio amore per la cucina regna sempre sovrano.

“TUN CIA’ TUN CIA’ TUN CIA’!!!”

Nanà batte gli stivali sul pavimento così forte da far tremare la ringhiera.
In mezzo ai maroni ovviamente, così che chiunque deve chiedere permesso per passare.

“TUN CIA’ TUN CIA’!! UIII UOOOL UIII UOOOLL RACCHIU’… UIII UOOOLL UIIII UOOOOLL RACCHIU’…”

Una signora al tavolo accanto la osserva divertita.
“Canta i Queen, a modo suo… ma ha bevuto solo analcoolici, giuro!”

Canterina, invece, nel tragitto per tornare a casa, mi tormenta con il suo:
“Nessuno pulisce più di scianteclèèèèèr! … Nessuno pulisce più di scianteclèèèèèr!… Nessuno pulisce più di scianteclèèèèèr!” improvvisando un balletto divertentissimo. Infatti io continuo a ridere come una pazza.

“Rifallo, Canterina, ti prego!”

E lei saltella per strada, in un modo buffo,  da elfo, ma soprattutto senza vergogna.

“Dai, mamma! Provaci anche tu!”

“Ma a me non viene così bene! Come fai?”

“Sai qual è il trucco? Per saltellare così devi essere felice e SCOZZESE!!”

???

Giuro che al limoncello abbiamo detto no.

 

Io adoro uscire con le mie bimbe

  • maggio 14, 2011 at 00:03

Dopo due ore in cui tento di fare i mestieri, seguire Babet e Canterina mentre fanno i compiti, sedare Nanà che urla giocando da sola, lanciando oggetti da tutte le parti e andando a sbattere con la macchinina contro le pareti dando preferenza all’unica vetrina che abbiamo in sala… decido che è giunta l’ora di uscire di casa!

“Bimbe, dai! Andiamo a comprare i sandali da guerra!”

Dicesi sandali da guerra quelle cosiddette calzature estive, non troppo eleganti, che costano al di sotto dei 15 euro e che le bimbe possono indossare a scuola, andando in giardino a sfracellarle durante l’intervallo, senza che alla mamma venga una sincope per la poca durata che hanno avuto.

Dicesi sandali eleganti l’altro paio di sandali, che teniamo per le occasioni non-da-guerra, ma che a fine stagione sono conciati uguali o per lo meno hanno cambiato colore.

“Yeaaaahhh!” è la risposta corale.

Alle sette di sera l’unico posto dove ci si possa rifugiare con una mandria scatenata è il centro commerciale e, nei momenti in cui non c’è la fiumana di gente che popola gli immensi corridoi e fa la fila alle casse dei negozi, io adoro andarci con le mie bimbe che possono scorrazzare avanti e indietro senza che le perda in mezzo alla folla.
Tanto se urlano troppo faccio finta di non conoscerle…

Che bello scegliere per loro le scarpe e notare che già si stanno caratterizzando e affinando i loro gusti, diversi tra loro per età sicuramente, ma anche per personalità.

Che bello provare, solo per il gusto di farlo, scarpe di tutti i tipi, con tacchi vertiginosi, con fibbie o paillettes, chiuse o aperte, e fare la sfilata davanti a loro mentre esprimono il loro parere:
“Io preferisco quelle di destra!”
“Io invece quelle di sinistra!”
“Che eleganza mamma!”
“Ma guarda che così alte cadi…”
… Mentre Nanà corre a destra e sinistra, si specchia alzandosi la gonna e alita lasciando le ditate.

Che bello lasciar entrare qualcuna in un negozio e aspettare fuori ridendo come matte finché non si accorge che ha sbagliato porta.

Che bello entrare tutte in un bagno e uscirne venti minuti dopo avendo creato una coda infinita e vedere gli sguardi attoniti delle signore che si chiedono “Ma dove ci stavano tutte quante??”

Che bello pensare – per ben cinque secondi – di dover tornare a casa a preparare la cena e poi optare per ingurgitare qualche schifezza, sedute al tavolino a ridere e scherzare, mentre la mamma si infila due patatine tra i denti per fare il tricheco e far ridere le bimbe, non curandosi delle grandi figure di merda che sta facendo.

Che bello vedere tutti quelli seduti a mangiare che, ridendo, osservano Nanà mentre parla al cellulare con la nonna, seduta da sola ad un tavolino a dieci metri da noi, in posa da primadonna, come se il telefono senza fili l’avesse inventato lei, che le mancano solo l’agenda e la ventiquattrore.

Che bello alzarsi dal tavolo, recuperare le borse, girarsi e chiedere “Bimbe, ma dov’è Nanà??” e sentire quello del tavolino accanto che dice “E’ là! E’ ancora impegnata al telefono!” come se la conoscesse da sempre, mentre con la moglie ride sotto i baffi quando mi sente dire “Nanà! Dammi il mio telefono! Dai, quando compi quattro anni ti regalerò il tuo, ma adesso basta!”.

Che bello istigare le bimbe a ballare mentre prendo il caffè, osservando tutti gli stili diversi di danza, dalla bomba sexy, all’ hip hop, all’orso yoghi tendente Carla Fracci, e vedere una bambina in compagnia dei genitori che ci osserva con un’espressione tra il “Che banda di pazze scatenate!” e il “Ma perché mia mamma non me lo lascia mai fare??”

Che bello stare un’ora nel parcheggio in attesa che le bimbe si decidano a chi tocca stare davanti e non urlare come una matta come al solito, perché non ho assolutamente fretta, anzi… e far ridere le bimbe con i miei commenti stralunati, mentre Nanà continua imperterrita a parlare da sola.

Che bello tornare a casa cantando a squarciagola, facendo a gara con Canterina a chi canta più forte, mentre Babet si tappa le orecchie e Nanà parla. Questa volta con me… ma tanto non la sento.

Che bello rientrare in casa, tentare di metterle a letto a un orario decente e vedere che è tutto tornato nella norma e che, come al solito, nessuna mi caga di striscio…

Che bello tornare con la mente al passato e ricordarmi che non avrei mai pensato di sapermela cavare così bene da sola con tre bambine, di aver avuto paura del futuro ma di ritrovarmi ad essere più tranquilla e serena di quello che avevo immaginato e soprattutto felice. E felice di essere da sola con loro.
Pensare che veramente non esista la parola impossibile, ma che è tutta una questione di volontà e forse, a volte, una scommessa con se stessi.

Che bello pregustarsi il momento in cui saranno tutte grandi ed andremo a fare shopping insieme…

Io adoro uscire con le mie bambine.

Tre… due… uno…

  • dicembre 31, 2010 at 17:23

Pant… pant… pant…
Fatemi sedere un po'!

Non ho l'età… Cantava Gigliola Cinquetti.
Per ballare e scatenarmi più di dieci muniti consecutivi… Aggiungo io.

Siamo in fase di preparativi. Stasera festa grande a casa Wonder.
Amici e amichetti. Si mangerà, si brinderà, si giocherà, si uscirà per fare i fuochi d'artificio (a parte Cuginetto It che muore di paura e preferisce rimanere rintanato in casa), si faranno le ore piccole.
Le bambine non stanno più nella pelle.

"Mamma, dobbiamo iniziare a preparare!"

Sono le cinque ed abbiamo già tutto pronto, a parte le ricette da cucinare all'ultimo minuto.

"No… bimbe… aspettiamo a vestirci da festa!"

"ALLIVANO GLI OPPITIIII!!"

"Amore, gli ospiti arrivano tra tre ore… Quanto entusiamo! Cala, Merlino! Cala! – come diceva Anacleto nella Spada nella Roccia – Abbiamo ancora tempo! Beh… intanto che finiamo le ultime cose attacca la musica Canterina!"

"Balliamo mamma!!"

Mi faccio prendere la mano e poi, al quarto ballo di gruppo, vorrei morire, autodidatta mi asporto la milza senza anestesia e chiamo per la consegna a domicilio del polmone artificiale!

"No, tata, la mamma non ce la fa più… continuate voi!"

A questo punto penso che non riuscirò a tirare le ore piccole, avendo saltato il pisolino pomeridiano.
Devo anche ricordarmi di chiedere a Nonna Bis in prestito l'adesivo per dentiera.
Ora vado a mettere su il brodo per la pastina…

Ma in ogni caso auguro a tutti voi un MAGNIFICO 2011!

Che le vostre famiglie siano felici e serene.
Che le vostre giornate siano piene di luce.
Che i vostri figli sappiano guardarvi dentro.
Che i vostri gesti siano colmi d'amore.
Che i vostri sforzi vengano ricambiati.
Che le vostre preghiere siano ascoltate.
Che quest'anno vi porti ciò che chiedete.
E che ciò che chiedete venga dritto dritto dal vostro cuore.

FILASTROCCA DI CAPODANNO
FAMMI GLI AUGURI PER TUTTO L'ANNO
   
VOGLIO UN GIORNO SENZA SERA
VOGLIO UN MARE SENZA BUFERA
   
VOGLIO UN PANE SEMPRE FRESCO
SUL CIPRESSO I FIORI DEL PESCO
   
CHE SIANO AMICI IL GATTO E IL CANE
CHE DIANO LATTE LE FONTANE
   
SE CHIEDO TROPPO NON DARMI NIENTE
DAMMI UNA FACCIA ALLEGRA SOLAMENTE
  

Buon Anno!

Che cos'è il tempo??

  • ottobre 26, 2010 at 21:42

Cena.

Cioè… lotta per tenere ferma Nanà sulla sedia o sulle mie gambe, farla star zitta, farla masticare, farla tranquillizzare e lotta psicologica per convincere Babet a mangiare le zucchine.
Canterina stranamente stasera ha una sorta di aureola in testa. E' gentile, ubbidiente e mi aiuta.
Probabilmente domani mi chiederà di usare la macchina per uscire…

In ogni caso, nella rissa, ci scappano anche sporadici dialoghi sensati.
"Mamma! Sai che la maestra oggi mi ha chiesto che cos'era per me il tempo??"

"Uazz, Babet! Fate già filosofia in prima elementare? Che domandone che ti ha fatto la maestra! E tu cos'hai risposto?"

"E, il tempo è l'orologio che gira!"

"Beh, non fa una grinza… "

"Sono le ore, e i giorni. Il sole che sorge e che tramonta."

"Che poesia!"

"Il tempo dei dinosauri. Lo sai che c'è stato anche un tempo degli alieni??"

"C'è stato?? … E tu dov'eri?"

"C'è stato il tempo dei dinosauri e un tempo degli alieni!"

"Aaahh… " ??? "E per te Canterina cos'è il tempo?"

"Per me il tempo è qualcosa che scorre!"

"Sintetica, precisa. Mi sei piaciuta!"

"Scorrono le ore, i minuti, i secondi, i nanosecondi. Sai cosa sono i nanosecondi? Sono dei secondi ancora più piccoli!"

"Sì, amore lo so. Sono il tempo esatto che ci hai messo a mettere la manica nell'olio del piatto… "

"E per te mamma? Cos'è per te il tempo?"

Qualcosa che non ho??
"Per me? Dunque, vediamo… E' una domanda difficile. Voi siete state brave. Mmmmmmhhhh…
Il tempo è qualcosa che passa. A volte passa troppo veloce e a volte sembra non passare mai. Come quando la mamma è a lavoro… E' qualcosa che si può vivere o aspettare. Si spera che sia qualcosa che ci aiuti a crescere, a migliorare. Ed è sicuramente qualcosa che ci può curare… "

"Perchè il tempo ci può curare?"

"Il tempo, così si dice, è la miglior cura. Ed è vero per tante cose. Quando devi curare una ferita, non del corpo, ma del cuore, ci vuole del tempo perchè tu riesca a stare meglio, perchè tu sappia affrontare o superare qualcosa, una sofferenza o un dolore."

"Come quello che hai dovuto affrontare tu, mamma?"

Ah, Canterina! Sempre così maledettamente grande, intelligente e piena di empatia nei confronti della sua mamma!
"Sì, amore. Vedi che anche per me ci è voluto tempo per stare bene. Poi potrai vedere anche quanto tempo ci vorrà, se tua sorella non scende da quella sedia, al pronto soccorso per curare le ferite che si farà cadendo e quelle che le farò io se non ubbidisce!!!"

Finiamo di mangiare abbastanza presto, stranamente: 19.45, come le galline.
Così decido di piantare lì piatti e pentole e di sedermi sul divano vicino a loro mentre hanno ancora un po' di tempo per giocare e scatenarsi a suon di musica.
Mi ritrovo a ridere come una pazza guardando Nanà che si trasforma in una via di mezzo tra ballerina di charleston e un apache ubriaco.
Canterina che strimpella alla pianola, ancheggiando a destra e sinistra e intonando un lamento di morte con sottofondo "Oh, when the saint go marching in" per quel che riesco a percepire…
Babet avvinghiata a me che, persa nel suo mondo perennemente con la bocca aperta, apre tutti i biglietti ricevuti al suo compleanno, tentando di decifrare le firme dei suoi amici e infilando il tutto in un improbabile, striminzito portafoglio di Hello Kitty.

E ripenso alla domanda di pochi minuti prima.

Il tempo…

E' qualcosa che ogni tanto vorresti poter fermare.

E che, indiscutibilmente, non basta mai.

Il vicino apprensivo

  • settembre 8, 2010 at 21:57

Alla festa di Babybart, il figlio dei nostri vicini:
"Wonder, poi com'è andata la serata al Pincopallo per l'eppiauar?"

"Benissimo, grazie! Mi sono divertita un sacco!"

"Sai che ero preoccupato?"

"E perchè Bart?"

"Vero che eravamo preoccupati??" chiede Bart alla moglie.

"Ma perchè??"

"Eh, uscivi da sola, con la minigonna, andavi al Pincopallo…"

"Aveva il vestito!" precisa la moglie.

"Sì, comunque era corto, avevi i tacchi e di sera ormai non si sa mai che gente c'è!"

"Beh… è vero che i tempi son cambiati dall'ultima volta che sono uscita. Cioè probabilmente andava ancora di moda andare in bicicletta in gelateria… l'eppiauar non era ancora stato inventato! Forse c'erano solo le balere!!!"

"Scherza, ma i tempi sono cambiati sì!"

"E anche gli uomini! Alle due di notte, quando mi son congedata dai colleghi, ce ne fosse stato uno che mi avesse accompagnato alla macchina!"

"Wow che cavalieri!" interviene la moglie.

"No, lascia stare, meglio così. Chissà se qualcuno ti accompagnava, con la minigonna…  Poi in un locale così… lo sai che era sul giornale per i vari spacci di droga?!"

"Sì, me l'aveva già detto mia mamma. Comunque ti va bene, hai una vicina che non ha vizi. Non bevo, non fumo, non mi drogo e non potrei nemmeno: mi fa schifo aspirare sia dal naso che dalla bocca e se vedo un ago svengo! E non ho accettato drink o caramelle da sconosciuti!"

"Sì, tu scherza! Eravamo preoccupati veramente sai!"

"Facciamo così, Bart. La prossima volta se vuoi scrivo un messaggino anche a te quando torno a casa!"

"Sì va, che è meglio."

Non mi bastava mia madre.

La mia piccola Carla Fracci

  • giugno 2, 2010 at 19:52

Qualche giorno fa Babet ha fatto il saggio di danza.

Una bella prosciuttona morbida morbida in tutù bianco!
Era l'unica con il taglio corto, allora le avevano tirato indietro tutti i capelli fermandoli con delle mollettine e facendole una meravigliosa riga laterale… proprio a lei, che adora avere tutti i capelli in avanti, spettinati, ribelli.
Finalmente abbiamo scoperto che ha la fronte!

Ha avuto mal di pancia e mal di testa da agitazione per giorni interi.
La mattina del saggio la prima cosa che mi ha detto svegliandosi è stata:
"Ma io non ci voglio andare!!!"
Una volta sul palco, però, era concentratissima, impegnata a seguire la stangona di due metri che, davanti a loro, eseguiva i passi e i movimenti imparati durante le lezioni… il mio cotechino burroso!!

Ad assistere alla performance eravamo io, Canterina, il Fuggitivo, zia Ebe e Cuginetto It, tutti quanto emozionati come ad una prima della Scala di Milano.
Non ditelo a nessuno, ma quando la mia piccola Nurejev è uscita sul palco ho pianto. Un paio di lacrimucce che con forza ho tentato di trattenere, ma è stato più forte di me…

Le vedi nascere, assisti ai loro primi passi, le loro prime parole mugugnate in una strana lingua, li loro primo giorno di scuola materna, la loro prima gita con lo zaino enorme sulle spalle, le loro prime amichette del cuore, i loro primi fidanzatini, i primi pianti "da grande", i primi discorsi "da grande", i primi veri desideri, i loro primi sogni, le prime chiacchierate madre-figlia….

E poi è già lì, su un palcoscenico, a mettersi in mostra nella vita, con vergogna, con timore di sbagliare, ma con quel coraggio che serve per andare avanti, per crescere senza paura.
E' il suo momento, la sua sfida, ma con gli occhi ti cerca, per sentirsi sicura, per averti lì vicino, dentro al cuore. Perchè ha ancora tanto bisogno di te, nonostante si affacci ormai alla vita così velocemente che non te lo saresti mai aspettata…
Ha ancora bisogno di te, del tuo conforto, del tuo amore, del tuo dire:
"Sei stata bravissima!! La più brava di tutte! Sono orgogliosa di te, piccola mia!!!"
Perchè ha bisogno di vedere nei tuoi occhi che, anche se in disparte e col cuore in mano, sei lì per lei e nessun altro, per assistere al suo gioco, al suo divertimento, al suo crescere esuberante. Per esserci quando si girerà e guardandoti negli occhi sorridente ti sussurrerà da lontano:
"TI VOGLIO BENE, MAMMA!"

Continua ad amare, piccola mia. Non smettere mai.
Ama nonostante tutto ciò che la vita ti ha buttato addosso.
Ama tutti, indistintamente, anche chi ti fa soffrire per la sua stupidità.
Ama sempre, in ogni momento e in ogni luogo.
Riempi il tuo cuore d'amore e lascialo sgorgare in quel tuo splendido sorriso che incanta chiunque ti guardi.
Ama e non smettere mai.

"Nella misura in cui l'amore cresce in te, cresce anche la tua bellezza, poiché l'amore è la bellezza dell'anima."
Sant'Agostino.

Cosa mi frulla nella testa

  • maggio 23, 2010 at 22:49

"Sono stanchissima, spossata, fisicamente provata… Chi è che mi aveva detto che da sola con tre figlie si fa fatica?? Perchè aveva perfettamente ragione! Lo devo ammettere… "

"Che bello però poter godere della veranda e delle piastrelle che, con tanta fatica, ho posato l'anno scorso una per una…"

"Queste giornate di sole ti fan venire voglia di vivere! Che bello passarle con le mie bambine… Il Fuggitivo non sa cosa si perde a non volere una famiglia, a non voler godersela in tutto e per tutto, nel bene e nel male… E le bimbe crescono così in fretta… Quando si accorgerà di cos'ha buttato via ormai saranno già adulte e non potrà più tornare indietro e dare loro ciò che ha tolto… Poveretto… "

"Domani inizio a lavorare, ma non sono per niente entusiasta… Occhei, è un lavoro di merda e per soli due mesi, ma prendiamo quel che passa il convento, dopo nonmiricordopiùquanti colloqui ringraziamo che qualcosina è venuto fuori… Chi dice che non mi felicito per la qualità infima del lavoro che già detesto e che dovrò andare a fare… Chi dice che ne ho già le palle piene di tutto il resto e di tutta la merda che il Fuggitivo mi sta ancora spalando addosso che non ho nemmeno il tempo di esserne felice… Io penso che sia più veritiera la seconda opzione… Specialmente quando ci sono momenti in cui gli darei volentieri fuoco… Che palle… "

"Sono stanca di essere disponibile con chi non se lo merita! Sarò poco cristiana, ma mi sono stufata di rimetterci sempre io! Tanto certa gente non vede nemmeno gli sforzi di disponibilità che fai e tutte le volte che gli dai il dito si prende il braccio, poi quando arrivi al limite e decidi di riprenderti pure il dito… AAAAAAAAHHHH! Sei tu la stronza, la cattiva cattiva cattiva, loro sono le vittime sempreverdi, vittime nel sangue, vittime dentro, vittime che ci hanno sfracicato i maroni con il loro vittimismo e con il loro tuttomièdovuto!! Ma che vadano a farsi friggere una buona volta! Wonder forse tu dici troppi sì… Tanto lui non se ne accorgerà mai, per lui saranno sempre troppo pochi, e ad ogni no il suo vittimismo tornerà fuori più vivo che mai! Tanto ne vale che smetti di dirgli sì! Tanto, fidati, non se ne rende nemmeno conto! Uno che pensa che quello che ha fatto  sia tutto normale… tutto dovuto… tutto da risolvergli… E forse ha ragione, un po' di sano egoismo ogni tanto ci vuole. Per sopravvivere senza gastriti almeno…"

"Quando le mie bambine non sono da uccidere sono veramente un amore di figlie… magari riuscissero ad esserlo tutte e tre contemporaneamente…"

"Tra poco la mia ballerina farà il saggio!! Se ripenso a quando facevo i saggi di musica… che agitazione! Tutta quella gente che guardava e le mie dita che tremavano sulla tastiera del pianoforte! Poi, quando partivano, riuscivo a finire il brano senza nemmeno respirare! Che mal di pancia! E visto che Babet e tutta uguale a me, beh, direi che il mal di pancia da saggio di danza potrebbe cominciare a giorni… La mia patatona!"

"Come capire che è domenica? Quando vedi Nanà che corre e gioca cantando: USANNAAAAAA… USANNAAAAAA…. CIEEELIIIIIIIIIII!!!!!!!!! "

"Devo ancora lavare i piatti…"

"Dovrei cucire il giubbotto di Babet, per lo meno prima che giunga l'autunno… "

"Sì, Nonna Bis, lo so che la vita è breve ed è meglio non arrabbiarsi… Ma io non sono arrabbiata, ne ho solo le palle piene, ma così piene che tra un po' trasbordano! Lo so, la vita è breve, infatti voglio godermela con le mie figlie il più possibile… "

No, non intendo dire voler la felicità a tutti i costi. La felicità che cerco non è un obiettivo, ma un modo di esistere. Non è l'orizzonte, ma la strada che percorriamo…
" La felicità è come un gatto che corre dietro alla sua coda. Più la rincorre e più gli sfugge. Ma quando s'impegna in altre cose, la coda gli viene dietro ovunque lui vada."

Certo è che con le palle piene si fa più fatica…

La musica nel sangue

  • aprile 2, 2010 at 22:06

A Natale ho regal… volevo dire che Gesù Bambino ha portato in dono alle mie bimbe una mini-pianola, per iniziare le figlie talentuose alla musica giocando.
E' di quelle proprio piccoline piccoline, che mi arriva al ginocchio, dove puoi scegliere quale strumento suonare, un ritmo da abbinare, delle canzoncine da ascoltare o dei giochi di cui nessuna ha ancora capito il funzionamento.

Ogni tanto, prima di andare a letto, al ritmo dei brevissimi brani che cotanta pianola sa sfornare, ci scateniamo in pazzeschi balli di 40 secondi ciascuno.

In ogni caso sembra sia stata apprezzata.
Anche e specialmente da Nanà.
Appena una di noi prova a sedersi (o inginocchiarsi. la sottoscritta ha qualche anno di pianoforte alle spalle) per strimpellare o accendere qualche ritmo, la piccola Chopin arriva urlando come un' invasata: "NOOOOOOO IOOOOOOO!" e spodesta chiunque sia alla tastiera con la grazia di Attila l'Unno.
Nessuno le ha spiegato il funzionamento, ha fatto tutto da sola.
O guardando le sorelle o improvvisando e schiacciando tasti a caso per ore e ore e ore e ore.

Appena sposti l'interruttore di accensione, dopo un breve Jingle introduttivo, la soave voce giuda decanta:
"Premi l'ovale rosso."
Se per un qualsiasi motivo indugi qualche secondo, la simpatica voce guida ripete:
"Premi l'ovale rosso."
Se per un inspiegabile motivo sei indeciso sul da farsi, la stressante voce guida ti ricorda:
"Premi l'ovale rosso."
Se per un morboso motivo hai deciso di far impazzire tutto il resto della famiglia, quella detestabile voce guida ti assilla:
"Premi l'ovale rosso."

Nanà, specialmente all'inizio, non aveva la più pallida idea di cosa fosse un ovale rosso e non capiva che senza premere quel bottone non avrebbe potuto fare nient'altro.
Gliel'ho mostarto più volte, ma con scarsi risultati. Lei rimaneva ipnotizzata da tutte le lucine dei diversi led multicolore che scintillano come un albero di natale all'accensione e poi tentava di suonare senza risolvere nulla.
Fino a che, poco tempo fa, non ha capito che martellando innumerevoli volte quel bottone sarebbe riuscita nel suo intento di ascoltare le canzoncine (unico suo divertimento), la scena era sempre la stessa…
Nanà che si avvicina alla pianola e la accende.
Jingle.
Voce guida:
"Premi l'ovale rosso."
Lei fissa la pianola.
"Premi l'ovale rosso."
Tenta di schiacciare un do diesis o un sol.
"Premi l'ovale rosso."
Riprova con una scala di La maggiore.
"Premi l'ovale rosso."
Osserva.
"Premi l'ovale rosso."

"Premi l'ovale rosso."

"Premi l'ovale rosso."

"Premi l'ovale rosso."

"Premi l'ovale rosso."

"Premi l'ovale rosso."

E da ogni angolo della casa tutte le nostre voci in coro che le urlano:
"E PREMI STO BENEDETTO OVALE ROSSO; NANA'!!!"

Ora ha imparato. La accende, preme l'ovale rosso tre volte, seleziona la canzone e balla.
Finita la canzoncina preme l'ovale rosso e ne sceglie un'altra.
Meglio di Elton John!
Quando si stufa prende e se ne va a giocare a qualcos'altro.
Ma la pianola è intelligente! Per ricordare di spegnerla interagisce con il bambino richiamandolo.
E' fantastico sentire rispondere Nanà ad una pianola!
Dopo qualche secondo:

"Dove sei andato?"

"FUI!"




"Non giochi più?"

"NOOO! IO FUIII!!"

C'è chi ha l'amico immaginario e chi la pianola da compagnia!

Una casa di mattacchione

  • maggio 29, 2009 at 20:52


Ho appena finio di ballare YMCA con le bambine (tutte e tre, Nanà improvvisava).
Ma subito dopo mangiato lo sconsiglio vivamente a chiunque.
Alla seconda strofa della Macarena l’uovo sodo nel mio stomaco ha chiesto un minuto di raccoglimento.

Non ho più il fisico di una volta…