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Il buongiorno si vede dal buongiorno

  • aprile 7, 2015 at 22:29

A volte penso che Fantozzi in confronto sia un dilettante.

Ci sono quelle giornate che partono storte e non si raddrizzano più.
L’importante è divertirsi, anche in quelle giornate.

Verso l’una prendo la lista, le borse e scendo in garage con l’intenzione di andare a fare la spesa, causa frigo vuoto, piangente, in cui l’eco della solitudine <<C’è nessunooooooooooooo??>> rimbomba come la particella di sodio nell’acqua Lete di cui, ad essere sinceri, non si hanno più notizie da un bel po’.
Non che io non riesca a prendere sonno per questo, me ne sono fatta una ragione… era giusto per dire.

Infilo la chiave, giro e … BRUBUBUBUBUBUBU…… BRUBUBUBUBUBUBU…..
“Che fai? Non parti?”
BRUBUBUBUBUBUBU…… BRUBUBUBUBUBUBU…..
“No…non parti.”

Da brava figlia di Mc Gyver, il mio dirimpettaio di box, e mogile, mi ritrovano con le mani in pasta dentro al cofano, mentre parlo empaticamente alla batteria, nel tentativo di convincerla che non è ancora giunto il momento della sua precoce dipartita.

Tizio, di cui mi fido ciecamente, mi dice che è il caso di chiamare il meccanico, invece di attivarmi al fai-da-te-della-ricarica-batteria come avevo preventivato.

Rompo i maroni al meccanico che ovviamente era a pranzo.
Alle due il sopracitato si presenta con un tizio sulla settantina (probabile tirocinante attempato dell’officina) e il booster.

Appizza le pinze, mi fa mettere in moto e:
“Wonder, va che non è la batteria!”

“Scusa??? Le candelette le ho appena cambiate, revisione pre viaggio da 400 chilometri fatta da poco, alternatore me lo hai sostituito tu l’altr’anno….”

“Quando hai fatto benzina?”

“Ieri sera, nel tornare a casa.”

“Non è che hai messo la benzina al posto del gasolio? Va che capita più spesso di quel che credi…”

“Ma nooooo! Ci sto attenta!” e nell’esatto momento in cui proferisco al mondo questa frase, la mia certezza comincia a vacillare, i dubbi ad insinuarsi nella mia mente laboriosa e la mia autostima a cercare una casa vacanza in cui chiedere esilio.
Ripercorro con la mente il ricordo: era tardi ed ero stanca e piena in fase digestiva post prandiale di Pasquetta (che non aiuta), mi son fermata ad una pompa diversa dalla mia solita, tirava un vento della miseriaccia e infatti avevo in testa il cappuccio del giubbotto…. ed ero al telefono con mia madre!
Vedo il mio sguardo che si ferma sulla pompa nera del gasolio, ma non ricordo la mia mano cosa cribbio ha afferrato…..

“Ora… potrei anche modificare la mia versione in <<Non ne sono poi così certa d’altronde nella vita ho fatto di peggio>>???”

“Ma va che capita anche a uomini adulti che tra l’altro mi dicono di essere sicuri di non averlo fatto! Però devi chiamare il carro attrezzi e farmi portare l’auto in officina.”

Occhei.
Tanto io la spesa non la volevo fare.
Sarà un messaggio subliminale di dieta forzata, per fortuna non ho le bimbe a casa fino a giovedì, se no si davano al cannibalismo.

Chiamo l’assicurazione e successivamente il car service.
Perfetto, tra poco arriveranno. Tutto fila liscio come l’olio.

Alle quattro il carrattrezzista mi chiama al telefono: si è perso.
Dal tono di voce capisco che è una persona con una grandissima voglia di fare il suo mestiere e di comunicare col mondo
Il google maps cerebrale che è in me si mette in moto e recupero il carrattrezzista dalla brianza e dintorni.
Quando arriva, lo guardo in volto e capisco che probabilmente anche la voglia di vivere gli manca.
“Mi segua giù nel garage!”

Apro il cancello e controllo che il mega jeep mi talloni.
Giro nel corridoio di destra e sento che lui, con attenzione, conclude la rampa.
Svolto di nuovo e alle mie spalle sento un sonoro SGGRRRRAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAATTTTTT!!!!!!!

Mi paralizzo.
Faccio un respiro profondo e, nonostante abbia paura di ciò che potrei vedere, mi giro.

Il carrattrezzista ha semplicemente divelto un pezzo di cartongesso e lamina di un metro e mezzo almeno, facente parte della porta tagliafuoco del garage, con lo spuntone del suo carroattrezzi.

Scende e con tanta, tanta, tanta, verve esclama:
“…… Per me il muro non è alto 2.10 metri….. io passo anche a 2 metri…..”

Non mi escono parole e ci troviamo entrambi a fissare come due ebeti il pezzo di cartongesso sradicato e tutti i calcinacci per terra.
Nel silenzio delll’istantanea di questo momento, secondo me, si sentivano anche i grilli e le cicale tipici delle pinete sarde.
…CRI CRI CRI…. CRI CRI CRI….

Bene.Sposto i cadaveri, recuperiamo l’auto ‘a mano’ e la spingiamo in folle fino all’uscita.
“E’ la batteria…” esordisce il tipo vivace con quel carisma che lo contraddistingue.

“No, non è la batteria perc…”

“No, no. E’ la batteria…”

Chi sono io per demolire le certezze altrui?
“Certo… è la batteria… probabilmente non aveva voglia di vivere… anche lei.”

“… Comunque… quel muro lì è più basso… se avessimo un metro…”

Vado a casa a prendere il metro.
Mi fa misurare 4 volte l’altezza: non ci piove, anche se il mio metro arriva a misurare due metri è chiaro che i dieci centimetri in più sono presenti e tangibili, ma lui non si fida.
“Signora, metta il dita sulla tacca dei due metri, che così misuro bene il restante…”

Una volta avrei pronunciato la mia tipica frase “Ho ucciso per molto meno…” invece, serafica, lo assecondo.
Quell’uomo ha bisogno di assecondare i suoi tempi. Assecondiamo.

Carichiamo l’auto, usciamo dal garage per fare i trecento metri che mi separano dall’officina meccanica e in curva gli si spegne il mezzo…
Cominciamo bene!!
Davanti all’officina un gruppetto di tirocinanti over 65 assiste alla “messa a terra” della mia wondermobile.
Mi ricordavano tanto quei vecchietti che passano la giornata ad osservare i cantieri stradali…
Il carrattrezzista spegne il braccio meccanico e fa per spingere l’auto, ma non si accorge che il parafango è rimasto incastrato, poichè non ha fatto scendere completamente il braccio, così gli urlano all’unisono:
“IL PARAFANGO!!!”
Io mi metto le mani sugli occhi.
Continuiamo bene!!

Rimango in officina per il responso, dopodichè torno nel garage condominiale a scopare via i calcinacci e a mettere in sicurezza il sito, ormai archeologico.

Nel tornare in box, scopa alla mano, rifletto sul fatto che, oltre a dedurre che probabilmente la spesa non la dovevo fare, sono rimasta in pace per tutto il tempo in cui le avversità giocavano contro di me, in assenza di impeti o reazioni avverse di qualunque genere.
Centrata, in presenza, serena.
Questo stato ormai mi accompagna nelle mie giornate sempre più.
Ed è una grande conquista che mi fa star bene e mi fa essere in pace col mondo.

Dunque.. facciamo il punto… ho il frigo vuoto, la macchina dal meccanico fino almeno domani, una bella spesa extra non contemplata nel mese, non ho concluso niente questo pomeriggio, ho messo la benzina al posto del gasolio -cosa che potrebbe ledere seriamente la mia dignità, ma la mia dignità ha già preso il largo da un pezzo e non essendo perfetta mi vado bene così- ho contribuito passivamente ad un danno condominiale di notevole entità, devo scrivere all’amministratore contando che in questo momento non abbiamo un amministratore in carica, non ho niente da mangiare per stasera…

Recupero la wonderbike, esco per le vie della città pedalando e…
“Pronto… mamma… che ne dici se andiamo a farci una bella cioccolata con la panna?!”

La vita è meravigliosa.
Bisogna solo ricordarsi in ogni momento che tutto è perfetto così com’è.
Sempre.

La lucidità non mi perde mai

  • febbraio 10, 2014 at 01:54

Ore 23.00

Sto guidando in autostrada, dopo un leggerissima cena vegana a base di lesso con salsa verde, passatelli in brodo di carne e torte rustiche e burrose fatte in casa da amiche a cui indubbiamente piace cucinare.

Sono in piena fase guidator-digestiva che sfugge l’abbiocco.

Già la parola “lucida” non mi si confà decisamente, poi ci si mettono pure i cartelli elettronici di buon auspicio:
“IL COLPO DI SONNO NON TI AVVISA!”

………
Beh, se è per questo nemmeno il colpo di culo.

Auto sportive

  • gennaio 15, 2014 at 12:49

Sto andando a prendere le sorelle a scuola, mano per la mano con Canterina che è in uno dei suoi momenti di “coccolite acuta” e vuole un po’ di attenzioni da parte mia.

Chiacchieriamo e mentre camminiamo addocchiamo, parcheggiata, un’auto sportiva, aerodinamica, bianca, ruote nere senza cerchioni, non ho idea di che marca fosse.

Per me le auto si distinguono in bianche, rosse, nere, grigio scuro, grigio chiaro, verde bruco, giallo vomito, grandi, piccole, decisamente grandi, decisamente piccole, suv, con rimorchio.

Ho una cultura in merito…

Mia figlia è un’acuta osservatrice.
Io sono miope anche con le lenti, quindi da lontano non faccio testo.

“Mamma, la vedi quell’auto?”

“Beh… almeno l’auto sì che la vedo…”

“Bella, vero? Ma ha qualcosa che non va… non capisco… come se le mancasse qualcosa… ah, già! E’ senza COPERCHIONI!”

“Buah buah buah!! Canterina, mi fai morire!”

“…Perchè??”

“Niente, però ora, se incontri la tua vecchia maestra di italiano, facciamo un ripassino, neh?!”

La famiglia Fantozzi va in vacanza

  • agosto 25, 2013 at 23:33

Che giornata!!!

Ho bucato una ruota venendo via dalla spiaggia!

Dopo aver percorso dieci metri sembrava di sentire il temporale e le bimbe mi han chiesto cosa fosse quello strano rumore.
“Mmmm… In effetti è strano parecchiotto… ”

Apro i finestrini per sentire meglio.
“Cazzo! Mi sa che abbiamo una ruota sgonfia!”

Nel frattempo una donna mi affianca facendomi strani gesti.

“Cerchiamo di arrivare in paese.”

“Mamma! Ci guardano tutti quelli che passano!”
“Mamma, ci indicano e ridono!”
“Mamma… Mi vergogno! Mi sento osservata!!”

Arrivo in paese, scendiamo dall’auto, ci fiondiamo fuori e constatiamo di avere una ruota posteriore squarciata.
“Nooooooo! E ora?”

Passa un tizio in auto e, penzolante fuori dal finestrino, mi dice:
“Signora, ha una gomma a terra!”

… Se la stiamo fissando in quattro ci sarà un perché, non trovi?!?!
“Sì, lo so… Sto solo decidendo di che morte morire… Bene. Prendo il telefono.”

Magicamente si affiancano dei ragazzi in auto e…
“Vuole una mano??”

“Beh… Se insisti… Direi di sì!”

Per farla breve il santo ragazzo me l’ha cambiata, in collaborazione col ferramenta strabico e parecchio sovrappeso al quale sono andata a chiedere una svitabulloni a stella… in prestito, con grande faccia tosta, perché i copribulloni avvitati sopra avevano una strana dimensione tutta loro che non combaciava con la mia chiave del kit di emergenza.
Mentre l’angelo mi montava la ruota di scorta le bimbe curiose gli stavano col fiato sul collo e tentavano di essere stirate dalle auto di passaggio.
I miei velati insulti alla prole tenevano compagnia al ragazzo, alla sorella, alla fidanzata e alla madre che era giunta poco dopo.

Paolo, così si chiamava il nostro salvatore, non ha voluto nemmeno che gli offrissi un caffè per ringraziarlo.
“Mio figlio è sempre stato così!” ha commentato fiera sua madre.

“Dicci almeno il tuo nome! Perché dovremo cantare lodi alle tue gesta nei nostri libri…dei compiti delle vacanze!!”

Appena entrate nel Market, Babet aveva già raccontato la nostra avventura a tutte le commesse, mentre Canterina tranquillizzava al telefono un nonno preoccupato:
“Ma no! Niente di grave! La mamma dice che son tutte esperienze!”

Da non ripetere, ma son comunque esperienze.
E perché non accumularne di più?

Saliamo a casa per lavarci, ringraziando che vada tutto a meraviglia anche nelle sfighe e…
SBADADABAM!!!!!!!!!!
Nell’intento di chiudere la tapparella, mi rimane la corda in mano e la tapparella cade giù con tutto il suo peso e, per lo spostamento d’aria, si riga pure il vetro della finestra!

Ma porc…..!!!
Avevo visto una scala.. Ah, già! È fuori!
“Bimbe! Portatemi una sedia e due coltelli di ferro!”

Riesco a sollevare la tapparella e a bloccarla con la sedia, sgattaiolo fuori e infilo la scala all’interno pregando di non rimaner chiusa sul balcone.
Provo a aggiustarla ma è un casino perché gli ingranaggi sono stra arrugginiti e non mi ricordo quando ho fatto l’ultima antitetanica!

Sono le otto e non ho ancora cucinato, sono sfinita, chiusa in casa con fuori i costumi stesi sul balcone che spero di recuperare e giro con uno pneumatico squarciato nel bagagliaio…

“Bimbe… Andiamo a prenderci una pizza!”

Se non mi dispero per le sfighe consecutive, figuriamoci se lo faccio per una cena mancata!

Più tardi mi chiama Nonno M., che deve darmi le istruzioni. Le sue. Che iniziano tutte con il “Domani DEVI…”
A parte che ho già tutto sotto controllo, ma ho rischiato di addormentarmi con la faccia nella pizza e non ho voglia di star lì a sentirmi dire le stesse cose che ho già ribadito io, ma dal suo punto di vista.

“Lo so che devo fare un viaggio fino a Milano tra sei giorni… ma la gomma non è più piccola,è uguale alle altre… Lo so che devo controllare la pressione visto che non è mai stata usata…ti ho appena detto che faccio riavvitare i bulloni… Certo che lo so che devo far montare il cerchione o mi porto la ruota a Milano, ma non so se il benzinaio che mi hanno detto è anche gommista… Cazzo, lo so capire da me che se non è un gommista devo cercare un altro gommista!!!!”
E poi si offende…

Non ho mai capito perché la maggiore parte degli uomini ‘interpreta’ le parole delle donne a modo loro e poi si arrabbia, sentito ferito nell’orgoglio.
Fan tutto da soli.
E ti fanno uscire dalle grazie.
Ma siccome stasera son troppo stanca anche per mandare a quel paese il nonno, lo lascio offendersi tranquillamente.

Son qui che tento di chiudere gli occhi e dormire per arrivare fresca a quello che ci aspetta domani, ma in questo paesino di quattro anime, dove non c’è niente e il “centro” è una via con un market, due bar, una pizzeria e un ferramenta, l’unica viva, sempiterna certezza è il karaoke serale!
Tutte le sere.
Sette giorni su sette.
Fino a notte inoltrata.

Cantassero bene, poi…
Lo utilizzo come ideale meta punitiva quando le bimbe mi fanno arrabbiare!

I cantanti improvvisati, sempre gli stessi presumo, fanno venire il latte alle ginocchia, la pelle d’oca, l’orticaria alle ghiandole surrenali, il travaso di bile e la congiuntivite virale!

Devo aver fatto qualcosa di orrendo per meritarmi questo supplizio tutte le sere.

In questo momento un figlio illegittimo di Pavarotti sta urlando “MI DISPIACE DEVO ANDARE…. IL MIO POSTO È LÀ…..”

Sarei tentata di uscire sul balcone e gridargli “Fallo! Ti prego! Lasciaci qua e vai! Fallo per noi! Te ne saremo eternamente grati!!!!!”

Ma purtroppo ho la tapparella rotta…..

Sognando un letto

  • maggio 30, 2013 at 21:37

Son qui che vedo doppio.
Tento di fare quattro conti e ne vedo otto…

“Gentile Wonder,
causa alcuni dati errati nel suo preventivo (tre mesi dopo) abbiamo sbagliato a fare i conti e ora la sua assicurazione auto va integrata… con più della metà del valore dell’assicurazione stessa!!!”

Le parole usate non erano proprio queste, ma la simpatica umorista dal telefono con le rotelle non doveva far risparmiare gli italiani, anche sul mal di fegato???

Dopo aver messo a letto le bimbe ho cominciato a sistemare la passata degli unni… mi guardo intorno e sembra tutto come prima.

Stasera non ci siamo fatte mancare nulla!

Dopo cena…

Ho fatto il trattamento antipidocchi a Nanà: 7 lendini bastarde covavano sulla testolina della mia principessa in attesa di schiudersi a momenti!
Per fortuna ogni tanto faccio dei controlli a spot…

Qualche decina di minuti di training a Babet in fase di calo di autostima, poichè la mia Madreteresina è convinta che per avere più amici deve essere ancora più buona:
“Amore, più buona di così passi al martirio! E guarda che se litighi con le sorelle è fisiologico. Io intervengo solo quando arrivate alle mani o urlate come pazze o sono in fase di sclero, noti? E’ una buona scuola di vita per imparare a gestire i conflitti. Non succede niente se litighi ogni tanto. Anche fuori di casa.”
Abbiamo sviscerato concetti come l’essere accettate così come siamo, in nome dell’amicizia vera, e l’accettarci noi per prime, in nome dell’autostima.

Cercato soluzioni anti-bullismo per Canterina che sembra essere vittima di una prepotenza verbale da parte di un compagno ormai da troppo tempo e il suo Buddha interiore non ce la fa più.
Arrivando fresca fresca (ieri sera) da una riunione di Cyberbullismo, ho constatato che la situazione richiedeva un intervento e abbiamo concordato un paio di approci da poter mettere in atto, così da tranquillizzare la mia piccola grande donnina in crescita ormonale.

Per concludere in bellezza, oggi alla materna ci hanno fregato, per l’ennesima volta, l’ombrello!

Non è il primo, nè il secondo, ma il millesimo.
Sfido chiunque a dire ancora che qualcuno si confonde e recupera quello sbagliato.
E’ vero che mezzo asilo ha gli ombrelli somiglianti, ma, “imparata” dall’esperienza, sono anni che li contrassegno.
Nanà aveva usato quello vecchio delle Sguinz (=Winx) di sua sorella.

Così c’è qualche pirla ignaro che fa girare sua figlia con l’ombrello con scritto “Canterina” sulla punta.
Se lo becco spero per lui/lei che ce l’abbia aperto.

Perchè appeno lo vedo ci sputo!!!!

Il navigatore della terza età

  • maggio 28, 2013 at 12:38

“Frena!”

“Ho frenato, mamma!”

“Perchè devi frenare per forza nel sedere delle altre auto??”

“Freno venti metri prima… mamma siamo in coda, cosa devo fare, lasciare un chilometro davanti? Così quello dietro mi suona… Si vede che non sei una guidatrice tipica milanese.”

“Per andare… possiamo fare la strada che passa per via Perdilà… ma non mi ricordo bene come si fa ad arrivarci. Forse per quel quertiere là… Ci passavo quando ci andavo a lavorare.”

“Mamma… in quarant’anni Milano si è un po’ modificata… sai… lavori stradali, rotonde, semafori, sensi unici che non sono più unici ma rari… Io arrivo fino in piazza Pazza, poi tu mi dici.”

“Ci sai arrivare?”

“No… vado a naso.”

“… Forse era meglio che andavi di là.”

“Ma la allungo per poi dover tornare indietro.”

“Ma io passavo di là quando tornavo dalla nonnabis.”

“Che infatti abita di là… Fidati che ti ci porto.”

“Passavo di qui, facendo un’altra strada, anche quando andavo a yoga…”

“Io cosa facevo, le elementari o le medie? In vent’anni sono sicura che hanno cambiato un po’ la viabilità.”

Arriviamo a destinazione sane e salve.
Al ritorno Nonna M. suggerisce un altro percorso.
L’accontento.
“Però, mà, mi devi dire dove devo girare perchè questo quartiere non lo conosco, anzi, mi ci sono persa più volte…”

“Ok… Dunque… Là dove c’è quella costruzione bianca devi girare a destra, non qui al semaforo, ma dopo il semaforo, la vedi?”

“Ma quale costruzione bianca??”

“La farmacia!”

“Ora vado dritta??”

“Sì… ad un certo punto devi girare a sinistra… quando non puoi più andare dritto… vai piano!”

“Mamma, se arrivo ad un punto dove devo svoltare per forza lo vedo!”

“… … … Era quella via lì!!!! Torna indietro!!”

“Ma qui si può andare dritto!”

“Giuro che fino a poco tempo fa non si poteva… ”

“Quanti anni fa??”

“No! Anche quando son venuta con tuo padre non si poteva… era poco tempo fa, giuro!”

“Quando andavi a fare shiatsu???”

“Ecco, adesso sempre dritta… te lo dico io quando devi girare a sinistra… … … Forse era quella là… Sì sì sì! Era quella là!”

“Cribbio! Ma non puoi dirmelo un po’ prima!”

“Ma tu vai veloce! Beh, fai inversione e torna indietro.”

“Se la faccio qui mi arrestano!”

“Beh, forse troviamo una strada per girare dentro e tornare indietro, continua ad andare avanti… avanti.. avanti… no è meglio che torni indietro!! Ma qui puoi tornare indietro?”

“No… vado dove mi porta il cuore. Se no devono chiamare Chi l’ha visto…”

“Qui sempre dritto!”

“Ah, ho capito dove sbuchiamo! Poco più in là c’è il mio fidatissimo osteopata!”

“… Uh! Guarda! Questa rotonda è nuova!”

“Mamma… c’è da una vita!”

“Beh… è nuova per me!”

Era come guidare con accanto un TomTom ubriaco, che tentava di frenare perforando l’abitacolo con i piedi e si aggrappava alla maniglia peggio che uno scimpanzè.
Qualcosa mi dice che mia mamma non si fida molto della mia guida…
Penso sia scesa dall’auto con tutte le dita dei piedi ripiegate nelle scarpe.

Devo portarla in giro più spesso, giusto per darle una scarica di adrenalina ogni tanto!

Pace interiore

  • maggio 17, 2013 at 21:31

“Guarda Nanà, stanno portando via la macchina che bloccava la strada, con il carro attrezzi!”

“PECCHE’?”

“Perchè bloccava la strada. Ora il genio che ha parcheggiato non la troverà più quando esce, dovunque sia andato… Tanti auguri a lui… tanti auguri a lui!!”

Il mondo è pieno di geni del male, ma il nostra quartiere ne è ben provvisto.
Puntualmente qualche neofita della scuola parcheggia “momentaneamente” l’auto in curva, dove cartelli, panettoni e lavori stradali avvisano di non farlo: semplice motivo, l’autobus non riesce a curvare.

Oggi la strada, con fila infinita di auto di genitori che dovevano andare a prendere i figli all’uscita, è rimasta bloccata quasi un’ora. Poi un vigile ha fatto fare una manovra azzardata al pullman e, mezz’ora più tardi, è arrivato il carroattrezzi per portarla via.

Solitamente è qualche genitore che ha colloqui, riunioni, perdite di memoria a breve termine, curva glicemica bassa nel momento della decisione di dove parcheggiare…

Il giorno che ho portato Nanà dall’oculista, stessa storia.
Nell’accompagnarla a scuola dopo la visita, sono rimasta mezz’ora ferma dietro l’autobus.
Conoscendo la prassi, ad un certo punto ho piantato l’auto lì dov’era, ho preso per mano la mia patata lessa e l’ho accompagnata dentro la materna.

Era il giorno dell’accoglienza ai remigini: canti, giochi e pic nic con i bambini delle classi quarte, Nanà non poteva mancare, nonostante le pupille dilatate.
Entriamo all’asilo e la sua classe non c’è.
La porto dentro la scuola elementare e le commesse mi dicono che sono nel teatro per lo spettacolo.
L’accompagno e trovo i suoi compagni che stanno uscendo.
L’affido alla maestra chiedendole di farle da cane guida, tenerle gli occhiali da sole a portata di occhi e, nel caso non riuscisse proprio stare a scuola per il fastidio, di narcotizzarla fino all’orario di uscita.
Nel frattempo la strada era ancora bloccata, la fila di auto impazienti aumentava e i guidatori si erano tutti riuniti all’angolo, tra la curiosità degli abitanti della via e la colite dell’autista dell’autobus.

Ad un certo punto mi illumino e penso che il genio del male, questa volta, possa essere un genitore di una materna esterna che accompagna il suo piccolo remigino alla visita della scuola.
Rientro e, passando tutte le classi, chiedo ad alta voce di chi sia quella simpatica Ford Fiesta bianca parcheggiata all’angolo.

“E’ mia..” mi risponde una tizia.

“Signora… sta bloccando l’autobus da 40 minuti!”

“Sì… ora la sposto.”

Esco per dare la bella notizia al cumulo di agitati facinorosi-

“L’ho trovata! Eccol…….”

Mi giro, convinta di essere seguita dalla posteggiatrice brillantona, ma mi rendo conto di essere sola.

“In teoria doveva venire a spostarla…”

“Adesso vedrai che se la mangiano viva!!” mi dice quasi soddisfatta una mamma che conosco che abita a venti metri da scuola, ferma lì a godersi lo spettacolo gustando una schiacciatina.

“Non è possibile!! Ma dove cavolo è!”

“Ma non c’è proprio rispetto! Alla gente non gliene frega niente!!!”

Le voci iniziano a scaldarsi, come gli animi, allora mi permetto di scherzare un po’, esclamando:
“Stiamo calmi, su… PACE INTERIORE… PACE INTERIORE… PACE INTERIORE…”

“Ma che pace interiore! E’ un’ora che devo uscire da ‘sta via e per una rin******ita arrivo tardi a lavoro!! Gliela dò in testa la pace interiore a quella quando arriva!”

Dopo cinque lunghissimi minuti, la simpatica umorista passa davanti al cancello e, rendendosi conto della gravità della situazione, avvisa le maestre che si allontana un’attimo per spostare l’auto, e finalmente esce da scuola con passo neanche troppo veloce, esclamando pacifica:
“Eh… scusate ma…”

“SCUSATE UN CAZZO!!! AO’! MA COME CAZZO SI FA A PARCHEGGIARE COSI’???!!! MA CHI GLIEL’HA DATA LA PATENTE? IL GABIBBO?? BRUTTA *******!!!” le inveisce contro un ragazzo che ormai fumava viole dalle orecchie.

Lei, di rimando, con la calma più calma del mondo, non risponde, sale in auto e la sposta di sei metri, scende e ritorna a scuola, senza scomporsi minimamente.

Mettendo in moto l’auto ho pensato che, in fondo in fondo, dovremmo prendere da lei…

Perchè lei ce l’aveva sicuramente la pace interiore!!!

Ricalcando le orma materne

  • aprile 27, 2013 at 21:17

Mi accorgo sempre più, con il passare del tempo, che le bimbe prendono molte mie espressioni, modi di fare, di scherzare (per fortuna) e di esprimersi.

Canterina ha fatto sue parecchie espressioni materne e ha una mimica cabarettiana che fa sbellicare, a suo dire, le sue compagne di scuola e di tavolata.
Sicuramente fa sbellicare me quando me lo racconta.

Anche Babet non è da meno: una pagliaccia nata.

Nanà, nel suo piccolo, non risparmia uscite degne di figlia d’arte.

Se riuscissi a segnarmele tutte, giornalmente, riempirei il blog.
Non riuscendo a farlo, l’alzeihmer ha la meglio e, arrivata a sera, non mi ricordo una beata fava di ciò che han detto.

Nove volte su dieci.

Quando sono simpatiche (e tra di loro non accade quasi mai) hanno un modo di insultarsi sui generis.
Giovedì pomeriggio abbiamo raggiunto Madre NaturaSì al laghetto di pesca di proprietà dei suoi genitori, per giocare con FIglia e Figlio NaturaSì.
In auto, io tentavo di memorizzare le indicazioni stradali inviatemi da Madre NaturaSì.
Le bimbe tentavano di avere la meglio sulla musica, sulla conversazione e sulla mia mente già annebbiata.
Con calma e serenità, Canterina dice a Babet:
“Tu non sei normale… ” come dico sempre loro quando fanno qualcosa di stravagante, e poi aggiunge  “…hai dei problemi. A volte seri, a volte no.”

Di risposta:
“Tu sembri CSICOPATICA.”

Di rimando:
“Tu hai problemi OMOLECOLARI!!”

“E cioè?” chiedo divertita.

“Mamma, significa problemi di cervello!!”

Passiamo un bellissimo pomeriggio di sole con Madre NaturaSì… in realtà ho perso di vista le bimbe dopo due minuti, le ho viste andare a fare il giro del laghetto, disturbare tutti i pescatori in gara passando sotto le canne (!!!), andare a cercare galline inesistenti, fare una sana merenda vegetariana con pane e salame e gelato, andare a pesare il pescato di tutti i concorrenti dicendomi “Ci mettiamo solo cinque minuti!” e tornare dopo un’ora buona.

Io vagavo persa con Nanà a rate (quando la mammite la colpiva), tentavo di trascinare Figlio NaturaSì con il triciclo che mi urlava “Tirami tu!”, mi riparavo nel retro cucina con Madre NaturaSì che affettava pane e pancetta coppata per l’aperitivo dei pescatori facendomi traviare da qualche goccio di birra.

“Guarda che qua è pieno di single se vuoi!!”

“Grazie ma anche che no!!! Ho dovuto coprirmi con la borsa per l’imbarazzo tutte le volte che sono dovuta passare da fuori! Mancava solo il piattino per la bava al tavolo… Non ce la posso fare! Vabbè, un goccio di birra posso anche berlo! Ora recupero le bimbe, se ci riesco, e a vado a casa a finire di ubriacarmi!!!”

Le bimbe in auto mi raccontano entusiaste le loro esperienze ittiche della giornata.

Mentre percorriamo le strade dei paesini dell’hinterland milanese ci ritroviamo davanti un’auto con la P di Principiante che, a due all’ora, ci precede, creando dietro di noi una lunga impaziente coda.

“Mamma, ma cosa vuo dire quella P?”

“Che è un Pescatore!”

“… No, dai! Non è vero!”

“Se aveva sei P voleva dire che aveva vinto il Primo Premio Per la Pescata Più Pesante!”

“Ma daiii!”

“Giuro!!”

Nel frattempo le lumache ci sorpassano e una vecchietta col girello ci doppia.
Inizio a spazientirmi un po’ anch’io.

“Allora? Cosa vuol dire la P??”

“Vuol dire… Possiamo farcela!
… Per carità non datemi la patente!
… Prima o poi accosto!
… Penso che arriverò a destinazione nella prossima vita!
… Puoi mettere la terza che la macchina non esplode!!!
… Puoi Prendermi a  Parolacce!!!!”

“Quali parolacce??”

“Tutte quelle che iniziano con la P!”

Jogging mattutino

  • gennaio 9, 2013 at 17:41

Il percorso casa-scuola è di circa 15 minuti di camminata abbastanza sostenuta.
Sostenuta perchè usciamo sempre tardi…

Nonostante sia una prassi quotidiana, le bimbe due volte su tre mi chiedono:
“Andiamo in macchina?”

“Amore… NO!”

“Ma perchè non ci porti mai in macchina??”

“Sempre per gli stessi motivi: consumo benzina, inquino e spendo soldi per niente; ci mettiamo lo stesso tempo anzi forse in auto di più, perchè Milano alle 8 di mattina è solo e unicamente traffico e per andare a scuola dobbiamo fare tutto il giro; non c’è l’anima di un parcheggio e mi toccherebbe parcheggiare vicino a casa per poi ritornare a scuola a piedi oppure dovremmo uscire mezz’ora prima… e voi non ce la potete fare! Al di là di tutto camminare fa bene. Perciò anche oggi… gambe in spalla e si va!”

Anche stamattina la solita solfa.
“Andiamo in macchina??”

“No, amore.”

“E come andiamo?”

“A cavallo.”

“Veramente?”

“Ovviamente no. Ho noleggiato un’autoambulanza…”

Camminiamo, attraversiamo, incespichiamo l’una nel trolley dell’altra, evitiamo cacche di cane, chiacchieriamo, canticchiamo, ci teniamo per mano.

A due metri da scuola Nanà, che di solito si lagna che non ce la fa più a camminare e vuole venire in braccio, oggi  mi confida:
“MAMMA… MA IO A CAMMINALE MI ANNOIO!!”

“Ti annoi??”

“SI’! MI ANNOIO DA MOLILE A CAMMINALE!!!”

“… Allora prova a rotolare.”

Non ci son più i bambini di una volta…

Strani incontri fraterni

  • luglio 25, 2012 at 18:32

“Ahò! Che stai a’ esce dar parcheggio c’a macchina?!”

Sto riportando il carrello, dopo aver scaricato la spesa nel bagagliaio della wondermobile.
Mi volto e vedo un ragazzo… sui vent’anni, buzzico che più buzzico non si può, che sbuca fuori dal finestrino di una Mini, argentata con striatura bianca e nera che percorre tutta l’auto da fondo a cima, occhialazzi più grandi del suo volto, cicca in bocca che sbatte asimmetricamente (non ho mai capito perchè fingere l’ascesso faccia più fighi), capelli incatramati di gel in piega in un’onda anomala buttata a sinistra che manco lo tsumani riuscrebbe a farla tanto anomala.
Nemmeno con il massimo impegno della natura.

Forse lo sto fissando inebetita perchè mi riprende:
“Ahò! Ma ce senti? Sei ‘taliana?? Che, stai a’esce o no?!”

“Sì… sto a’ esce… Comunque ti stimo molto, hai coraggio da vendere!” dico sinceramente, ancora un po’ ipnotizzata dall’onda e dalla masticazione ritmica, stile metronomo durante un’overture cominciata male.

“Ah sì?! E coraggio de che??”

“Di andare in giro con quei capelli… giuro che non tutti lo farebbero.”

“E tu c’hai coraggio pure, con ‘sta faccia de bronzo! Se non eri ‘bbona te avevo già suonato! Ha ha ha!”

“Chi la faccia, chi la testa. A ognuno il suo! Comunque ti stimo, fratello!”

“Ho capito! Ma che fai, esci o no co’sta macchina??!”

“Sì… adesso esco.”

“E datte ‘na mossa, sorella!”

“Ehi, fratello frettoloso… ti auguro di trovare l’anima… ”

“Anima de che? Gemella??”

“No… De li mortacci tua! Perchè se non ti levi da dietro come faccio a’esce?!?!”