Venerdì mattina, puntuale come un orologio svizzero del canton ticino, TonioCartonio è arrivato con scala (la sua è più pratica), rastrello (io l’ho dato via, ma è più pratico), scopa (la sua è più pratica) e voglia di tosar le siepi (la sua è più pratica…).
Ha biascicato parole e frasi a due decibel sotto zero per tutta mattina.
Dopo aver pronunciato quaranta “Eeeehh???!!!”, ad un certo punto ho optato per sussurrare ogni tanto qualche “Certo…” diplomatico o non rispondere affatto.
Tanto parlava da solo comunque.
Mi son sentita dire più volte che la mia cesoia non tagliava niente ed andava molata.
“Domani andrò a comprare una mola… a pedale!”
Che il suo rastrello era uno strumento necessario, geniale e risolutivo di cui non potevo fare a meno.
“Cura anche la cataratta?? … allora se è così fondamentale verrò a chiederglielo anche la prossima volta…”
Che la mia sega elettrica era pesante -ma va?!?!?!- perchè aveva il motorino.
Che i lati andavano tagliati dal basso verso l’alto.
Che i sacchi non andavano riempiti troppo altrimenti diventavano pesanti.
Al decimo “Non li riempia troppo, mi raccomando, se no poi pesano, eh?!” lo avrei mandato gentilmente dove dicevo io.
Al decimo “Eh… ‘sta cesoia non va proprio, la mia è più comoda… dovrebbe fargli delle prolunghe così fa meno fatica. E poi va molata, non taglia niente!” ho ringraziato il cielo di non avere in mano io la sega elettrica!
Al decimo “Non stia lì a raccoglierle tutte con le mani, lì sotto le lasci pure le foglie… Ecco, vede, faccio io che faccio prima… le tiro via tutte… perchè le cose vanno fatte bene se no non le faccio, io lavoro così!” ero tentata di correre ad ordinare un paralizzatore elettrico su e-bay e farmelo inviare urgentemente con corriere espresso in 24 minuti.
Nel frattempo abbiamo scoperto, dalla signora delle pulizie condominiali, che il pannello delle valvole dell’acqua calda perdeva acqua a catinelle, così ho dovuto anche assisterlo mentre scassinava la serratura del pannello con il mio cacciavite e la mia chiave a pappagallo (anche se immagino che le sue sarebbero state più pratiche) per poi sentirmi dire che andava chiamato urgentemente l’amministratore.
Ovviamente il tubo che perdeva era il mio………….
“Grazie di tutto TonioCartonio. E’ stato così gentile che le farò una torta!”
In realtà è mia madre che si è offerta di fargliela, io gli avrei comprato un portarastrelli nuovo e una museruola in ottone.
“Non stia lì a farla apposta per me… Me la faccia quando la fa anche per le bambine.”
Io, basita, ho anche la forza di rispondergli:
“No, non si preoccupi, non sto lì a farla apposta, visto che non faccio mai torte nemmeno per le bambine! La delegherò a mia mamma che è molto più brava di me a cucinare dolci.”
“L’importante è che non sia piena di burro e grassi!”
Rimango senza parole. O almeno parole pronunciabili da una signora.
Nel frattempo avevo notato che nel giardino di Bart, il mio vicino, stavano lavorando dei giardinieri.
Così con la mia faccia di palta e il pelo che non ho sullo stomaco, vado a disturbare il capo facendomi strada tra un arbusto e l’altro, e riesco a strappargli il favore di caricarsi due dei miei sacchi pieni di foglie da portare in discarica a fine giornata!
Me ne rimangono solo sette…
TonioCartonio si offre a prenderseli in carico il giorno dopo per portarli in discarica la domenica, forse, se per caso capita, ma non è detto che succeda, potrebbe come non potrebbe, se me li metto in box il sabato pomeriggio.
“Nel mio box non ci stanno.”
“Sposta le bici.”
“E dove le metto?? Non sposto le bici. Non ci stanno, ma non importa, troverò un’altra soluzione, grazie.”
“Ma no, glielo faccio con piacere, forse, se per caso capita, ma non è detto che succeda, potrebbe come non potrebbe, se sabato pomeriggio mi aiuta a protarli giù nel furgone…”
“Sabato pomeriggio ho la festa di mio nipote.”
“Quando torna?”
“Tardi, ma non importa, troverò un’altra soluzione, grazie.”
“Beh, quando torna mi chiami e vediamo se non è tardi, sempre che io poi domenica vada, forse, perchè non è detto, se per caso capita, potrebbe come non potrebbe…”
“Se posso è domattina, anche perchè domani piove e nel pomeriggio i sacchi saranno tutti bagnati!”
“Beh, li possiamo lasciare allora nel locale pattumiera, poi nel pomeriggio quando arrivo li carico io, forse, se per caso capita, ma non è detto…”
Sabato mattina, mentre seguivo le bimbe nei compiti di scuola, inizia a piovere a dirotto, così lo chiamo al telefono per avvisarlo che avrei messo i sacchi nel locale pattumiera se lui per caso, forse, potrebbe come non potrebbe, fosse andato in discarica la domenica e mi sento dire:
“Vabbè, facciamo anche questa…”
Ho valutato se per me fosse più comodo mandarlo a cagare o liberarmi le verande dai sacchi. Ho taciuto e ho trasportato a braccia da sola tutti quanti i sacchi su e giù, con la povera Nanà che mi teneva l’ascensore e le porte aperte e si sorbiva tutti le mie imprecazioni in cinese, mentre maledicevo il momento in cui avevo accettato l’aiuto di TonioCartonio che tanto alla fine faccio sempre una fatica della miseria lo stesso!
A mezzogiorno, mentre stavo scolando la pasta, mi suona alla porta.
“Non entro, non voglio disturbare… ma mi son detto che dovevo tirare le orecchie a quella donna là… Giù nel locale pattumiera c’è un paciugo!! Ha fatto il lago (quattro gocce di pioggia…) ora mi sporco tutto il furgone con i sacchi bagnati…”
E’ solo perchè le uova che avevo in mano mi servivano per il pranzo.
Ci sono delle persone che, pur essendo generosissime e gentili nel fondo dell’animo, nell’aiutare il prossimo devono far pesare i loro servigi in maniera inverosimile. Ne ho uno anche in famiglia.
Ma se fai un favore, lo fai punto e basta.
Non rompi i coglioni all’intera umanità!!!
E poi si chiedono perchè preferisco far le cose da sola?
Per preservarmi l’ulcera.
“Mamma… Quando fai la torta per TonioCartonio, ricordati di mettere una tripla razione di burro, margarina e olio di palma idrogenato. Se non ce l’hai in casa te lo vado a comprare io!”