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Scrivo i post-it, ma non li leggo

  • maggio 16, 2012 at 20:10

Già non sono tuttapposto… quindi parto svantaggiata.
Ma negli ultimi tempi perdo tanti di quei colpi che forse dovrei farmi ricoverare.

Mi dimentico le cose.
Da fare, da dire, da portare, da pagare.
Mio padre mi avrà detto miliardi di volte di ricordarmi di controllare la scadenza del bollo dell’auto.
“Sì, sì, non ti preoccupare, la prima volta che salgo in auto lo faccio!”
Intanto il bollo è scaduto.

Esco di casa e rientro per prender una cosa, richiudo, riesco e rientro di nuovo, ririchiudo, ririesco, scendo in box, prendo la bici, parcheggio la bici, caccio l’urlo di tarzan alle bimbe che sto ritornando in casa a prendere cos’ho dimenticato di nuovo.

Ieri sera Babet:
“Mamma, hai fatto andare la lavatrice senza detersivo!”

“No, amore, l’ho messo!”

“No, non l’hai messo!”

“Sì che l’ho messo, ora devo stendere i panni lavati.”

“Ma non l’hai mica messo!”

“Certo che l’ho messo, mi ricordo di aver contato i misurini nella pallina… che è rimasta sopra la lavatrice… beh… saranno sciacquati a meraviglia!”

Stamattina scendiamo in box di corsa, come sempre, porto le bici fuori dal box e urlo alle bimbe che torno in casa a prendere qualcosa che ho dimenticato, come sempre.
Qualcosa di piccolo, insignificante, inutile, invisibile, che può sfuggire anche ad un occhio attento e scientifico: i caschi per la bici.

Entro alla materna con Nanà, la maestra mi affianca e, visibilmente a disagio, mi dice:
“Ci sarebbe da pagare la gita…”

Gita??
… Gita…
Gi… ta…
Gitagitagitaaaa… No.
Non mi ricordo di nessuna gita.

“Aahhh… quale gita??”

“Questa.”
Alza un foglio appeso alla parete e ne scopre un altro viola, che sono sicurissima di aver già visto e letto, magari in una vita precedente, ma è meglio negare anche l’evidenza.

“E, beh, era nascosto…”

“Sì, ma era da pagare entro il 4 maggio…”
Mi sovviene di averlo letto e di essermi detta che mancava così tanto al saldo che lo avrei pagato successivamente, quindi era sicuramente una vita precedente.

In preda allo sconforto e in ricordo della pallina di detersivo mancante, chiedo alla maestra, un po’ più grande di me, a che età abbia iniziato ad avere gli scompensi di memoria.
Mi guarda male.
“No… nel caso tu li abbia mai avuti…”

“No, non li ho.” risponde convinta.

Mi sento demoralizzata, saluto Nanà ed esco dall’asilo cercando la causa.
La stanchezza? La primavera? Carenza di fosforo? Le troppe cose da fare? L’alzheimer??
Monto in sella,  arrivo al cancello, mi fermo e mi chiedo… che cavolo ci fa la felpa di Nanà nella mia mano???

No, non ce la posso fare.

Dopo aver riconsegnato la felpa, raggiungo un gruppetto di mamme amiche e chiedo consolazione.

“No, non ti preoccupare, capita sempre anche a me!”

“Ma va! Ma anch’io sono così!”

“Ma siamo tutte così!”

Mi sento sollevata.

“Tu quanti anni hai, Wonder?”

“35.”

“Beh… però… per la tua età sei messa male.”

Chi trova un amico trova un tesoro??
Son sempre soddisfazioni!

Manovre stereotipate

  • maggio 15, 2012 at 12:47

Parlavamo ieri sera, con Madre Naturasì, di guida e di donne sportive che conducono l’auto egregiamente, nonostante il luogo comune <<donna al volante, pericolo costante>>.

Stamattina ero in mega ritardo per un appuntamento.
Se avessi potuto andare su due ruote per infilarmi in mezzo al traffico, l’avrei fatto.
Arrivo a destinazione impostando una curva in terza in stile Automan (che faceva le curve a 90°), intravedo un parcheggio, inchiodo, metto la retro, infilo l’auto nel posteggio con una manovra e scendo tutta trafelata.

Un tizio che fumava fermo sotto un portone mi apostrofa con la stessa frase che si sente dire anche la mia mamma-amica:
“Ueh! Per essere una donna parcheggi bene!”

“Ueh… Per essere un uomo hai un ottimo senso dell’osservazione!”

Cos’altro avrei dovuto rispondere?
In fondo voleva essere un complimento… spero.

Pozzi senza fondo alti circa un metro

  • maggio 13, 2012 at 21:41

Nel pomeriggio Cuginetto It viene a giocare da noi, così zia Ebe può dedicarsi alla sorellina e al cambio degli armadi.

Li relego in cameretta a urlare e a disfare il disfabile, poichè Canterina deve finire i compiti.

“Mamma, quando facciamo merenda??”

“Quando Canterina ha finito i compiti.”

“Zia! Ma quando ci dai la merenda??”

“Quando Canterina ha finito i compiti… Canterina, ma quando finisci i compiti??!!”

In preda alla disperazione, alle 17.30 li chiamo per la merenda, nonostante la figlia grande debba ancora finire matematica e scienze.

Le facce ricordano quelle di naufraghi derelitti sbavanti che non vedono cibo da settimane.
Piazzo in mezzo al tavolo un bel piattone di frutta tagliata a pezzi, due mele, due banane, due kiwi…
In men che non si dica il piatto si svuota.
Abbiamo anche appurato che Nanà, oltre alla banana, ha infilato in bocca una fetta di mela senza fare capricci e non è morta… Suonano le campane a festa!

“Volete qualcos’altro??”

Che domande idiote mi vengono ogni tanto.
Tra un bicchiere di succo e una tazza di caffè d’orzo bevuta a suon di cucchiaino, mi hanno praticamente svuotato la dispensa.

Ogni tanto cercavo di scoraggiarli:
“Bimbi, tra poco più di un’ora si mangia… Non volete tenere un po’ di posto per la cena? Ancora fame?? Sembra che non vi dia da mangiare da due giorni, invece sono solo quattro ore… E tu Cuginetto It, a casa tua vivi di acqua e bei ricordi??”

Niente da fare.
Si sono alzati solo per tornare a giocare con le mani appiccicose e, forse, perchè mi han visto serrare antine e frigorifero con il silicone e la Superattack.

C’ha ragione mia madre.
Meglio ammazzarli che mantenerli!

T.I.R.

  • maggio 8, 2012 at 19:15

“Mamma ti voglio un sacco di bene!”

“Anch’io te ne voglio, Canterina.”

“Ma te ne voglio un sacco! Un sacco e un TRASPORTO!”

Che cosa posso fare?

  • maggio 8, 2012 at 13:24

Mettetevi comodi.

Mi sento in dovere di pubblicare un video che un’amica mi ha inoltrato…
Il video dura quasi un’ora e mezza.
Solo per questo non iniziavo mai a guardarlo.
Oddio, in verità anche perchè è un argomento impegnativo e a volte non si ha la voglia di sovraccaricare la propria mente con ulteriori questioni.

Ma allo stesso tempo abbiamo una grande responsabilità, verso noi stessi, verso coloro che amiamo, verso coloro che cresciamo, verso l’ambiente che ci circonda.

Il video parla di cosa ci mettiamo nel piatto e, inconsciamente, dello stato di salute verso il quale ci dirigiamo e dirigiamo coloro che sfamiamo.

Inconsciamente perchè presumo che 9 persone su 10 non siano informate con consapevolezza su tante, troppe cose.
Perchè leggende popolari sono diventate comportamenti alimentari automatici.
Perchè involontariamente prendiamo per vero ciò che ci viene propinato dai mezzi di comunicazione che ci bombardano con messaggi falsati, guidati solo da un ritorno ecomonico del settore commerciale.

Premetto che io non sono vegetariana, nè vegana, nè macrobiotica, ma solo attenta.
Da un anno a questa parte ho scelto di variare l’alimentazione (mia e delle figlie), avendo riscontri positivi anche sulla loro salute.
Ho iniziato a chiedermi come fosse possibile che eliminando un alimento dalla dieta di una figlia, potessero migliorare sintomi fisici che, a prima vista, con l’alimentazione non sembravano c’entrare un fico secco.
Mi si è aperto un mondo.
Ho scoperto tante cose e tante ancora dovrò scoprirne.

Tempo fa mi è arrivato questo video.
Oggi ho finito di visionarlo e, concluso, sono rimasta qualche minuto a fissare il monitor.

“Pesante!” era la parola che mi continuava a corcolare nella testa.

Ripensavo allora ai miei genitori, alle bimbe, a mia sorella e mio nipote e mi scorrevano nella mente tutte le volte che li ho visti mangiare…

“Che cosa posso fare?” mi chiedevo.
Più volte ho avuto scontri con mio padre o con mia sorella per quanto riguarda l’alimentazione e so per certo che non si può constringere nessuno ad una scelta che non sia sua.
Ma allo stesso tempo ognuno di noi ha delle responsabilità.
Sarà una goccia nell’oceano, ma l’oceano è fatto di gocce, o non esisterebbe.

Cosa posso fare?
Condividerlo, ho pensato.
E un mezzo di condivisione ce l’ho.
Eccolo.

Poi ognuno di noi può pensare, scegliere, dirigersi dove vuole.
Può scegliere di cambiare nel momento che ritiene più opportuno della sua vita come può scegliere di continuare a percorrere la propria strada senza problemi, ma è giusto che lo faccia con la consapevolezza di chi sa che cosa ha scelto.

Per sè e per chi ha vicino.

 

Sì, lo so… ci mette qualche decina di secondi per caricarlo… ma la pazienza è la virtù dei forti!

L’imprevedibile e il prevedibile

  • maggio 6, 2012 at 22:39

Oggi pomeriggio esco con le bimbe, una palla, la merenda in spalla e la bici di Nanà, per raggiungere la zia e i cuginetti a dei giardinetti non proprio vicini a casa.

Nanà-piede-veloce in bicicletta è più lenta di un poppante che gattona dopo aver bevuto due birre a doppio malto.
Ogni due secondi urla:
“MAMMA! LA BICI NON VA!!”
Così mi ingobbisco a spingerla e a tirarla tentando anche di evitare le cacche di cane di cui è tappezzato il marciapiede.

Tempo di fare 500 metri e inizia a piovere, nonostante il cielo abbastanza terso.
“Forza, corriamo fino a quel bar! Ci rifugiamo lì e aspettiamo che passi il nuvolone!”

In relatà il nuvolone era parecchio grosso, perchè mezz’ora dopo eravamo ancora nel bar a guardar fuori il diluvio, attorniate da vecchietti puzzolenti che giocavano a carte, fumaroti  incalliti che facevano risuonare le slot machine, un tizio che dormiva con la faccia stampata sul tavolo, presumo ubriaco, un ragazzo con la cresta da un’ora al bancone indeciso su cosa ordinare, altre due signore zuppe -arrivate dopo di noi- che aspettavano che spiovesse.

Per fortuna conosco i gestori, visto che Canterina fissava incantata il monitor che trasmetteva la partita e svuotava la ciotola delle noccioline, Babet faceva incetta di patatine riservate agli aperitivi e Nanà leccava bustine di zucchero di canna tra una patatina e l’altra.
Io, facendo finta di non conoscerle, attendevo con ansia un raggio di sole, tentando di non concentrarmi sulle percezioni olfattive che mi bloccavano anche gli altri quattro sensi.

Inizia a spiovere.
“Bimbe, chiudete il giubbotto che andiamo. Nanà, monta in bici. Canterina, prendi la palla. Babet, recupera te stessa. Verso casa…”

Tempo di fare duecento metri che ricomincia a piovere a catinelle.
A cento metri da casa addirittura inizia a grandinare.
In pieno maggio.
“Correteeeeeeeee!!”

Le bimbe ridono come matte, mentre correndo traino la bici-nana di Nanà, rispondo al telefono e salto le pozzanghere.
Ridono ancor di più quando Nanà le pozzanghere non riesce a saltarle.
Io un po’ di meno.

Arriviamo a casa bagnate e col fiatone.

“Mamma, lo rifacciamo?!?!”

“Ditemi la verità… vi divertite con la mamma o no?! Ora chiamo la zia per vedere se dobbiamo andarla a prendere con l’auto. Magari è rimasta bloccata là col cuginetto e la carrozzina… Chissà come si bagna! Con la cuginetta in carrozzina e Cuginetto It con il monopattino che devono arrivare fino a casa! Povera zia! Questa pioggia che è arrivata così all’improvviso! C’era il sole quando sono usciti e poi il diluvio! Saranno tutti fradici! Ora la chiamo e corriamo a prenderli!”

“Allora? L’andiamo a prendere??”

“No.”

“E perchè no??”

“… La zia aveva l’ombrello.”

La disfatta delle siepi e del mio sistema neurovegetativo

  • maggio 6, 2012 at 21:53

Venerdì mattina, puntuale come un orologio svizzero del canton ticino, TonioCartonio è arrivato con scala (la sua è più pratica), rastrello (io l’ho dato via, ma è più pratico), scopa (la sua è più pratica) e voglia di tosar le siepi (la sua è più pratica…).

Ha biascicato parole e frasi a due decibel sotto zero per tutta mattina.
Dopo aver pronunciato quaranta “Eeeehh???!!!”,  ad un certo punto ho optato per sussurrare ogni tanto qualche “Certo…” diplomatico o non rispondere affatto.
Tanto parlava da solo comunque.

Mi son sentita dire più volte che la mia cesoia non tagliava niente ed andava molata.
“Domani andrò a comprare una mola… a pedale!”

Che il suo rastrello era uno strumento necessario, geniale e risolutivo di cui non potevo fare a meno.
“Cura anche la cataratta?? … allora se è così fondamentale verrò a chiederglielo anche la prossima volta…”

Che la mia sega elettrica era pesante -ma va?!?!?!- perchè aveva il motorino.

Che i lati andavano tagliati dal basso verso l’alto.

Che i sacchi non andavano riempiti troppo altrimenti diventavano pesanti.

Al decimo “Non li riempia troppo, mi raccomando, se no poi pesano, eh?!” lo avrei mandato gentilmente dove dicevo io.

Al decimo “Eh… ‘sta cesoia non va proprio, la mia è più comoda… dovrebbe fargli delle prolunghe così fa meno fatica. E poi va molata, non taglia niente!” ho ringraziato il cielo di non avere in mano io la sega elettrica!

Al decimo “Non stia lì a raccoglierle tutte con le mani, lì sotto le lasci pure le foglie… Ecco, vede, faccio io che faccio prima… le tiro via tutte… perchè le cose vanno fatte bene se no non le faccio, io lavoro così!” ero tentata di correre ad ordinare un paralizzatore elettrico su e-bay e farmelo inviare urgentemente con corriere espresso in 24 minuti.

Nel frattempo abbiamo scoperto, dalla signora delle pulizie condominiali, che il pannello delle valvole dell’acqua calda perdeva acqua a catinelle, così ho dovuto anche assisterlo mentre scassinava la serratura del pannello con il mio cacciavite e la mia chiave a pappagallo (anche se immagino che le sue sarebbero state più pratiche) per poi sentirmi dire che andava chiamato urgentemente l’amministratore.
Ovviamente il tubo che perdeva era il mio………….

“Grazie di tutto TonioCartonio. E’ stato così gentile che le farò una torta!”
In realtà è mia madre che si è offerta di fargliela, io gli avrei comprato un portarastrelli nuovo e una museruola in ottone.

“Non stia lì a farla apposta per me… Me la faccia quando la fa anche per le bambine.”

Io, basita, ho anche la forza di rispondergli:
“No, non si preoccupi, non sto lì a farla apposta, visto che non faccio mai torte nemmeno per le bambine! La delegherò a mia mamma che è molto più brava di me a cucinare dolci.”

“L’importante è che non sia piena di burro e grassi!”

Rimango senza parole. O almeno parole pronunciabili da una signora.
Nel frattempo avevo notato che nel giardino di Bart, il mio vicino, stavano lavorando dei giardinieri.
Così con la mia faccia di palta e il pelo che non ho sullo stomaco, vado a disturbare il capo facendomi strada tra un arbusto e l’altro, e riesco a strappargli il favore di caricarsi due dei miei sacchi pieni di foglie da portare in discarica a fine giornata!
Me ne rimangono solo sette…

TonioCartonio si offre a prenderseli in carico il giorno dopo per portarli in discarica la domenica,  forse, se per caso capita, ma non è detto che succeda, potrebbe come non potrebbe, se me li metto in box il sabato pomeriggio.
“Nel mio box non ci stanno.”

“Sposta le bici.”

“E dove le metto?? Non sposto le bici. Non ci stanno, ma non importa, troverò un’altra soluzione, grazie.”

“Ma no, glielo faccio con piacere, forse, se per caso capita, ma non è detto che succeda, potrebbe come non potrebbe, se sabato pomeriggio mi aiuta a protarli giù nel furgone…”

“Sabato pomeriggio ho la festa di mio nipote.”

“Quando torna?”

“Tardi, ma non importa, troverò un’altra soluzione, grazie.”

“Beh, quando torna mi chiami e vediamo se non è tardi, sempre che io poi domenica vada, forse, perchè non è detto, se per caso capita, potrebbe come non potrebbe…”

“Se posso è domattina, anche perchè domani piove e nel pomeriggio i sacchi saranno tutti bagnati!”

“Beh, li possiamo lasciare allora nel locale pattumiera, poi nel pomeriggio quando arrivo li carico io, forse, se per caso capita, ma non è detto…”

Sabato mattina, mentre seguivo le bimbe nei compiti di scuola, inizia a piovere a dirotto, così lo chiamo al telefono per avvisarlo che avrei messo i sacchi nel locale pattumiera se lui per caso, forse, potrebbe come non potrebbe, fosse andato in discarica la domenica e mi sento dire:
“Vabbè, facciamo anche questa…”

Ho valutato se per me fosse più comodo mandarlo a cagare o liberarmi le verande dai sacchi. Ho taciuto e ho trasportato a braccia da sola tutti quanti i sacchi su e giù, con la povera Nanà che mi teneva l’ascensore e le porte aperte e si sorbiva tutti le mie imprecazioni in cinese, mentre maledicevo il momento in cui avevo accettato l’aiuto di TonioCartonio che tanto alla fine faccio sempre una fatica della miseria lo stesso!

A mezzogiorno, mentre stavo scolando la pasta, mi suona alla porta.
“Non entro, non voglio disturbare… ma mi son detto che dovevo tirare le orecchie a quella donna là… Giù nel locale pattumiera c’è un paciugo!! Ha fatto il lago (quattro gocce di pioggia…) ora mi sporco tutto il furgone con i sacchi bagnati…”

E’ solo perchè le uova che avevo in mano mi servivano per il pranzo.

Ci sono delle persone che, pur essendo generosissime e gentili nel fondo dell’animo, nell’aiutare il prossimo devono far pesare i loro servigi in maniera inverosimile. Ne ho uno anche in famiglia.
Ma se fai un favore, lo fai punto e basta.
Non rompi i coglioni all’intera umanità!!!

E poi si chiedono perchè preferisco far le cose da sola?
Per preservarmi l’ulcera.

“Mamma… Quando fai la torta per TonioCartonio, ricordati di mettere una tripla razione di burro, margarina e olio di palma idrogenato. Se non ce l’hai in casa te lo vado a comprare io!”

Tired??

  • maggio 2, 2012 at 18:49

Oggi è stata una giornata “fiesta”, di quelle che corri, corri e non ci vedi più dalla fame.
Infatti ho pranzato con un pezzo di focaccia in piedi, mentre facevo la fila in Provincia per consegnare una modulistica compilata prontamente on line… che però va stampata e fatta protocollare andando di persona in un’unica sede in tutta Milano: in Italia c’è la banca ‘differente’ e la burocrazia intelligente!

Poi nel pomeriggio ho aggiunto un fuori programma.
Arrivo a casa, mi viene la geniale idea con vera e propria lampadina disegnata sulla testa, mi cambio, afferro guanti, scala, sacchi della spazzatura, sega elettrica e mi accingo a tagliare le siepi nel giardinetto all’ombra.
Non so il perchè, non me lo chiedete.

Mannaggia a me e a chi mi ha inventato…

TonioCartonio, dal suo balcone, si godeva l’impari lotta di donzella Wonder aggrappata alla scala e le robuste siepi dure a morire.
“Dai, ti faccio solo una tosatina, fai la brava…” come sempre io parlo da sola e con chi non ha la facoltà (mentale o fisica…) di rispondere.
Forse pensando ad un delirio sociopatico dovuto alla sfibrante esperienza, TonioCartonio manda avanti la moglie per offrire i suoi servigi di tagliasiepi.
“Mi manca solo quel pezzo e ho finito…”

“Ma Tonio è più esperto, ti può aiutare.”

“Sì… ma ho finito ormai.”

“Vengo giù a fare l’altro giardino!”

“No, grazie! Oggi non ce la posso fare! Lo farò una mattina, così ho l’ombra…”

“Ma faccio in fretta!”

“Grazie mille ma devo ancora tirare su tutti quanti i rami e poi devo uscire…”

“Allora facciamo domattina!”

“Domani non posso…”

“Venerdì mattina! Così non ti affatichi, io sono più abituato.”

“Occhei… anche se prevedo già un bel mal di braccia e polsi per domani.”

“Dai, adesso ti manca solo di tirar su i rami e le foglie, quello non è faticoso.”

Ma se è proprio l’ora e mezza a raccogliere che mi spezza la schiena??
Sorrido e già mi pento di aver accettato.

Quella volta che Tonio Cartonio mi aveva visto alle prese con la tapparella rotta aveva insistito per venire a sistemarmela lui… Così poi ho dovuto chiamare il fabbro per sistemare il lavoro di Tonio Cartonio.

Quella volta che aveva visto un mio amico fissarmi delle mensole in box aveva voluto controllare di persona la validità del lavoro (precario, ma gratuito) del ragazzo e aveva deciso che, non essendo stabile, andavano aggiunte delle catenelle di sostegno… Così ogni volta che tiro giù o metto su una valigia o uno scatolone impreco in cinese perchè mi si incastrano mentre io penzolo aggrappata alla portiera dell’auto.

Però son dei vicini adorabili e sopportano quotidianamente le nostre urlate e, sapendo quanto ci tengono ad essermi utili, li farò contenti pregando che mi sistemi solo le siepi e nulla più.

Dopo due ore e mezza di lavoro esco di corsa (strano…) per andare a recuperare un ordine in farmacia prima che chiuda.
Devo avere la faccia affranta e probabilemnte do l’idea di una che si sta addormentando sulla toppa della porta nel chiuedere a chiave, perchè incrocio un ragazzo straniero che conosco che mi guarda ed esclama:
“Tired??!”

Mi volto, cerco di mettere a fuoco, e dalla bocca mi esce:
“I’m dead… I really think… I don’t need a man. I need a gardner!”

Perbacco!
Ho scoperto una cosa nuova…
I miei pensieri sanno le lingue!!

Che squadra scegli??

  • maggio 1, 2012 at 20:59

Le bimbe fanno colazione, con calma, molta calma, decisamente la solita calma, mentre chiacchierano, parlano e si perdono nei loro pensieri.
Nel frattempo come sempre le incito duecento volte a finire prima dell’arrivo della seconda glaciazione.

Faccio in tempo a lavarmi, vestirmi, truccarmi, lavare i piatti che le bimbe si devono ancora lavare gli ultimi denti tra una chiacchiera e l’altra.
Come ogni mattina, ad intervalli regolari di tre minuti e venti secondi, vado a sollecitarle con i soliti “Lavatevi…” “Infilate gli spazzolini in bocca se no non ci riuscite…” La faccia l’avete lavata?” “Gli sciacqui nasali li avete fatti??” “Smettetela di parlare che non riuscite a fare due cose insieme…” “I denti sono quelli che avete in bocca…” “Sento l’acqua che va da un’ora, quante facce avete lavate nel frattempo? Duecento??” “Se non la finite di litigare litigherete con me…” “Fate i turni a sputare o vi sputate addosso…” “Vestitevi…” “Vestitevi…” “Vestitevi…” “Che ne dite di vestirvi??” “Se non vi vestite in cinque minuti io esco e voi mi seguite in pigiama…” “Sto per uscire…” “Sono lì, i vestiti, dove te li ho indicati un’ora fa, mezz’ora fa e un quarto d’ora fa…” “Non mi chiedere dove sono i vestiti puliti o ti uso come spazzola da scarpe!” “Vestitevi…” Vestitevi…” Vestitevi…”

Rifaccio i letti, tiro su i panni, tiro a lucido l’argenteria che loro sono ancora in pigiama, con i vestiti in mano, a discutere, litigare, chiacchierare, giocare, pianificare…

Tra un urlo di Tarzan e un altro richiamo della giungla, passando da una stanza all’altra, ascolto i loro discorsi.

Ci sono i tipici discorsi fraterni:
“E tizia ha detto così…”
“Ma tu se fossi in Caio chi ti piacerebbe??”
“IO FACCIAMO CHE MI CHIAMAVO SALA, ANZI GIULIA E ELO LA VOSCCC-TLA MAMMA… ‘CCHEI??”

Per passare alle tipiche risse fraterne:
“Mi hai toccato!”
“No! Sei tu che mi hai toccato per prima!”
“Non è vero! Io ho solo sfiorato il tuo pantalone!”
“NON E’ VELO! GUADDA CHE IO SCCC-TO DALLA SUA PALTE!”
“Ma tu sei sempre dalla sua parte non è giusto!”
“Ma se ieri era sempre dalla tua! AHIA! Nanà mi ha picchiatoooo!!”
“Canterina mi ha spinto!!!”
“Babet mi ha preso in giro!!!”

Ma a volte escono discorsi di cui ignoro le origini.
Come quando parlano di calcio tentando di parteggiare per qualche squadra.
Mi stupisce perchè, nonostante i miei trascorsi di preadolescente-milanista incallita che conosceva a memoria tutta la formazione (Ruud Gullit, Marco Van Basten e Pietro Paolo Virdis compresi) io detesto il calcio, in casa nostra non se ne parla, nè si guardano le partite e giro canale quando alla fine del telegiornale danno i risultati delle serie sportive.
Presumo che ascoltino i loro compagni inneggiare per questa, piuttosto che per quella squadra, quindi sentirle così accanite mi fa sorridere.

Stamattina è scappato qualcosa in più di un sorriso (qualche grassa risata) quando ho sentito:
“E tu Nanà che squadra tieni??”

“Sì, dai, tieni Milan, Juve, Inter… Che squadra scegli??”

“MMMMHH… SCEGGO… INTELNET!!

Nanà in progressss

  • aprile 26, 2012 at 21:12

Dopo un lungo periodo sprovvista di ESSE (“MAMMA MI FA MALE LA TETTTTA! LA TETTA CON LA ETTE!”) Nanà passò alla fase dell’enfasi zoppa (“MAMMA MI FA MALE LA TE-SSSSSS-TA, QUETTA QUI… LA TETTA… CON LA E-SSSS-E! HAI CAPITO??!”)

Poi deve averci riflettuto intensamente.
Non era contenta di non riuscire a pronunciarla con scioltezza.
Non era soddisfatta di doverci mettere troppo impegno e concentrazione per scovarla ed emetterla in un tripudio linguistico danzante.
Rendendosi conto che la ESSE di per sè era troppo difficile da pronunciare  ha trovato una sua personale soluzione… un po’ meridionaleggiante: la ESSCCE SCivolosa ma SSCicuramente SSCCtravolgente!

“QUESSCC-TA E’ MIA E QUESSSCC-TA E’ TUA!”
“HO PICCHIATO LA TESSCC-TA!”
“PESSCC-CO UNA CARTA!”

“Pesscc-ca pesscc-ca pure, tanto sscc-to per vincere io!”

Non ce la faccio a stare seria, è più forte di me, specialmente nel vedere l’impegno che ci mette, orgogliosa della trovata.

Così stasera… volevo dire sscc-tasera, quando nel metterla a letto mi ha detto:
“MAMMA! QUESSC-TO FOGLIO DI BABET, QUELLO CON LA SSCC-CRITTA E LE SSCC-TRISCE IO L’HO GUARDATO E ERA SSCC-TACCATO… MA NON SONO SSCC-TATA IO!” … ero piegata in due!

“MA MAMMA… PERCHE’ SSCC-TAI RIDENDO??”

“Sscc-cusa amore, non sscc-to ridendo, ma sscc-to proprio sscc-coppiando! Hai ragione… non rido più. Basscc-ta!”