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Riequilibrio Quantico Integrato. Complicato?? Lo sanno fare anche le mie figlie!

  • giugno 30, 2015 at 17:44

Ognuno ha il proprio cammino, le proprie lezioni di vita da imparare, i propri maestri e i propri strumenti.

Un giorno sono incappata “casualmente” in un video sul web che mi è parso molto interessante.
Era uno di quei giorni in cui ero “alla ricerca”.
Sappiamo tutti che le risposte ci arrivano quando ci poniamo le domande…

Devo essere sincera… Marco (il Dr. Marco Fincati) ha quel non so che di affascinante.
Non tanto come uomo, non è proprio il mio tipo, ma come genio/comunicatore.
Riesce a spiegare la fisica quantistica in un modo così semplice, che diventa comprensibile anche per un bambino.
Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e ascoltarlo è sempre affascinante, anche seduti davanti ad una pizza, poichè è fonte inesauribile di conoscenza e di “chicche”, come le chiama lui, capaci di cambiarti la visione delle cose in un paio di minuti.

Ho cominciato il percorso del Metodo RQI e sono andata avanti fino al Master e oltre.
Ho trovato persone belle e interessanti e ho risolto parecchie problematiche che mi portavo avanti da tempo (dal mal di schiena a situazioni relazionali non serene).
Ho compreso molto meglio le regole dell’universo e ho aiutato a mia volta diverse persone e ancora lo faccio.

Inoltre seguendo quei corsi ho conosciuti altre persone, con cui ho instaurato rapporti di amicizia, che stanno arricchendo quotidianamente la mia vita.
Certo, ognuna con il proprio percorso, le proprie esperienze e le proprie convinzioni, ma ci accomuna sicuramente la voglia di migliorare e di camminare, ed è un elemento fondamentale per entrare in sintonia.

Il Metodo RQI – Riequilibrio Quantico Integrato – rimane tutt’oggi uno dei miei strumenti di autoguarigione quotidiani.
Lo utilizzo con ottimi risultati con le bimbe, anzi, spesso le bimbe lo utilizzano in autonomia!

Non faccio mai pubblicità a nulla nel mio blog, per scelta.
Questa volta ho deciso di parlarne perchè più che una pubblicità la ritengo un’OPPORTUNITA’.
Le persone a cui l’ho fatto conoscere si sono trovate bene, quindi perchè no… allarghiamo il cerchio!

Cliccando su questo link approdate al sito del Metodo RQI.

Provate a farvi inviare i video gratuiti in cui viene spiegato a grandi linee cos’è.
Non sarà per tutti, magari per pochi, ma anche fosse solo per uno, sono felice di aver aiutato a cogliere un’opportunità che potrebbe fare la differenza.

Qualcosa di nuovo

  • giugno 11, 2015 at 21:08

Fare qualcosa che non faresti mai aiuta.

Non sto parlando di cose illegali o che danneggiano gli altri e l’ambiente.

Ma se ci ascoltiamo a fondo, ognuno di noi si troverà pieno di rigidità.
Sono i giudizi che diamo riguardo alle cose che non ci permetteremmo mai di fare, perchè (così ci giustifichiamo noi) sono “contro la nostra natura”.

Una volta un mio maestro ci fece camminare in mezzo ad un centro commerciale affollato con due scarpe diverse.

Io ovviamente non ho avuto nessun problema a farlo.
Dopo la condivisione di cosa ognuno di noi aveva provato e pensato, ci disse chiaramente che in realtà la nostra paura di essere giudicati è solo un problema “nostro”… agli altri, in fin dei conti, non gliene frega niente delle nostre scarpe.

Qualche mese fa Nanà mi chiese se poteva mettere una calza blu e una rosa, perchè non sapeva scegliere.
“Certo che sì amore” le ho risposto con naturalezza e lei con naturalezza è andata a scuola così, senza nessun problema.

La sera il papà al telefono mi ha chiesto spiegazioni.
“Perchè non avrebbe dovuto scusa? Le ho lasciato la sua libertà di espressione.”

“E no, non mi va bene. Poi se i compagni iniziano a prenderla in giro… e poi si va vestiti decenti.”

“…… Stai scherzando vero? Ha SETTE anni! E’ una bambina, è creativa, molto creativa. Perchè dovrei inculcarle la paura del giudizio se lei, splendidamente, ha la forza di imporre la sua personalità in questo modo così colorato! Lasciamole trovare la sua identità a modo suo!”

Ovviamente suo padre non era d’accordo.
E’ proprio questo il problema.
Da una parte noi adulti vogliamo che i bimbi trovino l’identità che “noi” vorremmo per loro. E dall’altra parte siamo proprio noi a renderli soggetti alla paura del giudizio.

Io col tempo ho imparato a non essere più avvezza al giudicare gli altri e questo mi aiuta tantissimo a comprendere le persone e ad accoglierle con totale tolleranza e rispetto per ciò che sono: un’anima in cammino.

Certo non sono perfetta, a volte mi capita ancora di dare del pirla a qualcuno, ma senza farmi travolgere dal senso del giudizio, sapendo che in realtà è solo un mio momentaneo punto di vista.

Smettendo di giudicare gli altri si comincia a giudicare meno anche se stessi.

E quando la vita ti mette di fronte la possibilità di scegliere di fare qualcosa che, solitamente, non avresti mai fatto, c’è la libertà di provare ad andare oltre i propri limiti senza per questo esprimere un giudizio su se stessi.

Che ventata di aria fresca!

Capire ancora più a fondo che non esiste il più giusto o il più sbagliato e riuscire a vivere un’esperienza così serenamente quasi da non riconoscersi nemmeno.

Si può cominciare con due scarpe diverse in un supermercato.
E poi andare oltre, mettendosi alla prova su ciò che ci blocca, che ci limita, che ci fa giudicare.

Siamo anime angeliche, pure e preziose, ma su questa terra troppo spesso non vogliamo usare le nostre ali.

Taglia rientrante

  • giugno 11, 2015 at 14:16

“Ragazzeeeee! Prova costume!!!”

Qualche giorno fa ho concluso il cambio degli armadi definitivo.
Rischiavo di andare al mare con i pile in valigia.
La menata solita è che le bimbe devono provare tutto perchè il loro giro vita mi inganna e ad occhio non riesco mai a capire se riusciranno a chiudere quel bottone e se le loro coscette respireranno in quei leggins.

Così le principesse cominciano la sfilata dei costumi e passano alla sorella minore quelli ormai troppo stretti.

Canterina, che da brava adolescente, si chiude in bagno anche solo per pettinarsi, stile camerino di boutique allungava la mano fuori dalla porta per dire:
“Questo è stretto…. Questo non mi va più… Stretto….”

“Cribbio ti rimangono solo due costumi, dobbiamo comprerne qualcuno o rischi di andare in spiaggia con le chiappe al vento. Beh, nel frattempo prova questo qui. E’ mio, ma potrebbe andarti.”

Potete immaginare che tuffo carpionato ha fatto la mia  autostima di donna quando mi sono resa conto che a Canterina i miei costumi stavano perfettamente e… li riempiva molto meglio di me?!?!?!

Qualche giorno fa, mentre ero in giro per spese, mi sono infilata in un negozio che vendeva costumi. Ne ho provati circa 4000. Sono uscita con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
La commessa mi incitava a provare anche quelli straimbottiti.
Non è nella mia natura ostentare ciò che non mi appartiene e quelli meno cotonati mi avanzavano tutti quanti.

Con la dignità che mi rimaneva ieri sono andata alla decathlon.
Dopo una lunghissima ricerca e miliardi di prove ho recuperato qualche XS che mi andava. Non a genio, ma addosso.
Mal che vada, l’anno prossimo passerò anche quelli alle figlie.

In un momento di depressione ho anche pensato di cercare nel reparto bimbi…..

Al telefono un’amica con la quale condividevo la mia depressione momentanea mi dice:
“Ma tanto cucchi lo stesso!”

“Scema! No… Non è per cuccare! E’ per riuscire ad andare in spiaggia con indosso qualcosa! Non mi chiamano ‘bambina’ solo per le smagliature, ma secondo me senza il top, ai giochini, mi potrei confondere benissimo!”

Quasi quasi quest’anno ci provo…

In goni caso, l’ho sempre detto, preferisco la montagna!

Survivor

  • giugno 9, 2015 at 21:10

E’ finita la scuola!

Babet ha concluso la quinta tra lacrime e disperazione (sia dei ragazzi che dei genitori).
Lasciare qualcosa e qualcuno di bello e speciale è sempre triste.
E le sue maestre sono state veramente maestre d’eccellenza!

Domenica c’è stata la megafesta di fine anno che noi genitori prepariamo sempre con grande cura, con tanto anticipo e tantissima fatica (fisica).
Bar, grigliate, menù vegetariani, canzoni e spettacoli delle classi, accoglienza remigini della materna, banchetti, pesca, lotteria, dimostrazioni di qualunque cosa abbiamo la facoltà di proporre, dalla zumba al badminton, dalla capoeira al rugby, spettacolo teatrale e quest’anno non ci siamo fatti mancare nemmeno i gavettoni…

In realtà io sono stata una delle promotrici del “ti rovescio la brocca d’acqua in testa che tanto ci sono 32 gradi all’ombra” e si è scatenato il delirio. Ma io son peggio dei bambini.

Ho passato praticamente tutto il week end a scuola e alle 21 di domenica sera, tornando a casa pedalando solo con l’aiuto dell’inerzia, ho cominciato a perdere colpi…
Non ho più il fisico di una volta.

Oggi, andando ad una visita medica con Nanà, camminavo tra i padiglioni dell’ospedale come un’ottantenne affetta da artrite reumatoide. Ho dolori ovunque e le borse sotto gli occhi si sono trasformate in trolley…

Meno male perchè entro sabato devo fare le valigie e potrebbero tornarmi utili.

Mi aspettano ancora un paio di giorni di delirio e poi… via al mare con le bimbe!

Ho proprio bisogno di entrare con i piedi nella sabbia e godermi i raggi del sole sulla pelle, di ricaricarmi, anche se in realtà le ferie con le tre principesse più che vacanze sono un trasloco…

Tra qualche giorno si tira il fiato e posso fermarmi a guardare un po’ la mia vita e i miei progressi.
Tutte le ricchezze guadagnate in questo anno. E intendo tutti quei meravigliosi rapporti umani che ho coltivato in questi 9 mesi: di condivisione di progetti scolastici e di amicizia pura con cui condivido gli stessi interessi “olistici” e spirituali.

E sento che qualcosa è nell’aria… anche se non so cosa.
Come  faccio a saperlo?
Beh, è matematico.
Per accogliere qualcosa di nuovo bisogna fare spazio, è una regola fondamentale, e di spazio ne ho fatto.
Ho fatto spazio e pulito, mi sono rinnovata e ho aperto le porte alla vita.
Anzi i portoni.
Perchè quando si chiude una porta si apre un portone.

Così mi han sempre detto e così è sempre stato, se osserviamo ciò che ci accade nell’ottica del nostro massimo bene: tutto ciò che  arriva è per noi il meglio. Il meglio per imparare qualcosa che ci aiuterà ad avanzare, ad evolverci.

E con quest’ottica possiamo affermare che… tutto è perfetto così com’è. E quindi  tutto quello che  accade.
Sempre.

Le persone belle

  • giugno 3, 2015 at 18:51

<<Le persone più belle che abbiamo conosciuto sono quelle che hanno conosciuto la sconfitta, la sofferenza, lo sforzo, la perdita e hanno trovato la loro via per uscire dal buio. Queste persone hanno una stima, una sensibilità, e una comprensione della vita che le riempie di compassione, gentilezza e un interesse di profondo amore. Le persone belle non capitano semplicemente; si sono formate.>>

(Elisabeth Kübler-Ross)

Poli opposti

  • giugno 1, 2015 at 00:56

Tutte le volte ricado nell’essere gentile con chi egoisticamente se ne approfitta. E pensa che sia normale lui e io la cattiva che gli fa notare l’esistenza degli Altri (o almeno la mia).

Un po’ sbraito (“Ma anche stavolta! “) … un po’ mi do della pirla (“Bene! Anche stavolta!”) … un po’ sono stanca (“Già… anche stavolta!”)…

Poi respiro, e quindi mi rendo conto che è solo grazie a persone così che comprendo a fondo Chi Sono Io.

Per riconoscere la Luce serve conoscere il buio.

E per annientare il buio non serve lottare, ma l’unica cosa da fare è abbracciarlo.

Quindi, con tutta probabilità, a giorni alterni, continuerò ad essere gentile…

Noi siamo le radici

  • maggio 29, 2015 at 00:55

Noi siamo le radici, le fondamenta di questo pianeta…

Basta lamentarsi di tutto e di tutti.
I politici, i datori di lavoro, il sistema, le corporation.
Lamentarsi non porta a niente.
Guardiamoci intorno con onestà.
Cosa stiamo lasciando ai nostri figli?

E non è vero che non ci possiamo fare niente.
Noi siamo le radici.
Ogni nostra scelta può essere decisiva.

Fermiamoci a pensare.
Cosa vogliamo lasciare ai nostri figli??
E poi scegliamo i nostri gesti.

OGNI – SINGOLO – GESTO…

Testando i meridiani

  • maggio 22, 2015 at 15:41

“Mamma, è venuto fuori intestino GRASSO…” mi comunica Nanà mentre si fa i test muscolari in totale autonomia.

“Lo sai che l’intestino crasso è lungo due metriii?!?!!” mi urla Canterina-studentessa dall’altra stanza.

“Ehi, Nanà! Il tuo sarà pure largo…”

Maggio, il d-month

  • maggio 19, 2015 at 23:41

Con cui si intende il Delirio-Month.
Anche quest’anno mi son detta “Se sopravvivo a maggio, ho buone probabilità di raggiungere incolume i novant’anni in salute!”

“Per farla breve o per farla lunga…..”
Anche questa era una mia battuta di scena. Ma ormai non riusciamo più a parlarci in altro modo!!

A proposito… Lo spettacolo è andato alla grande sia il sabato che la domenica.
Adrenalina a mille, scenografie fantastiche, effetti luce e ombre da professionisti, entrate inaspettate che coinvolgevano il pubblico, canzone strappalacrime finale (Scritta dalla sottoscritta)…
Un successone!
E ci siamo divertiti così tanto e voluti bene così tanto da voler portare avanti questo gruppo anche l’anno prossimo, regista permettendo.

Le bimbe erano orgogliose della mamma che faceva ridere un sacco i loro amici.
“Mamma, sei famosa! Sai che ti conoscono tutti nella mia classe?”
Fuori da scuola ultimamente i complimenti di genitori e maestre, nonostante io arrivi con gli occhiali da sole nel tentativo che le gente passi nel dimenticatoio com’ero vestita nell’utlima scena…
“Wonder? Ciao, volevo dirti che il tuo personaggio ha colpito molto mia figlia” mi ferma una mamma mai vista prima davanti al cancello della scuola “Infatti stamattina mi sputava!”

“Sono contenta di aver lasciato un segno nelle generazioni future!”

La cosa buffa è che io, nell’interpretare il personaggio, sono rimasta molto me stessa, così come nelle improvvisazioni, cucendomi addosso Bottone-Piramo “a modo mio”.
Un Piramo che sputa in effetti penso che non si fosse mai visto…

Ma d’altronde, mi ci vedavate a fare la parte di una dama contesa e innamorata oppure una fatina??
… Neeeeeeeeh!

Canterina ha portato una sua compagna di teatro a vedere lo spettacolo, e lei le ha chiesto se io facevo teatro, avevo fatto teatro, da piccola facessi teatro.
Carinamente mia figlia ha risposto:
“No. Mia mamma è sempre così, al naturale.”

Conclusa l’esperienza dello spettacolo inizia il tuor di saggi musicali e teatrali, pic nic, riunioni di fine anno, pizzate, regali alle maestre, feste della scuola varie ed eventuali.
Unite al resto della vita quotidiana fanno un bel pienone mensile dove non riesco nemmeno ad inserire l’aggiornamento del blog.
Più che altro non arrivo a sera molto lucida.

Questo mese ho anche trovato il tempo di vedere Nanà spiaccicarsi di naso in fondo alla rampa del box e galleggiare urlante in una pozza di sangue mentre io, con la mia solita calma serafica, tamponavo con fazzoletti e pensavo che da lì a venti minuti sarei dovuta andare a recuperare Babet al pullman con lo striscione per accogliere le sante maestre.

Ho trovato il tempo di insultare Canterina e il suo conflitto esistenziale con l’inglese che-mi-hanno-sentito-fino-in-America, facendo fuoriuscire la Franzoni che è in me, e contemporaneamente ricucire quegli strappi dell’animo che ogni tanto le ritrovo addosso dopo che è stata da suo papà.

Ho trovato il tempo di musicare un’altra canzone per una cara amica che a breve compirà gli anni mentre andavo in metropolitana a firmare i documenti per il divorzio.

Ah già, ho trovato anche il tempo per divorziare.

E ho trovato il tempo per guardare la mia frenetica e tranquilla, impegnata e semplice, libera e profonda vita ed essere felice.

Come ho detto spesso, non ho tutto quello che volevo, ho tutto quello di cui ho bisogno.

Quando ci rendiamo veramente conto che le cose non cambiano ma possiamo solo noi cambiare il nostro punto di vista nel guardarle… e finalmente lo facciamo, allora riusciamo ad essere veramente felici con quello che abbiamo.

Incubo di una notte di mezza estate

  • maggio 9, 2015 at 01:34

Meno uno!

Domani, noi genitori delle classi quinte, metteremo in scena lo spettacolo su cui lavoriamo da tutto l’anno scolastico.
Che strizza!

Shakespeare non ti rivoltare nella tomba… Abbi pietà di noi, miseri e meschini.
Abbiamo rivisitato il tuo testo: la nostra memoria vacillava sull’originale.
Abbiamo personalizzato i personaggi: ognuno su sua fattezza e misura.
Abbiamo cucito e costruito costumi e scene: a saperlo cambiavo personaggio… che nell’ultima scena sono veramente inguardabile!!!

Ma ormai la parola “dignità” non fa più parte del mio vocabolario, e dopo domani sera la censurerò definitivamente…

Cosa non si fa per amore dei figli!

Ad essere sincera mi sto cacando sotto.
Siamo agitatissimi.
Io lo sono molto più di due anni fa.

Forse perchè so che dopo i due spettacoli del week end andrò in giro in mimetica e occhili da sole per mesi e mesi?
Può darsi.
O forse perchè è una commedia così impegnativa che ancora oggi, dopo un anno scolastico di prove, mi sembra ancora quasi irraggiungibile per noi, genitori dabbene in pasto al teatro?
O probabilmente perchè abbiamo avuto la fortuna di avere uno splendido regista, un papà delle quinte che lo fa proprio di mestiere e… alla fine ci sembra quasi di essere attori seri, di uno spettacolo serio, con l’angoscia seria, che seriamente  stasera alla prova generale morivano di mal di pancia e batticuore e avevano problemi di vuoti di memoria seri.

Figuriamoci domani…

Ma una cosa è certa: è un’esperienza unica, terapeutica, che consiglierei a tutti.
Un gruppo meraviglioso che ha condiviso momenti deliranti e ironici. Che ha sacrificato tempo (a volte tolto alla famiglia) mettendo tutto il cuore per riuscire in quest’avventura nata per i figli e cresciuta con tutti noi.
Ognuno ha dato una parte preziosa di sè e io mi sento oggi, molto più ricca di qualche mese fa.

Ma il meglio deve ancora venire (o il peggio!!!!!), perciò per dirla con una delle mie battute di scena:
“Basta così! O la va, o la spacca!”