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Il nuovo? Noi siamo pronte ad accoglierlo

  • settembre 14, 2015 at 23:51

Dopo esserci godute qualche giorno sulle Dolomiti a camminare in mezzo ai boschi e respirare aria pulita, – dove ho fatto camminare le bimbe come camosci per sfiancarle e l’unica sfiancata ero io… forse anche per le dimensioni dello zaino da gita a 4…  – tornate a Milano abbiamo continuato il programma “L’ordine regna sovrano in casa prima dell’inizio della scuola o è tutto perduto.com”

A circa una settimana dall’inaugurazione dell’anno scolastico ero decisamente commossa: dopo aver messo le figlie in schiavitù per un paio di giorni interi, ogni libro di casa aveva il suo posto, ogni gioco la sua scatola o il suo bidone, e ciò che non serviva più è uscito di casa e di cantina!!

Sì, anche la cantina… e la mia scrivania… e il soppalco!!!

Occhei, vi capisco, è un duro colpo…. recuperate pure il fazzoletto… prendete il tempo che vi serve…

Per chi durante l’anno corre sempre e non ha tempo di riordinare “bene” e accumula i documenti (e non solo) in una/due/tre pile infinite denominate “ordine a modo mio”, perchè comunque ritrovo sempre tutto, beh… avere la casa a posto è una reale soddisfazione.

Ma sono sicura che sapete di cosa parlo.

Fare ordine (fuori) dà soddisfazioni poiché significa FARE ORDINE DENTRO.
E nel fare ordine è importante liberarsi di ciò che non serve più.
Perchè fare spazio (in casa) lasciando andare il vecchio, vuol dire FARE SPAZIO NELLA PROPRIA VITA, pronti per accogliere il NUOVO.

E’ terapeutico per una Babet che inizia la prima media in una scuola nuova e lontana da casa, lasciar andare la “vecchia parte di sè” perchè c’è bisogno che emerga in lei la nuova parte con tutte le sue potenzialità e le sue doti, pronta per affrontare tutti i suoi timori e le sue incertezze con un “nuovo coraggio”.

E’ terapeutico per una mamma che ogni anno riscrive la sua vita lavorativa e genitoriale (cresco insieme ai cambiamenti delle mie figlie) e forse anche sociale.

E’ terapeutico per l’energia di ognuno di noi.
In questo periodo di cambiamento importante è fondamentale aprirsi al nuovo.
All’energia nuova che sta investendo tutto il nostro pianeta e che molti di voi avranno già colto, se non nella sfera mondiale, anche solo nelle proprie vite, nei propri modi di fare, di sentire e percepire.

E chi non coglierà quest’opportunità di cambiamento che ci viene data ora, avrà molta difficoltà a farlo in futuro, perchè sarà rimasto troppo incollato ai suoi vecchi schemi, alle sue modalità stantie, da non avere la spinta giusta per saltare.

Fate spazio.
Dentro di voi.
Seguite l’onda del mare del cambiamento.
Smettetela di parlare, di criticare e di voler sapere tutto.
Ascoltate.
Siate curiosi.
Scoprite.
Imparate ad essere diversi.

Ed imparatelo grazie agli Altri.

<<Quando parli stai solo ripetendo quello che sai. Ma quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo.>>
Dalai Lama

Sensazioni

  • aprile 17, 2014 at 16:41

Avete mai fatto caso che ci sono cose che “si sentono”?

Forse non siamo solo abituate ad ascoltarle, le nostre sensazioni. O intuizioni. Chimiamole pure come vogliamo.

Sono quelle cose che, appunto, “senti dentro”, che ti arrivano, che tu sia pronto ad ascoltarle o accettarle oppure no.

Sono da distinguere dalle Emozioni.

Le emozioni le senti in pancia, o nel petto.
Sono sensazioni che posso essere dettate dall’amore o dalla paura, dalla fiducia o dalla rabbia. E ti dicono quello che, in fondo, vuoi sentirti dire.

Per esempio quando senti delle belle vibrazioni arrivare da una persona, ma ti dici che non è una persona che fa per te, forse perchè la puara di vivere ancora un’esperienza negativa ti fa sentire incerto, titubante, schivo.
Quindi senti due vocine distinte.
Una che ti dice “Vai a conoscerlo” e un’altra che ti dice “Non ti fidare!”

Distinguere le sensazioni è difficile, perchè la nostra parte inconscia ci si mette in mezzo, puntando i piedi e facendo da padrona.
E di solito è bravissima ad autosabotare i nostri tentativi di trovare quello che desideriamo.

Cribbio! Eppure le Sensazioni ci arrivano, anche se le accantoniamo, non le riconosciamo, non le sappiamo ascoltare poichè buttiamo tutta la nostra attenzione sulle emozioni o sulla ragione.

E’ una parte di noi che dovremmo imparare ad allenare.

Quando  “arriva” qualcosa è praticamente automatico cominciare a ragionarci su e quindi a “metterci del proprio”, come dico io.
E capita sovente che quando ci metto del mio, poi sbaglio ad afferrare il senso. Inquino la sensazione, la interpreto, la giudico, la modifico.

Ma le volte che son riuscita a coglierla pura, nitida, senza aggiungere nulla, la Sensazione non ha mai sbagliato.

E così anche oggi mi ritrovo ad ascoltare una sensazione che va contro tutto quello che mi sono detta fino a ieri.
E sto cercando di distinguere se sia Sensazione o Emozione, se sia intuito o bisogno.

Il casino è che non ci posso “ragionare” su… o la trasformerei in un’Opinione.

… Mica facile la vita delle intuizioni!

Ipotesi di reato

  • aprile 11, 2014 at 15:25

Latitare dal blog ha sempre la sua reale e profonda motivazione.

Ci sono periodi impegnati in visite mediche di routine e straordinarie… magari perchè qualcuna ha deciso di fratturasi un braccio.

Ci sono periodi impegnativi per lavoro (e si ringrazia sempre quando accade) o di studio.

Ci son periodi in cui si vive a scuola per riunioni, colloqui, pagelle, feste, direttivi o quant’altro.

E poi c’è … IL CAMBIO DEGLI ARMADI!!!
(Che va letto con il tono di “NON APRITE QUELLA PORTA!!”)

Il terrore di ogni donna, madre, moglie, badante, regina della casa!

Nemmeno pronunciare la parola “Equitalia” fa così paura.

Ieri sono riuscita a infilare le magliette a maniche corte nei cassetti delle bimbe.
Sì… a cena abbiamo brindato.
Non ho però ancora fatto il lavoro di “Osserva la taglia”, ossia aprire tutti quanti i capi di abbigliamento, dalle magliette, alle calze corte, ai pantaloni e leggins, alle felpe, e cercare di indovinare se sono ancora di una misura vestibile. Anche solo per un mese.
No, volendo finire prima del ritorno dalla piscina, ho buttato dentro ai cassetti le pile di magliette così come le ho recuperate dalle scatole.

Stamattina osservo Canterina che sta per uscire di casa.
“Amore… ma quella t-shirt non è un po’ piccolina??”

“No!”

“Guarda che ti tira tutta…”

“No!”

“Perchè non la passi a Babet e ne indossi un’altra??”

“No!”

Mi è venuto il sospetto che sia entrata nella fase di amore per i vestiti attillati.

Occhei, l’abbiamo passata pressochè tutte quante, qualunque taglia avessimo, belle e inconsapevoli.
L’importante è piacersi.
Siamo d’accordo.

Ho solo paura che a scuola le si squarci la cucitura sotto l’ascella mentre tenta di allungare un braccio o alzare la mano per chiedere di andare in bagno.
Oppure che la maglietta le si arrotoli su appena finito il pranzo in mensa, stile salvagente di salvataggio.

Beh, se la figlia del riporto è rimasta denudata in classe lo scoprirò a momenti…

In fondo ascoltano sempre

  • febbraio 3, 2014 at 23:16

Oggi sono andata a curare il mio nipotino malato, mentre zia Ebe portava Cuginetta It in piscina.
Mentre giocavamo abbiamo chiacchierato e sono riuscita a farmi dire quali sono le sue difficoltà a scuola.
Alcuni compagni sono veramente tremendi, trattano male un po’ chiunque, e le maestre non sembrano saper gestire al meglio la situazione. In questi casi si creano dei disagi anche importanti a bambini di sette anni… Cucciolotti, mini omini che alla loro tenera età vanno già in ansia da stress… impensabile, ma vero.

Parlavamo tra un labirinto e uno shangai e ho cercato di spiegargli che è inutile che si arrabbi tanto con i suoi compagni “monelli”, perchè l’unico che ci sta male è lui.
Tra le soluzioni offerte dalla saggia zia meditativa c’era un “Ti fermi e respiri profondamente tre volte… devi far arrivare l’aria fino alla pancia! Puoi aiutarti appogginadoci sopra una manina, dai prova! Respira profoooondamente e senti che già un po’ ti rilassi. Poi di nuovoooooo…. E poi ancoraaaaaaaaa…. Senti un po’ che i tuoi muscoli non sono più tesi come prima?? Questo è un metodo che consiglio anche alle tue cuginette quando si devono calmare!”

Nel frattempo Cuginetto It faceva di tutto tranne che darmi soddisfazione.
E’ un suo schema difensivo, fare il pirla a tutto tondo! Io con calma continuavo a spiegargli le cose, Ogni tanto veniva fuori con delle affermazioni lucidissime e profonde, il che mi faceva capire che in realtà la sua pirlaggine era solo di copertura, ma essendo comunque sempre e costantemente tarantolato, mi chiedevo fino a dove avesse colto e cosa si fosse perso per strada.

Nel pomeriggio Nonna M. ha accompagnato Zia Ebe e Cuginetti dalla pediatra.
Mentre guidava un tizio poco garbato le ha tagliato la strada.
Nonna M., di impeto dolente verso le ingiustizie, deve averlo appellato in modo poco carino, così Cuginetto It le ha detto:
“Nonna, sai cosa devi fare?? Devi respirare tre volte! Dai fallo! Respira… respira… respira…”

I bambini sono tutti uguali, sordi solo in apparenza.

Silenzio costruttivo

  • febbraio 1, 2014 at 21:57

Abbiamo bisogno di silenzio.

Ma di vero silenzio.

Il silenzio in cui ci mettiamo all’ascolto di noi stessi.

Ma vero ascolto.

Si dice “Ascolta il tuo cuore”…
Come si fa ad ascoltare il proprio cuore nella frenesia di tutti i giorni?
Come pensi che riesca a parlarti il cuore nello stress quotidiano?
Ciò che usi troppo spesso è la testa.
La ragione.
Ma a volte il cuore “dà ragioni che la ragione non vuol sentire”, e ci sarà un perchè!
Seguire il cuore non vuol dire essere emotivi, vuol dire prendersi un attimo di tempo, il tempo meglio speso, e stare in silenzio ad ascoltarsi.
Spegnere la testa ed ascoltare l’anima.

Provate.
Cercate un luogo silenzioso e rilassatevi. Spegnete i pensieri che continuano a tormentarvi per qualche minuto. Respirate e… chiedete.
E’ l’unico modo per riuscire a conoscere noi stessi veramente.

Abbiamo bisogno di silenzio costruttivo, non del silenzio di una casa vuota, o di una vita non piena di ciò che vorresti, che per non ascoltare riempi e riempi continuamente di “cose da fare”.

Continuare a fare, a non stare fermi, significa non darsi la possibilità di fermarsi a pensare, di scegliere di affrontare ciò che ci fa star male o che ci blocca e che non ci porta a crescere, non affrontare le nostre paure, i nostri limiti…

Riempire significa non lasciare spazio.

Ma per accogliere qualcosa di nuovo nella nostra vita è fondamentale fargli spazio, o quel qualcosa non arriverà.
Per accogliere qualcosa di nuovo bisogna spesso lasciar andare qualcos’altro.

Fare spazio è fondamentale.
Rimanere attaccati a qualcosa ci impedisce di farlo.

Lasciar andare spesso è la cosa più faticosa del mondo.
Rimaniamo attaccati al passato,  a qualcuno o qualcosa, ad un’idea, ad una sofferenza, ad un “avrei voluto che”…
Però così non si vive il presente, il qui ed ora, che è esattamente il momento in cui le opportunità ci bussano delicatamente alla porta, chiedendoci se siamo pronti per accoglierle.

E allora forza.
Questo è il momento giusto per il cambiamento (lo dicono anche gli astri!!! Io non ci capisco niente… ma si “sente” nell’aria che è così!!)

<<Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo>> (Mahatma Ghandi)

Dobbiamo sempre e comunque partire da noi stessi…
E allora cominciamo, ascoltando il nostro cuore, la nostra vera anima.
In silenzio.

Il filo del discorso

  • novembre 7, 2013 at 23:38

“Nanà, tra pochi giorni compi sei anni!!” le dico mentre sparecchio la tavola e lei disegna “… E io 37… Sei grande ormai! Sei contenta?”

“Mamma… ti chiedo una cosa.”

“Dimmi amore!”

“Ma è vero che i guidatori non hanno mai riposo??”

???

Perchè mi sembra sempre di parlare da sola?
Perchè le mie figlie non seguono il filo del discorso quando hablo??
Perchè spesso e volentieri vivono nei loro mondi, tra l’altro scollegati???

“In che senso?”

“E, che quando uno guida deve stare sempre attento e non può distrarsi, vero?”

“Ah beh, in quel senso allora sì: i guidatori non hanno mai riposo! Un po’ come la mia ricerca di risposte a mille perchè…”

Sarò strana io

  • ottobre 15, 2013 at 22:32

Io parto sempre dal presupposto che, se qualcosa non mi torna, potrei aver capito male io.

Una frase sembra offensiva?
Potrei averla capita male io.
Qualcuno ha fatto qualcosa con cui non sono in sintonia?
Potrei non aver colto qualche sfumatura, qualche motivazione. Io.
Mi sembra che quello che dici sia contro natura???
Potre aver frainteso. Io.

Cribbio, è così difficile alzare il ditino e chiedere??

Al mondo c’è gente così presuntuosa che pensa sempre di avere ragione… e soprattutto di avere perfettamente capito nel modo giusto quello che gli è giunto all’orecchio.

Ma avete idea di quante discussioni, fraintendimenti, risentimenti mi sono risparmiata nella vita alzando quel benedetto ditino e chiedendo???

Cosa c’è di così tanto spaventoso nel mettere in discussione… la PROPRIA capacità di comprensione, la PROPRIA capacità di cogliere il senso.
Perchè ci si incaponisce a mettersi nella testa degli altri insistendo per avere ragione??

Ma sapete che si rompono amicizie, parentele, fidanzamenti a causa di questo stupidissimo modo di affrontare le cose.

Perchè al mondo manca così tanta UMILTA’?

Impara a chiedere spiegazioni.
È sempre meglio chiedere spiegazioni che fare supposizioni.
Abbi il coraggio di fare domande finché la situazione ti sarà perfettamente chiara. Se hai le risposte alle tue domande non hai bisogno di fare supposizioni, perché saprai la verità.
(Miguel Ruiz)

Ciò che è grave è che la gente è convinta che le proprie supposizioni SIANO la verità.

Sapete invece in chi incontro umiltà?
In chi sa mettersi in discussione, non solo in ciò che sceglie, ma anche in ciò che gli è scomodo e sconosciuto.
In chi si sa mettere in ascolto dell’altro.
Un ascolto reale, che presuppone anche il mettersi in gioco per crescere e migliorarsi, anche nella fatica.

Non tutti sanno ascoltare.
Ascoltare può anche far paura, poichè può mettere in luce ciò che di te, riflesso nell’altro, non ti va a genio.
Allora si sceglie di mettere da parte, piuttosto che porsi in reale ascolto dell’altro (chiedendo spiegazioni) e di se stessi.

Ah! Quante palle sappiamo raccontarci! Quante fittizie motivazioni riusciamo a darci per aver “scansato” qualcosa o qualcuno perchè “non era per noi”! O forse perchè era così scomodo da metterci di fronte il nostro vero io… quello che noi non vogliamo assolutamente vedere.

Non sono arrabbiata, sono rattristata.
Rattristata da come le persone si raccontino tante storie.
E così facendo si perdano tante occasioni.
Le occasioni di crescere e di comprendersi veramente.
Le occasioni più importanti.
Quelle che magari avrebbero potuto dare una svolta alla loro vita.
Quella vita che però preferiscono lasciare così com’è.

Bisogna imparare a dire la verità.
Per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna… soprattutto in se stessi. (G.I.Gurdjief)

Empatia

  • ottobre 12, 2013 at 00:10

Ho un amica che staziona nella sala di attesa della rianimazione dell’ospedale.
Ha una sorella in fin di vita in prognosi riservata.

Ieri ho passato con lei un’oretta, per distrarla, per chiacchierare, per esserci.
Tra amiche ci stiamo dando il cambio e mi rendo conto con quale cerchio di affetto e amore è circondata.
Ognuna a modo suo, con le sue caratteristiche, con il suo modo di reagire, ma tutte con lo stesso amore.
Penso sia state bello per lei, nonostante la situazione dolorosissima, scoprire come la nostra amicizia sia solida e solidale.

Io mi son ritrovata a parlare con lei di stupidate e di serietà, di barzellette e di vita ultraterrena, di riunioni di scuola e di scelte dell’anima.
Mi sono scoperta totalmente serena nel guardarla negli occhi, nell’ascoltare il suo dolore, nel comprenderla, nel cercare di aiutarla a fare un piccolo passettino verso l’accettazione, che in questi momenti tarda sempre a venire.
Non sapevo da dove venisse la questa pace, poi ho capito che proveniva da dentro me.
Vi abita da un po’.
Sono riuscita a sentirla, senza assorbire quel dolore personale che può travolgere chi sta accanto e si sente di parteciparvi, a coccolare quegli occhi sofferenti con un sorriso di pace e di coraggio che spero di averle trasmesso almeno un po’.
Per me era importante Esserci per lei, nel suo bisogno di pianto e nel suo bisogno di riso, nel suo voler vedere bianco e nel suo voler vedere nero, nei suoi ricordi e nei suoi pensieri al futuro, ovunque avesse voluto portarmi.
E c’ero con tutta me stessa.

Oggi una mamma, mai vista prima, compagna di nido di un’amica, si raccontava a me in cerca di consigli su quali Fiori di Bach prendere.
L’ascoltavo ed era come se la conoscessi già.
Con delicatezza ho ‘osato’ toccare tasti che intuivo dolenti per lei, per capire su cosa lavorare, e lei si è sentita così “riconosciuta” da commuoversi e abbracciarmi col cuore.

Conosco persone che sanno capire gli altri al volo e persone che non saprebbero farlo nemmeno con il Google Maps dell’animo attaccato al naso.
Ci sono persone che riescono a capire gli altri , ma non color che hanno vicino, coloro che hanno più a cuore.
C’è chi capisce gli altri ma non se stesso. E sono in tanti.

Poi c’è differenza tra capirli e sentirli, gli altri.

So che si chiama empatia.
Ciò che mi son chiesta è come possa capitare di raggiungere questo livello di empatia, che certo non è uguale con tutti, ma che sento andare a braccetto con la serenità che ho nel cuore.

Poi ho capito qual è il segreto. O meglio il meccanismo, il comportamento che lo permette.
E’ il non giudizio.

Credo sia fondamentale non giudicare chi si ha di fronte, senza se e senza ma.
Facendomi un esame di coscienza, in effetti non lo faccio, o non lo faccio più.
Non era così una volta e mi rendo conto che il giudizio, magari anche non voluto, sia quasi sempre automatico.

Non tanto il giudicare l’altro, ma il giudicarlo con i nostri schemi, le nostre credenze, i “come ci comporteremmo noi al suo posto”.
Con i “secondo me è giusto così”.
E’ giusto per me, certo, perchè lo vivo io e lo credo io. Ma solo per me.

Capita di pensare che qualcuno sbagli non solo comportamento, ma anche reazione verso qualche evento? Come no!

Il fatto è che noi giudichiamo secondo i Nostri parametri.
Sono certa che per l’altro il suo comportamento sia assolutamente giusto… per il suo punto di vista. Che la sua reazione sia normale… per la sua esperienza.

Ed è questo il segreto: riuscire a vedere gli altri con i loro occhi, non con i nostri.
Solo in questo modo possiamo capirli veramente a fondo, sentirli e, se lo decidiamo, farci spalla per loro.
In modo che il nostro aiuto, quando richiesto, possa essere fatto su misura del cambiamento che l’altro decide per se stesso e non per quello che noi vorremmo per lui o lei.

Questo si chiama non giudizio.

Ed è una cosa fantastica perchè, vi assicuro, quando riusciamo a praticarlo, fa vivere decisamente meglio anche noi!

Chiedi e ti sarà dato… quindi pensa bene a quello che chiedi, c’è il rischio di ottenerlo

  • settembre 25, 2013 at 18:58

Ci vuole coraggio per lottare per ciò che riteniamo importante.

Prima però bisogna interrogarsi e comprendersi bene.

A volte si è bravissimi a mentire a se stessi.

Troviamo un dialogo sincero con il nostro Sè, domandiamo, attendiamo, rispondiamo, cambiamo idea se serve.
Ma le risposte sono tutte dentro di noi.
Smettiamo per un attimo di osservarci intorno, di indicare gli altri, di pensare che forse è meglio che…

Guardiamoci dentro e ascoltiamoci.

Una volta trovato ciò che veramente importante per noi, mettiamo da parte orgoglio, paure, buona educazione, moralismi, supposizioni, risentimenti, credenze e lottiamo con coraggio per averlo.

E ricordiamo che, qualunque lotta vogliamo intraprendere, ognuna di esse inizia con il primo passo.
Senza di esso ci è impossibile andare avanti.

Scegliamo di fare il primo passo, oggi!

E il resto verrà da sè.

Guerre stellari

  • luglio 24, 2013 at 00:56

Una giornata con le wonderfiglie a fare spese e commissioni…
E’ una delle esperienze che tutti dovrebbero provare.

Ve le affitto.
Anche a ore.
Vi pago io, ma vi prego, provate!

Una scuola di pazienza, l’ultimo passo dall’esaurimento, un treno diretto per la neuro, una dieta ipocalorica che asciuga i liquidi in eccesso e il sangue dalle vene.

Beh, devo dire che Canterina, sarà che sta crescendo, ma è brava.
Quando siamo fuori…

Con le altre due è una gara a chi riesce a sfinire la sottoscritta per prima.

A volte mi chiedo se siano realmente mie figlie.

Avrò ripetuto “Non toccate!” duemila volte.
“Non correte” altre mille.
“Non urlate” solo trecento.
“Non nascondetevi tra i vestiti appesi!” un paio, perchè poi sono passata ai fatti.

Sembra che fare combutta tra loro due, care e gioise bambine ipervivaci e divertite, sia più forte di ogni raccomandazione che la santa e ormai beatificata madre può far loro.

A me sembra anzi che peggiorino.
Può essere il caldo??
Sono io che sto invecchiando??

A Babet avrò detto decine di volte di guardare dove andava con il carrello.
Lei guidava fissando tutto ciò che era dietro il suo deretano.
Mi ha rifatto i talloni di Achille, ha investito sua sorella maggiore e anche lo scaffale dei biscotti.

Turno di Nanà per tenere il Salvatempo
Il Salvatempo e quella macchinetta che registra l’elenco dei prodotti che scegli passandone il codice a barre, abbinandoli comodamente alla tua tessera e, arrivati alla cassa, ti fa saltare la coda e ti fa pagare il tutto con solo un biiiip… a meno che non scatti il controllo casuale di tutta la spesa, la stessa che ti sei premurato di posizionare nei sacchetti in ordine di grandezza, in ordine di peso, e in ordine alfabetico!!
Allora diventa il Perditempo.

Le bimbe fanno a turno per registrare i prodotti.
Almeno le tengo occupate.
Ovviamente loro litigano per conquistarselo, ma questa è tutta un’altra storia.

Nanà, ad un certo punto lo reclama e io glielo consegno.
Dopo cinque minuti che cammino per i reparti, mi giunge all’orecchio un continuo biiiip.
Mi volto e vedo la piccola, simpatica umorista che sta registrando qualunque cosa alla sua altezza, maneggiando il Salvatempo come un incrocio tra un direttore d’orchestra e Luke Skywalker che brandisce orgoglioso la sua nuova spada luminosa con cui ucciderà suo padre.

Sua madre invece ha cominciato ad urlarle dietro in cirillico, le ha strappato di mano l’aggeggio e ha ripassato l’elenco per evitare di pagare tutto il supermercato, trattenendo a forza l’istinto della Franzoni che era in lei.

Cosa dire… son bei momenti!
Da provare.
Chi si prenota per primo??