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Relazioni umane, così ricche e così fragili…

  • aprile 13, 2016 at 22:27
Se le cose arrivano c’è sempre un perchè.
Se arrivano in un dato momento c’è ancora un perchè.
Se fossero arrivate prima l’avrei vissute sicuramente in un altro modo, ne sono certa.
Mi è andata bene così.
Sapevo che avrei sofferto, nel mio cuore lo sapevo.
Sapevo che sarebbe finita così, nel mio cuore lo sapevo.
Ho scelto di andare avanti per capire cosa dovevo comprendere e così è stato.
Come sempre ringrazio l’esperienza e le persone che si sono “prestate” a farmela vivere.
Questo non vuol dire che, essendo umana, ogni tanto in mezzo alla sofferenza qualche porcone non lo tiro anch’io.
Se non fossi umana e difettosa non sarei su questa terra ad imparare!
Inoltre non scegliamo noi cosa imparare e cosa no. Penso solo che alcune persone hanno la conspevolezza che ogni cosa che arriva nasconde un insegnamento e cercano in tutti i modi di trarne il più possibile.
Siamo sempre in evoluzione e io desidero che la mia evoluzione sia un costante miglioramento.
Nel miglioramento ci sta in pieno l’imparare a conoscersi in modi differenti da quelli che ci saremmo sempre aspettati.
Nascondiamo tante parti di noi anche a noi stessi.
E l’unico modo per conoscerci a fondo è attraverso gli altri, che sono il nostro favoloso e infinito specchio.
Un’altra esperienza è stata fatta.
Ho imparato.
Ho accolto.
Ho ringraziato.
Si va avanti.

La cartina di tornasole

  • marzo 13, 2015 at 00:14

Quale prova per capire se siamo realmente in Amore o ci proviamo in un tentativo spesso fallace?

Come capire se i cambiamenti del nostro essere sono permanenti, strutturali, radicali?

Coma capire se al posto di paure e timori, rabbia e invidia, siamo riusciti veramente ad aprire il nostro Cuore, ottenendo così la nostra trasformazione alchemica?

Per capire se il nostro cambiamento è reale dobbiamo guardare ai fatti (alla realtà che ci circonda), non al pensiero, alle convinzioni o ai desideri di essere.

<<I risultati del Cuore aperto sono:

Vivere la Prosperità in un periodo di crisi.
Vivere la Sicurezza in un periodo di incertezze.
Vivere l’Amore incondizionato anziché la gelosia.
Vivere l’Appartenenza anziché il possesso.
Vivere la Serenità in un periodo di terrorismo.
Vivere il Gioco in un periodo in cui tutti fanno sul serio.
 
Ecco che i demoni sono vinti senza combattere.>>
Salvatore Brizzi

E più mi guardo intorno e più vedo che i miracoli esistono.
Almeno nella mia vita esistono eccome.
Ma non mi riferisco a miracoli di guarigione, apparizioni, varie ed eventuali.
Un miracolo comincia con il cambiamento nel modo di pensare.
La gente pensa che il miracolo sia il risultato finale… invece no.
Il miracolo è il cambiamento nel pensare che porta ad uno stato interiore del tutto diverso.

Buona festa, donne

  • marzo 9, 2015 at 00:31

A tutte le meravigliose donne che popolano questa terra.

Che abbiano il coraggio di essere sempre se stesse.
Che si ricordino di essere uniche e inimitabili.
Che lottino sempre per le proprie ragioni, non scordando mai il loro valore e la loro misericordiosa bellezza interiore.

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<<Coltiva la tua autostima, accresci il tuo potere, diventa il meraviglioso dono che sei e condividilo con il mondo.>>
Christie Marie Sheldon
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Grata

  • dicembre 22, 2014 at 20:54

Andare a fare un seminario di gruppo, intenso, due giornate piene piene di emozioni e amore.

Conoscere e amare tante persone nuove, tante anime in cammino, alcune perse, alcune che si stanno ritrovando.

Vedere nei loro volti la me stessa di tre anni fa.

Constatare quanta strada ho fatto, quale strabiliante cammino di crescita personale ho percorso, quali cambiamenti, allora inimmaginabili, ho realizzato.

Essere lì per aiutare loro.

Imparare da ognuno.

Ascoltare la sofferenza e il dolore di ciascuno, che ognuno di loro sente forte e pesante come un macigno.
Vederli sbocciare pian piano e osservare i loro volti cambiare, distendersi e sorridere.

Constatare che purtroppo (o per fortuna) è sempre e solo dalle difficoltà che parte il cambiamento e la voglia di crescere e migliorarsi, di riscoprirsi anime in cammino, affrontando e imparando da ciò che la vita ci pone davanti.
Le difficoltà, in effetti, sono lì apposta per insegnarci quelle lezioni che “abbiamo scelto” di voler imparare, per evolverci nel nostro percorso di anime terrene.

Sapere che la nostra vita è costellata di lezioni da apprendere, ma che la scelta di imparare oppure no è solo nostra, la scelta di essere protagonisti della nostra vita o vittime dei brutti eventi non è di nessun altro al di fuori di noi.

Sapere che le 40 persone che ho di fronte hanno fatto questa scelta, solo per il fatto di essere lì a mettersi in discussione.

Essere grata di tutto ciò.

… Sono felice.

Gli opposti e le vibrazioni

  • dicembre 12, 2014 at 23:35

“Mamma, ma perchè se come anime eravamo già perfette, abbiamo deciso di provare queste vite terrene dove…. non è che siamo tanto perfetti, cioè, ci sono anche persone veramente cattive!”

“Tesoro, per avere consapevolezza della perfezione, è necessario sperimentare la non-perfezione, l’opposto. Durante la vita abbiamo l’opportunità di evolverci, per poi tornare alla perfezione in cui siamo state generate. Abbiamo l’opportunità, anzi la scelta, di imparare ‘lezioni’, e lo facciamo tramite l’imperfezione della nostra vita terrena.”

“???”

“Tesoro, se ci fosse sempre luce, tu sapresti che cos’è il buio?”

“No…”

“E se ci fosse sempre buio, tu conosceresti la luce?”

“C’è bisogno del buio per conoscere la luce. E viceversa. C’è bisogno di sperimentare o vedere il male per capire che esiste il bene. Senza il freddo non sapremmo che esiste il caldo… e così vià. E’ necessario per la nostra conoscenza, per prendere consapevolezza dell’esistenza di… tutto direi.”

Sì, facciamo sempre discorsi banali in famiglia.

Proprio ieri pomeriggio, mentre attendavamo i colloqui con i professori delle medie, un’amica mi guarda e mi chiede sottovoce:
“Ma perchè esistono i pirla??”

Io le ho risposto proprio che gli opposti servono per renderci conto dell’esistenza di entrambi i lati della medaglia e, se vogliamo vederla con ottimismo, per riconoscere il fatto che noi “non siamo così”. Ed essere grati di questo!

E’ lo stesso pensiero che mi è venuto leggendo i commenti.

Ma oltre che ringraziare per essere decisamente diversa da chi mi si propone, allo stesso tempo scelgo di non dare attenzione e di andare oltre.

Dare attenzione significa dare energia.

E’ il caso di dare energia solo alle cose che valgono la pena essere viste, ascoltate, vissute, tramandate, contagiate.

Ormai è risaputo che il pensiero è vibrazione.
Ci hanno vinto pure un nobel. E’ scientificamente provato.
In internet si trova tutto. Come in libreria…

Il pensiero è energia, emette vibrazioni.
E per la legge di risonanza le vibrazioni che emettiamo attraggono vibrazioni che ritornano a noi.
Come due diapason: il secondo risuona grazie alle vibrazioni del primo, semplicemente per risonanza. E’ una legge fisica,una legge universale.

Attiriamo la stessa energia che amaniamo.
Negatività attira negatività, positività attira positività.
Gratitudine attira gratitudine, amore attira amore, odio attira odio, guerra attira guerra.

Non è teoria, è scienza.

Quindi date attenzione solo a ciò che vorresti ritorni nella vostra vita!
E riflettete bene prima di inviare qualunque pensiero.

Nel caso otto minuti siano troppi, al quinto minuto del video gli esperimenti del Dr. Masaru Emoto: i pensieri modificano la struttura dei cristalli d’acqua.

Pensiamoci su.

Messaggio d’amore

  • ottobre 24, 2014 at 12:15

Il nostro proposito non e’ che uno diventi l’altro;
e’ piuttosto di riconoscerci l’un l’altro, imparare a vedere l’altro ed onorarlo per quello che e’ – Hermann Hesse

Un cuore aperto è un cuore che include.

Sentendosi a proprio agio dentro se stessi, aiutiamo anche coloro che ci circondano a sentirsi maggiormente a proprio agio dentro loro stessi.

La “compassione” è l’espressione divina dell’amore.
Un cuore pieno di compassione emette il messaggio “ti riconosco, ti conosco, ti accetto”.

E’ un meraviglioso messaggio.

Un messaggio che fa star bene principalmente noi che lo emaniamo.

Ciò che diamo ritorna.
E’ una legge universale.
Non si può scappare.

Usciamo dallo schema. Non sentite? Inizia a starci stretto

  • ottobre 20, 2014 at 15:06

Ritrovo tra amici, si parla.
Argomenti impegnativi e profondi, alleggeriti dalla nostra amicizia e la voglia di scherzare e prenderci in giro che non manca mai.
Sentendoci nel contempo liberi di esprimere ciò che siamo, sapendo che non c’è rischio di offendere gli altri, perchè sanno… sappiamo accogliere tutto con criticità e gratitudine.

Un amico commenta semplicemente un evento vissuto da persone di nostra conoscenza; dice di esserci “rimasto male” e io, in modo sereno, ma provocatorio chiedo:
“Perchè?”

“Perchè mi aspettavo che… secondo me è per questo che…”

“Quello è un tuo pensiero. Una tua aspettativa.”

“Sì, però… io al posto loro…”

“Ma loro non sono te. Perchè ci devi rimanere male?”

“Per il loro comportamento.”

“A parte che ciò che pensi è la tua proiezione del loro comportamento, le motivazioni che adduci sono un TUO pensiero. Ma anche se fosse così… ma chi se ne frega! Perchè ci rimani male?”

“Mi sento tradito… escluso… è questo che mi fa arrabbiare.”

“Beh, tu lo sai che se ti senti così il problema è tuo. Risolvi il tuo sentirti così e chiediti come mai, cosa c’è in questa situazione di specchio… così la prossima volta non ti arrabbierai!”

“E tu quando ti arrabbi…?”

“Io mi arrabbio spesso con le figlie… beh, loro mi fanno uscire dalle grazie, è il loro compito di bambine, ma per il resto, devo essere sincera, non mi arrabbio praticamente mai. Cioè, mi capita di rimanere delusa, dispiaciuta, ma non arrabbiata, quello ormai non fa più parte di me. Quella parte l’ho serenamente lasciata andare da tempo. E sappi che si vive mooooolto meglio! … Oh! Certo che per arrivare qui ho camminato di brutto!”

Parliamo ancora per molto tempo di questo.
E’ un tasto che tocca la maggior parte di noi, spesso però non ci si sofferma a pensare a quanto, dietro la nostra rabbia, ci sia la nostra abitudine di giudicare gli altri.

Ma vogliamo elevarci? Vogliamo evolvere?
Se la risposta è sì, allora non possiamo fare a meno di passare attraverso il riconoscimento di questi problemi e tirarci su le maniche per modificare questi nostri comportamenti.

La paura.
Abbiamo paura (anche se spesso è inconscia) di tante cose. Dobbiamo riconoscere e affrontare le nostre paure.
Accettare che facciano parte di noi e serenamente “riscrivere” il nostro modo di affrontare le situazioni che temiamo.

L’ego.
Sull’ego potremo soffermarci per giorni interi.
L’ego è quando non ascoltiamo il nostro cuore, quando i nostri “sedicenti bisogni o desideri” vengono prima di ciò che DENTRO sappiamo che è giusto fare, quando pensiamo di ascoltare realmente gli altri, invece troviamo il modo di celebrare comunque noi stessi… L’ego è quando la mente prende il sopravvento sul cuore, è quando il rumore di fondo non si spegne mai per non darci l’opportunità di stare con noi stessi e ascoltarci. Perchè potremmo comprendere come dell’ego, in realtà, non abbiamo bisogno.

La rabbia.
Ne ho già parlato molte volte. Ciò che innesca la nostra rabbia è proprio ciò su cui dobbiamo lavorare. Se ci arrabbiamo il problema è nostro non di chi (a detta nostra) ci fa arrabbiare.
La rabbia innesca un processo chimico all’interno del nostro corpo che non puoi non riconoscere, e che tra l’altro blocca “fisiologicamente” il buon senso.
Infatti dico sempre alle bimbe di ricordarsi che quando si è arrabbiati si è anche stupidi! Entra in gioco l’istinto di sopravvivenza, il sistema “parasimpatico” adibito alla “lotta e fuga”, il sangue va agli arti, alle estremità, al posto del cervello, si spegne la neurocorteccia e… non si ragiona più.
Per questo motivo si dicono cose di cui poi, a mente fredda ci si pente, e soprattutto per questo motivo non bisognerebbe mai prendere decisioni durante un moto di rabbia: in quel momento non stiamo ragionando, stiamo sopravvivendo.
Ma quando la rabbia si può eliminare? Quando la sostituiamo con la comprensione e l’empatia per chi abbaimo di fronte.
Riconosceremo la delusione, il dispiacere, ma quel processo chimico non farà più parte di noi e lo sentiremo chiaramente.

La reazione.
L’azione reattiva non è la rabbia, ma la reazione ad uno stimolo. Spesso e volentieri è una reazione di difesa. Difesa dall’idea che altri hanno su di noi. Se qualcuno afferma qualcosa di falso su di noi, sentiamo il bisogno di correggerlo o chiarirgli le idee, per forza, non possiamo lasciare spazio al fraintendimento, dobbiamo reagire!
Quindi il problema è nostro, non dell’altro.
Dobbiamo per forza reagire? No, possiamo rimanere in pace nonostante qualunque cose pensino o dicano di noi.
Perchè l’opinione degli altri non cambia ciò che siamo realmente.
La nostra identià non dipende da quello.

Il giudizio.
Non riusciamo ad esserne esenti, sembra stampato nel nostro dna.
Pensiamo di non essere persone giudicanti, ma se poniamo più attenzione ci rendiamo conto di quanti giudizi vengono espressi in ogni frase, in ogni circostanza.
Quando guardiamo gli altri COSA VEDIAMO IN LORO?
Li giudichiamo in base all’esteriorità? Alle cose in cui credono? Al loro carattere? Giudichiamo le loro azioni inappropriate?
O riusciamo a vedere il loro Dio Interiore?

Smettere di giudicare vuol dire comprendere, ma saperlo fare veramente, e accettare la diversità del cammino di ognuno di noi, anzi, ancor di più, celebrare, onorare e ringraziare perchè anche gli altri sono sul loro percorso di crescita.
Comprendere che qualsiasi cosa essi trovino è abbastanza buona per il cammino di quel loro momento.

Ognuno ha il suo percorso e i suoi tempi per percorrerlo.
Impariamo ad osservare gli altri con ONORE, COMPASSIONE, COMPRENSIONE, GIOIA, GRATITUDINE.

E’ così che Dio li vede.

E’ ora che lo capiamo e facciamo altrettanto.

Non è detta l’ultima parola

  • ottobre 14, 2014 at 23:12

“Che occhi grandi che hai!”

Sì infatti, da piccola mi finiva tutto dentro negli occhi… una dannazione!
Una volta anche un pezzo di corteccia del pino sul quale mi stavo arrampicando.
Mi ha lasciato il segno.

“Che pazienza che hai!!”

Me lo dicono spesso (fuori casa…), ma penso che non sia mai abbastanza, visto che stasera mi sono ritrovata a sbraitare con le figlie come una pazza furiosa sull’orlo di una crisi di nervi, tanto che mi è andata via la voce!!!!!

Il peso di essere da sola a “crescerle” a volte si fa sentire, così esplodo.

Crescerle non vuol dire “tirarle su”, non vuol dire sfamarle, vestirle, mandarle a scuola, accompagnarle alle attività che preferiscono o che sono utili, alle visite mediche, curarle, farle divertire.
Quello è un peso meccanico.
Crescere è tutto il resto.
E’ educarle, al rispetto degli altri ma prima di tutto di se stesse.
E’ aiutarle ad essere intelligentemente critiche con sè e col mondo, è renderle capaci di essere autonome e non dipendenti da cose, o persone, o ideologie.
E’ spingerle alla ricerca della loro missione di vita, lavorando affinchè ciò che si portano dietro, dal passato e dal presente, non le zavorri in questa fondamentale missione.
E’ renderle così forti da superare ogni evento che mina loro la strada e che rallenta la loro corsa verso la Luce della loro vita.
E’ tentare di instillare loro la curiosità di conoscere e sapere, di domandarsi e cercare le risposte.
E’ educarle alla cooperazione e all’amore del mondo.
E’ farle sentire amate.
E’ amarle perseguendo, nonostante tutto, il loro bene, anche quando è faticoso, difficile, senza tempo, controcorrente.
E’ donarle al mondo con un ottimo livello di consapevolezza.

E quindi mi pento subito, perchè so che sto solo buttando la mia stanchezza sulle loro spalle.
Così mi ritrovo a scusarmi, a cercare insieme con calma le soluzioni, a dir loro quanto le amo e ad ammettere che non sono perfetta… uffa… di nuovo..

Cazzo che fastidio non essere perfetta!

Beh… ci posso sempre provare:

<<Non è mai troppo tardi per diventare quello che vuoi essere.>>
(George Eliot)

Libro di istruzioni

  • settembre 10, 2014 at 12:50

Conosco un sacco di gente che vorrebbe qualcosa di diverso da quello che ha e si chiede come fare, cosa bisogna cambiare, dove trovare la soluzione, nella piena consapevolezza che la situazione così com’è NON VA.

Poi ci parlo, la osservo nella sua vita o ci vivo insieme qualche esperienza e mi rendo conto che si fermano lì. Al desiderio di avere qualcosa di diverso. Punto.
Non che non provino a fare qualcosa, ma di solito il far qualcosa sta nel sapere cosa “l’altro o gli altri” dovrebbero cambiare per far star meglio anche loro.

E’ umano vedere negli altri cosa non va, quasi automatico.
Vedere in noi stessi è più difficile, sempre se si ha intenzione di farlo.

Un’amica l’altro giorno, dopo una chiacchierata di circa due ore, mi ha chiaramente detto che è conscia dei suoi errori, sa di sbagliare, ma se c’è da lavorare su di sè… è troppo faticoso, visto che fa già tanta fatica nella vita quotidiana.
Io non posso che accogliere le sue parole e accettare le sue scelte, ma nel frattempo mi chiedo se non fosse meglio lavorare su sè stessi per poi avere risultati duraturi.

“Devi partire dal volerti bene, dall’amare te stessa. Se tu non stai bene con te stessa, non starai bene in nessun luogo, con nessun altro.”

“Ma io mi voglio bene, sono contenta di me…” e mentre mi elenca qualche prova della sua autostima, io osservo come la sua faccia, i suoi modi e tutto il suo racconto delle due ore precedenti dicano l’esatto opposto.

Le sorrido e scelgo di cominciare io a volerle bene, come ho sempre fatto, per quella che è.
Ognuno sceglie il proprio percorso.
Ognuno sceglie quando, se e come cambiare.

Poi ci sono quelli che nonostante la vita gli sbatta in faccia le loro difficoltà e i loro limiti, non riescono a guardarsi dentro nemmeno con una lente larga un chilometro, e dopo li senti dire “Ci ho provato, tante volte, ma non è andata… non so perchè!”
E ti rendo conto che non hanno veramente capito il perchè!

Vorresti dirgli “Ma come non sai il perchè??? Ma tu cosa è che hai provato a cambiare per vivere la stessa situazione in modo differente? Tutto tranne che il tuo modo di viverla??!! Il mondo ti mette di fronte la stessa identica esperienza più e più volte… cosa hai fatto per viverla diversamente? Cosa? Niente! Hai sempre reagito nella stessa IDENTICA maniera! Non sei cambiato tu, non è cambiata l’esperienza! E finchè non cambierai tu, non cambierà l’esperienza che ti ritroverai imperterrito a rivivere! Tu l’attiri. Il responsabile sei tu!”
Ma poi non dici più niente e ti metti da parte, poichè se non l’ha capita dopo una, due tre… otto volte, beh, allora forse non la vuole capire.

Il fatto è che la maggior parte di persone, quando sente dire che ognuno di noi è l’unico responsabile di ciò che vive, sgrana gli occhi e ti prende per pazza.

La maggior parte della gente fa fatica a cambiare, perchè cambiare è difficile.
L’ho già detto tante volte, il cambiamento è sconosciuto e per questo fa paura, così si preferisce stare nel proprio “infelice” ma conosciuto mondo.

E’ umano, ripeto, trovare negli altri ciò che potrebbe essere modificato per renderci più felici. E’ anche più facile. Quante volte l’ho fatto anch’io!
Ma il cambiamento vero è avvenuto quando non ho più desiderato che fosse l’altro/a a cambiare, ma ho preso la situazione in mano, chiedendomi su cosa “volesse” farmi lavorare (di me stessa), mi son guardata dentro, profondamente, mi son tirata su le maniche e mi son messa al lavoro.

Ed ecco che quando cambiamo noi, attorno accadono magie!
Le situazioni si modificano.
Le persone attorno cambiano atteggiamento verso di noi.
Alcune escono dalla nostra vita, perchè non abbiamo più bisogno di loro per “lavorare” su noi stessi e quindi non le attiriamo più.
Altre entrano nella nostra vita e, spesso e volentieri, sono molto affini al nostro cambiamento. Simile attira simile.

Eh, già!
Simile attira simile.
Quindi guardati intorno e capirai bene due cose: su cosa hai bisogno di lavorare e come realmente sei.
Che in realtà sono un’unica cosa…

Abbiamo attorno a noi un Libro di Istruzioni per migliorare noi stessi.
Impariamo ad usarlo, invece che nasconderci sempre dietro mille giustificazioni e giudizi, sugli altri.

E quando qualcosa non è andata come speravamo, proviamo a dire “Ho sprecato un’altra occasione per rendermi migliore” invece di esclamare, rassegnati e stupiti, “Non è andata… Non so il perchè!”

L’acqua e l’olio

  • agosto 13, 2014 at 18:38

Avere le bimbe a casa 24 ore su 24 è meraviglioso e impegnativo allo stesso tempo.
Totalmente dedicata a loro.
Ma la notte dormono…
Così stanotte ho approfittato per un’immersione nella lettura.

E ho trovato scritto su carta qualcosa che da tempo “masticavo”, sentivo, ma non riuscivo e delineare.

C’è sempre qualcuno di più illuminato, come Eckart Tolle, che riesce a trasmettere in parole ciò che altri non riescono nemmeno a spiegare con immagini o fumetti.

<<Riconoscere se stessi come l’Essere sotto l’entità pensante, la quiete sotto il rumore mentale, l’amore e la gioia sotto il dolore è libertà, salvezza, illuminazione.[…]
L’amore è uno stato dell’Essere. Il tuo amore non è all’esterno, ma risiede in profondità dentro di te. Non puoi mai perderlo, ed esso non può lasciarti. […] Allora riesci a cogliere la stessa vita nel profondo degli altri esseri umani e di ogni creatura. Guardi oltre il velo della forma e della separazione. Questa è la realizzazione dell’unità. Questo è amore.>>

Sì, è così! Ecco perchè mi sento così serena!! Perchè questa volta la serenità l’ho cercata e trovata dentro di me!
Non ho preteso di trovarla all’esterno, in qualcun altro, in qualcosa. Quel tipo di serenità è un’illusione e la maggior parte di noi è proprio quella che cerca.

Deleghiamo la nostra felicità a qualcosa/qualcuno e pensiamo che saremo felici solo se l’otterremo.
Come ogni dipendenza che si rispetti.
Ricerca di uno stato, di un momento (più o meno lungo) di “star bene”, che si può trovare nel fumare una sigaretta, nel fare sesso, nel comprare compulsivamente, nella droga o nell’alcool, come nella coppa di profitterol, negli sport estremi…
Quel senso di “star bene” che presto o tardi svanisce, non perdura, e ci manca, poichè pensiamo che sia quella la felicità.

Come quel senso di “perfezione” che si ha quando ci si innamora e che dura finchè non nascono i primi problemi, litigi, quando entra “la testa”, quando si vuole incolpare l’altra/o del proprio dolore, delle proprie paure e insoddisfazioni, perchè è più facile credere che a causarle sia l’altra persona che pensare che siano sepolte in te e debbano essere risolte.

<<OGNI DIPENDENZA NASCE DAL RIFIUTO INCONSAPEVOLE DI AFFRONTARE E SUPERARE IL PROPRIO DOLORE. OGNI DIPENDENZA COMINCIA E FINISCE CON IL DOLORE.>>

Anche le relazioni sono una dipendenza, un bisogno, un attaccamento.
Quando crediamo che senza di esse non possiamo essere completi, quando sentiamo  il bisogno di avere qualcuno che ci faccia “stare bene”.

In questi ultimi tempi ho sempre pensato che fosse anche un mio problema, una mia dipendenza, nonostante il forte cambiamento che vivevo e che constatavo… perchè ritornavo sempre lì, allo stesso punto?
O così a me sembrava.

Poi stanotte ho avuto la conferma che non è stato così.
E cosa c’era di diverso?
Il fatto che io abbia sempre risposto agli attacchi con l’amore (cosa che infastidisce, o meglio, spiazza parecchio chi ha bisogno di incolpare l’altro dei suoi disagi, perchè non dai modo di entrare in un circolo vizioso di botta e risposta, di vittime e carnefici).
Il fatto che non ho mai giudicato, ma ho sempre cercato di “comprendere”, che significa mettersi nei panni dell’altro e cercare di capire… di vedere con gli occhiali del video! Che non significa non mettere l’altro di fronte ai propri limiti e debolezze, ma avere il coraggio di farlo senza volerlo cambiare o accusare, ma per dare una possibilità di affrontare (anche insieme) le sue paure e le sue inconsapevolezze.
Il fatto che ho sempre colto, nelle difficoltà, un’opportunità. E che l’ho sempre utilizzata per affrontare i miei dolori e scalare la vetta della mia evoluzione.

La mia non era una dipendenza, ma la consapevolezza, a volte serena a volte un po’ meno, che la relazione si potesse utilizzare <<come pratica spirituale>>, come crescita, come percorso verso l’evoluzione, appunto.

Non capivo, perchè mi focalizzavo sul fatto che non avesse funzionato.
In realtà non è così.
‘Io’ l’ho utilizzata proprio per questo e poi…

<<Rinunciare al giudizio non significa non riconoscere la la disfunzione e l’inconsapevolezza. Significa “essere il sapere” anzichè la “reazione” e il giudice. […] Essere il sapere crea uno spazio libero di presenza amorevole che consente a tutte le cose e le persone di essere come sono. Non esiste catalizzatore di trasformazione più grande […] La persona amata non potrà stare con te e restare inconsapevole.>>

E quindi?

<<Se siete entrambi d’accordo che la relazione sarà la vostra pratica spirituale, tanto meglio.>>

Ha… haha… E quando così non fosse?
Vado avanti…

<<Se il tuo partner continua a identificarsi con la mente e con il corpo di dolore (leggi carico emotivo…ndw – nota di wonder-), mentre tu sei già libero, ciò rappresenta una sfida importante, non tanto per te, ma per lui. […] Ricordati che l’ego ha bisogno di problemi, conflitti, “nemici” […] La mente del partner proverà una sensazione di frustrazione perchè le sue posizioni fisse non incontrano resistenza […] Il corpo di dolore esige un riscontro e non l’ottiene. Il bisogno di litigi, drammi, conflitti non viene soddisfatto.
[…]
Ogni sfida in realtà è un’occasione di salvezza mascherata.>>

Beh, questo con altre parole lo dico sempre anch’io, ma alla fine? Sono io che non ho funzionato? Devo leggerla come un fallimento, nonostante io abbia scelto di viverla e l’abbia vissuta come pratica spirituale””??
Ed ecco la mia risposta.

<<Restare constantemente o prevalentemente “presente” nella tua relazione è la prova più grande per il partner. Non potrà tollerare a lungo la tua “presenza” se resta inconsapevole. Se è pronto varcherà la porta che hai aperto per lui/lei e si unirà a te in quello stato. Se non è pronto, vi separerete come l’acqua e l’olio.
La luce è troppo potente per chi vuole restare nell’oscurità
. >>

Direi quindi che è stato… fisiologico.
Ma questa frase finale sulla luce mi rammenta all’istante una cosa…

Una volta mio nonno mi ha detto:
“Il tuo compagno deve sceglierti per poter godere della tua Luce.
Se lui non ti sceglie, tu va’ avanti ugualmente per la tua strada, non rallentare. Tu sei la tua Missione, chiunque ti scelga o non ti scelga.
Sta agli altri scegliere se essere illuminati o no dalla tua luce.
Il tuo unico dovere è fare Luce.”

Ora comprendo chiaramente le sua parole, nello specifico e in relazione alla vita.

Mio nonno è morto…
Ma questa è tutta un’altra storia.